Luglio 5th, 2018 Riccardo Fucile
IN UN PAESE DOVE GLI AGENTI NON HANNO NEANCHE UN NUMERO IDENTIFICATIVO E CON I PRECEDENTI NEGLI USA, PRIMA BISOGNEREBBE INSEGNARE AD USARLO SOLO IN CASI ESTREMI
Matteo Salvini ha firmato il decreto dà il via alla sperimentazione del Taser in undici città italiane. Il Taser sarà dato in dotazione alla Polizia di Stato, ai Carabinieri e alla Guardia di Finanza in servizio a Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Palermo, Catania, Padova, Caserta, Reggio Emilia e Brindisi.
Le pistole elettriche che sono in dotazione a forze di polizie di altri 107 paesi sono state definite dall’Onu una forma di tortura.
Nel 2007 le Nazioni Unite ne hanno sconsigliato l’utilizzo alla polizia portoghese.
TASER è l’acronimo Thomas A. Swift’s Electronic Rifle.
Tom Swift era il personaggio di una serie di libri che uscirono a partire dagli anni ’10 negli Stati Uniti (quello di cui parliamo è datato 1939). La parola TASER si riferisce a un’arma di difesa che usa l’elettricità per far contrarre i muscoli di chi viene colpito. Le forze dell’ordine italiane saranno dotate — informa l’AGI del modello X2 del Taser, prodotto dalla società americana Axon, che è in grado di trasmettere con i suoi dardi 63 microcoulomb di elettricità .
I sostenitori delle pistole elettriche ritengono che il Taser “salvi le vite” perchè consente alla polizia di non ricorrere ad armi letali.
Molti difendono la decisione di Salvini dicendo che i cittadino onesto e rispettoso della legge non ha nulla da temere perchè basterà fare quello che ordina la Polizia. Naturalmente bisogna avere la massima fiducia nella competenza e nel rigore morale delle forze dell’ordine, certo alcuni casi (si vedano ad esempio la morte di Aldrovandi e Cucchi) gettano ombre sulle capacità di autocontrollo degli operatori di pubblica sicurezza.
Senza contare che ogni giorno le forze dell’ordine fermano — per i controlli — persone che non hanno commesso alcun reato ma che potrebbero innervosirsi o arrabbiarsi (senza mettere in pericolo gli agenti).
Cosa succederebbe se si iniziasse a taserare chiunque protesta verbalmente in modo troppo veemente?
Al tempo stesso però un servizio della CBS di novembre 2011 riportava i risultati di uno studio che dimostrava che le forze dell’ordine Usa erano troppo solerti nell’utilizzare i taser, preferendoli a volta ad altri modi, più umani, di risoluzione dei conflitti.
Insomma il fatto che sia un’arma “non letale” ne incentiverebbe l’uso a discapito di altri metodi.Secondo Amnesty International invece sono state 500 le vittime del Taser dal 2001 al 2012.
Amnesty International ha registrato il maggior numero di morti in seguito all’uso di Taser in California (92), seguita da Florida (65) e Texas (37).
Anche il ministro Salvini ritiene che il taser sia innocuo: «È un’arma di dissuasione non letale» ha detto spiegando che il suo utilizzo «è un importante deterrente soprattutto per gli operatori della sicurezza che pattugliano le strade e possono trovarsi in situazioni border line».
In realtà anche il Taser può avere conseguenze letali; dal momento che agisce paralizzando (temporaneamente) i muscoli della persona colpita se quest’ultima soffre di disturbi cardiaci le conseguenze della scossa possono essere fatali.
Naturalmente il poliziotto che utilizza il taser non può essere a conoscenza dei problemi di salute di chi ha di fronte. Tant’è che nelle linee guida sull’utilizzo è prescritto non solo di ricorrervi «esclusivamente nei casi previsti dalla vigente normativa per l’uso delle armi» (il taser è considerato un’arma propria) ma anche di richiedere sempre l’intervento del personale sanitario.
Oltre ai problemi strettamente connessi alla salute del soggetto vanno considerate anche le eventuali e possibili conseguenze della caduta a terra.
