Marzo 4th, 2012 Riccardo Fucile
DAI CONTI CORRENTI ESCONO RIMBORSI SPESE AL SENATORE CHE SI DIFENDE: “ERANO PER MIEI COLLABORATORI”…MA TRA I DESTINATARI DEI BONIFICI FIGURA ANCHE LA SOCIETA’ DELLA SUA EX SEGRETARIA
Documenti di spesa, rimborsi, costi per società di comunicazione, francobolli e fotocopie. 
In quelli che sembrano gli ultimi giorni della Margherita, si sta combattendo una guerra senza esclusione di colpi.
I panni sporchi si lavano in piazza, con un duplice effetto.
Da una parte si mettono sotto una luce sinistra coloro che hanno preso soldi dal partito negli ultimi tre-quattro anni (quando cioè la Margherita ha finito di compiere il suo percorso elettorale trasformandosi in un’associazione politica assistita peraltro dal finanziamento pubblico dei partiti fino al 2011).
Dall’altra, però, quei panni lavati in pubblico, fanno una maggiore luce su come i Dl spendessero i propri soldi.
Elemento, che se può dispiacere a chi quei finanziamenti li ha ricevuti, fornisce un quadro d’assieme più completo della vicenda.-
Il quotidiano Libero, che nei giorni precedenti si era concentrato su un passaggio di denaro dai conti dei Dl alla campagna elettorale di Matteo Renzi (che ha negato la circostanza annunciando querela), ha raccontato di un altro passaggio di denaro: questa volta dalla tesoreria dei Dl ad una società , la M&S Congress, ritenuta vicina al Presidente dell’Assemblea federale della Margherita Enzo Bianco.
Dopo la pubblicazione dell’articolo, gli avvocati del partito di Francesco Rutelli (l’organizzazione politica è parte offesa nel procedimento giudiziario contro l’ex tesoriere Luigi Lusi, accusato di aver distratto milioni dalla cassa comune) hanno annunciato querela contro Libero, colpevole “di alcuni articoli in cui si attribuisce, contro il vero, l’opera di diffusione di presunto materiale istruttorio agli inquirenti del caso-Lusi. Vi sono prove, infatti — scrivono i legali Titta Madia e Alessandro Diddi — che le ricostruzioni e informazioni false, inesatte e contraddittorie pubblicate dal quotidiano non provengono dagli inquirenti”.
Sono al contrario “strumento di un tentativo di inquinamento dell’indagine in corso, un occulto e vano tentativo di intimidazione verso la parte offesa nel procedimento pena-le”, vale a dire i Dl.
Quei dati, quindi, non provengono dall’indagine in corso a Roma. Nondimeno esistono.
Libero, ieri, ha pubblicato dunque una serie di versamenti che la Margherita ha fatto alla società M&S Congress, ascritti a Enzo Bianco in quanto la società catanese con sede nella medesima via della segreteria di Bianco, è posseduta a metà tra Mario e Patrizia Minnelli. Quest’ultima, per anni segretaria dello stesso Bianco, è anche tra i fondatori dell’associazione Liberal che fa capo al senatore.
Dai conti della Margherita a quelli della M&S Congress transita il grosso della cifra che il partito versa per l’attività politica del presidente dell’assemblea Dl: 47.286 euro nel 2009, 151.005 nel 2010 126.359,24 nel 2011.
Sia l’amministratore unico della società Mario Minnelli (a Libero), che lo staff di Enzo Bianco (al Fatto Quotidiano), non negano l’esistenza di questo rapporto.
La distinta dei pagamenti, però, contiene altre voci, che, fuori dalla polemica giudiziaria, hanno una loro importanza.
Secondo questo rendiconto la Margherita negli ultimi tre anni ha versato all’attività politica di Bianco una cifra vicina ai 600mila euro.
Vale a dire: 186.639 euro nel 2009, 212.559,66 nel 2010 e 226.780,92 nel 2011.
Nel 2009 i Dl pagano infatti al presidente dell’assemblea federale le spese telefoniche (sue e della sua segreteria), per la cifra annua di 7.478 euro, 47.969 euro per i suoi collaboratori a progetto, 7.501 di contributo Inpgi, 9.875 per lo stipendio di un altro dipendente, 10.680 euro per la pubblicità su Europa, 1.200 per un’iniziativa editoriale con l’Unità e il Riformista, 2.933 per l’acquisto dei giornali, e altri 41 mila euro per rimborsi spese per comunicazione e propaganda (oltre a quelli della M&S, si deduce).
