Gennaio 10th, 2026 Riccardo Fucile
SLOGAN PRONTI, RESPONSABILITA’ ASSENTE
Giorgia Meloni si presenta in conferenza stampa come se fosse sul palco di una
televendita: voce ferma, slogan pronti, responsabilità assenti. Il governo, ancora una volta, è un dettaglio secondario rispetto alla sua narrazione personale.
La bugia più grave riguarda il caso Paragon. Alla domanda elementare – che cosa sta facendo il governo per chiarire uno spionaggio che coinvolge giornalisti e cittadini – Meloni risponde spostando tutto su di sé. «La spiata sono io». È il solito ribaltamento della realtà.
Non solo perché nessuna evidenza la riguarda, ma perché serve a cancellare il punto. È il suo metodo, sempre: chiagnere e fottere. Poi c’è la libertà di stampa, evocata come una bandiera mentre viene svuotata nei fatti. Meloni sostiene che l’Italia punirebbe già le querele temerarie. Ma non esiste una legge specifica. La direttiva europea viene recepita senza volontà di protezione reale, mentre ministri e maggioranza continuano a usare le cause come clava. Una premier allergica alle conferenze stampa che finge di difendere i giornalisti mentre governa un sistema che li logora per anni in tribunale.
Sulla sicurezza, il copione diventa grottesco. Arresti e sequestri vengono messi in vetrina come meriti dell’esecutivo, mentre i fallimenti vengono scaricati sui giudici. L’esempio dell’imam di Torino viene citato come “pericolosità provata”, quando procure e Corti hanno stabilito l’opposto. Qui la bugia è giuridica prima ancora che politica: si spaccia una valutazione amministrativa per una prova giudiziaria. E così lo stato di diritto finisce ridotto a slogan.
Infine l’economia. Crescita evocata per fede, salari raccontati come in ripresa, potere d’acquisto gonfiato a colpi di dichiarazioni. I dati dicono stagnazione industriale, stipendi reali erosi, occupazione sostenuta dagli ultracinquantenni e aumento degli inattivi. Meloni non governa questi numeri: li aggira, li piega, li nega.
La conferenza stampa non è stata un confronto. È stata un esercizio di autoassoluzione. Le domande cercavano atti, tempi, responsabilità. Le risposte hanno offerto vittimismo, propaganda, spostamenti di campo. È il tratto costante di un potere che tollera il contraddittorio solo come scenografia. E la democrazia resta fuori dall’inquadratura. Insieme alla realtà.
(da lanotiziagiornale.it)
argomento: Politica | Commenta »
Gennaio 10th, 2026 Riccardo Fucile
POCO MENO DI UN ANNO FA, AVEVA FATTO LA STESSA COSA DAVIDE BELLOMO… NELLA SFIDA TRA I DUE PARTITI, TESTA A TESTA NEI SONDAGGI, SI APRONO LE DANZE IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027
Anno nuovo, partito nuovo. In casa Lega e Forza Italia si rincorrono le voci di nuovi cambi di casacca, con due deputati del Carroccio pronti a transitare fra gli azzurri: il campano Attilio Pierro e l’emiliano Davide Bergamini. Poco meno di un anno fa, aveva fatto la stessa cosa il marchigiano Davide Bellomo.
«Non c’è nulla di definito, certo registro attenzione generale nei nostri confronti», dice il capogruppo forzista alla Camera, Paolo Barelli.
Di certo avviandoci veloci verso la fine della legislatura (2027) ognuno comincia a fare i suoi calcoli per le prossime elezioni. E Fi sembra passarsela un po’ meglio rispetto alla Lega, perlomeno secondo i sondaggi.
Comunque, se effettivamente la coppia leghista passasse a Fi, per il partito guidato da Antonio Tajani sarebbe un piccolo record: il gruppo che da inizio legislatura ha conquistato più parlamentari, cioè 13, e perdendone nessuno.
Il fenomeno generale del trasformismo è comunque in radicale diminuzione rispetto alla scorsa legislatura, quando l’iniziale gruppone del M5S (primo partito nel 2018) si scompose sin da subito, con eletti finiti in altri partiti, da destra a sinistra; oppure crearono nuovi gruppi.
Anche in questa legislatura Openpolis tiene fedelmente il conto dei passaggi da un gruppo parlamentare all’altro e i numeri sono davvero limitati: la coalizione di maggioranza ha guadagnato sei
seggi alla Camera, quattro al Senato.
Sia alla Camera che al Senato l’indice di compattezza – cioè quanto i parlamentari di maggioranza e opposizione hanno partecipato alle votazioni e quanto hanno votato in linea con il proprio schieramento – premia il centrodestra: 64,2 contro il 62,9 a Montecitorio, 72,6 contro il 66 per cento a Palazzo Madama.
