Dicembre 4th, 2015 Riccardo Fucile
IL TIMORE DI CONTESTAZIONI
“Non ci faremo chiudere dalla paura. Tutti fuori, il 5 e 6 dicembre in piazza con mille banchetti #Italiacoraggio”.
Mai tweet del Pd parlò a nome di tutti, renziani e non renziani, giglio magico e minoranza. Domani e dopodomani Matteo Renzi riesce a portare proprio tutti nelle piazze d’Italia.
I banchetti saranno addirittura duemila, il doppio rispetto all’aspettativa iniziale.
E’ un’iniziativa annunciata non a caso dopo gli attentati del 13 dicembre a Parigi, all’ombra di eventi più grandi e pericolosi che di colpo mettono la sordina alle tensioni mai sopite sulla legge elettorale, le critiche ai tagli delle tasse in legge di stabilità , i dubbi dei non renziani su amministrative e partito della Nazione.
Tutto cova sotto la cenere di una tregua, cementata intorno alla linea di prudenza che smarca il governo italiano dai bombardamenti francesi in Siria.
L’appuntamento in piazza è al buio: al quartier generale Pd è alta l’attenzione su possibili contestazioni. Tanto che lo stesso Renzi potrebbe decidere di giocare in casa e visitare solo i banchetti di Pontassieve. E’ tregua anche con il paese?
E’ la prima volta che Renzi e i ministri Dem e tutto il partito del premier scendono in piazza.
“L’ho detto in direzione che apprezziamo la linea del governo sulla guerra”, ci dice Roberto Speranza mentre è in viaggio per la sua Potenza dove anche lui sarà in piazza ai banchetti col Pd.
“E questo dimostra che non siamo ‘contro’ a prescindere”, aggiunge l’ex capogruppo Dem alla Camera.
L’idea di farsi vedere in piazza per il Pd di Renzi cade in una fase di bonaccia, ispirata dai fatti francesi e dalla risposta italiana. “Certo, la linea Renzi è in continuità con la vocazione italiana a essere paese-cerniera tra nord e sud, est e ovest”, precisa Speranza. Della serie: il governo non ha scoperto nulla di nuovo. Ecco: però i banchetti in piazza cascano a pennello per celebrare questo momento di unità .
“Continuo a credere che il partito è forte laddove non parla solo per bocca del capo in tv o della dirigenza sempre sui media — specifica Speranza — Nel weekend il partito parlerà a più voci e in piazza, a tu per tu con la gente. Questo è un bene. Anche se le differenze rimangono”.
Restano, per esempio sull’eliminazione della tassa sulla prima casa. Eppure domani tutto il Pd sarà in piazza a parlarne, facile prevedere accenti diversi da piazza a piazza, da renziano a non renziano. Il volantino però è unico, naturalmente.
Se Speranza sarà a Potenza, Pierluigi Bersani sarà nella sua Piacenza, Gianni Cuperlo a Roma come anche i ministri Paolo Gentiloni e Marianna Madia e il capogruppo al Senato Luigi Zanda. Giuliano Poletti e Dario Franceschini saranno a Bologna. Maria Elena Boschi è l’unica ‘inviata’ del governo al sud: il ministro per le Riforme sarà a Ercolano. Maurizio Martina sarà a Milano, dove c’è anche Lorenzo Guerini che poi si sposta a Lodi. Debora Serracchiani a Pordenone e Palmanova, in provincia di Udine. Graziano Delrio a Reggio Emilia, Roberta Pinotti a Sestri e Sanpierdarena, in provincia di Genova. Luca Lotti sarà in Toscana, Matteo Orfini tra Ostia e Tor Bella Monaca, Andrea Orlando a La Spezia e Sarzana, il capogruppo alla Camera Ettore Rosato a Muggia, nel triestino.
Renzi invece deciderà all’ultimo momento.
Per motivi di sicurezza, timori di contestazioni. L’opzione più probabile è Pontassieve, a casa. Altra possibilità è Roma prima di partire per la Toscana.
Scartata la carta Milano, opzione pur considerata. Del resto, il capoluogo lombardo è l’epicentro del primo braccio di ferro di queste amministrative.
Quello tra il sindaco uscente Giuliano Pisapia e la sua candidata alle primarie Francesca Balzani, vicesindaco, contro Renzi e il suo candidato, Giuseppe Sala, manager Expo.
“Noi pensiamo che sia il tempo del coraggio. Proviamoci, insieme”, scrive il premier nella lettera presente su un volantino che sarà distribuito ai duemila banchetti in piazza. “Dopo anni di delusioni finalmente l’Italia sta cambiando. È finito il tempo delle chiacchiere, adesso le riforme si fanno davvero”, “i primi risultati si vedono” ma serve “l’aiuto di tutti”.
Intorno a questa due-giorni tutto il Pd è mobilitato. L’Unità tv online ha preso accordi con i parlamentari che invieranno mini-video da pubblicare sul sito.
Tutta la “Pd community” — così si chiama in epoca renziana — sarà al lavoro per rilanciare sui social quanto succede in piazza. E’ chiaro che l’appuntamento è senza rete, test che appurerà se alla tregua nel partito corrisponde una sintonia totale con il paese.
Anche perchè comunque nel Pd ci si chiede quanto durerà , la tregua interna.