Nel 2010 e nel 2011, poi, tra le altre voci, compare un “rimborso spese” senza voci specifiche. E sono cifre importanti: 48.972,05 euro nel 2010 e 66.238 euro nel 2011.
Cosa sono quei soldi?
Il sospetto — che arriva dalle trincee di questa guerra — è che siano uno stipendio mascherato che il partito forniva al proprio presidente (cifra peraltro non denunciata poichè Bianco dichiara per il 2010 la sola indennità di Palazzo Madama).
Il senatore, invece, che ammette senza difficoltà quei versamenti, spiega che sono gli stipendi di tre collaboratori che erano in precedenza assunti dalla Margherita.
Certo i Dl potrebbero far cadere i sospetti di questa guerra (e il “tentativo di intimidazione”) se decidessero di rendere pubblico quello che, si sospetta, verrà riversato a rate su giornali e tribunali con ben diversa eco.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 3rd, 2012 Riccardo Fucile
SONO DOCENTI, RICERCATORI E PROFESSIONISTI CHE CHIEDONO AL GOVERNO DI TENERE CONTO DEI RISULTATI SCIENTIFICI EMERSI SULL’ALTA VELOCITA’ IN VAL SUSA: BENEFICI ECONOMICI INCERTI, COSTI ELEVATISSIMI E PESANTE IMPATTO AMBIENTALE
Il 9 febbraio scorso 360 docenti universitari, ricercatori e professionisti hanno inviato al professor Monti un appello che sollecita ancora una volta, dopo quello inascoltato inviato al presidente Napolitano nel luglio 2011, l’applicazione del metodo scientifico all’oggettiva valutazione degli scenari che — secondo i proponenti — motiverebbero l’opera.
Attualmente si viaggia già in Tgv da Milano a Parigi sulla linea esistente via tunnel del Frejus, incluse le fermate Torino e Lyon, separate da poco più di tre ore e mezza di viaggio.
La nuova linea con tunnel di 57 chilometri appare sempre più anacronistica e priva di priorità : un’opera con tempi di realizzazione ultradecennali, del tutto rigida sul piano degli adattamenti alla rapidissima evoluzione sociale — generata dalla onnipresente penetrazione delle tecnologie informatiche — ed economica in tempo di crisi e contrazione strutturale dei consumi.
Detto in altro modo, mentre cablare l’Italia con la banda larga è un progetto che presenta innumerevoli vantaggi in tutti i settori della vita quotidiana e professionale, quel tunnel serve a una e una sola cosa: farci passare delle merci e forse dei passeggeri che un domani potrebbero non esserci e che già oggi dispongono di valide alternative.
Se si sbaglia, è un lavoro buttato, oltre ai danni ambientali locali.
Recenti studi suggeriscono al professor Monti di considerare attentamente la scelta di lanciarsi in un cantiere così ambiguo: una ricerca di Paolo Beria e Raffaele Grimaldi, del Politecnico di Milano, di cui è comparsa notizia su il Sole 24 Ore del 31 gennaio scorso, svela la grave sofferenza economica delle linee Av italiane; un’analisi di Bent Flyvbjerg della Said Business School dell’Università di Oxford, pubblicata nel 2009 sulla Oxford Review of Economic Policy, ha esaminato il caso di 258 grandi infrastrutture trasportistiche in 20 nazioni, dimostrando che le previsioni dei costi sono regolarmente sottovalutate e le stime dei benefici regolarmente sopravvalutate, al punto che il titolo del paper è “la sopravvivenza del meno adatto, perchè la peggior infrastruttura è quella che viene costruita”.
Dal punto di vista energetico e delle emissioni, lo sbandierato minor consumo e inquinamento del treno rispetto alla gomma viene messo in dubbio nel caso del gigantismo ferroviario in tunnel dal lavoro di Westin e Kageson del Royal Institute of Technology di Stoccolma, comparso a inizio 2012 sulla rivista Transportation Research.
Insomma, quando un’opera serve, come un acquedotto o una fognatura, non ci sono dubbi sulla sua utilità e si cerca di realizzarla nel modo migliore e senza sprechi.
