Destra di Popolo.net

IL GOVERNATORE DELLA CALIFORNIA NEWSOM: “SONO FINITE LE GINOCCHIERE PER INCHINARSI A TRUMP”

Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile

A DAVOS IL POLITICO DEM CHE STA DIVENTANDO L’ANTITRUMP ACCOLTO DA APPLAUSI

Una ginocchiera firmata Trump come gadget del tycoon perché i seguaci possano inchinarsi al sovrano. L’ha presentata, ironicamente, il governatore della California Gavin Newsom durante il suo intervento a Davos, accolto da risate e applausi.
“E’ la nuova ginocchiera firmata da Trump e sono disponibili online, le ultime erano esaurite comunque queste sono disponibili, anche in stock”, ha detto Newsom fra risate ed applausi di una buona parte del panel del Forum cui partecipava.
Esaurite perchè si “stanno vendendosi i nostri studi legali. Molte università americane si stanno vendendo. E sì, anche molti leader aziendali si stanno
vendendo a questa amministrazione. Vendono i nostri valori, vendono il nostro futuro. Vendono ciò che rende grande l’America, e questo mi spezza il cuore”, ha detto Newsom. “Le persone devono reagire – ha proseguito il governatore che potrebbe correre alle presidenziali americane del 2028 -. Devono trovare il coraggio delle proprie convinzioni. Quest’anno ricorre il 250simo anniversario degli Stati Uniti d’America. Duecentocinquanta anni. Il meglio della Repubblica romana, della democrazia greca, dei poteri dello Stato sullo stesso piano, dello Stato di diritto, della sovranità popolare. Ditemi se questo rispecchia l’America di cui leggete oggi”.
“Donald Trump è una specie invasiva”. Lo ha detto il governatore della California Gavin Newsom nel suo intervento al World Economic Forum a Davos spiegando che Trump ha colonizzato il partito repubblicano e lo ha reso irriconoscibile. Newsom ha inoltre raccontato che ieri sera avrebbe dovuto parlare a un evento alla Usa House “ma si sono assicurati che io non parlassi. Hanno fatto in modo che l’evento venisse cancellato. Ed è questo che sta accadendo negli Stati Uniti d’America. Libertà di espressione, libertà di riunione, libertà di parola: un’America al contrario”.

(da agenzie)

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TUTTI SULL’AEREO BLU: I VOLI DI STATO PRESI QUASI OGNI DUE GIORNI, IN TRE ANNI 429 OCCASIONI

Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile

NORDIO LO USA SPESSO COME UN TAXI PER ANDARE E TORNARE NEL SUO VENETO

I ministri del governo Meloni non resistono al fascino del volo di stato. In poco più di tre annisono stati autorizzati in ben 429 occasioni, con una media superiore a undici al mese. Significa uno ogni due giorni e mezzo, ferie incluse.
Il 2025 è stato comunque l’anno più parsimonioso sotto questo punto di vista per l’esecutivo sovranista. C’è stato infatti un minor impiego dei voli blu, classificati per motivi istituzionali o di sicurezza: il contatore si ferma a 113. Dati in linea con i precedenti governi e inferiori all’anno della sbornia da volo di stato, il 2023, quando sono stati autorizzati 165 volte (a cui si sommano i 30 voli di fine 2022). Era l’esordio al potere per la compagine scelta dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
I costi per le casse pubbliche sono significativi: la stima minima è di almeno 13mila euro per un volo andata e ritorno per una meta vicina. Ma in linea di massima si parla di un esborso medio di circa 25-30mila euro. Insomma, dall’insediamento della leader di Fratelli d’Italia alla guida dell’esecutivo la spesa sarebbe quantificabile in oltre 10 milioni di euro. Ma si tratta di una stima, appunto, che serve a rendere l’idea dell’incidenza sulle casse statali, dato che ogni volo ha un costo a sé. Sempre meglio dei 23 milioni di euro (all’anno) che Palazzo Chigi sborsa per gli staff della premier, i vice, ministri senza portafogli, e sottosegretari.
I voli di stato danno molto da fare alla struttura di Palazzo Chigi, che fa capo al sottosegretario Alfredo Mantovano, deputata a valutare ed eventualmente validare le richieste di ministri. Dal conteggio, è esclusa la premier, che per motivi di sicurezza non viene “tracciata”.
Come è fisiologico, i ministri maggiormente beneficiari dei voli di stato sono Antonio Tajani (Esteri), che lo ha preso in 38 circostanze, e Guido Crosetto (Difesa), che ne ha usufruito una dozzina di volte: entrambi per i loro compiti istituzionali hanno maggiore necessità di spostarsi.
Non mancano casi singolari. Uno di questi riguarda il volo di stato del ministro degli Affari regionali, Roberto Calderoli, usato il 18 maggio per tornare da Venezia a Roma alla fine del festival delle regioni e delle province, che vedeva Luca Zaia,
all’epoca presidente del Veneto, nel ruolo di padrone di casa. Calderoli non poteva mancare. Il Guardasigilli, Carlo Nordio, ha invece un volo di stato sotto casa. Spesso programma l’atterraggio nella sua regione natia come punto di arrivo delle sue missioni istituzionali.
A maggio, per esempio, di ritorno dalla partecipazione a un evento a Chisinau. Partito da Roma, ha fatto tappa nella capitale della Moldova e quindi è rientrato a Venezia. A febbraio, invece, per andare in Turchia ha scelto l’aeroporto di Treviso dove lo ha accolto (e lo ha riportato) il “volo blu”. Il ministro dello Sport, Andrea Abodi, ha chiesto il volo per essere a Trieste lo scorso 14 ottobre in occasione dell’evento, promosso dal suo stesso dicastero, intitolato “Sport di base e Bolkestein”.
Nel ruolo di moderatore c’era Massimiliano Atelli, già capo di gabinetto di Abodi e ora presidente della Commissione indipendente di controllo sui conti delle squadre della serie A di calcio. A spingere il ricorso al volo di stato è anche il Piano Mattei, uno dei capisaldi della propaganda meloniana, che ha intensificato i viaggi verso l’Africa. Un emblema è il volo di gennaio del sottosegretario all’Ambiente, Claudio Barbaro, a Dar es Salaam in Tanzania.

(da Domani)

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MENU A BASE DI CARNEY

Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile

A DAVOS L’EUROPA HA TROVATO FINALMENTE UN LEADER AUTOREVOLE, PECCATO CHE SIA CANADESE

A Davos l’Europa ha trovato finalmente un leader. Calmo, realista, autorevole. «L’ordine mondiale è rotto, siamo entrati nell’età brutale», ha esordito con lancinante consapevolezza. Era forse Merz, il cancelliere tedesco?
«Ci viene detto che le grandi potenze possono fare quello che vogliono e i deboli devono conformarsi per sopravvivere». Ispirato, schietto, senza complessi. Sarà stato Starmer, il primo ministro inglese?
«Per comodità ci siamo adeguati a un sistema che sapevamo ingiusto, ma adesso saremo costretti a cambiare. Guai, però, se ci chiudessimo nella nostra piccola fortezza. Siamo una media potenza, ma non siamo impotenti». Che visione, che apertura e che orgoglio. Si trattava sicuramente di Sanchez, il premier spagnolo.
«Dobbiamo fare affidamento sulla forza dei nostri valori, ma anche sul valore della nostra forza. E raddoppiare le spese della difesa, rivolgendoci alle nostre industrie». Un sovranismo continentale, enunciato con grinta: che fosse Giorgia Meloni?
«Cooperando con le altre medie potenze esistenti al mondo, potremo costruire un nuovo ordine basato sui nostri valori: rispetto, solidarietà, sviluppo sostenibile, integrità territoriale». Ah no, era Macron, senza gli occhiali a specchio.
«Ma per contare di più dobbiamo agire insieme. Perché, se non sei al tavolo, significa che sei nel menu».
Firmato: Mark Carney, primo ministro di Ottawa.
Ora ci siamo. Il leader che l’Europa aspettava è un canadese

(da Corriere della Sera)

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VENDESI PALAZZO DI VETRO

Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile

I PAESI EUROPEI HANNO RIFIUTATO DI FAR PARTE DEL CIRCO BARNUM DI TRUMP COMPOSTO DA CAPI AUTORITARI, MONARCHI ASSOLUTI E DIVERSI CRIMINALI

Lo strambo comitatone “per la pace” escogitato da Trump, teoricamente incaricato di ridare un assetto accettabile a Gaza e altri luoghi precedentemente devastati o brutalizzati dagli stessi che ora si propongono di rimetterli in piedi, sembra la materializzazione del celebre aforisma di Groucho Marx: “Non vorrei mai fare parte di un club che accetti tra i suoi membri uno come me”.
Indipendentemente dalla risposta di Russia e Cina, già adesso è un cartello di soli capi autoritari e monarchi assoluti. I paesi europei hanno rifiutato di farne parte ma si sa che su di loro grava lo stigma imperdonabile della democrazia: un bell’impedimento, in un momento storico come questo.
In compenso c’è Orbán, forse in quanto erede di Attila. Di quale etica e quale estetica sia capace un pool di “ricostruttori” capitanato da Trump, è una domanda che sarebbe meglio non farsi. Metaforicamente parlando, e immaginando il radioso futuro neo-immobiliare di Gaza, credo che l’obiettivo assomigli a: mettere la cravatta a un cadavere e poi vedere che effetto fa.
Siamo nel pieno di una nuova epoca della storia umana, l’Evo post-reale, e dunque è impossibile fare previsioni su quanto accadrà. La sola certezza è che potrebbe accadere di tutto, dal momento che le Nazioni Unite hanno già approvato la costituzione di questo nuovo club privé il cui scopo, non recondito, è prenderne il posto. Nel caso che Trump proponesse all’Onu l’autoscioglimento, non è escluso che la proposta venga ritenuta sensata e opportuna dalla maggioranza dei Paesi membri. Specie se il Palazzo di vetro avesse un valore immobiliare appetibile.

(da Repubblica)

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LA RESISTENZA A TRUMP PASSA DA MINNEAPOLIS. GLI ABITANTI DELLA CITTÀ, CHE DA TRE SETTIMANE SCENDONO IN STRADA CONTRO LE RONDE ANTI-MIGRANTI DELL’ICE, SI ORGANIZZANO CONTRO L’”INVASIONE” DEGLI SCAGNOZZI CRIMINALI DI TRUMP

Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile

C’È CHI FA PATTUGLIAMENTI IN MACCHINA, SEGNALANDO PERICOLI SULLE CHAT, CHI SI APPOSTA DAVANTI AGLI ALBERGHI DOVE ALLOGGIANO GLI AGENTI, SUONANDO E CANTANDO TUTTA LA NOTTE PER IMPEDIRE LORO DI DORMIRE, E CHI HA “CONVERTITO” IL PROPRIO NEGOZIO PER AIUTARE GLI IMMIGRATI CHE NON ESCONO DI CASA PERCHÉ TEMONO DI ESSERE PORTATI VIA

«Sono stato preso, ammanettato, fatto salire sulla loro macchina. Mi hanno rilasciato dopo un’ora dicendo: “Sei bianco, con te non ci divertiamo”. Quello che stanno facendo gli agenti dell’Ice alla comunità soprattutto nera è orribile». Kenny Callaghan, pastore della All God’s Children Minneapolis Community Church, non misura le parole.
La sua chiesa progressista, aperta soprattutto alla comunità Lgbtqia+, si trova all’angolo tra la 31esima strada e Park Avenue, a pochi isolati dal luogo in cui il 7 gennaio è morta Renee Good, la donna uccisa dall’agente Jonathan Ross con tre colpi di pistola. Nonostante la neve e una temperatura a -12 gradi Celsius, i cittadini di Minneapolis da tre settimane scendono in strada contro quella che loro chiamano l’invasione dell’Ice.
Ci sono quelli che fanno i pattugliamenti in macchina, segnalando possibili pericoli in chat su Signal. Ci sono i giovanissimi che di sera vanno davanti agli alberghi nei quali alloggiano gli agenti portandosi strumenti musicali e amplificatori, suonando e cantando tutta la notte per impedire loro di dormire.
C’è un gruppo che si è appostato sul tetto di un edificio di fronte al Whipple Building – il palazzo vicino all’aeroporto che funge da quartier generale dell’Ice – per contare quante persone vengono portate dentro, dal momento che le autorità non danno numeri ufficiali. Ci sono le mamme bianche che fanno sorveglianza davanti alle scuole per essere sicure che le mamme immigrate possano accompagnare i figli senza venire arrestate.
Ci sono i gruppi WhatsApp, c’è la distribuzione gratuita dei fischietti arancioni, ci sono i corsi via Zoom con più tremila partecipanti per diventare “consitutional observer” che è poi quello che stavano facendo Renee e Becca quella tragica mattina.
È la resistenza di una città che non vuole piegarsi «Ci sono immigrati spaventati che non escono neanche per fare la spesa perché hanno paura di essere portati via. Per questo abbiamo deciso di raccogliere tutto qui e poi distribuirlo a chi ne ha bisogno» dice Anna, social media manager del sexy shop Smitten Kitten.
La nuova guerra civile americana passa anche da queste suggestioni, da due visioni opposte dell’America: una autoritaria, l’altra accogliente. È stata di Anna l’idea di trasformare il sexy shop in quartier generale di aiuto.
«Raccogliamo e distribuiamo prodotti per la pulizia, pannolini per i bambini, ma anche le sigarette: la gente ha diritto ai vizi», racconta nel sottoscala del negozio, tra il via vai dei volontari e sotto il controllo di un omone grande e grosso messo lì a fare da sicurezza dopo le minacce ricevute online. Lungo Lake Street, in questa zona piena zeppa di murales e ristoranti etnici, i cartelli sulle porte dei negozi parlano chiaro: questo locale non dà permesso agli agenti dell’Ice di entrare senza un regolare mandato.
«Le infermiere che non vanno in ospedale, gli operai che non vanno nelle fabbriche, le scuole che sono tornate all’insegnamento online come ai tempi del Covid. La gente non va al ristorante, non va a fare la spesa, non va più a comprare»,
dice Julia Decker, direttore delle politiche dell’Immigrant Law Center of Minnesota, per spiegare come è cambiata la vita di tutti i giorni, mentre sui telefonini arrivano le immagini dell’ennesimo arresto, un anziano portato via da casa, al gelo, in canottiera e ciabatte e poi rilasciato perché regolare cittadino.
Nessuno pensa che gli agenti dell’Ice se ne andranno a breve, ma nessuno vuole smettere di protestare. Con la mente sono tutti alla prossima manifestazione, il 23 gennaio: una sorta di sciopero generale, scuole chiuse, attività sospese. Lo farà anche Lynette: la mattina in cui è stata uccisa Renee, lei era lì a due passi. Ha visto l’arrivo degli agenti, ha sentito gli spari. «Il pensiero che lei fosse ancora viva, che forse poteva essere salvata mi rende furiosa».
È anche per questo che continuerà a resistere pacificamente, usando i fischietti e le palle di neve come arma, come la fine toccata al provocatore di ultra destra Jack Lang e alla sua marcia contro gli immigrati: cercava lo scontro, è stato preso a gavettoni di acqua gelata.

(da La Stampa)

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LA “CROCE” DI TRUMP CONTINUA A ESSERE LA CHIESA CATTOLICA. L’ARCIVESCOVO AMERICANO TIMOTHY BROGLIO CHIEDE AI SOLDATI AMERICANI DI DISOBBEDIRE AGLI ORDINI DI TRUMP: “SAREBBE MORALMENTE ACCETTABILE”

Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile

IL RELIGIOSO, CHE GUIDA L’ASSISTENZA SPIRITUALE DELLE TRUPPE USA, SI SCAGLIA CONTRO LA POLITICA DELLA CASA BIANCA: “OFFUSCA L’IMMAGINE DEGLI STATI UNITI” – NEI GIORNI SCORSI, TRE IMPORTANTI CARDINALI AMERICANI, VICINI ALLE POSIZIONI DI LEONE XIV, HANNO DIFFUSO UN DURO COMUNICATO CONTRO IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO

L’arcivescovo americano Timothy Broglio, Ordinario militare della Chiesa cattolica negli Usa, ha detto che per i soldati «sarebbe moralmente accettabile disobbedire agli ordini» se la loro coscienza li ritenesse ingiusti. Monsignor Broglio ne ha parlato alla rete britannica Bbc a proposito delle minacce di Trump alla Groenlandia che «offuscano l’immagine degli Stati Uniti nel nostro mondo».
Già tre cardinali di primo piano della Chiesa americana, gli arcivescovi di Chicago, Washington e Newark, tutti vicini alle posizioni di Leone XIV, avevano diffuso domenica un comunicato che criticava con durezza le «politiche distruttive» di Trump.
Le parole dell’Ordinario militare evocano l’obiezione di coscienza e sono tanto più significative perché Broglio, 74 anni, nato da genitori italiani e fino all’anno scorso presidente della conferenza episcopale, fa parte dell’ala conservatrice dei vescovi americani, spesso indulgente con il presidente Usa.
Del resto «abbiamo il diritto internazionale e abbiamo principi morali che dovrebbero guidare tutti noi», ha spiegato l’arcivescovo che guida i cappellani militari cattolici dell’esercito: «La Groenlandia è territorio della Danimarca, la Danimarca è un alleato e fa parte della Nato, non sembra ragionevole che gli Stati Uniti attacchino un Paese amico».
L’arcivescovo pensa in particolare ai militari cattolici sotto la sua responsabilità spirituale. Certo, «sarebbe molto difficile per un soldato, un marine o un marinaio disobbedire da solo a un ordine del genere».

(da agenzie)

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LA SURREALE DIFESA DI CLAUDIO SABELLI, 27ENNE ACCUSATO DI ESSERE IL LEADER DI “UNIONE FORZE IDENTITARIE” (PER I PM, “UN’ASSOCIAZIONE PARAMILITARE NAZI-FASCISTA”): “SIAMO SOLO UN GRUPPO DI GAMER. NELLE CHAT PARLIAMO DI ARMI E PIANI D’ASSALTO? ERANO RIFERIMENTI ALLA NOSTRA GILDA VIRTUALE”

Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile

PERO’, NEL LORO COVO SEGRETO NEL PARCO DELLA CAFFARELLA, A ROMA, LA DIGOS HA TROVATO MITRAGLIATRICI, PISTOLE, COLTELLI, SIMBOLI ESOTERICI E RIFERIMENTI AL TERZO REICH… NELLE CHAT, SABELLI SI FACEVA CHIAMARE “CESARE” E, INSIEME AI SUOI SODALI, DERIDEVA EBREI, OMOSESSUALI, E INNEGGIAVA A TERRORISTI COME ANDERS BREIVIK

“Non eravamo neonazisti. Ma un gruppo di gamer che si era conosciuto online sul gioco Wizard101. Le armi, le cellule sparse in Italia e i piani d’assalto erano solo riferimenti alla nostra gilda virtuale”.
Si è difeso così in corte d’Assise Claudio Sabelli, 27 anni e — per la procura — leader di Unione Forze Identitarie: “Un’associazione paramilitare — si legge negli atti — con finalità di terrorismo”, che mirava a cercare sul web adepti da indottrinare e a realizzare un sistema “basato su idee e principi del nazismo e del fascismo”, con cellule sparse in tutta Italia e una struttura piramidale.
Sabelli era al vertice. In chat si faceva chiamare ‘Cesare’. Ed era il capo, l’uomo che dava ordini. Fino a quando, nel 2024, la Digos ha smantellato il gruppo scoprendo anche il covo segreto, nel parco della Caffarella, all’interno del casale della “Vaccareccia”. All’interno, sono state trovate mitragliatrici, pistole, e un coltello con la svastica, si legge nell’ordinanza di misura cautelare.
Poi i processi in tutta Italia, anche a Roma, dove si è costituito parte civile il ministero dell’Interno, rappresentato dall’avvocato Alberto Giua. È nella capitale che Sabelli ha tentato di difendersi dalle accuse, cercando di contestualizzare le conversazioni intercettate: “Quando parliamo di gittata, proiettili…parliamo del
gioco (online, ndr). Basta controllare. Per esempio, le munizioni a proiezione espansa esistono solo nel mondo virtuale. Io do ordini agli altri solo perché senza coordinamento non si possono superare alcuni livelli”.
Lo stesso vale per tutti i simboli esoterici nazisti: “È un gioco di maghi, è normale si parli di rune, triskell e svastiche. Io sono appassionato di esoterismo, non disegno quei simboli come loro, ma in maniera antropologica”
I pm sostengono che il gruppo si addestrasse anche all’uso delle armi: “Faccio survivalism — si è difeso Sabelli — Un gioco di ruolo di campeggio dove si finge di dover sopravvivere a un evento drammatico, come una guerra. Al massimo, però, dal punto di vista di un civile, non di un soldato. È un gioco, una volta abbiamo finto un’apocalisse zombie”.
Infine, i contenuti di propaganda: deridevano ebrei, omosessuali, inneggiavano a terroristi come Anders Breivik e Brenton Tarrant e invitavano alla lotta.

(da Repubblica)

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I MUSICISTI DELLA “FENICE” RISPONDONO ALL’ARROGANZA DI BEATRICE VENEZI: “I DANNI D’IMMAGINE NON LI HANNO CREATI I LAVORATORI DELLA FENICE, MA CHI HA CAUSATO QUESTA SITUAZIONE. BEATRICE VENEZI DOVREBBE LEGGERE MEGLIO LA STAMPA ESTERA CHE HA DATO GIUDIZI BEN DIVERSI SU QUESTA VICENDA”

Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile

TENSIONE ALLE STELLE NEL TEATRO VENEZIANO CON I MUSICISTI AL CONTRATTACCO: “PENSARE CHE UN INTERO TEATRO SIA SINDACALIZZATO E GESTITO IN MODO ANARCHICO È ASSURDO, RIDICOLO E OFFENSIVO…”… E LA VENEZI SBAGLIA PURE LA CITAZIONE DI BOSKOV

Beatrice Venezi rompe il ghiaccio con parole arriganti. Danno d’immagine al Teatro La Fenice, gestione in mano ai sindacati e partita ancora in gioco. Dopo quattro mesi di assoluto silenzio la pianista e direttrice d’orchestra lucchese ha parlato per la prima volta del caso Fenice.
Parole poco concilianti che rischiano di riportare, ancora una volta, la tensione alle stelle nel già rovente rapporto tra maestranze del Teatro La Fenice — coro, orchestra e tutto il resto del personale — e direzione, rappresentata dal soprintendente Nicola Colabianchi e dal sindaco e presidente della Fondazione Teatro La Fenice Luigi Brugnaro, ma anche dai sostenitori di Venezi, ovvero dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, dal presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone e dal sottosegretario Gianmarco Mazzi.
Come ormai è noto, il caso esplode lo scorso 22 settembre quando Colabianchi nomina all’improvviso Beatrice Venezi a direttrice musicale della Fenice da ottobre 2026 a marzo 2030. Fino a pochi giorni prima lo stesso soprintendente aveva dichiarato che Venezi era tra i papabili, ma che c’era tempo di affrontare la questione e di confrontarsi con le maestranze.
Poi, la nomina, seguita a fine settembre dalla dichiarazione dei sindacati dello stato di agitazione come segno di protesta sia per la modalità sia per il curriculum di Venezi, considerato inadeguato per il ruolo assegnatole.
In questi quattro mesi ci sono stati tre scioperi e diverse mobilitazioni, l’ultima la spilla con la chiave di violino, indossata al Concerto di Capodanno da Coro e Orchestra. Venezi ha detto che «l’avrebbe fatta più stilizzata, magari con uno Swarovski», sorvolando sul fatto che era stata realizzata per continuare la protesta in modo silenzioso contro di lei e per la sospensione del welfare alle maestranze della Fenice.
Immediate le reazioni. Mercoledì la Rsu (Cgil, Cisl, Uil, Fials e Usb) si riunirà in assemblea per decidere il da farsi, ma intanto Marco Trentin, violoncellista e segretario di Fials, ha detto: «I danni d’immagine non li hanno creati i lavoratori, ma chi ha causato questa situazione. I sindacati, ricordo, rappresentano i lavoratori della Fenice. Venezi dovrebbe leggere meglio la stampa estera che ha dato giudizi ben diversi su questa vicenda».
Perplessità anche dai non iscritti ai sindacati: «Pensare che un intero Teatro sia sindacalizzato e gestito in modo anarchico è assurdo, ridicolo e offensivo – ha detto
Eugenio Sacchetti, violinista del Teatro —. Io non sono iscritto a nessuna sigla sindacale, come tanti altri, ma siamo tutti uniti dalla stessa idea. Senza contare la tristezza del paragone con la partita di calcio. Essere direttore musicale del Teatro La Fenice non è un gioco e il Teatro non è uno stadio». Paragone bocciato anche da Trentin: «Boškov diceva: “rigore è quando arbitro fischia”».

(da Corriere della Sera)

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“SONO ENTRATI NEL MIO PC UTILIZZANDO IL SOFTWARE ECM” : ALDO TIRONE, GIUDICE DEL TRIBUNALE DI ALESSANDRIA, CONFERMA LO SCOOP DI “REPORT” IN MERITO AL PROGRAMMA INFORMATICO, INSTALLATO SU TUTTI I COMPUTER DELL’AMMINISTRAZIONE GIUSTIZIA, CHE PERMETTE DI VIDEOSORVEGLIARE I MAGISTRATI

Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile

TIRONE HA CHIESTO A UN TECNICO INFORMATICO DI FARE UNA PROVA SUL SUO PC: SI È INTRUFOLATO NEL SUO DISPOSITIVO E HA VISTO CIÒ CHE STAVA FACENDO IL GIUDICE, MODIFICANDO ANCHE UN DOCUMENTO. NÉ DURANTE, NÉ DOPO LA PROVA IL GIUDICE HA RICEVUTO ALCUN TIPO DI ALERT SULL’INTRUSIONE

Aldo Tirone, giudice del Tribunale di Alessandria, conferma lo scoop di Report su ECM, il programma informatico installato su tutti i pc dell’amministrazione giustizia che può permettere di videosorvegliare i magistrati. Venuto a conoscenza di ECM, il giudice Tirone ha chiesto a un tecnico informatico di fare una prova sul suo computer.
L’esperimento – ripetuto tre volte a distanza di tempo, l’ultima solo poche settimane fa, a inizio dicembre – cancella ogni dubbio: il tecnico è entrato nel suo pc e ha visto ciò che stava facendo, modificando anche un documento. Né durante, né dopo la prova il giudice ha ricevuto alcun tipo di alert sull’intrusione.
È la dimostrazione che ECM può permettere di accedere ai dispositivi dei magistrati a loro insaputa. La testimonianza smentisce anche il comunicato del ministro Nordio, secondo cui “le funzioni di controllo remoto non sono attive né sono state mai attivate” e “in ogni caso, il loro eventuale uso necessiterebbe di una richiesta dell’utente e di una sua conferma esplicita”. L’esperimento conferma che qualsiasi tecnico con il ruolo di amministratore può configurare a suo piacimento il programma ECM, attivarlo ed eliminare la notifica all’utente.

(da agenzie)

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