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ISCHIA: PD E PDL ALLEATI ALLE AMMINISTRATIVE PER SALVARE LE CASE ABUSIVE

Gennaio 23rd, 2012 Riccardo Fucile

SETTECENTO SENTENZE DI DEMOLIZIONE STANNO PER ESSERE OPERATIVE E LA POLITICA CORRE AI RIPARI

E’ l’inciucio del cemento. Abusivo.
A Ischia si sperimenterà  l’accordo Pd-Pdl. Debutterà  alle prossime amministrative di primavera. Con uno scopo proclamato con fierezza e senza imbarazzo: difendere le case abusive dalle oltre 700 sentenze di demolizione che stanno per abbattersi (e mai verbo fu più indicato) sull’isola più devastata dall’edilizia illegale.
Il sindaco Pd, Giosi Ferrandino, e il capo dell’opposizione Pdl, Domenico De Siano, si sono stretti la mano e hanno comunicato, scavalcando Pierluigi Bersani e Silvio Berlusconi, che al voto correranno insieme in nome degli interessi bipartisan del loro elettorato, che chiede a gran voce lo stop alle ruspe e la sanatoria degli abusi di necessità  — e chi stabilirà  quali sono e quali, invece, sono speculazioni?
Siccome, ovviamente, mai i detentori legali dei simboli dei partiti autorizzeranno l’impropria alleanza — dalla segreteria regionale del Pd sono già  partite le scomuniche — Ferrandino e De Siano la imboscheranno dietro il paravento di liste civiche.
Si prevede un plebiscito e l’esportazione del modello di governo anche negli altri cinque comuni dell’isola, due dei quali, Lacco Ameno e Casamicciola, vanno alle urne insieme a Ischia.
Perchè qui la lobby del mattone selvaggio è potente e aggressiva.
Organizza iniziative, convegni, cortei, barricate in difesa degli abusi.
Nel gennaio di due anni fa ci fu una rivolta di piazza nel disperato tentativo di proteggere l’abitazione di un ischitano dalle ruspe, giunte su mandato della Procura di Napoli a eseguire il ripristino dello stato dei luoghi in base a una sentenza di condanna passata in giudicato.
Ce ne sono tantissimi a Ischia in queste condizioni e serpeggia la paura che la prossima demolizione potrebbe toccare a uno di loro.
I numeri del fenomeno sono da paura.
Ben 12.017 domande di condono del 1985 in tutta l’isola, più ulteriori 8237 del condono del 1994.
Le circa 3200 pratiche del condono 2003, lasciamole perdere.
Perchè la giunta regionale di Antonio Bassolino le neutralizzò con una leggina ad hoc, attirandosi le maledizioni eterne degli ischitani.
Qui il cemento è colato a fiumi: i vani sono quintuplicati dal 1951 in poi.
Ma moltissimi, quasi 30.000, restano vuoti per gran parte dell’anno, vengono occupati solo in estate dal popolo dei vacanzieri della seconda casa.
Il risultato è che da un lato la situazione urbanistica è talmente saturata da rendere impossibile nuove edificazioni legali, dall’altro i residenti continuano ad avere fame di case.
Così il clima sociale è infuocato e guai a chi propugna le ragioni delle demolizioni.
Ne sa qualcosa Aldo De Chiara, capo del pool Ambiente e Urbanistica della Procura di Napoli, il magistrato che insieme alla Procura Generale coordina le operazioni di abbattimento. Proprio un anno fa, il 18 gennaio 2011, apparvero sulle auto parcheggiate di fronte all’abitazione di Antonio Caldoro, il papà  del presidente Pdl della Regione Campania Stefano Caldoro, scritte minacciose con le bombolette spray: ‘Caldoro e De Chiara a morte infami’. Sull’episodio indaga la Procura di Roma.
Chiaro il movente: intimidire il politico di un partito il cui governo promise un decreto ‘salva-ruspe’ e poi dovette rimangiarselo, e il procuratore che sta applicando le leggi.
E che da mesi conduce nel massimo riserbo un’inchiesta sugli interessi personali e familiari degli amministratori pubblici ischitani che ispirerebbero l’azione politico-amministrativa in difesa degli abusi. P
eraltro le cifre degli illeciti edilizi sono così elevate che è quasi impossibile non avere un parente o un sodale implicato in una pratica di condono o in una sentenza di demolizione.
In un filone delle indagini ormai di dominio pubblico, il sindaco di Forio d’Ischia Francesco Regine è stato rinviato a giudizio per omissione d’atti d’ufficio in concorso con un tecnico del Comune, con l’accusa di aver provato a proteggere e sanare un abuso edilizio riconducibile a un consigliere comunale.
Il 1 febbraio ci sarà  l’udienza del processo davanti al Tribunale di Napoli.
Sempre a Forio d’Ischia, a ottobre, il consiglio comunale ha respinto a scrutinio segreto la manovra di bilancio che doveva servire a finanziare diverse pratiche di abbattimento.
Una delibera sulla quale la Procura vuole vederci chiaro.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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BOSSI CONTESTATO DAI “BARBARI SOGNANTI” FEDELI A MARONI, L’UOMO CHE IN VENTI ANNI NON SI E’ MAI ACCORTO DI NULLA DI SOSPETTO E CHE ANCHE IERI E’ STATO ZITTO

Gennaio 23rd, 2012 Riccardo Fucile

SE C’ERA DORMIVA O GLI ANDAVA BENE COSI’, ORA FA IL “COMPROMESSO SPOSO” CHE SI SCANDALIZZA PER I FONDI IN TANZANIA…LA LOTTA DI POTERE ALL’INTERNO DELLA LEGA PER ASSICURARSI LA RIELEZIONE E’ APPENA COMINCIATA

 “La pace di Milano”, come la chiama lui, non esiste.
Non esiste per la base. Non esiste per Roberto Maroni e Marco Reguzzoni. Non esiste per nessun esponente dei vertici del Carroccio.
Che siano sindaci (come Flavio Tosi e Attilio Fontana) o presidenti di Regione (a partire da Roberto Cota e Luca Zaia), nessuno va dietro all’auspicio espresso da Umberto Bossi.
La pace non solo non esiste, dunque, ma non va assolutamente trovata: i militanti vogliono che lo scontro tra maroniani e cerchisti si concluda sul campo e con un solo vincitore.
Così molti, lasciando la manifestazione milanese, si dicono delusi e annunciano la volontà  di lasciare il partito.
Perchè all’ombra della Madonnina i più erano arrivati per assistere all’incoronazione definitiva del “barbaro sognante” Bobo.
Invece, nonostante la piazza abbia invocato con forza e ripetutamente “un saluto da Maroni”, Bossi ha deciso di non farlo parlare.
Invece di sentirsi dire che il tesoriere Francesco Belsito, il responsabile dei fondi investiti in Tanzania, e “la terrona” Rosi Mauro, dovranno trovarsi un impiego, il Capo ha insistito nel tentare di convincere Maroni a stringere la mano ai cerchisti.
Generando un siparietto molto imbarazzante per tutti.
Quando Bossi si augura che “scenderemo dal palco tutti insieme stringendoci la mano”, la piazza reagisce invitando l’ex capogruppo ad andare “fuori dai coglioni”.
E a Rosi Mauro rivolge l’invito generalizzando: “I terroni fuori dai Maroni”. Il clima è questo.
E per la prima volta   durante un comizio Bossi è interrotto da cori, grida, slogan.
Lui alza la voce, sposta l’attenzione sul governo Monti e su Roberto Formigoni.
Che minaccia: “Li stanno arrestando ogni giorno, se continua così andiamo a elezioni e corriamo da soli; Formigoni ricordati che i soldi sono i nostri”, grida.
Ma agli oltre ventimila riuniti in piazza del Duomo   nteressa di più sentire Maroni, assistere al passaggio di consegne.
Invocano i congressi, gridano a gran voce Bobo, instancabili mostrano manifesti contro il cerchio magico (“ormai è stato inquadrato, basta giochi”) e i suoi componenti (“Bossi e Maroni in Padania gli altri 4 coglioni in Tanzania”), se la prendono con la consigliera regionale Monica Rizzi, cerchista e tutrice del trota Renzo (“Sei falsa come la tua laurea”).
Insomma sono arrivati fin qui nella speranza di assistere al passaggio di consegne.
Maroni è visibilmente soddisfatto.
Sul palco un passo davanti a tutti gli altri raccolti intorno a Bossi, saluta e applaude quando lo invocano, per poi suggerire con il labiale di scandire il nome “Bossi, Bossi”.
E quando Matteo Salvini e altri sventolano dal palco la sciarpa “Barbari sognanti” finge di non vedere, ma il sorriso è soddisfatto, il momento è arrivato.
E la differenza con Pontida e Venezia, dove per la prima volta era stato acclamato come “premier” e “successore di Bossi”, è che l’ex titolare del Viminale ci crede.
Ha capito di avere la forza politica e la spinta per lo scontro.
Scendere dal palco senza parlare brucia un po’. Ma le rimostranze sono state presentate al Capo in via Bellerio.
E così al termine della segreteria federale, è lui che comunica le scelte adottate nel fortino leghiste.
Come già  annunciato: “I congressi provinciali si svolgeranno entro tre mesi ed entro giugno ci saranno i nazionali”, comunica.
E sulla manifestazione, Bobo punzecchia: ”Fischi? Io ho sentito applausi e incitamenti per Bossi e per la Lega. E qualcuno anche per me e questo mi fa piacere”, sottolinea.
Ma dal suo profilo facebook, poco dopo scrive: “Una folla immensa ha invaso la nostra Milano! Un popolo di barbari sognatori ! Vorrei ringraziarvi uno per uno : tutti ! Ognuno di voi ! Il mio pensiero va alle/ai militanti che si sono alzati a notte fonda per essere in piazza uniti più che mai ! Mi è dispiaciuto molto non poter parlare per salutarvi e condividere con voi queste sensazioni ! Sono molto felice di comunicarvi che poco fa si è concluso il “Federale” che ha deliberato la convocazione dei congressi provinciali e nazionali così come richiesto dai nostri militanti ! Il vostro Barbaro Sognante!”
Forse più che sognante sarebbe meglio dire “dormiente”, visto che per venti anni non ha mai preso posizione contro gli investimenti in Croazia, sulla fallimentare iniziativa della banca padana, sugli investimenti nei Bingo, sul governo Berlusconi (forse la poltrona di ministro gli aveva fatto dimenticare la sua passione di barbaro sognante…).
Per non parlare dell’imbarazzante inchiesta giudiziaria sulle sue consulenze orali e lo stipendio di 2,000 euro al mese elargite da un inquisito alla sua portavoce per organizzare feste in discoteca.
Dal capocomico al caratterista, ma la rappresentazione è sempre da avanspettacolo.

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LA DESTRA DOPO BERLUSCONI? SPORCATA, NON RIPULITA

Gennaio 23rd, 2012 Riccardo Fucile

LA DESTRA PRE-BERLUSCONIANA ERA PLURALISTA E PRAGMATICA, LAICA E INTERCLASSISTA… BATTEVA LA DC E RUBAVA VOTI A SINISTRA PARLANDO DI LAVORO, DIRITTI, INTEGRAZIONE E AMBIENTE

E’ uscito da un paio di giorni un altro libro che racconta il rapporto tra la destra romana e Silvio Berlusconi: si intitola “Ripuliti” (di Daniele Nalbone e Giacomo Russo Spena, Castelvecchi editore) e contiene una serie di interviste a parlamentari del Pdl unanimi nel riconoscere al Cavaliere il merito di aver sdoganato la classe dirigente del Msi prima e poi di An, comprese le aree estremistiche provenienti da segmenti come Terza Posizione o Meridiano Zero.
In questi giorni si accende la discussione su un’altra realtà  traghettata da posizioni di margine a ruoli di grande potere: quella di Comunione e liberazione, nella versione lombarda di Roberto Formigoni, travolta dagli scandali dopo l’arresto di uno dei suoi uomini di punta, Massimo Ponzoni. Il modello romano da una parte, il modello lombardo dall’altra.
Fa impressione, per chi come me li ha conosciuti entrambi tra gli anni ’70 e ’80, verificarne il declino delle ispirazioni originarie.
Cl, come ricorda il mio amico Luciano Lanna che li ha frequentati molto, giocò la sua scommessa sul superamento del clericalismo e su un movimentismo capace di aprire alle “contaminazioni” con i Verdi di Alex Langer, con i missini nelle liste comuni di Tor Vergata, con i socialisti, i liberali e persino con esponenti del Pds all’epoca della “corrente del Golfo” contro la prima aggressione americana all’Iraq.
Ora è una rete imprenditoriale di oltre trentamila aziende che fatturano 70 miliardi e sostengono un ufficio di collocamento politico un po’ da operetta e un po’ da galera: i listini stile Nicole Minetti e gli assessorati stile Ponzoni.
La parte migliore dei ciellini, i ragazzi degli anni ’80, “se ne vanno — ha raccontato Sette — denunciando un clima settario che regna in un movimento sempre più dedito al potere e agli affari”.
Una analoga parabola si può leggere nel racconto dei “Ripuliti” .
Qui il vasto e plurale mondo della destra politica italiana, il mezzo secolo di storia del Msi e la sua avventura non solo elettorale, vengono compressi nel racconto berlusconiano degli “sdoganati”. Marcello de Angelis, Roberta Angelilli e Fabio Rampelli, intervistati dagli autori, raccontano i loro percorsi biografici come una sorta di lunga preparazione all’avvento del redentore che avrebbe rotto il tabù dell’impresentabilità  missina.
Mi ha fatto arrabbiare, quella lettura, perchè tradisce la storia e la stessa fisionomia della destra che ben prima della discesa in campo di Silvio, nel ’93, aveva conquistato amministrazioni importanti — penso a Benevento, a Viterbo, alla provincia di Roma — proprio in virtù della “pulizia” dei suoi candidati e al nuovo meccanismo dell’elezione diretta dei sindaci.
Era una destra assai più plurale e pragmatica di quella a cui ci ha abituato il Cavaliere. Sicuramente più laica e interclassista.
Batteva la Dc e “rubava” voti a sinistra parlando di lavoro, diritti, integrazione, ambiente.
Con l’anticomunismo si apprestava a chiudere i conti (gente come Pasquale Viespoli, eletto sindaco a Benevento, l’aveva archiviato già  da un decennio ) ed era del tutto estranea alle dinamiche estremistiche dei micro-gruppi descritti da Russo Spena e Nalbone.
Vent’anni dopo lo schema è rovesciato.
La destra toccata dal berlusconismo ha enfatizzato il peggio del suo percorso storico — l’attitudine muscolare, la xenofobia, il machismo, le tentazioni extraparlamentari, il reducismo — e cancellato il meglio, a cominciare dallo spirito anticonformista e dal senso della legalità  che ne sono stati i fondamenti addirittura “antropologici”.
Le parabole parallele di Cl e della destra postmissina sono la cartina al tornasole del portato storico del berlusconismo, che ha agito sulle filiere politiche italiane più vivaci degli anni ’90 in modo più profondo, e forse definitivo, di quel che appare.
Dal mio punto di vista, se mai dovessi scrivere un saggio su tutto ciò, lo titolerei al contrario di Nalbone e Russo Spena: “Gli sporcati” mi sembrerebbe più opportuno.

Flavia Perina
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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IL SECOLO XIX SVELA: “NELLA LEGA INCHIESTA INTERNA SU BELSITO”: I FONDI IN TANZANIA POTREBBERO AVER VIOLATO LA LEGGE SUL FINANZIAMENTO AI PARTITI

Gennaio 22nd, 2012 Riccardo Fucile

IN CORSO IL CONSIGLIO FEDERALE DELLA LEGA: I MARONIANI ATTACCANO LA GESTIONE FINANZIARIA DEL PARTITO, IN MANO AL CERCHIO MAGICO… PER VENTI ANNI BOBO NON AVEVA VISTO NULLA, ORA SI E’ ACCORTO CHE QUALCOSA NON VA

«Maroni in Padania, Cosentino & C in Tanzania».
Lo striscione dell’altra sera a Varese descriveva lo stato d’animo della stragrande maggioranza dei delegati e dei militanti leghisti.
È la rappresentazione plastica di un feroce malumore che sta montando su tutti i siti internet d’area, che fa capolino nei salotti tv, che striscia senza censure tra la folla “padana”. I
l “Cerchio magico”, ossia il gruppetto minoritario che, a detta dei maroniani, sta (stava) separando il leader stanco e malato Bossi dal resto della Lega, avrebbe i giorni contati.
E se non fosse perchè la moglie del Senatur ne è un pilastro, probabilmente sarebbe già  saltato in aria.
Travolgendo Rosi Mauro, apostrofata addirittura come «terrona» dai maldipancia sul Web, e il segretario amministrativo Francesco Belsito, al centro della bufera per i trasferimenti milionari all’estero dei soldi del partito.
Quasi sette milioni di euro, come ha scoperto nei giorni scorsi il Secolo XIX , partiti tra Natale e Capodanno alla volta di Cipro (1,2 milioni) e della Tanzania (4,5 milioni), oltre che cambiati in corone norvegesi (1 milione).
Belsito, sulla Padania, ha ribadito: tutto regolare. Ha parlato di altri investimenti al di fuori dell’area euro e ha negato l’esistenza di investimenti in fondi in Tanzania o a Cipro.
In effetti, i trasferimenti di denaro verso l’isola mediterranea e verso il Paese africano, erano usciti dalla gestione di Banca Aletti (dove la Lega aveva collocato quasi dieci milioni di euro per poi svuotare il conto l’ultimo giorno del 2011) attraverso un banale bonifico i cui beneficiari erano privati.
La Kripsa Enterprise a Cipro, società  di consulenza gestita dall’avvocato Paolo Scala (sede a Larnaca in una casella postale, ufficio da legale a Nicosia, ma al numero telefonico pubblicato sul sito risponde un’altra società  di consulenza, la Exitor).
E l’ex socio del “ministro meteora” Aldo Brancher (indagato per le scalate bancarie) Stefano Bonet per quanto riguarda la Tanzania.
Due privati, quindi, chiamati a gestire parte dei soldi che la Lega ha ricevuto nel 2011 come quota annuale dei rimborsi elettorali delle Politiche 2008 e delle Europee 2009 (9 milioni in tutto nel 2011 di finanziamento pubblico dei partiti).
A questi punti la “non smentita” di Belsito alla Padania non basta ai leghisti. Lo ha detto l’altra sera in tv a L’ultima parola il parlamentare romagnolo Gianluca Pini: «Voglio vederci chiaro, chiarissimo».
Inutile chiedergli come intenda farlo, ma trapela dal Carroccio che oggi al Consiglio federale del partito (il massimo organismo interno), i maroniani non faranno sconti.
Arriverà  al tavolo della presidenza un documento per l’apertura di un’inchiesta interna sui fondi migrati all’estero.
Chiederanno la pubblicazione (all’interno del partito) di tutti i conti, voce per voce.
Chiederanno l’istituzione di un comitato di controllo che parta dal Comitato degli amministratori (con i parlamentari Castelli e Stiffoni, oltre che lo stesso Belsito) e sia estesa alla partecipazione di un delegato per ogni federazione regionale.
Addirittura cresce tra i maroniani la paura di conseguenze penali o amministrative sulle operazioni gestite da Belsito (e note solo alla famiglia Bossi, almeno da quanto ricostruito da tutti i giornali italiani in occasione dell’ultima segreteria politica, dieci giorni fa): se davvero i fondi pubblici italiani sono partiti verso l’estero per speculazioni finanziarie off-shore, c’è il rischio che la segnalazione automatica inoltrata alla Banca d’Italia (che certamente Banca Aletti ha fatto) sia oggetto di rilievi.
Secondo alcuni leghisti esperti della materia, per la legge 2/1997 sul finanziamento dei partiti e secondo le norme dell’antiriciclaggio, la stessa legittimità  dell’operazione potrebbe essere messa in dubbio.
Con il rischio di accusa (e sanzione) per violazione della legge sui finanziamenti pubblici.
Ma la cosa che pesa, dentro il Carroccio, è tutta politica.
Maroni lo ha detto in prima persona: «Qui ci sono sezioni che non hanno di che pagare la corrente e noi investiamo in strane operazioni?».
L’ex ministro non ha detto altro.
Ma dai siti e dalle radio, dai blog e dalle stesse sezioni (persino da quelle liguri che Belsito frequenta in quanto vicesegretario regionale) sale una volontà  che non ha bisogno di aspettare la Banca d’Italia.
Quei giri di fondi della Lega sono stati sbagliati e fuori luogo: chi ha sbagliato abbandoni la nave.

Giovanni Mari
(da “Il Secolo XIX”)

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PAGO’ LA MENSA AI BIMBI DI ADRO: NAPOLITANO LO NOMINA CAVALIERE

Gennaio 22nd, 2012 Riccardo Fucile

UN ANNO FA SILVANO LANCINI STACCO’ UN ASSEGNO DI 10.000 EURO MOTIVANDO IL SUO GESTO CON UNA LETTERA TOCCANTE… IN QUALSIASI STATO AVREBBERO COMMISSARIATO IL SINDACO, IN ITALIA E’ ANCORA AL SUO POSTO

Tutti ricordano il clamore mediatico e politico suscitato due anni fa dal la decisione del sindaco leghista di Adro, Oscar Lancini, che negò la mensa ai figli di quei genitori che non pagavano la retta (quasi tutti stranieri).
E tutti ricordano come il paese franciacortino si riscattò agli occhi dell’Italia intera grazie al gesto di un anonimo imprenditore locale, che staccò l’assegno da 10mila euro e pagò le rette arretrate.
Motivando il suo gesto con una lettera toccante. Il suo anonimato durò poco.
E il gesto di Silvano Lancini adesso gli vale il Cavalierato della Repubblica italiana.
Ha ricevuto la comunicazione ufficiale a fine 2011 e l’ha tenuta segreta ad amici e parenti, confidandola solo ai figli.
La motivazione dell’onoreficenza non è riportata. Ma non è difficile intuirla.
Silvano Lancini (che con il sindaco ha in comune solo il cognome, non vincoli di parentela) è amministratore della Smea di Erbusco, ditta di consulenza e nella fornitura di prodotti informatici.
Un imprenditore tenace e capace, come tanti.
Ma con un senso etico fuori dal comune.
Basta riguardare i passi salienti della lettera con cui motivò il suo gesto: «Non sono comunista. Alle ultime elezioni ho votato Formigoni (…). So perfettamente che tra le 40 famiglie ci sono furbetti che ne approfittano (…) Ma vedo intorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha meno (…) I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono (…) Ma dove sono i miei sacerdoti. Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo?»
Purtroppo al governo qualcuno aveva già  barattato la propria salvezza dai guai giudiziari, lasciando mano libera a un movimento razzista che in nessun Paese europeo sarebbe mai stato chiamato al governo.
Napolitano ha dato un riconoscimento al 90% degli italiani perbene.

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NON LASCIAMO SOLO CHRISTIAN ABBONDANZA

Gennaio 21st, 2012 Riccardo Fucile

CI UNIAMO ALL’APPELLO DI FERRUCCIO SANSA SU “IL FATTO QUOTIDIANO”… IN UNO STATO CHE GARANTISCE IMMUNITA’ A   CORROTTI E MAFIOSI, QUALCUNO, ANCHE A DESTRA, VUOLE MUOVERE IL CULO PER GARANTIRE SICUREZZA A CHI LE COLLUSIONI MAFIOSE LE DENUNCIA? O CI SI LIMITA SOLO A CHIACCHIERE SULLA TEORICA BATTAGLIA CONTRO LA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA?

Non lasciamo solo Christian Abbondanza
La ‘Ndrangheta minaccia un mio amico.
Qui, a Genova, nella “civilissima” Liguria. Non avrei mai detto che ci saremmo trovati in questa situazione. Invece è così.
Accade a Christian Abbondanza per il quale in tanti chiedono la scorta o almeno una protezione (le autorità  ne stanno discutendo da mesi!).
Molti di voi forse lo conoscono, magari senza saperlo.
Christian è l’uomo dietro la Casa della Legalità  che con il suo sito ormai è diventato il principale archivio della lotta contro la criminalità  organizzata soprattutto al Nord.
All’inizio non se lo filava nessuno, poi battaglia dopo battaglia il sito è diventato un punto di riferimento per tutti.
Perfino per le forze di polizia e i magistrati.
Christian non ha nessuno alle spalle: nè partiti, nè movimenti, nè gruppi di intellettuali.
Lui e Simona Castiglion, la sua compagna, sono di una solitudine quasi monastica.
E Christian, con quella sua barba sale e pepe da mullah (anche se non ha neppure quarant’anni), sembra quasi un sacerdote dell’antimafia: il cappello, i vestiti scuri, gli anfibi neri.
Nessun interesse personale. Molti restano disorientati.
Scavano alla ricerca di chissà  quale motivo che possa spingere Christian nella sua crociata.
Sembra impossibile che ad animarlo sia soltanto il desiderio che la legge sia rispettata. E uguale per tutti. Niente di più semplice.
Eppure in Italia sembra rivoluzionario.
Del resto bisogna avere una motivazione forte se si passano le proprie giornate come fa Christian: in giro per dibattiti in tutta Italia, lui e Simona su pullman e treni regionali, con il computer sempre in spalla.
Poi giornate tappati in casa, avvolti in una nuvola di fumo, una sigaretta dopo l’altra, a leggere migliaia di pagine di atti di indagini, a scrivere inchieste sulla mafia.
Christian conosce morte e miracoli di centinaia di famiglie.
È un database vivente. Da anni scrive le sue inchieste e i suoi blog denunciando con nomi e cognomi i mafiosi.
Un mastino che non molla mai la presa.
Decine di appostamenti con la telecamera per riprendere incontri scomodi, per pizzicare questo o quel politico a una cena di mafiosi.
Peggio dello stalking, roba che alla fine i “poveri” mafiosi ti fanno quasi pena. E all’inizio tutti lo prendevano per matto: “Ma dai… la ‘Ndrangheta in Liguria…”.
Invece aveva ragione Christian. Più della magistratura ligure a lungo inerte, più di molti giornalisti amici dei potenti.
E i politici?
Il centrosinistra e il centrodestra uniti fanno guerra ad Abbondanza da sempre. Guerra sorda.
Per anni hanno speso molte più parole contro di lui che contro la ‘Ndrangheta.
Praticamente nessuno era presente quando si è trattato di esprimere solidarietà  a Christian minacciato dalla mafia.
Sì, perchè lui è un corpo estraneo: non ha un partito, non vuole poltrone.
A volte magari sbaglia, ma ci mette la faccia e il nome. E tanta passione.
No, Christian per qualcuno è più pericoloso della ‘Ndrangheta.
Perchè è un uomo libero.
E così lo lasciano solo.