Potrebbe ad esempio succede che la persona colpita dalla scossa elettrica cada a terra battendo la testa. Anche qui è possibile che l’uso del taser si concluda con un esito fatale.
La stessa Axon avrebbe ammesso che la maggior parte delle morti provocate proprio in seguito all’utilizzo del taser siano dovute alla conseguenze delle cadute.
Il problema sta nel ricorso indiscriminato al taser per risolvere situazioni che potrebbero essere risolte altrimenti.
Ad esempio ci si chiede se nel caso della morte di Dalian Atkinson l’uso della forza sia stata eccessivo. Di sicuro lo è stato nel caso di Yosio Lopez, il bambino affetto da ADHD taserato e ammanettato a scuola (fortunatamente non è morto).
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 26th, 2018 Riccardo Fucile
150 MILIONI DI EURO PER CIRCA 450.000 ADDETTI… AUMENTI DI CIRCA 140 EURO… UNA TANTUM ARRETRATI DI CIRCA 500 EURO
Dopo nove anni di blocco dei contratti è stato sottoscritto al Ministero della Funzione Pubblica a Palazzo Vidoni, l’accordo negoziale riguardante le Forze armate, di Sicurezza e di Polizia.
Il tutto è avvenuto alla presenza dei ministri competenti, il titolare degli Interni, Marco Minniti, la titolare della Funzione Pubblica, Marianna Madia, il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, il Guardasigilli, Andrea Orlando, il sottosegretario Pier Paolo Baretta per l’Economia, il sottosegretario Angelo Rughetti che ha la delega dal governo alla trattativa.
Lo ha annunciato lo stesso sottosegretario alla Semplificazione e la Pa Rughetti ricordando che si è giunti a questo risultato “dopo lo sblocco del tetto salariale, quello del turnover e le assunzioni di personale straordinarie, gli investimenti sul riordino delle carriere che ha previsto la stabilizzazione degli 80 euro, il governo, dopo lo stanziamento dei 150 milioni di euro per la specificità di poliziotti e militari, ha riavviato la stagione dei rinnovi contrattuali”.
“450mila lavoratrici e lavoratori del comparto sicurezza e difesa della #PA da oggi hanno un nuovo #contratto. Uomini e donne che ogni giorno assicurano il controllo, la tutela e la sicurezza di tutti noi e dei nostri territori”.
Questo il commento della ministra della Funzione Pubblica, Marianna Madia, che su Twitter ha annunciato la firma del nuovo contratto.
La stessa Madia, più tardi, ha confermato che “gli aumenti del nuovo contratto sono a regime, non una tantum: si va da 125 euro circa al mese per le forze armate, 136 per la Guardia di Finanza, 134 per i carabinieri, 132 per la polizia di Stato e 126 per la polizia penitenziaria. A questi ovviamente si aggiungeranno gli arretrati, che sono annuali, e pari a circa 556 euro per le forza polizia e circa 516 per le forze armate”.
Inoltre, dopo quelli per il comparto sicurezza e difesa “stiamo andando avanti con gli altri 3 contratti che mancano. Ci sono le condizioni per rinnovare il contratto a tutti i dipendenti pubblici, che sono tre milioni e trecentomila” ha concluso Marianna Madia.
(da agenzie)
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Gennaio 9th, 2018 Riccardo Fucile
BLOCCATO DA 10 ANNI PER VOLONTA’ DELL’ULTIMO GOVERNO BERLUSCONI E CONFERMATO DAGLI ESECUTIVI SUCCESSIVI
Dopo quasi 10 anni di blocco contrattuale voluto dall’ultimo governo Berlusconi – e confermato dagli esecutivi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni – i poliziotti e gli operatori delle forze dell’ordine italiani meritano qualcosa di più.
Vogliamo dirlo forte e chiaro a chi oggi, a Palazzo Chigi, punta a chiudere la trattativa in pochi giorni, dopo mesi di stallo, per portare a casa un “risultato” da utilizzare nella campagna elettorale già avviata.
