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TRUMP: “GROENLANDIA , L’OPZIONE MILITARE E’ SUL TAVOLO”

Gennaio 7th, 2026 Riccardo Fucile

IL TENTATIVO DI APPOGGIARE GLI INDIPENDENTISTI, IN SUBORDINE L’AZIONE MILITARE

Non un’invasione ma un acquisto. Anche se l’opzione militare è sul tavolo. A parlare delle intenzioni del presidente Donald Trump sulla Groenlandia è stato il segretario di Stato Marco Rubio in un briefing di alti funzionari dell’amministrazione alla leadership del Congresso sull’operazione per catturare il presidente venezuelano Nicolás Maduro e sui piani dell’amministrazione per il futuro del paese. Anche se nel frattempo la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt dice che l’uso dell’esercito «rimane un’opzione sul tavolo». E quindi gli Stati Uniti muoveranno guerra a un paese Nato come la Danimarca? Oppure compreranno la Groenlandia anche se Copenaghen non vuole venderla?
Comprare la Groenlandia
L’idea dell’acquisto è sul tavolo dal 2019. Ovvero dalla prima volta che Trump disse in pubblico che voleva comprare la Groenlandia. Era l’epoca del suo primo mandato. E c’è un piano, dice l’Economist. Secondo il quale Washington offrirebbe a Nuuk un Cofa – Compact of Free Association (Trattato di Libera Associazione), un’intesa che gli Stati Uniti hanno già in vigore con alcuni piccoli paesi del Pacifico. Cos’è il Cofa? Si tratta di un accordo internazionale con un paese sovrano. Washington garantisce piena autonomia negli affari interni e lo riconosce come indipendente. Assumendosi gli oneri per la difesa.
Sicurezza in cambio di autonomia
In cambio installa nel paese basi militari. Oggi accordi simili
sono in vigore con Micronesia, Isole Marshall e Palau, ex territori sotto amministrazione fiduciaria americana dopo la Seconda Guerra Mondiale; risalgono alla seconda metà degli anni Ottanta. Ma oggi firmare quell’accordo sarebbe giuridicamente impossibile, dice La Stampa: «La Groenlandia non è uno Stato sovrano, ma parte del Regno di Danimarca», spiega al quotidiano l’esperta di governance internazionale Ekaterina Antsygina, Universität Hamburg.
(da agenzie)