“Ci sono delle differenze e si vedranno il 12 dicembre, quando al Teatro Vittoria di Roma si ritroverà un’altra idea di Pd e di centrosinistra”, ci dice Speranza sempre dal suo viaggio verso la Basilicata.
Il riferimento è all’iniziativa organizzata insieme a Gianni Cuperlo, cui parteciperà anche Bersani, mentre Renzi e renziani saranno a Firenze alla Leopolda.
Un weekend di unità sarà seguito da un weekend da separati in casa. Ma per ora lo scontro non è vivo. Tanto che l’iniziativa della minoranza era prevista per domani: è slittata al 12 proprio per partecipare ai banchetti unitari, con grande apprezzamento di Renzi nell’ultima direzione Dem. “Vedremo se d’ora in poi si lavorerà per un Pd unito che eviti la deriva del Partito della Nazione…”, conclude Speranza.
Il punto è sempre lì.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: PD | Commenta »
Dicembre 2nd, 2015 Riccardo Fucile
ALICE ANSELMO HA MUTATO CASACCA AL RITMO DI UNA OGNI SEI MESI
In tre anni trascorsi tra i banchi dell’Assemblea regionale siciliana è riuscita a cambiare ben sette gruppi parlamentari: più di due ogni anno.
Un vero record quello conquistato da Alice Anselmo, che forte di queste credenziali è appena riuscita ad ottenere una poltrona importante: quella di capogruppo del Pd al parlamento siciliano.
Incarico ambitissimo dato che il Pd è ormai saldamente il partito con più deputati a Palazzo dei Normanni: dopo le elezioni erano 17, oggi sono 25, quasi il 30 per cento dell’intero parlamento.
Merito della cura imposta da Davide Faraone, il sottosegretario all’Istruzione, vicerè di Matteo Renzi in Sicilia.
“Io dico no ad un modello chiuso: ci vuole un atteggiamento aperto, senza avere paura, la nostra ambizione deve essere quella di allargare l’orizzonte”, diceva il leader dei democrat, poco prima di aprire le porte del suo partito a deputati di ogni risma e colore.
Ex seguaci di Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo, parlamentari eletti con schieramenti opposti, cambia casacca di professione: tutti fulminati sulla via della Leopolda, anzi della Faraona, la kermesse organizzata dal sottosegretario per dare il benvenuto ai nuovi arrivati.
Tra loro anche Anselmo, che dal 25 ottobre del 2012, giorno dell’elezione a Palazzo dei Normanni, ha cambiato casacca al ritmo di una ogni sei mesi: eletta con il listino di Rosario Crocetta, è poi passata al gruppo Territorio, quindi all’Udc e ai Drs dell’ex ministro Totò Cardinale, dopo una parentesi nel Misto, e l’approdo ad Articolo 4, il partito dei moderati che sostenevano il governo, che si è poi sciolto con l’entrata nel Pd.
E dopo appena otto mesi di apprendistato ecco che Anselmo è stata designata a prendere il posto che fu di Antonello Cracolici, critico spietato del presidente Crocetta, salvo poi accettare la poltrona di assessore all’Agricoltura nell’ennesimo rimpasto di governo.
All’elezione di Anselmo, che fa parte ovviamente della corrente dei renziani, si arriva dopo settimane di impasse dovute ad un testa a testa con un altro pretendente alla carica di capogruppo dem.
Forse un rappresentante della cosiddetta sinistra Pd? Un seguace dei giovani turchi del segretario regionale Fausto Raciti? O un deputato sostenuto dai cuperliani superstiti? In lizza per guidare i dem a Sala d’Ercole, in realtà , c’era Luca Sammartino, anche lui renziano, benedetto direttamente da Faraone, che però alla fine ha deciso di ritirarsi dalla competizione in favore di Anselmo.
Sammartino aveva conquistato le pagine dei giornali già in campagna elettorale, quando dalla clinica catanese Humanitas partivano telefonate indirizzate ai malati di tumore, che invitavano a votare per lui.
“Humanitas non mi rappresenta in nessun modo e a nessun titolo. Se queste telefonate sono state fatte, sono a titolo assolutamente privato”, aveva detto il giovane deputato, che è casualmente il figlio di Annunziata Sciacca, direttore sanitario della stessa clinica oncologica.
Coincidenze a parte, è un fatto che lo stesso Sammartino ha aderito al Pd su input di Faraone: anche lui proviene da Articolo 4, dopo essere stato eletto nelle file dell’Udc. Un curriculum quasi identico a quello della neo capogruppo Anselmo, che la dice lunga su chi siano oggi gli azionisti di maggioranza del Pd in Sicilia.
Dove la famosa rottamazione renziana si è tradotta più che altro in un esempio di trasformismo.
Giuseppe Pipitone
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: PD | Commenta »
Novembre 28th, 2015 Riccardo Fucile
SEDI CHIUSE O ACCORPATE, CALO DEGLI ISCRITTI
Nella sezione “Pisanova Berlinguer”, un tempo la più grande di Pisa, si è passati dai 350 iscritti del 2014 ai 30 del 2015.
A Roma la mano pesante del commissario Matteo Orfini, coadiuvato dal lavoro di Fabrizio Barca, ha fatto chiudere 35 circoli su 110 e i restanti li ha accorpati riducendoli in tutto a 15. Sono solo due degli esempi dei militanti Pd in fuga dalle sezioni, dai luoghi di discussione del partito. E’ quanto riporta un articolo di Repubblica.
