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LE COMICHE: RISCHIO MAFIA NEL PDL? ALFANO NOMINA COMMISSARIO IL PLURI-INDAGATO VERDINI

Febbraio 17th, 2012 Riccardo Fucile

A MODENA SONO EMERSE INFILTRAZIONI MAFIOSE NEL PARTITO DI BERLUSCONI…ISABELLA BERTOLINI CHE AVEVA DENUNCIATO LA VICENDA VIENE FATTA FUORI E AL SUO POSTO ARRIVA L’UOMO CON LE CARTE IN REGOLE PER PARLARE DI ETICA

Il tanto invocato intervento di Alfano alla fine è arrivato e ha tutta l’aria di un terremoto in casa Pdl.
Dopo le denunce della deputata Isabella Bertolini, che han gettato l’ombra della camorra sul tesseramento del Pdl modenese, l’ex guardasigilli ha deciso di nominare Denis Verdini commissario del coordinamento provinciale di Modena.
Uno smacco per la deputata modenese, che paga con qualche mese di ritardo il tardimento a Berlusconi: fu lei, infatti a pronunciare quel “Silvio fatti da arte” e a guidare i malpancisti che contribuirono alla caduta del governo Berlusconi.
Il commissariamento e l’incarico a Verdini sono stato decisi in accordo con l’avversario numero uno della Bartolini il senatore Carlo Giovanardi.
“Dopo aver parlato con il segretario nazionale del Pdl Angelino Alfano, abbiamo convenuto che la cosa piu’ opportuna per Modena, per troncare finalmente ogni polverone e speculazione sul tesseramento al Pdl, sia la nomina di un commissario — ha spiegato Giovanardi — che sia in grado rapidamente di fare e garantire la celebrazione del congresso il prima possibile”.
A pesare sul congresso dei pidiellini modenesi (inizialmente l’appuntamento era previsto per il 25 febbraio, ma ora è in attesa di conferma), il rischio di un’inchiesta della magistratura sull’esplosione di tessere.
Il boom infatti non ha insospettito solo una parte del partito, ma anche il procuratore aggiunto di Modena Lucia Musti, che senza, mezzi termini, l’ha definito “allarmante”, mettendo così in guardia rispetto ai rischi d’infiltrazioni mafiose.
“Sicuramente — ha dichiarato appena una settimana fa il magistrato — anche qui il tesseramento può essere un veicolo di infiltrazione. La volontà  di garantirsi amici nelle amministrazioni per ottenere favori utili all’organizzazione è un aspetto che emerge in tutto il Paese, non solo al Sud”.
Nei giorni scorsi si sono moltiplicati gli appelli di importanti esponenti di partito che si sono rivolti al segretario Alfano, perchè trovasse una soluzione all’inghippo. L’ultimo in ordine di tempo è stato quello dell’ex ministro Franco Frattini, che ha detto di non voler sedere “accanto a un affiliato alla camorra”.
Detto fatto. Il plurindagato Verdini farà  luce sulle anomalie nel tesseramento, vigilando sulla legalità .
Al commissario spetta anche il non facile compito di sopire gli animi all’interno del partito.
A ridosso dei congressi provinciali, che nelle prossime settimane si svolgeranno in molte città  d’Italia, il Pdl appare lacerato da sospetti, fratture e guerre di correnti. Senza esclusione di colpi bassi.
A Modena lo scontro è tra l’area dei Popolari liberali di Giovanardi, che ha candidato il consigliere regionale, (ex An) Enrico Aimi, e quella della Bertolini, che invece ha schierato Claudia Severi. Il ruolo del terzo incomodo spetta invece al consigliere comunale Michele Barcaiuolo.
Ma chi è l’uomo che dovrebbe salvare il Pdl a Modena, ma non solo?
Si chiama Denis Verdini, banchiere e politico di lungo corso, fra i forzisti considerati fedelissimi di Silvio Berlusconi. Artefice della fusione tra Forza Italia e Alleanza nazionale nel Pdl, è rimasto in sella nonostante gli scandali che lo hanno coinvolto, come quello del Credito cooperativo fiorentino e della cosiddetta ‘P3′.
Originario di Fivizzano, ai tempi in cui Bondi era sindaco comunista, militava nelle fila del Partito Repubblicano.
Con la vittoria di Berlusconi è saltato sul carro di Forza Italia per non scendervi più. Economista uscito dall’università  Luiss di Roma, considera il conflitto d’interesse un non-problema.
Editore del Giornale della Toscana e socio al 15% della società  editrice de Il Foglio, nel 1997 sostenne Giuliano Ferrara nella campagna elettorale del Mugello che portò all’elezione dell’ex Pm Antonio Di Pietro.
Per anni presidente e consigliere del Cda del Credito Cooperativo fiorentino, si è dimesso solo nel luglio 2010 a causa dell’inchiesta sulla cricca che lo vede indagato per corruzione e violazione della legge Anselmi sulle società  segrete.
Mentre l’istituto cooperativo veniva commissariato, la Banca d’Italia contestò a Verdini un conflitto d’interessi da 60 milioni di euro.
La Procura di Firenze accusa il forzista toscano e Marcello Dell’Utri, i vertici della Btp di Riccarco Fusi e l’intero cda del Credito cooperativo fiorentino di finanziamenti e crediti milionari concessi senza le garanzie.
Ma i guai per il berlusconiano d’acciaio non sono finiti: oltre all’iscrizione sul registro degli indagati per concorso in corruzione circa gli appalti del G8 alla Maddalena, in primavera è coinvolto nell’inchiesta romana sulla cosiddetta P3 che porta all’arresto del faccendiere piduista Flavio Carboni e vede indagato il governatore Pdl della Sardegna Ugo Cappellacci per appalti nel settore eolico.
Fra l’altro nel settembre 2009 a casa di Verdini si sarebbe svolto un incontro con Carboni, Marcello Dell’Utri, il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo e il capo degli ispettori Arcibaldo Miller e Raffaele Lombardi.
Una loggia che secondo i Pm Giancarlo Capaldo e Rodolfo Sabelli avrebbe esercitato pressioni per indurre la Corte costituzionale ad approvare il Lodo Schifani sull’immunità  delle alte cariche dello Stato poi bocciato per palese incostituzionalità : la loggia segreta si sarebbe data da fare “per realizzare una serie indeterminata di delitti di corruzione, abuso d’ufficio, illecito finanziamento dei partiti, diffamazione e violenza privata, creando allo scopo una fitta rete di conoscenze nel mondo della magistratura, in quello politico e in quello imprenditoriale”.

Giulia Zaccariello e Stefano Santachiara
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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IL PRESIDENTE TEDESCO WOLF SI DIMETTE PER AVER OTTENUTO DA UN AMICO UN PRESTITO AGEVOLATO, IN ITALIA NON SI DIMETTONO NEANCHE SE LI BECCHI MENTRE SI FOTTONO I SOLDI

Febbraio 17th, 2012 Riccardo Fucile

LA MERKEL COSTRETTA AD ANNULLARE LA VISITA IN ITALIA : “IL NOSTRO STATO DI DIRITTO PREVEDE CHE TUTTI I CITTADINI SIANO UGUALI DAVANTI ALLA LEGGE”… BEATI LORO

Il presidente tedesco Christian Wulff, 52 anni, si è dimesso.
Lo ha annunciato lo stesso presidente nel corso di una dichiarazione dalla sede della presidenza, il castello di Bellevue a Berlino: “Ho fatto degli errori, ma sono stato sempre in buona fede – ha detto Wulff -.   C’è bisogno di un presidente che possa dedicarsi completamente alle sfide europee e abbia fiducia ampia dei cittadini. Gli sviluppi di questa settimana hanno dimostrato che questa fiducia non c’è più e quindi non c’è altra possibilità  che abbandonare questa carica: oggi perciò mi dimetto”, ha aggiunto.
Annullata la visita del cancelliere tedesco, Angela Merkel, in programma oggi a Roma.
La Merkel avrebbe dovuto incontrare alle 12 a Palazzo Chigi il premier Mario Monti e a seguire si sarebbe recata al Quirinale per una colazione di lavoro con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
“Ho ascoltato le dimissioni di Wulff con molto rammarico”. Così il cancelliere tedesco in conferenza stampa ha commentato la decisione del presidente al quale ha rivolto un ringraziamento.
“Lui si è dedicato con dedizione e grande impulso alla Germania, ha rappresentato sempre degnamente questo Paese, anche all’estero”, ha aggiunto la Merkel, ma ora “il presidente riteneva di non potere servire più il popolo”.
Il cancelliere ha, poi, annunciato: “I partiti si riuniranno per trovare un accordo per un successore. Vogliamo condurre i colloqui in maniera veloce. I partiti che governano la Repubblica federale, la Cdu e la Fdp dopo consultazioni assieme ai socialdemocratici ai Verdi/Bundnis cercheranno di trovare un candidato comune per l’elezione del prossimo presidente della Repubblica federale tedesca”.
Poi ha concluso: “Il nostro stato di diritto prevede che siamo tutti uguali davanti alla legge”. “Credo di essermi comportato in maniera retta senza commettere illeciti e questo verrà  dimostrato – ha detto Wulff -. Sono convinto che il mio recarmi alla Procura di Hannover mi scagionerà  in tutti i modi”.
Poi ha aggiunto: “Lascio la strada libera al mio successore. Il presidente del parlamento insieme al capo di governo sceglieranno il prossimo successore. Giovedi ne parleranno”, ha detto ancora Wulff.
Il presidente della Camera Bassa Horst Seehofer (CSU), assume l’incarico di presidente di transizione della Repubblica federale tedesca.
Ieri, la Procura di Hannover, nel nord della Germania, ha annunciato di aver chiesto l’annullamento dell’immunità  per il presidente della Repubblica, accusato da due mesi di illeciti.
Il presidente della Repubblica tedesca gode della stessa immunità  dei parlamentari: possono essere perseguiti penalmente solo se il Bundestag concede l’autorizzazione.
E il parlamento dovrà  riunirsi in seduta plenaria per decidere del caso.
Nelle ultime ore c’è stata una drammatica accelerazione della crisi al vertice dello Stato tedesco. Mercoledì sera la procura di Hannover ha aperto un’inchiesta nei confronti del presidente per interesse privato in atti di ufficio: su di lui pesa l’accusa di avere ottenuto un prestito di 500mila euro da un imprenditore amico, con un tasso di favore del 4%, quando era governatore del Land della Bassa Sassonia.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la notizia di tre pernottamenti in un albergo dell’isola di Sylte di 258 euro l’uno, pagati sempre da un imprenditore a lui vicino e che Wulff dice di aver rimborsato in contanti.
Anche la giovane moglie di Wulff, la bella Bettina, 38 anni, è finita nel calderone mediatico per dei vestiti di grandi firme (tedesche) ricevuti in omaggio.
Il presidente tedesco ha tentato di riacquistare un po’ di credibilità  e allontanarsi dai quotidiani attacchi della stampa tedesca (in prima linea la Bild) con un viaggio in Italia di tre giorni, dal 13 al 15 febbraio, ma non è bastato.
Oltre ai partiti dell’opposizione anche nei settori della maggioranza di governo è venuto meno il sostegno politico al capo dello Stato, a partire dal partito liberale, che ha già  preso chiaramente le distanze. ”Per rispetto alla massima carica che ricopre, Wulff deve adesso trarre le conseguenze”, aveva dichiarato Heiner Garg, vicepresidente del land dello Schleswig-Holstein. Un alto esponente della Csu bavarese, partito fratello di quello di Angela Merkel, aveva dichiarato che è ”inimmaginabile un presidente che si rechi in Procura”.
La Merkel ha telefonato al premier italiano Mario Monti per annunciare di dover rinviare la visita.
Si è trattato di una telefonata cordiale, durante la quale la Merkel ha assicurato di voler venire in Italia al più presto.
Come spiegano fonti del governo italiano i due capi di governo si risentiranno anche in giornata. Stamani anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto una telefonata dalla Merkel.
“La Cancelliera Merkel e il Presidente Monti si terranno in stretto contatto durante il fine settimana, in vista dell’Eurogruppo di lunedì”, ha fatto poi sapere Palazzo Chigi.
A fine mattinata su iniziativa di Monti, c’è stata una conversazione telefonica a tre, con la cancelliera Merkel e il primo ministro greco Lucas Papademos: “Al termine di questo colloquio, dettagliato e condotto con spirito costruttivo – si legge nel comunicato – i tre partecipanti si sono dichiarati fiduciosi che lunedì all’Eurogruppo potrà  essere raggiunto l’accordo sulla Grecia”.
È la seconda volta in poco meno di un mese che un incontro tra Mario Monti e Angela Merkel a Roma viene annullato. Il 20 gennaio scorso infatti avrebbe dovuto tenersi nella Capitale un vertice tra il premier italiano, la cancelliera tedesca e il presidente francese Nicolas Sarkozy, ma venne rinviato per improvvisi impegni di quest’ultimo legati alla politica transalpina.
Stavolta a fare slittare il vertice Merkel-Monti sono questioni interne alla Germania, con la crisi istituzionale legata all’inchiesta sul presidente Christian Wulff che potrebbe portare già  oggi alle sue dimissioni.

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LE FOTO DELLA VERGOGNA: MALATI CURATI PER TERRA PEGGIO CHE NEL TERZO MONDO, PRONTO SOCCORSO A ROMA SOTTO INCHIESTA

Febbraio 17th, 2012 Riccardo Fucile

DOPO LE FOTO CHOC ALL’OSPEDALE SAN CAMILLO, CON I PAZIENTI CURATI SUL PAVIMENTO, GLI OSPEDALI DELLA CAPITALE SONO NEL MIRINO DELLA MAGISTRATURA… E’ IL FRUTTO DEI CONTINUI TAGLI ALLA SANITA’

Solo posti in piedi nei Pronto soccorso romani presi d’assalto. Anche le sedie e le poltrone sono occupate da malati che aspettano.
Le barelle sono esaurite. Tutte.
Comprese quelle delle ambulanze sulle quali sono arrivati i pazienti.
E, con la dotazione di bordo “sequestrata” dai malati, i mezzi del 118 sono costretti a soste anche di 18 ore davanti agli ospedali (il fermo-ambulanze nel 2011 ha superato le 200mila ore che, tradotte in euro, fanno 5 milioni di produttività  sprecata con gli equipaggi fermi).
Di letti neanche l’ombra prima di un’attesa, fino a sei giorni, nei corridoi della prima linea.
E la Procura ha aperto un’inchiesta, complici le fotografie scattate nel Pronto soccorso del San Camillo a due pazienti (una in arresto cardiaco, un altro con un sospetto infarto) sottoposti in condizioni estreme – su un materasso in terra – alle prime cure salvavita.
“Di fronte a una vita a rischio e senza letti nè barelle disponibili – spiega il direttore dell’ospedale, Aldo Morrone – un materasso è meglio che niente: è stato fatto quanto si doveva in una situazione di collasso”.
A trasformare i reparti dell’Emergenza in un imbuto semichiuso è stato il taglio di 10mila posti letto in poco più di un decennio.
Così mentre la popolazione del Lazio è cresciuta (invecchiando) da 5 milioni e 100mila abitanti nel 2000 a 5milioni e 750mila di oggi, le strozzature degli ospedali hanno amplificato i disagi.
“Ogni giorno – spiega Massimo Magnanti del Sindacato professionisti dell’Emergenza (Spes) – in più di 300 stazionano sulle barelle aspettando che si liberi un letto in reparto, quale che sia”.
Perciò anche le Chirurgie si trasformano in divisioni di degenza medica con il blocco conseguente delle sale operatorie.
Una telefonata a casa dei pazienti in attesa di essere operati e si cancellano gli interventi programmati.
Accade dal San Giovanni al Pertini, dal policlinico Tor Vergata al Sant’Andrea; nei quadranti dove il rapporto tra letti e popolazione è di 6,6 ogni mille abitanti (aree a nord) a quelli dove ci sono 2,2 letti per mille residenti (sud est).
E con il taglio dei posti ospedalieri, complici il debito (10 miliardi) e il deficit (sul miliardo quello del 2011), la sanità  laziale (commissariata dal governo con la governatrice Renata Polverini) non ha realizzato, come promesso, i poliambulatori di quartiere, le residenze assistite per gli anziani (Rsa), i centri di lungodegenza.
Così, le corsie pubbliche si riempiono di malati cronici (il 20% delle degenze) che potrebbero essere assistiti fuori dall’ospedale dove un giorno di degenza costa dieci volte di più (mille e 200 euro) che in una Rsa.
Il cui fabbisogno è stimato dalla Regione in 7mila posti letto.
La promessa di attivarne almeno tremila è vecchia di un anno.
Ma niente è stato fatto.

Carlo Picozza
(da “La Repubblica“)

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APPROVATO IL DECRETO SVUOTA CARCERI, NESSUN ATTENTATO ALLA SICUREZZA

Febbraio 15th, 2012 Riccardo Fucile

LA DEFEZIONE DEGLI IPOCRITI: LEGA E IDV HANNO GOVERNATO NEGLI ULTIMI DIECI ANNI, LASCIANDO MARCIRE IL SISTEMA CARCERARIO, E ORA FANNO GLI INDIGNATI … AVESSERO COSTRUITO CARCERI CIVILI NESSUNO SAREBBE USCITO

L’Aula della Camera con 385 voti a favore, 105 contrari e 26 astenuti, ha approvato in via definitiva il dl cosiddetto “svuotacarceri”.
A favore del provvedimento hanno votato Pdl, Pd, Terzo polo e la gran parte dei deputati dei gruppi minori, mentre voto contario da parte di Lega e Idv.
Il ministro della Giustizia, Paola Severino, difende il contenuto del decreto contro le polemiche: “Vorrei in primo luogo precisare – scrive il ministro in un intervento pubblicato sul sito del Ministero – che il decreto non è nè un indulto mascherato, nè una resa dello Stato alla delinquenza”.
Valanga di defezioni nel Pdl, in 43 non votano. Anche nel Pd lo schieramento non è proprio compatto: su 206 deputati votano in 179, mentre in 25 ‘disertano’. Astenuti 5 radicali. Così come si astengono 12 deputati di Popolo e Territorio.
“Il sovraffollamento delle carceri doveva essere affrontato con urgenza, le condizioni di vita dei detenuti negli istituti di pena sono una priorità  e come tale doveva essere trattata. Diritto, civiltà  e sicurezza sono i tre principi che ci hanno guidato nel votare a favore del decreto severino”, ha detto nel suo intervento in Aula Emanuele Fiano (Pd), polemizzando con il gruppo della Lega Nord.
“Questo decreto svuota carceri è un provvedimento criminogeno: noi non lo votiamo e ci dispiace che voi, in nome di una solidarietà  con i carcerati, diventate correi dei delinquenti”, ha detto il leader dell’Idv,
Il provvedimento per ovviare al problema delle cosiddette “porte girevoli”, cioè dei casi dei detenuti condotti nelle case circondariali per periodi brevissimi (nel 2010, 21.093 persone trattenute per un massimo di 3 giorni), prevede che per l’arrestato in flagranza di reato sia disposta in via prioritaria la custodia dell’arrestato presso l’abitazione; in subordine che sia disposta la custodia presso le camere di sicurezza, e solo in via ulteriormente subordinata, che sia disposto il carcere.
Il decreto dimezza da 96 a 48 ore il termine entro il quale deve avvenire l’udienza di convalida dell’arresto ed estende da 12 a 18 mesi la soglia di pena detentiva, anche residua, per l’accesso alla detenzione domiciliare prevista dalla legge del 2010.
Il decreto prevede anche un’integrazione delle risorse finanziarie, pari a circa 57,27 milioni di euro per l’adeguamento, potenziamento e messa a norma di infrastrutture carcerarie; il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, di cui si prevede la chiusura entro il primo febbraio 2013; l’estensione della disciplina sull’ingiusta detenzione ai procedimenti definiti prima dell’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale (24 ottobre 1989), con sentenza passata in giudicato dal primo luglio 1988.
Sono 66.973 i detenuti nelle carceri italiane; la ‘capienza regolamentare’ è di 45.688. Sono i dati del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria (Dap) aggiornati al 31 gennaio 2012. Inoltre, sono 1.264 le persone internate negli ospedali psichiatrici giudiziari italiani (opg): 1.178 sono uomini, 86 donne.
“È sufficiente leggere il decreto – spiega il ministro Severino – per rendersi conto che nessuno dei provvedimenti in esso indicati deriva da automatismi o presunzioni. In ogni caso vi sarà  un magistrato a valutare se la persona sia o meno meritevole di una modifica migliorativa del suo stato di limitazione della libertà “.
“La prima parte del decreto incide sul fenomeno delle porte girevoli – ha aggiunto il ministro – che comporta l’entrata-uscita di detenuti in carcere nell’arco di 3-5 giorni” e riguarda “una casistica, dunque, molto accuratamente selezionata”.
Con il nuovo regime “il tempo per la comparizione si riduce da 96 a 48 ore e, subito dopo l’arresto in flagranza, il magistrato potrà  decidere se risparmiare il transito in carcere, ricorrendo ai domiciliari o alle camere di sicurezza”.
La seconda parte, ha poi ricordato “si occupa invece della carcerazione post sentenza, prevedendo la possibilità  di concedere gli arresti domiciliari quando vi sia un residuo pena fino a 18 mesi. Anche qui sottolineo il termine possibilità , perchè non vi è alcun automatismo nell’applicazione”.
Per quanto riguarda la chiusura degli ospedali psichiatrici, il ministro ha aggiunto che “non comporterà  affatto il rilascio degli internati socialmente pericolosi.
Nessuno vuole correre il rischio che potenziali serial killer percorrano liberamente il nostro Paese”.
Poi ha tenuto a sottolineare Severino: “Mi sono sempre assunta le mie responsabilità . L’ho fatto quando ero avvocato, lo faccio ora, a maggior ragione, da ministro. Se mi sento responsabile per questo decreto? Certo, mi sento responsabile davanti agli italiani, che spero si leggano il provvedimento invece di credere agli allarmismi di qualcuno, ma mi sento molto più responsabile quando vengo a sapere dei suicidi in carcere…”.

(da “la Repubblica“)

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INDAGATO IL LEGHISTA PINI: AVREBBE RICEVUTO 15.000 EURO DA UN AVVOCATO PER FAVORIRLO IN UN CONCORSO DA NOTAIO

Febbraio 15th, 2012 Riccardo Fucile

ACCUSATO DI MILLANTATO CREDITO, RISCHIA UNA PENA DA 2 A 6 ANNI… SI SAREBBE INTERESSATO AL BUON ESITO DELL’ESAME RIVOLGENDOSI PRIMA A CLEMENTE MASTELLA PRIMA E POI AD ALFONSO PAPA

L’onorevole Gianluca Pini della Lega Nord, autore dell’emendamento sulla responsabilità  civile dei magistrati, è stato indagato dalla Procura di Forlì per il reato art 346 c. p perchè “millantando credito presso gli onorevoli Gino Capotosti e Alfonso Papa, riceveva da una persona identificata (Gfm) candidato partecipante al concorso nazionale di abilitazione alla professione di Notaio la somma di euro 15mila con il pretesto di dover remunerare o comunque comperare il favore di taluno dei membri della commissione di abilitazione notarile indetti dal 2006 a tutt’oggi. Somma versata in Forlì tra il 24 dicembre 2007 e il gennaio 2008. Fatto denunciato il 24 gennaio 2012″.
Secondo la ricostruzione del Fatto Quotidiano l’inchiesta prende avvio da una persona che — prove alla mano — racconta al Procuratore Capo, Sergio Sottani (arrivato sei mesi fa dalla Procura di Perugia dove si è occupato dell’inchiesta sui Grandi Eventi della Protezione Civile e gli appalti della cricca legata ad Anemone) di aver appreso dall’avvocato forlinese Gfm, di aver consegnato all’onorevole Pini 15, 000 euro per superare il concorso notarile.
A cavallo tra Natale 2006 e Capodanno 2007, l’onorevole Gianluca Pini, eletto nel 2006, sempre secondo quanto svelato da Gfm al test dell’accusa, assicura al giovane avvocato il suo interessamento in cambio di soldi precisando che servono ad ungere la macchina.
Pini si reca nello studio dell’avvocato Gfm e, come prova del suo interessamento, gli consegna una lettera ricevuta dall’allora deputato umbro dell’Udeur, Gino Capotosti, in cui gli assicura tutto il suo impegno.
E per essere più credibile chiama Capotosti e glielo passa al telefono.
Lettera che, qualora fosse stata trovata durante la perquisizione dello studio professionale, costituirebbe un sicuro riscontro oggettivo.
Il deputato leghista si incontra con Gfm a cena al ristorante “Don Abbondio” di Forlì e scrive sulla tovaglietta di carta la cifra che deve pagare: 30.000 euro di cui 15.000 subito e 15.000 a concorso superato.
L’avvocato Gfm si reca all’Unicredit e alla Cassa di Risparmio di Forlì, preleva 15.000 euro dai suoi due conti personali e li consegna all’onorevole Pini.
Ma il concorso non lo supera.
Pini si giustifica: “Non so cosa sia accaduto, vado da Mastella (Ministro della Giustizia) e ti dico”.
Dopo qualche giorno Gfm lo richiama e Pini gli dà  appuntamento al “Don Abbondio”, appuntamento che poco dopo annulla con un sms.
Sono amici, si conoscono fin da ragazzi, GFM non si rassegna e tenta altre volte di parlargli. Ma Pini sfugge.
Fino a che, siamo nell’estate 2008, lo incontra al Festival di Castrocaro e stanco dei suoi rimandi gli richiede i soldi.
Pini lo rassicura: “Aspetta, farò il possibile, la prossima volta lo supererai”. GFM gli dice: “Ma come fai, il Governo Prodi è caduto nè Capotosti nè Mastella contano più niente”. “Che importa c’è Alfonso Papa” e Gfm sorpreso replica: “Ma come Papa? Non era Mastella?” E Pini: “Allora non hai capito niente, Capotosti è il trait d’union con Alfonso Papa e se non basta mi rivolgerò direttamente ad Angelino Alfano” Ministro della Giustizia che bandisce il concorso notarile.
Ma la volta successiva Gfm esce senza neppure consegnare la prova e torna disperatamente alla carica per riavere i suoi soldi ma Pini continua a sfuggirgli fino a che, sempre secondo il racconto di Gfm: “L’ho acchiappato e gli ho detto: se quei soldi sono serviti a te, non ti preoccupare quando li avrai me li restituirai ma smettila di ingannarmi”.
Parole che fanno inalberare l’onorevole leghista: “Ma cosa dici? I tuoi soldi sono al sicuro, gli assegni rilasciatemi da Papa a garanzia sono nella mia cassaforte”.
Estate scorsa. Gfm torna all’attacco e Pini questa volta cerca di tenerlo buono così: “Guarda, gli assegni ce l’ho ma come faccio ad incassarli ora che Papa è in galera?”. Quando Papa torna libero, l’avvocato GFM commenta: “Adesso sta al buon cuore di Gianluca restituirmeli”.
Ecco su cosa si fonderebbe l’inchiesta che vede l’onorevole della Lega Nord, Gianluca Pini indagato per millantato credito, reato che prevede una pena da 2 a 6 anni, in quanto avrebbe indotto l’avvocato Gfm a pagare 15.000 euro prospettando la possibilità  di intercedere in senso a lui favorevole su più persone che oltre ad essere parlamentari potevano in astratto influire sulla commissione del concorso.
Le indagini, che sono ancora all’inizio, lasciano credere che vi saranno altri indagati. Pini, l’onorevole dei “barbari sognanti”, nome coniato da Roberto Maroni, in attesa di essere interrogato settimana prossima, al telefono ci spiega: “Debbo fare mente locale ma sono sereno, l’addebito contraddice l’essenza stessa della mia azione politica improntata alla tutela della legalità  e della trasparenza”.
Mentre all’Ansa, con riferimento agli articoli del Fatto, dichiara: “Di certo, dopo tante illazioni giornalistiche, mi aspettavo qualcosa di simile”.

Sandra Amurri
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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ASSUNZIONI SOSPETTE AL COMUNE DI GUBBIO: FINISCE IN MANETTE IL VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DELL’UMBRIA ESPONENTE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

Febbraio 15th, 2012 Riccardo Fucile

ORFEO GORACCI E’ ACCUSATO DI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE E VIOLENZA SESSUALE PER EPISODI RELATIVI AL PERIODO IN CUI ERA SINDACO DELLA CITTADINA…ALTRI OTTO ARRESTI, TRA CUI L’EX VICE-SINDACO

Una giunta comunale trasformata, secondo la magistratura, in associazione a delinquere finalizzata all’abuso di ufficio e altri reati.
Succede nella rossa Umbria, a Gubbio. Dove sono stati arrestati tre componenti della giunta guidata da Orfeo Goracci, ex sindaco eugubino e attuale vicepresidente del consiglio regionale guidata da Catiuscia Marini.
In manette con l’ex sindaco, anche il vicesindaco Maria Cristina Ercoli, l’assessore all’Ambiente Lucio Panfili, l’ex assessore Graziano Cappannelli e il dirigente comunale Lucia Cecili.
Agli arresti domiciliari, invece, sono finiti un altro ex assessore, Marino Cernicchi, l’ex presidente del Consiglio Comunale, Antonella Stocchi, e l’ex segretario comunale, Paolo Cristiano e Nadia Ercoli, funzionario della polizia municipale e sorella dell’ex vicesindaco Ercoli.
Tutti i politici sono espressione del Prc, tolto Graziano Cappannelli che è un esponente dell’Italia dei Valori, l’unico consigliere in carica del partito.
A Goracci è contestato anche il reato di violenza sessuale aggravato dal fatto che sia stato commesso “nella sua qualità  di pubblico ufficiale e all’interno del proprio ufficio di sindaco”.
In particolare, si legge nell’ordinanza firmata dal gip di Perugia, “per avere in due distinte occasioni costretto una dipendente, alla quale inviava numerosi sms e pressanti inviti per intrattenere rapporti sessuali, a subire atti sessuali, baciandola, cingendole le spalle e tirandola a sè, contro la volontà  della donna, commettendo il fatto nella sua qualità  di pubblico ufficiale e all’interno del proprio ufficio di sindaco”.
Sono tutti accusati — nelle loro qualità  di primo cittadino, amministratori e tecnici comunali — di aver dato vita e partecipato ad una associazione per delinquere, attiva dal 2002 “ed ancora in essere”, che avrebbe instaurato “un clima di intimidazione e di paura”, emarginando, danneggiando, minacciando le persone “invise o ostili” al sodalizio e “piegando lo svolgimento delle pubbliche funzioni all’interesse privato”. Un’associazione, si legge nel capo di imputazione, finalizzata a commettere “una serie indeterminata” di reati di abuso d’ufficio, concussione, falso in atti pubblici e soppressione di atti pubblici.
I nove, in particolare, avrebbero “stabilmente piegato lo svolgimento delle pubbliche funzioni al perseguimento di interessi privati consistenti in vantaggi politico-elettorali, mantenimento delle posizioni di potere e sviluppo della carriera, vantaggi economici per se stessi e per soggetti loro legati da vincoli di vicinanza politica, amicizia e sentimentali (per il Goracci)”.
Tutto ciò, “con pari ingiusto danno per la collettività , per i dipendenti e i soggetti estranei all’amministrazione ritenuti invisi o ostili al sodalizio”.
Questi, infatti, “venivano stabilmente posti in condizioni di emarginazione, sfavoriti, danneggiati nello sviluppo della carriera, minacciati, estorti ed ingiustamente penalizzati, in un generale clima di intimidazione e di paura instaurato e mantenuto dal sodalizio all’interno del Comune di Gubbio”.
Con l’allora sindaco Goracci, “definito il re o lo zar”, accusato di aver “promosso, costituito ed organizzato l’associazione a delinquere e gli altri nel ruolo di partecipi”.
Gli interrogatori di garanzia sono in programma tra domani e giovedì davanti al gip di Perugia che ha emesso le misure cautelare.
Per tutti il giudice ha comunque disposto il divieto di incontro con i difensori.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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DON GALLO: “E’ IL FANGO MORALE CHE HA SEPPELLITO IL PD”

Febbraio 15th, 2012 Riccardo Fucile

PRIMARIE PER IL CANDIDATO SINDACO A GENOVA, INTERVISTA A DON GALLO: “I PARTITI DEL CENTROSINISTRA LONTANI DAI CITTADINI”

«L’ho saputo direttamente da Marco, al telefono… È qui la politica finalmente!».
Don Andrea Gallo, genovese, fondatore della comunità  di San Benedetto al Porto, non nasconde l’entusiasmo per la vittoria del candidato indipendente Doria alle primarie del centrosinistra.
Perchè ha sostenuto pubblicamente Marco Doria?
«È un candidato che interpreta la politica come servizio. Un professore universitario stimato e amato dai suoi studenti, che la mattina dopo le primarie era in classe a tenere regolarmente le sue lezioni».
Dopo Napoli e Milano, il Partito democratico non riesce a esprimere un suo candidato sindaco neppure a Genova. Che cosa sta succedendo?
«Nella nostra città  c’è una grande voglia di cambiamento e di partecipazione democratica. Trasversale. Come dimostra l’affermazione di Doria sia nel centro storico che nei quartieri di periferia. I nomi proposti dal Pd, invece – Marta Vincenzi e Roberta Pinotti -, erano espressione del vecchio, della nomenclatura».
Quanto pesa sulla sconfitta del sindaco uscente Vincenzi la criticata gestione dell’alluvione di novembre?
«In quei giorni difesi la Vincenzi perchè sono contrario alla logica del capro espiatorio. Ma ognuno ha le sue responsabilità , che certo hanno influito. In ogni caso, a seppellire il Pd è stato soprattutto il fango morale, la corruzione e la lontananza dagli elettori di un partito che non sa stare in mezzo alla gente, capire i bisogni reali di precari, disoccupati, cassintegrati. Stessa lontananza mostrata da Rifondazione comunista, che alle primarie ha persino scelto di non appoggiare alcun candidato. All’opposto di Sinistra, ecologia e libertà , più calata tra gli elettori e che, non a caso, ha chiesto di poter appoggiare Doria».
Su Twitter Marta Vincenzi si è paragonata a Ipazia, martire per la libertà  di pensiero, e l’ha attaccata. Cosa risponde?
«Di recente ho assistito a uno spettacolo teatrale dedicato alla filosofa e matematica dell’antica Grecia. Alla fine ho abbracciato l’attrice che la interpretava. Oggi abbraccerei anche Marta Vincenzi, ma ricordandole quello che penso. Ovvero che già  qualche tempo fa le avevo consigliato di non ricandidarsi e di uscire di scena con dignità ».
Doria potrà  diventare un nuovo Pisapia?
«Forse a Milano il vento del cambiamento era più forte. La stesura del programma di Doria comincia adesso. Vincerà  se da qui ad aprile saprà  scriverlo continuando a coinvolgere e ad ascoltare i cittadini. Anche a Genova si sta levando una leggera brezza, con una maggiore partecipazione tra i giovani. Glielo garantisco io che sono stato un marinaio».

Alessia Rastelli
(da “Il Corriere della Sera“)

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GENOVA, PRIMARIE CENTROSINISTRA COL BOTTO: SCONFITTA LA NOMENKLATURA DEL PD, VINCE A SORPRESA IL CANDIDATO DI SEL

Febbraio 13th, 2012 Riccardo Fucile

MARCO DORIA 46%, MARTA VINCENZI 27,5%, ROBERTA PINOTTI 23,6%… CALANO DI 10.000 UNITA’ I VOTANTI, SCONFITTE CLAMOROSAMEMTE LE DUE PRIMEDONNE DEL PD GENOVESE, IN LITE PERENNE