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LE MOSSE DI MELONI TRA REALISMO E PURO VASSALLAGGIO

Gennaio 7th, 2026 Riccardo Fucile

SEMPRE PIU’ SERVI DI TRUMP

Velocissima, Giorgia Meloni ha reso nota la sua valutazione pochissimo tempo dopo il successo della “operazione militare speciale” (sic) di Donald Trump contro il corrotto presidente del Venezuela Nicolás Maduro.
In Venezuela, ha scritto, il presidente Usa ha effettuato «una azione difensiva legittima» contro «un regime mai riconosciuto». Dunque, non ci sarebbe stata nessuna violazione del diritto internazionale, nessuna lacerazione della sovranità nazionale del Venezuela, nessuna inaccettabile interferenza nella politica interna dello stato latino-americano.
L’interpretazione di Meloni
Un regime autoritario non riconosciuto deve sapere, se si concorda con l’interpretazione Meloni, che è inevitabilmente esposto a interventi dall’esterno. Deve prenderne atto e con lui di conseguenza anche gli altri protagonisti politici dovranno essere pienamente consapevoli che il non riconoscimento spalanca finestre di opportunità a qualsiasi eventuale incursione da fuori. Taiwan, de te fabula narratur.
La presidente del Consiglio italiana non ha mai nascosto che vuole avere e mantenere un rapporto molto stretto e privilegiato con Trump. Questi la ha regolarmente omaggiata e ricompensata con dichiarazioni gratificanti, al limite dell’imbarazzo, e con
numerose photo opportunities. A sua volta, ripetutamente, Meloni ha sottolineato che il suo obiettivo politico di fondo consiste nel proporsi e fungere come pontiera fra l’Unione europea e la Casa Bianca. I risultati concreti, per l’Unione e per l’Italia, del pontieraggio meloniano sono difficili da soppesare, ma le buone intenzioni del governo italiano non sono certamente sfuggite negli ambienti che contano vicino a Trump.
Poi, naturalmente, contano anche altri fattori nella scelta di Meloni di non prendere mai le distanze dal presidente Usa. Tecnicamente, i Maga sono sovranisti per eccellenza. Di qui, incidentalmente, non poche perplessità nella base trumpista, ma non soltanto, sulla opportunità (non sulla legittimità, quel che decide Trump è automaticamente legittimo) dell’incursione in Venezuela. Invece, non si è manifestata nessuna perplessità di Meloni e dei suoi perfettamente allineati portavoce. Quando si presenta l’occasione, e l’autoritarismo di Maduro la offriva su un piatto di petrolio pregiato, bisogna prenderla al volo: sfruttabile e giustificabile.
La premier realista?
Messa in conto una posizione diversa, molto diversa, ma non limpida e non fortissima, dell’Unione europea, Giorgia Meloni riesce ad apparire concreta e realista. No, il problema Venezuela non è sparito, ma, l’Ue non ha mai saputo affrontarlo, mentre Trump ha quantomeno risolto il problema Maduro.
Non c’è nessuna indicazione che Trump voglia incoraggiare una transizione democratica, ma, sostengono granitici i meloniani,
buona parte delle sinistre italiane ha mostrato un’alta soglia di tolleranza per i populismi “progressisti” (troppo vero). D’altronde, se si ponesse l’obiettivo della democraticità del regime, con quale credibilità Meloni, Tajani e molti ministri italiani potrebbero affermare la bontà, la rilevanza e l’efficacia del Piano Mattei con i governanti africani non-democratici?
L’intervento venezuelano di Trump, le sue minacciose parole rivolte alla Groenlandia, a Cuba, che cadrà da sola (ma l’elettorato del segretario di Stato Marco Rubio scalpita per fornire più che un aiutino), e, diversamente, alla Colombia e al Messico, senza dimenticare il Canada, significano che il tycoon immobiliarista non è interessato alla (ri)costruzione di un nuovo ordine (meno che mai liberale) internazionale.
A questo immane compito, la presidente del Consiglio non sembra disponibile a dedicare la sua attenzione. L’Unione europea ha posizioni sfumate, tutte da affinare e da rendere più incisive e perseguibili. Dal canto suo, Meloni pensa che solo Trump ha abbastanza potere, se non per fare ordine, per tenere sotto controllo il disordine. Per non subire contraccolpi meglio non criticarne le mosse. Ma il dopo-Trump, è il mio empio desiderio, potrebbe non essere molto lontano.
(da editorialedomani.it)

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IL FISICO PREMIO NOBEL PARISI: “QUESTA RIFORMA DANNEGGIA LA GIUSTIZIA, TORNO A FARE POLITICA”

Gennaio 7th, 2026 Riccardo Fucile

“IL VOTO POPOLARE MI INTERESSA MOLTISSIMO, IN GIOCO E’ L’AUTONOMIA DI TUTTI I MAGISTRATI E LA NOSTRA COSTITUZIONE”

Il suo è un ritorno. «Ho fatto politica attiva dal 2006 al 2012, prima con i comitati per Romano Prodi e poi sono stato tra i fondatori di Sinistra ecologia e libertà. Dopo mi sono occupato di problemi legati alla scienza, ma adesso sento il dovere di impegnarmi di nuovo». Il premio Nobel per la fisica, Giorgio Parisi, ha aderito al comitato “Società civile per il No” al referendum sulla riforma della giustizia.
A coinvolgerlo è stato il presidente Giovanni Bachelet: «Ci conosciamo da tantissimo tempo — dice — è un bravissimo fisico».
Perché uno scienziato ha deciso di impegnarsi in questa battaglia?
«Prima di essere uno scienziato sono un cittadino. E come cittadino questa battaglia mi interessa moltissimo perché penso che il punto fondamentale sia essenzialmente difendere l’indipendenza della magistratura».
Quali punti non condivide della riforma che prevede la separazione delle carriere tra giudici e pm?
«I romani avevano il principio dividi et impera e con questo principio hanno dominato mezza Europa. Un Consiglio superiore della magistratura diviso a pezzi è infinitamente più debole di un singolo consiglio più grande e anche più facilmente scalabile. Anche la scelta del sorteggio cerca di evitare che nel Consiglio superiore della magistratura ci siano persone di prestigio. Al contrario persone scelte a caso sono più facilmente influenzabili. Questo sarà l’unico caso in Italia in cui i rappresentanti di un gruppo vengono sorteggiati. Se per esempio i parlamentari vengono votati e non sono scelti a caso, un motivo ci sarà».
I comitati per Sì vi accusano di politicizzare il referendum e di far politica. Sottotraccia lavorate per dare una spallata al governo?
«Penso che non sia così. Penso che i cittadini debbano votare per la Costituzione perché la Costituzione è qualcosa che resta. Che durerà molto di più di questo governo perché questo esecutivo entro un anno e mezzo andrà a casa quando la legislatura finirà. Inoltre il governo sopravviverà benissimo a questo referendum, qualsiasi sia l’esito, pertanto non ha senso utilizzarlo per una spallata. Il referendum ha uno scopo ben preciso».
Come risponde, quindi, a chi definisce “truffaldina” la tesi secondo cui i magistrati, con questa riforma, verrebbero assoggettati alla politica?
«Questa riforma ha lo scopo politico di indebolire la magistratura. Noi ci schieriamo in difesa della sua indipendenza affinché i magistrati possano continuare a indagare anche i politici, che non devono ritornare a essere una casta di intoccabili. È una riforma che non mette completamente fine
all’indipendenza della magistratura ma la indebolisce: questo è chiaramente il motivo per cui la legge è stata fatta».
Non c’è il rischio per una personalità come la sua di finire per essere associata ai magistrati in questo scontro con la politica?
«È una legge che non riguarda solo la magistratura ma l’equilibrio dei poteri dello Stato. È giusto intervenire perché non credo che quelli che sono favorevoli al Sì, si pongano il problema di essere troppo vicini ai politici».
Vede il rischio di un’affluenza bassa che possa sfavorire il No?
«L’affluenza non sarà altissima, ma spero che complessivamente quelli che sono per bocciare la riforma vadano in massa a votare proprio perché è importante difendere la divisione dei poteri dello Stato».
Quindici giuristi stanno raccogliendo le firme per presentare una nuova richiesta di referendum ma il governo potrebbe non attendere che venga depositato il quesito e fissare la data del voto. Sarebbe una forzatura contro cui farete battaglia?
«Mi fido di quello che deciderà il presidente della Repubblica».
Ha in programma comizi in questa campagna referendaria? Parteciperà a convegni per spiegare le ragioni del No?
«Il mio impegno è nel rispondere e parlare con le persone. Non farò comizi perché temo di non essere la persona più adatta, ma farò tutto quello che servirà».
(da repubblica.it)

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QUELLA COMMEDIA IN SCENA A CARACAS

Gennaio 7th, 2026 Riccardo Fucile

TRA CONVERSIONI, RITRATTAZION I, TRADIMENTI E BUGIE… IL PROCESSO A MADURO NE FARA’ UNA VITTIMA

Conversioni, ritrattazioni, apostasie, tradimenti, zig zag, incantamenti, bugie, escandescenze plateali: che balzana commedia umana si recita da due giorni nel Palazzo di Caracas in un gran limbo della informazione e della deformazione.
Un cambio di regime con forte puzzo di zolfo e niente aroma di incenso. Quel guastamestieri di Trump, demolitore di ogni tradizione di garbo, becchino del diritto internazionale qualificato ormai come esperimento fallito, ha un merito: le sue azioni sanno metter sulla strada che conduce a vedere tutto quello che c’è di posticcio, di falso e di equivoco in alcuni angolini del mondo.
Ora ci sono personaggi pirandellianamente alla ricerca di una maschera, consapevoli che corrono il rischio, indossando quella sbagliata, di finire sulle bancarelle nel reparto della frusaglia a prezzo fisso. O peggio in galera.
Miguel Maduro: caudillo spietato o rivoluzionario calunniato o banalmente narcotrafficante. Forse le tre cose insieme. Che guaio. Sul fatto che sia un tipo periferico di gran mascalzone, prima che fosse “tradotto” in carcere da sbirri di altissima qualità, pare addirittura gli stessi che diedero la caccia a Bin Laden (entrambi con taglia americana milionaria, segno inequivocabile di grandezza), si assemblava una certa uniformità di occidentale consenso. Maneggiava gli affari del suo Paese certamente con dovizia di vergognosi ripieghi, il raggiro, l’intrigo, le soppiattezze poliziesche, parassitismi praticati con fermezza addirittura eroica. che fosse come si dice “di sinistra”seduceva però i più irriducibili quaresimalisti dei tempi ahimè defunti del “pueblo unido”. Insensibili, costoro, al fatto che lui mettesse grande perizia nell’impegno di tenere milioni dei suoi compatrioti lontano dalle tentazioni del benessere.
Nel fronte dei “cattivi” menapopoli Iran, Russia, Cina trovava comode sponde. Adesso però che il Gringo numero uno gli ha fatto il favore di trasformarlo comunque in prigioniero politico gli si offre una ghiotta possibilità, ribaltare il copione e diventare da accusato accusatore. Insomma careggiarsi da nuovo Castro sudamericano! Ma per questa complessa anabasi deve dimostrare che può attingere alle sue remote origini, la teologia della liberazione, il chavismo ante marcia. In fondo qualsiasi truffa politica, come quelle care al codice penale, per avere successo richiede un nucleo di verità.
Si tenta talora un paragone tra lui e Noriega, altro boss latino-americano prelevato manu militari dagli Stati Uniti e morto da galeotto. Ma “Faccia d’Ananas” era comparsa da cronaca nera, una canaglia a libro paga, guarda un po’!, della Cia. Aveva deciso di mettersi in proprio e per questo fu punito dai suoi datori di lavoro.
Noriega a processo poteva soltanto sperare in qualche arzigogolo pandettistico, le colpe le conoscevano a menadito i suoi capiufficio di Washington, gli stessi che lo processavano. Che purtroppo ora trovavano tutto l’interesse, molto egoistico, di toglierlo dal mercato. Noriega era spacciato. E lo sapeva lui per primo.
Maduro ha la possibilità di attuare la strategia del processo politico, ovvero rovesciare le parti, diventare accusatore dei suoi accusatori. Il fisico del ruolo, baffoni staliniani, occhi che mandano fiamme, oratoria da barricata sindacale, tutta esclamazioni, invettive, slogan, grida. Qualche avvisaglia l’ha già data proclamandosi prigioniero di guerra. Ma siamo solo ai preliminari. Quando inizieranno le udienze (sempre che prudentemente gli americani non dispongano le porte chiuse, ovviamente per ragioni di sicurezza nazionale), allora potrà negare al tribunale il diritto di processarlo perché vittima di un sequestro di persona. In verità la guerra venezuelana di Trump, sempre avvolta di smargiassate e abissi scuri, gli offre spunti stuzzicanti. Può accreditarsi come l’ennesima vittima delle prevaricazioni dei nordamericani e diventare voce della rabbia dell’America Latina. Sarà lui a processare Trump, l’imperialista, il dittatore planetario e i suoi fondacci melmosi e non viceversa. Forse è un aspetto che alla Casa Bianca non hanno considerato. Un processo è sempre un rischio. È una tribuna, un palco di comizio, una offerta di lotta. Può creare fatti mitologici contro cui non valgono né le prove né il buon senso. Anche se la sentenza è già stata scritta. Ma non si sa mai. Ma le annunciate prove dei legami con i narcos, i supertestimoni? Insinuazioni, sospetti, false notizie… questo processo è un atto politico, non una udienza di pretura. I popoli del subcontinente sono mogi, si obbietta, limati da decenni di liberismo omicida e di populismo sgangherato. Prudenza. Se trovano un eroe anche ambiguo e pieno di macchie vedrete che riempiranno le piazze: nordamericani maledetti, a casa!
Per sostenere questa parte occorre però che Maduro sia, come racconta lui, un rivoluzionario, che ne abbia la stoffa e ingegno e forza d’animo… cosa di cui ci sono finora motivi per dubitare. Cj ha sempre dato l’idea di un tipo furbo ma primitivo. Per entrare nella parte avrebbe bisogno del francese Jacques Vergés, l’avvocato dei dittatori. Passato alla storia non solo penalistica come l’avvocato del diavolo.
(da lastampa.it)

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“BEFANA”: IL SINDACO DI TRIESTE INSULTA ELLY SCHLEIN. COSA ASPETTANO MARINA BERLUSCONI E TAJANI A CACCIARLO DA FORZA ITALIA?

Gennaio 7th, 2026 Riccardo Fucile

UN PARTITO “MODERATO E LIBERALE” A PAROLE NON HA IL CORAGGIO DI ESPELLERE UN SOGGETTO DEL GENERE… LE REAZIONI DELL’OPPOSIZIONE

“Tanti auguri Befana”. Nel giorno dell’Epifania il sindaco forzista di Trieste Roberto Dipiazza, recidivo, ha pensato bene di postare sui social un fotomontaggio per insultare la segretaria del Pd Elly Schlein. Immediata la reazione contro il primo cittadino che solo poche settimane fa era stato criticato per una frase sessista rivolta a una consigliera comunale (“Non mi sono mai fatto comandare da una donna”).
“È davvero grave il gesto compiuto dal sindaco di Trieste Dipiazza. Un sindaco, che rappresenta le istituzioni, in un giorno come questo, con le salme dei ragazzi morti a Crans Montana appena arrivate in Italia, non trova di meglio che insultare e offendere la segretaria del Pd”.
Così i presidenti dei gruppi parlamentari del Pd di Senato e Camera Francesco Boccia e Chiara Braga e il capo delegazione dem a Bruxelles Nicola Zingaretti. “Un sindaco non nuovo a comportamenti sessisti e offensivi nei riguardi delle donne e che con questo gesto, fatto con la convinzione di risultare simpatico, mostra tutta la grettezza, la volgarità e la miseria di una cultura di destra in cui la denigrazione dell’avversario politico è abituale.
Ci auguriamo che il sindaco di Trieste al più presto chieda scusa alla comunità del Pd e alla sua segretaria. E ci aspettiamo che dai partiti che sostengono Dipiazza, anche a livello nazionale, a partire da Giorgia Meloni, ci sia una pronta presa di distanza”, continuano.
Interviene anche la deputata Elisabetta Piccolotti (Avs): “Da genitore cerco di insegnare ogni giorno a mio figlio che è importante avere rispetto delle persone. A 12 anni mi pare che abbia già capito che non si devono mai deridere i propri compagni e le proprie compagne per le loro caratteristiche fisiche, per la loro cultura, religione e identità di genere. Sa che il bullismo può fare molto male e che i bulli sono persone deboli e fragili, con problemi che vanno affrontati insieme alle famiglie e agli psicologi. Oggi gli ho dovuto spiegare anche che può capitare che persone con questo tipo di problemi vengano eletti alla carica di sindaco di Trieste. Ci è rimasto un po’ male, ma sono riuscita comunque a non fargli perdere fiducia nella democrazia spiegandogli che i cittadini possono scegliere una persona più dignitosa la prossima volta. La nostra solidarietà a Elly Schlein”.
Attacca la segretaria del Pd di Trieste Caterina Conti: «Non è satira. Non è ironia. E’ mancanza di rispetto. Un gesto sessista, volgare e indegno di chi ricopre un incarico pubblico, che usa il body shaming come arma politica. Chi dovrebbe rappresentare tutti i cittadini sceglie invece di insultare e basta. E non fa ridere nessuno».
“È difficile non restare colpiti dal livello di caduta di stile raggiunto dal sindaco di Trieste Dipiazza. che “oggi sceglie di trasformare la leader dell’opposizione in una ‘befana’ per fare satira di bassa lega sui suoi canali ufficiali”. Lo dichiara, in una nota, il gruppo del Partito democratico al Consiglio regionale del Lazio.
“Non è questione di appartenenza politica, ma di rispetto delle istituzioni e delle persone. Un sindaco rappresenta una comunità intera: ricorrere a stereotipi sessisti e a immagini denigratorie non è solo di cattivo gusto, è un impoverimento del dibattito pubblico. I triestini – e il paese – meritano molto di più”, conclude il gruppo del Pd Lazio.
Nella polemica interviene anche il direttore del TgLa7 Enrico Mentana che ha condiviso il post aggiungendo: “Ma come può permettersi il sindaco di una città gloriosa e importante di postare i suoi auguri dando il volto della leader di un partito suo avversario alla Befana?”.
(da agenzie)

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PESSIMISMO E SFIDUCIA, IL 2026 PER GLI ITALIANI SARÀ UN ALTRO ANNO DI MERDA: GLI ABITANTI DELLA PENISOLA LA VEDONO NERISSIMA PER IL FUTURO E PREVEDONO DI TAGLIARE LA SPESA IN VIAGGI, RISTORANTI E ABBIGLIAMENTO

Gennaio 7th, 2026 Riccardo Fucile

GLI UNICI CONSUMI CHE CRESCERANNO SONO QUELLI DI NECESSITÀ (BOLLETTE, CARBURANTE, SALUTE E CIBO) – I LEADER PIÙ AMATI? SANCHEZ, STARMER E IL DITTATORE CINESE XI JINPING

Preoccupazione, è la prima parola scelta da oltre un terzo degli italiani per definire l’anno che verrà, e viaggia di pari passo con l’insicurezza. Più gli italiani guardano allo scenario nazionale e internazionale, più la tensione sale e ammanta di negatività le aspettative.
Secondo il Rapporto Coop 2025, questo cattivo umore orienta negativamente anche le previsioni sull’andamento dei mercati finanziari, e non invoglia a mettere nella lista dei desideri un figlio (solo il 12% fra i 18-44enni lo fa).
Previsioni pessimistiche anche sulle prospettive economiche. Gli intervistati prevedono nel 2026 una crescita del Pil prossima allo zero. «In un simile contesto – si legge nel rapporto – difficile ipotizzare un qualche dinamismo dei consumi».
La minima crescita dei consumi è legata quasi esclusivamente ai consumi di necessità. Si pensa di dover spendere di più in bollette (32%), carburante (22%), salute (21%) e cibo (20%).
I maggiori tagli avverranno alla voce “viaggi fuori dall’Europa” (-30%) e “pranzi e cene al ristorante” (-30%), ma si taglierà anche negli acquisti per l’abbigliamento (26%).
Sulla lista dei risparmi anche gli elettrodomestici e gli smartphone. Migliora invece il proposito di acquistare un’auto nuova nel 2026: dal 19% del 2025 si passa al 23%.
Trasferirsi all’estero, cambiare lavoro, dedicarsi di più alla propria formazione rimangono anche nel 2026 nel cassetto dei sogni. Proprio per quel che concerne il mercato del lavoro si vede nero: il 43% degli intervistati non ha fiducia.
Il campione preso in considerazione da Coop vede nel premier spagnolo e segretario del partito socialista Pedro Sánchez il leader mondiale che si distingue in modo più positivo.
Sánchez ha ottenuto il 65% dei giudizi positivi staccando di 8 punti percentuale il premier laburista britannico Keir Starmer (47%) e a sorpresa sul podio spunta il presidente cinese Xi Jinping (43%).
I leader mondiali più detestati, quanto a giudizi negativi, sono Benjamin Netanyahu, Donald Trump e Vladimir Putin. Ma il popolo di Coop non ha ama neanche il premier ucraino Volodymyr Zelensky(
(da La Stampa)

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INFLUENZA, IL PEGGIO DEVE ANCORA VENIRE L’EPIDEMIA È IN CRESCITA IN TUTTA ITALIA E IL PICCO È ATTESO ENTRO LA PRIMA METÀ DI GENNAIO

Gennaio 7th, 2026 Riccardo Fucile

A SPEDIRE 816MILA A LETTO NELL’ULTIMA SETTIMANA È LA VARIANTE “K” CHE, NEI CASI PIÙ GRAVI, SFOCIA IN POLMONITE IMPEGNATIVA, SOPRATTUTTO TRA I GIOVANI

La variante K del virus A H3N, che domina la stagione influenzale in corso, sta colpendo duro gli italiani, trasformandosi in diversi casi in polmoniti pesanti, che investono sempre più i giovani. “L’epidemia è in crescita in tutta Italia e il picco è atteso nelle prossime settimane, entro la prima metà di gennaio”, conferma l’epidemiologo Giovanni Rezza, professore di Igiene all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, già direttore generale Prevenzione del ministero della Salute e direttore del Dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità.
Il dato che impensierisce gli esperti è questo: a fine dicembre il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità ha registrato oltre 816mila casi di sindromi respiratorie acute, quasi 100mila in più rispetto alla settimana precedente. E oltre il 40% delle infezioni sono riconducibili a virus influenzali.
Tra questi, in più della metà dei casi si tratta del nuovo ceppo K del virus A/H3N2, ormai dominante.
In questo quadro, i bambini al di sotto dei 4 anni rappresentano la classe di età più colpita: se nella popolazione generale si è osservata un’incidenza di 14,7 casi ogni mille abitanti, nei più piccoli la quota è tripla (42 casi per mille).
Qui si inserisce la voce di Matteo Bassetti, direttore delle Malattie infettive dell’ospedale policlinico San Martino di Genova, che definisce la tendenza “preoccupante”. “Aumentano i casi di polmonite impegnativa, che colpisce anche fasce d’età più giovani – conferma –. I sintomi si manifestano inizialmente con febbre alta persistente per diversi giorni, accompagnata da spossatezza e dolori muscolari diffusi”
“L’influenza è una malattia tutt’altro che banale. Se non trova sulla sua strada gli anticorpi, in un bambino o ragazzino il virus può arrivare nei polmoni e causare una polmonite interstiziale grave, simile allo scenario che avveniva con il Covid”, dice il medico analizzando la situazione dopo il caso della morte, avvenuta a Padova, di una bambina di 12 anni, ricoverata per una brutta influenza e deceduta per una polmonite fulminante prima di Capodanno.
Va detto che normalmente, se non ci sono complicanze per persone non anziane, non è necessario ricorrere alle cure del Pronto soccorso. Ma la cosa cambia se ci si trova di fronte a tosse e dolori al torace rilevanti. “In presenza di questo quadro si deve andare subito al pronto soccorso perché c’è la necessità della rianimazione, intubazione e in casi particolari dell’Ecmo – conclude Bassetti -. È una situazione molto complessa”.
Ma quali sono i sintomi dell’influenza da variante K? E quanto dura? Sul piano clinico i sintomi da aspettarsi sono quelli tipici dell’influenza stagionale: febbre, brividi, malessere marcato, dolori muscolari/articolari, cefalea, tosse, mal di gola, talvolta raffreddore, e nei bambini possono comparire anche disturbi gastrointestinali.
Per quanto concerne la durata, dopo il contagio, l’incubazione è di solito di 1-4 giorni. La fase di contagiosità può iniziare un giorno prima dei sintomi e proseguire 5-7 giorni dopo l’esordio. Nei bambini e nelle persone con immunodepressione può durare più a lungo. Quanto alla durata complessiva dei disturbi, nella maggioranza dei casi la risoluzione avviene in 7-10 giorni, anche se una parte dei sintomi può trascinarsi oltre.
Nel frattempo si fanno sentire anche i medici di famiglia (Fimmg). Con un consiglio: “Torniamo a mettere le mascherine. Questo vale per chi ha sintomi, per evitare di contagiare le altre persone più fragili, e di igienizzarsi le mani”.
(da Repubblica)

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FRECCIAROSSA LENTA; NEL 2025 GLI ITALIANI HANNO PERSO DUE ANNI DI VITA PER I RITARDI

Gennaio 7th, 2026 Riccardo Fucile

LO STUDIO DI EUROPA RADICALE: NEL 2925 SETTE CONVOGLI SU DIECI DI TRENITALIA SONO ARRIVARTI IN RITARDO… LA TRATTA PEGGIORE E’ LA LECCE-MILANO

Nella sua crudezza, il dato è oggettivamente impressionante: le Frecce che hanno attraversato il Paese negli ultimi dodici mesi hanno accumulato un ritardo complessivo di quasi due anni (676 giorni per l’esattezza, pari a un anno e dieci mesi). Numero che, applicato agli oltre 90 mila treni presi in considerazione fra Frecciarossa, argento e bianca, cioè tutti quelli di Trenitalia che percorrono le linee ad alta velocità, si traduce in una media di dieci minuti in più per ogni convoglio rispetto all’orario previsto per l’arrivo. Lo studio, a cura di Claudia Calore, porta la firma di Europa Radicale, s’intitola allusivamente “Altra velocità” e offre una panoramica estesa del tempo perduto nel trasporto viaggiatori in Italia: «Ciò che emerge è che la nostra rete ferroviaria non regge e che e che vi sono settori che di frequente collassano letteralmente», spiega Igor Boni. E non è solo
questione di disagi per i passeggeri, comunque notevoli, c’è anche un risvolto economico negativo per l’azienda: «Il danno alle casse di Trenitalia è potenzialmente rilevante – aggiunge Boni -. Si stimano oltre 90 milioni di euro, tra rimborsi per ritardi e cancellazioni».
Sfogliando il dossier – basato sull’esame dei dati rilevati dal portale ufficiale di Trenitalia «Viaggiatreno», che fotografa la situazione dei convogli in circolazione con annessi orari – balza agli occhi la percentuale di treni in ritardo: il 66% del totale, quasi sette su dieci. Gli autori della ricerca evidenziano anche come, a differenza delle Frecce, per i convogli del concorrente non sia possibile avere informazioni: «Italo non consente di accedere ad alcun dato affidabile». Tornando ai numeri disponibili, la percentuale dei treni in ritardo, che comunque nell’arco dell’anno non scende mai sotto il 50%, tocca il suo picco a luglio, giugno e settembre (in quest’ordine) superando il 70%. Il mese a più alto tasso di puntualità è agosto, col 47%, «ma questo miglioramento può derivare da una forte rimodulazione degli orari dovuta ai lavori sulla linea, con un allungamento dei tempi di percorrenza che ha aumentato artificialmente i margini di rispetto dell’orario», osservano i responsabili dello studio. Quanto ai giorni della settimana, in quelli feriali i treni in ritardo oscillano fra il 66,8% del lunedì e il 68,9% del venerdì. Di sabato si scende al 60% e la domenica al 58%. I mezzi più penalizzati risultano i Frecciabianca, con una media annua del 73% di convogli in ritardo, seguiti dai Frecciargento (71%) e dai Frecciarossa (65%).
La classifica delle tratte peggiori
Europa Radicale ha anche stilato la classifica delle tratte peggiori: in testa la Lecce-Milano con ritardi medi di quasi mezz’ora, una corsa su tre con almeno trenta minuti di ritardo e una su dieci con almeno sessanta. La puntualità è merce rarissima, riguardando solo il 5% dei convogli. Detiene anche il record dell’arrivo fuori orario, con quasi sei ore in più (351 minuti) registrate il 6 settembre scorso. Chiude la sfortunata graduatoria riportata nel grafico, al decimo posto, la Napoli-Venezia: ritardo medio 22 minuti, puntualità del 2% ed extra-time di 278 minuti.
Nella mappa delle criticità nazionali, svetta la linea principale, la Milano-Napoli, insieme alla Verona-Padova-Venezia, alla Genova-Pisa e alla Salerno-Reggio Calabria. Non mancano i ritardi-monstre, come i 521 minuti del 13 novembre sulla Paola-Salerno – 183 chilometri – o le quasi otto ore del 16 agosto sulla Roma-Caserta, ma sono casi eccezionali.
(da La Stampa)

