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A BOLZANO IL COMUNE REGALA 50 IPAD AI POLITICI E SPUTTANA 45.000 EURO

Gennaio 1st, 2012 Riccardo Fucile

CON I SOLDI PUBBLICI LA GIUNTA OMAGGIA CON UN TABLE DI APPLE I SUOI 50 CONSIGLIERI: “COSI’ POSSONO COMUNICARE VIA MAIL”… PECCATO CHE ABBIANO GIA’ TUTTI UN COMPUTER

Tagli alla politica? Macchè: omaggiamo con un bell’iPad tutti i 50 consiglieri comunali, a spese del contribuente.
Succede a Bolzano, dove per Natale è stato deciso di dare agli eletti un tablet della Apple per un costo complessivo di 45 mila euro.
La proposta è nata dal segretario generale del Comune, Helmuth Moroder, e subito sostenuta dai consiglieri comunali Paolo Berloffa (Unione per Bolzano) e Paolo Bertolucci (Pdl).
Tra i favorevoli il sindaco Luigi Spagnolli, del Pd: «Risparmieremmo moltissimo perchè i consiglieri ricerveranno sull’iPad le informazioni che ora arrivano cartacee: e quando i decadranno, restituiranno l’iPad o li riscatteranno», dice.
Spagnolli dimentica però di dire che il consiglio scadrà  nel 2015, e fra tre anni e mezzo quell’iPad sarà  decisamente obsoleto, vista la velocità  della tecnologia; nè aggiunge il dato più importante: già  ora è possibile farsi inviare per e-mail i documenti, un pc o uno smartphone ce l’hanno tutti, non c’era nessun bisogno del tablet.
L’idea del regali di Natale è stata sostenuta anche dall’Udc (Angelo Gennaccaro), mentre contraria era Franca Berti, capogruppo Pd: «Se effettivamente può essere utile un tablet per il lavoro dei consiglieri, dovremmo acquistarlo noi. In un momento così difficile sembra uno schiaffo alla miseria».
Nello stesso Pd però diversi consiglieri erano favorevoli, come Ubaldo Bacchiega e Sergio Bonagura, mentre Andrea Felis era contrario.
Contrari erano pure i Verdi, con Brigitte Foppa e Rudi Benedikter: «Un’iniziativa inutile che va rifiutata, il tema dello spreco di carta non è convincente, molti di noi ricevono già  la documentazione del Comune via e-mail», spiegano.
Tra i beneficiari dell’omaggio, tra l’altro, c’è anche la bionda deputata del Pdl Michaela Biancofiore, nota per il suo assenteismo in consiglio, che quindi può aggiungere il suo device elettronico a quelli che già  le ha dato in dotazione Montecitorio.
Ancora non si sa con certezza quale modello di iPad verrà  dato ai consiglieri, ma sicuramente sarà  l’iPad2, il più recente, sia con il WiFi sia con la connessione in 3G: quindi il prezzo per ogni tablet può variare da 605 a 806 euro, a seconda se sarà  scelto il modello da 16, da 32 o da 64 Gb.
Probabile che la scelta cada sul più caro, che quindi alla fine costerebbe quasi il doppio un normale laptop (che, ovviamente, potrebbe ricevere mail e documenti esattamente come l’iPad, ammesso che esitano consiglieri comunali a Bolzano che non abbiano già  un computer di proprietà ).
Il Comune di Bolzano non è nuovo a spese che fanno discutere.
Due giorni prima di Natale il Consiglio ha approvato la proposta dell’Udc (con i voti contrari di Pd, Prc, Idv e Sel, assenti i rappresentanti del Movimento 5 Stelle) che impegna a reperire nuovi fondi per la costruzione della faraonica chiesa dedicata a Madre Teresa di Calcutta, nel quartiere di Firmian.
Costo totale dell’opera, per la quale la Curia aveva appunto chiesto finanziamenti pubblici, è di circa 13,6 milioni di euro.
Il Comune aveva già  finanziato l’opera con tre milioni di euro, dopo aver donato il terreno dal valore di circa 1,3 milioni di euro.

Paolo Tessadri
(da “L’Espresso”)

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TREMAGLIA, UNA BIOGRAFIA CHE SPIAZZA: DA RAGAZZO DI SALO’ A FEROCE AVVERSARIO DI BERLUSCONI

Gennaio 1st, 2012 Riccardo Fucile

RESE OMAGGIO AI DUE ANARCHICI SACCO E VANZETTI, DIFESE I MAGISTRATI DI “MANI PULITE”, VOTO’ NO ALL’INTRODUZIONE DEL REATO DI IMMIGRAZIONE CLANDESTINA: “GLI IMMIGRATI DEVONO AVERE GLI STESSI DIRITTI CHE I NOSTRI EMIGRANTI HANNO OTTENUTO CON GRANDI SACRIFICI”