Anche il sindacato vuol chiudere presto questa trattativa, ma senza essere messi alle strette.
A oggi la proposta governativa è quella di un aumento lordo medio mensile di poco più di 100 euro a cui occorre aggiungere gli incrementi parametrali frutto dell’ultima riforma interna dei ruoli e delle qualifiche, in attuazione della legge Madia.
C’è però da chiarire la questione del bonus 80 euro percepito per 2 anni dalle lavoratrici e dai lavoratori in divisa.
Un bonus che già da 2 mesi non è più presente nelle buste paga dei poliziotti e che rischia di annullare i “benefici” degli aumenti contrattuali.
La proposta che il Silp porta avanti da tempo è che per tutti, a partire dall’agente, gli aumenti non possano essere inferiori complessivamente, parametri compresi, a 100 euro netti. Altrimenti rischiamo di prenderci in giro.
L’altra partita importante è quella degli arretrati: il contratto in discussione è relativo al triennio 2016-2018.
Dopo aver perso 8 anni di mancati adeguamenti stipendiali, nessuno può pensare ad altri colpi di spugna.
Infine, ma non meno importante, il nodo delle cosiddette “accessorie” cioè degli straordinari, dei festivi, dei notturni e delle indennità legate in maniera precipua all’attività operativa di polizia.
Il noto emendamento alla legge di bilancio dell’on. Fiano, che stanzia 150 milioni per gli straordinari (50 per il 2018), è un giusto passo nella direzione da noi auspicata, ma rischia di non essere sufficiente.
A ogni buon conto, non siamo interessati solo alla parte economica del contratto, pur rilevante per poliziotti che hanno stipendi fermi da troppo tempo e che fanno fatica ad arrivare a fine mese.
Non possiamo, infatti, dimenticarci la necessità di adeguare la parte normativa del contratto. Chi veste una divisa è un lavoratore come gli altri e non può avere meno diritti, ad esempio, in materia di tutela legale, maternità , mobilità , legge 104 e quant’altro.
Bisogna ragionare, a nostro avviso, anche su istituti importanti come il part-time e le ferie solidali. Un ragionamento occorre farlo pure sulle forme di dissenso che gli agenti possono e debbono portare avanti per rivendicare i propri diritti, perchè l’impossibilità a scioperare in questi anni si è rivelata un boomerang rispetto ad altre categorie.
Infine, ma non meno importante, la questione pensionistica.
I poliziotti non sono dei privilegiati, questo deve essere chiaro rispetto ad una certa “narrazione” di comodo portata avanti da chi vuole definitivamente affossare il comparto sicurezza.
In molti Stati europei e negli Usa un agente operativo dopo 30 anni di volante può andare in pensione a prescindere dall’età .
Qui invece si punta a far restare in servizio i lavoratori in divisa oltre i 60 anni e soprattutto a non dare tutele ai più giovani: senza l’avvio immediato di forme adeguate di previdenza complementare, previste già dalla “controriforma” Dini e mai attuate, i poliziotti di oggi saranno i poveri di domani.
Su questi temi, sia chiaro, non faremo sconti. A nessun governo.
Daniele Tissone
Segretario generale sindacato di polizia Silp
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Dicembre 5th, 2017 Riccardo Fucile
“QUEL GIOVANE ESEMPIO DA SEGUIRE, E’ UNO STUDIOSO”… FORSE FAREBBE BENE A RILEGGERSI IL REGOLAMENTO DELL’ARMA
Arriva la reazione di un autorevole rappresentante dei lavoratori dell’Arma sulla vicenda della bandiera utilizzata dai gruppi neonazisti fotografata nella caserma Baldissera di Firenze.
“Si sta crocifiggendo un ragazzetto di vent’anni per niente”, tuona il rappresentante della linea mobile del Co.Ce.R., il brigadiere Antonio Serpi, ascoltato dall’HuffPost.
Per Serpi si è trattato di un “accanimento mediatico alimentato da una politica più vicina ai voti che alle esigenze reali”. Inoltre: “Il diritto può sanzionare condotte non intenzioni, per quelle ci sono i salotti. Questo è quanto accaduto al giovane carabiniere condannato nei salotti cosiddetti intellettuali”.