Calano gli iscritti, si riducono i circoli: ecco come si prosciuga la militanza nel Pd. Quella tradizionale, almeno. Si svuotano storiche sezioni in Toscana. Chiudono i battenti sedi “rosse” dell’Emilia Romagna. E nel 2015 i tesserati resteranno sotto la soglia dell’anno precedente. Semi della disaffezione, certo, ma c’è dell’altro, visto che in alcuni casi è stata la segreteria a tagliare i circoli per razionalizzare i costi e mettere ordine dopo gli scandali. È il Pd che cambia pelle, insomma.
Manca, o inizia a mancare, la presa sul territorio. Quella che aveva da sempre caratterizzato un partito come il Pd. In Emilia Romagna, riporta ancora Repubblica, le sedi sono passate dall’essere più di 700 a 640. Ma è un andamento generale, che non salva alcuna area geografica.
Con la drastica riduzione in corso, però – e a causa di un piano di accorpamento varato dal partito – il quartier generale ha già previsto un calo delle sezioni del 30%, scendendo a quota 4.500 entro il 2016. Ai tempi di Bersani, ricorda Davide Zoggia, erano quasi 7.000.
In Sicilia per esempio, è stata commissariata la segreteria di Enna, dopo gli “anni d’oro” di Vladimiro Crisafulli.
E a Messina il commissario Ernesto Carbone ha deciso di chiudere 57 circoli su 61.
“Il motivo? Molti risultavano inattivi, se non addirittura fantasma”.
In Emilia Romagna l’emorragia di iscritti non si arresta: erano 69 mila nel 2013, 57 mila nel 2014 (-18%) e sono poco più di 40 mila a pochissime settimane dalla chiusura del tesseramento 2015 (-30%).
E come non notare il calo di tessere del 15% secco registrato a Siena per l’anno in corso? Difficilmente la due giorni targata Pd (il 5-6 dicembre) servirà a invertire la tendenza.
“Non si tratta di disaffezione – ha detto il vicesegretario Lorenzo Guerini – siamo noi che stiamo razionalizzando il quadro. Non è solo questione di costi, anzi. Se c’è un circolo con tre iscritti, magari lo facciamo fondere con quello del paese vicino. A me interessa che quei tre militanti possano partecipare, riunirsi e discutere di politica”.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: PD | Commenta »
Novembre 9th, 2015 Riccardo Fucile
“SALVINI, MELONI E SILVIO IL NUOVO? MA SE HANNO GOVERNATO PER 10 ANNI E LI HANNO CACCIATI PER INCAPACITA'”
“La nuova sinistra? Salottieri votati a essere minoritari”. “Berlusconi e Salvini? Vecchie glorie
incapaci”. In un’intervista a La Stampa, il presidente del Pd Matteo Orfini dà giudizi impietosi sia a destra che a sinistra, dopo un weekend che ha visto prima la nascita ufficiale di Sinistra italiana, poi la rèunion della destra di Salvini e Berlusconi a Bologna:
“Oggi è un bel giorno per il Pd”, “il weekend ha dimostrato ancora una volta che c’è una sola forza politica che vuole risolvere i problemi degli italiani: noi. Intorno, c’è solo chi parla alla pancia del Paese con parole di rancore e rabbia: quella di Bologna m’è sembrata una rèunion di vecchie glorie che hanno già fallito la prova del governo […]. È complicato definire qualcosa di nuovo la Lega, o la Meloni che è stata ministro. È gente che ha già provato a governare ed è stata cacciata dagli italiani per manifesta incapacità “.
Per Orfini, Salvini e Berlusconi “sono due facce della stessa medaglia: una storia già nota che non ha più nulla da dare al Paese”.
Poi si passa a Sinistra italiana, definita da Orfini un circolo di “salottieri” destinati a “essere minoritari”.
“Alcuni dei fuoriusciti sono amici e quindi mi dispiace. Ma ritengo abbiano fatto un errore grave, è una scelta fuori dalla nostra e loro cultura politica. Dicono di ispirarsi a Berlinguer ma nella tradizione del Pci non c’è mai stata una vocazione al minoritarismo radicale nè alla divisione delle forze della sinistra. Sabato hanno speso più tempo a criticare il Pd della destra, una confusione culturale e politica dalla quale spero passano presto riprendersi”
Per Orfini, “sinistra italiana è l’ennesima riedizione della sinistra salottiera”, “se la patente di sinistra devono darla Settis, Zagrebelsky e Rodotà , i professionisti del ditino alzato, allora mi arrendo. Mi ricordo che quando la sinistra ha dato retta a quella visione, i ceti popolari si sono voltati dall’altra parte”.
Quanto alle critiche di chi paragona il Pd renziano a un “liberismo alla Happy Days”, il presidente del partito risponde: “A parte che non capisco il nesso tra Happy Days e il liberismo, ma Happy Days era allegro e divertente. Perchè la sinistra deve essere triste e cupa?”.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: PD | Commenta »
Novembre 9th, 2015 Riccardo Fucile
CIRCOLI SPESSO CHIUSI, MILITANTI SCONCERTATI, ORFINI ASSEDIATO SU FB: “FATECI PARLARE”… “I CAPIBASTONE ANCORA TUTTI LI’, VIVI E VEGETI”
Anticorpi no, però c’è il sole. Un sindaco no.
