Dicembre 21st, 2012 Riccardo Fucile
TROPPO ALTO IL RISCHIO DI ARRIVARE SECONDO O TERZO TRA GLI SCHIERAMENTI IN LISTA
Anche Mario Monti ci può ripensare. 
Dopo averci rimuginato per mesi, ieri il Presidente del Consiglio pare sia arrivato ad una conclusione diversa da quella che lui stesso aveva lasciato intendere nei giorni scorsi ai promotori del Centro, Casini e Montezemolo.
Monti – ecco la novità – non intende candidarsi per palazzo Chigi per conto del Terzo polo e neanche fare un esplicito endorsement per questo schieramento.
Quasi certamente dopodomani, nella conferenza stampa di fine anno, il premier produrrà una sorta di Memorandum Monti sulle cose fatte e quelle da fare, su queste da palazzo Chigi interloquirà nei prossimi mesi ma senza schierarsi esplicitamente con alcun polo, anche se via via finirà per convergere col polo centrale e moderato.
Troppo alto, per Monti, il rischio di arrivare secondo o terzo, tra gli schieramenti in lista e dunque alla fine non sarà della partita.
Salvo sorprese dell’ultima ora, sempre possibili con un uomo apparentemente di ghiaccio, ma che in questa vicenda ha dimostrato di essere emotivamente sensibile.
Fabio Martini
(da “La Stampa”)
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Dicembre 21st, 2012 Riccardo Fucile
“VENGO ANCH’IO. NO, TU NO”: LOTTA TRA CHI E’ PIU’ MONTIANO DEGLI ALTRI, TRA CHI E’ “NUOVO” E CHI HA UN PASSATO DA FAR DIMENTICARE
Vengo anch’io. No, tu no. Perchè non sei abbastanza montiano, o di centro, o di
società civile, o nuovo, o giovane, o pulito.
Le preparazione delle liste esalta il carosello dei veti, la fiera dei respingimenti, il torneo delle incompatibilità . Vengo anch’io. No, tu no. Ma lui sì. Perchè, sottinteso, non è come te un vecchio attrezzo del berlusconismo, o un rimasuglio della Dc, un mestierante ex craxiano, un girovago, anzi uno sfasciapartito, e se è per questo anche uno sfascia-famiglie, uno che si porta dietro i parenti, gli scandali, le procure e così fa perdere un mucchio di voti a Professore.
Essere e sentirsi dei moderati può anche andare bene, ma quando si devono scegliere alleanze e candidature tale generica collocazione produce ambiguità anche un po’ tristi e insieme ridicole nella loro ipocrita magniloquenza.
L’altro giorno, per dire, sembrava che le sorti di Gianfranco Fini, fin qui sopravvissuto a ogni tempesta, fossero affidate all’impuntatura del presidente delle Acli, di nome Olivero, il quale sosteneva che l’ex fondatore di An apparteneva a «un’altra cultura».
Quale, esattamente, se post-fascista o neo-laicista o dispersa fra le peripezie immobiliari in costa Azzurra, è già più difficile dire.
Ma tutto poi si deve essere sistemato. A scanso di equivoci, il presidente della Camera ha emesso una nota in cui rendeva noto che la sua assenza dalla prima riunione del centro montiano era dovuta a «ragioni di opportunità istituzionale», ma dopo aveva parlato con tutti.
E anche ieri. Tutti in realtà da quelle parti parlano con tutti, anche se spesso di colpo smettono e con la stessa subitanea frequenza ricominciano a dialogare secondo misteriosi codici, gli stessi che tre mesi orsono hanno portato Montezemolo a designare un «fritto misto» un raduno di Casini; il quale con soave perfidia ha reagito inoltrando una foto del treno Italo, emblema di un conflitto d’interessi tanto evidente quanto modulabile .
Una lista, due liste, tre liste per Monti. Magari quattro.
Vengo anch’io, promette adesso anche Mastella; e si rivolta contro chi l’ha bollato come «l’uomo nero », l’ex sindaco di Ceppaloni, ma senza rendersi conto che nel definire il presidente del governo tecnico «il nuovo Berlusconi » non fa esattamente un piacere a Monti, nè personale nè elettorale.
Ma il bello di questi passaggi sta nell’assurdità che necessariamente li attraversa.
Così i montiani della prima ora disdegnano i montiani della seconda e questi si rifanno con i montiani della terza e tardiva ondata; e così come i montiani docg spregiano i montiani doc senza nemmeno prendere in considerazione i montiani da tavola, questi ultimi fanno i difficili con gli aspiranti montiani, o pseudo-montiani — e se il gioco pare frenetico e la rappresentazione forzata è bene sapere che il capogruppo udc alla Camera Galletti ha ieri dato vita a un gruppo che si chiama «RiMontiamo», là dove il prefisso reiterativo aggiunge una disponibilità enigmatica, ma allusiva. «Rimontiani», per dire, potrebbero dirsi diversi a-montiani o addirittura anti-montiani, insomma quei profughi del berlusconismo allo stremo che nell’ultimo scorcio della legislatura, da buoni moderati, hanno scoperto il populismo e l’antieuropeismo del Cavaliere.