E’ Marco Doria, l’outsider sostenuto da Sel, il candidato sindaco del centrosinistra a Genova.
Doria ha sconfitto il primo cittadino uscente Marta Vincenzi e la senatrice Roberta Pinotti, entrambe del Pd.
Con tutti i voti scrutinati per le primarie del centrosinistra, Doria è arrivato al 46%, con un vero e proprio plebiscito nella città  vecchia: nel seggio del Ghetto ha toccato addirittura la soglia del 70%.
Nel complesso, la Vincenzi è arrivata al 27,5%, la senatrice Pinotti al 23,6%, Angela Burlando all’1,1%, Sassano all’1%.
In totale hanno votato 25.090 persone, circa 10.000 in meno che nelle precedenti primarie.
Marta Vincenzi, sindaco di Genova, ha detto di essere «amareggiata», ma che «a volte si vince e a volte si perde» e che il voto di oggi è un ulteriore «segno della voglia di cambiamento».
Poi ha fatto capire di volere vedere «il programma di Doria», prima di confermargli il suo sostegno.
Roberta Pinotti, altra candidata del Pd alle primarie e grande sconfitta quando tutti la davano in vantaggio sugli altri due candidati, ha ammesso: «Non me l’aspettavo».
Poi ha confermato la sua «fiducia nelle primarie e nelle scelte degli elettori». Però ha anche detto: «Non mi sembra di avere sbagliato, evidentemente Genova aveva bisogno di un cambiamento».
“Mi aspettavo che ci fosse una rispondenza a una candidatura seria – le prime parole di Doria – La differenza a mio vantaggio è stato un modo diverso di porgersi. Ora mi aspetto l’appoggio delle sconfitte, rispettando il patto stabilito tra di noi. Per Genova non è un cambiamento di volto, ma dobbiamo ai cittadini quello che ci hanno chiesto: serietà  e concretezza della politica”.
Nato a Genova il 13 ottobre 1957, nel 1995 ottiene un posto da ricercatore universitario in storia economica alla Facoltà  di Economia dell’Università  di Genova.
Diventa poi professore associato, sempre in storia economica, e nel 2010 vince un concorso da professore ordinario, continuando a lavorare nell’Ateneo genovese.
I volti dei dirigenti del Pd sono terrei: il segretario provinciale del Pd Victor Rasetto è ad un passo dalle dimissioni e, almeno formalmente, farà  altrettanto il segretario regionale Lorenzo Basso.
Il Pd si è liquefatto da solo con le due candidature e il suicidio è iniziato nel momento in cui, caso unico in Italia, è stata messa in discussione. la conferma del sindaco uscente.
Sventolano invece sciarpe e bandiere arancioni in   salita Santa Caterina, sede del point di Marco Doria, dove dicono che “anche su Genova sta soffiando il vento che ha già  rovesciato Milano e Cagliari. Ci abbiamo creduto dal primo istante e abbiamo fatto bene”.

Il commento del nostro direttore

Sbaglierebbe chi liquidasse la “sorpresa” dell’affermazione di Marco Doria alle primarie del Centrosinistra genovese con la constatazione che la somma dei voti delle sue due “avversarie” è superiore a quelli da lui raccolti.
Perchè Vincenzi e Pinotti sono così diametralmente opposte, come bacino elettorale interno al Pd, che non è detto che una sola di loro avrebbe aggregato tutti i consensi dell’altra.
E un eventuale “terzo”candidato di peso che avrebbe potuto essere imposto da Bersani per placare la lite perenne tra le due primedonne del Pd genovese non avrebbe mobilitato in ugual misura le due fazioni.
Senza contare che Bersani non ha avuto neanche la forza di proporlo.
Marco Doria ha stravinto perchè ha saputo interpretare la domanda di cambiamento che peraltro pervade trasversalmente la società  civile genovese, sia essa orientata a destra che a sinistra.
Una città  preoccupata, colpita dalla crisi economica, con settori chiave come porto, terziario e cantieristica in grave difficoltà .
Mentre la Vincenzi rappresenta la “vecchia nomenklatura” del Pd genovese e la Pinotti gli interessi dei “poteri forti”, Doria ha saputo, con parole semplici e dirette, tratteggiare un modello di città  e fare riferimento a valori.
Aiutato da consiglieri di livello (a differenza dei bolsi burocrati che appoggiavano le due pretendenti al trono) e da teste pensanti come Silvio Ferrari.
Diciamolo chiaramente: se fossimo di sinistra, non avremmo che potuto votare per Marco Doria.
Ma i primi commenti del centrodestra genovese non lasciano molta speranza a dimostrazione dell’arretratezza culturale, prima che politica, di una classe dirigente “vecchia dentro”.
Già  immaginiamo la solita campagna elettorale da “becerodestra” contro il “pericolo comunista” rappresentato da Marco Doria (più vicino a Sel che al Pd), con variazioni sulla sua amicizia con don Gallo, il pericolo dei centri sociali che metterebbero a ferro e fuoco la città , moschee che sorgerebbero in ogni quartiere e compagnia cantando: la solita “summa teologica” di stronzate con cui, non a caso, da decenni il centrodestra locale perde costantemente ogni elezione.
Temi con i quali, se ti va bene e se metti insieme tutti i beceropartiti, arrivi a malapena al 40% di consensi.
In questo caso poi pare che Il Pdl andrà  da solo, la Lega per conto suo, il terzo Polo, diviso pure al suo interno, con un candidato, Enrico Musso, docente universitario come Marco Doria, che rischia di apparire già  obsoleto.
Sia perchè è al suo secondo tentativo di scalata a sindaco, sia perchè è imbalsamato da un entourage di sepolcri imbiancati.
La sinistra a Genova va incalzata, ma a destra il più sveglio sonnecchia, il meno vispo è rincoglionito.
Ricordiamo quando organizzammo una civile contestazione a Roberta Pinotti, in occasione della sua lussuosa festa di compleanno alla modica spesa di 30.000 euro, in una esclusiva villa a noleggio in Riviera.
Il popolo della sinistra venuto a conoscenza, grazie a noi,   dell’eccessivo sfarzo e degli invitati del gotha finanziario locale, storse il naso.
La vicenda finì sui giornali locali e nazionali, con grande imbarazzo del Pd. Colpita e affondata? Forse.
Ma non possiamo dimenticare chi prese le sue difese con dichiarazioni demenziali alla stampa che, al di là  della libertà  di opinione, dimostrarono i limiti politici di certa pseudo-destra locale: tra gli altri, gli attuali responsabili regionali e provinciali di Fli, e non solo.
Ieri qualcuno a sinistra ha detto che la Pinotti ha perso per la sua simbiosi con i poteri finanziari locali, ma guarda un po’.
Le stesse cose che avevamo reso evidenti noi, con la nostra azione, ostacolati però proprio dal centrodestra.
Morale finale: Marco Doria, come Pisapia a Milano, non lo batti con un tiro da fuori scontato, devi sapergli mordere le caviglie, giocando nella sua metà  campo, togliendogli argomenti, sapendo interpretare meglio di lui il vento che cambia, anticiparlo, spiazzarlo su temi che la sinistra pensa di sua esclusiva proprietà .
Lavoro, ambiente, precariato, verde pubblico, città  a misura d’uomo, cultura, valori di riferimento, efficienza della macchina comunale, tagli ai costi della politica, allontanamento della ‘ndrangheta dal Palazzo e dagli appalti, tanto per citarne alcuni.
Una destra a-sociale che sa solo rappresentare gli interessi di pochi è già  arrivata al capolinea ancor prima di iniziare la corsa.
Tanto vale che scenda e si sieda su una panchina dei giardinetti.

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“ECCO COME HO INCASTRATO CALDEROLI”: VOLO DI STATO PER MOTIVI PERSONALI, IL RACCONTO DI BIOLE’

Febbraio 11th, 2012 Riccardo Fucile

L’USO PRIVATO DELL’AIRBUS DELLA REPUBBLICA DA PARTE DELL’EX MINISTRO PADAGNO, SALVATO DALLA GIUNTA PER AUTORIZZAZIONI   A PROCEDERE IN PURO STILE “ROMA LADRONA”

Se non ci fosse stato lui, il volo di Stato “per motivi personali” dell’allora ministro Roberto Calderoli sarebbe passato inosservato.
Non ci sarebbero stati l’esposto, l’indagine della Procura di Roma per truffa aggravata e, di conseguenza, il pronunciamento della Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato, che mercoledì scorso ha negato a maggioranza la richiesta dei pm capitolini.
La sua iniziativa, quindi, per ora si è rivelata un mezzo buco nell’acqua, almeno dal punto di vista dell’iter giudiziario-parlamentare.
Ciò non toglie, però, che la denuncia ha reso pubblico il comportamento poco istituzionale dell’esponente del Carroccio, almeno a sentire le accuse avanzate dai pm.
Il lui in questione è Fabrizio Biolè, 35 anni a luglio, consigliere regionale del Piemonte, eletto nel 2010 con il Movimento 5 Stelle grazie alle 737 preferenze raccolte nella circoscrizione di Cuneo.
E proprio nei dintorni di Cuneo si trovava il 19 gennaio dello scorso anno, quando un suo conoscente gli ha segnalato che quella mattina era atterrato all’aeroporto di Levaldigi un Airbus della Repubblica Italiana con a bordo Calderoli.
Fabrizio Biolè ha deciso di verificare la ‘soffiata’.
“Da tempo in zona si vociferava di aerei di Stato che atterravano a Levaldigi, questa volta avevo la possibilità  di andare a vedere con i miei occhi e così ho fatto”.
In effetti, un velivolo con la sigla Repubblica italiana era fermo in pista.
“Si trattava certamente di un Airbus, perchè c’era un appassionato di aeronautica che stava scattando alcune foto”.
Il passo succcessivo si è rivelato più difficile: verificare chi ci fosse a bordo.
“Sono andato agli uffici dell’aeroporto e ho chiesto quale fosse il motivo di quella presenza, visto che per quel giorno nel cuneese non erano previsti appuntamenti con la presenza delle quattro più alte cariche dello Stato. Adducendo motivi di privacy, nessuno ha voluto rispondere alle mie domande”.
Biolè non si è arreso: usufruendo di un articolo dello statuto della Regione Piemonte, ha inoltrato a chi di competenza una domanda formale per fare chiarezza su quella presenza insolita.
Ma anche le vie ufficiali non hanno avuto buon esito.
“Dopo una serie di discussioni con i vertici dello scalo, dopo circa un’ora e mezza sono stato spedito al posto fisso di polizia, ma anche in questo caso l’unica cosa che mi hanno detto è che si trattava di un personaggio con alto livello di protezione. Sono rimastro ancora per un po’ di tempo e a un certo punto ho visto arrivare una serie di auto: forse erano quelle che accompagnavano il ministro, ma io Calderoli non l’ho mai visto”.
L’identità  del passeggero misterioso è stata scoperta a distanza di qualche giorno, quando Biolè ha divulgato un comunicato stampa per rendere noti i particolari della vicenda e chiedere le risposte che nessuno aveva voluto dargli.
“La redazione di Cuneo de La Stampa ha collegato il volo di Stato a Calderoli, che proprio in quei giorni si trovava in zona — ha raccontato Biolè -. A questo punto, l’entourage dell’allora ministro della Semplificazione ha risposto al quotidiano di Torino. Dicendo tre cose: che il ministro si trovava a Cuneo per l’incidente occorso al figlio della sua compagna; che l’aereo con cui avrebbe fatto ritorno a Roma non era un Airbus di Stato; che il ministro era arrivato all’aeroporto con mezzi propri per rientrare a Roma in tutta fretta”.
Il motivo?
Doveva partecipare a una seduta della Commissione parlamentare sul federalismo.
“Non era vero — ha detto Biolè — Ho cercato su internet e ho scoperto che quel giorno non c’era nessuna riunione della Commissione. Fatto sta che avevo tutti gli elementi che mi servivano, li ho raccolti e ho presentato un esposto alla Procura di Cuneo”.
Dopo mesi di silenzio, a gennaio la questione è diventata di dominio pubblico.
I giornali hanno scritto di Calderoli indagato per truffa aggravata, la Procura di Roma ha inviato l’incartamento al Tribunale dei ministri e, storia di appena una settimana fa, la Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato ha respinto la richiesta.
Per loro, la versione fornita dal ministro (volo legato a “comprovate e inderogabili esigenze di trasferimento connesse all’esercizio di funzioni istituzionali”) era credibile.
Peccato che la Procura e le indagini in proprio del Tribunale dei ministri parlavano di “artifici e raggiri” di Calderoli ai danni dei funzionari della Presidenza del Consiglio per ottenere il volo di Stato per motivi strettamente personali”.
“Non posso negare di essere molto amareggiato da questa decisione — ha confidato il consigliere regionale ‘grillino’ — Considerando il momento che sta vivendo il Paese, speravo in un comportamento diverso da parte dei parlamentari della Giunta, in un segnale in controtendenza. E invece non è cambiato nulla: deputati e senatori continuano ad usufruire di quell’ingiusto privilegio che si chiama ‘autorizzazione a procedere’ a scapito dei cittadini, tanto che le indagini sulle loro malefatte vengono autorizzate dai loro colleghi di partito. Calderoli sarebbe dovuto andare davanti al giudice e dimostrare le sue ragioni, ma come al solito la casta si è autodifesa”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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