Le sedi del Partito democratico chiuse, però si sta in maglietta e c’è il mercatino biologico, stamani.
Molte coppie, bimbi in monopattino, anziani in panchina vicino alla fontana. Scusate, la sede del Pd? «E’ tanto che è chiusa». Sì ma quella nuova? «Non so, chieda a loro».
Due operai fumano una sigaretta davanti al cancello dove in un tempo ormai remoto lo studente Matteo Orfini, oggi presidente del Partito democratico, uscito da scuola andava ad ascoltare Massimo D’Alema: la storica sezione Mazzini, quartiere Prati.
Al posto del circolo c’è il magazzino di una farmacia, «ma è tanto». Sì. Ma quella nuova? «Dice che ora l’hanno accorpata a Trionfale, come le scuole quando restano vuote». Trionfale, a piedi, sono venti minuti a passo svelto. Chiuso.
Sul portoncino del circolo Pd (l’anta di sinistra, quella di destra è di Sel) c’è un cartello: “Aperto il martedì dalle 18 alle 20, o su appuntamento”. Segue numero di telefono urbano. Squilla a vuoto.
Il circolo Pd Trionfale-Borgo ora anche Mazzini-Prati copre un’area che va dal Vaticano allo Stadio Olimpico, dalla collina dei grandi alberghi alla sede della Rai. E’ come se Pisa, tutta, avesse un solo circolo Pd. Chiuso però. Riceve su appuntamento. Se chiami non risponde
E’ cambiato tutto, dall’estate, e non è cambiato nulla. C’è il sole, sempre.
Quel che è successo negli ultimi cinque mesi, da quando Fabrizio Barca ha consegnato la relazione sullo stato del Pd romano, è difficile da spiegare a chi non viva a Roma. A chi cioè non la sappia tiepida distratta e accogliente come il dehor di un grand hotel: porte girevoli e prego accomodatevi in giardino, cosa possiamo offrire.
C’è posto per il papa argentino, per il presidente fiorentino, per Daniel Craig di passaggio sul set, per Marino che esce e per il prefetto di Milano che entra, per la scuola in gita scolastica e per i vecchi potenti al solito tavolo, il loro tavolo, invisibili alla luce del sole. «I capibastone sono tutti lì, vivi e vegeti» dice Marta Leonori, ex parlamentare pd ex assessore capitolino avvilita per essere stata trattata «dopo due anni e mezzo di lavoro durissimo come un’imbecille in un branco di imbecilli. Ma non ne faccio un fatto personale. Prima che ingiusto è stato un errore politico. Ora aspettiamo il dream team di Malagò, meno male. Scusi, la devo lasciare, sto entrando al cinema».
Cosa va a vedere? «Un cartone, mi distraggo. Comunque ha ragione Barca: è un favore fatto al ‘Pd cattivo’. A quelli del ‘potere per il potere’, come diceva la sua relazione. Quelli non hanno mai mollato, sono al loro posto. Ora Renzi ha detto che a Roma di politica non si deve più parlare fino a marzo. Mah. Lo ha detto a Porta a Porta. Orfini ha postato l’ultimo messaggio su FB il 31 ottobre. Per sapere che succede devi guardare Vespa o controllare Facebook».
L’ultimo post su Fb di Matteo Orfini, il dirigente politico nato dal ventre del partito che deve bonificare, è del 31 ottobre, appunto.
Dopo ce n’è solo uno breve, ironico, su Happy days e la nuova sinistra. Quello lungo sul ‘caso Marino’ è vecchio di nove giorni. 1211 mi piace, 620 condivisioni, 1062 commenti.
Vediamo i primi. “Il post è lungo perchè la coscienza è sporca. Si vergogni”, Paola Bassi. “Il punto più basso della politica italiana. Addio”, Fabio Coppola. “Buone ventose per arrampicarsi sugli specchi”, Marco Rosolia. “Avete fatto l’alleanza con l’opposizione, siete andati dal notaio. Una cosa inaudita”, Maria Lucia Giaffreda. E’ la “congiura del notaio”, Walter Tonietti. “Un sindaco non appartiene a un partito ma alla città che lo ha eletto”, Giancarlo Coelli. Sulla ‘congiura del notaio’ molti ‘like’. Maria Elena Pisani cita Paolo di Tarso. Vincenzo Sabatino la Costituzione.
Moltissimi, con nome e cognome, si dichiarano iscritti, o simpatizzanti, o elettori. Ex, diciamo. Uno posta il video dell’assemblea al circolo di Trastevere in cui una militante dice a Barca: «Avete fatto con Marino quello che non avete fatto con Alemanno. Dovete spiegarci perchè ». Un altro, anziano: «Non si può più parlare da nessuna parte, io su Facebook non ci vado, voglio vedervi in faccia».
Un’occasione per dirsi due parole poteva essere quella del 27 settembre a Trigoria, circolo Castel di Lava, cooperativa Agricoltura nuova. Orfini aveva convocato lì tutti i segretari di circolo, riunione a porte chiuse, per comunicare le decisioni operative — 35 circoli su 100 chiusi o accorpati ad altri, tornano a chiamarsi sezioni, congresso rinviato, commissari e subcommissari prorogati sine die — e per ascoltare i dirigenti di base.
