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DALLA PALTA ALLA PAITA

Gennaio 13th, 2015 Riccardo Fucile

L’INCREDIBILE VICENDA DELLE PRIMARIE PD DI GENOVA

Per quanto incredibile, è successo veramente.
Mentre Matteo Orfini, commissario inviato da Matteo Renzi (inviato si fa per dire: non s’è mai mosso da Roma Prati da quando aveva i calzoni corti) a bonificare il Pd romano coinvolto in Mafia Capitale col contorno di tessere false e primarie truccate per scongiurare ogni cambiamento, in Liguria il Pd bandisce le primarie per il candidato governatore con le stesse non-regole che han prodotto lo scandalo romano.
E infatti sortisce lo stesso risultato: plotoni di cinesi, ecuadoregni e maghrebini, ma soprattutto orde di scajoliani, ex fascisti e berlusconiani (doc o travestiti da alfanidi) assiepati ai seggi per fare da scudi umani all’Ancien Règime.
Cioè al blocco di potere dei due Claudii — Burlando e Scajola — che da almeno dieci anni fa il bello e il cattivo tempo (soprattutto quando piove) e che solo qualche ingenuo poteva vedere in declino per le note disavventure che hanno azzoppato i due Diarchi.
Altro che viale del tramonto: è bastato un colpetto di maquillage, rimpiazzando l’ormai incandidabile governatore Gerundio con la sua fedelissima Raffaella Paita, indimenticabile assessora alla Protezione civile e alla Difesa del suolo (sic) letteralmente desaparecida nei giorni fangosi e luttuosi dell’alluvione, per garantire l’assoluta continuità  col recente passato degli affari, delle cementificazioni e dei dissesti idrogeologici elevati a sistema.
Il vero sconfitto non è tanto Sergio Cofferati che — diversamente dalla giunta Burlando — non è mai stato neppure sfiorato da scandali giudiziari nei quattro anni da sindaco di Bologna, nè personalmente nè con i suoi assessori), e ciononostante — o forse proprio per questo — perde in tutte le province fuorchè nella città  di Genova.
No, il vero sconfitto è soprattutto la speranza di cambiamento di tanti cittadini che però, anzichè andare a votare, se ne sono rimasti a casa.
Lasciando campo libero alle truppe cammellate che hanno deciso la partita.
Una partita ben più importante delle primarie del Pd, visto che il centrodestra ha praticamente rinunciato a giocare: dunque il vincitore sarà  il nuovo governatore della Liguria.
Nessuna sorpresa: il rischio che a decidere il candidato del Pd fossero forze estranee al Pd era stato ampiamente denunciato da giornali ed esponenti dello stesso partito. Resta da capire perchè Renzi e il gruppo dirigente non abbiano deciso di fermare le bocce e di concordare regole trasparenti per prevenire i prevedibilissimi imbrogli. Sarebbe bastato, per esempio, anche alla luce delle primarie taroccate a Napoli, Palermo e Roma, limitare l’accesso ai gazebo agl’iscritti al Pd e alle altre forze della coalizione, dopo aver bloccato il tesseramento due o tre mesi prima del voto.
Ma evidentemente si voleva che le cose andassero proprio così: la Paita, in quanto burlandiana, è anche renziana, e ci siamo capiti.
Delitto premeditato.
Ora si vedrà  se, come afferma Cofferati, c’è materia per la Procura della Repubblica. Ma basta e avanza lo spettacolo a cui i presenti hanno assistito domenica.
La vincitrice fa la finta tonta: “Dov’è il problema? Gli stranieri vogliamo farli votare o no?”.
Se fossero cittadini italiani, la risposta è sì.
Ma l’impressione è che i cinesi, i sudamericani e i nordafricani assiepati ai seggi liguri non lo fossero. E allora che senso ha che possano condizionare, magari dietro congruo incentivo, elezioni a cui non parteciperanno e candidature di un partito a cui non appartengono?
Non un grillino, ma il dirigente del Pd Stefano Zara dice di aver visto “comportamenti da criminalità  organizzata”. Espressione che fa il paio con le parole pronunciate dalla futura ministra Marianna Madia nel 2013: “A Roma, facendo le primarie parlamentari, ho visto — non ho paura a dirlo — delle vere e proprie associazioni a delinquere sul territorio”.
Nessuno le domandò a che si riferisse. Ci pensarono poi i carabinieri e i giudici a spiegarlo, con le intercettazioni di Buzzi, Carminati e Odevaine.
Che si fa, in Liguria: si interviene subito o si aspetta la prossima retata?

Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano”)

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INTERVISTA A COFFERATI: “AI GAZEBO ESPONENTI DI CENTRODESTRA CHE HANNO INQUINATO IL VOTO”

Gennaio 12th, 2015 Riccardo Fucile

“HANNO ORGANIZZATO IL VOTO PER APPOGGIARE UN CANDIDATO CHE GLI GARANTISSE LE LARGHE INTESE”

“Ma guardi che qui in Liguria siamo ben oltre il caso di Napoli del 2011. Qui l’inquinamento politico da parte della destra è molto peggiore”.
Sergio Cofferati non perde il suo proverbiale aplomb neppure in queste ore difficili, in cui l’ennesima sfida politica della sua carriera, governare la Liguria, sembra infrangersi contro i 4mila voti di vantaggio con cui Raffaella Paita avrebbe vinto le primarie di domenica 11 gennaio.
Il condizionale è d’obbligo, perchè l’esito alla napoletana, e cioè l’annullamento delle consultazioni, è ancora possibile. Sarà  la commissione di garanzia a dire l’ultima parola.
Ma perchè dice peggio di Napoli?
Anche in quel caso si videro delegazioni organizzate di stranieri in fila ai seggi, ma si trattava in qualche modo di concorrenza sleale tra i candidati del centrosinistra. In Liguria abbiamo il voto organizzato di una parte della destra, che si muove teorizzando di sostenere una candidata per poi dar vita a un governo di larghe intese in Regione che nessun organismo del Pd, nazionale o locale, ha mai proposto o votato. Persino il ministro della Difesa Pinotti è venuta a Genova per proporre questo tipo di coalizione. Ma ricordo a lei e a tutti gli altri che la maggioranza che sostiene il governo nazionale è figlia di un risultato anomalo delle elezioni e di una situazione di emergenza.
Dunque adesso cosa succederà  in Liguria?
La commissione di garanzia deve esaminare tutti i ricorsi e le segnalazioni che stanno arrivando. Ci sono stati fenomeni robustissimi di violazione delle regole, e parlo del voto di centrodestra organizzato dai sindaci: basta guardare una mappa del voto, ci sono state affluenze abnormi in comuni guidati da sindaci di di destra come Pietra Ligure e Albenga e risultati in quei seggi assolutamente squilibrati a favore di Raffaella Paita. E poi c’è il tema del voto organizzato di gruppi di stranieri.
Le regole dicono che possono votare anche loro…
Si, ma qui siamo davanti a un fenomeno diverso, a delle distorsioni inaccettabili di questo diritto: interi gruppi di cinesi che non parlano una parola di italiano si sono presentati ai seggi guidati da un capo branco che ha pagato i due euro per tutti. Lo stesso vale per gruppi di sedicenni marocchini nel Ponente, mi pare che questi ragazzi abbiano mostrato una passione politica eccessiva per le primarie…
Ritiene che ci siano gli estremi per invalidare il voto?
Ci sono persone che mi hanno riferito di aver assistito a fatti degni dell’attenzione della procura, in particolare episodi di voto di scambio. Non so se ci saranno delle denunce in procura, vediamo se e quante. Il quadro finale che emergerà  per me sarà  un elemento di valutazione importante.
Ha fiducia nel lavoro della commissione di garanzia?
Certamente. C’è già  stato un primo comunicato che parla di “fatti molto gravi”. Mi pare una prima ammissione importante, io credo che avranno molto materiale da esaminare. Io sto a guardare quello che decideranno, pretendo che tutto sia reso noto per poter valutare. La quantità  e la qualità  delle segnalazioni di irregolarità  e di violazioni saranno dirimenti per poter prendere una decisione. Io per il momento non ho riconosciuto il risultato e resto su questa posizione finchè la commissione non avrà  terminato il suo lavoro.
Dalle parti di Sel, che l’ha sostenuta, già  si parla di una candidatura alternativa a Paita alle regionali…
È prematuro parlarne, io faccio un passo alla volta.
Lei come si spiega questi fenomeni? Lo strumento delle primarie ormai pare delegittimato…
Qui in Liguria è stato fatto un passo avanti nell’inquinamento del voto. Non sono venuti ai gazebo elettori pentiti di centrodestra, ma esponenti della destra che pretendevano di scegliere in casa nostra per poi dar vita a un governo di larghe intese. Insomma, siamo davanti a un problema politico molto serio, che andrà  affrontato.

Andrea Carugati
(da “Huffingtonpost”)

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PRIMARIE PD, LA COMMISSIONE REGIONALE CONVALIDA. COFFERATI: “CHIEDO VERIFICA RICORSI”

Gennaio 12th, 2015 Riccardo Fucile

NUOVA RIUNIONE MERCOLEDI’: “ELEMENTI DA PROCURA” DICE L’EUROPARLAMENTARE… NEL MIRINO I CINESI AL VOTO A LA SPEZIA E I NORDAFRICANI COINVOLTI AD ALBENGA

