Destra di Popolo.net

ZHORAN MAMDANI GIURA SUL CORANO COME SINDACO DI NEW YORK: “DIMOSTREREMO AL MONDO CHE LA SINISTRA SA GOVERNARE”

Gennaio 2nd, 2026 Riccardo Fucile

L’’INSEDIAMENTO DAVANTI A MIGLIAIA DI SOSTENITORI ENTUSIASTI

«Molti ci osserveranno. Vogliono sapere se la sinistra è in grado di governare. Vogliono sapere se i problemi che li affliggono possono essere risolti. Daremo l’esempio al mondo».
Lo ha detto Zohran Mamdani parlando di fronte ad una folla esultante di migliaia di persone in occasione del suo insediamento come nuovo sindaco di New York. Mamdani ha prestato giuramento sulla scalinata del municipio nelle mani del
senatore Bernie Sanders. Presente anche l’altra “star” della sinistra democratica Usa, la deputata Alexandria Ocasio Cortez. «A partire da oggi, governeremo in modo ampio e audace. Potremmo non sempre avere successo, ma non saremo mai accusati di mancare del coraggio di provarci», ha proseguito Mamdani, che al suo arrivo con la moglie Rama è stato accolto come una star, con una lunga standing ovation.
«A coloro che insistono sul fatto che l’era del grande governo sia finita, ascoltatemi bene: il Comune non esiterà più a usare il suo potere per migliorare la vita dei newyorkesi», ha promesso.
Il giuramento sul Corano e il luogo simbolo
Mamdani, eletto con una netta quanto sorprendente maggioranza nel voto dello scorso 4 novembre, entra oggi di fatto nella storia da diversi punti di vista: primo sindaco musulmano e di origine sud-asiatica di New York, è anche il primo a prestare giuramento sul Corano nella città che ospita la più grande comunità ebraica del mondo fuori da Israele.
Già poco dopo la mezzanotte di Capodanno, in realtà, Mamdani aveva prestato giuramento in un luogo quanto mai atipico e simbolico, una fermata della metropolitana abbandonata sotto il Municipio. Simbolici anche il funzionario e la location scelti per il rito privato, cui ha partecipato solo una ventina di persone, tra cui la moglie Rama Duwaji e i genitori: la procuratrice generale di Ny, Letitia James, nota antagonista di Donald Trump, e una stazione della metropolitana in stile Beaux-Arts, abbandonata ma di grande impatto estetico, «a testimonianza dell’importanza del trasporto pubblico per la vitalità, la salute e l’eredità della nostra città».
Migliaia di persone, invece, hanno assistito al giuramento «ufficiale» del pomeriggio sui gradini di City Hall.
(da agenzie)

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ANNO NUOVO, NUOVE STANGATE

Gennaio 2nd, 2026 Riccardo Fucile

DIESEL, PEDAGGI E SIGARETTE, UN SALASSO DA UN MILIARDO DI EURO

Quasi un miliardo di euro. È questo il conto dei nuovi rincari che si abbattono sul 2026 e che, secondo le stime di Assoutenti, valgono 900 milioni di euro complessivi, frutto di una somma di aumenti su carburanti, tabacchi, pedaggi e servizi. La voce più pesante riguarda il gasolio, con 552 milioni di maggiori entrate attese per lo Stato nel corso dell’anno, seguita dai rincari su sigarette e prodotti da fumo, stimati in altri 213 milioni. Una stangata che apre l’anno che si è appena concluso con un impatto diretto sui bilanci familiari e che riaccende l’allarme sul potere d’acquisto, a fronte di stipendi stagnanti.
Dal primo gennaio è entrata in vigore una raffica di rialzi che attraversa settori diversi e che in parte discende dalle misudella legge di Bilancio. Il capitolo più immediato è quello dei carburanti. Con il riallineamento delle accise deciso dal governo il gasolio diventa più caro di 4,05 centesimi al litro, mentre la benzina beneficia di una riduzione equivalente.
Considerando anche l’Iva, l’effetto finale è di circa cinque centesimi al litro, con il prezzo del diesel che sale a 1,784 euro e quello della benzina che si attesta intorno a 1,73 euro. Secondo le stime, l’operazione garantirà allo Stato 552 milioni di euro nel corso del 2026. Un aumento che, come segnala il Codacons, non riguarda solo chi fa rifornimento ma rischia di riflettersi sui costi di trasporto e, a cascata, sui prezzi finali di molti beni
I pedaggi autostradaliA crescere sono anche i pedaggi autostradali, con un adeguamento medio all’inflazione dell’1,5 per cento applicato alla quasi totalità delle concessioni. Restano escluse alcune tratte, come la A10 e la A12 del Tirreno, la A5 e la A21 di Ivrea-Torino-Piacenza e le autostrade A24 e A25 di Strada dei Parchi. Su altre arterie l’aumento è più marcato: l’1,925 per cento sulla Salerno-Pompei-Napoli e l’1,46 per cento sull’Autostrada del Brennero, la cui concessione è scaduta ed è in corso il riaffidamento. Un ritocco che rende più costosi gli spostamenti quotidiani e i viaggi di lavoro.
Le sigarette
Il nuovo anno porta con sé anche sigarette più care. La manovra introduce un aumento progressivo delle accise nel triennio 2026-2028 su sigarette, sigaretti (cigarillos) e tabacco trinciato. Per il 2026 l’incremento medio è di circa 15 centesimi a pacchetto, destinato a crescere negli anni successivi. L’impatto stimato da Assoutenti è di 213 milioni di euro solo per quest’anno. Gli aumenti riguardano anche le sigarette elettroniche, ampliando la platea dei consumatori coinvolti.
Rischi sugli acquisti online
Non si fermano qui i rincari, come ricordato dal Codacons. I Comuni potranno aumentare l’imposta di soggiorno fino a 2 euro a notte, mentre nei territori della Lombardia e del Veneto entro 30 chilometri dalle sedi dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026 sarà possibile introdurre o incrementare la tassa fino a 5 euro. Sale al 12,5 per cento l’aliquota sulle polizze accessorie per l’infortunio del conducente e l’assistenza stradale, mentre scatta il contributo di 2 euro sulle spedizioni sotto i 150 euro provenienti da Paesi extra Ue.
Una misura che colpisce in particolare gli acquisti online effettuati tramite piattaforme di e-commerce asiatiche, come Temu, Shein e JD, e che rischia di tradursi in ulteriori aumenti dei prezzi finali per i consumatori. Che negli ultimi due anni hanno incrementato in modo significativo i consumi attraverso questi canali. Spesso grazie a una massiccia campagna pubblicitaria delle piattaforme stesse sui social media con TikTok e Instagram.
Novità anche su altri fronti. Come quello della Tobin Tax, che raddoppia. Da gennaio l’aliquota dell’imposta sulle transazioni finanziarie passa dallo 0,1% allo 0,2% se la cessione avviene su mercati regolamentati e dallo 0,2% allo 0,4% negli altri casi. Allo stesso tempo, sale dallo 0,02% allo 0,04% l’aliquota sulle negoziazioni ad alta frequenza, sempre più utilizzate dalle principali case d’affari nazionali e non.
Accanto agli aumenti, ci sono alcuni rincari evitati. Per tutto il 2026 resta sospeso l’aggiornamento biennale delle multe stradali previsto dal Codice della strada. Inoltre, negli aeroporti di
Rimini, Forlì e Parma viene prorogata l’esenzione dall’addizionale comunale sui diritti d’imbarco. Ancora, sono rinviate al primo gennaio 2027 anche la sugar tax sulle bevande edulcorate e la plastic tax sulla plastica monouso.
Il quadro complessivo resta quello di un avvio d’anno segnato da nuovi balzelli. Una somma di interventi che, messi insieme, rischia di comprimere ulteriormente il potere d’acquisto, dopo una fase già segnata da inflazione e costi energetici elevati. E che, con i salari fermi come spesso riconosciuto dall’Ocse, può limitare i consumi degli italiani in una fase storica di crescita fragile e disomogenea.
(da agenzie)

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ABBATTERE I POTENTI, L’ULTIMA UTOPIA