*Al collega “è stato detto di tutto: nazista, ignorante, xenofobo… solo in virtù di una mera opinione individuale che in poco tempo è diventata collettiva, senza approfondimento alcuno”. In questo senso, continua il delegato del Cocer, “sarà fatta chiarezza sulla vicenda che ha coinvolto il giovane, studioso e amante della storia, esempio che dovrebbero seguire in tanti”.
Serpi ricorda che “è espressamente vietato fotografato obiettivi sensibili, col rischio di esporre anche lo stabile e il collega a eventuali ritorsioni”.
“Abbiamo forse dimenticato, presi dalla caccia al “giovane scoop”, che esiste l’articolo 260 del Codice Penale che vieta l’acquisizione di informazioni all’interno delle installazioni militari?
Per il delegato del Cocer “è ora di rivendicare la tutela della nostra immagine impugnando i riferimenti normativi con i quali ogni giorno siamo abituati ad operare per la tutela dei cittadini”.
“Da troppo tempo l’Arma e i suoi rappresentanti vivono le barbarie mediatiche promosse da personaggi privi di onestà intellettuale. Non possiamo più accettarlo”
Sarebbe opportuno rammentare al difensore d’ufficio del giovane carabiniere:
1) si sanzionano condotte non intenzioni, infatti si parla di una bandiera affissa e di un poster appeso in camerata, non di intenzioni od opinioni personali che come tali sono legittime per chiunque nel privato.
2) Il giovane carabiniere proprio perche’ “studioso” e appassionato di storia non aveva appeso una collezione di bandiere, magari italiane, ma una sola, il che può far pensare: i suoi studi evidentemente non sono collegati all’attualità e quindi non era a conoscenza che quella bandiera, vietata in Germania, è utilizzata da gruppi neonazisti. Basta accertarsene, senza condannare o assolvere a priori
3) L’allarme sul fatto che qualcuno abbia commesso un reato fotografando una struttura militare dovrebbe semmai indurre il delegato del Cocer a preoccuparsi della scarsa sorveglianza della caserma stessa. Se invece di un giornalista si fosse avvicinato un terrorista, quali sarebbero state le conseguenze? Come è stato possibile?
Questo dovrebbe chiedersi un sindacalista e pretendere provvedimenti a tutela dell’arma.
4) Ci stupisce la “dimenticanza” del delegato del Cocer nel commentare la presenza del manifesto di “Salvini con il mitra” nella camerata, poster che viola il Codice dell’Ordinamento militare. Possibile che non l’avesse visto nessuno e nessuno sia intervenuto a tempo debito?
L’articolo 1483 vieta ai militari non soltanto di “partecipare a manifestazioni politiche” ma anche “di svolgere propaganda politica quando si trovino nelle condizioni previste dall’art. 1350, cioè quando sono alternativamente o contemporaneamente in servizio, in luoghi militari, in uniforme, oppure quando si qualifichino come militari”.
Che il carabiniere di Firenze intendesse celebrare o viceversa sfottere Salvini è irrilevante: quel Salvini, lì in caserma, non poteva essere appeso, come quello di qualsiasi altro esponente politico.
E si può profilare anche l’infrazione dell’art. 423 del Regolamento dell’Arma per “comportamento lesivo del prestigio personale e dell’Istituzione” per l’immagine dell’arma che è passata sui media.
5) Proprio per la stima che abbiamo per l’istituzione dell’Arma riteniamo che sia meglio prevenire che reprimere, invece che difendere a priori chiunque. Se poi accadono fatti come quelli della caserma della Lunigiana non è certo colpa dei media. I problemi non si risolvono mettendo la testa sotto la sabbia, ma spolverando energicamente i tappeti.
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Dicembre 4th, 2017 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DEI SINDACATI METTE IN EVIDENZA LA LOGICA DI MINNITI, LO SCERIFFO TANTO AMATO DALLA BECERODESTRA: GLI AGENTI SONO PASSATI DA 920 A 603
Si scrive spending review, si legge smantellamento della polizia postale. 
Un’operazione che va avanti da quattro anni, nonostante sulla carta il piano annunciato dall’allora governo Renzi che prevedeva la chiusura di 267 uffici della Polizia di Stato e, in particolare, 70 della Polizia postale si sia fermato proprio a un passo dalla chiamata alle urne per il referendum del 4 dicembre 2016.
Secondo il Sap, sindacato autonomo di polizia, “si è deciso in quel momento storico di non portare avanti un progetto evidentemente impopolare”, ma nella realtà dei fatti l’obiettivo resta la chiusura. Tanto che la scorsa primavera quel progetto è stato rispolverato e il Dipartimento della Pubblica Sicurezza ha riproposto nuovamente, a livello nazionale, la chiusura di 54 Sezioni di Polizia Postale. Per il personale di questi uffici si prevede la costituzione di specifiche sezioni presso le squadre mobili locali.
Ed è stata pioggia di appelli e interrogazioni, anche perchè i crimini sul web continuano ad aumentare: dal terrorismo ai finti black friday online.
“Non si tratta di un’operazione di razionalizzazione, ma semplicemente di un modo per recuperare uomini, dato che nel comparto della sicurezza ne mancano 50mila, 18mila solo nella Polizia di Stato”, spiega a ilfattoquotidiano.it il segretario generale del Sap Gianni Tonelli. Secondo il sindacato per raggiungere questo scopo si stanno utilizzando due strade: “Da un lato non si sostituiscono gli agenti che stanno andando in pensione o si trasferiscono, dall’altro si sottraggono ai cyberpoliziotti alcune competenze specifiche”. Morale: dal 2010 al 2017 (dati aggiornati all’inizio dell’anno) gli agenti sono passati da 920 a 603.
Non è un caso se, quando un paio di settimane fa i server di Palazzo Chigi, ministero della Difesa e ministero dell’Interno sono stati violati dagli hacker di Anonymous, è stata dura la presa di posizione del sindacato: “I tagli dissennati all’apparato della sicurezza che hanno portato allo smantellamento degli uffici di Polizia Postale e delle Comunicazioni su gran parte del territorio nazionale, iniziano a dare i loro tristi frutti”.
LO SPETTRO DEI TAGLI
Sul territorio nazionale la Polizia postale opera attraverso gli uffici regionali che si occupano anche della città capoluogo di regione e gli uffici provinciali ai quali possono rivolgersi i cittadini che arrivano, appunto, dalla provincia.
Della ‘razionalizzazione’ delle forze di polizia si era parlato anche prima dell’arrivo di Renzi a Palazzo Chigi, ma è all’inizio del 2014 che l’Esecutivo ha manifestato l’intenzione di chiudere una settantina di uffici provinciali (subito i primi 40), fatta eccezione per quelli nelle città dove c’è una procura distrettuale, che sono nove in tutta Italia.
Un piano che ha subìto un freno con la campagna referendaria e, poi, con il risultato raggiunto alle urne.
“Sulla carta è tutto fermo — spiega Tonelli — ma in concreto non è così, perchè nel frattempo si stanno portando queste sedi a una chiusura naturale. Chi va in pensione o si trasferisce non viene sostituito e se si cerca di fare carriera e, per esempio, si diventa sovrintendente, non c’è possibilità di tornare nel proprio ufficio ma si viene inviati altrove”.
L’obiettivo? “Recuperare dai 3 ai 4mila uomini e inviarli alle Questure, perchè le poltrone saltano se qualcosa va storto nell’ordine pubblico, mentre importa molto meno delle truffe ai cittadini e dei ragazzini presi di mira dal cyberbullismo”.
In effetti, basta dare uno sguardo ad alcuni dati pubblicati da Il Tempo all’inizio dell’anno, dove già i tagli sono evidenti.
Dal 2010 all’inizio del 2017 in alcuni uffici provinciali il personale è stato dimezzato, in altri si è ridotto persino di un terzo. A Imperia in sette anni si è passati da 14 a 7 unità . A Chieti da 12 a 4, a Vibo Valentia da 4 a 0, a Forlì da 10 a 5, a Pordenone da 16 a 7, a Rieti da 12 a 3, a Bergamo da 8 a 3, così come a Cremona, Mantova e Novara, a Vercelli e Ragusa dei 6 agenti in servizio ne sono rimasti solo 2, mentre a Pavia, Trapani e Taranto si è scesi da 7 a 3. Ridotto a un terzo anche il personale degli uffici di Sondrio e Padova (da 15 a 5).
Molti di questi uffici, secondo i piani, saranno chiusi. “Ma nel frattempo — aggiunge Tonelli — vengono svuotati, mentre non si fanno fare corsi di aggiornamento in un settore dove, invece, la formazione è tutto. Per i reati informatici quattro anni sono un’eternità ”.
LA QUESTIONE DELLE COMPETENZE
Nel frattempo, è arrivato il decreto del 15 agosto scorso, firmato dal ministro dell’Interno Marco Minniti, che ‘riorganizza’ le competenze: “Gli uffici non possono più lavorare su cyberbullismo, terrorismo e truffe in rete — sottolinea il segretario generale del Sap — mentre resta la competenza su pedofilia online e attacchi informatici nei confronti di grandi società convenzionate con il ministero dell’Interno”.
Secondo Tonelli, oltre all’obiettivo di recuperare uomini, c’è anche un’altra ragione alla base di questo piano: “Le sezioni provinciali della Polizia postale hanno sempre fatto capo agli uffici regionali e mai alle Questure che, in alcuni casi, non erano neppure a conoscenza delle indagini svolte dagli agenti su disposizione delle procure. Questo è un dato di fatto ed ha certamente reso questi uffici più facilmente sacrificabili. Per il governo queste sezioni non controllabili devono scomparire”.
Il tutto avviene mentre i reati online aumentano: si va dai raggiri alle sostituzioni di identità , per non parlare della rete di pedopornografia.
Secondo i dati dei rapporto Clusit in Italia dal primo semestre 2016 allo stesso periodo di quest’anno i reati in rete sono cresciuti dell’83%. “Diventa sempre più difficile — aggiunge Tonelli — trattare truffe informatiche o diffamazioni online e, infatti, alla fine nessuno se ne occupa con la conseguenza che i cittadini non hanno un riferimento, oltre al fatto che, soprattutto per le truffe, non si tratta di una materia di cui si possono occupare tutti perchè spesso dietro questi raggiri si nascondono delle vere e proprie organizzazioni criminali che necessitano di una preparazione specifica”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 28th, 2017 Riccardo Fucile
QUATTRO IN CARCERE E DUE AI DOMICILIARI
Sei agenti di polizia dell’ufficio immigrazione sono stati arrestati nell’ambito di una
indagine relativa ad un giro di carte di soggiorno rilasciate dietro compensi che andavano da poche centinaia di euro ad alcune migliaia.
Quattro sono finiti in carcere con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’illecito rilascio di permessi di soggiorno, oltre a falso in atto pubblico e accesso abusivo a sistemi informatici.
Per due sono stati disposti gli arresti domiciliari perchè estranei all’associazione.
Oltre ai sei poliziotti raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare, c’è un settimo collega che è stato sospeso per un anno dal lavoro.
§Tutti gli agenti erano già stati allontanati dall’ufficio Immigrazione da quasi due anni su disposizione dell’amministrazione interna, che ha avviato l’indagine nel 2013 e nel 2016 ha arrestato un altro poliziotto per i medesimi reati.
In manette anche due ristoratori cinesi e ricercato un nordafricano, che avevano il ruolo di intermediari e procacciatori di ‘clienti’.
Il tariffario oscillava da poche centinaia ad alcune migliaia di euro, a seconda della difficoltà nel procurare il documento. Per lo più si trattava di carte di soggiorno.
Nel corso delle indagini è emerso che gli agenti coinvolti si lamentavano dei controlli stringenti iniziati con l’arrivo della nuova dirigente dell’Immigrazione.
