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LE PALLE DI BERLUSCONI E MARONI: “DA LUNEDI’ DUE VOLI AL GIORNO PORTERANNO VIA GLI IMMIGRATI”: SI’, MA NON A TUNISI, BENSI’ NEI CIE IN ITALIA

Aprile 12th, 2011 Riccardo Fucile

SONO APPENA TRENTA I TUNISINI RIPORTATI IN PATRIA E LA NOTIZIA HA GIA’ SCATENATO LA RIVOLTA A LAMPEDUSA… LE LEGGE VIETA I RIMPATRI DI MASSA, TUNISI NON LI VUOLE, IL GOVERNO HA BLEFFATO COME SEMPRE E ORA CHI E’ ARRIVATO DOPO IL 5 APRILE VIENE SMISTATO NEI VARI CENTRI DEL CENTRO SUD, ALTRO CHE LO SPOT DEL RITORNO A CASA…E QUALCUNO A TORINO VIENE GIA’ LASCIATO LIBERO DI ANDARSENE A SPASSO

S’avvia il Piano dei rimpatri verso la Tunisia, ma è subito in salita.
È bastato che trenta tunisini arrivassero sul suolo patrio per accorgersi che erano stati truffati: gli avevano detto che erano in trasferimento verso l’Italia, invece si sono ritrovati a casa loro, così hanno avvertito con i cellulari gli amici rimasti nel Centro di accoglienza di Lampedusa.
E lì è divampata immediatamente una rivolta.
Risultato: il Centro è parzialmente inagibile dopo che i tunisini presenti hanno dato fuoco a materassi e suppellettili, inoltre gli animi sono particolarmente accesi e quindi il ministero dell’Interno ha cambiato i suoi piani e ora i 1300 «ospiti» della struttura verranno trasferiti al più presto nei diversi Cie italiani.
I primi 500 dovrebbero essere imbarcati sulla nave Excelsior, che era a Lampedusa in rada da quattro giorni.
Ma siccome i Cie sono saturi un po’ dappertutto, ecco che molti tunisini di quelli che hanno diritto al permesso umanitario sono stati mandati via già  ieri. A Torino ne hanno «liberati» circa 80 con un foglietto in mano, invitandoli a ripresentarsi tra cinque giorni.
Lo stesso accadrà  in Toscana, dove i 483 migranti ospiti sono stati pregati di avere pazienza perchè ci vorrà  qualche tempo prima di ricevere da Roma il permesso elettronico valido per sei mesi.
E intanto il flusso non s’interrompe. Un barcone con 300 persone a bordo, apparentemente profughi in fuga dalla Libia, è stato avvistato al largo della Sicilia.
Le cose sembravano finalmente mettersi bene, per il Viminale.
Ieri mattina alle 13 i primi trenta tunisini (di quelli approdati a Lampedusa dopo il 5 aprile (perchè tutti gli altri sono già  stati trasferiti sul continente nei giorni scorsi) sono stati imbarcati su un charter, ciascuno accompagnato da due agenti.
Un’ora dopo su un altro charter salivano in oltre cento, settanta tunisini e il resto profughi scappati dalla Libia, ma per andare nel Cie di Crotone.
E ancora nel pomeriggio partiva un altro volo charter per la Puglia con a bordo quasi cento profughi e diciotto cittadini tunisini, per lo più donne e bambini a cui è stato riconosciuto il diritto al ricongiungimento familiare con parenti già  da tempo in Italia.
Altri 328 immigrati erano stati smistati ieri mattina nelle strutture di accoglienza umbre dopo essere giunti all’alba nel porto di Civitavecchia. Cento sono arrivati a Bologna, ospiti della Cgil.
Così come sono rimaste chiuse le frontiere europee, però, se qualcuno al ministero dell’Interno pensava di poter rimandare indietro i 1300 tunisini che sono concentrati a Lampedusa senza passare per i Centri delle regioni e con una corsia veloce, il piano è saltato.
Oltretutto quelli che si sono ribellati non avrebbero diritto al permesso umanitario essendo sbarcati in Italia dopo il 5 aprile.
A rigore, dovrebbero essere tutti rimpatriati con procedure accelerate verso il loro Paese.
Quando finiranno nei Cie, a questo punto, andranno gestiti separatamente perchè per loro è previsto un trattamento differenziato e comunque rientreranno nelle regole della Bossi-Fini, vale a dire che potrebbero essere tenuti dentro per 180 giorni fino a saturazione di posti.
Dal Cie di Gradisca d’Isonzo intanto segnalano che tutti quelli che non hanno ottenuto il permesso di soggiorno umanitario, ancorchè tunisini, ma sbarcati in Italia a novembre e dicembre, non capiscono la differenza di trattamento e si stanno creando ulteriori tensioni.

Francesco Grignetti
(da “La Stampa“)

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INCUBO SCILIPOTI AL GOVERNO, ORA I RESPONSABILI BATTONO CASSA: IL RISCHIO CHE SCILIPOTI PUNGA (CON L’AGOPUNTURA) E RAZZI MORDA (CON LA DENTIERA)

Aprile 12th, 2011 Riccardo Fucile

L’ARMA SEDUTTIVA DEL PROCESSO BREVE: PIU’ SONO GLI ADERENTI AL PARTITO DEI VENDUTI, MAGGIORI SONO LE RICHIESTE… UN POSTO DA VICEMINISTRO (CALEARO) E QUATTRO SOTTOSEGRETARI ( PIONATI, BELCASTRO, CESAREO E POLIDORI) NON ACCONTENTANO TUTTI

Domani, mercoledì 13 aprile, saranno quattro mesi esatti che i Resposanbili aspettano e aspirano a poltrone di sottogoverno.
Era infatti il 13 dicembre quando Berlusconi, alla vigilia della fiducia in Parlamento, si assicurò il sostegno di ex dipietristi, finiani di ritorno, centristi minori, delusi rutelliani già  democratici.
Gli ultimi a essere contattati, quel giorno, furono Silvano Moffa e Catia Polidori di Futuro e Libertà .
La fiducia passò e da allora i Responsabili, un fritto misto di sei sigle diventato la fatidica terza gamba della maggioranza, stanno invano battendo cassa.
Adesso la promessa del Cavaliere di devolvere cinque posti dell’atteso rimpasto a Inziativa Responsabile (Ir) incrocia il voto decisivo sul processo breve, previsto per domani.
Un’incognita che rende ancora più instabile il quadro del centrodestra squassato dalle lotte intestine: Scajola e i suoi all’assalto del partito consegnato a Verdini; i ministri di rito berlusconiano contro Tremonti e gli ex An; gli ex An, a loro volta, che preparano una controffensiva; la fronda sudista di Miccichè, infine, in preda a un frenetico attivismo.
È la “fibrillazione” di cui si parla con preoccupazione in questi giorni nell’inner circle del Cavaliere.
Da quale di questi fronti arriverà  l’eventuale pugnalata alle spalle sulla legge ad personam che deve salvare B. dal temuto processo Mills?
I Responsabili fanno sapere di essere “tranquilli” e che il premier “non deve preoccuparsi”.
Dice off the record uno dei protagonisti della trattativa: “Noi ci saremo e poi a chi conviene fare un autogol del genere? Se il processo breve non passa, il governo cade e si va a casa”. Cui prodest?
Riflessione pragmatica che però in ogni caso non placa le inquietudini che attraversano Ir da quattro mesi.
La lista della spesa è pronta da metà  marzo (un posto da viceministro e quattro da sottosegretario) ma sinora il rimpasto è sempre stato rinviato. E visto che ora le nomine di sottogoverno vengono annunciate per il consiglio dei ministri di giovedì, il sospetto è che il Caimano abbia applicato a suo vantaggio lo sconto del “prendi due paghi uno”: fiducia e processo breve poi la poltrona.
Anche per questo, stamattina, una delegazione di Responsabili incontrerà  Denis Verdini, il triumviro del Pdl che di fatto gestisce il partito.
Il messaggio recapitato da Verdini a Ir è stato breve ed essenziale: “Stavolta venite con le idee chiare. Fatemi sapere i nomi una volta per tutte”.
I continui rinvii del Cavaliere hanno infatti risvegliato nelle ultime settimane una serie di ambizioni che sembravano sopite un mese fa. I Responsabili erano riusciti a trovare un faticoso accordo su Calearo viceministro al Commercio con l’estero, poi Belcastro, Pionati, Cesario e Polidori sottosegretari.
Con la Siliquini nel cda delle Poste.
Nelle ore che precedono la discussione sul processo breve sono ricomparsi altri tre aspiranti: il centrista Catone della Discussione, ennesimo fliniano di ritorno, e gli ex dipietristi Razzi&Scilipoti.
Continua l’anonimo Responsabile: “I casi di Razzi e Scilipoti sono comprensibili. In fondo sono quelli che hanno avuto più impatto mediatico in questa vicenda della terza gamba, pagando un prezzo alto per gli attacchi ricevuti. Che uno dei due possa finire nel governo mi sembra anche giusto”.
Nei piani del Caimano il rimpasto prevede due fasi.
In quella ritenuta per imminente dovrebbe esserci, appunto, l’infornata dei Responsabili più altri due viceministri: l’ex Mpa Misiti alle Infrastrutture e la pidiellina Bernini alle Comunicazioni, al posto lasciato libero da Romani.
In tutto sono undici le caselle rimaste vuote e da riempire. Più la promessa già  mantenuta con il siciliano Romano, all’Agricoltura.
Fin qui l’esistente, con la squadra di governo a sessanta posti.
Poi c’è il disegno di legge per aumentare di almeno altre dodici poltrone l’esecutivo. Nonostante le perplessità  di Napolitano e le resistenze di Tremonti, per la copertura economica, il premier farà  presentare il ddl appena incassato il voto sul processo breve. Le schede predisposte dai ministri per le esigenze di ogni singolo dicastero sono già  pronte e nel Pdl si considera “non più rinviabile la questione perchè ci sono da mandare avanti le commissioni, rimaste senza componenti del governo”.
Questa seconda e ultima fase del rimpasto dovrebbe avvenire dopo le Amministrative e sarà  usata dal Cavaliere anche per abbassare la tensione nel partito.
Le poltrone, in molti casi, sono la migliore medicina contro i mal di pancia. Solo che, allungandosi la lista dei transfughi (ultimi arrivi i libdem Tanoni e Melchiorre), il rischio è che i futuri esclusi dal rimpasto facciano qualche scherzetto nell’iter parlamentare del ddl per aumentare le poltrone.
Un serpente condannato a mangiarsi la coda. Anzi un Caimano.
Da logorare più che da abbattere.
Almeno per il momento.

Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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“I RESPINGIMENTI DI MASSA SONO VIETATI”: LO DICE LA LEGGE E UNA CONVENZIONE EUROPEA

Aprile 12th, 2011 Riccardo Fucile

IL CONSIGLIO ITALIANO DEI RIFUGIATI (CIR) SEGNALA L’ILLEGITTIMITA’ DEI PROVVEDIMENTI DEL GOVERNO: OGNI IMMMIGRATO DEVE ESSERE TRATTATO COME UN CASO A SE’… L’EVENTUALE RESPINGIMENTO DEVE ESSERE CONSEGNATO A MANO CON UNA MOTIVAZIONE SCRITTA

Mentre il presidente del Consiglio e il suo ministro dell’Interno continuano a domandarsi se sia ancora il caso di restare in Europa, dopo la decisione del vertice di Lussemburgo di respingere il piano sulla protezione temporanea dei rifugiati, c’è chi fa notare al govenro italiano che a Lampedusa è stata violata ripetutamente una legge dello Stato.
Con la scusa dell’emergenza, è stata bellamente disatteso il Regolamento di attuazione del “Testo Unico Immigrazione” del 1998, che porta la firma dell’onorevole Livia Turco e dall’attuale Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. A ricordarlo a tutti è Christopher Hen, direttore del Centro Italiano per i Rifugiati CIR.
Rispettate almeno la legge. E’ quanto afferma, in sostanza, il direttore del CIR, che ricorda come il Testo Unico sull’immigrazione, nonostante gli emendamenti della Bossi-Fini, contenga ancora l’esplicita prescrizione di verificare ogni singola situazione di richiesta d’asilo e che ogni eventuale respingimento deve essere consegnato di persona e motivato per iscritto. Dunque, i respingimenti di massa, così come sono avvenuti in questi ultimi giorni sono semplicemente illegittimi.
E a vietarli non è solo una legge dello Stato, ma anche la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
“Il Regolamento al Testo Unico Immigrazione – dice Hein – stabilisce infatti che l’atto di respingimento deve essere comunicato allo straniero mediante consegna nelle sue   mani, o attraverso la notificazione del provvedimento scritto e motivato e, peraltro, deve indicare la possibilità  di ricorso. Anche se la maggior parte dei tunisini possono essere migranti economici – ha aggiunto il direttore del CIR – non si può certamente escludere che tra di loro ci siano anche dei rifugiati. Quindi, bisogna in ogni modo individuare le persone e dare loro l’effettiva possibilità  di chiedere asilo.”
Il Centro Italiano per i Rifugiati ha poi apprezzato l’applicazione della protezione temporanea per motivi umanitari in favore dei cittadini nordafricani arrivati in Italia, “un atto peraltro richiesto dallo stesso CIR già  da due mesi ha dichiarato ancora Hein – Non è però accettabile che sia stabilita una rigida limitazione di tempo, facendo una distinzione del tutto artificiale tra chi è arrivato prima o dopo dell’entrata in vigore del decreto del governo. La protezione temporanea non è e non deve essere una sanatoria” – ha aggiunto Hein – “O esiste una rilevante esigenza umanitaria, e solo così secondo il Testo Unico Immigrazione si può applicare questa protezione, o non esiste. Ma certamente le esigenze umanitarie non possono cessare da un minuto all’altro, come il decreto vuole far credere. Dunque, chiediamo che vengano subito sospesi i respingimenti di massa, che in ogni modo siano rispettate scrupolosamente le norme vigenti”.

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EURODEPUTATI SOLO IN PRIMA CLASSE: HANNO VOTATO CONTRO LA PROPOSTA DI RINUNCIARE ALLA BUSINESS CLASS PER VOLI DI MENO DI 4 ORE

Aprile 11th, 2011 Riccardo Fucile

ACCORDO BIPARTISAN NEL NON FARSI CONGELARE DIARIA E STIPENDI, OLTRE CHE VIAGGI DI LIVELLO…ANCHE GLI ITALIANI OVVIAMENTE TUTTI D’ACCORDO