Le primarie del centrosinistra sono valide e le ha vinte Raffaella Paita,   ma Sergio Cofferati, lo sconfitto, insiste:   “Non chiedo l’annullamento del voto, ma voglio che il Collegio dei garanti esamini tutti i ricorsi in modo che ci sia un quadro definito di quanto accaduto e delle conseguenze che ci saranno”
La Commissione Elettorale Regionale ha intanto convalidato e trasmesso i risultati finali degli scrutini delle primarie della Liguria al Comitato Politico per la proclamazione del vincitore. Paita ha ottenuto 28.973 voti contro i 24.916 di Cofferati. Sei le schede contestate.
Ma restano le polemiche sulle presunte irregolarità  nel voto alle primarie della Liguria a segnare il giorno dopo l’affermazione di Raffaella Paita, assessore regionale alle Infrastrutture, quarantenne renziana e fedelissima del presidente uscente Claudio Burlando.
La vittoria alle primarie – con 55 mila votanti, un ottimo risultato convalidato dalla commissione elettorale regionale – è un’affermazione nel caos per “Lella”, a causa delle pesantissime accuse che Sergio Cofferati, suo principale avversario – che ha concluso le primarie con il 46% , mentre Massimiliano Tovo, esponente del Centro Democratico, si è fermato all’1% con 687 voti – ha rivolto sia nel corso della giornata elettorale che a risultati ormai conclamati.
Risultati che l’europarlamentare ed ex segretario generale della Cgil ha rifiutato ipotizzando “irregolarità ” ipotizzando l’interesse della Procura, oltre che degli organismi di garanzia del partito, investiti di numerosi ricorsi per vicende diverse che riguardano soprattutto La Spezia e Albenga, due centri in cui l’affermazione della Paita è stata nettissima.
Stamani si è riunita la Commissione di garanzia, presieduta dall’ex giudice costituzionale Fernanda Contri,   che ha ricevuto, come informa una nota,   segnalazioni relative a “gravi irregolarità  nello svolgimento delle operazioni elettorali” da parte di Cofferati e altre due persone.
Il Collegio ha rinviato a mercoledì ogni decisione in attesa della documentazione integrativa preannunciata nelle segnalazioni, in base anche a quanto pubblicato oggi su diversi quotidiani e siti web, oltre ad esaminare i verbali in arrivo dai seggi.

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PAITA BATTE COFFERATI CON CINESI E DESTRE

Gennaio 12th, 2015 Riccardo Fucile

LIGURIA, PRIMARIE PD

Ha vinto Raffaella Paita (53,1% contro 45,6%). Ha vinto il sistema che ha guidato la Liguria negli ultimi decenni.
Ha perso Sergio Cofferati, simbolo della sinistra all’inizio del Duemila. Ha perso Genova, schiacciata dal voto nelle altre province. Ma di sicuro hanno perso le primarie.
Non solo liguri, perchè questa consultazione avrà  un peso nazionale. A prescindere da un annullamento che non è escluso.
Con un paradosso: a decidere chi sarà  il candidato Pd alle regionali (e quindi al 90% la persona che guiderà  la Liguria) potrebbero essere stati scajoliani, post fascisti e cinesi.
A denunciarlo gli stessi dirigenti Pd: sono stati visti cinesi e nordafricani alle urne, segnala il segretario provinciale di La Spezia, Alessandro Pollio.
E Cofferati rincara la dose: “Oltre a me, sono stati segnalati tanti cinesi ai seggi”, ha provato a scherzare.
Prima di sparare a zero: “Mi sono stati segnalati numerosissimi casi di violazione delle regole     — ha proseguito il “Cinese” — L’inquinamento è molto pesante e non solo per i voti della destra ma con il voto organizzato di intere etnie, come quella cinese alla Spezia e quella marocchina a ponente”.
Paita risponde per le rime: “La comunità  marocchina di Migliarina (La Spezia) mi risulta abbia votato Cofferati su input della Cgil”.
Poi aggiunge, senza timore di suscitare polemiche: “Ma scusate: gli stranieri li vogliamo far votare o no? Se sì, non vedo dove stia il problema”.
Ma Paita pensa già  da candidato alle elezioni: “Abbiamo vinto in tre province su quattro con uno scarto enorme. Adesso lavorerò per l’unità ”. Sarà  difficile.
Il Pd sta esplodendo: “Ho visto comportamenti da criminalità  organizzata”, attacca un dirigente. E Stefano Zara (Pd): “Rischia di essere la pietra tombale sulle primarie”.     Dovevano essere una prova di democrazia, una dimostrazione di vitalità  del Pd.
Le primarie liguri invece rischiano di mettere definitivamente in crisi il partito. Non importa che sia stato scongiurato lo spauracchio dei seggi deserti: “Hanno votato 54.420 elettori, nel 2013 per l’elezioni di Matteo Renzi erano stati 60mila”, ricorda Luca Borzani, intellettuale ed ex assessore Pd.
Il punto è un altro: mai si era visto uno scontro tanto aspro. Tanto da far dire a Cofferati di aver respirato “odio”. Da fargli ipotizzare: “Non è detto che ci si possa poi ritrovare a sostenere lo stesso candidato”.
Insomma, c’è il rischio serio di una spaccatura nel Pd. Non basta: “Ho visto un sistema di potere, una cupola terrorizzata dall’idea che fossero aperti i cassetti. Che si scoprisse cosa avevano fatto in questi anni”.
La lettura dei risultati dice molto. Genova (64% a Cofferati, 34,9% Paita) resta isolata, marginale nella sua stessa regione, come sottolinea Zara: “Il capoluogo che conta due terzi della popolazione regionale alla fine peserà  meno della Spezia che ha un quarto degli abitanti”.
La sorte della Liguria è decisa dalle province: La Spezia, paitiana fino al midollo (67,4% per la candidata cittadina contro 32% di Cofferati).
Ma sorprendono soprattutto i dati di Imperia (57% Paita) e Savona (67,9% Paita, con percentuali bulgare nel Ponente).
Una sorpresa relativa per chi da settimane denunciava il rischio che a decidere le primarie fossero gli scajoliani e la destra che apertamente si sono schierati con Paita. Appoggi scomodi, ma alla fine forse decisivi.
Alleanze prima consumate nei corridoi della politica e poi alla luce del sole.
Prima si era registrata la conversione al Pd di Pierluigi Vinai, già  candidato sindaco di Genova con il Pdl e caro alla Curia di Bagnasco.
Poi era toccato a Roberto Avogadro, ex sindaco di Alassio (centrodestra).
Fino ai casi più clamorosi: Alessio Saso, un passato in An e un presente nell’Ncd. Ma soprattutto un’indagine sulle spalle per voto di scambio.
E che dire di Eugenio Minasso, Ncd, in passato fotografato mentre festeggia l’elezione in Regione con membri di famiglie calabresi al centro di inchieste ?
Per ultimo era toccato a Franco Orsi (Pdl), da molti definito scajoliano doc.
Uno che aveva abbandonato le celebrazioni del 25 aprile durante il discorso di Oscar Luigi Scalfaro.
“Ben vengano nuovi elettori”, ha tagliato corto Burlando, primo grande sponsor di Paita, che dovrebbe garantire la continuità  di potere.
Del resto la posta in gioco era enorme: si doveva decidere se conservare o mandare a casa un sistema di potere sedimentato in decenni che comanda dalla prima all’ultima poltrona.
Quindi la politica, certo , ma anche l’economia che dà  appalti, le banche che finanziano, le Asl e la Sanità  che decidono il 70 % del bilancio regionale, i giornali. Tutto.
Erano in gioco miliardi.     Paita già  si sente governatrice. Ma l’unico ostacolo tra lei e la poltrona potrebbe arrivare dallo stesso Pd. Da un eventuale annullamento.
“Queste primarie non sono finite”, conclude Cofferati ed evoca il possibile intervento della magistratura.“Alla fine potrebbero decidere di candidare il ministro Orlando, magari per toglierselo dal governo”.

Ferruccio Sansa e Lorenzo Tosa
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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PRIMARIE PD LIGURIA: I RENZIANI FANNO VOTARE CINESI, MAROCCHINI E ROM

Gennaio 11th, 2015 Riccardo Fucile

OLTRE 22.000 VOTANTI, COFFERATI DENUNCIA INQUINAMENTI DEL VOTO: A SPEZIA DECINE DI CINESI AI SEGGI, A GENOVA VOTANO TANTE FAMIGLIE NOMADI IN VALPOLCEVERA

Svanisce il timore dell’astensionismo per le primarie del centrosinistra in Liguria, dove si vota oggi per scegliere il candidato alla successione di Claudio Burlando nelle elezioni regionali della prossima primavera: alle 14 erano stati superati i 22 mila votanti nei 300 seggi in tutta la regione,
Ma la tensione resta molto alta e le polemiche si fanno sempre più dure con il passare delle ore per quello che Sergio Cofferati, uno dei tre candidati con Raffaella Paita e Massimiliano Tovo, ha denunciato come un rischio di inquinamento del voto per la presenza massiccia di extracomunitari in diversi seggi della Liguria.
A La Spezia il coordinatore provinciale Pd Alessandro Pollio, secondo quanto dichiarato all’emittente Primocanale, ha segnalato una massiccia presenza di stranieri, soprattutto stranieri e nordafricani, ai seggi, in particolare quello allestito pressi il centro Allende, è Sergio Cofferati, all’uscita dal seggio di palazzo Ducale,   a denunciare possibili irregolarità .   “Mi sono stati segnalati numerosissimi casi di violazione esplicita delle regole
“L’inquinamento è in corso, molto pesante e non solo per i voti della destra ma con il voto organizzato di intere etnie, come quella cinese alla Spezia e quella marocchina a ponente”.
Lo ha detto Sergio Cofferati, uscendo dal seggio di Palazzo Ducale dove ha votato per le primarie
“Quello che temevamo si sta verificando – ha detto Cofferati –   in misura ancora più consistente di quella che avevo segnalato come un pericolo. Prendiamo nota di tutto e segnaleremo alla commissione di garanzia e anche alla segreteria nazionale del partito. E’ inimmaginabile quello che sta succedendo in queste ore in Liguria”.
Ma non solo: se nell’imperiese alcuni nordafricani sprovvisti di documenti sono stati allontanato dai seggi – altri, con tutte le carte in regola, hanno potuto votare – a Genova risultano presenze di rom dei campi nomadi della Valpolcevera nei seggi di Bolzaneto e Certosa.
Una situazione su cui i vertici del Pd genovese e ligure stanno assumendo informazioni per meglio valutare
Tensione altissima anche nel giorno del voto, quindi, dopo che le ultime settimane sono trascorse in un crescendo da resa dei conti tra renziani e minoranza dem.
E soprattutto ha alzato i toni dello scontro l’annuncio di Ncd di appoggiare Raffaella Paita.
L’affluenza. Alle 14 avevano votato 7800 persone in provincia di Genova, 6200 a La Spezia, 1620 nel Tigullio, 4087 a Savona, 2340 a Imperia.
Sergio Cofferati ha votato al seggio di palazzo Ducale dove si è visto anche   il presidente uscente della Regione Claudio Burlando, che ha però votato in Albaro. Raffaella Paita si è invece recata al seggio a La Spezia, Massimiliano Tovo a Sant’Olcese.

