Gennaio 28th, 2026 Riccardo Fucile
“SE METTO UN 4 IN GRECO A UNO STUDENTE, RISCHIO DI ESSERE SEGNALATO COME COMUNISTA?”
La vicenda del liceo Leopardi Majorana di Pordenone non si è ancora chiusa,
sebbeneil manifesto di Azione studentesca, che tramite un qrcode rimandava a un sondaggio, sia stato rimosso dai muri dell’istituto da qualche giorno.
Il manifesto incriminato, esposto sabato 17 gennaio, chiedeva sostanzialmente agli studenti di partecipare alla stesura di un report nazionale, per individuare i nom
degli insegnanti di sinistra che sono accusati di fare “propaganda”. Praticamente delle liste di proscrizione. Il sondaggio poneva un quesito semplice: “Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni?”. E poi: “Descrivi uno dei casi più eclatanti”. Il manifesto non è stata una ‘bravata’. La stessa iniziativa, con le stesse modalità, è stata segnalata anche in altre scuole di Pordenone, Alba, Cuneo e Palermo. Si tratta del tentativo di organizzare una campagna nazionale, partita dal movimento di estrema destra, come si vede anche da alcune foto che compaiono sul profilo social di Azione studentesca.
Sulla vicenda si sono espresse anche le istituzioni, a partire dal sindaco di Fratelli d’Italia Alessandro Basso, che invece di condannare l’iniziativa ha minimizzato il gesto, limitandosi a criticare le modalità: “Usare la politica in classe non va bene, sia a destra che a sinistra. Bisognava prendere gli studenti e dire ‘bene, volete fare un sondaggio di questo tipo? Dovete farlo bene’. Riconosco che è stato fatto in modo un po’ disordinato, non si possono chiedere i nomi e utilizzare i dati in modo maldestro”, ma questi studenti “hanno probabilmente toccato un tasto dolente, hanno toccato una certa sensibilità di alcuni insegnanti che si sono sentiti chiamati in causa”, ha detto in un video il primo cittadino, secondo cui è giusto in una scuola democratica “far esprimere gli studenti, insegnando loro a esprimere un dissenso, anche se quel dissenso non proviene da sinistra”. Per Basso è stato sbagliato “chiudere la bocca agli studenti”.
Il docente Paolo Venti a Fanpage.it: “Quando faccio lezione non sono un jukebox”
Paolo Venti, un docente del liceo Leopardi Majorana, che da 35 anni insegna latino e greco, è venuto a conoscenza una settimana fa del manifesto, e ha denunciato l’episodio prima alla dirigente scolastica e poi in prefettura. Ma non ha ottenuto risposte. Ha riferito a Fanpage.it che il volantino ora è scomparso. Ma il problema resta, come dimostrano anche gli interventi di tanti politici di destra che hanno commentato quando accaduto a Pordenone.
“Ci accusano di fare propaganda di sinistra. Ma non si può fare lezione, soprattutto quando si parla di materie come lettere, filosofia o storia, senza che sia una lezione anche politica. Con i ragazzi si deve ragionare, ai miei alunni dico come la penso, ognuno poi è libero di interpretare le cose nel modo che ritiene più opportuno. Non ho mai sanzionato nessuno, né ho mai cercato di convincere gli alunni delle mie idee. Ma non sono un jukebox, in cui inserire la monetina per far partire la lezione.
Quando parlo dico quello che penso. Cosa diversa è la propaganda, nessuno di noi si permetterebbe di farla. Ma non è possibile che una persona autorevole come un sindaco minimizzi quest’iniziativa”, dice a Fanpage.it il docente.
“Si tratta di una raccolta di dati, che viola palesemente la privacy. Si chiede un giudizio agli studenti sull’operato degli insegnanti. Se qualcuno dovesse notare qualcosa che non va in classe potrebbe rivolgersi alla dirigente, esistono gli strumenti per i controlli, come le ispezioni. Ma se metto un 4 in greco a uno studente, rischio poi di essere segnalato come comunista?”, si sfoga ancora Venti.