“Gli agenti hanno fra i 40 e i 50 anni, sono operatori esperti nel campo dell’immigrazione. Di fronte all’aumento dei controlli interni hanno iniziato ad appoggiarsi a colleghi in distaccamenti dell’ufficio all’interno dei commissariati – hanno spiegato gli investigatori della Squadra mobile – I casi scoperti sono sicuramente superiori al centinaio”.
Da un minimo di 500 a un massimo di 5mila euro. Sarebbe stata questa la tariffa dei permessi di soggiorno ‘a lungo periodo’ fissata dai poliziotti arrestati oggi dai loro stessi colleghi della Squadra Mobile su disposizione del gip Livio Cristofano.
Il prezzo piu’ alto veniva chiesto agli imprenditori e ai clienti piu’ danarosi, per gli altri scattava una tariffa piu’ ridotta.
Tra i poliziotti arrestati, due lavoravano per i Commissariati di Lorenteggio e Porta Genova, altri per l’Ufficio Immigrazione.
L’inchiesta aveva gia’ portato tempo fa all’arresto di un poliziotto e si e’ allargata fino a svelare il presunto business relativo almeno a una cinquantina di permessi a lungo periodo che non hanno scadenza, non devono essere rinnovati e attribuiscono allo straniero piu’ diritti rispetto al soggiorno ordinario.
(da agenzie)
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Novembre 24th, 2017 Riccardo Fucile
600 EURO PER I CORPI DI POLIZIA E 610 PER QUELLI MILITARI
Il Messaggero riepiloga oggi gli aumenti e gli arretrati che potranno percepire polizia e carabinieri a gennaio in busta paga in caso di firma dell’accordo entro il 2017. L’accelerazione vale per tutti i settori della pubblica amministrazione ed anche per Forze armate e corpi di polizia, che strettamente parlando il contratto non lo firmano ma devono comunque raggiungere un’intesa, che si traduce poi in un provvedimento legislativo con il quale sono stabiliti gli aumenti.
Le somme che complessivamente finiranno in busta paga con la prima mensilità del 2018 si attestano in media intorno ai 660 euro per i corpi di polizia e poco al sopra dei 610 per quelli militari. Questo però, spiega il quotidiano, accadrà solo se l’accordo viene firmato entro il 2017
Ma quante possibilità si sono che l’intesa sia chiusa davvero in tempo per gennaio? Sul tavolo della trattativa c’è anche il nodo delle risorse per il salario accessorio, sollecitate dai sindacati: il governo lavora per trovarle ma è chiaro che i margini dell’attuale manovra di bilancio sono ormai molto limitati.
Non è un mistero poi che la precedente vicenda del riordino delle carriere abbia lasciato qualche strascico di malumore.
L’esecutivo ritiene però di aver fatto uno sforzo significativo per il settore della sicurezza, invertendo la rotta rispetto al passato: non solo con gli aumenti retributivi ma anche con le assunzioni straordinarie già fatte e con quelle ancora da fare, con la stabilizzazione degli 80 euro specifici del settore e con i 62 milioni resi disponibili per il pagamento degli straordinari arretrati.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 23rd, 2017 Riccardo Fucile
IL SINDACALISTA DEL SAP CHE CONTESTA LA PRESENZA DEL CAPO DI GABINETTO STEFANO GAMBACURTA IN UN VIDEO SUL BLOG DI GRILLO
Gianni Tonelli, sindacalista del SAP, scrive oggi a Libero una lettera aperta a Franco
Gabrielli in cui si lamenta della presenza di Stefano Gambacurta, capo di gabinetto del prefetto, in un video del MoVimento 5 Stelle in cui si illustra uno dei punti del programma grillino, quello relativo alla riorganizzazione delle forze di polizia.
Il Prefetto Gambacurta è tutt’oggi in servizio ed ha ricevuto da Lei l’incarico di seguire il progetto di riforma del Dipartimento della P.S. Contestualmente oggi è anche parte integrante e promoter del programma elettorale di un partito col quale anche io ho più volte, come con altri, collaborato.
Ho infatti partecipato alle loro dirette streaming, alle loro riunioni, ho inviato pareri e risposto a quesiti, oltre a doverli infinitamente ringraziare per il grande sostegno che mi hanno gentilmente fornito durante il mio sciopero della fame durato 61 giorni contro la repressione illecita di libertà costituzionalmente garantite a danni di rappresentanti del Sindacato Autonomo di Polizia che rappresento.
Io non mi sono nascosto dietro incarichi istituzionali, ci metto la faccia e ho scelto di sviluppare un’attività sindacale di rappresentanza dei miei colleghi da considerarsi pertanto, politica in senso lato. Vuole forse farmi credere che di questa vicenda non ne sapeva nulla
Tonelli sembra lamentarsi non tanto della presenza di Gambacurta, quanto di essere stato richiamato per aver fatto la stessa cosa:
Cosa dire poi del fatto che continuamente sono stato sottoposto da parte Sua a pungenti critiche perchè osavo mettere in pubblico i nostri panni sporchi, denunciando sul circuito mediatico le nostre carenze e la debilitazione del più importante apparato del Paese, ossia quello della sicurezza.
Cosa devo pensare ora, quando facendo il mio nome, mi ha accusato di voler ambire ad uno scranno parlamentare? Che forse Lei ambiva allo scranno ben più autorevole di Ministro dell’Interno? Le ricordo, signor Capo della Polizia, che lei ha fatto riaprire un procedimento disciplinare finalizzato alla irrogazione della punizione con la sospensione dal servizio contro un dipendente, perchè,a suo parere, a causa di una modesta attività politica, avrebbe danneggiato l’immagine della Polizia. Forse aveva sbagliato partito?
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 1st, 2017 Riccardo Fucile
IN BALLO 1400 POSTI, OCCORREVA UN DIPLOMA DI SCUOLA SUPERIORE, I PARTECIPANTI SONO STATI 20.000
Nel 2014 la polizia ha bandito un concorso per 1400 posti da vice-ispettore.
Per accedervi occorreva almeno un diploma di scuola superiore. Gli elaborati consegnati dagli oltre 20 mila partecipanti non erano tutti impeccabili.
Il Fatto Quotidiano, in un articolo a firma di Thomas Mackinson e Ferruccio Sansa, racconta che a causa degli oltre 500 ricorsi i compiti degli aspiranti ispettori sono finiti in tribunale e da lì è possibile farsi un’idea sulla cultura generale di chi è stato promosso.
Non solo: il 12 settembre scorso i vincitori hanno cominciato i corsi in diverse città . Non parliamo di aspiranti poliziotti, ma di agenti in servizio con almeno sette anni di esperienza sulle spalle.
Per gli ispettori, si scopre dagli elaborati, saper scrivere in l’italiano non è poi “fonda me- ntale”. Scritto e troncato così: -ntale.
Insieme a “l’ho impartisce ”,“l’ho esegue”.
Eppure chi l’ha scritto ha vinto il concorso da vice ispettore. Ed è in buona compagnia perchè tra i 2.127 idonei c’è chi scrive più volte “estrema orazio”, e nello spiegare cosa sia la legittima difesa inventa nuove teorie come “l’ingiusta offesa posta in essere anche da cose o animali ”.
Promosso pure lui, insieme a chi scrive “ammenta” con la t, “perquotono”e “endicap ”. Non basta: “Tra i 2.127 idonei è stato analizzato un campione di 800 temi.
Un centinaio presenta parti copiate da internet e libri di testo”, riferisce l’avvocato Fiorio.
Ma tra i candidati vincitori c’è chi sostiene che — nel caso di un rapinatore in una banca — “non si è autorizzati a sparargli ad altezza petto bensì sulle gambe per evitare la fuga”.
Un vincitore propone una nuova definizione dell’omicidio: “Un soggetto che deve uccidere una persona con la pistola, il soggetto per uccidere, deve materialmente, oltre che avere una condotta commissiva nel puntare la pistola con l’intenzione di sparare, affinchè avvenga l’evento morte si deve verificare lo sparo”.
(da “NextQuotidiano”)
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