È morto Mirko Tremaglia, classe ’26, parlamentare di Futuro e Libertà , a lungo leader degli italiani all’estero e figura oltre tutti gli schemi: ha cominciato la sua “carriera” da fascista e volontario nella Rsi a 17 anni, l’ha finita votando contro il governo Berlusconi prima ancora della scissione finiana, indignato per l’introduzione del reato di immigrazione clandestina (a cui rifiutò l’appoggio) e per il cesarismo del premier-plutocrate, che sfiduciò già  il 29 settembre del 2010 con un plateale «no», dopo l’esposizione dei famosi cinque punti che avrebbero dovuto tenere insieme la maggioranza.
Tremaglia ha una biografia spiazzante per la becero-destra, quella che ha continuato a giocare con le suggestioni più trash del fascismo intorno all’uomo di Arcore.
Ex missino, è stato insieme al liberale Egidio Sterpa uno dei due ex ragazzi di Salò diventati ministri della Repubblica.
In quella veste non esitò a rendere omaggio a Sacco e Vanzetti, i due anarchici italiani giustiziati negli Usa per un omicidio che non avevano commesso e immortalati dalla più celebre canzone di Joan Baez.
«Nicola e Bart — ricordò — sono due di quegli italiani senza scarpe che varcarono l’Oceano in cerca di un futuro migliore e subirono l’attacco disumano di quanti nel mondo hanno sfruttato il lavoro dei nostri connazionali».
Aveva fatto parte della Commissione d’inchiesta sulla P2, fu uno dei sostenitori di Mani Pulite e di Antonio Di Pietro, non ebbe mai imbarazzi a schierarsi sulle questioni della legalità  e della lotta alla corruzione.
Scusi, ma che cosa si prova ad essere alleato di politici che volevano fermare le indagini? Le chiese una volta una giornalista.
E lui: «Guardi che Alleanza nazionale ha sempre avuto una posizione diversa da Forza Italia. Per quanto ne so, credo che Di Pietro andrà  al contrattacco e io sarò con lui. Senza guardare in faccia nessuno».
Era un anticomunista più che sincero, viscerale.
Nel 1988, membro di una delegazione guidata da Flaminio Piccoli in visita in Russia, indignato per le parole del leader dc sui caduti di guerra, battè i pugni sul tavolo del Cremlino, fece una scenata e abbandonò la sala perdendosi nei corridoi.
Eppure sapeva che la storia va avanti.
Un anno fa lo andarono a infastidire su un tema molto gettonato dai berlusconiani, quello del “compagno Fini” e dell’alleanza con la sinistra contro Berlusconi. Rispose serafico: «Noi votiamo per situazioni che determinano il fatto della sconfitta del premier, che poi ci siano gli uni o gli altri non importa».
Tremaglia lo avevo conosciuto negli anni ’80, durante l’annuale cerimonia commemorativa per la strage di minatori italiani a Marcinelle, in Belgio, una data che all’epoca solo la destra ricordava.
Gli italiani all’estero accorsi per partecipare erano camerieri, operai, edili, badanti, gente che ancora viveva ancora nelle baracche sognando il ritorno a casa e ai quali Mirko prometteva il diritto di voto come chiave di volta per “essere considerati”.
Dopo la Rsi era stato prigioniero nel campo di Coltano, lo stesso dove vennero rinchiusi Ezra Pound e Walter Chiari, e immagino che avesse un’idea molto chiara di cosa significa essere senza patria, discriminati, banditi, senza speranza.
Anche per questo si infuriò quando la “sua” riforma costituzionale per il voto all’estero fu impiastricciata dalle inefficienze dei consolati e dai brogli dei furbacchioni.
E ancor di più quando nel 2006, dopo la vittoria di Prodi determinata proprio dai voti degli emigrati, il Pdl lo mise sotto processo: «Berlusconi ha detto che manderà  in pensione gli italiani all’estero, ma sarò io a mandare in pensione lui».
La goccia che fece traboccare il vaso fu, nel 2008, l’approvazione del cosiddetto pacchetto Maroni, contro cui diede battaglia: «Siamo tutti moralmente oltre che politicamente impegnati — spiegò — a salvaguardare per gli immigrati gli stessi diritti che i nostri emigranti hanno ottenuto con tanti sacrifici».
Magari sembrerà  retorico ma credo che la vicenda umana e politica di Mirko Tremaglia possa essere tema di riflessione anche per chi non lo avrebbe mai votato o per chi in passato lo avrebbe mandato volentieri in esilio.
C’è un dna italiano — il rispetto per il lavoro, la capacità  di integrazione, un’idea alta della legalità  e dei diritti, l’attenzione ai deboli — che accomuna percorsi molto diversi e sul quale possiamo intenderci oltre ogni dato ideologico e ogni appartenenza politica.
E credo che l’unico bipolarismo che abbia un senso, oggi, nella tempesta di questa crisi sia appunto questo: essere dalla parte dell’Italia o da quella delle cento caste che l’hanno sbranata facendosi gli affari loro.