Il commento del sindaco è stato secondo il docente “inqualificabile”: “Sono disposto a parlare con i ragazzi che hanno affisso il volantino, non ce l’ho con loro. Anche se il mio sospetto è che ci sia qualcuno dietro a manovrarli”. Il riferimento del prof è al fatto che l’iniziativa non è stata appunto circoscritta, ma è stata organizzata in modo simile anche in altre città. “È un’operazione illegale”, continua. “Oggi chiedono di schedare gli insegnanti di sinistra, domani potrebbero schedare gli omosessuali. Qualcuno, attraverso gli studenti, sta cercando di spostare i paletti che abbiamo fissato 80 anni fa”.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Gennaio 28th, 2026 Riccardo Fucile
DAL CAMBIAMENTO CLIMATICO AL DISSESTO IDROGEOLOGICO, DALLA POLITICA CHE SE NE FREGA ALLE BUROCRAZIE LOCALI CHE NON SPENDONO SOLDI
Nella frana di Niscemi, sul ciglio di quel precipizio da cui sta cadendo un paese intero della provincia di Caltanissetta, più o meno, c’è tutto.
C’è il cambiamento climatico, ovviamente, sotto forma di Ciclone Harry, evento metereologico estremo che sarà sempre più la regola e sempre meno l’eccezione nel bacino del Mediterraneo. Piccolo dettaglio: ora l’aumento delle temperature è di 1,3 gradi. Più la temperatura crescerà, più questi eventi saranno distruttivi. Ma, pensate che strano, più la temperatura cresce e più gli eventi climatici estremi stanno aumentando, più abbiamo deciso di ignorarli e far finta di niente. Perché? Provate a rispondere da soli.
C’è il dissesto idrogeologico, perché il clima non basta a frantumare come un biscotto la terra su cui poggia un intero paese. Nelle mappe della Protezione Civile, la zona di Niscemi è stata classificata a rischio molto elevato di dissesto geomorfologico. Un rischio che è aumentato parecchio, in Italia, negli ultimi anni, con la superficie pericolosa che è aumentata del 15% in quattro anni: oggi è esposto a frane il 95% del territorio e il 10% è zona ad alta pericolosità.
C’è il disinteresse della politica. A Niscemi, dove uno si aspetta manutenzione, attività di prevenzione, interventi urgenti, e invece niente. Perché ovviamente i soldi sono per le grandi opere come il Ponte, non per i piccoli interventi di manutenzioni come quello di Niscemi. O per le varie ed eventuali del Pnrr, con cui è stato finanziato di tutto, ma non il rischio idrogeologico, cui è stato destinato solamente l’1,3% dei 194,4 miliardi del piano.
C’è il disastro degli enti locali, perché dove ci sono i soldi, non vengono spesi. Nel 2021, una relazione della Corte dei conti rilevava che alla Sicilia erano stati assegnati circa 789 milioni per la mitigazione del rischio. Di quei 789 milioni ne
erano stati pagati 45 e liquidati solamente 29. Magari, spendendo quei pochi soldi che c’erano oggi non staremmo parlando di frane e sfollati.
C’è, infine, la strumentalizzazione della tragedia. Quella di chi parla delle responsabilità del governo in carica o degli enti locali solo quando gli enti locali sono della parte avversa, qualunque essa sia. Quando invece le responsabilità sono equamente condivise da chiunque abbia governato questo Paese negli ultimi trent’anni almeno.
Perché sì, nella frana di Niscemi più o meno c’è tutto. E siamo tutti responsabili, eletti ed elettori, governanti e governati. Nessuno escluso.
(da Fanapge)
argomento: Politica | Commenta »
Gennaio 28th, 2026 Riccardo Fucile
L’ITALIA PONE CONDIZIONI PER IL RIENTRO A BERNA DELL’AMBASCIATORE, NOI CHE ABBIAMO RIPORTATO A CASA UN VIOLENTATORE DI BAMBINI CON UN VOLO DI STATO: FATE RIDERE
Si alzano i toni in Parlamento in Svizzera contro l’Italia, dopo le polemiche sollevate
da Roma per la scarcerazione di Jacques Moretti, proprietario del locale Le Constellation, dove un incendio ha causato la morte di 40 persone. Il coro critico verso i politici italiani è bipartisan, dai sovranisti ai Verdi, fino ai liberali e ai democristiani.
Ma a far crescere la tensione sono soprattutto le condizioni imposte da Palazzo Chigi per il rientro a Berna dell’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, richiamato nei giorni scorsi a Roma. Tra queste, la richiesta di avviare una collaborazione tra le autorità giudiziarie dei due Stati e di costituire immediatamente una squadra investigativa congiunta per accertare le responsabilità della strage «senza ulteriori ritardi».
Da queste condizioni, erano subito emerse perplessità, come quelle di Nicolas Mattenberger, avvocato di alcune famiglie delle vittime della tragedia di Crans-Montana. Nonostante critichi la gestione svizzera, Mattenberger ieri ha dichiarato: «Il codice di procedura penale svizzero non consente che l’Italia sia parte civile nel procedimento né che possa seguire l’inchiesta. Questo i magistrati non possono farlo».
Le reazioni dei politici svizzeri
La politica svizzera non ha risparmiato critiche a Roma. Simonetta Sommaruga del Partito Socialista ha definito «inaccettabili i toni di Roma», mentre la collega socialista Jessica Jaccoud del Canton Vaud ha parlato di «minacce verso uno Stato di diritto, degne di una politica da western». Dal fronte democristiano, Vincent Maitre ha contestato la risposta, a suo dire troppo debole, del Dipartimento degli Esteri, che avrebbe invece dovuto «picchiare i pugni sul tavolo». Anche Mauro Poggia, sovranista di Ginevra di origini italiane, è sul piede di guerra. «Far credere che la giustizia svizzera sia male amministrata e che abbia bisogno dell’aiuto dell’Italia è insultante», ha affermato.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Gennaio 28th, 2026 Riccardo Fucile
E INTENDE RICANDIDARSI NEL 2028 ANCHE SE LA LEGGE LO VIETA
«Dobbiamo vincere le elezioni Midterm. Se le perdiamo, perderete così tante delle cose di cui stiamo parlando, così tante delle risorse di cui stiamo parlando, così tanti dei tagli fiscali di cui stiamo parlando — e questo porterebbe a cose molto brutte». Mentre la retromarcia su Minneapolis diventa sempre più palpabile, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha aperto la campagna elettorale per il voto in Iowa con le minacce. «Sono qui perché amo l’Iowa, ma sono qui perché stiamo iniziando la campagna per vincere le elezioni di medio termine. Dobbiamo vincere le elezioni di medio termine», ha detto Trump nel suo intervento.
La minaccia di Trump
Il presidente ha definito i manifestanti anti-Ice a Minneapolis «insurrezionalisti pagati» e «agitatori pagati». Dopo essere stato interrotto da alcuni manifestanti, il tycoon ha insistito: «Li pagano. Sono tutti agitatori pagati, e niente altro. Vengono pagati per andarci — e nemmeno sanno il perché quando li intervisti. “Perché sei qui? Non lo so”. Non ne hanno idea. Sono insurrezionalisti pagati, davvero, in alcuni casi. Sono dei malati», ha rincarato. Poi ha ringraziato lo Stato per aver votato per lui nel 2024. «Forse lo faremo una quarta volta», ha detto, alludendo a un’ulteriore candidatura alla presidenza che è costituzionalmente vietata.
I centri commerciali
E ha parlato di migranti che potrebbero «far esplodere i nostri centri commerciali, far esplodere le nostre fattorie, uccidere persone». Trump ha descritto falsamente la grande maggioranza di coloro che sono stati arrestati dall’Ice in Minnesota e altrove come criminali incalliti. Affermando che una volta che queste persone fossero state allontanate la criminalità sarebbe stata quasi eliminata. «È un affare molto
semplice: il 2% della popolazione causa il 90% della criminalità. Quindi quando inizi a decimare quel 2%, boom», ha detto il presidente Usa.
Intanto rischia il posto la segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem. I senatori repubblicani Thom Tillis e Lisa Murkowski hanno detto apertamente che Noem dovrebbe andarsene o essere licenziata, dopo che il presidente le ha rinnovato la fiducia. Oltre a Noem, Tillis ha criticato anche il vice chief of staff della Casa Bianca, Stephen Miller, per aver attaccato Alex Pretti subito dopo la sua uccisione da parte di agenti federali: «Quelle due persone hanno detto al presidente, prima ancora di avere qualsiasi rapporto sull’incidente, che la persona morta era un terrorista. Voglio dire, questa è improvvisazione al peggior livello». Il leader della maggioranza al Senato John Thune ha rifiutato invece di dire se avesse fiducia in Noem. «Questa è una decisione che spetta al presidente», ha detto ai giornalisti Thune, che è del South Dakota come Noem.
Lo scaricabarile alla Casa Bianca
Ma alla Casa Bianca è anche cominciato lo scaricabarile sulle accuse ad Alex Pretti. Che secondo il presidente avrebbe cercato di «massacrare gli agenti federali» che lo hanno ucciso a Minneapolis. La frase di Noem ha scatenato la caccia interna. Secondo un retroscena di Axios alcuni funzionari della Casa Bianca stanno ora attribuendo la responsabilità al Customs and Border Protection (Cbp) per aver fornito informazioni inesatte, mentre altri puntano il dito contro Stephen Miller, vice capo di gabinetto della Casa Bianca e principale consigliere di Trump. L’episodio, secondo Axios, illustra la confusione che ha travolto l’amministrazione dopo l’uccisione sabato del manifestante e mostra l’influenza di Miller, stretto e più longevo consigliere politico di Trump, il cui potere alla Casa Bianca va ben oltre il suo titolo ufficiale.
Noem e Miller
Il potere di Miller si estende di fatto anche alla supervisione di Noem, sebbene lei sia una segretaria di Gabinetto che tecnicamente lo sovrasta in grado. «Tutto ciò che ho fatto l’ho fatto su indicazione del presidente e di Stephen», avrebbe detto Noem a una persona che ha riferito le sue parole ad Axios. «Qualsiasi commento iniziale è stato basato su informazioni inviate alla Casa Bianca tramite la Cbp», ha detto Miller rispondendo a chi lo ha incolpato per l’uso del termine “massacro“. Il Dipartimento per la Sicurezza interna (Dhs) ha pubblicato il comunicato alle 12:31 su X. Alcuni funzionari della Casa Bianca avevano approvato il testo, ma altri no.
Il comunicato del Dhs
«Altri all’interno della Casa Bianca hanno cercato di correggere il comunicato del Dhs prima che venisse diffuso, ma era già stato pubblicato», ha detto un’altra fonte a conoscenza dell’episodio. Secondo due fonti, Trump è stato tenuto informato del comunicato da Miller e dal principale consigliere di Noem, Corey Lewandowski, uno degli ex responsabili della sua campagna elettorale nel 2016. Pochi minuti dopo il comunicato del Dhs, Miller ha definito su X Pretti un assassino, affermazione che, secondo una fonte, si basava anch’essa su un rapporto preliminare della Cbp. Noem ha successivamente usato lo stesso linguaggio durante una conferenza stampa, così come il comandante della Border Patrol che allora supervisionava le operazioni nelle Twin Cities, Greg Bovino.
La pistola di Pretti
In tutto ciò il presidente è tornato addirittura a criticare Pretti perché «non avrebbe dovuto portare una pistola o caricatori pieni di carica». Ovvero quello che fanno normalmente tutti gli americani che possiedono un’arma. Alla domanda se fosse d’accordo con i funzionari dell’amministrazione che descrivevano Pretti come un terrorista interno, Trump ha risposto: «Non l’ho sentito, ma certamente non avrebbe dovuto portare un’arma». Poi, parlando ai giornalisti in un ristorante dell’Iowa, ha poi aggiunto: «Aveva una pistola. Non mi piace. Aveva due caricatori pieni di carica. Sono molte cose brutte. E nonostante ciò, direi che è stato molto sfortunato».
(da Open)
argomento: Politica | Commenta »
Gennaio 28th, 2026 Riccardo Fucile
LE PERPLESSITA’ GIURIDICHE SONO TANTE
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha annunciato lo scudo penale per la
legittima difesa. Nel pacchetto sicurezza che verrà licenziato dal consiglio dei ministri ai primi di febbraio è previsto che chi agisce nell’adempimento del dovere o nell’uso legittimo delle armi non venga iscritto automaticamente e nell’immediato nel registro degli indagati. La misura punta a superare il meccanismo dell’iscrizione nel registro degli indagati come atto dovuto. In particolare per coloro che garantiscono la sicurezza dei cittadini ma anche per tutti quei cittadini che
invochino una causa di giustificazione. Ma, spiega oggi Marco Travaglio sul Fatto, può diventare un autogol proprio nei confronti di chi vuole tutelare.
Lo scudo penale
Nell’articolo 11 della bozza del ddl è previsto che «per incrementare le tutele per i cittadini e anche per le forze di polizia, il pubblico ministero non provveda all’iscrizione della persona nel registro delle notizie di reato quando appare che il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione (ad esempio: legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi, stato di necessità), disciplinando l’attività di indagine in presenza delle suddette scriminanti. Sono assicurate le garanzie difensive oggi conseguenti all’iscrizione nel predetto registro». Così com’è scritta, è una misura di carattere generale, che riguarda tutti i cittadini. L’obiettivo dichiarato è rafforzare le tutele complessive della cittadinanza, non creare un salvacondotto per una particolare categoria. Senza sottrarre o limitare le attività del magistrato, ma evitando automatismi.
Il problema
Ma c’è un problema. E lo spiega Travaglio sul suo editoriale. L’iscrizione nel registro infatti costituisce una garanzia per l’indagato. Fa scattare i termini delle indagini e l’assistenza di un avvocato. In più, quando sarà interrogato potrà avvalersi della facoltà di non rispondere.
Con lo scudo penale cosa cambierebbe? In primo luogo le indagini resterebbero contro ignoti. Chi ha sparato, come nel caso del poliziotto di Rogoredo, verrebbe interrogato come testimone. Avendo quindi l’obbligo di dire la verità.
Se tacesse (come sarebbe suo diritto fare da indagato, in base al principio universale in base a cui nessuno può essere obbligato ad autoaccusarsi) o mentisse (cosa che in Italia per gli indagati è lecita, diversamente dagli Usa dove possono solo tacere), rischierebbe di venire processato per reticenza e/o false dichiarazioni al pm.
L’ulteriore paradosso
E c’è un ulteriore paradosso. Nel caso di una sparatoria con feriti, ma senza morti, tra uomini delle forze dell’ordine e gruppi di criminali, i primi – non potendo essere indagati – dovrebbero rispondere e dire la verità anche contro se stessi. Mentre i secondi verrebbero indagati e assistiti da un avvocato, cioè potrebbero tacere o mentire. Per fortuna, conclude Travaglio, è una legge ordinaria. E verrà quindi cancellata dalla Corte Costituzionale. L’articolo dice espressamente che le garanzie
per gli indagati rimangono. Ma anche questo rischia di costituire un paradosso. Come esercitarle, se un “testimone” non può nominare un avvocato difensore
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Gennaio 28th, 2026 Riccardo Fucile
“IN QUESTO MODO HA FATTO UN FAVORE ALLA SINISTRA”
Dopo il gelo creato dal nuovo logo «Futuro Nazionale» depositato dal generale Roberto Vannacci, Nazione Futura prende le distanze dalle somiglianze su più fronti. «A Fronte delle numerosissime segnalazioni ricevute dopo il lancio del
marchio di Vannacci con cui ci è stata evidenziata la somiglianza sia con il nome “Nazione Futura” sia con il nostro logo (un cerchio su sfondo blu con scritta bianca e bandiera tricolore stilizzata) facciamo presente che l’Associazione Nazione Futura e l’omonima rivista nulla hanno a che fare con il nuovo soggetto lanciato», si legge in un comunicato firmato dal presidente Francesco Giubilei, il vicepresidente Ferrante De Benedictis e il direttivo nazionale. L’associazione esprime «sorpresa» per la scelta di un nome e di un logo «anche a prima vista simile al nostro», sottolineando che Vannacci, prima di scendere in politica, «aveva partecipato come ospite a eventi organizzati dalla stessa Nazione Futura».
«Ha fatto un favore alla sinistra»
Nazione Futura prende le distanze «da iniziative di cui non eravamo a conoscenza che possono generare confusione sulla nostra attività per la somiglianza di nome e logo. Alla luce di tutto ciò stiamo valutando la possibilità di tutelarci». L’associazione si lascia andare anche a un commento finale: «Cogliamo l’occasione per sottolineare che il collocamento di Nazione Futura è sempre stato fin dalla sua nascita e sempre sarà all’interno dell’area politico-culturale del centrodestra ritenendo qualsiasi iniziativa che nasce al di fuori dell’attuale coalizione di governo un favore alla sinistra», chiosa.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Gennaio 28th, 2026 Riccardo Fucile
MELONI PREOCCUPATA CHE L’EX GENERALE POSSA INFLUIRE SULLE ELEZIONI POLITICHE… LA FRONDA A DESTRA CHE GIORGIA NON VUOLE E L’INAZIONE DI SALVINI
«Se Salvini non se ne occupa, saremo costretti a occuparcene noi». Con questa frase
rivolta al suo partito Giorgia Meloni ha puntato il dito su Roberto Vannacci. E sul pericolo che l’ex generale possa influire sulle elezioni politiche. Il militare in pensione ha depositato il marchio Futuro Nazionale. E aveva deciso che domenica primo febbraio avrebbe lanciato il suo partito. Ma per ora è tutto in standby. Perché nel frattempo è arrivata la chiamata del Capitano. E l’operazione si è bloccata in attesa di un incontro tra i due. Ma se la premier è lieta dell’attrazione tra Azione e Forza Italia perché così spodesterebbe il Campo Largo, un’iniziativa a destra la vede come il fumo negli occhi.
E incolpa il leader della Lega per l’inazione sul suo vicesegretario ed europarlamentare da mezzo milione di preferenze. Il simbolo del nuovo soggetto di Vannacci del resto sarà una specie di fiamma tricolore con il nome con caratteri in stile Ventennio. L’operazione partito – una sorta di Afd italiana, ultradestra senza compromessi, non come la Lega o come FdI, il sottinteso — è in rodaggio da tempo, dice oggi Repubblica. Ci sono l’associazione Mondo al contrario, il centro studi Rinascimento nazionale e i contatti con altre realtà. Come quella con Indipendenza di Gianni Alemanno o con Caio Mussolini, anche lui vicino al mondo dei paracadutisti.
«Lo spazio iniziale è del 5 per cento», assicura Roberto Jonghi Lavarini, il “Barone nero”, storico esponente della destra radicale lombarda, un passato tra Msi, An, Lega e FdI. Per questo, spiega il Foglio, dalle parti di Meloni c’è paura. Soprattutto, la premier pensa che Salvini sia «inadatto» a negoziare con Vannacci. La tattica di ignorarlo non la convince. Anche se secondo il Capitano se Vannacci «abbandona la Lega rischia di rifare l’ApE di Domenico Comino», l’ex ministro del primo governo Berlusconi.
Edoardo Ziello, deputato vicino all’ex generale, dice che l’incontro tra i due è previsto per il fine settimana. Poi attacca: «Gli italiani sanno chi è Vannacci. Lui è coerente. Ma la Lega cosa sta diventando? Mi chiedo: la linea è quella di Zaia, della Pascale o è quella di Salvini, che la pensava un tempo come Vannacci? In un partito si può fare tutto: abbiamo cambiato linea più volte, ma un segretario ha il dovere di spiegare qual è adesso la rotta».
Futuro Nazionale
E sul partito Futuro Nazionale dice: «Al momento siamo qui. L’idea che Vannacci si possa fermare non esiste. E’ uno che ha fatto la guerra, andrà avanti come un panzer». FdI è preoccupata di Salvini negoziatore, “inadatto”: «Siamo sicuri che Salvini sia il migliore a parlarci?». Ma soprattutto: se Vannacci dovesse uscire della Lega, Salvini è nelle condizioni di poter dire: «Non voglio Vannacci in coalizione?». Anche perché, è il ragionamento di FdI, Vannacci avrebbe come obiettivo far perdere il governo di destra, un governo pro Ucraina e favorire il disordine che piace a Putin. In più Vannacci esclude la possibilità di avere Calenda. Con una sola mossa il centrodestra perderebbe un due per cento di Vannacci e un tre per cento di Calenda, conclude il quotidiano.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Gennaio 28th, 2026 Riccardo Fucile
DA TAJANI UN’AMMISSIONE INVOLONTARIA CHE LE SS NELL’ICE CI SONO E SONO QUELLE “CHE STANNO IN STRADA COI MITRA E LA FACCIA COPERTA”
Prima l’imbarazzo, con tanto di arrampicata sugli specchi. Ora l’excusatio, a decisione già presa (da Washington) e subita senza fiatare. Nel tentativo maldestro di far apparire come normale una vicenda che non lo è per niente. Ossia, la presenza (confermata) a Milano per le Olimpiadi degli agenti dell’Ice, le squadracce di Trump a volto coperto e mano armata, che stanno seminando il panico negli Usa con due morti sulla coscienza (Renée Good e Alex Pretti) lasciati sulle strade del Minnesota.
Si occuperanno, assicurano dagli Usa, del “servizio di sicurezza diplomatica del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, così come il Paese ospitante, per valutare e mitigare i rischi legati alle organizzazioni criminali transnazionali”. Il dado è tratto, l’Italia si limita a prenderne atto. Nel governo degli Yesman, del resto, basta rileggere le parole del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, per capire che aria tira quando l’ordine arriva dall’alleato – pardon, dal padrone – americano. “Uno sa di cosa si parla o diventa una cosa emotiva, ma non è che sono quelli che stanno in strada a Minneapolis…”, “non è che stanno per arrivare le SS”, “non è che arrivano quelli coi mitra con la faccia coperta, vengono dei funzionari che sono di un reparto. Vengono loro perché è il reparto deputato all’antiterrorismo”.
Un’ammissione involontaria che le SS nell’Ice ci sono, e sono quelle “che stanno in strada”, “coi mitra” e “la faccia coperta”. Da noi però verranno i loro colleghi, della stessa truppa, quelli bravi, magari pure a volto scoperto. Tutto bene, insomma, per il ministro. Un po’ meno per i milanesi. Almeno a sentire il sindaco del capoluogo lombardo, Beppe Sala, che dice di temere dimostrazioni di piazza. Mentre la petizione su change.org contro gli sgherri di Trump ha già raccolto in appena due
giorni oltre 15mila firme. Segnali che dalle parti di Palazzo Chigi fingono di non vedere. Ma più passa il tempo e più gli italiani si stanno rendendo conto che non è solo il diritto internazionale – calpestabile alla bisogna per gli amici, vedi Trump in Venezuela e Netanyahu in Palestina – ma l’intero governo che conta “fino a un certo punto”. Tajani docet.
(da lanotiziagiornale.it)
argomento: Politica | Commenta »
Gennaio 28th, 2026 Riccardo Fucile
LE COMPARSATE IN TUTA MIMETICA SUPERADERENTE DI UN’ALTRA PSICOPATICA
Le sue comparsate in tenuta mimetica superaderente fra gli agenti dell’Immigration
and Customs Enforcement, le hanno procurato il nomignolo di “Ice Barbie:” gioco di parole fra la sigla della polizia antimigranti e lo sguardo di ghiaccio ostentato. Che Kristi Noem — l’ex governatrice del Sud Dakota che in pieno Covid si distinse per le posizioni no-mask, così fedele da essere scelta alla guida dell’Homeland Security — sia una donna di ghiaccio, è il mito da lei stessa nutrito: non solo con foto d’impatto come quella in cui posa davanti a una gabbia piena di detenuti seminudi.
Ma col racconto di come uccise a sangue freddo il suo cucciolo di pointer Cricket, troppo «irrequieto», e pure una capretta «troppo brutta» nella sua autobiografia. Aneddoti scelti per sottolineare la sua capacità di intraprendere scelte dure e portare a termine, se necessario, «lavori raccapriccianti».
Quei racconti, all’epoca, indignarono così tanto i compagni di partito da farle perdere la chance di fare la vicepresidente. Anche a Minneapolis la responsabilità del lavoro sporco è sua. Ameno per ora, l’amico Trump gliel’ha fatta passare liscia.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »