Aprile 9th, 2026 Riccardo Fucile
SECONDO I REPUBBLICANI “LE ELEZIONI DI MIDTERM SONO ORMAI PERSE”… MENTRE I MAGA SI PENTONO DI AVERLO VOTATO
Donald Trump ha avuto con Mark Rutte una discussione «franca e aperta» nello Studio Ovale della Casa Bianca. Subito dopo il presidente degli Stati Uniti ha postato un messaggio su Truth: «La Nato non c’era quando ne avevamo bisogno, e non ci sarà se ne avremo bisogno di nuovo. Ricordate la Groenlandia: quel grosso pezzo di ghiaccio, mal gestito». Ma intanto il suo partito è molto preoccupato. La guerra contro Teheran «cementa il fatto che perderemo le elezioni di novembre, il Senato e la Camera», ha detto uno stratega conservatore a Politico. Ma oltre ai Repubblicani in fermento ci sono anche i Maga. Mark Levin, il popolare conduttore radio conservatore, ha definito un «assoluto» disastro l’accettazione del piano in 10 punti di Teheran. E ora il presidente è sempre più isolato.
Tutti contro Trump
Il segretario generale della Nato ha ammesso che durante il colloquio Trump si è mostrato «chiaramente deluso» dagli alleati, ma allo stesso tempo si sarebbe anche dimostrato «ricettivo». Nel senso che «ha ascoltato con attenzione» le sue argomentazioni su ciò che sta accadendo in Europa riguardo alla guerra in Iran. «È vero che non tutte le nazioni europee hanno rispettato i propri impegni. Capisco
perfettamente la sua delusione!», ha detto Rutte. «Ho sottolineato che la grande maggioranza dei Paesi europei si è dimostrata collaborativa per quanto riguarda le basi, la logistica, i sorvoli e il rispetto degli impegni», ha aggiunto. Il Wall Street Journal ha scritto che il presidente sta pensando a un piano per punire alcuni alleati.
La punizione per la Nato
La proposta prevederebbe lo spostamento dei soldati statunitensi fuori dai paesi membri della Nato considerati poco utili allo sforzo bellico contro l’Iran. Per trasferirli in paesi che hanno sostenuto la campagna militare di Trump. Ma per farlo dovrà chiedere l’ok al Congresso. E in ogni caso sembra un topolino rispetto alla montagna di critiche riservate in questi giorni all’Alleanza Atlantica. Intanto una ex dipendente delle forze armate americane è stata arrestata per aver fornito informazioni riservate a un media. Lo ha annunciato il capo dell’Fbi Kah Patel. La donna è stata identificata in Courtney Williams, accusata di aver diffuso informazioni riservate «a un media mettendo il paese, i combattenti e gli alleati a rischio». L’incriminazione segue le minacce ai giornalisti che hanno pubblicato dettagli sull’operazione militare che ha portato al salvataggio dei due piloti americani in Iran.
I repubblicani e le Midterm
Nel frattempo i repubblicani dietro le quinte tremano. La tregua è probabilmente «troppo poco e troppo tardi» per salvare il partito al voto di metà mandato. Le recenti performance dei candidati repubblicani avevano già insinuato dubbi sulle chance dei conservatori di mantenere la maggioranza in Congresso. La guerra in Iran sembra averli rafforzati spingendo molti a ritenere che una sconfitta è a portata di mano. Trump è in calo nei sondaggi, la Casa Bianca si è concentrata di recente sulla guerra trascurando gli americani alle prese con il carovita che il conflitto ha aggravato. La volata dei prezzi ci metterà del tempo a rientrare e le trattative con l’Iran non è chiaro se porteranno a dei risultati, offuscando così le prospettive dei repubblicani per le elezioni.
I Maga
Anche i Maga sono in subbuglio. Oltre a Levin, Laura Loomer, l’attivista di destra alleata del presidente, ha definito le trattative con l’Iran un «fallimento», mettendo in evidenza come il «regime iraniano non è mai stato così rincuorato». Su Truth, la piattaforma social di Trump che raccoglie molti dei suoi sostenitori, i messaggi critici per l’accordo con l’Iran sono migliaia, circa 40 mila secondo il New York Times. «Distruggi la presidenza con questo gesto senza senso», ha scritto Ultra_Maga_King. «Mi vergono di aver votato per te nel 2017, nel 2020 e nel 2024», afferma un altro utente. Mentre The Atlantic sintetizza la partita con poche parole significative: «L’Iran ha vinto, l’America sembra una tigre di carta».
(da agenzie)
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Aprile 9th, 2026 Riccardo Fucile
IL RACCONTO DA BEIRUT: “L’INFERNO IN POCHI SECONDI”
Poco dopo le 14 di mercoledì 8 aprile, Israele ha lanciato quella che ha definito «la più
massiccia ondata di raid su Hezbollah», sganciando oltre 160 ordigni quasi simultaneamente su numerosi centri abitati del Libano. Le testimonianze
Edifici residenziali in fiamme, auto carbonizzate e ospedali saturi. All’improvviso l’inferno è precipitato su Beirut. A poche ore dall’intesa tra Stati Uniti e Iran, le forze israeliane hanno lanciato un’offensiva senza precedenti in Libano. «La più massiccia ondata di raid su Hezbollah», è stata definita da Israele. In soli dieci
minuti, cinquanta caccia hanno sganciato 160 bombe su cento obiettivi, tra cui numerosi centri abitati, da Beirut a Saida e Baalbek. Secondo il ministero della Sanità gli attacchi hanno provocato centinaia di morti e oltre mille feriti. «Una strage di civili», ha detto il premier libanese Nawaf Salam, citato dalla Bbc. Christopher Stokes, coordinatore delle emergenze di Medici senza Frontiere in Libano, parla di un attacco «su larga scala e del tutto inaccettabile», che ha colpito zone densamente popolate e costretto i team medici a gestire un flusso massiccio di feriti, molti dei quali bambini. «La situazione è caotica e i nostri team stanno inviando supporto ad altri ospedali nelle zone colpite», racconta.
Le testimonianze dal Libano: «Siamo intrappolati»
Mentre il fragile dialogo prosegue, sono soprattutto i civili a pagare il prezzo più alto. Le testimonianze che arrivano dagli ospedali sono allarmanti. Al pronto soccorso del Rafik Hariri di Beirut «arrivano molti pazienti, tra cui bambini, con gravi emorragie e ferite da schegge. Finora ne abbiamo accolti almeno 40, alcuni dei quali hanno subito amputazioni multiple», racconta Safa Bleik, vice coordinatrice medica di Msf. I raid israeliani, condannati da Onu, Ue e anche dal governo italiano dopo l’attacco a un convoglio dell’Unifil, hanno colpito indiscriminatamente abitazioni, negozi, ristoranti, garage, caffè e luoghi di ritrovo, ma anche gruppi di sfollati sul lungomare e nei quartieri popolari come Musseitbe e Tellet el-Khayyat, fino alle zone più esclusive di Ayn et-Tine, dove si trova la residenza del presidente del Parlamento Nabih Berri. «È come un tiro al piccione, siamo intrappolati», racconta all’Ansa Rania, sopravvissuta insieme alla figlia. Per chi vive in città, il paragone con l’esplosione al porto di Beirut del 2020 e con gli attacchi del 2024 contro Hezbollah è inevitabile. «Era da quel maledetto 4 agosto che non vedevamo una cosa simile», racconta Amer, infermiere all’ospedale Hariri.
La tregua in bilico?
La violenza è esplosa in una giornata che fino a poche ore prima era segnata dal cessate il fuoco di due settimane con l’Iran, già in bilico. Il presidente americano, Donald Trump, ha derubricato l’escalation a una «scaramuccia» che non ha nulla a
che fare con il negoziato generale e ha deciso di inviare Jd Vance in Pakistan. Ma Teheran ha subito minacciato di non presentarsi ai colloqui e di richiudere lo stretto di Hormuz se l’Idf continuerà a colpire in Libano. Mentre la fragile struttura costruita dalla diplomazia sembra sul punto di cedere, la città cerca di resistere. Rimane però la sensazione che Beirut sia ancora una volta sul punto di ripiombare in un incubo.
(da agenzie)
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Aprile 9th, 2026 Riccardo Fucile
LA SOTTOSEGRETARIA E LA CENA AL RISTORANTE CON GIOACCHINO AMICO
Ieri la senatrice Carmela Bucalo di Fratelli d’Italia ha inviato una nota alle agenzie di stampa per smentire quello che si scriveva di lei sui giornali. «Trovo inaccettabile l’accostamento della mia persona a fatti e vicende a cui sono del tutto estranea. Nel signor Amico mi sono imbattuta solo al termine di una cena – alla quale lo stesso non ha neanche partecipato – consumata con la collega Frassinetti al termine di una giornata di lavori d’aula. Si è trattato di un incontro del tutto casuale, fugace e senza alcun significato. Per quanto ne so, Amico era venuto al ristorante per cercare di incontrare la collega Frassinetti, visto che era un politico del territorio. Tutto qui».
Oggi però c’è un’altra ricostruzione. Ed è quella della collega parlamentare Paola Frassinetti.
«Era giugno 2020. Amico ci raggiunse in un ristorante al centro di Roma, la pizzeria Margherita. A tavola eravamo 5 donne, c’era anche Carmela Bucalo e qualche segretaria. Lui arrivò intorno alle 23, noi avevamo già finito, credo prese un tiramisù e rimase a parlare con noi una mezz’ora. Ma io non sapevo chi fosse: aveva scritto alla mia segretaria, voleva visitare la Camera, credo l’avesse chiesto un po’ a tutti. Da quella sera, però, mai più visto. Mirava a farsi candidare da FdI a Busto Garolfo, ma non è stato candidato…», dice al Corriere della Sera. Una mezz’ora, quindi. Chissà se si può classificare come incontro fugace. E casuale per lei, sicuramente, ma non per Frassinetti.
Gli atti e le intercettazioni
Anche negli atti la ricostruzione sembra essere discrepante. L’incontro, secondo gli
investigatori, si è svolto il 20 maggio 2020 in un ristorante. C’era anche l’indagato Raimondo Orlando oltre a due collaboratrici delle parlamentari. Nessuno, a parte Amico e Orlando, ha ricevuto avvisi di garanzia per la vicenda. Ma sono stati intercettati, scrivono gli investigatori, «contatti telefonici e documentati incontri» funzionali «a creare un rapporto di collaborazione nei vari settori d’interesse». Il 6 maggio 2020 — annotano i carabinieri — le due collaboratrici «venivano controllate» a bordo di un’auto «intestata alla ditta S.F. di Amico Gioacchino». E il 16 giugno 2020, una delle due, parlando con Amico, gli diceva: «Quelle te le apro io», riferendosi, si legge in un’intercettazione, alle «porte di Montecitorio».
La tessera di partito
E la vicenda fornisce anche un elemento in più per comprendere l’approdo a Montecitorio di Amico. «Mi è arrivata la tessera di partito… Fratelli d’Italia», dice intercettato l’attuale collaboratore di giustizia in quei giorni. «Fu l’assistente della Frassinetti che lo aiutò a farla», ricostruisce un alto esponente del suo partito, sempre secondo il Corriere. Ma Frassinetti non conferma: «Non ne ho contezza». Il mistero rimane, ma la nebbia diventa sempre più rada.
(da Open)
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Aprile 9th, 2026 Riccardo Fucile
COME IL CRIMINALE CERCA DI SABOTARE LA TREGUA
Il dito? “È sul grilletto”. Se c’era ancora qualche dubbio sulla regia della folle guerra
all’Iran – che ha innescato una spirale di violenza in tutto il Medio Oriente, travolgendo le economie occidentali con una valanga incontrollata di rincari del petrolio – la giornata di ieri è stata certamente illuminante anche per i più scettici.
Neanche il tempo di annunciare l’accordo sull’Iran da parte di Donald Trump, che il ricercato internazionale Benjamin Netanyahu aveva già ordinato di scaricare sul Libano 160 bombe. Risultato: centinaia di morti e feriti in dieci minuti. Un attacco che ha tutta l’aria di un tentativo di sabotaggio dell’intesa negoziata al termine di una settimana di minacce, veti e ultimatum tra il presidente Usa e il regime degli ayatollah. L’ultima prova che a trascinare Trump in un conflitto nel quale aveva tutto da rimetterci (il calo nei sondaggi è lì a certificarlo) è stato proprio il premier israeliano che, al contrario, ha tutto da guadagnarci (allontanare le elezioni e il processo in cui è accusato di corruzione).
L’ennesima strage di civili, dopo i 70mila morti di Gaza, si aggiunge al curriculum di Netanyahu che oggi rappresenta il principale pericolo e ostacolo per la pace in Medio Oriente. Non a caso, i raid israeliani in Libano, hanno spinto l’Iran a chiudere di nuovo lo stretto di Hormuz e a rimettere in discussione la tregua. Una condotta spregiudicata nella quale, d’altra parte, Netanyahu continua a perseverare grazie all’appoggio incondizionato degli Usa – che ieri si sono affrettati a ribadire che il Libano non rientra negli accordi sulla tregua con Teheran nonostante il Pakistan, mediatore dell’intesa, abbia confermato che fossero inclusi – e al vuoto penumatico di un’Unione europea che continua ad esprimersi per auspici e frasi di circostanza.
L’Italia non fa certo eccezione. Crosetto esprime “la più ferma e indignata protesta” per il convoglio italiano Unifil oggetto di colpi d’avvertimento da parte israeliana chiedendo l’intervento dell’Onu; Tajani convoca l’ambasciatore israeliano per chiedere chiarimenti; Meloni attende gli esiti della convocazione per tirare le somme. La domanda resta ancora sospesa: a quando le sanzioni a Netanyahu e al suo governo criminale?
(da lanotiziagiornale.it)
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Aprile 9th, 2026 Riccardo Fucile
LA PREMIER NON RISCHIA ELEZIONI ANTICIPATE E SI ATTACCA ALLA POLTRONA… LE REPLICHE DELLE OPPOSIZIONI
Alla “sfida” evocata da Meloni durante il suo discorso risponde la segretaria del Pd, Elly Schlein: “Lei ci sfida – dice la leader dem prendendo la parola alla Camera – ma avete già perso quella sfida perché avete sfidato la Costituzione e il popolo sovrano vi ha battuto nelle urne. Si vede che avete molta voglia di tornare all’opposizione, vi accontenteremo. Se non è troppo impegnata con gli scandali dei suo ministri, vi mando una cartolina dal paese reale, quello in cu negli ultimi 4 anni gli stipendi reali si sono abbassati di 9 punti percentuali”.
Poi, un elenco di quelli che, secondo Schlein, sono fallimenti dell’esecutivo: “Il governo precedente vi ha lasciato 200 miliardi, voi ci lasciate con la crescita a zero. Le tasse sono al record da 12 anni, le bollette erano già prima le più care d’Europa ma la guerra illegale di Trump e Netanyahu ha peggiorato questa situazione e voi in questi giorni avete sfornato il record dei decreti che scadevano già il giorno dopo averli emessi eche già erano superati dai fatti”. E ancora, prosegue la segretaria dem, “non avete saputo mettere in campo uno straccio di politica industriale per quattro anni, avete pasticciato su Transizione 5.0 e gli incentivi. Se andiamo a vedere come stanno oggi gli italiani non ce n’è uno che può dire di stare meglio di prima, se non forse i più ricchi o quelli che avete deciso di aiutare voi”.
Capitolo fallimento riforme. “Di lei si ricorderà un’autonomia differenziata bocciata dalla Corte costituzionale, una riforma costituzionale bocciata dal voto popolare e un premierato proposto e poi abbandonato. Ah no, mi scusi – prosegue
ironicamente Schlein – si ricorderà anche il decreto Rave e quei centri in Albania che sono rimasti vuoti… La vostra propaganda ha sbattuto forte contro la realtà di quei 15 milioni di elettori che hanno detto no per difendere la Costituzione, perché in questi quattro anni ogni vostra scelta è andata nella direzione opposta a quella di attuare pienamente la nostra Costituzione”.
L’intervento di Schlein è anche propositivo, con tanti punti di quello che si candida a essere il programma del centrosinistra di alternativa al governo Meloni: “La vostra Italia è basata sul lavoro povero e precario. Toccherà a noi approvare il salario minimo, combattere la precarietà e il part time forzato, il congedo partitario, occuparci della sicurezza del lavoro, fare una legge sui rider. L’articolo 32 garantisce il diritto alla salute ma con il suo governo gli italiani che rinunciano a curarsi sono aumentati a sei milioni. Voi volete una sanità a misura del portafoglio delle persone”. Altro punto toccato dalla dem, quello del “diritto al voto fuori sede”.
Conte: “Da lei realtà mitologica, la sveglia non è suonata?”
“Presidente Meloni lei racconta una realtà mitologica, credo che la sveglia del referendum non abbia suonato a palazzo Chigi – dice il presidente del M5s Giuseppe Conte esordendo a parlare alla Camera -. Ha citato grandi numeri, non quelli essenziali: quattro anni, zero riforme. Se oltre alla faccia non ci mette anche competenza, l’Italia si trova in braghe di tela”.
Un elenco, anche da parte del leader pentastellato, dei fallimenti del governo Meloni: “I salari reali sono crollati, la pressione fiscale è la più alta degli ultimi 10 anni, un record, tre anni consecutivi di calo della produzione industriale, e siamo agli sgoccioli della legislatura… la faccia ce la mette ma la faccia tosta non le manca…”.
Capitolo rapporti internazionali: “Crosetto ha detto una cosa giusta per una volta. Ha detto il problema di Trump è che è circondato da collaboratori non coraggiosi e nessuno riesce o osa contraddire il capo. È ancora più grave quando non viene contraddetto il capo da una leader di un Paese del G7, la sua subalternità è ignobile. Lei – attacca Conte – sta contribuendo a distruggere il diritto internazionale, perché se Trump attacca illegalmente il Venezuela e lei dice che è un’azione di legittima difesa, lei lo incoraggia. Se di fronte al genocidio lei non interrompe la cooperazione militare con Netanyahu e rimane silente e complice, lei incoraggia un genocidio“.
Conte, come Schlein, dagli scranni di Montecitorio lancia l’alternativa al governo Meloni: “Ci ha sfidato più volte, ma sappia che qui abbiamo più proposte condivise. Gli italiani le hanno dato la sveglia. Noi siamo pronti per la sfida progressista e la manderemo a casa”.
L’intervento di Bonelli
Per Angelo Bonelli di Avs, quello fatto dalla premier è “il discorso del suo declino. Ha detto di non dimettersi ma ha fatto il discorso di apertura della sua campagna elettorale. Meloni dice che l’opposizione non ha il coraggio di chiederle le dimissioni? Io lo faccio, andiamo a votare subito”.
“Presidente del Consiglio, oggi la vedo molto nervosa, noi le diciamo che come Avs siamo pronti ad andare al voto e a governare l’Italia. Abbiamo proposte, voi avete sfasciato l’Italia – incalza Bonelli -. Lei ha un problema con il suo elettorato che non condivide il suo appiattimento su Trump e sulle sue politiche. Ieri Netanyahu ha continuato a uccidere donne e bambini, che dite su questo? Noi di Avs contestiamo fortemente la politica energetica fatta finora. Lei non è stata in grado di costruire la sovranità energetica”. “Non ci venga a raccontare – conclude il co-portavoce di Avs – le questioni della mafia. ll punto è perché dentro Fratelli d’Italia ci sono iscritti che fanno riferimento al clan Senese e perché lei ha tollerato che Delmastro va a fare società con un camorrista del clan Senese. Facciamo un’inchiesta, nessun problema. Lei intanto ha un grande problema dentro casa sua”.
(da agenzie)
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Aprile 9th, 2026 Riccardo Fucile
QUANDO TRUMP NON SA PIU’ COSA DIRE
Quando Trump non sa più cosa dire, dice «tra due settimane». Una soltanto gli sembrerà
troppo micragnosa. «Facciamogli vedere che abbondiamo» per citare una persona seria, Totò. «Aumenterò (toglierò) i dazi tra due settimane, distruggerò (incontrerò) Zelensky tra due settimane, il piano sanitario (il piano di pace, il parcheggio multipiano) sarà pronto tra due settimane».
Trump è come quegli impiegati coscienziosi che danno sempre il preavviso, ha detto il comico Jimmy Kimmel. Un’abitudine che probabilmente getta le sue radici nel passato più remoto: lo scolaretto Trump che promette di riconsegnare la merenda al compagno tra due settimane, il renitente alla leva Trump che giura di rendersi reperibile tra due settimane, il seduttore Trump che garantisce alla fidanzata di intestarle uno yacht tra due settimane, massimo tre. Adesso tocca agli iraniani, che erano andati a letto convinti di venire «sterminati come civiltà» e si sono risvegliati amiconi degli Usa, grazie a un «cambio di regime molto produttivo» avvenuto nel corso della notte all’insaputa del regime ma non di Trump, che perciò ha accettato di rinviare l’Armageddon. Di quanto? Che domanda: di due settimane.
C’è del metodo nella follia di questo finto pazzo che sembra vero (o viceversa) e risiede in quella formuletta attendista, paragonabile al «da lunedì» con cui noi promettiamo di metterci a dieta o cominciare pilates. Nella testa sgombra o fin troppo affollata di Trump «due settimane» significa poi, oppure mai, ma più probabilmente: boh.
(da Corriere della Sera)
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Aprile 9th, 2026 Riccardo Fucile
LA POLITICA RAZZISTA DEL GOVERNO DI ISRAELE
Israele azzanna il Libano, spara ai caschi blu, identifica la soluzione dei suoi problemi con la distruzione di insediamenti umani classificati “Hezbollah” per comodità logistica, diciamo così: per essere sicuro di colpire il mio nemico, distruggo tutto ciò che gli sta attorno.
Come se qualcuno, per eliminare la camorra (sempre ammesso che i camorristi siano degni solamente di morire ammazzati), radesse al suolo Napoli. E nella sua mappa mentale cancellasse il nome “Napoli” e scrivesse “Camorra”, così se qualcuno lo accusa di avere distrutto Napoli, lui può rispondere: “Ma no, ho distrutto Camorra”.
È già accaduto a Gaza, è venuto il momento di chiedersi se il Libano non rischi di diventare la fase due di quella carneficina. La trasformazione degli esseri umani e delle popolazioni civili in bersaglio bellico prevede la loro de-classificazione su basi ideologiche o religiose o semplicemente antropologiche: nemici, infedeli, comunque “altri”, e in quanto tali meno umani, meno “noi”, meno depositari di una identità riconoscibile e di diritti identici ai nostri.
Civiltà da distruggere in una notte, ha detto Trump, ma la parola «civiltà» dev’essergli scappata. Non è da lui ammettere che ne esista qualcuna, al di fuori di Mar-a-Lago.
Parla chiaro l’atto razzista con il quale il governo israeliano ha stabilito che, a parità di delitto, la pena di morte vale solo per i nemici di Israele (in pratica: per i palestinesi). Un passo deciso contro l’universalità della condizione umana e il concetto stesso di uguaglianza. Ci sono uomini di serie A, uomini di serie B. Che
pensarlo siano alcuni discendenti di chi subì la Shoah, è una delle notizie più terribili e tristi di questo nuovo secolo. Si fatica a crederlo. Eppure.
(da Repubblica)
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Aprile 9th, 2026 Riccardo Fucile
PUR ESSENDO UNA NOMINA CHE SPETTA AL MINISTERO DI GIORGETTI, L’ACCORDO SUL SUCCESSORE NON È SBUCATO FUORI. A RIMETTERCI DALLA PROROGA NON È SOLO DE GENNARO, CHE VEDE COSÌ VOLATIZZARSI NEL GRAN BALLO DELLE NOMINE DELLE PARTECIPATE DI STATO (ENI, LEONARDO, ETC.) UNA DOVIZIOSA PRESIDENZA. MA ESCONO DALLA COMPETIZIONE ANCHE I CANDIDATI FABRIZIO CUNEO E BRUNO BURATTI, A BREVE DESTINATI AMBEDUE ALLA PENSIONE – RESTANO IN POLE VITO AUGELLI, LEANDRO CUZZOCREA, UMBERTO SIRICO, MA NEI PROSSIMI SEI MESI, POTRA’ SUCCEDERE DI TUTTO
Fiamme Gialle per la “Fiamma Magica” di Palazzo Chigi, ormai diventato una
rappresentazione tragica di un governo allo sbando, azzoppato da faide e sgambetti e veti incrociati di Lega e Forza Italia. La proroga di sei mesi del comandante generale della Guardia di Finanza, Andrea De Gennaro, in scadenza a maggio, sta lì a rappresentare un governo che sbanda al di là della crisi di nervi.
Pur essendo una nomina che spetta al Ministero dell’Economia guidato da Giancarlo Giorgetti a decidere è Palazzo Chigi. Ma qualcosa deve essere andato storto tra i tre partiti della maggioranza e un accordo sul successore di De Gennaro non è sbucato fuori. Quindi, il Consiglio dei Ministri ha promulgato una proroga che doveva essere di un anno ma, pare, il Quirinale non era dello stesso parere ed è finita con un compromesso per sei mesi.
A rimetterci non è solo De Gennaro che vede così volatizzarsi una doviziosa poltrona di presidente in qualche azienda partecipata di Stato (Eni, Leonardo, etc.), ma escono dalla competizione a comandante generale delle Fiamme Gialle anche per i candidati Fabrizio Cuneo e Bruno Buratti, a breve destinati ambedue alla pensione.
Resta in pole il generale Vito Augelli, a seguire si vocifera di Leandro Cuzzocrea, poche chance per il candidato preferito di Giorgetti e Crosetto, Umberto Sirico, finito nel tritacarne degli accessi abusivi del caso Striano. E la proroga alimenta anche qualche speranza per i sogni di Francesco Greco. Ma nei prossimi sei mesi chissà cosa potrà succedere
(da Dagoreport)
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Aprile 9th, 2026 Riccardo Fucile
LUCIANO, 67 ANNI, IN STRADA DAL 2022: “DI GIORNO MI ARRANGIO, LA NOTTE DORMO NEGLI ANDRONI DEI PALAZZI, NON VOGLIO PERDERE LA DIGNITA’”
La storia di Luciano, di cui non riveliamo il cognome per tutelarne la privacy, si snoda attorno alle vie e alle piazze della Barona, quartiere nella periferia sud di Milano. È lì che il 67enne ogni giorno, da quattro anni, cerca appigli per restare a galla in una città che sembra averlo dimenticato. “Quattro anni fa, quando ancora avevo una famiglia e un tetto sopra la testa, non avrei mai immaginato di dover sperare nel portone aperto di un palazzo, per trovare rifugio di notte sulle scale o nell’androne”, dice Luciano a Fanpage.it.
La vita prima della strada
“Nella vita – racconta Luciano – mi sono sempre dato da fare, ho svolto diversi lavori, tra cui l’imbianchino e il tipografo. Un giorno però mi sono fatto male a una mano con la pressa e da allora non riesco più a usarla come prima, in più faccio fatica a camminare e ho problemi cardio-circolatori. Per questo sono diventato invalido civile”.
Fino al 2022 Luciano viveva a Milano in un alloggio popolare insieme alla fidanzata, poi la relazione è finita: “Il contratto di locazione era intestato alla mia ex compagna, io pagavo regolarmente la mia parte di affitto e spese – ricorda Luciano -, ma quando abbiamo deciso di separarci, dopo 18 anni di convivenza, mi sono ritrovato per strada senza nulla, se non la mia pensione di invalidità”.
“Vorrei solo una casa”
Da quattro anni Luciano gira in zona Barona, in attesa di poter avere ancora un tetto sopra la testa: “Durante il giorno sto all’aperto o entro in qualche bar – spiega -, la sera vado a dormire dove trovo rifugio: di solito nei box o negli androni dei palazzi rimasti aperti. Ma sono pulito – assicura -, cerco sempre di farmi almeno una doccia a settimana dove posso, non voglio perdere la mia dignità”.
Da subito ha fatto domanda per un alloggio popolare: la prima candidatura risale a dicembre 2022, poi ancora a settembre e a novembre 2024, istanze a cui si aggiungono quelle di agosto e dicembre 2025. “Al Caf di zona mi aiutano a fare la domanda, sono entrato in graduatoria e anche con un punteggio alto, ma non sono mai stato chiamato per l’assegnazione dell’alloggio”.
“La mia pensione di invalidità arriva tra tutto a circa 700 euro – spiega Luciano -, soldi con cui devo anche mangiare e quando servono comprarmi le medicine: ovviamente non posso permettermi un affitto sul mercato privato, nemmeno fuori Milano”.
L’unica soluzione resta attendere una casa popolare in città. “Capisco che ci sono tante famiglie che aspettano come me da anni – conclude Luciano – e non voglio passare davanti a nessuno, ma sono stanco e vorrei solo un posto da poter chiamare casa”.
(da Fanpage)
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