Gennaio 2nd, 2026 Riccardo Fucile

SENZA SPERANZA NON CI PUO’ ESSERE FUTURO

Il nuovo anno non si affaccia con i colori della speranza: la guerra tra Russia e Ucraina continua sempre più accanitamente, e Putin non sembra voler accettare nessuna ipotesi di una pace giusta, mentre cresce il numero delle vittime da ambo le parti. Sul fronte mediorientale la tregua non ferma i morti a Gaza
mentre la violenza di coloni ed esercito cresce nella Cisgiordania occupata. 25 Ong hanno avuto il divieto di operare a Gaza, una misura che colpisce tutte quelle che avevano finora alleviato almeno in parte le sofferenze dei palestinesi di Gaza, Medici senza frontiere ma anche Caritas Jerusalem. Il patriarcato di Gerusalemme ha protestato, ma il governo israeliano continua senza fermarsi in questa sua battaglia volta, in realtà, a colpire tutte le organizzazioni internazionali e a mettere sempre più in discussione lo stesso diritto internazionale. Per ora, a farne le spese è la popolazione di Gaza, priva di cibo, case, strutture sanitarie. Ma in prospettiva a farne le spese saremo tutti noi, con la delegittimazione delle istituzioni internazionali nate dopo il 1945 per evitare nuovi orrori.
Putin minaccia l’Europa, mentre Trump continua ad impazzare, e non mette in discussione il suo appoggio a Netanyahu. In Europa, la nostra risposta è ancora insufficiente, tanto da far dubitare anche i più convinti europeisti fra noi del nostro ruolo in questo marasma. I potenti della terra continuano così a imperversare, usando sempre più arrogantemente il diritto del più forte. «Rovesceremo i potenti della terra», ha detto il Papa citando la superba espressione del Magnificat. Lo speriamo, ma quando? Dopo quanti morti, dopo quante ingiustizie?§In mezzo a tutto ciò, appaiono tuttavia alcune aperture: in Iran, i commercianti si sono uniti alla rivolta degli studenti guidati, pare, da una ragazza. Che questa inedita alleanza possa infine portare alla rivoluzione che tutti si augurano? E ancora, in Israele la Corte Suprema ha impedito che Netanyahu creasse una commissione di inchiesta sul 7 ottobre fatta apposta per§scagionarlo. Una vittoria del diritto sulla forza, questo diritto tanto calpestato ovunque.
Ma non solo morti e guerre. Crescono le disuguaglianze, invece di attenuarsi anche grazie agli incredibili progressi tecnologici. Cresce l’accettazione sociale a queste disuguaglianze, i poveri sono definiti “sfigati”, la ricchezza è diventata l’unico metro di giudizio sul valore delle persone. Il sapere perde sempre più prestigio. Eppure, anche qui ci sono sprazzi di speranza. Le generazioni più giovani appaiono diverse da quelle che le precedono, i ragazzi nelle scuole sono attenti a quello che succede nel mondo intorno a loro, riaffiorano parole dimenticate, “responsabilità”, “empatia”, “amicizia”. Dobbiamo passare la staffetta.
I più giovani fra i palestinesi accolti nei nostri ospedali non chiedono vendetta, ma di andare a scuola, di studiare. Non meditano di unirsi al terrorismo, ma di fare i medici, gli ingegneri per ricostruire la loro terra. Ascoltiamo le loro speranze. Nel suo discorso di fine anno, il presidente Mattarella si è affidato proprio ai giovani, ricordando loro la necessità del coraggio e l’esempio della storia della nostra Repubblica, dalla Costituente in avanti. Parole di speranza, perché senza speranza non ci può essere futuro. E nelle nostre speranze c’è la pace, ovunque. Paci giuste, senza prepotenze e conquiste. Paci senza razzismi e discriminazioni, fondate sul rispetto e l’accoglienza. Anche qui da noi, nelle nostre “democrazie”, non solo dove infuria la ferocia della guerra
Utopie, in un mondo dove infuria il diritto del più forte? Forse, ma ricordiamo il valore dell’utopia, non la terribile utopia messianica di chi si fa strumento di una supposta volontà divina per distruggere il mondo, ma l’utopia fattiva di chi insiste a battersi, anche nelle circostanze più avverse, un’utopia fatta dagli esseri umani. Sono loro che rovesceranno i potenti della terra, speriamo presto. Buon 2026.
(da agenzie)

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DUE BUONE NOTIZIE

Gennaio 2nd, 2026 Riccardo Fucile

L’INSEDIAMENTO DI MAMDANI E L’ACQUISTO DI MILLE ALLOGGI POPOLARI DA PARTE DEL COMUNE DI ROMA

Non è facile cominciare l’anno con una buona notizia. Proviamoci esagerando, ovvero dandone addirittura due. La prima è che si è insediato il nuovo sindaco di New York, Zohran Mamdani, sul quale fanno molto affidamento i democratici di buon umore e quelli pieni di illusioni (mi sento parte di entrambe le categorie). È giovane, spiritoso, energico e soprattutto parla chiaro e si fa capire da tutti, qualità che a sinistra non è molto diffusa, né in America né da noi. Ha promesso molti cambiamenti nella politica sociale della città più importante degli Stati Uniti, probabilmente più di quelli che sarà in grado di fare; ma vale la pena salutare la sua travolgente apparizione (un anno fa nessuno sapeva chi fosse, a parte i parenti e gli amici) come una ragione di speranza.§
La seconda ha per protagonista un altro sindaco, Roberto Gualtieri. Il comune di Roma ha acquistato più di mille alloggi da destinare a case popolari, con una netta inversione di tendenza rispetto a politiche rinunciatarie o riduttive in materia di welfare. Secondo il Campidoglio si tratta del più massiccio investimento degli ultimi decenni nell’edilizia popolare delle grandi città italiane.
Non è ancora ben quantificabile il rilievo mediatico che questa notizia potrà conquistare, ma si dubita che avrà lo spazio che merita: uno scandalo piccolo, o un errore medio, fanno molto più rumore di una grande scelta, solida e lungimirante. Ci penseranno poi i media ostili (quasi tutti, a proposito di egemonia culturale) a fare le pulci a questa svolta importante nella politica edilizia della capitale. Nel frattempo, leviamo il calice.
(da La Repubblica)

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I RITI DI INIZIAZIONE, IL SADISMO, LA VIOLENZA. «COSÌ HO LASCIATO L’ESERCITO DI PUTIN»

Gennaio 2nd, 2026 Riccardo Fucile

IL RACCONTO DI UN DISERTORE

A febbraio 2022, Ivan aveva deciso: avrebbe lasciato l’esercito e le sue brutture, l’ufficiale corrotto e violento detto «Maiale», la burocrazia infinita, per studiare web design e mettersi in proprio. E garantire così a sé, sua moglie Anna e a Sasha, in età prescolare, una vita meno cupa di quella che conducevano alla base militare, essere felice. Vladimir Putin, però, decise diversamente.
Inizia così Disertore (NR edizioni, 200 pp., 18 euro), reportage narrativo a cura della giornalista americana Sarah A. Topol sulla vita di un soldato russo che in pieno conflitto ha disertato.
Disertore è dapprima un viaggio nelle brutture della vita militare russa in tempo di pace: le iniziazioni alcoliche, la dedovshchina cioè il sadismo dei «nonni», le ruberie dei graduati – e poi una discesa negli orrori del fronte ucraino, dove all’inizio della
guerra morivano 500 soldati russi al giorno e i comandanti li definivano «carne».
E nella vita lontana dal fronte: le minacce di licenziamento per chi parlava contro la guerra, gli arresti alle manifestazioni, i ricatti negli uffici comunali; il sistema legale russo, che «usa l’apparenza di un ordine basato sulle regole come facciata per uno stato autoritario».
A settembre 2022 il Cremlino annuncia una «mobilitazione parziale», che avrebbe raggiunto circa un milione di riservisti: alle frontiere, negli aeroporti, i russi «normali» fanno file di ore per andarsene. Chi resta viene mobilitato, quasi sempre senza aver mai creduto alla guerra.
Lo stipendio russo medio è di 11 mila euro l’anno, e la paga del soldato, chiarisce assai bene Topol, è tra i motivi principali per cui si va al fronte, spesso mandati quasi a calci da mogli, madri, figli, ex mogli che altrimenti vivrebbero in miseria. Ivan ha un’ernia al disco, dopo alcune settimane al fronte deve farsi operare: appena rientra a casa dice che al fronte, costi quello che costi, non tornerà mai più.
I dettagli della vita militare sono tra i contributi più preziosi di questo libro, e vanno dalla posizione dei pollici imposta nelle parate alle collette dei parenti per spedire al fronte attrezzatura non scadente ai soldati, mandati praticamente scalzi.
Il racconto della vita di Ivan e Anna – i loro nomi sono fittizi, come quello del loro figlio Sasha di cui il libro omette anche il genere, non senza difficoltà per la traduzione italiana – è anche uno studio della guerra in Ucraina documentato al millimetro, e da una prospettiva che di rado ha rappresentanza: quella dei russi
che non sono d’accordo con la guerra, imbavagliati dal regime, costretti spesso a combatterla.
Non sempre accade che l’introduzione di un libro sia interessante quanto la storia che seguirà. Ma è il caso di Disertore, che è anche, tra le righe, un appassionante manuale di giornalismo.
L’autrice, giornalista molto premiata, racconta con precisione come ha lavorato: ha intervistato diciotto disertori che hanno accettato di parlarle a loro rischio, non senza diffidenza e adottando cautele che nel libro formano praticamente una narrazione a sé. Ne ha incontrato le famiglie, facendosi raccontare non solo come si sfugge alla coscrizione ma anche come si vive da soldati, fin nei dettagli più minuti. E la strada per la salvezza: si chiama Idite Lesom, significa «andate nel bosco» (ma anche «aff…») ed è un’associazione di civili volontari che aiuta i disertori a non tornare al fronte
(da Corriere della Sera)