Terremoto in Spagna dopo che il Parlamento europeo ha votato contro alcune proposte di risparmio come la rinuncia alla business class per gli europarlamentari nei voli di meno di 4 ore, il congelamento di stipendi e diarie: in poche ore su Twitter è partita la gogna contro gli euro-onorevoli della “casta”, che ha spinto a Madrid i vertici di vari partiti a correggere la posizione dei propri euro-onorevoli.
In rete si spreca l’ironia contro i deputati di Strasburgo: “Andare in prima classe, tornare dopo 5 minuti e che ti paghino… non ha prezzo”, si legge in un tweet ispirato a una famosa pubblicità  di carte di credito.
“Urgente: abbiamo messo un eurodeputato su un autobus Finisterre (Galizia) – Bruxelles”, ironizza un altro utente.
“Volo di un eurodeputato spagnolo in business: 1.541 euro, turistica 561”, ricordano oggi alcuni degli innumerevoli tweet pubblicati a raffica.
Mentre spopola la lista con i nomi dei parlamentari spagnoli che hanno votato contro il taglio, bocciato in modo del tutto bipartisan anche dalla stragrande maggioranza degli onorevoli italiani, sia del gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici, che del Ppe.
In Spagna i partiti politici hanno dovuto prendere posizione di fronte all’indignazione generale: il Psoe ha parlato attraverso la portavoce Elena Valenciano, che dal suo twitter ha strigliato gli eurodeputati del partito che hanno votato contro le riforme, osservando che “si sarebbero dovuti astenere”.
Oggi il numero due socialista Josè Blanco ha ordinato che si trasmetta loro la nota: “La direzione del partito non condivide”.
Simile strigliata è arrivata anche per l’eurodeputato centrista di Upyd, ‘sgridato’ dal partito in Spagna, mentre il Partido Popular, con la capogruppo al Congresso dei deputati Soraya de Santamaria, ha minimizzato il significato del voto: era solo “indicativo, quello che conterà  e il voto sul bilancio interno”, ha spiegato.
Senza però precisare come si orienteranno in quel frangente i popolari spagnoli.
E senza convincere il popolo di Twitter.
Inutile dire che in Italia quasi nessuno ha pubblicizzato questa vicenda.
Tutti d’accordo nel tenerla nascosta agli elettori.

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I PARTITI BATTONO ANCORA CASSA: “SERVONO 345 MILIONI”. MA SI CHIEDONO MAI COSA SERVIREBBE A UNA FAMIGLIA ITALIANA?

Aprile 10th, 2011 Riccardo Fucile

ENNESIMA PROPOSTA DI LEGGE BIPARTISAN: “PIU’ SOLDI ALLA POLITICA”… PRIMO FIRMATARIO IL TESORIERE DEL PD, UGO SPOSETTI, MA HANNO GIA’ ADERITO 58 DEPUTATI DI TUTTI I PARTITI…SI PASSEREBBE DA 160 MILIONI DI EURO A 365 MILIONI

Rimborso elettorale a tutti i partiti che superano la soglia dell’1 per cento in qualsiasi tipo di elezione, 185 milioni l’anno per le fondazioni culturali legate alle forze politiche.
Si parla molto di denaro nella proposta di legge che regolamenta la vita dei partiti presentata alla Camera da Ugo Sposetti, tesoriere dei Democratici di sinistra.
Sposetti, oggi deputato del Pd, è famoso per le sue polemiche, per aver ripianato il debito che fu del Pci-Pds, per non avere timore di sostenere, a dispetto dell’opinione corrente, che la montagna di soldi drenata dalla politica è ancora troppo piccola.
Sposetti ha messo al sicuro il prezioso patrimonio immobiliare che fu del movimento operaio italiano creando una cinquantina di fondazioni in tutta Italia.
Quella principale ha appena organizzato a Roma una mostra di grande successo per i 90 anni del Pci che diventerà  itinerante.
Martedì, nella commissione Affari costituzionali di Montecitorio, comincia l’esame della legge scritta da Sposetti ma sottoscritta da 58 deputati bipartisan.
Quando si tratta di finanziamenti nessun partito si tira indietro.
L’obiettivo principale del provvedimento è attuare, 63 anni dopo, l’articolo 49 della Costituzione, che prevede la libera associazione in partiti.
Il testo dà  forma giuridica alle forze politiche, ne tutela il simbolo, comprende l’obbligo di primarie per la formazione delle liste elettorali, stabilisce le regole di democrazia interna e offre una cornice alle fondazioni politico-culturali.
«I partiti possono esistere anche senza democrazia. Ma non esiste una democrazia senza partiti», dice Sposetti.
Da sempre allergico alle formule “leggere” e “liquide” come il Pd prima maniera.
Ma il punto destinato a creare polemiche è quello sui finanziamenti. Il tesoriere dei Ds si è ispirato al modello tedesco.
Lì partiti e fondazioni assorbono 467 milioni l’anno, con una popolazione di 81 milioni.
In Italia quindi (60 milioni di abitanti) ai 160 milioni annui di rimborsi elettorali si possono aggiungere 185 milioni per le associazioni culturali, sulla base anche dell’attività  svolta.
Iniziative, corsi, formazione, messe a disposizione di organizzazioni radicate e solide.
Fanno 345 milioni di euro l’anno.
Una cifra enorme che Sposetti giustifica così: «Dire troppi soldi ai partiti significa tagliare i soldi ai partiti. E ci teniamo per altri 20 anni l’imprenditore miliardario Berlusconi».
Ma che vada ogni partito si mantiene i propri portaborse, insomma.
Ma questo non lo dicono.

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BERLUSCONI, IL GRANDE IMBROGLIONE

Aprile 10th, 2011 Riccardo Fucile

MANIPOLA FATTI ED EVENTI PER MOSTRARSI SEMPRE VITTIMA DI UN’AGGRESSIONE….MOSTRA DISPREZZO DELLA LEGGE, RIFIUTO DELLE REGOLE, CONFONDE PUBBLICO E PRIVATO, PENSANDO SOLO A SE STESSO E AL SUO PATRIMONIO, NON AL PAESE… E COL CONTROLLO DEI MEDIA OTTIENE CONSENSO E IMPUNITA’

Berlusconi mente con costante insolenza.
È una consuetudine che da sempre sollecita molte attenzioni per afferrarne le ragioni, per così dire, costitutive. Per dirne una.
C’è chi vede, in quella coazione a mentire, l’archetipo del Bambino come se alloggiasse nell’inconscio del Cavaliere una personalità  che “ragiona” in base al principio di piacere e non al principio di realtà .
Lungo questa via è suggestiva l’interpretazione di chi avvista Berlusconi afflitto da “pseudologia phantastica”.
«Una forma di isteria caratterizzata dalla particolare capacità  di prestar fede alle proprie bugie. Di solito succede – scrive Carl G. Jung – che simili individui abbiano per qualche tempo uno strepitoso successo e che siano perciò socialmente pericolosi».
Sono accostamenti utili e intriganti, ma rischiano di annebbiare quel che è semplice e chiaro da tempo: se l’imbroglione è, come si legge nei dizionari, «una persona che ricorre al raggiro come espediente abituale», Berlusconi è innanzitutto un imbroglione.
È un imbroglio, un abituale inganno l’ultimo flusso verbale del capo del governo – che come sempre parla soltanto di se stesso, soltanto del suo prezioso portafoglio, soltanto dei complotti che gli impedirebbero di governare e arricchirsi.
Berlusconi manipola fatti, eventi e contingenze della sua storia di imprenditore e di politico per mostrarsi vittima di un’aggressione, nell’una come nell’altra avventura.
Deve farlo, il Cavaliere, poverino. Non solo per una fantasia di potenza adolescenziale (anche per quello), ma (soprattutto) per la consapevole accortezza di dover nascondere il catastrofico fallimento della sua leadership e i sistemi che ne hanno fatto un uomo di successo.
Dice il Cavaliere: «Mi trattano come se fossi Al Capone».
Il fatto è che Berlusconi, con Al Capone, condivide il rifiuto delle regole, il disprezzo della legge, l’avidità , una capacità  di immaginazione delirante. Come Al Capone testimonia simbolicamente la crisi di legalità  negli Stati Uniti degli Anni Venti, Berlusconi rappresenta – ne è il simbolo – l’Italia corrotta degli Anni Ottanta e Novanta, la crisi strutturale della sfera pubblica che ancora oggi, nonostante Tangentopoli, comprime il futuro del Paese. Berlusconi è tutt’uno con quella storia e senza amnistie, riforme del codice (falso in bilancio) e della procedura (prescrizione) preparate dai suoi governi, egli sarebbe considerato un “delinquente abituale”.
Scorriamo i reati che gli sono stati contestati nei dodici processi che ha subito finora.
La fortuna del premier è il risultato di evasione fiscale; falso in bilancio; manipolazione delle leggi che regolano il mercato e il risparmio; corruzione della politica (che gli confeziona leggi ad hoc); della polizia tributaria (che non vede i suoi conti taroccati); dei giudici (che decidono dei suoi processi); dei testimoni (che lo salvano dalle condanne).
Senza il dominio nell’informazione e il controllo pieno dei “dispositivi della risonanza”, sarebbe chiaro a tutti come la chiave del successo di Berlusconi la si debba cercare nel malaffare, nell’illegalità , nel pozzo nero della corruzione della Prima Repubblica, di cui egli è il figlio più longevo.
Deve farlo dimenticare e deve mentire per tenere in vita la mitologia dell’homo faber e il teorema vittimistico.
È quel che fa per nascondere il passato e salvare il suo futuro.
Confondendo come sempre privato e pubblico, Berlusconi ora denuncia anche un assalto al suo patrimonio, la sola cosa che ha davvero a cuore.
Si lamenta: «Contro di me tentano anche un attacco patrimoniale: a Milano c’è un giudice, di cui potrei dire molto, che ha formulato un risarcimento di 750 milioni per la tessera numero 1 del Pd, De Benedetti, per un lodo a cui la Mondadori fu costretta. È una rapina a mano armata».
Si sa come sono andate le cose. La Cassazione dice colpevoli il giudice Vittorio Metta e gli avvocati Cesare Previti, Attilio Pacifico, Giovanni Acampora (assistono la Fininvest nella guerra di Segrate): hanno barattato la sentenza del 1991 sul cosiddetto “Lodo Mondadori” che, a vantaggio di Berlusconi, ha sottratto illegalmente la proprietà  della casa editrice a De Benedetti (editore di questo giornale).
Sono i soldi della Fininvest che corrompono il giudice, ma Silvio Berlusconi si salva per una miracolosa prescrizione.
Per il suo alto incarico (nel 2001 è capo del governo) gli vanno riconosciute – sostengono i giudici – le attenuanti generiche e quindi la prescrizione e non come sarebbe stato più coerente, proprio per le sue pubbliche responsabilità , le aggravanti e quindi la condanna insieme agli uomini che, nel suo interesse, truccarono il gioco.
«Corresponsabile della vicenda corruttiva», il Cavaliere con Fininvest deve ora risarcire – come ha deciso la Cassazione – i danni morali e patrimoniali quantificati in primo grado in 750 milioni di euro.
Troppo o troppo poco, lo dirà  il giudice dell’appello che deciderà  degli interessi di due privati e non, come vuole far credere l’Imbroglione, di due fazioni politiche.
È altro quel che qui conta ripetere, una volta di più semmai ce ne fosse bisogno.
Come dimostra il tentativo di gettare nel calderone delle polemiche anche un suo affare privato, dietro la guerra scatenata dal capo del governo contro la magistratura ci sono soltanto gli interessi personali del premier.
Null’altro. Riforma costituzionale, riforma della giustizia, asservimento del pubblico ministero al potere politico, che oggi paralizzano la vita pubblica del Paese, sono soltanto gli espedienti ricattatori di Berlusconi per ottenere un salvacondotto che lo liberi dal suo passato illegale, da una storia fabbricata, oggi come ieri, con l’imbroglio

Giuseppe D’Avanzo
(da “La Repubblica“)

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TUTTI AL LAVORO PER SALVARE IL PREMIER: PRESCRIZIONE CORTA, PROCESSO LUNGO

Aprile 7th, 2011 Riccardo Fucile

IL PREMIER VUOLE SCAPOLARE TUTTI I PROCESSI E STRINGE I TEMPI: RIPRESA LA DISCUSSIONE ALLA CAMERA MENTRE SI PARLA DI VOTO DI FIDUCIA….MA NAPOLITANO POTREBBE NON FIRMARE

Alla Camera il processo breve, al Senato il processo lunghissimo.
In aula a Montecitorio i lavori sono proseguiti fino a mezzanotte nel tentativo di “sfrondare” gli oltre duecento emendamenti presentati alla legge che accorcia i termini della prescrizione (e cancella il procedimento Mills che vede imputato il premier).
Intanto a Palazzo Madama, la commissione Giustizia ha approvato un emendamento presentato dal Pdl che allunga senza limiti il processo consentendo alla difesa di presentare infiniti elenchi di testimoni.
Dando così la possibilità  alla difesa di portare il procedimento fino all’inevitabile prescrizione.
Ma non è tutto.
L’emendamento prevede che una sentenza passata in giudicato non potrà  più considerarsi prova definitiva per il processo.
Quindi in quello Mills la condanna a carico dell’avvocato corrotto non può essere usata come prova a carico del premier imputato.
La strada al Senato sembra in discesa.
Ma gli occhi sono puntati su Montecitorio dove oggi è in corso la terza giornata consecutiva di battaglia per arrivare ad approvare il processo breve con il combinato disposto della prescrizione breve per gli incensurati.
I tempi sono contingentati, è probabile che il voto definitivo possa slittare a martedì prossimo ma si saprà  solo oggi pomeriggio.
Silvio Berlusconi ha infatti convocato un Consiglio dei ministri di poco più di un’ora: dalle 13.30 alle 15, così da permettere ai ministri di essere presenti in aula a dare battaglia su ogni singolo emendamento.
Anche perchè, come mostrato chiaramente martedì sul conflitto di attribuzione, tutti i componenti dell’esecutivo sono indispensabili al momento del voto: i 330 deputati di cui parla il Cavaliere sono ancora un traguardo lontano.
E l’opposizione conferma di voler proseguire l’ostruzionismo attuato negli ultimi giorni.
L’azione congiunta della maggioranza nei due rami del Parlamento (processo breve alla Camera e lungo al Senato) è “chiaramente ad personam e va contrastata politicamente con ogni mezzo”, annuncia Roberto Rao, capogruppo Udc in commissione giustizia.
“La pessima novità  di giornata è rappresentata dall’emendamento Mugnai che è stato inserito all’ultimo momento al Senato nel provvedimento fortemente voluto dalla Lega e dalla collega Lussana sull’inapplicabilità  del giudizio abbreviato per i reati puniti con l’ergastolo. Chiedo alla Lega se è complice o vittima di questa strategia, fortemente criticata anche dal Csm, che per cercare di risolvere i problemi di Berlusconi finirà  per negare la possibilità  di ottenere giustizia a decine di migliaia di cittadini a causa della prescrizione”.
Anche Idv e Pd hanno garantito ostruzionismo: “Useremo ogni virgola del regolamento per fermare le leggi ad personam”.
Visti da Palazzo Grazioli, i lavori dell’aula si annunciano complessi.
E se ieri Berlusconi non si è presentato a Montecitorio, oggi potrebbe vedersi costretto a mostrarsi ai suoi. Ma dopo le tre. Dopo il consiglio dei ministri, che durerà  il tempo di una decisione: porre la fiducia o no sul passaggio in aula del processo breve.
Anche a costo di sfidare Giorgio Napolitano.
ll Capo dello Stato è più volte intervenuto nelle ultime settimane, ma il premier non sembra preoccuparsene.
O, almeno, non quanto dei tribunali italiani.
Ma quando ieri il Presidente della Repubblica da L’Aquila dichiara che per fermare il processo breve “faccio quello che posso” e il Csm bolla il testo della norma come “amnistia sostanziale”, il Cavaliere è costretto a chiamare a raccolta i suoi, Ghedini e Alfano in testa, per chiedere di blindare la legge a prova di Quirinale.
Perchè poi Napolitano la legge deve firmarla.
E potrebbe tenerla ferma un mese. Così i tempi si allungherebbero e il processo Mills ha udienze fissate fino a luglio e c’è il rischio che possa arrivare a sentenza.
«Non preoccuparti, presidente, la prescrizione non rischia, Napolitano firmerà » cercano di tranquillarlo i fedelissimi.
L’ombra però resta, pur esorcizzata.
Tant’è che, nel giro stretto del premier, c’è chi fornisce una lettura inedita dell’improvviso rispuntare del processo lungo.
La vulgata sostiene che prescrizione breve e processo lungo «si terrebbero». Si accorcia la prima e con il secondo si rende il dibattimento incontenibile fino a “morire” di prescrizione.
Ma chi parla con Alfano e Ghedini la legge diversamente. Consiglia di riflettete su cosa succederebbe se Napolitano dovesse frenare sul testo della prescrizione breve.
È accaduto per il processo breve perchè avrebbe chiuso all’improvviso centinaia di processi, può rifarlo adesso.
Potrebbe chiedere che non si applichi ai processi in corso, anche se per la natura della norma sarebbe impossibile.
L’unica via d’uscita per raggiungere ugualmente la fine del dibattimento Mills, che può far condannare Berlusconi per il reato di corruzione, sarebbe quella di allungare il processo e farlo arrivare alla prescrizione “naturalmente”. L’emendamento Mugnai del Senato serve a questo, la difesa può citare tutti i testi che vuole e produrre le prove che vuole, il giudice “deve” accettare, il pm non può introdurre i risultati di un altro processo ormai confermato nel suo esito dalla Cassazione.
A pennello per il caso Mills.
La farsa continua.