Ma quel giorno è morto Ingrao, si è fatto tardi e in segno di cordoglio la discussione è stata soppressa. Quindici giorni dopo, a metà ottobre, i sub commissari hanno proceduto agli accorpamenti. Testaccio con San Saba. Eur col Torrino, Subaugusta con Cinecittà . Tor de’ Schiavi fuso a Villa Gordiani, Tor Tre Teste a Tor Sapienza.
Andiamo a Tor Sapienza.
Periferia rovente di campi rom incendiati e scontri di strada fra Casa Pound e centri sociali. Anche qui come in tutta Roma il circolo-sezione del Pd, uno dei nove ‘virtuosi’ della relazione Barca, conta molto meno dei Comitati di Quartiere.
In tv a dire che succede invitano Roberto Torre, presidente del comitato. Nei circoli si fa cineforum e discussione sul Jobs act o sul popolo sahrawi— quando si fa. Bruno Cecchini, il segretario, iscritto da 7 anni, ‘nativo Pd’: «In questo no, noi proviamo a stare sui problemi concreti ma è dura. Chiami la direzione cittadina e non ti rispondono mai. I vecchi iscritti fanno fatica. Il mio circolo era di proprietà dei Ds, lo avevano comprato i militanti poi è passato a una Fondazione e quando è arrivato come segretario cittadino Lionello Cosentino ha detto che dovevamo pagare la Fondazione. E’ difficile spiegare a chi ha comprato il circolo che deve pagare l’affitto. Non so, poi Cosentino si è dimesso per via di Mafia capitale». Già .
E delle dimissioni di Marino avete discusso con gli iscritti? «Certo. Grande disorientamento. Io guardi, sono concreto. Gli scontrini non c’entrano, penso.
Era tanto che si stringeva il cerchio: quando Marino ha messo mano all’Atac e all’Ama è stato chiaro a tutti che lo boicottavano. Non facevano funzionare più niente: trasporti, immondizia. Ma chi ci ha parlato coi sindacati, dico io? Il partito ha fatto un lavoro di mediazione? Marino sarà stato anche ingenuo, un ‘fanciullo’, ma gli hanno teso una trappola. La gente che sento pensa questo. E adesso? Adesso il Pd sta fermo un turno, temo».
Sezione di Villa Gordiani, all’altro capo di Roma.
E’ in corso la ‘Festa del tesseramento’. Festa si fa per dire. Riccardo Vagnarelli, segretario, 40 anni, Cuperlo alle ultime primarie «ma oggi forse voterei Renzi».
«La gente non capisce cosa sia successo. Lo addebita al partito, ai giornali. Facciamo molta fatica a spiegare. Marino lo avevo votato anche io. Tante cose le aveva cominciate a fare, poi a un certo punto buio. Dal primo rimpasto: da quando hanno mandato via Paolo Masini per mettere Rossi Doria. Non si è capito: pareva che il sindaco fosse obbligato a fare qual che non voleva. Ma da chi?».
Forse il diretto interessato lo sa. Sentiamo Paolo Masini, ex assessore alle infrastrutture in Campidoglio, poi a Scuola e sport. Dopo Estella Marino il più votato a Roma, 5500 preferenze. Ha votato Renzi alle primarie: «Non eravamo molti renziani a Roma. Ora vedo in arrivo una folla».
Concita De Gregorio
(da “La Repubblica”)
argomento: Partito Democratico, PD | Commenta »
Novembre 5th, 2015 Riccardo Fucile
ORA IL GOVERNO TEME LA RIVOLTA DEI GOVERNATORI
Tutta questa aggressività di Chiamparino, la verve con cui il governatore del Piemonte ha
condotto la sua battaglia contro il governo, ha fatto scattare un sospetto.
I renziani temono che il «Chiampa» voglia porsi come figura di riferimento in chiave anti-premier, con lo sguardo proiettato avanti verso il congresso Pd che si terrà nel 2017.
Un sospetto che non sarà fugato dalla sua disponibilità ad andare alla Leopolda se fosse invitato. Prima dell’intesa col governo, la rabbia contro Chiamparino e i governatori il premier l’aveva sfogata martedì sera al chiuso dell’assemblea dei gruppi Pd.
In quella sede – raccontano i presenti – senza mai citare il presidente del Piemonte, il premier ha intimato l’alt, «nessuno usi i malati per fare demagogia o campagna elettorale»: una bordata per far capire che un Leitmotiv non gli è andato giù.
«Non mi facciano il ricatto che se non aumentiamo i fondi non riescono a dare a tutti i farmaci innovativi contro l’epatite C, anche perchè questo tipo di politica vogliamo sostenerla. Insomma i soldi ci sono e non usino questo argomento per averne in più». E «prima di lanciare invettive pretestuose contro il governo si dica che non parliamo di tagli ma di incremento dei fondi. E cominciamo a guardare gli sprechi del sistema».
Ma al di là del merito la partita ha due corni, uno generale più economico, perchè «i presidenti sanno che se vogliono ci sono margini ulteriori di risparmi. Non mi si dica che i fondi che ricevono sono tutti spesi bene, altrimenti non si giustificherebbe che ci sono disparità nella qualità di servizi tra una regione e l’altra».
E l’altro politico-personale, perchè con il liberal Sergio Chiamparino, fino a poco tempo fa considerato renziano doc, i rapporti di sintonia sono interrotti.
Al punto che – con la premessa che questa dietrologia non è attribuibile al premier – i renziani ora sospettano che all’interno del partito «il Chiampa voglia smarcarsi per fare la parte di quello che magari può costituire un’alternativa a Matteo in chiave congressuale».
Non è passata inosservata la battuta pronunciata l’altro ieri da Chiamparino quando ha confermato le sue dimissioni, «preferisco avere le mani libere dal punto di vista politico per portare avanti le proposte legate alla nuova stagione che si apre».
Così come non è passato inosservato agli occhiuti osservatori del premier che il governatore abbia accettato di presenziare domani a un convegno sulla legge di stabilità all’auditorium della Fondazione Sandretto; convegno organizzato dalla minoranza Pd con i parlamentari bersaniani Cecilia Guerra, Andrea Giorgis e con Vincenzo Visco.
Dove agli occhi dei renziani l’unico ospite giustificato è Fassino come sindaco della città , che si è appena ricandidato per la sfida delle urne.
A sentir loro, un altro segnale dello smarcamento, che mette politicamente Chiamparino sullo stesso piano di altri governatori che potrebbero contrapporsi a Renzi al congresso 2017, quello della Toscana Enrico Rossi e quello della Puglia Michele Emiliano.
Anche se in questa partita sulla legge di stabilità i governatori non sono sullo stesso piano, «Chiamparino è rimasto isolato, neanche Toti e Zaia hanno usato toni così forti, e Rossi si è posto come quello più disponibile a una mediazione».
Ma che la tensione alla vigilia del summit fosse alta, lo dimostra la trepida attesa dei governatori per quel decreto salva-regioni annunciato l’altra sera: forte pressing per tutto il giorno degli interessati per vederlo varato già oggi per poter chiudere i bilanci al più presto, entro la scadenza del 30 novembre.
I governatori sospettavano che il premier volesse tenerli appesi. Ed era proprio così, anche se il premier già aveva chiarito ai gruppi Pd che il provvedimento sarà operativo la prossima settimana: il Capo dello Stato sarà in Vietnam e non sarà a Roma prima di mercoledì per firmare il decreto.
Che sarà varato domani in tempo per l’approvazione dei bilanci di assestamento delle regioni entro il 30 novembre.
Carlo Bertini
(da “La Stampa”)
argomento: PD | Commenta »
Novembre 4th, 2015 Riccardo Fucile
E’ USCITO DAL PD CON GALLI E FOLINO… SABATO A ROMA L’ESORDIO DELLA COSA ROSSA: “BACINO POTENZIALE DEL 15%)
“Bacino potenziale, 15 per cento. Subito alla prova nelle amministrative di primavera con propri candidati e contro il Pd là dove «diventa partito della Nazione ».
E in quel caso, al ballottaggio, la scelta può cadere sui 5stelle.
Il bersaniano Alfredo D’Attorre disegna lo schema del nuovo progetto di sinistra che nasce sabato al Teatro Quirino.
Vi troveranno posto Sel, Fassina, alcuni esponenti del mondo cattolico, lo stesso D’Attorre, Carlo Galli e Vincenzo Folino.
Quest’ultimi tre lasciano oggi il Pd e lo annunciano in conferenza stampa.
E’ una mini scissione, gocce che cadono una dopo l’altra. D’Attorre però è convinto che ben presto si aprirà la falla. «Per Renzi la sinistra ha una funzione puramente decorativa».
Parole che forse faranno più male ai compagni della minoranza che al premier
Perchè non poteva continuare a opporsi alla segreteria Renzi nel Pd aspettando di combattere per un’alternativa al congresso nel 2017?
«Perchè il Pd ha subìto un riposizionamento completo e una mutazione genetica. E’ una forza centrista che finisce per guardare più volentieri verso settori della destra che a sinistra ed è illusorio pensare che sarà soltanto una parentesi. Il Pd non è il Labour o l’Spd, non ha 100 anni di storia, quelli che ti permettono di passare dalla stagione di Blair all’epoca di Corbin. Ha pochi anni di vita, è per la prima volta al governo e quello che fa adesso lascerà un segno indelebile. La discontinuità di Renzi è qualcosa di diverso da una normale alternanza tra segretari ».
La Cosa rossa con Landini, Sel, sindacati e scissionisti del Pd non nasce con le stigmate del soggetto vecchio, che guarda al passato?
«Non sarà una Cosa rossa, non sarà un soggetto della sinistra minoritaria e antagonista. Vogliamo creare un partito di governo, largo e plurale, con le radici nell’esperienza di centrosinistra, ulivista, aperto al cattolicesimo democratico e sociale».
Quale può essere il vostro traguardo elettorale?
«Il bacino potenziale è intorno al 15 per cento».
Con il 40,8 per cento del Pd la sinistra non ha già trovato una casa?
«Le Europee sono l’equivalente delle amichevoli nel calcio. Ciascuno si prende una qualche libertà e i punteggi sono un po’ drogati. Alle ultime amministrative il Pd di Renzi è sotto il Pd di Bersani».
Speranza, Cuperlo arriveranno?
«Per il momento prevale il senso di responsabilità , ma non so quanto potrà durare, specie all’approssimarsi di appuntamenti elettorali in cui la divaricazione tra partito della Nazione e sinistra rischia di diventare totale».
Quindi alle amministrative ci sarà lo scontro tra due sinistre?
«Dove c’è la possibilità di aprire un confronto noi ci saremo, dove si realizzerà il partito della Nazione la sinistra esprimerà un candidato alternativo».