(da La Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Gennaio 10th, 2026 Riccardo Fucile
UN MESSAGGIO DIRETTO ALLA FAMIGLIA BERLUSCONI CHE, UN GIORNO SÌ E L’ALTRO PURE, ANNUNCIA IL “LARGO AI GIOVANI”: CARA MARINA, DOLCE PIER SILVIO SU, FATE I CARINI, NON MI FATE FUORI L’UNICO SEGRETARIO DI PARTITO ORGOGLIOSO DI ENTRARE A PALAZZO CHIGI CON IL TOVAGLIOLO SUL BRACCIO, MA DOVE LO TROVO UN ALTRO MAGGIORDOMO COSÌ? ”
A volte non dire nulla è la migliore risposta. Il silenzio non può essere frainteso,
soprattutto se viene dedicato a un partner che rimane determinante per la vita del tuo governo. Se Salvini non se l’è filato di pezza, relegato sullo sfondo della conferenza stampa (si fa per dire: è inconcepibile che un giornalista non possa fare un follow-up alla risposta) replicando a una domanda sul filo-putinismo del leader della Lega, sezione Mosca.
Per la terza e turbolentissima gamba del suo governo, Lady Macbeth si è limitata a mollare un paio di siluri XMas nel fondoschiena del vice segretario del Carroccio Robertino Vannacci, l’unico Generalissimo che vuole fare l’amore ma non la guerra e guai se gli parlate di Riarmo, Difesa, eccetera.
Però, nel suo attuale corso accelerato di democristianeria applicato alla realpolitik, la Ducetta magari ha fatto tesoro dell’ammonimento di Marcello Veneziani (“C’è Meloni, c’è solo lei, il resto è contorno di comparse”) e si è gettata a fare un monumento di saliva a quel ‘’miracolo’’ bipede di Antonio Tajani.
Un messaggio ovviamente diretto alla Famiglia Berlusconi che, un giorno sì e l’altro pure, annuncia il “largo ai giovani”, fuori i settantenni, auspicando l’arrivo di un leader capace di tenere a bada i diktat della Fiamma Magica.
Una tale dichiarazione di amour fou agli eredi del partito fondato e (questo davvero un miracolo!) mantenuto in vita dall’Alto del Ciel dalla buonanima del Cavaliere, che si può tradurre così: cara Marina, dolce Pier Silvio su, fate i carini, non mi fate fuori l’unico segretario di partito orgoglioso di entrare a Palazzo Chigi col tovagliolo sul braccio… ma dove lo trovo un altro maggiordomo così? Già ho tra i piedi quel rompicojoni non-stop di Salvini, su lasciate al suo posto Antonio bello…
(da Dagoreport)
argomento: Politica | Commenta »
Gennaio 10th, 2026 Riccardo Fucile
UN MONDO DOVE L’UOMO SI RIUNISCE IN BRANCO
Dalla conferenza stampa della presidente Meloni è uscita chiara, coerente e spaventosa la morale del “carciofo”, che può sedurre nell’immediato ma porta soltanto alla tragedia della guerra.
Cosa è la morale del carciofo? Il mix tra “deterrenza” e “interesse nazionale”.
La parola deterrenza è stata usata con entusiasmo da Meloni che ha raccontato di essersi recentemente appassionata alla sua etimologia, scoprendo che il termine arriva dal latino e indica la capacità di tenere lontana (una minaccia) facendo paura. Ha ribadito con forza la presidente Meloni che è precisamente con la deterrenza che si costruisce la pace e non con la debolezza, cioè la “pace” sarebbe la diretta ed esclusiva conseguenza della capacità di intimorire sempre e chiunque possa rappresentare una minaccia.
Minaccia a cosa? All’interesse della nazione, cioè l’interesse di un gruppo identificato in maniera univoca, come se su ciascun individuo fosse stampato da qualche parte il medesimo codice a barre, che in quanto tale ha interessi specifici, non coincidenti con quelli degli altri gruppi, il che rende possibile che nascano conflitti per i quali appunto è meglio prepararsi sprigionando una irresistibile forza di intimidazione che suggerisca ai gruppi diversi dal proprio atteggiamenti che virino dal prudente al servile. A seconda di quanto impressionante sia la capacità di “deterrere”.
Ma che mondo ha in mente Meloni? Un mondo nel quale “l’uomo è lupo per l’uomo” e non può fare niente di meglio che riunirsi in branco per sopravvivere, contendendo territori di caccia e altre risorse fondamentali. Il mondo dei branchi è proprio quello che hanno in testa i nazionalisti, come lei e Trump, Netanyahu, Putin, Orban, Le Pen, Abascal (etc): un mondo dove ciascuno sta al proprio posto, digrignando i denti verso gli altri, preventivamente. E’ il mondo sognato dal neonazista stragista Breivik che sterminò nel 2011 a sangue freddo 69 tra ragazzi e ragazze della gioventù labourista
norvegese ad Utoya, che avevano ai suoi occhi la colpa gravissima di lavorare per un mondo fondato su una società aperta, inclusiva, laica e democratica. Lo stesso sangue freddo con il quale gli agenti dell’Ice hanno assassinato a Minneapolis la poeta Renee Nicole Good e per la stessa, inconfessabile, colpa gravissima
Chissà se Meloni, appassionata neofita di etimologie, abbia mai letto da qualche parte che “carciofo” non è soltanto il termine con il quale si può sintetizzare la convergenza infausta tra “deterrenza” e “branco/nazione”, ma è anche la parola che in dialetto siciliano identifica la mafia: “cosca”. La “morale del carciofo” è precisamente quella che ha storicamente fondato e alimentato il modo di stare al mondo delle mafie: cosche appunto con riferimento alle foglie del carciofo che in maniera plastica, raccogliendosi strettamente le une attorno alle altre e terminando con poco rassicuranti, lunghe spine rivolte verso l’esterno, contro ogni forestiero, raccontano di una filosofia di vita basata su identità e intimidazione.
La pace mafiosa questa è sempre stata, e per i mafiosi non ce n’è un’altra possibile, pena la dissoluzione stessa della mafia. Così i più attenti osservatori stanno spiegando le “sparate” allo Zen di Palermo: vecchi arnesi mafiosi, detenuti o ai domiciliari, starebbero armando mani bambine per far tornare alla mente dei più il vecchio, schifoso, adagio: “Però quando c’era la mafia queste cose non succedevano!”. Alimentare il disordine per far rimpiangere chi a suon di “ceffoni” sapeva mantenere l’ordine, quello dell’ubbidienza e della omertà. Puro marketing mafioso. Quello di chi intimidisce gli oppositori e pratica le esecuzioni
extragiudiziali: da Matteotti a Renee Nicole Good, il filo nero è lo stesso.
Davvero è questo l’unico mondo possibile? Davvero è soltanto la deterrenza a costruire pace? Davvero non c’è altro oltre la “morale del carciofo” che accomuna sovranisti, razzisti, guerrafondai e mafiosi?
Tornano ancora una volta alla mente le parole altrettanto chiare e forti di un senza-potere come don Milani: “Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che nel vostro senso, io non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri.” Sono parole che valgono voti? Di solito, e per poco tempo, soltanto dopo l’inferno di una guerra. A noi fare eccezione.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Gennaio 10th, 2026 Riccardo Fucile
ACCADE ALLA TEXAS A&M IN PIENO DELIRIO SOVRANISTA
Martin Peterson, professore di filosofia alla Texas A&M University, è rimasto
sbalordito quando martedì gli è stato detto che avrebbe dovuto eliminare dal suo programma alcune lezioni su Platone. Era uno dei modi — ha scritto il suo capo dipartimento in una email — affinché il corso di filosofia del professor Peterson potesse conformarsi alle nuove politiche che limitano la discussione su razza e genere.
A pochi giorni dall’inizio del semestre primaverile, una delle più grandi università pubbliche del Paese sta correndo per interpretare e applicare le regole del sistema A&M. Alcuni professori stanno rivedendo i programmi su indicazione degli amministratori, oppure non sono certi di poter tenere determinati corsi. Alcune sezioni vengono cancellate o potenzialmente riclassificate, mettendo a rischio gli orari degli studenti.
E i docenti temono di perdere la libertà accademica che considerano fondamentale. «Un professore di filosofia a cui non è consentito insegnare Platone?» ha detto il professor Peterson in un’intervista mercoledì. «Che tipo di università è questa? È davvero ciò che vogliono? Come possiamo insegnare filosofia senza poter discutere Platone, anche se alcune delle sue idee sono un po’ controverse?»
Texas A&M, che ha sede a College Station, ha dichiarato mercoledì in un comunicato che l’università «insegnerà numerosi dialoghi di Platone in una varietà di corsi in questo semestre e continuerà a farlo anche in futuro». Altre sezioni approvate dello stesso corso, ha spiegato l’università, «includono opere di Platone ma non prevedono moduli sull’ideologia della razza e del genere».
Negli ultimi mesi, cedendo alle pressioni dei conservatori al Campidoglio, i membri del consiglio di amministrazione del sistema universitario hanno sostenuto con entusiasmo nuovi limiti all’insegnamento accademico.
In base a politiche approvate alla fine dello scorso anno, i corsi non possono «promuovere l’ideologia della razza o del genere, o temi legati all’orientamento sessuale o all’identità di genere». In casi selezionati, dopo una «dimostrazione di una necessaria finalità educativa», alcuni corsi di laurea magistrale e corsi universitari «non fondamentali» possono trattare questi argomenti.
Da novembre 2024, Texas A&M ha chiuso il suo corso di studi minore in studi L.G.B.T.Q. e ha visto il posto del suo allora presidente minacciato dal governatore a causa di una conferenza sul D.E.I. Lo scorso settembre, una docente è stata licenziata dopo una lezione controversa in un corso di letteratura per l’infanzia — e il presidente dell’università si è dimesso poc
dopo — e ora professori di numerose discipline stanno cercando di capire cosa sarà loro consentito insegnare quando le lezioni riprenderanno la prossima settimana.
Il programma originale del professor Peterson prevedeva moduli incentrati su dibattiti riguardanti aborto, pena di morte, giustizia economica e ideologia della razza e del genere, tra gli altri temi. Quando il professor Peterson, che insegna alla Texas A&M dal 2014, ha presentato il programma per la revisione il mese scorso
I funzionari universitari hanno offerto al professore due alternative. O il professor Peterson avrebbe potuto «attenuare» il «contenuto» del corso eliminando «i moduli sull’ideologia della razza e del genere, e le letture di Platone che potrebbero includerli» oppure il professor Peterson avrebbe potuto essere riassegnato a un corso di etica e ingegneria
Secondo il programma, le letture di Platone previste dal professor Peterson includevano passaggi sulla Scala dell’amore di Diotima e il mito di Aristofane sugli esseri umani divisi.
Molti conservatori hanno sollecitato le università a dedicare maggiore attenzione all’educazione classica e alle fondamenta del pensiero occidentale. Ma il caso esploso alla Texas A&M suggerisce che nemmeno i testi antichi siano immuni dalle controversie moderne.
In un’intervista, il professor Peterson ha detto che modificherà con riluttanza il corso, sostituendo i moduli contestati con «lezioni sulla libertà di parola e la libertà accademica».
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Gennaio 9th, 2026 Riccardo Fucile
TRE ORE DI SPOCCHIA E MENZOGNE: IN FUGA DALLE RESPONSIBILITA’ SUL CASO PARAGON, CITA DATI VOLUTAMENTE SBAGLIATI O PARZIALI SULL’OCCUPAZIONE, SULLE PENSIONI E SULL’IMMIGRAZIONE, SPACCIANDO ERRORI PER SUCCESSI
La conferenza stampa di inizio anno, uno dei pochissimi appuntamenti che Meloni concede ai giornalisti, è stata l’occasione per tracciare le priorità del governo per il 2026 e per fare un bilancio dell’anno che si è appena chiuso. Come spesso accade, anche in questo caso abbiamo rintracciato nelle risposte che Meloni ha fornito alla stampa alcune imprecisioni, errori che non sembrano dettati da sciatteria e superficialità, ma piuttosto dalla volontà di fare propaganda, spesso distorcendo i dati e presentando i fatti in modo edulcorato.
A proposito di pensioni, immigrazione, lavoro, e anche del caso Paragon, in diversi passaggi della conferenza stampa, durata più di tre ore, si possono rintracciare bufale, fake news che la premier ha sapientemente disseminato qua e là, nel tentativo di offrire agli elettori un’immagine del governo e del Paese di gran
Sull’occupazione Meloni presenta i dati a metà
Cominciamo dal capitolo lavoro. La presidente del Consiglio già ieri in un post aveva rilanciato i dati Istat sull’occupazione, freschi di uscita. Anche oggi Meloni seleziona i numeri che più le fanno comodo, quelli che più sostengono la narrazione di un mercato del lavoro florido. “Il dato più significativo per me è l’occupazione, incoraggiante come quello sul potere d’acquisto, e come quello sulla crescita, che per me è uno dei focus principali di questo anno”, ha detto oggi in conferenza stampa.
Il dato a cui si aggrappa Meloni è quello che mostra una riduzione della disoccupazione: a novembre 2025 il tasso di disoccupazione è sceso in effetti al 5,7%, il livello più basso dall’inizio delle serie storiche dell’Istituto partite nel 2004. Un record sicuramente importante, ma che bisogna leggere accanto ad altri due elementi che completano il quadro: il dato mensile sugli occupati (in totale a 24 milioni e 188mila persone) che diminuisce rispetto al mese precedente di 34mila unità; e la quota di inattivi, persone, in gran parte giovani e donne, che non lavorano e che non sono nemmeno in cerca, è arrivata al 33,5% popolazione in età lavorativa, pari a 12,4 milioni di persone.
Il calo di occupati riguarda principalmente donne, dipendenti a termine, lavoratori autonomi e fasce giovanili e intermedie d’età (15-24 e 35-49 anni), mentre cresce l’occupazione per i 25-34enni e resta sostanzialmente stabile per gli uomini, i dipendenti permanenti e chi ha almeno 50 anni. Di conseguenza il tasso di occupazione scende a 62,6% (-0,1 punti). Non proprio un successo.Le deboli giustificazioni sull’aumento dell’età pensionabile
“Sento questo dibattito sull’aumento dell’età pensionabile, però le cose non stanno così. Noi abbiamo fatto esattamente il contrario”. Ha esordito così, Giorgia Meloni, quando le hanno chiesto perché il suo governo abbia abbandonato l’idea di “superare” la legge Fornero sulle pensioni.
Dal 2027, l’età pensionabile crescerà di un mese. Nel 2028, altri due mesi in più. Questa è stata la giustificazione di Meloni: “In Italia esiste una legge che impone ogni tre anni di adeguare l’età pensionabile all’aspettativa di vita. In forza di quella legge, che esiste da prima della Fornero, se noi non fossimo intervenuti in legge di bilancio l’età pensionabile nel 2027 sarebbe aumentata di tre mesi. Noi abbiamo limitato questa previsione automatica, portando quei tre mesi a un mese. Abbiamo evitato un aumento dell’età pensionabile molto più consistente”.
Andando in ordine: sì, c’è una legge che prevede di adeguare l’età pensionabile all’aspettativa di vita. È del 2010, varata dal governo Berlusconi, prima della riforma Fornero. E sì, stando alle norme attualmente in vigore nel 2027 l’età pensionabile avrebbe dovuto salire di tre mesi, invece salirà di un mese.
Detto questo, il governo non ha “evitato” l’aumento di tre mesi. L’ha solo rimandato al 2028. Dopo aver detto più volte che, invece, l’avrebbe cancellato. In generale, la promessa elettorale di “superare” la riforma Fornero è caduta completamente nel vuoto. Meloni si è difesa dicendo che “c’è una legge” che impone questo aumento: forse, dopo tre anni di governo e quattro leggi di bilancio, con una maggioranza che Meloni ha descritto come “una delle più solide in Europa”, il centrodestra quella legge avrebbe potuto cambiarla, volendo. Come aveva
promesso di fare.
La premier ha concluso dicendo che non ci sono “altri provvedimenti particolari” in programma, al momento. Non ha aperto la porta alla possibilità di eliminare del tutto, entro il 2027, l’aumento dell’età pensionabile – come invece hanno fatto la Lega e il ministro dell’Economia Giorgetti. Resta da vedere se, nella prossima legge di bilancio (l’ultima prima delle elezioni), arriverà una mossa elettorale su questo tema.
Le giravolte e il vittimismo su Paragon
Uno dei temi su cui la premier Meloni si è scaldata di più, nel corso delle tre ore di conferenza stampa, è stato il caso Paragon. In apertura la presidente ha citato la questione, dicendo che una relazione del Copasir “ha escluso che Graphite, cioè il sistema fornito da Paragon, sia stato adoperato nei confronti di giornalisti”. Iniziamo subito: è vero, ma quella relazione è di sei mesi fa. Appena una settimana dopo la sua pubblicazione, un’analisi forense ha stabilito che Graphite è stato usato eccome per spiare giornalisti. In particolare Ciro Pellegrino, caporedattore di Fanpage.it.
È stata l’ultima domanda, fatta dal direttore di Fanpage Francesco Cancellato, a suscitare la reazione più forte in Meloni. Invece di spiegare con chiarezza cosa intende fare il governo per chiarire l’accaduto – a quasi un anno dall’inizio della vicenda – la presidente del Consiglio italiano si è lamentata che i suoi “fatti personali” siano finiti “su tutti i giornali”.
“Io non ho trovato la vita di altri scandagliata e buttata sui giornali – o i conti in banca spiati, o i fatti sul padre morto undici anni prima, o sulla situazione patrimoniale della madre, o le
inchieste che ci sono sulle Sos. Ci ho visto le mie. Per cui si figuri se non capisco di cosa sta parlando”, ha detto. E ancora: “I fatti personali non di Cancellato, ma di Giorgia Meloni, sono finiti su tutti i giornali, quindi figuratevi se non sono solidale”.
È quasi inutile sottolineare che lo spionaggio ai danni di un giornalista, effettuato con uno strumento che può essere usato solo da governi e agenzie di intelligence, non è come un’inchiesta giornalistica sulla figura politica più potente del Paese. E che mescolare il tutto, ponendosi come la vittima della faccenda, è stato solo un altro modo per evitare di rispondere davvero alla domanda.
Meloni e il trucco delle percentuali sull’immigrazione illegale
La presidente del Consiglio ha raccontato un’altra bugia parlando del tema sicurezza, citando in particolare un dato sbagliato sull’immigrazione illegale. “Abbiamo diminuito di oltre il 60% gli arrivi degli immigrati illegali, che impattano sulla sicurezza in maniera significativa”, sono state le sue parole. Ma da dove viene esattamente questa percentuale? La presidente del Consiglio sembra averla presa in prestito dal video pubblicato dal ministro dell’Interno Piantedosi, che qualche giorno fa, il 31 dicembre, ha snocciolato i dati correlati al contrasto dell’immigrazione illegale. Così come aveva fatto il titolare del Viminale, la capa del governo cita quella percentuale, come se fosse la dimostrazione del fatto che le politiche sul contenimento dell’immigrazione stanno portando risultati sostanziali.
Per capire quanto queste affermazioni di discostino dalla verità basta leggere le dichiarazioni di Piantedosi: “Gli sbarchi sono diminuiti in modo netto: -58% nel 2024 rispetto all’anno
precedente, e lo stesso andamento si registra anche quest’anno. Un cambio di passo evidente rispetto agli anni degli arrivi incontrollati”.
Dunque, dove sta il trucco, l’artificio retorico? Il ministro ha cercato di far passare la riduzione del 58% come un “andamento”, come una tendenza, lasciando intendere che lo stesso calo avvenuto nel 2024 si può osservare nel 2025. Ma non è così: ci sono stati 66.296 i migranti irregolari approdati via mare sulle coste italiane nel 2025, ma la riduzione rispetto al dato dell’anno precedente è appena dello 0,48%, non certo del 58%, come sembrano voler dire Piantedosi e Meloni.
Nel 2024 infatti di arrivi di migranti se ne sono registrati 66.617, con un calo rispetto al 2023 del 57,95% (allora gli approdi furono 157.651). A ben guardare quindi non c’è nessun “andamento”, e se Meloni voleva sottolineare quel traguardo del 58% avrebbe dovuto per completezza specificare che si trattava di un dato vecchio, del 2024. Nell’ultimo anno invece il numero degli sbarchi si è mantenuto pressoché identico a quello dell’anno precedente, con una lievissima flessione. La premier se ne sarà accorta, oppure ha volutamente omesso di indicare la finestra temporale di riferimento di quel 60% di cui si è vantata oggi?
Dopo Crans-Montana Meloni vuole vietare le scintille nei locali al chiuso, ma si dimentica dei ministri del suo governo…
E per chiudere, Meloni si è doverosamente soffermata sulla tragedia di Capodanno di Crans-Montana, su cui l’avvocatura dello Stato “su mandato della presidenza del Consiglio si è messa in contatto per seguire le indagini con la procura elvetica e
con la procura di Roma, che ha aperto a sua volta un fascicolo”, ha spiegato la premier. In questo caso il peccato veniale di Meloni non è una vera e propria bugia, ma una piccola omissione.
Dopo aver promesso vicinanza e assistenza alla famiglie delle vittime, la premier ha assicurato che norme italiane sono più stringenti di quelle svizzere, per cui difficilmente potrebbe verificarsi nel nostro Paese una strage di portata simile a quella del locale Le Constellation. Nonostante questo la premier ha detto che il governo potrebbe decidere di vietare nei locali al chiuso “l’uso di scintillii sulle bottiglie che è un elemento che può essere pericoloso. Avendo imprenditori abilissimi io penso che possano trovare altri 1000 modi di festeggiare senza rischiare che un locale vada a fuoco. Ho letto qualche giorno fa di un piccolo incendio in un locale in Molise, quindi è una riflessione da fare insieme”.
Meloni si riferisce all’utilizzo di bottiglie con scintille e fontane luminose, che probabilmente hanno in questo caso provocato le fiamme. L’idea di vietarle era venuta già alla ministra del Turismo Daniela Santanchè, che ospite della trasmissione “Dritto e rovescio” su Retequattro ha lanciato un appello, invitando a “smettere di usare gli scintillii al chiuso e di usare quelli a led”.
“Lo dico a tutti coloro che in Italia si occupano di locali da ballo, di intrattenimento, di lounge bar: smettete di usare gli scintillii alle bottiglie al chiuso. Non c’è ancora una norma – aveva detto la ministra – però anche in segno di rispetto e di responsabilità, ci sono le bellissime scintille a led che non provocano incendi”. Ma quello che Santanchè e la presidente del Consiglio fanno
finta di non ricordare è che proprio al Twiga, locale di proprietà di Santanchè fino al 2022 (ha venduto la sua quota al compagno Dimitri Kunz e a Flavio Briatore per evitare conflitti di interesse) questo tipo di effetti pirotecnici si sono sempre utilizzati, anche nelle zone al chiuso.
Certo, nessuna legge lo impedisce e quelle bottiglie teoricamente sono consentite dalla legge, ma prima di richiamare gli imprenditori italiani, Santanchè dovrebbe rivolgere l’attenzione verso un locale che conosce molto bene, e che peraltro è stato frequentato in passato anche dalla stessa Meloni.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Gennaio 9th, 2026 Riccardo Fucile
QUESTO IL BILANCIO ATTUALE… E ALBERTO TRENTINI E’ SEMPRE IN CARCERE
La denuncia dell’Ong venezuelana: «La mancanza di trasparenza di Caracas è un
ulteriore maltrattamento delle famiglie». Tra i primi liberati anche gli italiani Luigi Gasperin e Biagio Pilieri
Sono soltanto dieci, tra cittadini venezuelani e stranieri, i detenuti liberati dalla carceri del Paese caraibico dopo l’annuncio del governo.
La denuncia arriva dall’ong venezuelana Giustizia, Incontro e Perdono, che parla di circa mille prigionieri ancora in attesa di essere rilasciati. «La mancanza di trasparenza delle autorità, che non hanno pubblicato ufficialmente un elenco delle persone che saranno liberate, costituisce un ulteriore maltrattamento delle famiglie», spiega all’Ansa Marino Alvarado, avvocato e difensore dei diritti umani. Secondo gli attivisti, il processo di rilascio dei prigionieri sarà graduale e continuerà con ogni probabilità nel weeken
Biagio Pilieri è libero
Tra i primi detenuti liberati in Venezuela c’è anche il politico e giornalista italo-venezuelano Biagio Pilieri, che ha potuto riabbracciare i propri cari dopo oltre 16 mesi di detenzione a Caracas. Arrestato il 28 agosto del 2024, la sua uscita dalla prigione dell’Elicoide avviene nell’ambito di una serie di rilasci di prigionieri politici decisi dalle autorità venezuelane, che hanno anche visto la liberazione di altri detenuti stranieri. Tra questi l’imprenditore Luigi Gasperin, mentre si attendono buone notizie anche su Alberto Trentini. Pilieri aveva vissuto in carcere un lungo periodo di isolamento.
La liberazione
L’italo-venezuelano è stato rilasciato insieme a Enrique Marquez, l’ex candidato dell’opposizione venezuelana che si contrappose a Nicolàs Maduro nelle presidenziali del 2024. «È tutto finito ora», le parole di Marquez in un video realizzato da
un giornalista locale che mostra il politico e la moglie, insieme con Pilieri. Quest’ultimo, 60 anni, liberato dopo un anno e 4 mesi di detenzione in Venezuela, è figlio di siciliani emigrati in Sud America. Ha il doppio passaporto italo-venezuelano ed è un giornalista e politico. Si è battuto negli ultimi anni per denunciare la chiusura di organi di informazione, la censura e altri problemi dell’editoria locale. Pilieri è anche leader del partito Convergenza, fondato nel 1993. Arrestato a Caracas il 28 agosto 2024, da allora è stato rinchiuso nell’Helicoide, una tra le carceri più dure del Venezuela, senza la possibilità di comunicare con nessuno. L’accusa era di terrorismo e tradimento della patria.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Gennaio 9th, 2026 Riccardo Fucile
SULLO SPIONAGGIO SUBITO DAI GIORNALISTI LIQUIDA IL TEMA E POI DICE CHE LA VERA VITTIMA E’ LEI
Giorgia Meloni ha parlato per due volte del caso Paragon, nel corso della sua
conferenza stampa di inizio anno. La prima, replicando al presidente dell’Ordine dei giornalisti, ha detto che il Parlamento avrebbe già “escluso che Graphite, cioè il sistema fornito da Paragon, sia stato adoperato nei confronti di giornalisti”. La seconda, rispondendo stavolta al direttore di Fanpage.it Francesco Cancellato (uno dei giornalisti vittime di
spionaggio), ha alzato i toni e ha girato la questione su se stessa: “I fatti personali non di Cancellato, ma di Giorgia Meloni, sono finiti su tutti i giornali”.
Nel primo caso, si tratta di un’informazione fuorviante: la relazione parlamentare del Copasir è di giugno 2025 e da allora altre analisi hanno chiarito che sì, dei giornalisti sono stati spiati con Graphite. La seconda risposta, invece, è stato un attacco del tutto scollegato dalla questione. In nessuna delle due la premier ha detto davvero come si sta muovendo l’esecutivo.
La difesa dietro la relazione del Copasir, ormai superata
Il caso Paragon “è stato oggetto di un lungo lavoro del Copasir, che con la relazione del giugno 2025 ha escluso che Graphite, cioè il sistema fornito da Paragon, sia stato adoperato nei confronti di giornalisti”, ha detto Meloni all’inizio della conferenza. Si è preoccupata di sottolineare: “È una relazione che è stata votata all’unanimità”.
Dalla relazione del Copasir “non risulta” che il direttore Cancellato fosse stato “sottoposto ad alcun tipo di attenzione” da parte dei servizi segreti italiani con Graphite. In più non c’erano “richieste di autorizzazione” a sottoporlo a intercettazioni nella Procura generale della Corte d’appello di Roma. Questi sono i passaggi a cui fa riferimento Meloni.
Peccato che quella relazione sia stata pubblicata il 5 giugno del 2025. E che appena una settimana dopo siano emerse nuove informazioni che hanno cambiato le cose. Su tutte, un rapporto tecnico che dimostra che Ciro Pellegrino, giornalista di Fanpage.it, è stato spiato proprio con Graphite. Del caso di Pellegrino il Copasir non si è occupato, così come dei molti altri
spiati con strumenti Paragon che sono venuti fuori da allora.
Meloni ha scelto con molta attenzione le sue parole: sì, la relazione del Copasir di oltre sei mesi fa aveva detto che Graphite non era stato usato contro giornalisti. Ma poi quella relazione è stata superata dai fatti, più e più volte. Di questo presidente del Consiglio ha scelto di non parlare.
Meloni non risponde alle domande: “Miei fatti personali finiti sui giornali, non quelli di Cancellato”
Il tema di Paragon è tornato nell’ultima domanda della conferenza stampa, quando la giornalista dell’Espresso Susanna Turco ha ceduto parte del suo tempo al direttore Cancellato, che ha chiesto: “Cosa ha fatto e cosa intende fare il governo per venire a capo di questa situazione?”.
La premier ha iniziato ribadendo in modo vago: “Il governo sta offrendo tutta la sua disponibilità e tutte le risposte che può dare per aiutare ad arrivare alla verità su questo tema”. Poi, però, si è scaldata.
“Io non ho trovato la vita di altri scandagliata e buttata sui giornali – o i conti in banca spiati, o i fatti sul padre morto undici anni prima, o sulla situazione patrimoniale della madre, o le inchieste che ci sono sulle Sos. Ci ho visto le mie. Per cui si figuri se non capisco di cosa sta parlando. Si figuri se non capisco di cosa sta parlando”, ha detto con tono duro.
Meloni, insomma, ha paragonato lo spionaggio subito da giornalisti, attivisti, imprenditori e comunicatori politici a quelle che, in alcuni casi, sono solo inchieste giornalistiche effettuate sulla leader del governo. E ha insistito: “Mi pare chiaro che in Italia ci siano dei problemi da questo punto di vista. Escono
nell’inchiesta sui dossieraggi, in quella su Equalize, nella vicenda di Paragon. C’è un problema”.
Ha poi aggiunto un attacco a Cancellato: “O voi state sostenendo la tesi che io mi sono messa a spiare anche i miei conti in banca…oppure forse bisogna fare attenzione alle accuse. Lo dico anche al direttore Cancellato, che da mesi accusa implicitamente il governo”.
E ha concluso tornando a sostenere di essere la vittima principale della vicenda: “Qui se c’è un fatto che conosciamo è che i fatti personali non di Cancellato, ma di Giorgia Meloni, sono finiti su tutti i giornali, quindi figuratevi se non sono solidale e non capisco di cosa state parlando”. Anche questa volta, perciò, non è arrivata nessuna risposta concreta su cosa intenda fare il governo per chiarire le ombre del caso Paragon.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Gennaio 9th, 2026 Riccardo Fucile
SIGNIFICA CHE QUALCUNO HA PERSO IL POSTO
Il tasso di disoccupazione, sceso a novembre al minimo storico in Italia del 5,7%, fa esultare il governo. «Dato senza precedenti, al di sotto della media Ue e dell’area euro. Cala anche la disoccupazione giovanile. Un grande risultato del Paese».
Così commenta Marina Calderone, ministra del Lavoro. Trascurando però di aggiungere che nello stesso mese calano gli occupati e salgono gli inattivi che il lavoro non ce l’hanno e non lo cercano.
Una specie di travaso, visto che i 72mila inattivi in più equivalgono più o meno ai 34mila occupati e ai 30mila disoccupati in meno.
Significa che qualcuno ha perso il posto e qualcun altro è troppo scoraggiato per trovarne uno nuovo. Non un bel risultato. Gli inattivi in Italia sono in totale 12 milioni e 440mila, pari al 33,5% della forza lavoro. Un milione e mezzo tra 25 e 34 anni, ben due milioni tra 35 e 49 anni, altri 4 milioni e 200mila tra 50 e 64 anni.
Avere oltre un terzo di inattivi è un altro record dell’Italia in Europa. Di cui però nessuno sembra occuparsi. Vero è che in tre anni di governo Meloni, tra novembre 2022 e novembre 2025, gli inattivi sono calati di 289mila, un punto percentuale in meno. Mentre gli occupati sono cresciuti di quasi un milione (952mila per l’esattezza).
Ma dov’è cresciuta questa occupazione? E dove sono calati gli inattivi? Tutto e solo in un’unica fascia di età. Gli over 50 contano un milione e 166mila occupati in più, di cui 250mila addirittura over 65. Gli inattivi tra gli over 50 sono scesi di 286mila, coprendo quasi tutto il calo di questa categoria. Le altre fasce di età, soprattutto giovani e intermedie, invece soffrono.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »