Aprile 17th, 2011 Riccardo Fucile
BERLUSCONI, ESPERTO IN MATERIA, PARLA DI “PATOLOGIE” NEL PARTITO E IPOTIZZA ANCHE UN CONGRESSO ANTICIPATO… REGOLAMENTO DI CONTI TRA EX AN ED EX FORZISTI
Silvio Berlusconi le chiama «patologie». 
Nel suo intervento fiume all’Eur non ne ha solo per magistrati e sinistra, ma anche per il partito.
Un segnale forte a ministri, colonnelli e fazioni tutte interne al Pdl ormai in guerra.
Basta, dice il premier: «Dobbiamo togliere tutti gli elementi negativi», afferma di fronte ai nuovi adepti di Michela Vittoria Brambilla.
Per continuare a vincere, aggiunge, «abbiamo bisogno di nuove forze e di entusiasmo».
Insomma, il Cavaliere per stoppare le lotte (nemmeno più) sotterranee ancora una volta si appella a quello spirito del ’94 che fu di Forza Italia e che da tempo lamenta essersi perduto nel Pdl.
Non a caso aggiunge che «chi si occupa delle cose di Roma è lontano da quello che accade in periferia, ma un partito vero deve radicarsi sul territorio». Dunque basta arroccarsi al potere: «Vogliamo spalancare la porta a chi vuole impegnarsi per migliorare il Paese».
Il nuovo è la creatura affidata alla Brambilla, a metà tra Tea Party e sindacato, con mille sedi in tutta Italia: “Il Pdl al servizio dei cittadini”. Entusiasmo contro potere.
«Chi entra in un partito con entusiasmo con il tempo, appena acquisisce un po’ di potere locale, guarda con sospetto gli altri».
È questo che sta accadendo anche nel Pdl.
Hanno lasciato il segno le cene degli ultimi giorni tra ministri e le guerre tra ex azzurri ed ex An (fazioni a loro volta non omogenee).
E la tregua fino alle amministrative sancita all’hotel Valadier non deve avere rassicurato più di tanto il premier.
Il fedelissimo Osvaldo Napoli conferma «la tendenza a costituirsi in oligarchia».
Il pensiero di Berlusconi è interpretato anche dalla fidata Santanchè, «è il momento di lavorare tutti insieme per le elezioni». Poi però aggiunge: «Squadra che vince non si cambia».
È qui che un fedelissimo del premier spiega che se il centrodestra vincerà la tornata elettorale il premier si intesterà il trionfo.
Se dovesse andare male a Milano e Napoli, invece, «scaricherà tutto sul partito, accelerando il suo cambiamento con il coordinatore unico e l’azzeramento delle quote tra azzurri e An».
E la tentazione che il Cavaliere ha esternato privati è proprio quella di «anticipare il congresso» che aveva genericamente promesso entro il 2012. Un passo deciso verso il repulisti interno.
Chi il Pdl lo vuole cambiare davvero è invece Beppe Pisanu.
Attaccato dal centrodestra per aver proposto con Veltroni «un governo di decantazione», il presidente dell’Antimafia risponde così alla domanda di uno studente.
«Cosa ci faccio nel Pdl? Cerco di cambiarlo, finchè ci rimarrò».
Il senatore ricorda Socrate che accetta la condanna a morte perchè «giusta o sbagliata, quella era la legge».
Poi un richiamo alle norme ad personam ancora più chiaro: «La legge deve essere uguale per tutti e la sua violazione da parte di un rappresentante dello Stato è molto più grave in quanto ciò che viene consentito al semplice cittadino può non esserlo per lui».
Non a caso aggiunge che «moralità pubblica e privata coincidono».
Vedi Arcore, Rubygate e bunga bunga.
Insomma, per Pisanu «senza limiti all’esercizio del potere non vi è democrazia ma assolutismo e arbitrio».
Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica“)
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Aprile 16th, 2011 Riccardo Fucile
L’EMENDAMENTO DELLA MAGGIORANZA ERA STATO SCARTATO ALLA CAMERA MA ORA RIEMERGE AL SENATO: “VA SOSPESO PER IL CONFLITTO CAMERA-PM”… ARRIVA CONTAPALLE GASPARRI: “E’ LA PRASSI”, INVECE LA PRASSI E’ TUTTO L’OPPOSTO
L’estate della giustizia, che si preannuncia caldissima, guadagna un’altra norma per tentare di mettere in sicurezza Berlusconi.
Questa volta puntando al “bersaglio grosso”, il processo Ruby.
Vogliono bloccarlo con un articolo semplice: se c’è un conflitto d’attribuzioni, il processo deve fermarsi per forza.
Volevano giocarsela subito alla Camera e infilarla nella prescrizione breve per gli incensurati.
Era già scritta giovedì 17 marzo, quando il relatore Maurizio Paniz, nuovo astro nascente delle leggine “salva Silvio”, e il capogruppo in commissione Giustizia Enrico Costa, presentano gli emendamenti al processo breve. Tardarono, quel pomeriggio, ad arrivare.
Ci furono riunioni su riunioni. Telefonate frenetiche.