Nel caso del Tav Torino-Lione, per non tacere poi la Napoli-Bari e il terzo valico di Genova, il carico di incertezze, dubbi, contraddizioni e scarsa trasparenza è così elevato, a fronte di costi spaventosi, che non vi dovrebbero essere indugi da parte della pubblica amministrazione a mettere tutto in un cassetto e chiudere la pratica.
Se poi in futuro le condizioni economiche e sociali richiederanno queste opere, si potrà sempre realizzarle, invece quelli che nel presente risulterebbero solo inutili buchi nella roccia e nella pubblica finanza, una volta fatti, sarebbero irreversibili e nessun tribunale potrà dopo risanare i danni.
Facciamo tesoro della vicenda Eternit.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 2nd, 2012 Riccardo Fucile
SECONDO LA RICERCA ISFOL I PARASUBORDINATI IN TOTALE SONO 1.422.000… L’84,2% DEI CO.CO.PRO. NON HA ALTRA OCCUPAZIONE
In Italia i lavoratori parasubordinati nel 2010 corrispondono a 1 milione 422 mila.
Il 46,9%, pari a 676 mila unità , sono collaboratori a progetto (co.co.pro.) ed hanno un reddito medio di 9.855 euro l’anno.
Il 35,1% dei co.co.pro. ha un’età inferiore ai trent’anni e il 28,7% tra i 30 e i 39 anni. L’84,2% dei co.co.pro. è caratterizzato da un regime contributivo esclusivo e non ha quindi un’altra occupazione: si tratta di 569 mila lavoratori, il cui reddito medio scende a 8.500 euro.
E’ quanto rileva l’Isfol sulla base dei primi risultati di un progetto di ricerca sul lavoro parasubordinato basato su dati di fonte Inps.
Il secondo aggregato di parasubordinati per consistenza numerica comprende quasi 500 mila contribuenti alla gestione Inps, composto da amministratori e sindaci di società , con età media sensibilmente più elevata rispetto ai co.co.pro e con un reddito medio significativamente superiore, pari a oltre 31 mila euro annui.
Va infine aggiunto un ulteriore gruppo di contribuenti meno omogeneo (collaborazioni occasionali, dottorati di ricerca, borse di studio, collaborazioni presso la P.A., ecc.), composto da 270 mila lavoratori, con un reddito medio annuo pari a poco più di 11 mila euro.
Nel periodo 2005-2010 il numero dei parasubordinati ha subito un andamento leggermente ciclico.
Negli anni di crescita economica, 2006 e 2007, si sono raggiunti i valori massimi mentre si è registrata una lieve diminuzione nel biennio 2009-10.
Complessivamente gli uomini rappresentano circa il 58 % del totale, con un reddito medio quasi doppio rispetto a quello delle donne.
La variazione media annua del reddito nel periodo 2005-2010 è pari a +3,4%.
Per quel che riguarda specificatamente i co.co.pro tale valore si ferma a +2,3%.
Alcuni indicatori ricavati dall’indagine Isfol-Plus consentono di verificare il grado di subordinazione al quale è sottoposta la prestazione lavorativa resa dai parasubordinati. L’Istituto evidenzia che oltre il 70% dei collaboratori è tenuto a garantire la presenza presso la sede di lavoro, il 67% ha concordato un orario giornaliero con il datore di lavoro e il 71% utilizza nello svolgimento della prestazione mezzi e strumenti del datore di lavoro.
Inoltre, più del 70% dei collaboratori dichiara che la forma di contratto non deriva da una sua scelta ma da una richiesta del datore di lavoro.
Tali dati segnalano la concreta possibilità che questi contratti nascondano in realtà forme di lavoro in qualche misura subordinato.
( dal “Redattore sociale“)
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Marzo 2nd, 2012 Riccardo Fucile
SCANDALO A SAVONA: CONSIGLIERE SOCIALISTA SE LA PRENDE CON IL PRESIDENTE DI UNA COMMISSIONE… I GRILLINI REGISTRANO LA CONVERSAZIONE
«Fissa più sedute, perchè così non si guadagna un cazzo».
È bufera a Savona sul fuori onda di una commissione consiliare in cui il capogruppo del Partito Socialista Marco Pozzo intima al presidente Franco Zunino (Prc) di organizzare più commissioni per guadagnare più gettoni.
«Gli argomenti me li invento io, tu fissa» è il diktat di Pozzo, inascoltato da Zunino.
Il caso ora è esploso perchè questo dialogo imbarazzante è finito nelle mani del Movimento Cinquestelle di Savona che è riuscito a ripulire la registrazione audio della seduta incriminata di fine gennaio e lo ha messo in rete.
«Questa è la prova — tuonano i grillini — di come la casta della politica considera l’impegno amministrativo: i Comuni sono vacche da mungere, consigli e commissioni occasioni utili solo per prendere gettoni, piuttosto s’inventano gli argomenti da affrontare».
Lui, Marco Pozzo, si difende: «È tutto un equivoco, io scherzavo, da dieci anni sono in Comune e non ho mai richiesto commissioni, altro che inventarle. Un attacco vile contro di me, per sputtanarmi».
In Comune, però, ormai è terremoto.
«Mi cadono le braccia, spero che non sia vero, mi sento quasi prigioniero politico» ha detto amarissimo il sindaco Berruti.
Una seduta di commissione equivale a 75 euro e il presidente Zunino (Prc) aveva cercato di far risparmiare l’amministrazione: “Sai che vogliono solo due commissioni al mese” ha cercato di ribattere al consigliere Pozzo infuriato.
“Me ne batto il c…” è stata la risposta del consigliere.
Ogni commissione, quando viene convocata, costa 1.500 euro soli di gettoni, più il costo del personale e i rimborsi ai datori di lavoro dei consiglieri che devono assentarsi in azienda per partecipare ai lavori.
(da “il Secolo XIX”)
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Marzo 1st, 2012 Riccardo Fucile
NEGATO IL VOLO DI STATO PER LA MISSIONE DELL’INVIATA DEL GOVERNO MARGHERITA BONIVER… SI RISPARMIA SOLO SUI POVERI CRISTI, NON SUI LADRONI PADANI
La missione di Margherita Boniver, da oggi in Mauritania sulle tracce di Rossella Urru, ha rischiato di saltare.
Il governo non ha concesso il volo di Stato e l’inviata speciale dovrà viaggiare su un aereo di linea, facendo scalo a Parigi e raggiungendo in seguito l’Africa.
È mistero sulla richiesta di riscatto per la liberazione della cooperante di Samugheo.
Quanti soldi sta investendo il governo italiano sulla liberazione di Rossella Urru?
È lecito chiederselo, quattro mesi dopo il sequestro della cooperante di Samugheo, quando si scopre che per il ministero degli Affari esteri sarebbe stato «eccessivamente oneroso» predisporre un volo di Stato per consentire all’inviato speciale per le Emergenze umanitarie Margherita Boniver di raggiungere oggi la Mauritania.
Tanto che il programma della deputata (che evita ogni commento ufficiale) prevede per la mattinata il trasferimento, su un volo di linea, da Roma a Parigi.
Dalla capitale francese, dovrà poi imbarcarsi su un altro aereo per Nouakchott, capitale del Paese africano, dopo aver fatto check-in, controlli di sicurezza e procedure d’imbarco, come qualsiasi passeggero.
Tutto questo è normale o c’è da domandarsi cosa abbia portato il governo a risparmiare qualche decina di migliaia di euro su un viaggio predisposto da settimane da chi lo riteneva importante nella trattativa per riportare Rossella viva a casa?
O solo Calderoli ha diritto a usufruire del volo di Stato per cazzi suoi personali, facendolo pagare al contribuente italiano, grazie alla complicità dei senatori che l’hanno salvato dai giudici che lo volevano processare per truffa?
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Marzo 1st, 2012 Riccardo Fucile
BLITZ DEGLI ANIMALISTI CON L’EX MINISTRO BRAMBILLA NELLO STABILIMENTO DELLA MULTINAZIONALE IN BRIANZA… NON ARRIVERANNO ALTRE SCIMMIE PER GLI ESPERIMENTI
Questo (non) è un paese per scimmie.
La notizia – nei prossimi giorni converrà verificarla attentamente – arriva alle sette e mezzo della sera, dopo il blitz delle felpe nere animaliste dentro i laboratori della Harlan a Correzzana: l’invio nello stabilimento della multinazionale americana di altri 750 macachi destinati alla sperimentazione – i primi 104, come rivelato da Repubblica, che ha sollevato il caso, sono stati importati dalla Cina il 21 febbraio – è stato bloccato.
Lo ha garantito il presidente di Harlan, David Broken, parlando al telefono da Minneapolis con Michela Vittoria Brambilla.
L’ex ministro del Turismo, qui in veste di animalista, è l’unica, oltre a tre militanti di ‘100% animalisti’ – ma loro hanno scavalcato facendo irruzione nell’azienda – che è riuscita, dopo una lunga trattativa, a entrare nei capannoni di Correzzana.
«Il numero uno di Harlan mi ha assicurato che non arriveranno altre scimmie – ha spiegato Brambilla – Venerdì Broken verrà in Italia e ci incontreremo, ha promesso che si troverà anche una soluzione per salvare la vita ai 104 esemplari che si trovano già qui».
L’annuncio, che ha un po’ placato, almeno per ora, la massiccia ondata di proteste del fronte animalista, è giunto alla fine di una giornata ad alta tensione: alle tre del pomeriggio una ventina di militanti dell’ associazione ‘100% animalisti’, felpe nere e striscioni contro Harlan, si sono presentati davanti all’allevamento brianzolo della multinazionale (uno dei tre presenti in Italia).
Mentre l’ex ministro Brambilla veniva rimbalzata al citofono dell’azienda, in tre hanno scavalcato i cancelli e, di fronte ai carabinieri, hanno raggiunto i capannoni che ospitano i laboratori e gli stabulari dove sono rinchiusi migliaia di animali – soprattutto roditori, oltre a 150 scimmie.
I militanti sono riusciti e penetrare all’interno dello stabilimento e a introdursi in uno dei laboratori: ma l’area dei macachi era stata isolata, impossibile da raggiungere.
«L’avevamo promesso e lo abbiamo fatto, la nostra è stata un’azione dimostrativa necessaria – dice Paolo Mocavero, leader degli ultrà animalisti – Il massacro degli animali da sperimentazione e da vivisezione è una vergogna non più tollerabile». L’incursione è durata una decina di minuti, dopodichè i militanti, che inizialmente erano stati bloccati dentro il capannone, sono usciti e si sono trovati di fronte altri carabinieri giunti in rinforzo.
Applausi delle decine di animalisti.
Sono 900 i primati importati dalla Harlan e destinati a laboratori pubblici e privati, ospedali, università , centri di ricerca italiani e stranieri: un carico straordinario, proveniente dalla Cina via Roma-Fiumicino, autorizzato dal ministero della Salute con un decreto del 31 gennaio 2012.
E’ stato lo stesso ministro Renato Balduzzi – dopo la denuncia del nostro giornale – a disporre ispezioni immediate alla Harlan e un monitoraggio.
Due giorni dopo a Correzzana sono arrivati i Nas, che non hanno accertato irregolarità nè nelle procedure di importazione dei macachi (la maggior parte prelevati in natura alle isole Mauritius) nè per quanto riguarda le loro condizioni (gli ultimi arrivati sono in quarantena).
La vicenda delle 900 scimmie – sulla quale la Procura di Monza ha aperto un’inchiesta – ha diviso il mondo scientifico: da una parte Umberto Veronesi, secondo il quale non c’è nessuna ragione perchè si debbano sacrificare dei primati per la ricerca.
Dall’altra Silvio Garattini, che difende, in quanto necessaria, la sperimentazione (anche) sulle scimmie.
A dirimere il dibattito, almeno in Lombardia, potrebbe essere – se verrà approvata come sembra – una legge regionale che vieta l’allevamento di primati (oltre a cani e gatti) in tutto il territorio lombardo.
«Fra qualche settimana la legge entrerà in vigore – dice Brambilla – a quel punto aziende come Harlan non potranno più operare qui».
Paolo Berizzi
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 29th, 2012 Riccardo Fucile
GIOACCHINO CAIANIELLO, POTENTE SEGRETARIO PROVINCIALE DEL PDL, AVEVA PRETESO UNA MAZZETTA DA UN’IMPRENDITORE PER CONVERTIRE UN’AREA PUBBLICA IN IPERMERCATO
Cinque anni per estorsione all’uomo forte del Pdl in provincia di Varese. 
A tanto ammonta la condanna inflitta a Gioacchino Caianiello e all’architetto Piermichele Miano per il reato di estorsione consumato ai danni del costruttore edile Emilio Paggiaro.
La sentenza è arrivata dopo un’ora di camera di consiglio ed è stata pronunciata dal collegio presieduto da Toni Adet Novik del tribunale di Busto Arsizio.
La vicenda è iniziata nel 2005, quando Paggiaro denunciò di essere stato costretto a pagare 250 mila euro in contante per favorire il cambio di destinazione dell’area ex Maino a Gallarate, dove poi è stato realizzato un supermercato.
Al Tribunale di Busto Arsizio la pm Francesca Parola aveva chiesto una condanna a sei anni per il reato di concussione, in quanto all’epoca dei fatti Caianiello aveva un incarico all’interno dell’azienda municipalizzata Amsc di Gallarate.
Tuttavia secondo il collegio giudicante Caianiello non poteva essere ritenuto un pubblico ufficiale, così è stato giudicato per il reato di estorsione, alla stregua di un privato cittadino che ha approfittato della sua grande influenza politica per condizionare la giunta gallaratese ed estorcere denaro alla vittima.
Caianiello, da gestore di una ricevitoria, ha saputo costruirsi un impero.
Prima socialista, ha aderito a Forza Italia e ha compiuto la sua scalata al partito, imponendosi come il riferimento dell’area laica del Popolo delle libertà .
È stato coordinatore provinciale del Pdl varesino e ne è tutt’ora uno degli esponenti più influenti.
È con lui che per anni bisognava fare i conti per chiudere accordi elettorali, per esprimere una candidatura, nominare i componenti dei consigli di amministrazione o, semplicemente per fare politica.
Personaggio sicuramente molto potente, circondato da una corte dei miracoli che da Gallarate si estendeva in buona parte della provincia di Varese e giù, fino al Pirellone, dove è sempre riuscito a piazzare uomini a lui vicini (non ultimi i consiglieri Rienzo Azzi e Giorgio Puricelli).
A lui rispondevano e rispondono un sacco di uomini.
Una rete articolata, che manifestava la propria presenza alla maniera del Pdl, con cene king size ed eventi tutti lustrini e paillettes.
Come la cena che viene organizzata ogni dicembre per il compleanno di Nino, che diventa occasione di autofinanziamento per il partito.
Un evento da centinaia di invitati, a cui hanno sempre partecipato super ospiti.
Nel 2010, ad esempio, accanto ai vip locali, non hanno voluto mancare l’allora sottosegretario Daniela Santanchè e il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti. Questo per dire che Caianiello è (o era) più di uno stratega di partito.
Era un autentico dominus, capace di influenzare e indirizzare le scelte della politica. Oggi appare sempre di più come un signore caduto in disgrazia.
Lo scorso anno la fortuna sembra avergli voltato le spalle.
Prima il Pdl ha perso le elezioni nella sua roccaforte, Gallarate, dove sull’esito del voto ha pesato l’atteggiamento della Lega Nord, che non volle stringere alleanze proprio per via della sua presenza ingombrante.
Poi nel mese di giugno è arrivata la condanna a un anno e quattro mesi per peculato (secondo l’accusa aveva utilizzato indebitamente il cellulare di Amsc, l’azienda municipalizzata che presiedeva, per effettuare telefonate e videochiamate a sfondo erotico).
Due ingredienti che lo hanno portato a dover rinunciare a tutte le poltrone che occupava (nove in totale) e ai relativi ricchi compensi che riusciva ad intascare.
Oggi una nuova pesante sentenza, che lo condanna in primo grado a cinque anni di reclusione, anche se lui si è sempre professato innocente, dichiarando a più riprese di non aver mai ricevuto denaro.
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Febbraio 29th, 2012 Riccardo Fucile
A RISCHIO TASSAZIONE SOLO QUELLE CON RETTE ALTE…. TANTO RUMORE PER NULLA: LA CEI HA OTTENUTO QUELLO CHE VOLEVA
Erano tre giorni che non ci dormivano la notte: tutto, ma le scuole no.
Alla fine, di fronte ad una tale dose di preoccupazione parlamentar-religiosa, s’è mosso Mario Monti in persona, il primo premier a partecipare ai lavori di una commissione (“succede anche questo… “, il suo commento): “Sono esenti dall’Imu quelle scuole che svolgono attività secondo modalità non commerciali – ha spiegato ai senatori che esaminano il decreto liberalizzazioni – il governo considera le attività svolte dagli enti no profit come un valore e una risorsa della società italiana, tanto più meritevoli di riconoscimento e garanzia nell’attuale congiuntura economica”.