E per una volta si vorrebbe anche evitare l’uso delle solite espressioni, «voltagabbana », «banderuole», «camaleonti», «riciclati», ma se i seguaci tecnici del professore sono un po’ gelosi di Riccardi, e Montezemolo non vuole più tanto bene a Casini, e i cattolici ce l’hanno con Fini, beh, quest’ultimo avrà pure qualche ragione a opporsi all’ingresso di Frattini.
Il quale Frattini sarà pure il più presentabile dei transfughi, ma dopo tutto alla Farnesina aveva anche grande dimestichezza con quel gentiluomo di Lavitola che al presidente della Camera andava preparando certi bocconcini in giro per il mondo.
E insomma, più in generale, si fa un po’ fatica ad accettare come moderati, o centristi, o apprendisti montisti quegli stessi esponenti del Pdl — il ministro Frattini, l’euro-ciellino Mauro e il professor Quagliariello — che nella primavera del 2009 volentieri parteciparono come docenti ai corsi per le «veline» che Papi Berlusconi, il presidentissimo, voleva nominare a Strasburgo.
E quando, due anni dopo il «ciarpame », e Noemi, e D’Addario, e le ninfe di Villa Certosa, il Cavaliere si ritrovò impelagato nell’impiccio di Ruby, beh, di nuovo Mauro e Quagliariello, ma per l’occasione anche altri possibili alleati come Formigoni, Sacconi, Mantovano e Roccella ebbero l’ideona di richiamare nientemeno che l’Imitatio Christicome modello di vita invitando a sospendere il giudizio sul loro signore «perchè noi all’immagine abietta del presidente Berlusconi, così com’è dipinta da tanti giornali, non crediamo.
Noi conosciamo un altro Berlusconi». E proprio adesso che finalmente s’è fidanzato, lo vogliono mollare! La notte in cui cadde il suo governo, per strada, alla folla giubilante Formigoni il Celeste fece le corna e Sacconi il convertito espose il dito medio.
Ora guardano al centro, o cercano un posto, o chissà quale moderata illusione gli ha preso la mente.
Filippo Ceccarelli
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 21st, 2012 Riccardo Fucile
NELL’AGENDA UN PACCHETTO DI “RIFORME EPOCALI”
Mentre i suoi uomini, la sua segreteria, il suo ufficio di gabinetto, i suoi collaboratori,
partecipano in modo attivo alla formazione delle liste, o della lista, richiamando il principio che il Professore ha chiesto di osservare (massimo riserbo e meno politici possibili, un via libera di massima sui nomi decretato da lui stesso, quasi un’ultima parola), mentre succede tutto questo, con interlocutori come Casini, Montezemolo, Cesa, Olivero, Riccardi, lui, il presidente del Consiglio, quando può, quando ha tempo, scrive.
La scrittura del programma, del manifesto, o per usare un lessico gradito a Palazzo Chigi, dell’agenda Monti per un Monti bis, è a buon punto.
È la scrittura di una traccia che diventerà discorso, sabato o domenica, nella conferenza stampa di fine anno.
Sono stati richiesti e sono arrivati anche contributi da parte dei ministeri, con qualche imprevisto: in alcuni casi gli elaborati degli uffici legislativi, tracce tecniche, giudicate di scarso valore, sono stati rispediti al mittente.
Lui, a chi gli ha parlato, descrive così i contenuti di un’agenda che darebbe da sottoscrivere alla lista o alle liste che lo sosterranno come candidato premier: al Paese occorrono «riforme epocali», tanto profonde da considerare minime quelle approvate negli ultimi dodici mesi; occorrono anche riforme costituzionali, perchè ormai la macchina dello Stato ha bisogno di essere messa al passo dei tempi; c’è da riformare un’articolazione delle amministrazioni in cui si decida finalmente «chi fa che cosa»; ci sono da introdurre liberalizzazioni molto più incisive di quelle finora immaginate.
Usando le parole del ministro Riccardi: «Monti sente che l’opera di cambiamento è incompiuta. Parlerà della sua agenda, di quello che considera un programma necessario di riforma della vita del paese, perchè altrimenti dalla crisi non si esce».
Usando una battuta che a Palazzo Chigi si faceva ieri sera: «Il nostro governo ha fatto trivellazioni sino a trenta metri, le necessità del Paese richiedono scavi sino a 300 metri».
In sintesi, per tornare realmente a crescere in modo sostenuto, per restare nella fascia di primo livello dei Paesi sviluppati, Monti avverte che solo con la ricostituzione di forte centro moderato, che abbia la forza di proporre agli italiani un discorso di verità sullo stato delle cose, e sulle necessità di cambiamento, l’Italia possa costruire un futuro solido e prospero.
È un modello, se non alternativo, diverso da quello che propone il Pd, dove «l’azione di governo ancora fa confusione fra i concetti di dialogo e concertazione sociale»: e qui a Palazzo Chigi toccano forse uno dei nodi della scelta di campo che il Professore sarebbe pronto a fare, ovvero l’assenza, a suo giudizio, al momento attuale, di un’adeguata rappresentanza politica in grado di modernizzare il Paese.
Le fasi dell’impegno nuovo del capo del governo, come venivano descritte ieri nel suo staff prevedono due step iniziali: prima la presentazione di un manifesto programmatico, intorno al quale raggruppare partiti, movimenti e personalità politiche che sostengono Mario Monti; successivamente sciogliere il nodo sulle modalità della discesa in campo: lista unica o federazione.
La scelta di una lista unica, almeno secondo alcuni studi condivisi ieri mattina con Casini, potrebbe avere degli effetti virtuosi in termini di consenso, «sino al 10% in più dei voti che riscuoterebbero liste separate».
In questa cornice appare scontato aggiungere che Monti farà campagna elettorale, ovviamente anche in tv, con la partecipazione a talk show politici.
Mentre non c’è traccia dei dubbi, che pure serpeggiano fra alcuni membri del governo, sulla figura di un premier dimissionario che da Palazzo Chigi si ripropone al Paese: sarebbe legittimo? Esporrebbe una carica dello Stato a delle obiezioni fondate? Nè al Quirinale, nè intorno a Monti, al momento, sembra che il tema si proponga come un problema.
Mentre su una riserva che ufficialmente è ancora da sciogliere basta notare che l’incontro con Casini e Montezemolo, ieri mattina, a Palazzo Chigi, è stata in fondo la prima riunione politica di un ex premier tecnico.
Nessuno si è preoccupato di tenerla riservata.
Marco Galluzzo
(da “il Corriere della Sera”)
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Dicembre 20th, 2012 Riccardo Fucile
UN BLOCCO UNICO AL SENATO PER SUPERARE LA SOGLIA ELETTORALE… POI DUE LISTE, UNA “POLITICA” GESTITA DA CASINI E UNA DELLA SOCIETA’ CIVILE ORGANIZZATA DA MONTEZEMOLO… I FINIANI FINIREBBERO NELLA PRIMA, ANCHE SE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA PREFERIREBBE UNA TERZA LISTA DI FLI… POI VANNO COLLOCATI I TRANSFUGHI DAL PDL
Palazzo Chigi, studio del presidente Monti, pochi minuti alle dieci, ieri mattina. Monti
ha fatto una manciata di inviti, gli invitati hanno prontamente risposto. Ecco arrivare il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, con il segretario del partito Lorenzo Cesa, il presidente di Italia Futura, Luca di Montezemolo e il ministro per la cooperazione Andrea Riccardi, in rappresentanza di una larga parte del mondo cattolico.
Sono loro a parlare, uno dietro l’altro.
Chiedono al presidente di impegnarsi direttamente, di sostenere il loro accordo elettorale, di guidarlo, di continuare – attraverso il loro appoggio – l’opera «incompiuta» del governo, approfondirla.
Non domandano soltanto di usare il nome «Monti», cercano di convincere l’ex presidente della università Bocconi a diventare un politico a pieno titolo.
Per esempio, prova a proporre Casini, Monti dovrebbe partecipare alla campagna elettorale.
Monti ascolta per lungo tempo, e su questo, a un certo punto, si dirà disponibile: solo tv, però, niente comizi.
Monti non si sbilancia ancora, ma la convocazione di questo incontro dice già molto.
Si fanno anche le ipotesi sulle liste «per Monti» che, in attesa della decisione finale, devono essere messe in moto. I convitati, nello studio di Palazzo Chigi, delineano un piano, che continua a essere perfezionato, ma ieri suonava come segue.
Lista unica al Senato, perchè la soglia della legge elettorale è alta.
Due liste alla Camera, una più «politica» governata da Casini e una più «civile» orchestrata dagli uomini di Montezemolo e dai movimenti cattolici riuniti in «Verso la terza Repubblica» (Riccardi, Olivero, Bonanni, Dellai). «Siamo pronti ad andare da soli», ha detto Montezemolo.
C’è anche, sul tavolo, l’ipotesi di partito unico alla Camera: farebbe risaltare più plasticamente la leadership di Monti, ma il pensiero corrente è che più partiti portino più voti.
Casini ha una preoccupazione, che la sua lista diventi una sorta di «bad company», quella che contiene i nomi gravati da molte legislature, e teme il confronto con Montezemolo, che punta apertamente sul rinnovamento dell’offerta politica.
Ieri Italia Futura ha dato il via alla raccolta delle disponibilità in tutta Italia a firmare per permettere la presentazione delle liste.
Come sempre, le liste sono un punto di alta tensione.
Esiste una questione che riguarda Fini.
Fini non era alla riunione ristretta nello studio del presidente del Consiglio. Motivi di opportunità , vista la carica di presidente della Camera, visto che si sta adoperando in questi giorni per stringere i tempi sulla legge di stabilità .
Nè ha ritenuto di delegare uno dei finiani a partecipare.
Ma ha visto Casini, dopo, e ha sentito Monti e Montezemolo.
Da Italia Futura affermano che non ci sono preclusioni nei confronti di Fini, ma insistono sul «rinnovamento».
Qualche maggiore resistenza verso l’ex fondatore di An viene dal mondo cattolico.
Comunque, i candidati finiani dovrebbero trovare posto – se le liste saranno due – accanto a quelli di Casini.
Fini, tuttavia, punta ancora su una sua lista da affiancare alle altre due.
Esistono altre manifestazioni d’interesse nei confronti di questo centro sotto l’egida di Monti.
Manifestazioni d’interesse da destra e da sinistra.
Uomini del Pdl che non sono avversi a Berlusconi, ma temono la sua deriva anti-europea e anti-rigore.
L’ex ministro degli Esteri, Frattini ha sentito Monti martedì mattina e il deputato europeo Mario Mauro ha avuto un colloquio con il premier nei giorni precedenti.
Con loro ci sarebbero Quagliariello, Cazzola, Mantovano, Malgieri, Valducci (uno dei fondatori di Forza Italia), l’esponente di Comunione e liberazione, Vignali.
Tutti pronti a creare una terza formazione.
Di certo, non vorrebbero finire in una lista segnata dall’impronta di Casini.
Dal settore «montiano» del Partito democratico sono stati invece avviati contatti con Italia Futura: Ichino, Ranieri, Morando, Ceccanti aspettano con interesse le decisioni ufficiali di Monti.
(da “il Corriere della Sera“)
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Dicembre 20th, 2012 Riccardo Fucile
ROAD MAP PER IL GOVERNO… TRE LISTE PER LA CAMERA, UNA PER IL SENATO
Nonostante i “rischi personali” a cui sa di andare incontro e benchè sia convinto che
sarebbe sicuramente “più comodo” restarsene nel suo studio da senatore a vita, a Palazzo Giustiniani, in attesa di un’offerta allettante da Bersani, in cuor suo Mario Monti ha deciso.
La candidatura come leader del centro e quindi come candidato premier è sicura.
Nel vertice di ieri con i centristi, Riccardi e Montezemolo, nella telefonata successiva con Gianfranco Fini, nelle riunioni che si sono susseguite a palazzo Chigi con i ministri Passera, Grilli, Giarda e Moavero, il premier ha mantenuto ferma questa decisione.
Il suo silenzio non è dunque dovuto a tentennamenti, soltanto al riserbo che ancora il ruolo di premier super partes gli impone.
Ma tra quarantott’ore – approvata la legge di stabilità e date le dimissioni nelle mani del capo dello Stato – la riserva sarà sciolta e l’annuncio sarà pubblico.
Pignolo e attento ai dettagli anche minimi, Monti dunque parlerà , ma non durante la conferenza stampa di fine anno (ancora da decidere se farla sabato sera o, più probabilmente, domenica mattina).
Ai giornalisti che glielo chiederanno non darà risposte. Poi, terminate le domande e dichiarata chiusa la fase istituzionale della conferenza stampa, sarà egli stesso a svelare quanto ha in mente.
Con un appello finale in cui verrà lanciata la candidatura.
Quella dell’impegno diretto «è la strada moralmente migliore», ha spiegato ai suoi sponsor dentro e fuori palazzo Chigi, usando come una clava quell’avverbio che Massimo D’Alema gli aveva scagliato addosso due giorni fa.
L’accusa del presidente del Copasir, quella di «immoralità » se avesse deciso di candidarsi contro il Pd che l’ha fin qui sostenuto, Monti non l’ha ancora digerita e non è tipo da dimenticare facilmente.
Ancora ieri l’hanno sentito ripetere proprio ai leader di Udc e di ItaliaFutura che «non intende farsi dare ordini» da D’Alema.
Questo freddo con l’ex ministro degli Esteri non significa comunque che il premier abbia ora in mente di partire lancia in resta contro il Pd. Tutt’altro.
Gli obiettivi polemici della campagna montiana saranno altri, in primis Renato Brunetta – considerato l’ideologo della nuova fase populista di Berlusconi – e poi Nichi Vendola.
Con Bersani invece il premier coltiva un buon rapporto, ricambiato.
«Con Monti ci capiamo », conferma il segretario del Pd nelle sue conversazioni private. I due si sentono “complementari”.
Sanno bene entrambi che Bersani a palazzo Chigi e Monti al Quirinale sarebbe il ticket perfetto per tranquillizzare i mercati e l’Europa, la Cgil e la sinistra.
Ma al momento il Professore ha altri piani in mente.
La “formula” dell’impegno pubblico sarà quella di una dichiarazione rivolta al futuro. Un appello in cui il premier farà il punto sull’agenda del governo e indicherà gli altri obiettivi da raggiungere.
Un appello rivolto formalmente a tutti, a chi è interessato che quanto fatto finora non vada buttato, e in questo senso — ha spiegato agli alleati metterà se stesso a disposizione del progetto politico.
Certo Monti non ha intenzione di riempire i teatri o fare comizi. Non è nel suo stile e la natura non si può violentare.
Lascerà che siano altri a farlo per lui. «Di Berlusconi ce ne occuperemo noi», gli hanno assicurato battaglieri sia Casini che Montezemolo.
Proprio il leader di Italia Futura, che negli ultimi giorni ha tenuto un profilo basso, è in procinto di lanciare da lunedì un’offensiva in piena regola proprio contro il Cavaliere.
Bruciandosi così tutti i ponti alle spalle. Non è un mistero infatti che, fino all’ultimo, il leader del Pdl abbia cercato di portarlo dalla sua parte offrendogli di tutto.
Anche la candidatura a premier. L’ultimo tentativo c’è stato questa settimana.
A chiamarlo è stato una vecchia conoscenza, Gianni Letta, tentando di convincerlo a non sostenere Monti: «Luca, stai facendo un errore. Quella compagnia… Casini e Fini… ma tu che c’entri? Non è casa tua. Ci dobbiamo vedere».
L’appuntamento non è mai stato fissato, la telefonata di Letta è stata l’ultimo contatto con la cerchia berlusconiana.
Adesso tutti sono in ballo. Certo, anche tra i montiani resta un problema aperto.
Sarà una lista unica a sostenere Monti? Una federazione di partiti?
Tre liste (la terza sarebbe quella degli “esodati” del Pdl)? La riunione di ieri mattina con Casini, Cesa, Galletti, Riccardi, Montezemolo e gli altri non è servita ancora a sciogliere il nodo.
Da qui la preoccupazione generale, soprattutto del leader Udc: «Bisogna fare presto, Berlusconi occupando la tv ha già preso tre punti in una settimana. Io lo conosco bene, non lo dovete sottovalutare ».
La lista unica “per Monti”, sia al Senato (dove di fatto è una scelta obbligata per via dello sbarramento all’otto per cento), sia alla Camera, è la scelta che i “politici” – da Casini a Fini – preferirebbero.
Montezemolo e Riccardi, al contrario, hanno in mente di presentarsi per conto loro. Non per snobismo ma per un calcolo di marketing politico: «La nostra forza, il nostro brand, è la novità . Converrebbe a tutti».
Ma la discussione è ferma a questo punto, anche se prevale quella delle tre liste.
C’è poi la questione del ruolo di Corrado Passera. Montezemolo e Casini frenano.
Il ministro dello Sviluppo, concordano da Italia Futura e Udc, «vuole sempre il posto di capotavola. E pure quando lo ottiene deve comunque allargare i gomiti ».
L’unica decisione presa è invece quella di presentarsi anche alle regionali.
Ci saranno liste Monti sia in Lombardia (con Albertini) che nel Lazio.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Dicembre 20th, 2012 Riccardo Fucile
IL PREMIER VALE 44 SEGGI IN PIU’… MONTEZEMOLO ANCORA INCERTO SE CORRERE, RICCARDI RESTERA’ FUORI, IL MINISTRO CATANIA CON L’UDC
Persino i candidati possono essere interscambiabili, soprattutto i nuovi. Anche se la galassia del Centro sarà spacchettata in quattro liste, l’intenzione è marciare come una lista unica, quella che sarà necessaria al Senato per aspirare al premio di maggioranza in alcune regioni.
La squadra dell’Udc, per esempio. Il partito vuole mantenere il simbolo, le sue radici e una serie di nomi che non sono rottamabili secondo Casini.
Ma sulla base del parterre della festa di Chianciano (settembre scorso) può mettere in campo molti volti nuovi. Volti che sono a cavallo delle varie sigle pronte a usare il nome di Mario Monti.
Nell’appuntamento toscano, a celebrare la festa dell’Udc, c’erano Emma Marcegaglia, Corrado Passera, il ministro dell’Agricoltura Mario Catania, candidati molto probabili ma non si sa in quale delle tre o quattro liste del Centro.
Con loro, in quei giorni, si sono affacciati nella cittadina termale il presidente della Concooperative Luigi Marino, quello della Confartigianato Giorgio Guerrini e il presidente del Coni Gianni Petrucci.
Hanno tutti il curriculum giusto per una candidatura praticamente certa. Petrucci potrebbe puntare al Senato.
Gli altri alla Camera. L’Udc non rinuncia a coinvolgere anche Fermare il declino, la forza creata da Oscar Giannino che ieri ha presentato il suo simbolo.
Il conto dei parlamentari probabili è molto legato all’impegno del premier. “Non ci sono dubbi: il nome di Monti dà molto più valore al raggruppamento di centro”, spiega Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos.
L’istituto di sondaggi ha calcolato più che la percentuale, il margine di differenza in seggi con Monti in pista o con Monti in tribuna: 30 deputati e 14 senatori in più.
Numeri che mettono in serio pericolo la vittoria di Pier Luigi Bersani a Palazzo Madama. “Comunque quello che si muove in questi giorni produce tre effetti sicuri: la riduzione dell’astensionismo, la crescita del Pdl, il calo netto di Grillo”, aggiunge Pagnoncelli.
Tutti i sondaggi collocano l’area di centro tra il 12 e il 15 per cento. Ma la palla è ancora ferma perchè Monti non ha sciolto ufficialmente la riserva. Quando pronuncerà il suo discorso, le previsioni saranno calibrate sulla novità .
La lista montiana per eccellenza sarà quella Verso la terza repubblica, mix di Italia futura e cattolici di Todi.
Sarà in campo Andrea Olivero, che ieri si è dimesso dalla presidenza delle Acli annunciando la sua corsa al Parlamento.
L’intera squadra di Italia futura ha chance per un posto in lista: l'”ideologo” Andrea Romano, l’uomo macchina Carlo Calenda, il professore Michele Ainis, il rettore Stefania Giannini, Irene Tinagli, Alberto Stancanelli. il generale Camporini, il critico Francesco Bonami, il senatore Nicola Rossi. Edoardo Nesi, lo scrittore pratese vincitore dello Strega, sarà un sicuro candidato. Resta qualche incertezza sulla candidatura di Luca di Montezemolo.
Il ministro Andrea Riccardi, motore della “trattativa” con Monti, invece rimarrà fuori. Per ora.
La lista dei fuoriusciti del Pdl scalda i motori. I nomi sicuri sono di peso: Beppe Pisanu, Franco Frattini, Alfredo Mantovano e Mario Mauro, capogruppo all’Europarlamento.
Pisanu può contare da tempo su una pattuglia di fedelissimi che attendono solo un segnale. I montiani pidiellini sono molti.
Lo si è visto nella kermesse di Italia popolare domenica scorsa a Roma. Bisogna capire quanti di loro sono disposti a fare il grande salto.
Ma il discorso pubblico di Monti si avvicina, la presentazione del suo documento programmatico pure: cambieranno gli equilibri della politica.
Il premier non ha dimenticato Gianfranco Fini, dopo il vertice con i leader centristi a Palazzo Chigi.
Lo ha chiamato al telefono appena concluso l’incontro.
Il presidente della Camera sostiene il bis di Monti e prepara, come detto più volte, la sua ricandidatura al Parlamento.
Con lui, Italo Bocchino, Fabio Granata, Carmelo Briguglio, Benedetto Della Vedova, Flavia Perina e altri.
L’intero gruppo di Fli dovrebbe formare un’altra lista nel nome del Professore. Non verrà dimenticato, per usare le parole di Fini, che senza lo strappo di Futuro e libertà , Berlusconi avrebbe concluso la legislatura e Monti non ci sarebbe mai stato.
Goffredo De Marchis
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 20th, 2012 Riccardo Fucile
ALLEANZE SOLO CON CHI ADERISCE… MONTI VORREBBE UNA LISTA UNICA ANCHE ALLA CAMERA MA UDC E MONTEZEMOLO DICONO NO
L’aveva detto: la condizione perchè io da tecnico diventi politico “fatto e finito” è che si
parta dal programma, dal “mio” programma.
Quella che tutti chiamano “agenda Monti”. Chi ci sta, bene. Altrimenti tanti saluti.
E ora, dopo aver incontrato e consultato tutti coloro che si trovano nell’area a lui vicina (Casini, Fini, Montezemolo, Riccardi), il solco è sempre quello.
Un percorso che porterà — appena possibile — prima a un manifesto programmatico intorno al quale raggruppare partiti, movimenti e personalità politiche che sostengono Mario Monti.
Solo dopo si potrà sciogliere il nodo sulle modalità dell’ingresso nella sfida elettorale: lista unica o “federazione” di quattro liste, come già emergeva nelle ore passate.
Questo portolano è quello che guida ancora oggi il capo del governo. Non si sa ancora quando parlerà .
Ma il presidente del Consiglio, spiegano diverse fonti delle agenzie di stampa, “è intenzionato a presentare agli italiani un ‘manifesto’ che di fatto sarà il programma di governo”.
Un annuncio, si spiega, dovrebbe essere fatto durante la conferenza stampa di fine anno, che dovrebbe slittare di uno, massimo due giorni, quindi tra sabato e domenica, quando avrà già rimesso il mandato nelle mani di Napolitano.
Il Professore, giorni fa, ha chiesto ai singoli ministri di preparare delle relazioni in cui ricordare cosa è stato fatto, ma anche cosa resta da fare.
E proprio ciò che per varie ragioni, politiche e di tempo, non è stato possibile realizzare durante l’anno di governo formerà la base del programma elettorale. Insomma, il ragionamento è: conta l’agenda, il programma, il memorandum.
Prima il manifesto: il programma a cui aderire
Il presidente del Consiglio sa che l’Italia è in mezzo al guado, a metà del percorso di risanamento avviato un anno fa.
Non ha voglia di vedere, come già emergeva alcune settimane fa, che il suo anno di lavoro faticoso (per gli italiani) diventi carta straccia.
Nel merito i capitoli del memorandum sarebbero tre: pensioni e lavoro, nessuna marcia indietro; se resteranno “tesoretti” dovranno essere dedicati alla riduzione delle tasse per lavoro e imprese; terzo, impossibile rimuovere tasse come l’Imu, fondamentali per la tenuta dei conti.
E solo chi aderirà “integralmente” al manifesto potrà avere un ruolo nell’operazione “politica” del professore.