Adesso se ne capisce il motivo.
Oltre alla prescrizione scontata, nel pacchetto doveva esserci anche un altro articolo, poche righe, per stabilire una nuova regola.
Questa: il giudice è obbligato a sospendere il processo se sul suo tavolo arriva un conflitto di attribuzioni.
Leggi: il tribunale di Milano “deve” fermare il dibattimento Ruby nel momento in cui la Camera si rivolge alla Consulta.
Un intervento sull’articolo 37 della legge 87 del ’53, quella che disciplina la vita della Consulta. Il gioco è fatto. Il Rubygate si congela per mesi e mesi.
A stoppare Paniz e Costa sono state due questioni.
Una tecnica e una politica.
La prima: la (quasi) certezza che la coppia Fini-Bongiorno avrebbe bloccato l’emendamento come inammissibile per estraneità alla materia.
La seconda, dirimente:il timore che la mossa avrebbe finito per bloccare il conflitto stesso, che in quel momento doveva essere ancora votato (lo sarà solo il 5 aprile).
I berlusconiani hanno rinunciato a giocarsi la carta della blocca-Ruby? Niente affatto.
Lo scopre il Sole-24 ore, che trova traccia dell’emendamento, questa volta pronto per rispuntare al Senato.
Il conflitto di attribuzione ormai è sulla via di arrivare alla Corte, l’avvocato Roberto Nania, incaricato dalla Camera, ne sta scrivendo il testo; il processo Ruby è in calendario per il 31 maggio; la prescrizione breve ha già superato la prima prova; ora si può sfidare l’opposizione con un’altra norma.
Per certo non andrà nel ddl sulla prescrizione.
Quello resterà identico alla versione della Camera. Chiuso a qualsiasi miglioria anche se fosse suggerita (ma non lo sarà ) dal Quirinale.
Avanti fino al sì. E in caso di stop del Colle è “certo” un nuovo voto.
La norma blocca-Ruby vogliono piazzarla nel “processo lungo”.
Già votato in commissione Giustizia, pronto per l’aula di palazzo Madama. Anche lì hanno ripescato l’armamentario caro ai giuristi del Cavaliere.
Una norma per allargare le maglie delle difese, non “potare” le liste dei testi e le prove a discarico.
Un’altra per tenere fuori le sentenze passate in giudicato e far perdere tempo ricercando le stesse prove.
Se ne farà carico Franco Mugnai che già ha “sporcato” il ddl Lussana sul divieto di accedere al rito abbreviato per i reati da ergastolo.
Di quello originario della Camera sono rimaste due righe, il resto è solo il “processo lungo”.
Lì finirà anche, con una modifica per l’aula, la norma blocca-Ruby, configurata in modo tranchant: il giudice ferma “subito” in processo non appena arriva il conflitto, senza attendere neppure la pronuncia di ammissibilità della Consulta.
Le menti giuridiche di Berlusconi la giustificano come un tributo al principio della parità tra le parti: se il processo si ferma quando è il giudice a rivolgersi alla Consulta, del pari ciò deve accadere se il Parlamento interviene per l’imputato.
Teoria che fa acqua, perchè il giudice per legge è il dominus del processo.
Gasparri e Quagliariello, i capi del Pdl al Senato, si schermiscono sulla blocca-Ruby.
Dice il primo: “Mi auguro che non ci sia bisogno di un emendamento: è prassi che un processo si sospenda se c’è un conflitto di attribuzione”.
Non è affatto così. I processi vanno sempre avanti.
Mastella, Matteoli, anche Abu Omar.
L’opposizione è incredula.
Antonio Di Pietro parla di ipotesi “vergognosa”. Massimo Donadi e Luigi Li Gotti sono inviperiti.
Il primo: “Stiamo per passare dalla Repubblica parlamentare alla satrapia”. Il secondo: “È possibile che una banda di cialtroni possa cambiare le norme che infastidiscono il sultano?”.
La Pd Donatella Ferranti: “L’arroganza dei berlusconiani non ha limiti”.
Il finiano Nino Lo Presti: “È una vergogna nazionale, così svelano il vero scopo del conflitto di attribuzioni”.
Proprio così. Ci hanno girato intorno.
Hanno raccontato che era una mossa di civiltà contro lo strapotere dei giudici. Ma l’obiettivo era un’altra “salva Silvio”.
Liana Milella
(da “La Repubblica“)
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Aprile 16th, 2011 Riccardo Fucile
IL TESTO DELLA PROPOSTA BIPARTISAN DI PISANU E VELTRONI PUBBLICATA SUL “CORRIERE DELLA SERA”…”PRENDIAMO ESEMPIO DAI PADRI COSTITUENTI”
Caro Direttore,
l’Italia ha bisogno di una nuova stagione politica e istituzionale.
La immensa partecipazione dei cittadini alle celebrazioni del 17 marzo, con tanta forza volute dal presidente Napolitano, ha testimoniato, ancora una volta, delle grandi virtù civili del nostro Paese.
