Ottobre 3rd, 2012 Riccardo Fucile
SU “AVVENIRE” IL PRESIDENTE DEI DEPUTATI PDL AL PARLAMENTO EUROPEO SPIEGA L’URGENZA DI TROVARE UNA GUIDA PER IL PARTITO…”IL POPOLO E’ OSTILE A CAMPAGNE ELETTORALI FATTE DI DISCUSSIONI SUL NULLA”
L’identikit è chiaro: “serve un candidato capace di dire cose credibili sull’Europa e sul recupero
di competitività nel nostro Paese”.
Altrimenti “meglio archiviare definitivamente il Pdl” e “chiudere bottega”.
Sono dure le parole di Mario Mauro, il presidente del deputati del Pdl al Parlamento europeo legato al movimento di Comunione e Liberazione, che ad Avvenire liquida definitivamente l’era Berlusconi e spiega che il partito “per continuare ad esistere ha un disperato bisogno di un nuovo leader”.
In particolare, aggiunge, ”abbiamo bisogno di qualcuno che non abbia esaurito la sua carica, che non abbia terminato la sua parabola.
Il partito per continuare a esistere ha disperato bisogno di un nuovo leader. Se non lo troviamo, meglio chiudere bottega”.
Adesso, prosegue, “serve un dibattito serio, e non saranno trovate dell’ultimo istante a convincere un popolo oramai ostile a campagne elettorali fatte di discussioni sul nulla”.
E avverte: “Se la nostra mossa a sorpresa fosse cercare di far ricadere sull’Europa la responsabilità per quanto non riusciamo a fare da vent’anni, sarebbe pura follia”.
Il parlamentare commenta anche la figura di Matteo Renzi che, nonostante sia “ancora acerbo”, “esprime un’incredibile voglia di cambiamento”.
“E se poi di là passa il messaggio ‘mai più un partito ex comunista’, di qua dovrà prendere forma un partito nuovo che non sia più una corte e che sappia riscoprire una storia”.
Parole che non sono piaciute a Sandro Bondi, ex coordinatore nazionale del Pdl.
“Non sono d’accordo nè con Mario Mauro nè con Gianni Alemanno“, spiega il deputato criticando anche il sindaco di Roma che nei giorni scorsi aveva chiesto una svolta per rifondare il centrodestra, “una realtà che ha bisogno non solo di valori, che ci sono, e di riferimenti politici, ma che ha bisogno di comportamenti che rendano credibili questi valori”.
Bondi ha aggiunto che in questo momento “la parola d’ordine non deve essere quella di ripudiare la nostra storia e di disconoscere con una certa leggerezza il ruolo del presidente Berlusconi. Auspicare scissioni o nuovi inizi è nel migliore dei casi una illusione foriera di ulteriori imprevedibili problemi”.
Secondo il senatore l’impegno “deve essere positivo e costruttivo, con un lavoro certosino e costante rivolto al rafforzamento, al consolidamento e soprattutto ad un autentico rinnovamento. Bisogna partire dalle difficoltà obiettive, non per smantellare quello che in questi anni abbiamo costruito faticosamente, bensì per sostenere il nuovo corso che con l’elezione di Angelino Alfano il presidente Berlusconi ha voluto imprimere alla vita del partito”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 1st, 2012 Riccardo Fucile
ANCORA UNO SFORZO: C’E’ TEMPO FINO AL 5 OTTOBRE PER FIRMARE NEI 19 MUNICIPI DELLA CAPITALE… I QUESITI SONO STATI PROMOSSI DA RADICALI, VERDI E FUTURO E LIBERTA’: BISOGNA ARRIVARE A 50.000 FIRME
“Per mettersi alle spalle gli scandali della malapolitica romana e laziale, bisogna sottoscrivere i referendum”.
Sono queste le parole del segretario dei Radicali Italiani, Mario Staderini, a proposito degli otto quesiti sui temi dell’ambiente, dei diritti e dei tagli alla politica, promossi dal suo partito, dai Verdi e da Fli nella capitale.
Per ogni referendum, a Roma, è necessario raccogliere almeno 50mila firme.
La sottoscrizione può essere fatta entro il 5 ottobre in uno dei diciannove municipi di Roma. Gli uffici sono aperti tutti i giorni dalle 8.30 alle 12 e il martedì e il giovedì dalle 14 alle 16. Secondo Staderini mancherebbero poche migliaia di firme per raggiungere l’obiettivo.
Riguardo il tema dell’ambiente, i quesiti verteranno sul consumo del suolo, sui rifiuti e sul mare libero.
Poi uno sulla mobilità sostenibile.
Sui tagli ai costi della politica si propone l’azzeramento dei cda delle municipalizzate romane. Dal punto di vista dei diritti invece si punta sulle famiglie di fatto e sul testamento biologico. Infine un referendum per avere più libertà di scelta nei servizi alla persona.
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Settembre 23rd, 2012 Riccardo Fucile
BATTISTONI 4 VOLTE IN AULA AL MESE, MA CENE DA 5.000 EURO… FONDI PUBBLICI PER PAGARE RISTORANTI E ALBERGHI
Chi vuol essere consigliere?
Prima di rispondere è bene conoscere i dettagli di questa vita faticosissima che almeno alcuni tra i rappresentanti regionali del Lazio sembrano aver sopportato.
Mica da tutti districarsi tra le cene al «Pepe Nero», i viaggi, gli alberghi.
E poi gli «aperitivi rinforzati» alle Terme dei Papi, che anche quelli vanno organizzati, o comunque bisogna dare disposizioni a un collaboratore, non è semplice.
Senza dimenticare il blog, ormai necessario a ogni politico, e poi le dichiarazioni da rilasciare. In pochi, ad esempio, saprebbero distillare verità preziose e indimenticabili per la collettività : «Gli obiettivi della commissione europea in ambito occupazionale sono ambiziosi e impegnativi» (Francesco Battistoni, nel novembre 2011, ne era così fiero da inserirla nel suo blog).
Chi vuol essere consigliere?
Per avere un termine di paragone: chi potrebbe sopportare la vita fatta da Francesco Battistoni?
Perso lo scranno da capogruppo, ora gli rimane la presidenza della commissione Agricoltura, le riunioni di quella della Sanità , e ovviamente tutti gli impegni legati al consiglio regionale che, in media, si riunisce una volta a settimana.
Ma comunque l’ex capogruppo Pdl, successore di tanto Fiorito, adesso che non dovrà più badare alle richieste dei suoi colleghi consiglieri Pdl, sarà certamente sollevato dal veder diminuiti certi ritmi di lavoro.
Si prenda, come esempio, il novembre 2011: il Consiglio si riunisce cinque volte (il 2, il 9, il 16, il 23 e il 30) e alla seduta del 2 lui è assente.
Ma perchè c’era il Pdl a Viterbo, la partita da giocare col rivale di zona per stabilire chi portasse il maggior numero di tessere, così lui dopo aver vinto (3.700 adesioni contro 3.500, raccontano i giornali locali) deve aver bruciato energie anche per scrivere il messaggio ai suoi: «Grazie».
Di certo il tesseramento è un successo, migliaia di persone che, per lui, hanno scelto il Pdl: per via del suo impegno, della sua passione politica, certo.
Coincidenza vuole che il giorno seguente, il 3, Battistoni inviti a cena – al Pepe Nero, localino vista lago di Bolsena – ottanta persone.
Si può obiettare: ma il sito del locale non cita quaranta coperti?
Avranno fatto i turni, come in fabbrica.
Costi leggermente superiori a quelli della mensa, cinquemila euro.
Comunque, nella vita del consigliere non c’è un attimo di respiro.
Poco prima era stato a Tarquinia per affermare ciò che, forse, la platea aspettava di sentir dire chissà da quanto tempo: «Il vostro patrimonio culturale è un’immensa risorsa che dobbiamo valorizzare al meglio» (mette sul blog anche questa, casomai qualcuno l’avesse persa).
Il 4 novembre Battistoni presenta, insieme con una decina di colleghi, la proposta di legge sulla «filiera corta» e poi, probabilmente stanco, prende una camera (la 928) all’Aldero Hotel, quattro stelle nella Tuscia Viterbese.
La sera è al ristorante dell’albergo, sempre tutto da solo – dice la ricevuta – e alla fine spende 1.650 euro, bevande incluse.
Gli impegni si succedono, è impossibile citarli tutti: di certo mentre Silvio Berlusconi annuncia al Paese la sua intenzione di dimettersi dopo il ddl Stabilità , lo stesso giorno, l’8, nel Lazio arriva in commissione Agricoltura la proposta di legge sulla filiera corta.
Subito dopo, il 10, ecco l’impegno per il distretto della ceramica di Civita Castellana: il consiglio approva la mozione 256 presentata, oltre che da Battistoni, da uno schieramento trasversale di consiglieri eletti nel viterbese.
Una soluzione per il dramma di duemila persone in cassa integrazione?
Insomma: «Il Consiglio sostiene la richiesta del Comune di Civita Castellana al Governo di riconoscere lo stato di crisi».
Giusto il tempo di un’altra cenetta al Pepe Nero – sobria, 16 persone con spesa di 800 euro – e il 14 Battistoni è davanti allo stabilimento Brunelli di Aprilia per un sit in «al fianco di allevatori e pastori.
L’obiettivo – annuncia – è quello di favorire il rilancio dei prodotti agroalimentari».
Due giorni più tardi ottiene dal Pdl il pagamento di tredicimila euro a «Panta Cz pubblicità », per stampa e affissione di mille manifesti e così – tra sedute di partito, Consiglio e commissioni – il 25 organizza un incontro alle Terme dei Papi per un convegno-aperitivo con i militanti.
Conto modesto, 1.450 euro, meno della metà di quanto pagato per la cena al ristorante «La Ripetta», 3.500 euro, del 31 dicembre.
Anche se a leggere la ricevuta, sotto la data ce n’è un’altra: «Cena del 22 per auguri di Natale».
Vale la pena ricordare che, ovviamente, tutte le spese sono state sostenute dal Pdl grazie ai fondi elargiti dalla Regione.
Un ultimo dato.
Rivolgendosi agli elettori, in campagna elettorale, il consigliere usava spesso uno slogan: «Francesco Battistoni, come te».
Li mortacci…
Alessandro Capponi
(da “Il Corriere della Sera”)
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Settembre 23rd, 2012 Riccardo Fucile
UNA PLETORA DI EX COLLABORATORI, EX ASSESSORI, EX DIRIGENTI (ALCUNI IN PENSIONE) PORTATI A PALAZZO VECCHIO CON NOMINE AD HOC DAL “GRANDE MORALIZZATORE”
Il camper che sta scorrazzando in giro per l’Italia Matteo Renzi ieri ha raggiunto
Mantova.
Il sindaco di Firenze, impegnatissimo nella campagna elettorale, ha fatto sapere di aver raggiunto 20mila euro di donazioni per finanziare il tour del Paese.
Le spese saranno poi pubblicate nel dettaglio.
Come avvenuto già per la Provincia e il Comune ha ricordato Sara Biagiotti del comitato elettorale del sindaco, sottolineando che i conti della Provincia, guidata dal 2004 al 2009 da Renzi, sono stati “passati al setaccio dalla Corte dei conti (…) che non ha eccepito nulla”. Eppure c’è una indagine ancora in corso che vede impegnati anche gli uomini delle Fiamme Gialle su incarico del ministero del Tesoro.
A breve invieranno un ispettore nel capoluogo fiorentino.
La comunicazione della nuova indagine risale a maggio ed è stata recapitata prima dell’estate nella città di Dante.
I giudici contabili ipotizzano un “irregolare affidamento di servizi per un importo superiore a quello previsto dai relativi contratti di servizio”, nonchè “contratti, convenzioni, disciplinari di servizio, affidamenti al lordo (…) il cui importo triplica quello dei contratti di servizio di base”.
Nella sprecopoli nazionale, che giorno dopo giorno coinvolge un sempre maggior numero di enti, l’attenzione verso possibili nuovi sperperi è alta.
Così spunta anche una lista di consulenze che il Comune di Firenze ha concesso all’esterno. Come le spese di rappresentanza in Provincia, così gli incarichi a chiamata diretta, sono legittimi.
E quando da presidente della Provincia diventi sindaco di una città importante come Firenze è necessario tentare di conservare al proprio fianco i collaboratori migliori, i più fidati.
Renzi lo ha fatto con Giovanni Palumbo, già responsabile dell’Ufficio di gabinetto del Renzi presidente della Provincia e portato alla direzione delle risorse finanziarie del Comune di Firenze.
A Palumbo è stato affidato un incarico da dirigente “a tempo determinato fuori organico” da subito, nel 2009 e poi rinnovato fino a oggi.
Il primo anno con un compenso di 71.675,79 euro, diventato di 74.860 nel 2010, 78.736 nel 2011 e, infine, 94.286,66 nel 2012.
Sempre contratti a tempo determinato. Palumbo è un professionista.
In Provincia gestì tutti i rimborsi spese e la gestione dell’ente.
In Comune ha gli stessi incarichi.
Tra i consulenti scelti da Renzi per Palazzo Vecchio ci sono anche altri ex.
Gli ex assessori Lucia De Siervo e Simone Tani, ad esempio.
Gli ex dirigenti in pensione Luigi Brandi e Valerio Pelini.
L’ex dipendente della provincia Giorgio Caselli.
Ci sono anche ex dipendenti della società Florence Multimedia, voluta e creata da Renzi per la comunicazione della Provincia (che ha sanato con 4,5 milioni di euro).
Non solo i conti della Provincia, dunque.
Renzi, dal canto suo, ha sempre affrontato con serenità le verifiche dei giudici.
Quando nel 2011 lo condannarono per danno erariale, nei panni di presidente della Provincia, a pagare 14mila euro di tasca propria, lui non se la prese.
E dichiarò: “Le contestazioni riguardano la categoria di inquadramento di quattro persone nello staff, assunte a tempo determinato. Se poi un dirigente ha sbagliato l’inquadramento ce ne assumeremo tutte le responsabilità , anche se è veramente difficile accettare l’idea che siano gli amministratori e non eventualmente i funzionari i responsabili di erronee impostazioni contrattuali, questione puramente tecnica”.
Ma ormai era in Comune.
L’esperienza aiuta.
Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 22nd, 2012 Riccardo Fucile
“IL FATTO” RISPONDE PUNTO PER PUNTO AL COMITATO ELETTORALE DI RENZI CHE RIMEDIA UNA FIGURA BARBINA
Matteo Renzi e il suo comitato elettorale, rappresentato da Sara Biagiotti, hanno smentito alcuni punti dell’inchiesta in corso da parte della Corte dei Conti sulle spese sostenute dalla Provincia di Firenze quando Renzi ne era presidente e riportata dal Fatto Quotidiano due giorni fa.
Mettiamo a disposizione di Renzi e di Biagiotti la documentazione da noi sintetizzata nell’articolo, rispondendo punto per punto alle contestazioni.
“Non ho mai pasteggiato ad aragoste”, ha detto oggi Renzi al Corriere della Sera.
Il 22 aprile 2008 la carta di Credito della Provincia (che usa il presidente) paga alle ore 01:01 PM un pranzo al Riva Restaurant on Navy Pier di Chicago: 4 aragoste, 2 sushi, 2 pepsi, una birra e 2 porzioni di gamberi fritti. Oltre allo scontrino, l’estratto conto della carta conferma che quel conto è stato saldato da Renzi in persona.
Non basta?
C’è una delibera della Provincia di Firenze del 12 Maggio 2008 in cui si legge: “Il sottoscritto Matteo Renzi (…) attesta sotto la propria responsabilità , che le spese delle fatture sottoelencate e che vengono inviate alla liquidazione dei competenti Uffici della Provincia, sono staate da me sostenuto nel corso di attività istituzionali e di rappresentanza”.
Segue elenco di pranzi e cene. Con relativi scontrini.
Già , pranzi e cene.
Il sindaco di Firenze sostiene di non aver mai messo piede in molti dei ristoranti citati nell’articolo.
Lui lo dice e Biagiotti del comitato elettorale lo scrive.
Abbiamo citato: Trattoria Garibaldi, Nannini Bar, Taverna Bronzino, Ristorante da Lino, pasticceria Capetti, trattoria I due G, Buca dell’Orafo, Ristorante Cibreo.
Sia gli estratti conti della carta di credito di cui “titolare è Renzi Matteo” (si legge chiaramente nell’intestazione), sia le delibere che lo stesso Renzi ha presentato con la solita dicitura “il sottoscritto Matteo Renzi presidente della Provincia di Firenze attesta sotto la propria responsabilità ”, sia gli scontrini attestano il contrario.
Ce ne siamo dimenticati alcuni.
Come il ristorante Gilli, il ristorante Sabatini, il ristorante Buca Lapi, la Piazzetta, il Perseus, la cantinetta Antinori e altri ancora.
“Sono spese di tutta la giunta”, garantiscono Renzi e Biagiotti. Eppure in questi ristoranti le carte di credito usate sono solo quelle intestate a Renzi e quella di Andrea Barducci, ex numero due di Renzi e oggi presidente della Provincia di Firenze.
Il comitato elettorale, inoltre, scrive: “Il plafond di 10mila euro mensili delle carte di credito del presidente e del vice presidente non è mai stato raggiunto nè tantomeno superato”.
La delibera di liquidazione numero 5393 del 12 novembre 2007 scrive invece il contrario.
E cioè: “Precisato che nel corso della missione istituzionale negli Stati Uniti svoltasi dal 2 all’8 novembre u.s. (…) la carta di credito aziendale (Amministrazione provinciale di Firenze) utilizzata abitualmente dal presidente della Provincia (…) è stata, nel corso della missione, momentaneamente bloccata a garanzia di un pagamento da parte di un Hotel a Boston, rendendo necessario per lo stesso Presidente provvedere a sostenere alcune contingenti spese di rappresentanza, per una somma complessiva di $ 4.106,56 pari ad euro 2.823,64 mediante la propria carta di credito personale”.
Cifra che la Provincia rimborsa a Renzi.
Noi abbiamo cercato il sindaco, oggi candidato alle primarie del Pd, per avere delle risposte.
Ma, ha detto a noi, e ribadito anche oggi al Corriere della Sera, che per lui “questa è una storia vecchia (…) La follia è che quelle spese le ho fatte mettere proprio io on line”.
Lo sostiene anche Biagiotti: “Le spese sono tutte consultabili on line proprio per decisione del presidente Renzi”.
Scontrini, estratti conto, ricevute e giustificativi di viaggi e trasferte non sono sul sito di Matteo Renzi nè su quello della Provincia.
Certo è che magari abbiamo cercato male noi, ma ne siamo in possesso e le pubblichiamo quasi integralmente, ricordando che è in corso un’indagine della Corte dei Conti e della Guardia di Finanza su incarico del ministero del Tesoro, in merito a 20 milioni di euro spesi dalla Provincia guidata da Renzi. Lui, interpellato nel pomeriggio a Varese, ha affermato: “La vicenda non riguarda me”.
Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 21st, 2012 Riccardo Fucile
DA ALEMANNO A PICCOLO, IL “REGIME ORA FA COMODO”…C’E’ CHI E’ FINITO IN CARCERE E CHI USAVA IL FONDO SPESE RAI
Domandina innocente, ma fino a un certo punto. Come mai gli ex missini sono, o appaiono, o comunque risultano, in tutte queste storie, i più famelici?
Quale misteriosa energia spinge questi attempati giovanotti?
Sono cresciuti con il mito della Patria, dell’Ordine, della Gerarchia, dell’Onore, della Tradizione e via dicendo.
E ora perchè sono lì ad abboffarsi senza requie nei ristoranti di lusso?
Quale maligno incantesimo, quale invincibile demonio li obbliga oggi a smaniare e a vendersi l’anima e la reputazione per una casa con un buon indirizzo o per una villa, un Rolex d’oro, una macchina di alta cilindrata, un autista servizievole, uno champagne millesimato, una vacanza esotica, una consulenza alla Rai, una escort che lo è, ma non lo sembra?
Quando Francone-Batman rivendica di sentirsi «il federale» non viene più nemmeno in testa quella fantastica pellicola con Ugo Tognazzi (1961).
E a guardare tanti suoi ex camerati, quegli stessi che in gioventù rischiavano o prendevano le botte nelle scuole o sotto casa, si resta attoniti come dinanzi a un sogno che è svanito.
Adesso fanno anche un po’ ridere gli effetti del risveglio.
Però il ripudio degli ideali, la secolarizzazione nera, come quella bianca e quella rossa, si rivela col tempo una faccenda molto seria e anche un po’ triste.
Ma quale fascismo! Questi che saturano le cronache con i loro grossolani desideri hanno in realtà acchiappato il peggio dei loro nemici, quegli stessi che per anni e anni li avevano rinchiusi in un recinto per appestati, o li avevano seppelliti nelle catacombe a lucidare mortiferi labari e polverose reliquie; prima che il Cavaliere gli restituisse la vita all’aria aperta, ma sempre stando bene attento che ai nuovi alleati un po’ rimanesse appiccicato il complesso d’inferiorità , che nel caso specifico ha tuttora e a buon ragione il nome di «impresentabilità ».
No, non è nostalgia, «ah, i buoni fascisti di una volta!». E’ che ora la compromissione dei postmissini in ciò che un tempo definivano «il regime» s’è intensificata e accelerata, e la trasformazione non solo li ha visibilmente e definitivamente stravolti, ma li sta anche perdendo, forse per sempre.
Famelici, sì. «È ora famelica, l’ora tua, matto./ Strappati il cuore» (Ungaretti). E se pure non esiste un attendibile strumento che misuri il primato della bulimia di potere degli ex missini rispetto ai leghisti, per dire, o ad altri eroi dell’appropriazione selvaggia.
Ma certo a Roma, con Alemanno, il processo è vistoso, asfissiante, spesso ridicolo perchè al tempo stesso sorcio e tracotante.
Fecero impressione, quando fu eletto, i saluti romani, ma oggi francamente spaventano di più le parentopoli Ama e Atac, gli sprechi pazzeschi, le arcane consulenze, i capricci di elicotteri acquistati, i «Punti verdi» di sospetto lucro a schermo ecologico, gli orrendi e costosi alberi di Natale commissionati ad agenzie amiche, poi ritirati e ripiantati in periferia, gli uffici di comunicazione che proliferano improbabili professionalità , a loro volta da girare ad altri enti a prova di elezioni ormai date per perse.
E gli incredibili videoclip di santificazione del sindaco, i sogni di bolidi sfreccianti, i pomposi Stati Generali e milionari, gli ex banditi della Magliana e gli ex terroristi dei Nar «sistemati» su comode poltrone.
La tentazione è che si tratti di fame antica, atavica, ancestrale.
Una sorta di risarcimento che lega i poveri pasti dei padri epurati, le minestre degli enti di assistenza, oppure i «ranci» militareschi, al massimo le porchettate nel ristorante vicino al Luna Park all’odierno raffinato magnamagna, agli smoking, ai Suv, ai red carpet, alle hostess e ai buttafuori con l’auricolare in vista, insomma all’odierna e ostentissima pacchia.
L’inventore della «Festa dei nonni», il giovanissimo Samuele Piccolo, recordman di preferenze al Consiglio comunale, è finito in prigione con qualche parente.
Durante la perquisizione agli uffici del clan volavano i documenti dalla finestra e gli armadi sigillati dalla Guardia di finanza sono stati violati.
Si è poi scoperto che i Piccolo si erano anche agganciati alla cabina dell’Enel per recuperare elettricità .
In Campania ci sono esponenti, come l’onorevole Landolfi, sotto accusa per avere avuto impicci con la Camorra; mentre da qualche mese l’onorevole Laboccetta è nei guai per i suoi stretti rapporti con il mondo delle società del gioco d’azzardo.
Ma dietro le questioni giudiziarie tuttora aperte, per gli ex missini del Pdl ma anche per Fini e per quelli che l’hanno seguito nel Fli, s’intravede un andazzo di villana ostentazione, una voglia pazza o forse addirittura un destino di edonismo disperato e a buon mercato.
Vita comoda, case all’estero, viaggi esotici, servizi fotografici patinati, le carte di credito della Rai utilizzate per le spesucce dall’onorevole Rositani, i premi Almirante in prima serata, l’«Ignazio Jouer» di Fiorello, le poltroncine bianche di Vespa, l’amichetta che presenta il 150°, le fiction futuriste, i quotidiani che durano mesi, l’imitatrice che la Polverini («A’ bellaaa!») ha voluto portarsi a pranzo in regione, le sfilate di moda baby, i compleanni con Novella2000, le maxi-torte, Malgioglio e la principessa Borghese.
Peppino Ciarrapico, in fondo, insediato com’era nel formaggio dell’andreottismo all’ultimo stadio, era un profeta della trasformazione degli «esuli in Patria» in gaudenti uomini di potere, e più in generale del percorsoì che dal trittico «Dio Patria e Famiglia» inesorabilmente li avrebbe convertiti, o adeguati, o perfino addomesticati lungo l’asse degeneratasi in: «Io Patrimonio e Tengo Famiglia».
Hai voglia poi a intitolare qualche strada «via Almirante».
E hai voglia a invocare le foibe e intanto prendersela con Berlusconi.
Il vuoto di ideali si è riempito di soldi, voglie, esibizionismo, vanità . In altre parole si è colmato di nulla, del Nulla.
La fine della diversità è l’inizio della fine. Francone-Batman, Polverini e gli altri ex-camerati non possono farci nulla.
Dopodomani, d’altra parte, non importerà a nessuno sapere chi vinse il campionato di voracità , avendolo perso l’intero paese.
Filippo Ceccarelli
(da “la Repubblica“)
Il commento del ns. direttore
Caro Filippo,
il tuo articolo contiene tante verità , purtroppo confermate, più che dalle analisi sociologiche, dalla cronaca.
Il passaggio dal Msi, partito di “alternativa al sistema”, ad An “partito di governo” ha di certo segnato una prima linea di confine.
Non a caso tanti che, come me, avevano militato nellle file del Msi se ne andarono proprio in seguito alla svolta di Fiuggi.
Non parliamo poi del successivo inglobamento nel contenitore Pdl, a fianco dei Verdini e dei Dell’Utri, dei Cosentino e dei cultori del bunga bunga.
Per chi aveva aperto per 10 anni una sede a livello stradale a Genova negli anni di piombo, per chi faceva “movimentismo di destra” in una città “rossa”, per chi andava alle superiori con futuri brigatisti rossi, per chi organizzava cortei studenteschi lasciando allibiti i compagni di “Lotta Continua”, non può che far male al cuore leggere della parentopoli di Alemanno o dei party a tema in costume romano di quattro cialtroni.
Personaggi che a quei tempi sarebbero volati dalle scale delle federazioni a calci nel culo e che oggi invece “impersonificano” una comunità umana che non meritava questa fine.
Di chi è la resposabilità ?
Certo è innegabile che essa è sempre personale e ognuno risponde per sè, ma non è sufficiente fermarsi qua nell’analisi.
Essa è anche il frutto di una mal gestita marcia verso il governo che è diventata marcia verso il “potere” fine a se stesso.
Se i vertici del partito avessero non solo “vigilato”, ma avessero trasmesso valori e riferimenti etici, avessero veicolato “esempi” e puntato sulla “selezione” della classe dirigente, magari in nome di quella “meritocrazia” di cui spesso si riempiono la bocca, non saremmo arrivati a questo degrado.
Chi aveva intravisto già allora un “imborghesimento” del proprio mondo umano lasciò con la svolta di Fiuggi: troppa foga nel voler dimenticare non tanto il passato che andava sicuramente storicizzato, ma nel volersi accreditare nei salotti buoni della politica italiana.
Forse quelli che abbandonarono la scialuppa, diventato yacht di lusso, compresero in tempo dove saremmo approdati: in un partito dove contano le clientele, le preferenze, i favori, i compromessi, gli agganci col mondo finanziario, la rinuncia quotidiana ai propri valori di riferimento.
Tutto quello contro cui si era combattuto nei decenni per sopravvivere ora diventava una meta da conquistare per “essere come gli altri”.
No, caro Filippo, non tutti hanno voluto diventare come gli altri.
Ci sono ancora coloro che sono rimasti “puliti” nel cuore e nell’anima, che hanno visto, come me, morire a pochi metri un operaio missino durante un comizio di Almirante nella “civile” Genova (e il cui assassino è ancora in libertà ) che non dimenticano e non perdonano.
Come non perdonano chi ha fatto entrare nella comunità umana della destra italiana mafiosi e corrotti, puttanieri e arrivisti, marchettari e venduti.
Tutti coloro che hanno di fatto impedito che anche nel nostro Paese possa esistere una destra “normale”, attenta ai bisogni della gente più umile e modesta e non prona ai voleri delle lobbies economiche e finanziarie.
Questa avrebbe dovuto essere la naturale evoluzione del vecchio Msi, non le feste in costume a botte di 20.000 euro.
E pensare che allora non avevamo neanche i soldi per la colla dei manifesti, ma eravamo felici…
Per molti quella ormai datata esperienza è rimasta una importante scelta di vita e merita rispetto, come quella di tanti altri giovani che scelsero di militare nella parte opposta.
Altra dignità , altri valori, altra Italia.
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Settembre 21st, 2012 Riccardo Fucile
LE DONNE PASSANO 21 GIORNI L’ANNO PREPARANDO PASTI…UN CITTADINO SU DUE VIVE CON LA MAMMA
La crisi ha attivato la rete di protezione familiare caratteristica dell’identità nazionale con
un terzo degli italiani (31%) che abita con la propria mamma, una percentuale che sale al 60,7 per cento se si considerano i giovani tra i 18 e i 29 anni.
E’ quanto emerge dal rapporto Coldiretti/Censis “Crisi: vivere insieme, vivere meglio”, dal quale si evidenzia che se coabita con la madre il 31% degli italiani, il 42,3% ha comunque la madre che abita a un massimo di trenta minuti dalla sua abitazione. Inoltre – continuano Coldiretti/Censis oltre la metà degli italiani (54%) ha i propri parenti stretti residenti in prossimità , a un massimo di mezz’ora a piedi della propria abitazione.
Questo bisogno di vicinanza riguarda non solo i più giovani tra i 18 e i 29 anni (coabita con la madre il 60,7% e il 26,4% abita a meno di 30 minuti), ma anche le persone più grandi con età compresa tra i 30 e i 45 anni (il 25,3% coabita, il 42,5% abita nei pressi), e addirittura gli adulti con età compresa tra i 45 e i 64 anni (l’11,8% coabita, il 58,5% abita in prossimità ).
In sostanza – spiegano Coldiretti/Censis – l’evoluzione delle funzioni socioeconomiche, con il passaggio alla famiglia soggetto di welfare che opera come provider di servizi e tutele per i membri che ne hanno bisogno, spiega anche la tendenza a ricompattare, in termini di distanza dalle rispettive abitazioni, i vari componenti, anche quando non coabitano.
“Spesso la struttura della famiglia italiana in generale, e di quella agricola in particolare, viene considerata superata – afferma il presidente di Coldiretti Sergio Marini -, mentre si è dimostrata, nei fatti, fondamentale per non far sprofondare nelle difficoltà della crisi moltissimi cittadini”.
In cucina.
Con la crisi, gli italiani riscoprono il piacere di restare e di preparare gustosi menu per parenti e amici soprattutto nei giorni festivi, durante i quali si raggiunge il record di oltre un’ora davanti ai fornelli (69 minuti).
Il rapporto Coldiretti/Censis evidenzia che per le donne italiane la preparazione dei pasti assorbe durante l’anno 21 giorni pieni. In media – sottolineano Coldiretti/Censis – dall’indagine emerge che annualmente ogni italiano dedica alla preparazione dei pasti un tempo pari a 11 giorni, che significa oltre sette ore alla settimana o 56 minuti al giorno nei giorni feriali che salgono a oltre 69 minuti la domenica o nei giorni festivi.
Un interesse che riguarda anche i maschi per i quali il tempo passato in cucina è di 8 giorni pieni all’anno. L’indagine – osserva Coldiretti – mostra che ancora oggi nelle famiglie italiane la cucina è donna, ma anche che torna ad avere un ruolo centrale nella vita delle famiglie italiane.
Il rapporto evidenzia tra l’altro che 21 milioni di italiani dichiara di preparare alimenti in casa come yogurt, pane, gelato o conserve e, di questi, 11,2 milioni di persone lo fanno regolarmente.
“L’attenzione alla cucina e alla qualità dell’alimentazione trova riscontro nel boom degli acquisti di prodotti locali a chilometri zero direttamente dagli agricoltori che garantiscono una maggiore freschezza e genuinità delle ricette”, afferma il presidente di Coldiretti Sergio Marini.
La riscoperta del ‘fai da te’ in cucina si riflette anche nel fatto – aggiunge il rapporto – che 7,7 milioni di italiani si portano al lavoro cibo preparato in casa, e di questi sono 3,7 milioni quelli che dichiarano di farlo regolarmente. Il 15% degli italiani si porta la “gavetta” o la “schiscetta” in ufficio per risparmiare, ma anche per essere sicuro della qualità del pranzo, o semplicemente perchè preferisce ricordare sapori e profumi casalinghi.
La spesa alimentare.
L’importante è restare vicino l’abitazione. L’85 per cento degli italiani continua a fare la spesa alimentare quotidiana sottocasa, frequentemente nei piccoli e spesso antieconomici negozi di quartiere che tuttavia svolgono un rilevante ruolo sociale.
La spesa è l’attività svolta dal maggior numero di persone nel raggio di 15-20 minuti a piedi dalla propria residenza.
Il crescente desiderio di fare comunità – sottolinea Coldiretti – è avvertito soprattutto dalle persone che vivono sole. In Italia sono 7,4 milioni e sono aumentate del 24% tra il 2006 e il 2011, con punte del +54% in Sardegna, +45% in Abruzzo, +42% in Umbria. Il momento di fare la spesa è quello più importante per parlare e stringere rapporti e supera addirittura le attività spirituali (il 76,6%), la visita medica (71,6%), la scuola per i figli (65,2%) e la cura del corpo (54,2%).
Ricette sul web.
Oltre il 29% degli italiani dichiara di fare ricerche in Rete per confrontare prezzi e qualità dei cibi, si tratta di quasi 15 milioni di persone.
In particolare sono oltre 5,7 milioni a farlo regolarmente. “Quello che è interessante – sottolineano Coldiretti/Censis – è la tendenza a formare community, aggregati di individui uniti da interessi, passioni, valori comuni.
Così ci sono oltre 415mila italiani che dichiarano di partecipare regolarmente a community sul web centrate sul cibo, e sono invece complessivamente oltre 1,4 milioni quelli che vi partecipano, comprendendo coloro che lo fanno di tanto in tanto”.
Aperitivo. Il rito che piace sempre di più e che coinvolge ormai 16,5 milioni di italiani, 2,5 milioni in modo regolare.
Un’abitudine che non si perde neanche in vacanza e che anzi, nei momenti di riposo si rafforza, portando ben 23,6 milioni di italiani ad ampliare e arricchire questa esperienza partecipando alle sagre paesane, di cui 5,3 milioni in modo assiduo.
Un fenomeno di grande valore culturale, oltre che economico, sottolineano Coldiretti e Censis, con un coinvolgimento trasversale rispetto alle classi di età , ai ceti sociali, alle aree geografiche di appartenenza.
Sono numeri che descrivono fenomeni di massa, ad alto impatto relazionale per i territori che ne sono coinvolti e con rilevanti implicazioni socio-economiche, come nel caso del turismo enogastronomico, che coinvolge 12,2 milioni italiani, di cui 2,3 milioni in modo regolare.
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Settembre 19th, 2012 Riccardo Fucile
IL TRAMONTO DELLA DESTRA ROMANA TRA FAME DI GOVERNO E VOLGARI RUBERIE
La mirabile di sintesi è di uno che ci è cresciuto in mezzo: «Sono passati dal me ne frego d’opposizione al me ne frego di tutto. Anzi, me frego tutto».
Potrebbe essere finita qui la storia della destra romana arrivata a conquistare il Campidoglio (con Gianni Alemanno nell’aprile del 2008) e la Regione (con Renata Polverini nel marzo del 2010) dopo un’esistenza ai margini, non soltanto politica ma esistenziali.
Un’occasione irripetibile rottamata da sè in una gestione non indimenticabile della cosa pubblica e nello spettacolare e impadellato saccheggio dei denari regionali.
Lo chiamavano sistema laziale, poichè il sindaco e la governatrice provengono dai ranghi missini, e c’era qualcosa di particolarmente evocativo e di particolarmente affascinante nella rivincita dei fuoriusciti dalle catacombe, grazie anche a Silvio Berlusconi allora benedicente da Palazzo Chigi.
Ma se davvero era un sistema, e i dubbi abbondano, era un sistema basato su una persona: Andrea Augello.
Cinquantuno anni, prodotto del Movimento sociale, senatore del Pdl, gran galantuomo, gran conoscitore della capitale e della politica, Augello è stato l’organizzatore della campagna elettorale sia di Alemanno sia della Polverini.
Oggi ci va giù con la schiettezza di chi è amareggiato: «Il sindaco non ha dato segnali di discontinuità reale».
E sui camerati di merende: «E’ andato tutto ben al di là di quello che potevamo temere, conoscendo i personaggi. È un capitolo che conclude l’illusione di riprendere in mano la situazione con strumenti ordinari. Ne servono di straordinari, bisogna sospendere il presepe di cariche nel partito, formare una squadra stretta come in campagna elettorale, cercare di giocarsi la partita nel poco tempo che rimane, se basterà ».
Non basterà , e lo sa anche Augello sebbene non lo dica.
Negli occhi dei cittadini romani e laziali si riflette una classe dirigente crassa, sventata, volatile, famelica, inesperta.
«Quelli di sinistra – dicono oggi i ragazzi della destra irriducibile di Colle Oppio – sono stati abituati sin da ragazzi a gestire qualcosa, e per cui quando rubano lo fanno con stile, con contegno, e non radono al suolo come abbiamo fatto noi».
La semina era cominciata a inizio anni Novanta in una convivenza anche aspre fra destra sociale e destra protagonista, due anime di pretesa durezza e purezza, e fiorita nel più classico e produttivo associazionismo, nelle periferie, all’università .
Poi è arrivata la vendemmia, e s’è alzato il gomito.
Questo popolo emarginato, e quindi pervaso di rabbia e senso d’inferiorità , ha dato sfogo a un bulimia monumentale, ha trasformato le occasioni conviviali – cioè la sede dell’affare e della congiura, da Giulio Cesare fino a La Russa-Gasparri-Matteoli che si vedevano dal Caccolaro per tramare contro Gianfranco Fini – in una crapula liberatoria.
«Sembriamo quelli che uscivano dai campi di concentramento, digiuni da così tanto che s’abbuffavano fino a morire d’indigestione», dice un anonimo ex An.
E non è stato nemmeno uno show sfavillante, tutta roba minore, foto su Parioli Poket, ristoranti del viterbese.
Non gli pareva vero – spifferano in comune – di ricevere telefonate di amici degli amici che caldeggiavano Andrea Carandini («E’ un piacere sapere che soffre»), uno da cui erano sempre stati snobbati.
Un orizzonte semplicemente contenuto fra il senso di rivincita e lo champagne tracannato dalla scarpetta.
«No! Mi rifiuto! Quelli non sono di destra! Col cavolo! Sono solo ladri! Sapete quanto ci soffro?». L’ex governatore del Lazio, Francesco Storace, ora leader della Destra, se la cava così, fingendo di dimenticare che Franco Fiorito era stato un suo uomo.
Storace rivendica la bontà (controversa) della sua presidenza, e della Polverini dice che è «un bravissimo governatore e l’altro giorno si è dimostrata tosta. Abbiamo tagliato venti milioni di spese in poche ore».
È convinto sia un segnale importante.
Su Alemanno il giudizio è sanguinoso: «In quattro anni non si ricorda una sola sua opera degna di menzione».
Forse perchè il sistema Lazio non è mai cominciato.
E intanto la destra romana sta finendo.
Mattia Feltri
(da “La Stampa“)
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Settembre 19th, 2012 Riccardo Fucile
CACCIATO DAL SINDACO DI ROMA ALEMANNO, L’ESPONENTE DI FLI SVELA: “FUORI DALLA GIUNTA PERCHE’ NON ERO D’ACCORDO SU CERTE PRATICHE”… RIMBORSI SPESE PER CHI DICE DI VIVERE FUORI CITTA’ E ASSUNZIONI TAROCCATE
Sono diverse le pratiche messe in campo da consiglieri comunali e municipali per ottenere
benefici e soldi oltre quelli previsti.
Meccanismi, escamotage, che Umberto Croppi, oggi direttore della Fondazione Valore Italia, uomo forte di Fli, ha visto e conosciuto quando occupava il ruolo di assessore alle Politiche culturali nella giunta comunale del sindaco di Roma Gianni Alemanno.
Si parte dal rimborso spesa chilometrico: “Quando il consigliere comunale o municipale viene eletto si prende la residenza in comuni distanti dal capoluogo per prendere il rimborso chilometrico. Rimborsi che vengono commisurati al numero di riunioni a cui si partecipa e questo — continua — produce l’aumento di commissioni e del numero di riunioni, spesso inutili”.
L’altro meccanismo è farsi assumere da un’azienda dopo l’elezione così che lo stato possa pagare l’azienda per le ore non lavorate in base all’impegno pubblico.
Croppi spiega che dietro la sua estromissione dalla giunta Alemanno c’è anche la divergenza con il sindaco su queste pratiche: “La mia uscita dalla giunta Alemanno coincide con la parentopoli. Alemanno alla fine è rimasto succube delle pressioni dei gruppi — afferma -, dell’equilibrio interno al consiglio comunale che è dettato da logiche di questo tipo”.
E sul caso Fiorito in Regione Lazio aggiunge: “Non è un caso singolo, ma prassi consolidata. Siamo sicuri che sia l’unico ad aver comprato l’auto con i soldi del gruppo?”
Nello Trocchia
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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