(da “La Repubblica”)

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PRIMARIE PD LIGURIA: GLI AFFARI DI COPPIA DELLA RENZIANA CHE SFIDA COFFERATI

Gennaio 8th, 2015 Riccardo Fucile

RAFFAELLA PAITA TRA CONFLITTI DI INTERESSE, LARGHE INTESE E ‘NDRANGHETA

Il porto di Genova è un business di famiglia.
Lui, Luigi Merlo, è il presidente dell’Autorità  portuale, nominato nel 2008 dal governo Prodi e riconfermato da quello Monti nel 2011, con la sponsorizzazione di Claudio Burlando, per 10 anni governatore della Liguria.
Lei è Raffaella Paita, 35 anni, con una fulminea carriera alle spalle che l’ha portata al soglio di assessore alle Infrastrutture della giunta regionale.
La gestione del più importante scalo marittimo italiano si decide tra la cucina e il soggiorno.
Un conflitto di interessi che rischia di diventare ancora più grande, con la candidatura di Raffaella Paita alla primarie del Pd ligure per la presidenza della Regione, attese l’11 gennaio.
Che la coppia abbia molti interessi in comune lo dimostra la staffetta proprio nell’assessorato alle Infrastrutture.
Merlo lo ha occupato fino al 2008. La moglie lo ha sostituito a partire dal 2010. Governatore, sempre Claudio Burlando.
Ora Raffaella Paita prova il grande salto. Obiettivo: sostituire il presidente regionale uscente, giunto al termine dei suoi mandati.
Ha il sostegno di Burlando e del Pd ligure, di parte della corrente scajoliana di Forza Italia, del Nuovo centrodestra.
Del premier Matteo Renzi, di cui è una sostenitrice della prima ora. E del marito, ovviamente, che gestisce uno dei nodi nevralgici dell’economia regionale.
Paita sfida il parlamentare europeo Sergio Cofferati, certamente più noto nel popolo della sinistra. Ma per nulla inserito nell’intricato sistema di potere ligure.
Un sistema nel quale le cosche della ‘ndrangheta sono sempre riuscite a infiltrarsi, alla ricerca di influenza politica e appalti.
Il nome di Merlo, ad esempio, spunta nell’inchiesta Pandora del 2009, relativa alle presenza negli appalti pubblici delle cosche della piana di Gioia Tauro, in cui spicca, secondo gli inquirenti, Gino Mamone, imprenditore nel settore dei rifiuti e del movimento terra.
Il politico e l’imprenditore parlano di lavori, ovviamente. E dimostrano di conoscersi bene.
MAMONE: Senti un attimo ma Senese o’ conosci tu di Spezia?… … no perchè devono fare nell’area Graziani una bonifica, stanno facendo una bonifica… non potresti dirgli che magari se la facciamo noi ci abbiamo un ufficio lì, ci abbiamo dieci ragazzi di Spezia che lavorano giù…
MERLO: sì, sì, ma quello gli dico che lo cerchi tu…
MAMONE: no, no, o lo cerco io o ci mando un mio collaboratore di Spezia…
MERLO: digli che ci va che glielo dico.
Va detto che Luigi Merlo non è mai stato indagato per i suoi rapporti con Mamone. Anche l’imprenditore calabrese è uscito indenne dal processo seguito all’inchiesta Pandora a causa di un errore formale nelle notifiche per il processo di appello (in primo grado era stato condannato a 3 anni di reclusione).
Ma è stato incastrato, questo novembre, nell’inchiesta Albatros della procura genovese, che ha chiesto e ottenuto il suo arresto.
Avrebbe procurato prestazioni sessuali a pagamento a un dirigente dell’Amiu, l’azienda locale dei rifiuti, in cambio di appalti, legati anche al post alluvione del 2010 e 2011.
Con Merlo Mamone parla anche di voti.
Ecco l’sms che il marito di Raffaella Paita manda all’imprenditore, durante la campagna elettorale delle elezioni comunali di La Spezia, nel 2007:
MERLO: Caro Gino se hai qualcuno a Spezia ti sarei grato se facessi votare Andrea Stretti. È un quarantenne molto preparato e serio. Grato per quanto vorrai fare. Mamone lo richiama poco dopo. E si mette a completa disposizione.
MAMONE: Senti io ti lascio due numeri di telefono dei miei ragazzi che con i dipendenti nostri che abbiamo giù, se tu li puoi contattare o se vuoi ti faccio chiamare da loro li vedi un attimo perchè vivono a Spezia questi e conoscono mezzo mondo…
MERLO: Ehhhh si fammi chiamare se no!”(…)
Per la cronaca, Andrea Stretti viene eletto, ed oggi è assessore alla Sanità  nel Comune di La Spezia.
È uno dei più ferventi sostenitori della campagna elettorale di Raffaella Paita, insieme a gran parte degli amministratori locali liguri.
Di entrambi gli schieramenti.
Tra questi spicca l’ex An e Pdl, ora capogruppo in Regione del Nuovo Centrodestra, Alessio Saso, finito nello scandalo Maglio 3, su rapporti tra politica e ‘ndrangheta (gli investigatori lo intercettano mentre chiede voti ad alcuni capoclan).
E Franco Orsi, Dc di nascita, ora Forza Italia, ex senatore e vicepresidente della Regione, oggi sindaco di Albisola, molto vicino a Claudio Scajola (sotto processo a Reggio Calabria) e al senatore Pdl Luigi Grillo (che ha patteggiato 2 anni e 8 mesi di reclusione per lo scandalo Expo).
Le larghe alleanze di Raffaella Paita hanno destato qualche scandalo nel Pd, con Pippo Civati che ha lanciato l’hastag #facciamoneameno.
Ma nel Pd ligure sono abituati alle larghe intese. È noto in regione il feeling tra i due Claudio – Burlando e Scajola — specialmente sulle decisioni economicamente più importanti.
Tanto che il governatore è stato inserito nella lista dei test della difesa nel processo che a Reggio Calabria mette alla sbarra l’ex ministro degli Interni, accusato di aver coperto la latitanza dell’ex parlamentare Pdl Amedeo Matacena.

Manuele Bonaccorsi
(da “il Corriere della Sera“)

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LIGURIA, LA DESTRA CHE FA CAMPAGNA ALLE PRIMARIE PD

Gennaio 8th, 2015 Riccardo Fucile

ESPONENTI DI FORZA ITALIA E DEL NCD FANNO IL TIFO PER LA RENZIANA PAITA

Il centrodestra lancia l’Opa sulle primarie del Pd ligure per la scelta del candidato presidente della Regione Liguria.
«Domenica 11 gennaio vota Cofferati per cambiare la Liguria », dicono gli spot televisivi e la pubblicità  sui giornali acquistate dal senatore Maurizio Rossi, ex Scelta civica che ha lasciato il centrosinistra e ha fondato un movimento dal nome analogo, “Liguria Civica”, ed è l’editore della più grande emittente televisiva privata ligure.
Rossi è convinto che «nell’assenza dell’altro schieramento, le primarie del centrosinistra per la scelta del candidato presidente della Regione siano le vere elezioni regionali in Liguria. Si deve scegliere adesso, il 12 gennaio sarà  tardi».
Non è l’unico a pensarla così sulle primarie del centrosinistra.
Qualche giorno fa l’ex senatore di Fi Franco Orsi, che ora è sindaco di Albisola Superiore e governa con una lista civica, ha riempito il palazzetto dello sport della sua città  con sindaci e amministratori del centro e del centrodestra.
Pentiti o con un piede mezzo fuori.
«Raffaella Paita è la migliore presidente della Regione possibile», hanno detto davanti a lei, renziana, assessore regionale uscente, che con l’europarlamentare Sergio Cofferati è in corsa alle primarie.
Sono i due principali contendenti.
Il terzo è Massimiliano Tovo, giovane ex Udc.
Il conto alla rovescia segna ormai meno quattro al voto e al momento tutte le strade che portano al voto sono intasate.
La destra, quella del Nuovo centrodestra e quella degli ex Pdl delusi da Berlusconi, il centro che fino a ieri era di Fi e adesso con le liste civiche ancora governa tanti Comuni liguri, gli ex Scelta Civica che in Liguria poi è uno, il senatore Rossi, sono le armate alle porte delle primarie.
Chi organizza assemblee e incontri a sostegno di Paita, chi compra pubblicità  per far votare Sergio Cofferati.
Il problema è se le armate del centro e della destra resteranno fuori o potranno essere della partita.
Il comitato dei garanti della coalizione per le primarie è sommerso dai ricorsi delle due parti in campo che si accusano di reciproche scorrettezze
Cofferati, ad esempio, ha chiesto che sia il Pd a dire se Ncd sarà  nell’alleanza e lo vuole sapere adesso.
«Io non ci sto ad una coalizione con il Nuovo centrodestra. Loro lo sanno e votano l’altro candidato per condizionare l’alleanza e così inquinano le primarie », dice.
Va nelle sale e nelle piazze a spiegare che per Paita, renziana, si è schierato Alessio Saso, capogruppo Ncd in Regione, che tra l’altro ha ricevuto due avvisi di garanzia, uno per l’inchiesta sulle cosiddette “spese pazze” del consiglio regionale l’altro per una ipotesi di voto di scambio.
«Il Nuovo Centrodestra – replica Paita – fa parte del governo Renzi».
Ieri a darle manforte a Genova è arrivato il ministro della Difesa Roberta Pinotti: «Bisogna stemperare questo clima di veleni – ha detto il ministro – In fondo con Ncd noi stiamo al governo. Poi Ncd sta ancora decidendo la sua collocazione politica ma non trovo scandaloso che si pensi al Nuovo centrodestra per la coalizione, naturalmente sulla base di scelte programmatiche e con un Pd asse centrale».
Se Cofferati e i suoi hanno messo nel mirino il caso di Ncd, dalla parte di Paita puntano il dito sugli spot che il senatore Rossi sta pagando per sostenere Cofferati.
«Non è nel centrosinistra, anzi, si è dimesso da Scelta Civica e in parlamento ogni giorno vota contro il governo Renzi», dice Claudio Burlando, Pd, presidente della Regione uscente che è il principale sponsor della candidatura di Paita.
«Ncd non è nella coalizione di centrosinistra, a Roma il governo è nato per fare le riforme», replica il segretario del Pd ligure, Giovanni Lunardon che è schierato con Cofferati.

Ava Zunino
(da “La Repubblica”)

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LIGURIA, PRIMARIE CENTROSINISTRA CON GLI AMICI DI SCAJOLA CHE SOSTENGONO PAITA

Dicembre 29th, 2014 Riccardo Fucile

LOTTA A SINISTRA TRA COFFERATI E LA “DESIGNATA” DA BURLANDO, SOSTENUTA DA POLITICI LOCALI DI AREA FORZA ITALIA

Claudio Scajola e i suoi amici. Alla fine le primarie del Pd in Liguria potrebbero deciderle loro.
La santa alleanza tra burlandiani e (ex) scajoliani è ormai alla luce del sole e dei riflettori. L’appuntamento che mette il sigillo è fissato per lunedì ad Albisola.
Titolo della serata: “Un progetto con Raffaella Paita”, cioè il candidato alle primarie Pd che rappresenta la continuità  con Burlando (il suo primo sponsor).
Ma a scorrere la lista degli interventi qualcuno ha fatto un salto sulla sedia: ecco Franco Orsi, prima Dc, poi Forza Italia, infine Pdl.
Un uomo di Scajola, nonchè sostenitore in passato di Luigi Grillo (entrambi arrestati nel 2014). E oggi, si scopre, grande sponsor della candidata Pd.
In Liguria, però, ormai non ci si stupisce più di niente: è qui che l’alleanza trasversale centrosinistra-centro-centrodestra è stata sdoganata ben prima che Matteo Renzi la portasse al Governo.
Così nessuno storce il naso ricordando i durissimi attacchi che appena una manciata di anni fa lo stesso Orsi lanciò contro il marito della Paita, Luigi Merlo, presidente del porto di Genova: si chiedeva “se la nomina di Merlo, avvenuta in un contesto di conflitto tra le Istituzioni liguri e al limite della legittimità  istituzionale possa garantire autorevolezza”.
Acqua passata. Oggi stanno tutti dalla stessa parte.
E nessuno pare chiedersi se sia opportuno che il candidato presidente della Regione e il presidente del porto di Genova siano marito e moglie.
Nessuno chiede spiegazioni sulle intercettazioni in cui Merlo domandava sostegno elettorale per i suoi amici a un imprenditore calabrese arrestato per gli appalti post-alluvione.
Bastano poche ore per liquidare l’imbarazzo sui grandi elettori di Paita.
Orsi è soltanto l’ultimo dell’ex fronte scajoliano. Pochi giorni fa era toccato ad Alessio Saso. Quel Saso, oggi Ncd, così definito dagli stessi vertici Pd: “Oltre a essere un ex esponente di An, Saso è indagato (voto di scambio, ndr) nell’inchiesta Maglio 3 sulle infiltrazioni della criminalità  organizzata nel ponente ligure”.
Ma il malloppo di voti portato dagli scajoliani vale bene qualche polemica.
Del resto non passa giorno senza che il Pd ligure sia toccato da qualche scandalo. Ecco il bollettino delle ultime settimane: prima è stato indagato il tesoriere del gruppo Pd in Regione Liguria, Mario Amelotti (interrogato per ore dai pm). Poi è toccato al capogruppo in Regione: Nino Miceli. L’accusa è peculato.
È ancora l’inchiesta spese pazze, ma in Liguria nessuno sembra farci caso.
Dopo che quasi mezzo consiglio regionale è stato indagato.
Dopo che due vice-presidenti della Giunta guidata da Claudio Burlando sono stati arrestati nel silenzio generale di maggioranza e opposizione (nessuno può più permettersi di scagliare la prima pietra).
Il Pd che governa la Liguria — quasi senza interruzioni — dal secondo Dopoguerra si prepara alle primarie in un clima di tensione. Di rinvii. Di resa dei conti. Di accuse. L’ultima: i tweet pro-Paita di Burlando sul sito istituzionale della Regione: “I cacciatori sono con Raffaella”, scrivono gli amanti della doppietta.
E il Governatore aggiunge: “E siamo tanti”. Ma l’esito del confronto tra Paita e Sergio Cofferati è incertissimo: se l’affluenza sarà  bassa, potrebbe prevalere il nocciolo duro del partito, in maggioranza filo-Paita.
Da Roma Renzi finora ha preferito non schierarsi tra il duo Paita-Burlando — che si dichiara renziano, ma non è amato dal leader — e l’ex segretario Cgil, padre della battaglia per difendere l’articolo 18.
Del resto si sa: chi vince le primarie in pratica conquista la Regione.
Ecco il paradosso: il consenso è ai minimi storici, ma il centrodestra si è sgretolato e il Movimento Cinque Stelle pare far di tutto per non vincere, per lasciare al potere l’attuale classe dirigente.
Quell’unione di fatto tra centrosinistra e centrodestra (più curia di Genova) che in Liguria si è sempre incontrata sui nodi decisivi della politica e degli affari: dal cemento alle banche, con mezza famiglia Scajola, figure vicine al Pd e al cardinale Bagnasco che occupavano le poltrone chiave della Carige.
E chissà  che non continui così.

Ferruccio Sansa
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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PRIMARIE PD CALABRIA, IL SOCCORSO DI FORZA ITALIA NON BASTA A FAR VINCERE IL CANDIDATO DI RENZI

Ottobre 6th, 2014 Riccardo Fucile

GIANLUCA CALLIPO HA RICEVUTO L’APPOGGIO DEGLI AZZURRI A MONTALTO UFFUGO, LOCRI E BRIATICO MA NON HA SUPERATO IL 35%

Al gazebo di Montalto Uffugo, a un certo punto, si materializza il soccorso azzurro. Alla luce del sole. Arriva Pietro Caracciolo, per votare Gianluca Callipo, il candidato di Renzi.
Calabria profonda, primarie aperte, apertissime per il candidato governatore del Pd alla regione.
Quando lo scorso 25 maggio Caracciolo trionfò come sindaco di Montalto Uffugo alla guida di una coalizione di centrodestra, al gran festeggiamento parteciparono Jole Santelli, berlusconiana ortodossa, e Tonino Gentile, sottosegretario alfaniano dimessosi dopo aver tentato di impedire la pubblicazione di una notizia sul figlio indagato.
Ora Caracciolo è candidato — per il centrodestra – alle provinciali di Cosenza che si svolgeranno domenica prossima e appoggia il sindaco di Rende Marcello Menna.
Nel comune di Caracciolo, alle primarie del Pd, il renziano Callipo batte Mario Oliverio, scelto dalla Ditta bersaniana.
Il dato finale (dell’intera regione) racconta però che il soccorso azzurro non è bastato a Callipo per l’investitura a candidato governatore.
Su 130mila votanti (il doppio della rossa Emilia Romagna dove si sono recati ai seggi in 58mila), Callipo si ferma a quota 35 per cento.
Il candidato della vecchia guardia raggiunge invece il 60 per cento mentre Gianni Speranza di Sel non supera uno striminzito 5 per cento.
Al quartier generale di Oliverio così fotografano il risultato: “Abbiamo impedito che il candidato governatore lo scegliesse il centrodestra”.
Già , perchè negli ultimi giorni il soccorso azzurro si era fatto pesante.
Caracciolo non è l’unico sindaco che si è schierato pubblicamente con il candidato di Renzi.
Il primo cittadino di Locri ha fatto lo stesso. Anzi, di più.
Giovanni Calabrese, noto alle cronache per aver scritto una lettera al “Divinissimo Gesù Cristo” contro gli assenteisti del suo comune, ha tenuto una conferenza stampa per annunciare l’appoggio suo e della sua giunta a Callipo.
E i risultati si sono visti: a Locri vince Callipo col 57,4 per cento contro il 27,3 di Oliverio.
Eclatante anche il caso di Briatico, comune sciolto per mafia due anni fa e dove il sindaco di centrodestra è Andrea Niglia, appena diventato presidente della Provincia di Vibo Valentia.
A Briatico Callipo ha raggiunto percentuali bulgare: 590 voti, mentre quelli di Olivero si contano sul palmo di una mano, nel senso che non sono più di cinque.
L’“accorduni”, come lo chiamano da quelle parti, alla base di questi movimenti prevedeva un appoggio “nascosto” da parte dei big di Ncd in Calabria, sotto la regia di Tonino Gentile, al candidato renziano, con l’obiettivo di aiutarlo portarlo alla vittoria alle primarie.
Si spiega così l’attivismo di tutti gli uomini di Gentile sul territorio, passati negli ultimi giorni dall’appoggio embedded alle manovre alla luce del sole.
A Catanzaro Peppino Ruberto, ex presidente del Consiglio provinciale. A Lamezia Terme si è segnalato come molto attivo Raffaele Mazzei, ex capogruppo Forza Italia poi Ncd e Udc.
A quel punto scattava il secondo livello del piano: una lista “civica” benedetta dietro le quinte da Gentile medesimo, magari inserendo a garanzia il figlio, per sostenere Callipo alle regionali.
L’“accorduni” era stato benedetto anche da pezzi di Forza Italia.
Pochi giorni fa proprio Gentile ha incontrato a Roma Denis Verdini.
Fonti azzurre degne di questo nome confermano che l’insofferenza di Gentile nei confronti del partito di Alfano avrebbe raggiunto il livello di guardia.
E che da tempo ha mandato segnali al Cavaliere. Proprio nell’ambito dell’incontro è maturata una strategia che dalla Calabria porta a Roma.
Dove Gentile è parte di quella operazione “responsabili” che al Senato potrebbe dar vita a un gruppo satellite di Forza Italia, a trazione calabrese.

(da “Huffingtonpost”)

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