Ferruccio Sansa
(da “Il Fatto Quotidiano“)


Commento del nostro direttore:

Ci uniamo all’appello di Ferruccio “a non lasciare solo” Christian nella sua battaglia di documentazione e denuncia contro le infiltrazioni mafiose in Liguria (e non solo).
Siamo stati tra i pochi “politici atipici” a essere presenti alla manifestazioni di solidarietà  a Christian a Palazzo Ducale prima di Natale, insieme a una decina di amici.
Abbiamo condotto “con e grazie anche   a lui” una battaglia di moralizzazione contro i tentativi di infiltrazione in “Futuro e liberta” di personaggi chiacchierati e al centro di provvedimenti giudiziari, vicenda che ha avuto ampia eco sulla stampa locale.
Eravamo persino quasi riusciti a far partecipare il Presidente della Camera alla manifestazione di solidarietà  a Christian a Palazzo Ducale, prima che qualcuno, e non solo all’interno di Fli, non intervenisse per “sconsigliarlo”.
Sono passate settimane senza che a Christian, minacciato di morte dalla ‘ndrangheta sulla base di rapporti dei servizi preposti, sia stata assicurata la necessaria protezione.
Qualcuno evidentemente si oppone, qualcuno ha interesse che Christian continui a essere a rischio, in modo da limitarne i movimenti e le inchieste.
Allora questo qualcuno si assuma una precisa responsabilità : se dovesse accadere qualcosa a Christian, si cerchino i mandanti e i complici, ovvero chi sta favorendo di fatto l’organizzazione mafiosa.
Che siano politici, uomini dello Stato, magistrati, autorità  preposte, dovranno essere chiamati a risponderne.
O si sta con lo Stato o contro di esso, non esistono alternative.
Non si devono avere santi in paradiso per ottenere “protezione” quando si rischia la vita per denunciare i crimini delle organizzazioni mafiose: dovrebbe essere uno Stato che si rispetti a bussare alla porta di certi “eroi civili” per offrire tutela.
E i politici muovano il culo: basta con le sfilate di solidarietà  verbale per darsi una patente “antimafia” su cui costruirsi una immagine spendibile con il proprio elettorato.
Bussino alla porta dei ministeri ed “esigano” che i cittadini onesti che rischiano la vita siano protetti.
La scorta serve più a persone come Christian che a politici come Cosentino.
Siamo stati chiari?

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STOP AGLI ALLEVAMENTI PER LA VIVISEZIONE: PRIMO SI’ IN COMMISSIONE ALLA CAMERA

Gennaio 21st, 2012 Riccardo Fucile

SARA’ VIETATO CONDURRE ESPERIMENTI SU CANI, GATTI E SCIMMIE… SANZIONI PER CHI NON RISPETTA LE PRESCRIZIONI… UNO DEGLI EFFETTI POTREBBE ESSERE LA CHIUSURA DELL’ALLEVAMENTO “GREEN HILL” DOVE SI TROVANO OLTRE DUEMILA BEAGLE

Passo importante per i diritti degli animali.  
Il provvedimento che prevede il divieto di allevare cani, gatti e primati destinati alla vivisezione, su tutto il territorio italiano, ha ottenuto il primo via libera della commissione Politiche comunitarie della Camera.
La prossima settimana è previsto l’approdo in aula.
E il via libero definitivo dovrebbe comportare anche la chiusura dell’allevamento “Green Hill” 1, la struttura di Montichiari – in provincia di Brescia – dove si trovano oltre duemila beagle destinati ad esperimenti in Europa e Stati Uniti.
Il provvedimento nasce per recepire una direttiva comunitaria del 2010 in cui si chiedeva la possibilità  per gli Stati membri di adottare misure più restrittive nella sperimentazione, ma introduce modifiche considerate molto positive nel fronte animalista.
La Lega Anti Vivisezione (Lav) si dichiara molto soddisfatta: “La chiusura di Green Hill, il divieto di alcune forme di sperimentazione sugli animali, l’incentivazione dei metodi alternativi, possono essere una realtà  grazie al testo proposto dalla Commissione Affari Sociali di Montecitorio” – dice il presidente, Gianluca Felicetti. “Si tratterebbe di concreti passi in avanti verso il nostro obiettivo di abolire la vivisezione. Un grosso passa avanti rispetto alla direttiva di Bruxelles che l’Italia deve recepire, volente o nolente, entro il novembre prossimo”.
“Chi contrasta questo emendamento è chi vuole, di fatto – conclude l’associazione animalista – continuare a fare di tutto, su tutti gli animali, e continuare a tenere aperti allevamenti come quello di Green Hill in Lombardia”.

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LIGRESTI, FAMIGLIA AFFARI E PARCELLE: MA CHI CI PENSA ADESSO AGLI ORFANI?

Gennaio 20th, 2012 Riccardo Fucile

DOPO LA BUONUSCITA DA 70 MILIONI RICEVUTI DA UNIPOL, VIENE MENO IL PUNTO DI RIFERIMENTO DI TANTI POLITICI, BANCHIERI, PROFESSIONISTI: DAI LA RUSSA A MILONE, DA VICARI A FERRANTE… E NEI SUOI IMMOBILI SONO INQUILINI ALFANO E BOCCHINO

E gli orfani, chi ci pensa adesso agli orfani? Perchè Salvatore Ligresti e famiglia, gratificati da 70 milioni e passa di buonuscita (paga Unipol), se la caveranno alla grande anche quando sarà  stata definita, forse già  nei prossimi giorni, la vendita del loro impero finanziario targato Fondiaria-Sai.
Dopo la famiglia però vengono i famigli. Amici e parenti. Quasi sempre gente importante.
Politici, banchieri, avvocati, professionisti vari, perfino prefetti della Repubblica. Ligresti per loro è stato un punto di riferimento.
Dall’ingegnere di Paternò hanno ricevuto case, incarichi professionali e societari con tanto di lauti compensi, a volte milionari.
In cima alla lista ci sono i La Russa, l’ex ministro Ignazio col figlio Geronimo e il fratello Vincenzo, entrambi avvocati.
Il primo ha ricevuto circa 350 mila euro dal gruppo Ligresti a titolo di “compensi per incarichi professionali”.
Mentre Vincenzo La Russa, consigliere di Fondiaria-Sai, tra il 2008 e il 2010 ha presentato all’incasso fatture per 1,3 milioni pagate dalla compagnia di assicurazioni . Quello tra i La Russa e i Ligresti è un legame che si può definire storico.
Si tramanda di padre in figlio, ormai da tre generazioni, nella famiglia del politico targato Pdl. Un’amicizia condita da affari e parcelle.
Ne sa qualcosa anche Filippo Milone, catanese come La Russa, che grazie al rapporto strettissimo con entrambe le famiglie è rimbalzato addirittura fino alla poltrona di sottosegretario alla Difesa.
Prima di arrivare al governo chiamato da Mario Monti, il (quasi) sessantenne Milone ha sempre lavorato nelle società  immobiliari targate Ligresti.
Inizia da qui, con il sottosegretario di fresca nomina, una curiosa “saga dei prefetti” che a vario titolo nell’arco di quasi mezzo secolo hanno incrociato i Ligresti.
Il padre di Milone, Antonino, era viceprefetto a Milano una cinquantina di anni fa, quando il futuro padrone di Fondiaria concluse i primi affari immobiliari nella metropoli, grazie anche ai rapporti con il senatore missino Antonino La Russa (padre di Ignazio) e il finanziere, anche lui catanese, Michelangelo Virgillito.
Da Milone padre si arriva fino all’attuale ministro degli Interni, Annamaria Cancellieri, che ha lavorato a lungo alla prefettura del capoluogo lombardo, collaborando tra gli altri negli anni Ottanta con l’allora prefetto Enzo Vicari.
Una volta lasciati gli incarichi pubblici, Vicari diventò amministratore di alcune società  del gruppo Ligresti.
Dopo Vicari, morto nel 2004, un altro ex prefetto milanese come Bruno Ferrante trovò lavoro nel gruppo del finanziere immobiliarista siciliano.
Pure l’attuale prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, successore di Ferrante nel 2005, ha ottimi rapporti con la famiglia Ligresti. In particolare suo figlio Stefano, avvocato, è grande amico dei figli di Ligresti e anche di Geronimo La Russa.
Si torna così ai giorni nostri con Piergiorgio Peluso, attuale direttore generale di Fondiaria, che è figlio del ministro Cancellieri.
Fino a un anno fa, prima di approdare al gruppo assicurativo, Peluso ha lavorato come direttore generale al gruppo Unicredit, grande creditore di Ligresti.
Quest’ultimo è stato anche padrone di casa del manager.
L’erede del ministro ha infatti vissuto a lungo in una bella casa del centro di Milano di proprietà  del gruppo Fondiaria.
Del resto Ligresti, che controlla attraverso le sue società  di uno sterminato patrimonio immobiliare, ha sempre avuto un’attenzione particolare verso un certo tipo di inquilini.
A Roma in un palazzo dei Parioli si erano sistemati l’ex ministro e attuale segretario del Pdl Angelino Alfano, il deputato finiano Italo Bocchino, l’ex direttore generale della Rai, Mauro Masi.
Qualche anno fa ha trovato casa in un immobile di Ligresti anche Marco Cardia, avvocato, figlio dell’allora presidente della Consob, Lamberto.
Già  che c’era l’immobiliarista di Paternò penso bene di offrire al rampollo del numero uno della Consob alcuni incarichi professionali.
Prontamente accettati dal diretto interessato.
E a proposito di padri e figli va segnalato tra gli amministratori di società  della galassia Ligresti anche Luigi Pisanu, erede di Beppe, politico già  democristiano, ex ministro, ora Pdl.
Nell’elenco c’è posto anche per Simone Tabacci, che è consigliere d’amministrazione della Milano assicurazioni, controllata da Fondiaria.
Suo padre Bruno, una lunga carriera politica alle spalle, attuale assessore della giunta Pisapia a Milano, vive in un appartamento del gruppo Ligresti nella torre Velasca, grattacielo a pochi metri dal Duomo.
I La Russa ovviamente non sono gli unici avvocati del gruppo Ligresti.
A consigliare e assistere le aziende di famiglia troviamo da almeno un decennio un peso massimo come Carlo D’Urso, uno dei legali di riferimento dell’alta finanza nazionale.
Lo studio D’Urso viaggia a 1,5 milioni di compensi all’anno.
Infine, a proposito di famigli come non ricordare i parenti dei gran capi del gruppo Fondiaria?
Carriera assicurata, ad esempio, per Fabio Marchionni. Suo padre Fausto per dieci fino a gennaio del 2011 è stato amministratore delegato della compagnia di assicurazioni.
Poi c’è Alessandra Talarico, figlia di Antonio, classe 1942, strettissimo collaboratore del patron Salvatore, e Barbara De Marchi, moglie di Paolo Ligresti.
Insomma, tutto in famiglia.
Almeno fino a quando i Ligresti non avranno ammainato la bandiera.