E partito il coro: allora va benissimo, bravo il governo, ottimo provvedimento.
Pure la Cei, per bocca di monsignor Gianni Ambrosio, presidente della Commissione episcopale per l’educazione cattolica, si dichiara soddisfatta: “Le dichiarazioni di Monti vanno nella direzione giusta. Non ha senso tassare attività che hanno chiara rilevanza pubblica e sociale” .
In realtà , il tipo di esenzione a cui fa riferimento il premier – quella per il no profit – è e resterà in vigore.
La sostanza, dunque, è che pagano e pagheranno l’Imu le scuole private vere e proprie (tipo quelle da “due anni in uno”), ma quasi nessuna delle oltre 13mila paritarie in attività , due terzi delle quali cattoliche: è su quel “quasi”, ovviamente, che si giocherà la partita.
I criteri da seguire, ha spiegato Monti, sono demandati a un decreto del Tesoro da emanare nei prossimi mesi, ma seguiranno tre linee guida, le stesse elencate in una circolare interpretativa emanata nel gennaio 2009 da Fabrizia Lapecorella, direttrice del Dipartimento delle Finanze .
Eccole: per l’esenzione Imu la scuola deve essere, appunto, paritaria e dunque vincolata a una serie di obblighi (rispetto dei programmi ministeriali e del contratto nazionale, etc.), non deve usare criteri discriminatori nello scegliersi gli studenti e chiudere in bilanci in pareggio o destinare l’eventuale surplus all’attività didattica.
Si tratta di linee guida già in vigore: difficile che producano sfracelli.
Restano, comunque, due problemi: la stretta sulla nuova Imu, già così, finirebbe per gravare su molti asili gestiti da enti religiosi, cui va aggiunta una postilla che Monti ha fatto ai criteri individuati nel 2009 dal Dipartimento delle Finanze: parlando dei criteri non discriminatori, il premier ha aggiunto “anche con riferimento ai contributi chiesti alle famiglie”.
Se le rette sono un criterio, allora anche altre istituzioni educative private – quelle d’èlite – saranno chiamate a pagare.
Andrea Riccardi, ministro tra i meglio piazzati quanto a rapporti in Vaticano, ha infatti notato: “Ci sono alcuni nodi da sciogliere come il discorso sulle scuole: bisogna capire cosa è sociale e cosa commerciale”.
Incassato il via libera del Parlamento, insomma, bisognerà stare bene attenti al decreto attuativo del Tesoro per capire quanto saranno larghe le maglie per l’esenzione: è probabile che alla fine pagheranno alberghi e ostelli vari degli enti religiosi, molti ospedali (già esclusi i “classificati”, che fanno servizio pubblico e sono “non a scopo di lucro”), ma le scuole la sfangheranno quasi in blocco.
Almeno, sostiene Monti, non avremo problemi con la procedura d’infrazione aperta dall’Unione europea per aiuti di Stato: “La formulazione dell’emendamento è stata informalmente sottoposta all’Ue per avere rassicurazioni che la procedura possa essere chiusa”.
E il responso è stato positivo. “Se resta così noi faremo un nuovo ricorso”, dicono i radicali Maurizio Turco e Carlo Pontesilli (autori degli esposti su cui indaga la commissione): “Sconsigliamo uscite del tipo ‘paga l’Imu chi iscrive un utile in bilancio’ includendo solo le organizzazioni no profit.
E i privati? Sarebbero discriminati.
Anche così c’è una violazione dei principi della concorrenza”. Spazio per modifiche, però, non ce n’è: il decreto liberalizzazioni è blindato dalla commissione
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
Il commento del ns. direttore
Nel provvedimento del governo pare siano finalmente soggetti all’Ici alberghi e cliniche di proprietà del Vaticano che hanno chiaramente un fine commerciale da quando sono nate.
Sulle scuole invece permane l’equivoco, se gli utili verrano reinvestiti non sarà applicata alcuna tassazione: facile immaginare il giro di pezze giustificative che faranno sì che non rimanga nessun utile.
Ma qualcuno ci dovrebbe spiegare un elementare concetto.
Il cittadino è libero di rifiutare l’istruzione pubblica e mandare il proprio figlio a una scuola privata, confessionale o meno che sia, ma abbia il buon gusto di pagarsela e di non gravare sulla collettività con buoni scuola o amenità varie.
E finiamola col concetto che svolgono un’attività di servizio pubblico e sociale, sostitutiva dello Stato: non esiste angolo della penisola dove, volendo, non si possa iscrivere il proprio figlio a una scuola pubblica, asili nido a parte.
Se queste scuole vogliono godere degli stessi diritti della scuola pubblica comincino a fare una semplice cosa: assumano gli insegnanti sulla base della graduatoria pubblica, invece che chiamare chi pare a loro.
Esiste una parità di diritti solo laddove è moneta corrente la parità di doveri.
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Febbraio 29th, 2012 Riccardo Fucile
IL CAPOGRUPPO DEL PARTITO DI DI PIETRO REO DI UN’INFRAZIONE AMMINISTRATIVA… UTILIZZO INDEBITO DEL PERMESSO DI ENTRARE IN ZONA ZTL INTESTATO A UN DISABILE MORTO DA DUE ANNI
C’è anche un politico, Paolo Nanni, consigliere provinciale Idv, fra i nomi eccellenti finiti nelle carte dell’inchiesta sui pass per invalidi della procura di Bologna.
Non bastavano i calciatori rossoblu. Il suo nome è spuntato grazie alle indagini condotte dalla polizia municipale, coordinata dal procuratore aggiunto Valter Giovannini, che ha verificato tutti i casi sospetti di utilizzo dei pass invalidi per l’accesso e la sosta in centro.
Nanni, presidente del gruppo Italia dei Valori a Palazzo Malvezzi, non è indagato, perchè il caso è un presunto utilizzo indebito di permesso H, e si tratterebbe quindi di una violazione amministrativa.
Le targhe del politico e di alcuni suoi stretti familiari sarebbero agganciate a un tagliando di un disabile, che però è morto da circa due anni.
Nanni non ha mai restituito il pass e non ha mai comunicato al Comune di Bologna la morte del parente.
Gli accessi di Nanni e dei suoi familiari in zona Ztl risultano da accertamenti della polizia municipale.
Gli investigatori stanno verificando i numeri degli accessi, diverse decine.
Il consigliere provinciale ora dovrà spiegare il motivo per cui non ha riconsegnato il tagliando, e perchè la sua famiglia ha continuato ad utilizzarlo.
Nel caso in cui non dovesse convincere gli inquirenti potrebbe essere costretto a pagare le multe, così come hanno fatto i calciatori del Bologna per un totale di 93 mila euro che la polizia municipale gli ha contestato.
L’indagine sui pass invalidi e sui pass T7 di residenza temporanea usati in modo irregolare, condotta dal procuratore aggiunto Giovannini, si avvia verso le battute conclusive.
A breve sarà sentita la factotum del Bologna Fc, Marilena Molinari.
Ma i casi scoperti di utilizzo improprio del pass sembrano solo la punta dell’iceberg. “Un pozzo senza fondo” lo aveva definito Giovannini.
Intanto, giorno dopo giorno, la polizia municipale individua nuovi casi.
Un Suv, ad esempio, sarebbe passato circa cento volte su preferenziali, con un tagliando H riferito però ad un defunto.
In un altro caso, invece, ci sono 330 passaggi in un anno in preferenziale, difficili però da contestare, poichè il titolare potrebbe sempre giustificare il suo passaggio col trasporto del disabile.
Un altro caso sospetto riguarda poi un tagliando associato a dieci targhe, tutte riferite ad auto d’epoca.
Esempi questi sui quali la procura sta continuando a scavare.
In tutto sono circa venti gli indagati. Dodici calciatori per uso di atto falso: Marco Di Vaio, Gaby Mudingay, Vangelis Moras, Andrea Esposito, Gabriele Paonessa, Nicola Mingazzini, Vlado Smit, Martins Bolzan Adailton, Daniele Portanova, Emiliano Viviano, Massimo Mutarelli e Archimede Morleo.
Tra gli altri indagati ci sono anche alcune mogli e compagne degli sportivi, Gianluca Garetti (ex impiegato della Coopertone) e Marilena Molinari, la factotum dei rossoblu.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Costume, denuncia, Di Pietro, la casta, radici e valori | Commenta »