Ma al ballottaggio voterere il candidato Pd?
«Gli elettori di sinistra non voteranno i candidati della destra, molti potrebbero essere attratti dai 5stelle. Non stiamo facendo la Cosa rossa, non siamo nè settari nè protestatari».
A Roma per voi correrà Stefano Fassina?
«A Roma bisogna cambiare spartito nel segno dell’onestà , della serietà e della vicinanza al mondo del lavoro. In questo senso Fassina sarebbe un ottimo candidato, da offrire anche alle forze sane del Pd per uscire dal cul de sac in cui Renzi e Orfini le hanno cacciate».
(da “la Repubblica”)
argomento: PD | Commenta »
Novembre 4th, 2015 Riccardo Fucile
RABBIA E SMARRIMENTO TRA GLI ISCRITTI: SOTTO ACCUSA ORFINI E RENZI… L’INVIATO SPECIALE BARCA NON CONVINCE NESSUNO
“I nostri consiglieri sono stati costretti ad andare dal notaio e a dimettersi, è vergognoso!”. Scatta l’applauso.
Al circolo di Trastevere va in scena il processo del Pd a se stesso.
Sul banco degli imputati i vertici del partito, in primis il commissario del Pd romano Matteo Orfini e il segretario nazionale Renzi.
La parte dell’accusa invece la svolgono i militanti, la base.
Sono smarriti, e arrabbiati: “C’è democrazia nel nostro partito? No, non credo”. Nella storica sede del Municipio di Roma si respira un’aria densa e pesante. Pochi sorridono, molti i musi lunghi.
A Fabrizio Barca il compito apparentemente insormontabile di spiegare le ragioni della cacciata di Ignazio Marino dal Campidoglio, proprio mentre l’ex sindaco attaccava via Facebook il premier Renzi: “E’ bulimico di potere, voleva Roma e se l’è presa”.
Una “defenestrazione” difficile da comprendere per il popolo dem, che non nasconde il suo malessere profondo.
I militanti sono accorsi in tanti all’assemblea sul futuro del Pd romano. Le persone si sono accalcate fin sulla porta d’ingresso per sentire quello che ha da dire Barca, nel non facile ruolo di dirigente di partito che ha da rispondere a un bel po’ di domande rimaste a lungo inevase.
“Quello che è successo è squallido: la gente mi chiede perchè Marino è stato cacciato mentre il Pd non ha fatto nulla per mandare a casa Alemanno nei cinque anni precedenti. A questa domanda non so rispondere, e me ne vergogno”, dice Sandra.
“La scelta di cacciare Marino è stata politica ma a noi militanti nessuno è venuto a spiegarla”, aggiunge Marzia. Che attacca: “Non possiamo nasconderci: il sospetto che il governo non abbia voluto aiutare il sindaco c’è. E i soldi per il Giubileo che arrivano solo dopo le dimissioni… questo è grave! è grave!”, ripete. Scatta un altro applauso
Sembra che si sia spezzato un filo tra i vertici e la base romana.
L’uscita di scena forzata dell’ex sindaco ha scavato segni profondi nella pelle del partito. Ma Barca, che ha passato al setaccio i circoli romani e stilato la relazione di cui Orfini si è servito per chiudere 35 circoli su 110, prova a ricucire.
“E’ vero, parte del Pd si è apertamente schierato contro Marino, fin dall’inizio. Però più sono dure le battaglie che fai e più forti sono quelli che ti attaccano, tanto più i tuoi comportamenti devono essere impeccabili. E’ una questione di opportunità e su quello Marino è scivolato”.
Ma perchè non sfiduciarlo in assemblea capitolina, perchè cacciarlo con un’operazione extra-consiliare, dettata dai vertici del partito, senza nessuna consultazione con la base? Perchè ricorrere a un atto d’imperio?, si chiedono i militanti.
“E’ stato un atto di correttezza umana – risponde Barca – perchè portarlo in aula per poi sfiduciarlo? A che serve? Ci sono dei momenti in cui bisogna prendere atto che un’esperienza è finita. E’ stato un atto di autotutela umana nei confronti del sindaco, ho anche litigato con chi incoraggiava inutilmente Marino ad andare avanti”.
L’ex ministro del governo Monti prova a mettere in fila le cause che hanno portato alla situazione attuale.
Dopo lo scoppio del bubbone di Mafia Capitale “il Pd ha percorso due strate: da un lato ha commissariato il partito chiudendo alcuni circoli sulla base del lavoro svolto da me e dal mio team nella mappatura; dall’altro ha ridato fiducia alla giunta Marino rafforzandola con gli ingressi di Causi, Rossi Doria, Esposito”.
Due processi avviati, ma non conclusi. Perchè la brusca accelerazione che ha portato all’uscita di scena di Marino li ha stoppati.
“Sul fronte del partito io ho dato via alla pars destruens, poi spero che arrivi la part costruens, la riorganizzazione del partito sul territorio. Anche sul fronte amministrativo alcuni risultati ottenuti dalla giunta sono dovuti ai nuovi ingressi, al rafforzamento e quindi al lavoro di commissariamento del Pd. Ma poi la giunta non è riuscita più a lavorare e ad andare avanti”.
Una squadra che è riuscita a portare a casa alcuni risultati positivi, riconosce Barca nel ruolo di difensore del Pd davanti a una platea scoraggiata e incredula.