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SCOPERTO IL BLUFF DI MARONI: I PERMESSI TEMPORANEI VALGONO SOLO PER L’ITALIA, I TUNISINI RIMARRANNO TUTTI QUA

Aprile 7th, 2011 Riccardo Fucile

E’ UNA SANATORIA MASCHERATA, UN “LIBERI TUTTI”: I PERMESSI DI SOGGIORNO TEMPORANEI NON VALGONO NELLA UE, A MENO DI FUTURI ACCORDI BILATERALI TRA I PAESI MEMBRI…IN PRATICA NESSUNO POTRA’ RAGGIUNGERE LA FRANCIA O LA GERMANIA COME VORREBBERO MOLTI TUNISINI… ALLA FINE NON SERVIRANNO NEANCHE LE TENDOPOLI: FALLIMENTO LEGHISTA

Una sanatoria mascherata.
Un lasciapassare per il territorio nazionale, che varrà  poco alle frontiere di Schengen.
Eccolo il giallo del permesso di soggiorno temporaneo: pensato per aprire a oltre 23mila immigrati le porte dell’Europa, potrebbe rivelarsi carta straccia fuori dall’Italia.
Così, a meno di futuri accordi bilaterali o interventi europei, la scelta del governo rischia di tradursi solo in un nuova regolarizzazione.
Quanto all’accordo con Tunisi, Umberto Bossi sbotta: «Siamo costretti a fidarci della Tunisia».
Il decreto sui permessi temporanei dovrebbe essere firmato oggi e accordato ai 23mila immigrati (non solo tunisini) arrivati in Italia dal primo gennaio scorso al 7 aprile, ad esclusione di chi ha precedenti penali o procedimenti d’espulsione alle spalle.
Il ministro dell’Interno ha assicurato ieri ai governatori delle Regioni che i permessi (che saranno elettronici) varranno in tutta l’area Schengen per tre mesi, aggiungendo che lunedì illustrerà  il decreto a Bruxelles e chiederà  l’applicazione della direttiva 55 del 2001.
La solita balla fel governo.
«Il permesso – confida una fonte qualificata del Viminale – è in verità  solo un lasciapassare per l’Italia. Consentirà  di liberare le tendopoli, senza assistere ancora a fughe di massa, ma non sarà  valido per l’espatrio».
Insomma, in vista del vertice Berlusconi-Sarkozy del 26 aprile, «la concessione del permesso potrebbe servire come strumento di pressione per un accordo bilaterale».
L’articolo 20 della Bossi-Fini prevede «misure di protezione temporanea per rilevanti esigenze umanitarie».
È una norma in bianco: la durata del permesso è decisa discrezionalmente dal Governo.
«Alla scadenza – spiega Marco Paggi dell’Associazione di studi giuridici sull’immigrazione – l’immigrato torna in situazione di irregolarità , ma il Governo può decidere di prorogarlo o convertirlo in un permesso di lavoro».
Il permesso permetterebbe la libera circolazione solo sul territorio nazionale: «A meno di accordi bilaterali o decisioni del Consiglio europeo, il documento non dovrebbe essere valido per l’espatrio».
Gli stessi francesi non nascondono i loro dubbi, visto che – come scrive il quotidiano Le Monde – «vogliono esaminare la conformità  al codice Schengen» del permesso temporaneo.
Ma è dal fronte europeo che potrebbe arrivare la soluzione: la commissaria agli affari Interni, Cecila Malmstrom, si dice pronta a proporre la direttiva 55 del 2001.
Per attivare questo meccanismo di protezione – che viene concesso agli «sfollati provenienti da Paesi terzi» e che consente loro di circolare tra Stati membri – è necessario che la Commissione presenti la proposta al Consiglio Ue, che deve poi approvarla a maggioranza qualificata.
Una maggioranza che in questo momento, a quanto sostengono fonti della Commissione, non c’è.
E mentre l’Europarlamento chiede anche una procedura unica di permesso di soggiorno per i rifugiati in tutti gli Stati; il leader della Lega, Umberto Bossi, torna sulle promesse strappate a Tunisi da Maroni: «Siamo costretti a fidarci della Tunisia. Spero che mantengano la parola».
Poche ore fa il ministro Maroni non ha avuto migliore fortuna alla Camera: aveva appena finito il suo intervento quando Pierfelice Zazzera, deputato dell’Idv, espone un cartello con la scritta «Maroni assassino”.
E si scatena la solita bagarre.

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A SCILIPOTI HANNO PIGNORATO PURE I RIMBORSI ELETTORALI: CHE “IRRESPONSABILE” IL COMPAGNO DI MERENDE DI SILVIO

Aprile 7th, 2011 Riccardo Fucile

L’EX DEPUTATO IDV DEVE 233.000 EURO ALL’ ING. RECUPERO (PER DEI PROGETTI MAI PAGATI) CHE ORA PER RECUPERARLI HA NOTIFICATO IL PIGNORAMENTO PRESSO TERZI…TRA QUALCHE TEMPO A SCILIPOTI PORTERANNO VIA PURE LA SCRIVANIA: POCO MALE, L’IMPORTANTE E’ CONSERVARE LA POLTRONA

Adesso ad Antonio Di Pietro toccherà  pure pagare i debiti nientemeno che di Domenico Scilipoti, inteso Mimmo, l’ex deputato Idv che ha tradito Tonino per passare nelle file dei Responsabili, la terza gamba del governo.
La notizia la riporta la Gazzetta del Sud di ieri, che racconta di un’iniziativa giudiziaria di Carmelo Recupero, un ingegnere a cui Scilipoti deve del denaro per dei progetti mai pagati.
Recupero un paio di mesi fa ha notificato ai danni del deputato responsabile un atto di precetto per 223 mila euro e dopo ha notificato presso terzi l’atto di pignoramento per circa 333 mila euro.
E tra questi terzi c’è proprio l’Italia dei Valori e cioè il suo rappresentante legale Antonio Di Pietro.
Certo l’ex pm non dovrà  pagare di tasca sua.
Recupero infatti intende ottenere parte del suo credito, rivalendosi sui rimborsi elettorali che toccherebbero a Scilipoti, come eletto Idv.
Spese di segreterie comprese.
“Purtroppo non sono pignorabili le indennità  di Scilipoti”, recrimina con il giornalista Leonardo Orlando l’ingegnere Recupero.
Intanto il nostro apostolo della     medicina alternativa, tra un debito e l’altro, è impegnatissimo su più fronti.
Negli ultimi giorni ha persino presentato un nuovo giornale che si chiama, nomen omen, La Responsabilità .
La nuova testata affronterà  i temi per cui Scilipoti sarebbe disposto a dare anche la vita, quali il “paradigma olistico” e “l’anatocismo bancario”.
Nell’editoriale è spiegato anche il motivo per cui ha abbandonato l’Idv: “Per salvare la democrazia, per non trasformare una pur seria malattia economica in un’epidemia mortale, per iniziare a risollevare le sorti dell’economia, per dare sicurezza al popolo”.
Un salvatore della patria piccolo piccolo.
Naturalmente nella nuova tinta dello Scilipoti pensiero, sfoggiata al congresso del neonato movimento “I responsabili” in quel di Acicastello in provincia di Catania, non poteva mancare un riferimento ai giudici: “I giudici che condannarono Enzo Tortora sono ai vertici della magistratura. È legittimo     che chi sbaglia guadagni posti in classifica e chi lavora bene sia retrocesso?”.
Ferrea logica da bar dello sport.
Non resta che attendere l’esecuzione forzatadel pignoramento anche della scrivania del Gruppo dei Responsabili.
Poco male, in fondo a loro basta conservare la poltrona.

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