Per questo il dialogo con i vertici del Pdl sembra già sepolto (ammesso che ci sia mai stato una possibilità ) e per questo oggi lo stesso Andrea Riccardi ha fatto un po’ di luce dopo questi giorni passati, più per equivoco che per ragioni solide, tra il lusco e il brusco.
Monti vuole una lista unica, i partiti no
Nessuna schiarita, invece, sulle modalità tecniche della materiale partecipazione alla corsa elettorale.
L’argomento, secondo diverse fonti, è stato affrontato nell’incontro che il presidente del Consiglio ha avuto a palazzo Chigi con Montezemolo, Casini, Cesa e Riccardi.
Ma il nodo non sarebbe stato sciolto.
Si ragiona ancora sull’ipotesi di una lista unitaria “pro Monti” anche alla Camera (al Senato la scelta appare ormai obbligata per via della quota molto alta per conquistare seggi: 8%) dove far confluire tutti i soggetti politici interessati.
L’alternativa è una sorta di federazione in cui le singole anime sarebbe unite dall’agenda comune e dal sostegno a Monti a palazzo Chigi.
Al momento appare invece tramontata l’ipotesi di una candidatura diretta dello stesso Professore alla Camera, in considerazione del fatto che Monti è già senatore a vita.
”La lista unica e’ un modo — riferiscono fonti parlamentari — anche per controllare le candidature, ma soprattutto per far sì che i moderati parlino con un’unica voce”. Il che è un forte desiderio dello stesso Monti.
“La ‘mission’ di Monti — spiegano altre fonti — è quella di costituire un vero e proprio ‘partito’, sul modello del Ppe.
Con una lista unica ci sarebbe una formazione maggiormente competitiva e si eviterebbe il rischio di una frantumazione. Inoltre dai sondaggi si evince che prenderemmo più voti presentandoci uniti”.
Ma su alcuni di questi punti, tra i leader dei partiti, restano perplessità . In particolare la formazione di Montezemolo non vorrebbe un unico contenitore per differenziare la propria identità “non politica”.
Berlusconi va alla guerra: “Se Monti entra in politica, è scontro”
E a questo punto le intenzioni sempre più chiare di Monti liberano le mani di Berlusconi, che prosegue l’offensiva su tutti i media immaginabili (oggi era a Pomeriggio Cinque, altro programma condotto dalla D’Urso, domani sarà a Radio Anch’io).
E la strategia sarà più chiara: guadagnare terreno nei sondaggi intestandosi il ruolo di vero leader dei moderati puntando il dito contro chi ha messo il veto ad un’alleanza (cosa che oggi Alfano diligentemente ha già iniziato a fare, infatti). Il nemico ha un nome e cognome: Pier Ferdinando Casini.
E’ contro il leader dell’Udc ed il rifiuto ad un’intesa con il Pdl sotto la guida di Monti che l’ex capo del governo intende schierare le proprie truppe nel corso della campagna elettorale.
Ma non solo.
L’eventualità che Monti davvero salga sul ring porta Berlusconi a un’ulteriore accelerazione: stigmatizzare questa scelta anche con Giorgio Napolitano nel momento in cui saranno avviate le consultazioni: “Se Monti si candida — è il ragionamento — non può restare a Palazzo Chigi un minuto di più. Nemmeno per l’adempimento degli affari correnti perchè il suo smette di essere ‘super partes’”.
Quello che a via dell’Umiltà fanno notare infatti è che sarebbe un’eccezione visto che Monti non è espressione di una forza politica presente in Parlamento.
Il rischio che una discesa in campo del Professore possa togliere dei voti al Pdl sembra non preoccupare il Cavaliere che però si “attrezza” per la controffensiva, a partire dalle alleanze.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 19th, 2012 Riccardo Fucile
IL PREMIER VEDE ANCHE CESA, MONTEZEMOLO E RICCARDI
«Monti ha già deciso. Il suo futuro è per il bene del Paese, ma aspetta a comunicare i suoi
intendimenti la fine della legislatura e lo scioglimento delle Camere».
Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini sintetizza così l’incontro appena tenuto a palazzo Chigi con il premier Mario Monti.
E con una battuta : «Estote Parati», il leader Udc risponde all’invito del capo dello Stato ad accelerare l’approvazione delle leggi di Stabilità e sull’Ilva in vista del voto. Con lui da Monti, c’erano anche il fondatore di Italia Futura, Luca Cordero di Montezemolo, il ministro Andrea Riccardi e il segretario centrista, Lorenzo Cesa.
Anche Schifani sembra far intuire che il Premier ha intenzione di proseguire «Penso che qualcosa nel nome di Monti ci sarà – dice il presidente del Senato – Non posso sapere, perchè questo lo deciderà il Professore, se lui scenderà in campo proprio facendosi indicare, ai sensi dell’attuale legge elettorale, come leader della coalizione o meno».
IL FUTURO DEL PREMIER
Al centro della riunione tenutasi tra Monti, Casini e gli altri centristi, il futuro dell’area di centro e, naturalmente, il ruolo dell’attuale premier in questa prospettiva.
«Tanti non vogliono che non scenda in campo Monti – ha detto Casini -. Soprattutto chi è già in campo. Mi metto nei loro panni. Ma c’è una grande fetta di italiani che, nonostante i grandi sacrifici affrontati, sanno che Monti è l’unica scelta di serietà per l’Italia, mentre dall’altra parte ci sono le buffonate del passate e le incognite di una sinistra legata a forze estremiste».
Intanto il presidente del Consiglio ha deciso di rinviare la tradizionale conferenza stampa di fine anno inizialmente prevista per il 21 dicembre.
Una decisione che potrebbe essere legata alla mancata approvazione della legge di stabilità , legata ai tentennamenti del Pdl.
FEDERAZIONE
Sul tavolo resta dunque il ruolo del Professore.
A questo lavorano i promotori dell’iniziativa «Rimontiamo l’Italia», prevista per giovedì.
Un progetto «aperto» alla partecipazione di esponenti che partecipano al percorso di «Verso la Terza Repubblica» (la formazione ispirata da Montezemolo).
Che ha anche aperto una raccolta di firme via web per formare le liste del movimento. Ad aprire i lavori del convegno aranno il capogruppo di Fli alla Camera, Benedetto della Vedova, quello dell’Udc Gianluca Galletti e Linda Lanzillotta, deputata ex Api, ora al gruppo misto.
Presenti Casini e Fini che , però, non interverranno.
(da “il Corriere della Sera“)
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Dicembre 19th, 2012 Riccardo Fucile
LISTE FEDERATE MA SEPARATE ALLA CAMERA, LISTONE UNICO AL SENATO PER SUPERARE LO SBARRAMENTO
L’attesa è durata a lungo, ma alla fine il dado è tratto: la lista di Verso la Terza Repubblica, con nome e simbolo ancora da decidere, sarà annunciata probabilmente già oggi pomeriggio con una conferenza stampa.
Gli ultimi dubbi sulla tempistica riguardano solo le difficoltà , per logistica e impegni, a riunire i cinque leader principali dell’agglomerato della società civile. Ma, se anche dovesse slittare, la volontà è quella di uscire allo scoperto in fretta, offrendo quindi tutto il supporto politico ed elettorale a Mario Monti, nel caso e nei modi in cui deciderà di scendere in campo.
Luca Cordero di Montezemolo è ancora a Maranello ma sta tessendo i fili per riuscire a dare l’annuncio della discesa in campo del suo movimento, Italia Futura, insieme ad Andrea Riccardi, Andrea Olivero, Lorenzo Dellai e Raffaele Bonanni.
La mossa, in un quadro ancora tutto in evoluzione, prevede la nascita di una delle liste di quella che potrebbe essere la coalizione «Per Monti premier».
Parallelamente, alla Camera si dovrebbe presentare una lista dell’Udc.
Si parla anche (senza conferme) di una lista civica ispirata dallo stesso premier, nella quale potrebbero trovare ospitalità anche alcuni degli attuali ministri.
Più remota l’ipotesi che si formi una lista di fuoriusciti dal Pdl.
Altro scenario al Senato, dove Pier Ferdinando Casini ha annunciato che ci sarà un listone unico, che potrebbe chiamarsi «Italia per Monti».
Un modo per evitare il rischio di non superare le soglie di sbarramento in tutte le Regioni.
Anche se si pone il problema di alcuni politici di lungo corso, poco graditi alla società civile: è il caso di Gianfranco Fini, contestato da Olivero.
Domani al Centro congressi Roma Eventi si terrà «Rimontiamo l’Italia 2013 – Il lavoro continua», l’iniziativa promossa da Benedetto Della Vedova (Fli), Gian Luca Galletti (Udc) e Linda Lanzillotta (ex Api).
Una chiamata a raccolta di quanti «non vogliono archiviare Monti e l’agenda Monti come una parentesi».
Ieri invece è stato Ernesto Auci – presidente di Indipendenti per l’Italia, gruppo che ha aderito a Verso la Terza Repubblica – a convocare un gruppo di centristi montiani.
Tra loro l’ex presidente di Confindustria Luigi Abete.
Che non apprezza l’idea di Silvio Berlusconi di eliminare l’Imu: «Toglierlo sarebbe un errore dal punto di vista economico, ma sarebbe discutibile anche dal punto di visto morale».
Abete chiede che «si parli anche delle parole tabù: «Io sono favorevole a una patrimoniale a bassa intensità . E anche l’Iva non può essere una parola tabù».
Ed è ottimista: «Sia che si formi un governo centrista presieduto da Monti, sia che ci sia un governo di centrosinistra con Bersani premier, ci sarà continuità sul risanamento dell’economia». Andrea Romano (Italia Futura) non è d’accordo: «Non sono così sicuro che si possa stare tranquilli.
Da una parte c’è il populismo di Berlusconi, ma dall’altra la sinistra ha riscoperto alcuni idoli del passato, dallo Stato alle tasse. Per questo occorre dare un fondamento elettorale e politico
Alessandro Trocino
(da “il Corriere della Sera“)
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