Vittorio Malagutti
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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ANTICAMORRA PORTA A PORTA: UNA DIRIGENTE SCOLASTICA VA A PRENDERE OGNI GIORNO A CASA I RAGAZZI DIFFICILI PER PORTARLI A SCUOLA

Gennaio 20th, 2012 Riccardo Fucile

MA LA LOTTA ALLA DISPERSIONE SCOLASTICA PUO’ ESSERE AFFIDATA SOLO ALLA BUONA VOLONTA’ DELLE PERSONE?

Bisogna eliminare il legame tra povertà  e dispersione scolastica, creando un progetto ad hoc per la città  e la Regione”; così Profumo un mese fa, a Napoli.
Napoli-dispersione: binomio quasi automatico.
Scampia — come Zen a Palermo — luogo “rinomato” solo per questa triste propensione. Qualche tempo fa un mio caro amico napoletano mi segnalava un articolo dell’Espresso sulla Festa dei Gigli, al quartiere Barra.
Alla presenza della cittadinanza locale — bambini inclusi —, colonna sonora quella del Padrino di Coppola, in una festosa atmosfera da saga paesana, pericolosi boss della camorra suggellavano — stretta di mano e bacio sulle labbra — il proprio arrivo alla festa, organizzata da uomini dello stesso clan.
E, nel corso della celebrazione collettiva, si ratificava il patto di sangue tra Angelo Cuccaro e Andrea Andolfi, pericolosi boss della zona.
Canzoni napoletane e festa pubblica della camorra, con tanto di benedizione di devoti acclamanti e macabra liturgia da parte del parroco colluso di turno.
Non è la rappresentazione kitsch della ‘ndrangheta semiseria di Cetto Laqualunque, sebbene ostentazione di ricchezze e volgarità  siano le stesse. Non fa ridere.
Ma non è un film dell’orrore, non è finzione, immaginazione, parossismo.
È la rappresentazione dell’orrore, una delle tante cui sono esposti bambini e ragazzi di una zona di uno dei Paesi più ricchi del mondo, con il patrimonio artistico e culturale maggiore di tutto il pianeta.
Nell’indifferenza generalizzata, considerato che la testata è ritornata ben due volte sull’increscioso argomento.
Ma tutto tace. Insensibilità  o rimozione, accettiamo che cittadini in formazione del nostro Paese socializzino l’opzione camorristica. Senza tutele, senza attenzione.
Nella logica da catarsi collettiva che consente, impietosendosi per un giorno e dimenticando il problema per i successivi 364, di tacitare coscienze e sentirsi un po’ migliori, ha suscitato scalpore a tempo determinato (ce ne siamo già  tutti scordati) la vicenda di Eugenia Carfora, dirigente della scuola media Viviani di Caivano, Napoli, che — in una solitaria opera di eroico volontariato (gli eroi di oggi sono sempre isolati volontari) — fa quasi ogni giorno un giro porta a porta per condurre in classe i figli recalcitranti di una delle zone più disperate — e più disperse — d’Italia.
Questo presidio di civiltà  — la scuola — è stato saccheggiato a più riprese, anche nei suoi arredi minimi, banchi e sedie; disertato a colpi di certificati medici da parte dei docenti, che in un luogo così problematico non vogliono stare, rischia di chiudere, per il numero limitato di alunni.
Per il momento non riceve risposta la richiesta della dirigente di accorpamento con un alberghiero e un laboratorio di mestieri, per creare un percorso di continuità  per gli alunni: l’idea che la scuola, almeno, si prende cura del loro povero futuro.
Profumo ha convocato a Roma Eugenia Carfora il 30 novembre, per ascoltarla. “Vedremo insieme come risolvere questo problema. Lei non è sola”.
Aspettiamo.
L’Italia è una, ma le sue realtà  sono molte.
Se la scuola è e deve rappresentare un modello di società , l’emergenza sociale di molte zone del Meridione non può non riflettersi su di essa, sul suo personale, su consapevolezza del mandato costituzionale, motivazione, disponibilità , coinvolgimento.
E non può non riflettersi sugli studenti che, con gli stessi occhi con cui vanno a scuola, hanno visto lo spettacolo del tributo all’illegalità , alternativa tangibile e vincente a tutto ciò che lì dentro magari qualcuno ha ancora voglia di provare a insegnare loro.
Quale forza d’impatto può avere la scuola — anche la migliore alla visione del mondo di bambini che, sin dalla più tenera età , partecipano alla luce del sole a cerimonie di investitura dei protagonisti della criminalità  organizzata e dell’anti-Stato?
Quanto varia da Cuneo ad Agrigento l’orizzonte di attesa di un cittadino rispetto all’amministrazione?
Varia con il mutare del panorama urbano, quello che determina il modo di percepire la realtà , la dignità  della cittadinanza, il sentirsi o meno membro di una comunità  che tutela e che va tutelata.
Molti bambini di Napoli — come in altre parti di Italia — hanno visto e guardato, vedono e guardano, l’immondizia, concreta o simbolica non importa. I loro occhi sono contaminati, come la loro possibilità  di credere nella legalità .
Infine, fino a quando lo Stato intende ignorare gli enormi problemi che investono soprattutto le grandi città  del Sud e continuare a confidare sulle forze di pionieri, missionari, donne e uomini di buona volontà ?
Fino a quando si perpetrerà  lo scandalo nazionale di una catena di colpevoli e di negligenze, connivenze e rimozioni decennali?

Marina Boscaino
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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