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QUANDO MATTEO SALVINI PROTESTAVA CONTRO L’AUMENTO DEI PEDAGGI AUTOSTRADALI, AL GRIDO DI “SECESSIONE”

Gennaio 1st, 2026 Riccardo Fucile

ERA IL 2014 E IL LEGHISTA, INSIEME A BOSSI, SI PRESENTÒ FRA GALLARATE E CAVARIA, LUNGO L’A8 MILANO-VARESE, RIFIUTANDOSI DI PAGARE IL PEDAGGIO, CONTRO I RINCARI. ORA CHE È MINISTRO DEI TRASPORTI, E DA OGGI I PEDAGGI AUMENTERANNO DI NUOVO, NON PROTESTA PIÙ

Ritorno all’antico, per la Lega, che oggi ha protestato contro l’aumento dei pedaggi autostradali al grido di “secessione”. La manifestazione principale, con il segretario Matteo Salvini e il presidente Umberto Bossi, si è tenuta in mattinata fra Gallarate e Cavaria, lungo l’A8 Milano-Varese, dove già nel 1992 il Senatur radunò i suoi cercando di impedire la costruzione della barriera
«Io non pago», il motto dei militanti contro il nemico di sempre: Roma, colpevole di elargire «favori al sud». «È una questione di giustizia sociale – ha sostenuto Salvini, europarlamentare -. Al sud ci sono mille chilometri di autostrade gratis, mentre bastonano il nord. Questo è razzismo». Salvini, da nemmeno un mese segretario della Lega, ha guidato con la sua Volvo grigia un carosello di una quarantina di auto fino alla barriera di Gallarate nord, dove ha dichiarato al casellante (e dopo di lui tutti gli altri) di non pagare il pedaggio di 1,50 euro in quanto «il servizio fa schifo». E lo stesso ha fatto ritornando verso Milano, garantendo che non pagherà nemmeno il sollecito.
«Aumentano i costi dei trasporti, vitali per l’economia e l’industria, invece bisogna ridistribuire i sacrifici su tutto il paese e non mungere sempre la solita vacca, il nord», ha scandito Bossi, arrivando al presidio accolto con calore dal centinaio di leghisti radunati vicino all’autostrada e impegnati a distribuire volantini agli automobilisti di passaggio, così come è accaduto in una trentina di caselli fra Lombardia, Veneto e Piemonte.
A Gallarate nord, la barriera che ventidue anni fa la Lega non riuscì a bloccare, il primo gennaio il pedaggio è aumentato da
1,40 a 1,50 euro. E, sempre sulla A8, è aumentato da 1,60 a 1,70 euro anche a Milano Nord. Da sempre per il Carroccio si tratta di un cavallo di battaglia, benché gli aumenti in questi ultimi dieci anni siano stati quasi annuali, con governi di centrodestra e di centrosinistra. Nel 2009 a Gallarate si pagava 1,20 euro. E già nel 2006 la Lega minacciò barricate per un aumento di 10 centesimi a Milano Nord. Al ritrovato “movimentismo” di Salvini, praticato anche nel caso-Cota, è comunque arrivato – via Twitter – anche il sostegno del presidente della Lombardia, Roberto Maroni, che alla protesta non s’è fatto vedere.
(da La Stampa)

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ARMATA ROTTA: I 350MILA SOLDATI RUSSI MORTI NEGLI ULTIMI 10 MESI DI GUERRA NON STUPISCONO NESSUNO. GIÀ DALL’EPOCA SOVIETICA, MOSCA SI È SEMPRE DISINTERESSATA AGLI UOMINI AL FRONTE. COME RACCONTA SARAH A. TOPOL NEL SUO LIBRO-REPORTAGE “DISERTORE”

Gennaio 1st, 2026 Riccardo Fucile

“L’ARMA PIÙ POTENTE DELLA RUSSIA È DI AVERE TANTI UOMINI CONSIDERATI SACRIFICABILI, MANDARLI AL FRONTE A ONDATE CONTINUE. E QUESTO È SUCCESSO ANCHE IN QUESTO CONFLITTO, CON SUPERIORI CHE SENTONO PARLARE DELLE PERDITE DEI LORO SOLDATI MENTRE GIOCANO AI VIDEOGIOCHI AL SICURO IN UN BUNKER, MANGIANDO PIZZA”

Pubblicato sul New York Times Magazine all’inizio del 2025, il reportage di Sarah A. Topol sui disertori dell’esercito russo è oggi diventato un libro. «Disertore. Una storia d’amore e di guerra» (NR Edizioni, traduzione di Gianluca Di Tommaso) racconta le vicende di Ivan, capitano russo che si ritrova prima a combattere in Ucraina e poi a fuggire dall’esercito e dal Paese insieme alla moglie Anna.
Un lavoro che è frutto di ore e ore di conversazione sul campo con soldati e con fonti russe – tutti rigorosamente anonimi – e che restituisce un ritratto della decomposizione dell’apparato militare, ormai ridotto a un grande tritacarne che manda gli uomini a morire, dove i superiori stanno nei bunker a mangiare pizza senza neanche sapere cosa succede al fronte.
«Ho parlato con 18 disertori analizzando la situazione in cui si trovavano i soldati anche prima dell’invasione dell’Ucraina», racconta Topol
Siamo a quasi quattro anni di una guerra che secondo i Russi doveva essere risolta in poche settimane. Come si spiega?
«Da una parte ci sono le aspettative russe e il modo in cui è stata pianificata, più come un’operazione di intelligence che una vera guerra. Il secondo aspetto è ovviamente la resistenza ucraina e la sottovalutazione della volontà del popolo ucraino di difendere il
proprio Paese e il proprio territorio.
L’altra ragione è la totale impreparazione dell’esercito russo sul campo. Un quarto aspetto è la mancanza di modernizzazione dell’esercito russo dai tempi dell’Unione Sovietica».
In che senso?
«È una sorta di corpo gonfio: ci sono troppi ufficiali con troppi pochi ruoli significativi e molti di questi cercano solo di giustificare la loro esistenza. Non solo, l’unico modo in cui le verifiche vengono fatte per, ad esempio, capire che tipo di equipaggiamento esiste è tramite reportage fotografici. Quindi ci sono militari che posano per foto per dimostrare alla direzione di aver svolto il compito che dovrebbero svolgere».
Leggendo il libro sembra che questa guerra in realtà non la volesse nessuno, solo Putin.
«Nessuno era entusiasta. I russi non tifavano per l’invasione dell’Ucraina, ma una volta iniziata, sono stati in grado di accettare la situazione e di rimanere in Russia continuando a partecipare al sistema e alla sua economia, principalmente usando giustificazioni del tipo “anche se è una guerra fatta in mio nome, io non la sostengo, sto solo cercando di sopravvivere”. Una tendenza universale e umana».
È l’apatia morale che descrive nel libro.
«Ivan e Anna appartengono a una generazione diversa da quella dei loro genitori, i quali erano in un certo senso convinti delle inadeguatezze del progetto sovietico. Loro sono invece cresciuti in un periodo in cui c’era effettivamente un certo ottimismo sulla Russia, ma un ottimismo principalmente economico che permetteva di sperare di poter migliorare la propria vita e di
raggiungere un sogno capitalista, comprare un appartamento, fare figli, avere un lavoro e stare fuori dalla politica».
Cito dal libro: “Questa guerra ha fatto riemergere i peggiori istinti della cultura militare russa”.
«Il modo in cui la Russia tratta il proprio esercito è un vero e proprio tritacarne. C’è una totale mancanza di preoccupazione per gli uomini al fronte. È stato così fin dall’epoca sovietica.
L’arma più potente della Russia ha sempre avuto è di avere tanti uomini considerati sacrificabili, mandarli al fronte a ondate continue. E questo è successo anche in questo conflitto, con superiori che sentono parlare delle perdite dei loro soldati mentre giocano ai videogiochi al sicuro in un bunker, mangiando pizza. La crudeltà verso i propri uomini è qualcosa che la Russia non è riuscita a cambiare».
La defezione è una condanna senza fine?
«Putin è stato molto chiaro su questo punto quando ha parlato di disertori e traditori del Paese e l’ha dimostrato uccidendo molti dissidenti e disertori all’estero».
Cosa vogliono i russi oggi?
«Parliamo da tempo di quanto sia instabile l’economia russa, ma in qualche modo l’economia russa continua a resistere. È sull’orlo del collasso, ma non crolla. La domanda oggi è: come convinco una popolazione che è nel suo interesse avere la pace con un mondo che loro percepiscono essergli contro?
Che cosa puoi offrire al cittadino medio per far sì che si opponga a un sistema che ha così tanto potere su di lui? È difficile da qui capire quanto la militarizzazione degli scolari e dei giovani adulti abbia cambiato la psiche della popolazione russa».
(da agenzie)

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STRAGE DI CAPODANNO A CRANS-MONTANA 47 MORTI, 115 FERITI. 12 ITALIANI FERITI E 6 DISPERSI

Gennaio 1st, 2026 Riccardo Fucile

LA TESTIMONE: ‘’RAGAZZI FUORI DAL LOCALE INSANGUINATI, ALCUNI SENZA VESTITI: UNA CARNEFICINA’’

È pesantissimo il bilancio dell’esplosione che nella notte ha devastato un bar della località sciistica di lusso di Crans-Montana, in Svizzera. Sarebbero almeno 47 i morti e 115 i feriti, la maggior parte molto giovani e stranieri.
Anche italiani coinvolti: sono una dozzina i feriti e 6 i dispersi. “La pista che privilegiamo è quella di un incendio che ha provocato un esplosione”, ha affermato nel corso di una conferenza stampa Beatrice Pilloud, procuratrice del Canton Vallese, nel corso di una conferenza stampa. “L’incidente è avvenuto solo poche ore fa, al momento non posso commentare i dettagli – ha detto – l’indagine stabilirà se le norme di sicurezza sono state rispettate”.
Dopo il devastante incendio di Crans-Montana, che ha causato decine di morti e molti altri feriti, l’indagine si concentra ora sul bar dove si è verificata la tragedia. Come è possibile che l’incendio si sia propagato così rapidamente? Le misure di sicurezza erano adeguate? Uno sguardo all’interno del locale fornisce i primi indizi.
Il lounge bar Le Constellation era un popolare luogo di ritrovo nella stazione sciistica vallesana: un caffè di giorno, un bar e discoteca di notte, con spazio per circa 300 ospiti. I dj si esibivano regolarmente e l’atmosfera festosa attirava un pubblico
prevalentemente internazionale. Secondo le guide turistiche e le recensioni online, il bar era considerato un luogo alla moda per l’après-ski e la vita notturna, un posto dove concludere la serata in grande stile.
Ma dietro la facciata glamour emergono indizi di potenziali carenze in termini di sicurezza. Sulle piattaforme di valutazione, il bar ha ottenuto solo 6,5 punti su 10 nella categoria sicurezza. All’interno era presente una sola via di accesso e di fuga nel seminterrato, il che avrebbe ostacolato l’evacuazione in caso di emergenza.
Insomma, una vera trappola per gli avventori, molti dei quali hanno perso la vite e tantissimi hanno riportato gravi ustioni. Inoltre, il ristorante era arredato con molti elementi in legno, fattore che oggi, a posteriori, appare particolarmente critic
Le Constellation è stato fondato nel 2015 da una coppia francese originaria della Corsica, che ha rilevato l’edificio allora fatiscente e lo ha completamente ristrutturato. La coppia gestisce diversi ristoranti nella regione. Tuttavia, le recensioni negative hanno ripetutamente criticato il servizio clienti, la mancanza di professionalità e, a volte, il pessimo rapporto qualità-prezzo.
È sorprendente che la presenza online del bar sia scomparsa poco dopo l’incendio: le sue pagine Facebook e Instagram sono state chiuse e Google ha indicato il locale come “temporaneamente chiuso”. Non è ancora chiaro se queste misure siano direttamente collegate all’incendio. Le cause esatte dell’incendio sono ancora sconosciute. La polizia cantonale del Vallese sta conducendo le indagini
La testimonianza: “All’ospedale di Sion il caos, arrivavano feriti
gravi tra l’odore di bruciato
“Un’infermiera ha chiesto a tutti di andarsene e di tornare il giorno dopo. Ha annunciato l’arrivo di una trentina di vittime in seguito a un’esplosione a Crans-Montana. Sono uscita velocemente per liberare l’accesso al pronto soccorso, e poi è stato il caos… Arrivavano persone da ogni dove, feriti gravi in auto, c’era odore di bruciato… Hanno tutti lasciato i loro veicoli in mezzo alla rampa di accesso, bloccandomi l’uscita”.
E’ il drammatico racconto di una donna che si trovava nella sala di attesa dell’ospedale di Sion la notte scorsa, quando sono arrivati i primi feriti da Crans-Montana. “Erano circa le 2.25 del mattino: ho visto cose che non avrei voluto vedere mai”, ha sottolineato, secondo quanto riporta Le Nouvelliste.
Testimoni: “La porta del locale a Cras-Montana troppo piccola per far uscire tutti”Secondo il racconto di due giovani francesi alla tv all-news Bfm quando le sono divampate le fiamme nel bar di Crans-Montana in Svizzera tutti i presenti hanno iniziato a fuggire “urlando e correndo”.
La festa si stava svolgendo nel seminterrato del locale, mentre le fiamme si sono propagate rapidamente al piano superiore. “La porta d’uscita era piuttosto piccola considerando il numero di persone presenti. Qualcuno ha rotto una finestra per far uscire la gente”, ha spiegato una delle due ragazze francesi, Emma e Albane. Le giovani hanno confermato che i vigili del fuoco e la polizia sono arrivati “nel giro di pochi minuti”. “Avevamo le fiamme a un metro da noi; se non fossimo scappate, saremmo sicuramente rimaste ferite anche noi”, ha aggiunto una delle due.
(da agenzie)

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FENICE, ANCHE IL DIRETTORE DEL CONCERTO DI CAPODANNO INDOSSA LA SPILLA ANTI-VENEZI

Gennaio 1st, 2026 Riccardo Fucile

LA SPILLETTA CON UNA CHIAVE DI VIOLINO E’ STATA DISTRIBUITA ANCHE AL PUBBLICO FUORI DAL TEATRO… MA CI VUOLE TANTO A PRENDERE ATTO CHE NON SEI RITENUTA ALL’ALTEZZA E RINUNCIARE ALLA NOMINA?

Prosegue la contestazione sulla decisione di nominare Beatrice Venezi direttrice musicale del Teatro La Fenice di Venezia, attuata senza la preventiva consultazione delle maestranze. Anche Michele Mariotti, il direttore del concerto di Capodanno alla Fenice, ha indossato al bavero la spilletta dei lavoratori dell’ente lirico, scelta come forma di protesta.
Come annunciato, gli orchestrali e i componenti del coro della Fenice – tranne qualche componente – hanno messo la spilletta con una chiave di violino.
La spilla, autofinanziata dai lavoratori, è stata distribuita anche al pubblico in Campo San Fantin, a testimonianza di un modo di manifestare il dissenso che ha scelto il linguaggio dei simboli.
(da agenzie)

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