“Con Marino c’è stata un’intenzionale discontinuità con il sistema precedente”, dice l’ex ministro. “Il tuo linguaggio mi piace, Fabrizio – risponde Nino – ma non è lo stesso linguaggio che usa il partito. E’ stata interrotta un’esperienza coraggiosa, si guardi ai Fori, a Malagrotta e ai varchi aperti sul lungomare di Ostia. C’era del buono ma perchè è stata messa la parola fine?”, si chiede.
“Non abbiamo spiegazioni del fallimento”.
Poi alza il tono della voce: “Non ci nascondiamo e diciamoci la verità : vengano qui e ci spieghino, anzi ci dimostrino che Marino è un incapace. Ce lo devono dimostrare! E’ vergognoso quello che hanno fatto”. E, ancora, applausi.
“C’è democrazia nel Pd? Non credo. E poi il segreatario Renzi che deride Chiamparino…. sono cose che può fare Maurizio Crozza, non il segretario del Pd”.
Orfini e Renzi sono sotto accusa, e non solo per le vicende romane: “Verso quale partito stiamo andando?”, chiede Marco.
“Io ho dei dubbi quando Renzi fa una legge sul falso in bilancio ma esclude le valutazioni dal perimetro del reato”. La dimostrazione che non è solo il caso Roma a tenere in fibrillazione il partito.
Quel partito che manca di “un piano strategico che dia un’anima alla città , quel partito che ha un problema di fiducia”, sottolinea Barca, ” a prescindere dalle persone che sceglierà di appoggiare in futuro”. Perchè prima delle persone devono venire “i contenuti”.
Eppure a proposito di persone, proprio il nome di Barca è circolato per il dopo-Marino. Nicola, un altro militante, nel suo intervento prova a sollecitare la sua candidatura: “Noi ora ci aspettiamo che dopo tutto questo, tanti dirigenti del Pd si propongano per raccogliere l’eredità lasciata a Roma dal Pd, anche da te ce lo aspettiamo Fabrizio”.
Il messaggio è chiaro, ma Barca con un gesto della mano come per dire ‘siete pazzi’ non lascia spazio a molte speranze. Risposta esaustiva.
A Trastevere, come ha detto il segretario del circolo Bitonti in apertura dell’assemblea, “il senso di smarrimento è tanto”.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: PD | Commenta »
Ottobre 31st, 2015 Riccardo Fucile
LA DEMOCRAZIA PRESA A CALCI DAL LEADER MAXIMO
“Gli farò un’offerta che non potrà rifiutare”, dice don Vito Corleone nella celeberrima scena del Padrino, ed è lecito chiedersi qual è l’offerta che i diciannove consiglieri piddini non potevano rifiutare per dimettersi in massa, far decadere il Consiglio comunale e procedere così all’affondamento del sindaco di Roma Ignazio Marino.
Attenzione, lungi da noi pensare che l’integerrimo Matteo Orfini potesse far trovare nel letto di qualche eventuale dissenziente una testa di cavallo mozzata.
Anche perchè (sia detto senza offesa) non è che il commissario romano del Pd somigli così tanto a Marlon Brando.
Resta però il dubbio che certe atmosfere di Mafia Capitale siano filtrate attraverso le finestre sbarrate del Nazareno.
Almeno a leggere le cronache che parlano di una trattativa lunga e affannosa, risolta con promesse di ricandidature alle prossime elezioni e altro ancora.
Qualcuno, ma guarda tu, si sarebbe fatto prendere da “dubbi, sensi di colpa e di incoerenza”(Corriere della Sera), con casi di coscienza gravi assai (“Io insieme a quel fascista non posso firmare…).
E sì, magari intonavano pure “Bella ciao”.
Comunque, i diciannove Pd, alla fine, le dimissioni le hanno sottoscritte (nell’attesa ansiosa che Alfio Marchini confermasse le sue) e visto che non c’era Spezza pollici nei paraggi, mentre Carminati e Buzzi risultano ancora dietro le sbarre, resta l’interrogativo su quale diavolo di motivo abbia spinto un manipolo di consiglieri comunali sani di mente a tagliarsi i cosiddetti, rinunciando a un posto di lavoro fisso per altri tre anni e ai relativi emolumenti.
Il bene di Roma? Qui a Roma? In Campidoglio? Via non scherziamo.
Purtroppo l’eterno e farsesco Bagaglino della politica romana, accompagnato dalle stravaganti furbate di un sindaco improbabile, rischia di oscurare il dramma di una democrazia rappresentativa presa a calci dal leader maximo di partito e di governo, e dai suoi accoliti.
E non ci vengano a raccontare che Matteo Renzi si è voluto tenere fuori da questa storia perchè se i veleni e i pugnali sono stati preparati dai signorsì Orfini, Causi, Esposito, le impronte digitali portano tutte a Palazzo Chigi.
Una strage insensata di legalità che, prima di tutto, ha buttato nel cesso il voto popolare delle primarie Pd e dell’elezione diretta da parte di 650 mila romani.
Il candidato vincente si è mostrato un incapace? Bisognava pensarci prima perchè con questo sistema chissà quanti sindaci e governatori dovrebbero andare a casa. Vogliamo parlare del silenzio tombale a cui è stato ridotto un consiglio comunale sprangato e imbavagliato perchè nessuno conoscesse le vere ragioni della crisi ?
Antonio Padellaro
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: PD | Commenta »