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UN ALTRO FUORI DI TESTA: “COMUNISTI VI STERMINEREMO ANCHE IN ITALIA”, COSI’ IL COORDINATORE DI FRATELLI D’ITALIA DI EMPOLI

Gennaio 6th, 2026 Riccardo Fucile

DI FRONTE ALLE REAZIONI POLITICHE POI SI SCUSA: “PAROLE GRAVI, INOPPORTUNE E SBAGLIATE”… MA NESSUNO LO HA PRESO A CALCI IN CULO E ACCOMPAGNATO ALLA PORTA

La notizia era quella di un presidio pacifista, a Empoli, per protestare contro l’attacco degli Stati Uniti di Trump in Venezuela. Tra le adesioni c’era anche quella di Rifondazione comunista e del Pci. E nei commenti sui social sono apparse le parole di Isacco Cantini, coordinatore locale di Fratelli d’Italia e responsabile Equità sociale e disabili per FdI nella provincia di Firenze: “I soliti comunisti di sta cippa, prima o poi vi stermineremo anche in Italia”.
Il commento, come era prevedibile, ha fatto scoppiare una bufera politica. “Sono parole indegne”, ha commentato il coordinatore di Sinistra italiana in Toscana, Dario Danti. “Sterminare chi non la pensa come te, chi manifesta per la pace è la modalità con la quale certa destra ci ha abituato a intendere la politica, la stessa destra che oggi ha precise responsabilità di governo. Chiedo che Meloni e i dirigenti del suo partito si esprimano subito e senza ambiguità condannando parole così violente e meschine”.
Quando lo screenshot delle parole, lasciate sotto l’articolo del quotidiano online Gonews, ha iniziato a circolare anche sui giornali, il commento è stato cancellato. E lo stesso Cantini si è scusato con una nota: “Le parole utilizzate sono state gravi, inopportune e sbagliate, e non rispecchiano né il mio pensiero profondo né, tantomeno, una volontà di incitare all’odio o alla violenza. L’uso di un’espressione così estrema è stato un errore che riconosco senza esitazioni”, ha detto.
Il coordinatore cittadino di FdI ha detto che non intendeva “evocare scenari di violenza reale né tantomeno augurare o invocare lo sterminio di persone o gruppi politici”. La frase sarebbe stata scritta “con leggerezza e rabbia, senza attenzionare fino in fondo il peso delle parole utilizzate”.
Cantini ha chiesto scusa “a chi si è sentito colpito o offeso, in particolare agli esponenti e ai militanti di Sinistra italiana”, e anche al suo partito, “per le difficoltà e le polemiche che le mie parole hanno generato”. Infine, ha chiosato: “Il confronto politico può e deve essere anche duro, ma non può mai superare il confine del rispetto umano. Da parte mia c’è l’impegno a usare in futuro un linguaggio più responsabile e consono al ruolo che ricopro”.
Da Fratelli d’Italia non sono arrivati commenti sulla vicenda. Ma i partiti dell’opposizione non hanno fatto mancare le proteste, e anche le richieste che Cantini prenda atto di aver sbagliato e rinunci alla carica.
“Il segretario cittadino del partito di Giorgia Meloni non è nuovo ad esternazioni discutibili. Sentir parlare di sterminio in questa città ci fa trasalire e gelare il sangue”, ha dichiarato la dirigenza locale di Sinistra italiana. Anche da una forza più moderata come Azione è arrivata la condanna, con il segretario Luca Ferrara: “Chiediamo le immediate dimissioni. È inammissibile che qualunque cittadino manifesti la volontà di “sterminare” altre persone, ed è ancora più grave lo faccia chi pretende di rappresentare una forza politica che si dichiara democratica”.
(da Fanpage)

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