E delle straordinarie risorse che sono racchiuse nel nostro patrimonio di storia, cultura, capacità imprenditoriali e di lavoro, spirito creativo e solidarietà : c’è un’Italia possibile la cui affermazione e crescita, al di là delle differenze, dovrebbero essere l’obiettivo di ogni parte politica.
La nazione al primo posto: non è in fondo proprio questo il messaggio che viene dai momenti migliori della storia unitaria?
Così fu nel Risorgimento, nella Prima guerra mondiale e poi nella Resistenza e nell’Assemblea Costituente; così è stato negli anni duri del terrorismo, delle stragi e delle minacce alla democrazia.
Uniti pur nella diversità delle idee e delle posizioni politiche.
Uniti sulle regole del gioco, sul rispetto degli avversari, sulla difesa di tutte le forme, ossigeno puro, di pluralismo dei poteri e dei saperi.
Distinti sulle culture di riferimento, sui programmi per governare la società aperta, sulle politiche di sviluppo.
Così è negli altri Paesi occidentali. Così non è nel nostro.
Scriviamo queste parole, uomini di diverse convinzioni politiche, solo perchè mossi dalla comune, angosciata constatazione di un rapido e generale declino del nostro Paese.
Non si può restare inerti e silenziosi quando si vede il Parlamento ridursi a teatro di manifestazioni indegne; l’equilibrio dei poteri democratici vacillare quotidianamente; lo spirito pubblico spegnersi nella corruzione dilagante e perfino nel disconoscimento dell’unità nazionale e dell’Unione europea.
E tutto questo mentre la società italiana è sottoposta a tensioni molteplici che richiederebbero ben altre risposte per promuovere la crescita economica e l’equità sociale.
Altro che scontri e risse.
Le forze politiche hanno il dovere di mobilitare le energie migliori al servizio del bene comune, specialmente in momenti eccezionali come questo: la guerra alle porte di casa e l’instabilità che si diffonde in tutta l’area mediterranea; la crisi finanziaria di importanti economie europee che può contagiare anche la nostra; l’ampliarsi dello storico divario Nord-Sud e dell’iniqua disuguaglianza giovani-adulti; l’apprensione che cresce nel mondo del lavoro, nelle famiglie e nelle imprese; il degrado ambientale che mette a repentaglio campagne e centri urbani; la drammatica evoluzione dei flussi migratori che esige risposte razionali di respiro europeo, non disprezzo e demagogia.
Continuando così l’Italia si sfascia sotto i colpi dei personalismi, delle radicalizzazioni estreme e dei conservatorismi rassicuranti ma ciechi.
Troppo a lungo si è governato il nostro Paese «contro» qualcuno e qualcosa. E se questo era storicamente comprensibile negli anni della guerra fredda, oggi appare grottesco.
Bisogna dunque creare le condizioni politiche e istituzionali perchè si torni al confronto positivo sui veri problemi degli italiani.
I problemi non sono ideologie, sono fatti, solo fatti sui quali deve svilupparsi la competizione democratica: vince chi indica la soluzione migliore. In questo modo i singoli partiti troveranno motivazioni più giuste e comprensibili per confermare o rivedere le loro alleanze e, in definitiva, per ricostruire su basi più solide il sistema politico italiano, dando vita finalmente ad una democrazia matura dell’alternanza.
Non vogliamo dunque tornare a formule pur meritorie del passato, ma aprire una nuova fase della vita repubblicana e spalancare ai giovani le porte della politica.
La nostra stella polare è la Costituzione.
Perchè essa è l’espressione più alta dell’unità degli italiani, l’incarnazione meglio riuscita del mito democratico, come diceva Pietro Scoppola, in forme storicamente definite e proprio per questo perfettibili.
Ma se i padri costituenti l’hanno scritta tutti insieme, anche noi, figli e nipoti, dobbiamo tutti insieme adeguarla ai tempi che vengono, mantenendo intatta la sua forza unitiva.
Solo con questo spirito possiamo uscire dalla stretta soffocante del bipolarismo immaturo e litigioso, per costruirne uno più avanzato di tipo europeo.
Altrimenti le elezioni anticipate diventano il solo, estremo rimedio.
Tuttavia noi paventiamo il rischio, in ragione del clima politico e della legge elettorale, che esse si risolvano in uno scontro frontale dagli esiti imprevedibili e tra schieramenti costruiti più sulla contrapposizione che sulla proposta. Pensiamo invece che sia necessario un periodo di decantazione, di rasserenamento del Paese, di operosa sintonia con le attese degli italiani.
Perciò un nuovo governo, che nascesse da un ampio ed esauriente confronto parlamentare, potrebbe porre mano alle emergenze in corso, riformare la legge elettorale e consentire poi ai cittadini di scegliere tra proposte alternative di governo, proposte non «contro» qualcuno ma «per» l’Italia.
Dopo venti anni di bassa crescita e paralizzanti contrasti, è giunto il tempo di voltare pagina e segnare una netta discontinuità con la fase attuale. Dobbiamo far nascere un nuovo clima di dialogo fra visioni e indirizzi programmatici differenti. Uniti sui valori fondanti e sulle regole del gioco, divisi sul resto.
Così funzionano le grandi democrazie.
Così l’Italia ha superato i suoi momenti più aspri ed è diventata la nazione che insieme abbiamo celebrato, con l’orgoglio di essere figli di una storia e di una identità uniche al mondo.
Giuseppe Pisanu e Walter Veltroni
senatore PdL e deputato Pd
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Aprile 16th, 2011 Riccardo Fucile
E’ INQUISITO A PALERMO PER CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA E IL GIP HA ORDINATO L’ACQUISIZIONE DI NUOVE CARTE…IN UN’ALTRA INDAGINE IN CORSO, SAVERIO ROMANO E’ INVECE INDAGATO PER CORRUZIONE AGGRAVATA
La richiesta di archiviazione della Procura per il ministro Saverio Romano,
indagato di concorso esterno in associazione mafiosa, non convince il gip Giuliano Castiglia.
Ieri mattina, il giudice avrebbe dovuto decidere, dopo aver sentito avvocati e pubblici ministeri.
Invece, non ha aperto neanche la discussione, e ha chiesto al pm Nino Di Matteo di inviargli nuove carte: sono quelle dell’indagine su mafia e politica che ha portato in carcere l’ex governatore Totò Cuffaro.
Era il 2000 quando il Ros piazzò una cimice nel salotto del boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro: fra i più assidui frequentatori c’era uno dei delfini di Cuffaro, l’ex assessore Mimmo Miceli, anche lui oggi condannato.
In un’intercettazione, Miceli si dava da fare per organizzare un incontro fra Guttadauro e Romano.
Ma l’incontro, poi, non sarebbe avvenuto.
In Procura si fa notare che gli atti dell’inchiesta Guttadauro su Romano erano già stati inviati.
Il gip vuole invece vedere tutto il fascicolo su mafia e politica.
Ha già fissato udienza per il 9 giugno.
Intanto, la Procura sta preparando un’altra richiesta per Romano: riguarda l’indagine che lo vede indagato per corruzione aggravata.
I pm chiederanno alla Camera l’utilizzazione di alcune intercettazioni, risalenti al 2004, in cui l’allora deputato Romano parlava con l’avvocato Gianni Lapis, prestanome dei Ciancimino nel business della metanizzazione.
Fra gli argomenti trattati, anche la preparazione del testo della legge 350, che ha previsto per le aziende del gas un abbattimento dell’Iva.
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Aprile 15th, 2011 Riccardo Fucile
SE AVEVA LA TESSERA DELLA P2 N° 2232 NON E’ CERTO COLPA DI ROSY BINDI CHE SI E’ LIMITATA A RICORDARE UN FATTO DI CRONACA…LA MAGGIORANZA CHIEDE LE DIMISSIONI DELLA BINDI? DA GENTAGLIA ABITUATA A URLARE “HANDICAPPATA DI MERDA” A UNA DEPUTATA DISABILE COSA VOGLIAMO ASPETTARCI
Messa inverosimilmente sotto processo dal centrodestra sul cosiddetto “caso
Cicchitto”, ieri la pasionaria del Pd non si è cosparsa il capo di cenere, e ha contrattaccato esercitandosi sul filo dell’ironia: “Ho semplicemente detto la verità . Se qualcuno mi avesse apostrofata gridando ‘Azione Cattolica-Azione Cattolica!’ Io non mi sarei offesa. Effettivamente ne ho fatto parte, proprio come Cicchitto è stato membro della P2. Se qualcuno ha dei dubbi in proposito basta che controlli Wikipedia!”.
Gioca con il paradosso, ovviamente, la deputata del Pd.
Che invece, per aver gridato contro il capogruppo del Pdl dandogli del “Piduista”, da due giorni è sottoposta a un fuoco di fila senza precedenti.
Una mossa di cui si intuiscono, fin troppo bene, la strategia e la vera finalità : usare la Bindi per colpire Fini, mettere in mora la vicepresidente, per sottintendere che a Montecitorio il leader di Futuro e libertà garantisce esclusivamente una parte.
Solo in un paese come il nostro e in una commedia politica ormai virata di follia, può accadere — come è successo ieri — un cortocircuito di questo tipo.
Sul banco degli imputati del malcostume istituzionale, in questi tempi di impunità ostentata, finisce una deputata che (volendo essere tecnici) si è limitata al diritto di cronaca.
Se non altro perchè questa volta, la vicepresidente della Camera è stata messa sotto processo ufficialmente dagli uomini del centrodestra (il gruppo del Pdl chiede sanzioni formali al presidente Fini) per aver apostrofato Fabrizio Cicchitto con un epiteto riferito a un tratto notorio della biografia politica, per una debolezza che (lo sanno anche i sassi) gli costò dieci anni di carriera, e un sonoro ceffone dal decano della sua corrente, Riccardo Lombardi.
All’epoca Cicchitto spiegò: “Mi sono affiliato per un atto di debolezza”.
Adesso, se volesse essere coerente con quell’atto di contrizione, dovrebbe come minimo tacere.
In qualsiasi paese che non sia l’Italia, nessuno capirebbe dove si trovi lo scandalo, e magari qualcuno si occuperebbe dell’infamia proferita nell’emiciclo solo pochi giorni fa, quando una deputata del Pd in sedia a rotelle per una malattia degenerativa, Ileana Argentin, è stata insultata (come sanno tutti dai banchi dei noti deputati oxfordiani della Lega) al grido di “Handicappata di merda!”.
La Bindi, invece, ha ribadito, anche ieri: “Mi sono limitata a gridare la verità : una verità che peraltro è stata accertata da una commissione di inchiesta”.
Eppure, come se nulla fosse, i tanti “dottor Sottile”, gli eterni doppiopesisti del centrodestra, si sono messi a spaccare il capello in quattro.
Gli stessi che hanno sancito con un solenne (e autolesionista) voto parlamentare che Berlusconi era convinto di chiamare in questura per salvare “la nipote di Mubarak”, gli stessi che hanno da poco applaudito la nomina di un ministro inquisito, e gli stessi che hanno rifiutato la richiesta di arresto nei confronti di un collega indagato per rapporti con la Camorra, ora spaccano in quattro il cavillo della procedura, e ci spiegano che la Bindi ha commesso una gravissima irregolarità , perchè ha risposto alle critiche di un parlamentare di centrodestra parlando da uno degli scranni della presidenza.
Fingono di non sapere che la numero due del Pd aveva chiesto di essere sostituita per potersi difendere “per fatto personale” dal suo posto.
E c’è da essere certi che se per caso la Bindi non avesse parlato per spiegarsi, l’avrebbero accusata di alterigia.
Ovviamente il coro degli accusatori è poco credibile: si tratta degli stessi deputati che hanno fatto finta di non sentire Berlusconi quando spiegava di “aver pagato Ruby perchè smettesse di fare la prostituta”.
Gli stessi che preferiscono contestare chi apostrofa Cicchitto per il suo passato, piuttosto che chiedere conto, a Cicchitto, del suo passato.
Visto che a Palazzo Chigi i piduisti sono di casa, sarebbe il caso chiarire una volta per tutte se per i deputati pidiellini l’epiteto costituisce una ingiuria o una onorificenza.
Nel secondo caso chiederemmo allo stesso Cicchitto quale di queste locuzioni preferisca quando si parla della sua persona.
Storico-biografica: “Trotsko-piduista”.
Confidenziale: “Caro piduista”.
Ufficiale: “onorevole piduista”.
Laudativa: “Beneamato piduista”.
O persino, visto che nel 1994 Cicchitto era candidato contro l’ex fratello P2 1816, “Piduista-progressista”.
da blog di Luca Telese
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Aprile 14th, 2011 Riccardo Fucile
LA STORIA DI 15 ANNI DI TENTATIVI (RIUSCITI) DEL PREMIER PER EVITARE DI ESSERE PROCESSATO COME ACCADE AI COMUNI CITTADINI
A furia di cercare gli “altri” processi che svaniranno nel nulla grazie a prescrizione breve, si perde di vista il principale motivo di incostituzionalità dell’ennesima porcheria approvata ieri a tappe forzate: la legge è fatta apposta per abolire il processo Mills a carico del mandante della legge medesima, imputato per aver corrotto un testimone che è già stato giudicato colpevole dalla Cassazione di essersi fatto corrompere da lui per testimoniare il falso e salvarlo in due processi.
Ricapitolando.
Dal 1994 Berlusconi è indagato e dal 1996 imputato perchè quattro sue società , fra cui Telepiù, hanno corrotto la Guardia di Finanza per ammorbidire le verifiche fiscali.
Se i finanzieri avessero fatto il loro dovere, avrebbero scoperto che B. era il proprietario occulto di Telepiù in barba alla legge Mammì e dunque la Fininvest avrebbe perso ipso facto le concessioni a trasmettere con Rete 4, Canale 5 e Italia 1. Cioè sarebbe fallita.
Sapendosi colpevole e rischiando i denti, B. compra il testimone chiave Mills perchè al processo Guardia di Finanza non dica tutto quel che sa sulle società off-shore del gruppo create da lui e usate per schermare la reale proprietà di Telepiù.
Nel 1998 Mills, come racconterà lui stesso al suo commercialista in una lettera del 2004, fa la sua testimonianza reticente.
Così B., per le mazzette alle Fiamme Gialle, viene assolto in Cassazione per insufficienza di prove: prove che sarebbero state sufficienti a condannarlo se Mills avesse detto tutta la verità .
Nel novembre 1999 l’avvocato riceve 600 mila dollari in Svizzera da un manager Fininvest, Carlo Bernasconi: il prezzo della sua falsa testimonianza pro domo Silvii.
Ma nel 2004 la sua lettera al commercialista viene scoperta dal fisco inglese e trasmessa alla Procura di Milano. Che, nel 2005, fa rinviare a giudizio lui e B. per corruzione giudiziaria.
Essendo i fatti del ’99 e prescrivendosi la corruzione giudiziaria in 15 anni, per giudicare corrotto e corruttore c’è tempo fino al 2014.
Quanto basta per arrivare a sentenza definitiva.
Infatti, nel giro di qualche settimana, B. fa approvare in tutta fretta dal Parlamento una versione emendata della legge Cirielli, talmente ignobile che la disconosce persino Cirielli.
La legge ex Cirielli taglia la prescrizione per gli incensurati: per corruzione giudiziaria il reato si estingue non più dopo 15 anni da quando è stato commesso, ma dopo 10.
Dunque, per fare i tre gradi di giudizio, c’è tempo solo fino al novembre 2009. In Tribunale inizia la corsa contro il tempo.
B. si tira subito fuori con due leggi incostituzionali, che sospendono i suoi processi prima che la Consulta le fulmini: lodo Alfano e legittimo impedimento.
Intanto si procede separatamente contro Mills, condannato in primo e secondo grado a 5 anni.
Purtroppo la sentenza di Cassazione su Mills arriva solo nel febbraio 2010: per due mesi, il reato è prescritto, anche se la colpevolezza è confermata, tant’è che l’avvocato è condannato a risarcire la Presidenza del Consiglio (dove siede il suo corruttore) con 250 mila euro.
Ma ciò vale solo per Mills: per B., tornato sotto processo, la prescrizione slitta di 2 anni e 3 mesi per recuperare il tempo perduto a causa delle leggi incostituzionali.
C’è tempo fino al febbraio 2012 per giungere alla sentenza di primo grado e forse anche di appello (l’ultima di merito).
Cioè di accertare se l’Italia è governata da un criminale o da un perseguitato. Essendo più probabile la prima che la seconda, ecco un’altra legge che taglia la prescrizione: non più 10 anni, ma 9 anni e 4 mesi.
Così il processo muore a maggio, per evitare anche la sentenza di primo grado.
La partita, quando iniziò, durava 15 anni.
Poi il capitano di una squadra, temendo di perdere, si travestì da arbitro e decise che sarebbe durata solo 45 minuti.
Ma temeva ancora di perdere, così ieri ha dato il fischio finale alla mezz’ora. Oggi andrà in tv, si ritravestirà da calciatore e dirà che ha vinto il migliore, cioè lui.
Che aspetta l’arbitro, quello vero, a espellerlo?
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 14th, 2011 Riccardo Fucile
APPROVATA LA PRESCRIZIONE BREVE, VESTITINO FATTO SU MISURA, COME QUELLO A STRAPPO DELLA MINETTI PER LA LAP DANCE… CONDONATO MILLS, NIENTE GIUSTIZIA PER LE STRAGI, URLA DI PIDUISTA A CICCHITTO E DI “MUNNEZZA” A SCILIPOTI
Alle otto e venti di sera l’ultima immagine sono i cartelli alzati dai deputati
dipietristi.
Indicano i processi ammazzati dalla legge ad personam voluta dal Caimano. Su uno giallo c’è scritto: “Strage di Viareggio, nessuna giustizia”.
Il processo breve, anzi la prescrizione breve come precisa il democrato Fassino, già guardasigilli, è stato appena approvata.
Alla votazione nominale numero 138 della maratona di due giorni imposta dal centrodestra.
In aula i presenti sono 610. Votano a favore 314, contro 296. Fine.
Dopo qualche minuto il Cavaliere tronfio e trionfante annuncia: “Adesso, avanti come i treni”.
Un film tragico che ha nei titoli di coda l’intervento grottesco e un po’ stantio di Fabrizio Cicchitto.
Il capogruppo del Pdl, già socialista, fa la dichiarazione di voto e ritira fuori la solita solfa dei due pesi e delle due misure di Tangentopoli, dei pm che hanno salvato il Pci (cita Di Pietro, Occhetto e la famosa storia del miliardo portato da Gardini a Botteghe Oscure ma non si sa a chi).
Imita pure, sfondando il muro del ridicolo, il Moro democristiano che nel pieno dello scandalo Lockheed gridò: “Non ci faremo processare nelle piazze”.
Nè nelle “aule giudiziarie”, aggiunge Cicchitto qualora non si fosse ancora capito.
A quel punto dai banchi del Pd parte un coro perentorio.
Al falco berlusconiano viene ricordata la sua provenienza piduista, tessera numero 2232: “Pi-due, Pi-due, Pi-due”.
Cicchitto reagisce sbattendo in faccia all’intera opposizione l’esito di uno scrutinio segreto su un emendamento dell’Italia dei valori, di tre ore prima: “Alcuni voti vostri sono venuti a noi”.
È accaduto alla votazione numero 91 delle 17 e 15.
La maggioranza che da due ore oscilla tra 307 e 310 s’impenna d’improvviso: 316 recitano i due tabelloni luminosi.
Sono sei franchi tiratori che mandano segnali rassicuranti al premier, che due settimane fa circa parlò di nuovi sette arrivi.
I sospetti si addensano tutti verso i banchi di centro tendenti a destra di Futuro e Libertà , il partito del presidente della Camera, dove il gruppetto delle colombe di Urso e Ronchi è da tempo in sofferenza e cerca il pretesto per la rottura definitiva.
Ma forse qualche mal di pancia a rischio c’è anche nel Pd.
La tappa finale della prescrizione breve, dopo la “notturna” di lunedì, comincia alle 9 e 40.
Il processo verbale offre una lunga sequenza di epiteti e aggettivi che l’opposizione adopera per il Caimano: “criminale”, “delinquente” , “eversivo e dannoso”.
Viene evocata “la suburra triviale” delle sue residenze private.
Qualcuno motteggia: “Berlusconi non è fortunato in amore ma con la giustizia sì”.
Il premier è il Grande Assente che incombe su Montecitorio.
La sua sedia ai banchi del governo rimarrà quasi sempre vuota (occupata simbolicamente da Tremonti per un’ora), a conferma del “conflitto d’interessi” generato dalla prescrizione breve (parole di un La Malfa di nuovo all’opposizione applaudito finanche da Di Pietro).
Il mattatore della mattinata è l’ormai famoso Domenico Scilipoti detto Mimmo, l’ex Idv passato con i Responsabili filoberlusconiani .
Scilipoti sgambetta avanti e indietro per l’aula, poi accelera per votare.
Ma l’imprevisto è in agguato. Il suo congegno elettronico non funziona. Rosy Bindi è la presidente di turno. Segnala col microfono i deputati in difficoltà , che non riescono a esprimere il voto.
Nomina “Scilipoti” tre volte e partono gli sfottò.
Poi un coro a due dei dipietristi Barbato e Borghesi. Un grido alto e nitido: “Munnezza”.
Spazzatura in dialetto napoletano. Il finiano Menia infierisce: “Signor presidente, Scilipoti è la terza volta che non riesce a votare. Suggerisco di trasferire lui e la Siliquini (ex di Fli ricompensata con una poltrona nel cda delle Poste, ndr) direttamente ai banchi del governo. Così otterranno un pagamento anticipato”.
Alle tredici e trenta la seduta viene sospesa per la farsesca pausa pranzo che consente ai ministri impegnati nel voto di fare una riunione di governo.
Si riprende alle tre del pomeriggio.
Ancora un grido di Barbato e Borghesi a Scilipoti: “Munnezza”.
Il centro-destra procede blindato una votazione dopo l’altra e boccia tutti gli emendamenti, compresi quelli per salvare i processi dell’Aquila e di Viareggio.
Alle sette di sera comincia il giro finale delle dichiarazioni di voto.
Antonio Di Pietro conia la figura del “delinquente del terzo tipo”: “Ai tempi di Tangentopoli o facevi il latitante ad Hammamet oppure venivi da me e confessavi. Adesso invece prevale la logica del ‘me ne vado in Parlamento e mi faccio la legge’”.
Casini e Fassino prevedono che la legge non reggerà all’esame della Corte Costituzionale.
Per la Lega parla la Lussana, moglie di un futuro sottosegretario centrista, il calabrese Galati.
Poi Cicchitto, che ammette il vero intento della legge contro la “persecuzione ad personam” del Caimano.
Il centro-destra fischia anche i morti, quando la finiana Chiara Moroni, figlia del socialista Sergio, suicidatosi nel ’92, invita a non strumentalizzare le vicende di Tangentopoli.
Si vota e i deputati del Pd alzano le copie della Costituzione.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 13th, 2011 Riccardo Fucile
“PENSATE AI MORTI DI VIAREGGIO E DELL’AQUILA” INVOCANO I PARENTI DELLE VITTIME…MA IL GOVERNO PENSA SOLO A GARANTIRE L’IMPUNITA’ A BERLUSCONI… PROTESTE ANCHE PER I CRAC PARMALAT E CIRIO E LE VIOLENZE SULLE DONNE E SUI MINORI
Le famiglie delle vittime delle stragi – quelle che non vogliono la prescrizione
breve per avere giustizia – in queste ore sono in piazza..
Manifestazione e presidio contro “l’amnistia mascherata” del processo breve. Di fronte a Montecitorio e al Pantheon, a poche centinaia di metri dalla Camera, mentre in aula gli onorevoli di Pdl, Lega e Responsabili forzeranno la mano per far finalmente approvare la norma che insieme a due dei quattro processi a carico del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, spazzerà altri quindicimila procedimenti.
Una mobilitazione anticipata ieri dal mail bombing, con i computer dei deputati di maggioranza bombardati dalle e-mail nella speranza di convincerne qualcuno a non dare il suo voto al provvedimento.
Missive dal testo eloquente: «Onorevole, si spera che non ambisca a futura memoria per non aver contribuito a rendere giustizia agli studenti sepolti sotto le macerie della casa dello studente de L’Aquila, ai cittadini bruciati alla stazione di Viareggio, ai morti per l’amianto, ai morti sul lavoro e a tutte le vittime di violenza i cui reati subiti verranno prescritti grazie al processo breve».
In allegato la lista dei processi che salteranno insieme a quelli del premier. Appuntamento alle tre del pomeriggio, davanti alla Camera, dove proprio in quelle ore infurierà lo scontro tra maggioranza e opposizione sulla prescrizione breve.
L’iniziativa – spiega Gianfranco Mascia del Popolo viola – è stata preceduta da un presidio che dura ormai da 10 giorni e che continuerà , nel caso di approvazione della prescrizione breve, nei prossimi giorni davanti al Senato». Alle sei del pomeriggio i viola si sposteranno al Pantheon «per dare voce alle testimonianze di tutte le vittime o i parenti delle vittime dei processi i cui reati verranno prescritti».
Non solo le stragi, ma anche i crac Parmalat e Cirio, le vittime di violenza sessuale o sui minori.
Tutto per garantire l’immunità al premier.
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Aprile 13th, 2011 Riccardo Fucile
DALLA MARGHERITA AI LIBERALDEMOCRATICI, DAL PDL AL GRUPPO MISTO, DAL TERZO POLO AL PDL: UNA GIRANDOLA CONTINUA… IERI ERA ASSENTE E IL PDL ERA GIA’ NEL PANICO: IL GOVERNO APPESO A UN FILO DEVE SODDISFARE OGNI RICHIESTA, ALTRIMENTI CADE
Dopo aver cambiato quattro schieramenti negli ultimi cinque anni, ieri la
neo-berlusconiana Daniela Melchiorre non ha partecipato alla prima votazione sulla prescrizione breve mandando in fibrillazione la maggioranza e alimentando nuovi sospetti sulla compravendita.
“Era assente perchè non ancora soddisfatta dalle garanzie ricevute” mormoravano nel lato destro dell’emiciclo di Montecitorio.
La scorsa settimana i suoi Libdem (Liberaldemocratici) hanno abbandonato il Terzo Polo al quale avevano aderito appena a novembre e la Melchiorre, accompagnata dal collega Italo Tanoni, è salita dal premier a palazzo Grazioli, accompagnata dal coordinatore Pdl Denis Verdini, una sorta di padre di spirituale per tutti i parlamentari in continua crisi di coscienza.
Ha 40 anni, Daniela Melchiorre.
Laureata in legge a Bari. Magistrato militare, prima a Verona e poi a Torino. “La parlamentare più sexy” per i camionisti italiani.
Nasce nella Margherita, della quale è presidente a Milano, poi il primo cambio di casacca: va con Lamberto Dini, nei Liberal Democratici.
Nel 2006 viene nominata come tecnico sottosegretario alla giustizia nel governo Prodi.
Naufragato il centrosinistra decide che è meglio allearsi con il Pdl. La prima giravolta.
Viene eletta con il centrodestra alle politiche del 2008.
Passano appena tre mesi ed ecco la seconda giravolta: trasloca dal Pdl al gruppo misto, dove crea una micro-frazione.
Perchè uscite dal centrodestra?, le chiedono. “Siamo preoccupati per una linea che in più di un caso ha trascurato i valori liberaldemocratici”.
Si piazzano in una specie di limbo parlamentare, nè maggioranza, nè opposizione: il partito delle mani libere.
A fine luglio del 2010, dopo la cacciata dei finiani dal Pdl, si scatena la campagna acquisti.
La Melchiorre incontra il premier il 28 luglio.
La finiana Flavia Perina denuncia che la Melchiorre è un “obiettivo di mercato” del presidente Berlusconi: per lei sarebbe pronto un posto di sottosegretario.
Una trattativa difficilissima. Il 29 settembre si vota la fiducia.
Che fanno i Libdem? “Stiamo riflettendo” dice Tanoni, “siamo su una linea politica di astensione”.
La riserva sarà sciolta solo dopo il discorso del premier in aula.
Il discorso di Berlusconi “è a metà tra il libro dei sogni e il programma elettorale” dice la Melchiorre.
La trattativa è fallita. Lei vota no alla fiducia al governo. E’ il passaggio formale all’opposizione. La terza giravolta.
A novembre ha un incontro con Fini e la direzione dei Libdem sancisce il passaggio al Terzo Polo.
Fino all’ultimo circolano voci di un loro ritorno in extremis in maggioranza. Voci calunniose! A dicembre la Melchiorre vota la sfiducia a Berlusconi.
Dai banchi di Pdl e Lega piovono insulti e fischi: “Vergognati!” “Vergognati!”
E’ una donna inquieta, l’onorevole Melchiorre.
A febbraio i giornali sono di nuovo pieni di rumours circa un ritorno di fiamma verso il centrodestra.
Lei, il 17 febbraio, smentisce fieramente: “Non siamo interessati ai corteggiamenti”.
E attacca la prescrizione breve come legge ad personam: “Non è il caso di danneggiare una moltitudine di persone, magari vittime o parti civili, per risolvere i problemi di Berlusconi”.
Ma il virus dell’inquietudine le rode dentro.
Ai primi di aprile Melchiorre e Tanoni lasciano il Terzo Polo (“il progetto non è decollato”) e tornano nelle braccia di Berlusconi.
La quarta giravolta. I due prima vedono il premier, poi votano a favore del conflitto di attribuzione per Ruby. E le belle parole di un mese prima? Dimenticate!
In questo preciso momento, mentre scriviamo, la Melchiorre è sicuramente della maggioranza, solo che ieri non si è fatta trovare in aula.
E’ in vista una quinta giravolta?
(da “Ritagli“)
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