Flavia Perina
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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LUTTO NELLA POLITICA: E’ MORTO UN UOMO D’ONORE

Dicembre 30th, 2011 Riccardo Fucile

E’ MANCATO MIRKO TREMAGLIA, STORICO ESPONENTE DELLA DESTRA ITALIANA, UN PASSATO NEL MSI, ORA IN FUTURO E LIBERTA’…UNA VITA SPESA PER UN IDEALE POLITICO SENZA MAI UN’OMBRA

E’ morto, nella sua casa di Bergamo, l’ex ministro Mirko Tremaglia, storico esponente della destra italiana. Aveva 85 anni.
Ex ragazzo di Salò, esponente del Msi, poi di An, Tremaglia è stato ministro per gli Italiani all’Estero.
Eletto con il Pdl nel 2008 era poi passato al gruppo di Futuro e Libertà .
Sua è la paternità  della legge che ha riconosciuto il diritto di voto degli italiani residenti all’estero.
La sua vita fu segnata dalla scomparsa del figlio Marzio, dirigente giovanile del Fuan, a soli 42 anni.
All’età  di 17 anni aderì alla Repubblica sociale italiana.
Catturato dagli Alleati, scontò un periodo di reclusione. Poi si iscrisse all’università  Cattolica di Milano, da cui fu allontanato quando si scoprì il suo passato di ragazzo di Salò.
Successivamente si laureò in giurisprudenza e divenne avvocato.
Entrò nel Movimento sociale italiano già  nel 1948, dove è stato tra i più stretti collaboratori di Giorgio Almirante.
Per la prima volta fu eletto in Parlamento, come deputato, nel 1972.
Le “svolte”.
Dopo la svolta di Fiuggi, nel 1995, sceglie di aderire al progetto di Alleanza nazionale. Ed è l’organizzatore del viaggio di Fini negli Stati Uniti.
Nel 2001 fu eletto con la Casa delle libertà  e ricoprì l’incarico di ministro per gli italiani all’estero fino al 2006.
A questo periodo risale la sua battaglia politica per l’estensione del diritto di voto agli italiani che vivono all’estero, che ha comportato la modifica di tre articoli della Costituzione.
Norme che debuttarono nelle politiche del 2006.
Sempre vicino a Fini, Tremaglia seguì il presidente della Camera in Futuro e libertà  nel luglio del 2010.
Già  da tempo esprimeva giudizi molto critici nei confronti di Berlusconi.
Le reazioni.
“Perdo un grande amico, politico e personale”, dice il Presidente della Camera Gianfranco Fini, “un italiano generoso e appassionato, parlamentare esemplare e rigoroso, uomo politico coerente e dinamico”.
“La comunità  nazionale deve molto a Tremaglia, a partire dalla legge che ha consentito l’esercizio del diritto di voto dei nostri connazionali all’estero”.
“Tremaglia – prosegue Fini – ha offerto alla politica italiana il contributo della sua forte idealità , del suo alto rigore morale, della sua intensa dedizione ai valori della Nazione e della libertà .
Per il ministro degli esteri, Giulio Terzi, Tremaglia “si era interamente dedicato alla causa degli italiani nel mondo, alla   difesa ed alla proiezione dell’italianità    nel   mondo, della cultura e dei valori del nostro paese. Si era affermato come insostituibile   punto di riferimento delle nostre comunità  all’estero in tutti i continenti contribuendo attivamente, con la promozione delle necessarie modifiche normative, all’attribuzione agli italiani all’estero del fondamentale diritto di voto. Una figura storica che ha espresso e difeso nel modo più alto e significativo   i valori dell’italia positiva, lavoratrice ed orgogliosa di sè”.
Per il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, “per tutti coloro che hanno vissuto la storia della destra è stato un esempio di amore per l’Italia, di senso istituzionale ed è colui che ha dato voce e dignità  a tutti gli italiani nel mondo. Oggi tutti gli italiani, a prescindere dal colore politico, non possono non piangere la sua scomparsa”.
Per il leader Udc Pier Ferdinando Casini, “la politica sentirà  la mancanza di un uomo scomodo”.
Un abbraccio ai familiari da parte di tutta la Comunità  genovese di “Destradipopolo” e “Liguria Futurista”.

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BOSSI RUTTA INSULTI CONTRO NAPOLITANO, LA BASE PADAGNA LANCIA TURPILOQUI CONTRO MONTI, LA MAGISTRATURA NON FA NULLA, LA DESTRA DORME

Dicembre 30th, 2011 Riccardo Fucile

“TERUN” AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, CORI DI “VAFFANCULO” AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, MINACCE DI SECESSIONE “CON LE BUONE O CON LE CATTIVE”: A BERGAMO VA IN SCENA L’OSTERIA DELLA FECCIA LEGHISTA

Insulti, fischi e grevi ironie. Alla “Berghem Frecc” va in scena il peggio della Lega non più di governo che cerca di rinverdire agli occhi dei militanti l’immagine della “Lega di lotta”.
Obiettivi dello stato maggiore del Carroccio il premier Mario Monti ma soprattutto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, colpevole di aver fatto nascere il governo dei professori e di aver spinto sulle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità  d’Italia.
A dare il “la” agli attacchi è stato in prima persona il leader leghista, Umberto Bossi, che ha chiesto ai militanti che gremivano il palazzetto di Albino di “mandare un saluto al presidente della Repubblica”: è partita una lunga serie di fischi, proseguita con un gruppo di leghisti che dal fondo ha scandito all’indirizzo del presidente del Consiglio lo slogan ‘Monti vaffa…’: “Magari gli piace”, ha osservato ridendo l’ex ministro delle Riforme dal palco.
“Il presidente della Repubblica – ha detto il Senatur dal palco – è venuto a riempirci di tricolori, sapendo che non piacciono alla gente del nord”.
Secondo Bossi, che ha fatto riferimento alle guerre per l’unità  nazionale “tutti i giovani morti stavolta sparerebbero dall’altra parte”.
Quanto al governo di Mario Monti, il Senatur ha tenuto a sottolineare che “è stato voluto e messo lì dal presidente della Repubblica, non ce ne dimenticheremo”.
Da chi gli stava vicino sul palco è arrivata anche una voce che indicava le origini partenopee di Napolitano: “Non sapevo che l’era un terun”, ha chiosato il leader del Carroccio.
Bossi ne ha avuto anche per l’ex premier Silvio Berlusconi, definito “fedele alleato” di Monti nel realizzare “quello che dice la sinistra”.
Una bacchettata anche per l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, indicato da più parti come in rotta con il Pdl e sempre più vicino al Carroccio.
Secondo Bossi, Tremonti avrebbe sbagliato a introdurre l’8 per mille per la Chiesa, “perchè poi ci si dimentica la vera missione dei preti. Roma è piena di furbacchioni – ha aggiunto – non solo la politica ma anche il Vaticano”.
Quindi un nuovo riferimento alla secessione, anche se Bossi ora preferisce chiamarla “indipendenza”: “Noi dobbiamo andare a Milano a confermare che con le buone o le meno buone che Padania sarà : adesso ci siamo rotti le balle”. ha detto il Senatur riferendosi alla manifestazione contro il governo indetta dal Carroccio per il 22 gennaio nel capoluogo lombardo.
Chissà  se la magistratura leggerà  i resoconti giornalistici della serata da osteria e riterrà  finalmente di intervenire con le dovute denunce per vilipendio o farà  finta di nulla.
E se saranno felici certi elettori di “presunta destra”, sempre pronti ad allearsi con una feccia che in altre parti d’Europa nessuno ha mai osato portare al governo: giusto Berlusconi poteva farlo, in cambio dell’impunità  garantitegli dalle leggi ad personam che i leghisti erano sempre pronti a sottoscrivere.

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MONTI ACCELERA SULLA FASE DUE: LIBERALIZZAZIONI, TAGLI, GRANDI OPERE

Dicembre 29th, 2011 Riccardo Fucile

NEL MIRINO GIUSTIZIA CIVILE, REVISIONE DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI, REALIZZAZIONE OPERE PUBBLICHE

Un nuovo consiglio dei ministri nei primi giorni dell’anno (il 3 o 4), passaggio con i sindacati probabilmente il 9 per avviare il tavolo sulla riforma del lavoro, tutto pronto entro il 30 gennaio quando ci sarà  il Consiglio europeo specificamente dedicato alla crescita.
Tre i pacchetti sui quali lavora il governo e dei quali si parla da molto: uno dedicato alle liberalizzazioni, uno dedicato alle infrastrutture e uno dedicato al tema giustizia-economia.
Il piano illustrato ieri da Monti durante le tre ore di consiglio dei ministri,   prevede di dispiegare completamente la strategia della crescita dell’Italia in tempo per il 30 marzo quando sarà  presentato il Piano nazionale di riforme in Europa.
Nelle priorità  del governo anche la riforma del mercato del lavoro, soprattutto sotto forma di revisione degli ammortizzatori.
Sullo sfondo la possibile modifica dell’articolo 18 che trova l’opposizione di sindacati e Pd, mentre per i tagli alla spesa e la cosiddetta spending review sarà  necessario tutto il primo semestre del 2012: sarà  pronta in vista delle legge di Stabilità  2013.
Sul piano delle misure, bocche cucite.
Quello che è certo che saranno a costo assai ridotto o addirittura zero: come il taglio Irap per le assunzioni e l’Ace (defiscalizzazione per le imprese che investono).
Le risorse sono praticamente inesistenti e non è possibile (dopo 76 miliardi nel 2011) mettere in atto nuove manovre per recuperare fondi.
Per questo continua il pressing dall’esterno sul governo per la costituzione di un mega-fondo con attività  mobiliari e immobiliari da far sottoscrivere a banche e imprese, ma che membri autorevoli dell’esecutivo giudicano un “prestito forzoso”.
Tuttavia qualcosa filtra: obiettivo del ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera è quello di coinvolgere i privati nella realizzazione delle opere pubbliche attraverso il cosiddetto “project financing”.
Mentre prende corpo l’idea di una abolizione totale, con un unico provvedimento, delle tariffe minime di tutte le professioni esercitando la delega della legge di Stabilità .
Liberalizzazioni.
Forse è la carta che il governo intende giocare con maggiore determinazione, sfidando le ire di avvocati, notai, architetti, e di tutte le altre professioni.
Si chiama abolizione delle tariffe professionali minime: la norma è già  in mano al governo in base alla manovra d’estate e alla recente legge di stabilità .
L’esecutivo potrà  agire con un semplice regolamento di delegificazione abolendo tariffe e altre norme per ciascuna professione.
Non è escluso che il governo, invece di trattare con ciascuna professione, vari un regolamento unico e un decreto in cui si abolisce l’articolo 2233 del codice civile in base al quale le tariffe devono essere calibrate “all’importanza dell’opera e al decoro della professione”.
Il pacchetto liberalizzazioni dovrebbe recuperare anche gli interventi su taxi, farmacie e farmaci di fascia C.
Fin qui ciò che è probabile e che risulta da dichiarazioni di membri del governo o da indiscrezioni.
I nodi del dossier liberalizzazioni sono molto più ampi: nelle poste, ad esempio, la liberalizzazione non è ancora decollata per la mancanza di una authority specifica.
Ma soprattutto l’apertura totale ai privati dei servizi pubblici locali gestiti dai Comuni, dai trasporti, all’informatica, all’energia.
Gli enti locali possiedono 675 società , di cui 72 nell’energia, 52 aeroporti e interporti, 87 nel settore dell’acqua (la cui vendita tuttavia è bloccata dal referendum).
Tra queste società  si sono veri e propri giganti.
Crescita e tagli.
Accelerare sui brevetti e coinvolgere le aziende: scuola e ricerca sono i punti forti esposti da Francesco Profumo, rettore del Politecnico di Torino, presidente del Cnr e ministro per l’Università .
Obiettivo: produrre più brevetti, riuscire a far sbocciare dal rapporto tra università  e centri di ricerca nuove iniziative imprenditoriali.
L’idea è quella di aprire il Cnr e le Facoltà  a parteniariati con Fondazioni bancarie e imprese.
Quanto di questo si tradurrà  in norma non è ancora noto, tuttavia queste sono le intenzioni del ministro.
L’altro punto sul quale si conta, i cosiddetti “semi” per lo sviluppo, è costituito dal già  varato taglio dell’Irap per chi assume giovani e donne e dall’introduzione dell’Ace (defiscalizzazione degli investimenti delle imprese).
Niente per ora c’è sul fronte dello stimolo dei consumi: la filosofia del governo è che al massimo si possono dare aiuti al reddito e alle famiglie disagiate.
L’unica possibilità  di recuperare denaro sta nel taglio delle agevolazioni fiscali (alternativo all’aumento dell’Iva da ottobre) e dalla spending review ma sarà  un lavoro lungo e difficile.
Il governo pensa di poterlo portare a termine entro giugno: si dovranno consolidare i tagli lineari dove sono stati efficaci e sostituirli con azioni mirate dove hanno prodotto vere e proprie strozzature nelle amministrazioni dello Stato.
L’obiettivo è comunque quello di aggredire i 480 miliardi di spesa dello Stato e delle amministrazioni periferiche.
Infrastrutture.
Un piano grandi opere anche con capitali privati. E’ questo l’altro nodo sul tavolo del governo Monti.
L’obiettivo è quello di rilanciare le infrastrutture: su questo tema dovrebbe esserci un ulteriore sblocco di fondi e nuove disposizioni per facilitare il project financing e semplificare le procedure.
Secondo quanto annunciato dagli stessi ministri Passera (Sviluppo economico) e Barca (Coesione Territoriale) si punterebbe a otto-nove grandi opere per il Sud, a misure per attrarre capitali privati sulle infrastrutture e a favorire la deburocratizzazione.
Il ministro Corrado Passera è al lavoro su questi temi da tempo e nei giorni scorsi il Consiglio dei ministri ha fatto un primo passo: un provvedimento impone ad ogni ministero, dalla Sanità  alla Difesa, di approntare un documento pluriennale di pianificazione dei programmi di investimento per opere pubbliche.
Lo stato di avanzamento delle opere sarà  oggetto di un monitoraggio assai stretto: si terranno sotto controllo, con un sistema informatizzato, i lavori e l’utilizzo dei finanziamenti nei tempi previsti. In prima linea anche i Fondi strutturali.
Già  3,1 miliardi saranno concentrati su quattro settori: ferrovie, scuola, agenda digitale e occupazione dei lavoratori svantaggiati. Infine una nomina: su proposta del ministro per le Infrastrutture Corrado Passera, il consiglio dei ministri ieri ha nominato Pasquale De Lise direttore generale dell’Agenzia per le infrastrutture stradali e autostradali.
Mercato del lavoro.
E’ uno dei nodi più importanti sul tavolo del governo: la riforma del mercato del lavoro.
E l’articolo 18, che tutela i lavoratori licenziati senza giusta causa, è il tema più “caldo” sul quale il segretario del Pd Bersani e i sindacati hanno fatto muro.
Nel suo discorso di insediamento in Parlamento Monti ha assicurato che “non verranno modificati i rapporti di lavoro stabili in essere” e ha fatto riferimento ad un nuovo ordinamento.
In che direzione? Lo spostamento del baricentro della contrattazione collettiva verso i luoghi di lavoro, il sostegno alle persone senza impiego volto a facilitarne il reinserimento nel mercato del lavoro, costruito sul modello della flexsecurity danese e l’intenzione di colmare il fossato che si è creato tra garantiti e non garantiti.
Dopo lo sciopero di tre ore post manovra e i presidi dei tre segretari di Cgil-Cisl e Uil di fronte a Montecitorio i rapporti sembravano ai ferri corti tuttavia l’annuncio del ministro Fornero (Lavoro e Welfare) di un convocazione per il 9 gennaio sembrerebbe riaprire la partita.
Certamente il pacchetto di richieste dei sindacati, che ha in prima linea modifiche alla riforma delle pensioni e interventi sul potere d’acquisto, non coinciderà  con le proposte del governo sul mercato del lavoro.
Ma una prima carta che potrà  giocare la Fornero è quella dei nuovi ammortizzatori sociali e del contratto unico di inserimento.

Roberto Petrini
(da “La Repubblica“)

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LE AMICIZIE PERICOLOSE DI RENZO BOSSI: COCAINA, ESCORT E FESTINI

Dicembre 29th, 2011 Riccardo Fucile

IL FIDANZATO DELL’ASSESSORE REGIONALE MONICA RIZZI, SPONSOR DEL FIGLIO DEL SENATUR, RISCHIA DI METTERE NEI GUAI IL TROTA… UN’INDAGINE DELLA PROCURA SU UN GIRO DI AFFARI IMMOBILIARI

Un’amicizia “spericolata” rischia di portare nei guai giudiziari Renzo Bossi, figlio del leader della Lega.
Il legame è quello con Alessandro Uggeri, fidanzato dell’assessore regionale Monica Rizzi, che aiutò Bossi jr nella campagna elettorale delle regionali 2010.
Un’amicizia stretta al punto che il “Trota” – come il padre ribattezzò anni fa Renzo – trovò ospitalità  nella villa di Uggeri nelle settimane in cui combatteva per raccogliere preferenze.
In quella villa erano però state segnalati festini con escort e cocaina.
Le verifiche investigative hanno trovato conferma ai sospetti.
E a quelle serate sexy risultava presente anche Bossi jr. Il consigliere regionale leghista non è formalmente indagato, ma l’inchiesta comunque lo riguarda.
È un altro “scivolone” in un curriculum movimentato. in origine furono dei falsi (non suoi) e una gita spericolata con una moto a quattro ruote nei boschi di Ponte di Legno.
I fatti si svolgono a Brescia, la circoscrizione nella quale Bossi jr è stato eletto con 13mila preferenze, e qualche polemica.
Secondo i magistrati ad agevolarlo nella corsa al Pirellone sarebbero stati dei dossier fabbricati per eliminare dalle liste del Carroccio due avversari scomodi: un “aiuto” confezionato da un maresciallo delle Fiamme Gialle su mandato della Rizzi, bresciana, assessore regionale allo Sport e amica del Trota.
Per questa vicenda la Rizzi è indagata con l’accusa di trattamento illecito di dati protetti (il fascicolo è in mano al pm Fabio Salamone).
Una nuova grana che si aggiunge a quella relativa alla finta laurea in psicologia e alla presunta qualifica di psicoterapeuta infantile (l’assessore ha ammesso di avere millantato).
Ma torniamo a Bossi e alla campagna elettorale del 2010.
La Rizzi viene incaricata dal Senatur in persona di   spianare la strada al figlio.
Lei, che conosce Renzo da quando è piccolo, affronta l’impegno come una missione.
Il candidato Bossi jr viene alloggiato in un villone di Roè Volciano, sulle colline vicine a Salò.
Il proprietario di casa è appunto Uggeri: è con lui che a Ponte di Legno scorrazzano in quad in una riserva naturale distruggendo il campo di un contadino e imbattendosi in una guardia forestale (parte un colpo di pistola, dinamica ancora da accertare, indagano i carabinieri di Breno).
Uggeri è un tipo brillante. La sua villa, già  teatro di feste in stile Billionaire con fuochi d’artificio e elicotteri in giardino, diventa il quartier generale di Bossi jr. Uggeri gli fa da bodyguard, autista, confidente.
Assieme a Valerio Merola, in arte Merolone   –   rà s dei locali nella zona del Garda   –   diventa il suo compagno di scorribande notturne.
Ma i carabinieri di Brescia e la Guardia di Finanza stanno tenendo d’occhio Uggeri per una presunta frode fiscale: l’uomo   –   secondo gli investigatori   –   apre e chiude società  a un ritmo vorticoso.
Un sistema che gli consente di evadere il fisco e realizzare profitti.
Ed è nel corso di queste indagini che alcuni testimoni mettono i militari sulla pista dei festini con cocaina e prostitute.
Gli accertamenti sono alle battute finali. E confermerebbero che nella sua avventura bresciana il “Trota” si è affidato alle persone sbagliate. Incaricati di aiutarlo a fare incetta di voti, Uggeri & Co avrebbero utilizzato il giovane Bossi come cartina di tornasole.
Forse anche come biglietto da visita per i loro affari. In ambienti investigativi si racconta che in almeno una delle sue società  Uggeri avrebbe coinvolto il figlio del leader della Lega.
Altre indiscrezioni riguardano alcuni episodi imbarazzanti che sarebbero accaduti nei mesi scorsi: episodi “pubblici” con protagonisti Uggeri e lo stesso Bossi, nelle loro serate tra feste e locali.
Su questo punto, però, non ci sono conferme.
L’indagine è ancora coperta da uno stretto riserbo: ma il deposito degli atti è imminente.
Le ipotesi di reato più pesanti (droga, prostituzione), riguarderebbero Uggeri e un suo socio.

Paolo Berizzi
(da “La Repubblica”)

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PISCICELLI SULL’ELICOTTERO CHE ATTERRA SULLA SPIAGGIA

Dicembre 28th, 2011 Riccardo Fucile

ALL’ARGENTARIO L’IMPRENDITORE COINVOLTO NELL’INCHIESTA SULLA RICOSTRUZIONE DELL’AQUILA DENUNCIATO DAI VIGILI URBANI

Ha parcheggiato l’elicottero sulla spiaggia di Ansedonia e ha portato sotto braccio sua madre a mangiare al ristorante “Il cartello”, esclusivo locale dell’Argentario.
E’ successo il giorno di Santo Stefano.
Alla guida dell’elicottero c’era Francesco Maria De Vito Piscicelli, 49 anni, l’imprenditore edile arrestato per associazione a delinquere e corruzione nell’inchiesta sugli appalti della Protezione civile e diventato famoso per due intercettazioni telefoniche.
Nella prima rivelava al cognato il suo stato d’animo di fronte alla notizia del sisma dell’Aquila: “Alle tre e mezza di stanotte ridevo nel letto…”.
Nella seconda gli spiegava: “Là  c’è da ricostruire dieci anni”.
Piscicelli, brevetto di pilota, era partito nel primo pomeriggio da Roma e, invece di atterrare nello spazio ricavato nella sua villa sull’Argentario, sopra Santo Stefano, ha virato verso il ristorante.
Sono stati alcuni turisti, avvistato l’elicottero bianco e blu sulla spiaggia sabbiosa, a chiamare i carabinieri e poi i vigili urbani di Orbetello, lunedì alle tre del pomeriggio.
Qualcuno ha fatto notare all’imprenditore che non si poteva atterrare su un’area del demanio: “Ma io sono il comandante”, ha risposto Piscicelli.
Con i vigili urbani e i carabinieri il pilota dei giorni di festa si è giustificato spiegando che era stato costretto all’atterraggio in riva al mare per colpa del maltempo.
“C’era un vento di 25 nodi”, hanno spiegato gli stessi vigili.
Alcuni clienti, però, hanno confermato che Piscicelli aveva pranzato al “Cartello” con la madre. Di più, aveva prenotato.
Alle 15,30, quando la prima pattuglia è arrivata sulla spiaggia, Piscicelli e la madre, una signora di 75 anni, avevano già  selezionato le portate.
Firmato il verbale, il figlio ha portato a termine il pranzo ed è ripartito – in elicottero, questa volta da solo – verso la villa sopra Santo Stefano.
Ora l’imprenditore sarà  denunciato per uso improprio del demanio. Sarà  quindi inoltrato un rapporto alla Procura di Grosseto e all’Ente nazionale di assistenza al volo.
La guardia di finanza indaga sull’immatricolazione slovena dell’elicottero utilizzato. I vigili hanno rilevato, nel recente passato, alcune infrazioni compiute in barca da Piscicelli in questo tratto dell’Alto Tirreno. “Se quel pilota avesse avuto un’emergenza”, racconta il sindaco di Orbetello, Monica Paffetti, “avrebbe dovuto subito avvertire l’aeroporto di Grosseto”.
Cosa che non ha fatto. §
Francesco Maria De Vito Piscicelli è entrato nell’inchiesta Grandi opere – e nel filone fiorentino della Scuola dei Marescialli e in quello della ricostruzione di L’Aquila – con modi da protagonista.
Vicino alla vecchia Alleanza nazionale, si è assicurato l’appalto delle tre piscine di Valco San Paolo, a Roma, con un ribasso d’asta subito recuperato.
Le piscine sono ancora oggi chiuse, costi quadruplicati, a causa di un pilone fratturato. Piscicelli è stato intercettato e pedinato mentre acquistava tre orologi per funzionari della Protezione civile in una gioielleria romana, la stessa dove ha comprato “un bel regalo” per la storica segretaria di An: “Bisogna sbloccare i finanziamenti per la piscina”.
Alla moglie di Angelo Balducci, potente capo dei Lavori pubblici, a ogni scadenza l’imprenditore ha regalato un Rolex Submariner, due orologi della collezione Jaeger le Coultre e un Bang “da tre, quattromila euro”.
Conoscitore dell’area Argentario, Piscicelli per conto dell’amico Diego Anemone ha prenotato a sue spese una suite all’Hotel Il Pellicano per Carlo Malinconico.
Toccato da tutte queste rivelazioni, lo scorso marzo ha ingoiato un flacone di Tavor.
Il suo avvocato ha spiegato che le sue aziende sono in difficoltà . A Santo Stefano, però, ha scelto di portare mamma a mangiare il pesce.
In elicottero.

Corrado Zunino e Laura Montanari
(da “La Repubblica“)

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DALLE RISATE SULLE VITTIME DEL TERREMOTO DELL’AQUILA ALL’ELICOTTERO PER MAMMA’

Dicembre 28th, 2011 Riccardo Fucile

PER PORTARE LA MAMMA AL RISTORANTE E’ ATTERRATO SULLA SPIAGGIA DI ANSEDONIA SENZA PERMESSO… DURANTE LA NOTTE DEL TERREMOTO RIDEVA BEATO, PREGUSTANDO I GRANDI AFFARI SULLA CARNE DEI MORTI

Ma, diciamo la verità , più ancora dello sgangherato riccastro esibizionista è la signora mamma che offende la fantasia degli italiani, la mamma che non gli ha mollato un sonorissimo ceffone, la mamma che è salita come una diva del muto sul missile del suo guaglione pacchiano e filibustiere già  messosi in pessima mostra.
Tutte le mamme italiane che conosco si sarebbero vergognate di un simile scarafone, anche a nome dei nonni e degli avi, sino alla settima generazione.
Entra dunque, questa mamma di Piscicelli, nella storia degli orrori italiani e cancella, con un solo giro d’elica, la piscina di Ceppaloni a forma di conchiglia, i furbetti del quartierino, le scarpe cucite a mano e le barche di D’Alema, “la patonza deve girare”, la casa di Scajola, il mutuo di Scilipoti…
Neppure il comico Panariello, che pure dell’antropologia del nuovo ricco ubriaco di se stesso è riuscito a fare una maschera di grande successo, era arrivato a immaginare la vecchia mamma che a 75 anni si compiace per lo shuttle del suo sbruffone parcheggiato sulla sabbia davanti al ristorante nel giorno di Santo Stefano.
E non è una faccenda di ricchezza.
Possedere un elicottero privato non è di per sè vergognoso e i soldi non sono la crusca del diavolo.
Insomma, un uomo che ha un elicottero, e dunque case e ville e spazi, non è un immorale nè un immoralista, nè – figuriamoci – un epicureo senza principi e nemmeno un capitalista alla Dickens.
Ma un elicottero che atterra sulla spiaggia è una cafoneria esibita per abbagliare, tanto più in tempi di crisi, di privilegi, di tagli e di tasse. Insomma gli italiani non ce l’hanno contro i ricchi e dunque nella reazione della gente che ad Ansedonia ha chiamato i carabinieri c’è innanzitutto lo spavento e la meraviglia perchè simili scene si giustificano solo con l’emergenza: una malattia, un incidente, un organo da trasportare per un trapianto.
Ed è ovvio che, quando invece si è capito che l’elicottero era lì per il pesce al sale, sia subentrata l’indignazione contro i cafoni, contro una mutazione antropologica del brubru classico che abbraccia tutta la pienezza dell’attuale vita italiana, un malcostume che non si inscrive in nessuno dei vecchi codici conosciuti della volgarità  nazionale, neppure in quello dei criminali incalliti che trasportano in elicottero partite di droga o diamanti e solo per sberleffo atterrebbero sulla spiaggia di fronte a un ristorante.
Nell’elicottero di Piscicelli si sintetizza invece la giostra degli energumeni della nuova Italia malata che diventa cricca durante un terremoto per avventarsi sulle aree edificabili, si fa faccendiera nei governi per lucrare case e donne, si organizza in lobby nelle anticamere dei palazzi per trafficare in nomine, si mostra sguaiata in una giornata di relax natalizio ed è già  pronta ad indossare nuove maschere, non nella delinquenza ma nell’arraffo e nell’ostentazione.
Ecco perchè qui non ci può essere l’invidia sociale, perchè nessuna persona normale sogna di andare al ristorante in elicottero con la vecchia amata mamma.
Tanto più che il nome Piscicelli, napoletano di antica famiglia, rimanda a quel precedente turpe, a quella intercettazione nella notte dell’Aquila: “Io ridevo stamattina alle 3 e mezza davanti a quella “roba” del terremoto”.
C’è insomma un rapporto concreto tra il terremoto e l’elicottero ovviamente visto, a torto o a ragione, come il bottino, come il frutto dello sciacallaggio. I terremoti infatti fanno parte della storia del nostro Paese e tutti sappiamo che ogni terremoto ha i suoi sciacalli che, come fece appunto Piscicelli per l’Aquila, si fregano le mani prima di avventarsi sulle disgrazie. In passato predavano anelli e denti d’oro, oggi i soldi dello Stato e gli appalti per la ricostruzione.
Quell’elicottero dunque è atterrato ad Ansedonia come un terremoto.
Ed è stato prima accolto come una violenza e poi decifrato per rileggere il codice della cricca, il linguaggio del potere corrotto e degradato anche nei simboli, nelle apparenze eccessive, negli appagamenti abbaglianti, nella volgarità  che ormai in Italia è come un chiodo, come una vite che ad ogni nuovo movimento fa un giro in più.
E su questo sciacallaggio e su questa pacchianeria, su questo elicottero, è volata, come dicevamo all’inizio, la degradazione della devozione filiale, la complicità  della mamma, della vecchia signora che non ha saputo dire al figlio: “Non farmi vergognare di averti messo al mondo”.
C’è insomma il ribaltamento del più italiano dei comandamenti, il solo inappellabile: non più onora, ma disonora il padre e la madre.

Francesco Merlo
(da “La Repubblica”)

argomento: Costume, denuncia, Giustizia, radici e valori, terremoto | Commenta »

“LA CORRUZIONE DILAGA, CAMBIAMO SUBITO LE LEGGI”

Dicembre 27th, 2011 Riccardo Fucile

INTERVISTA AL PRESIDENTE DELLA CORTE DEI CONTI: “NON SERVONO INTERVENTI EPISODICI, SOLTANTO REPRESSIVI: LA LOTTA DEVE ESSERE SISTEMICA”

L’Italia, nella lotta alla corruzione, che “inquina e distrugge il mercato, non arriva alla sufficienza”.
È drastico il giudizio di Luigi Giampaolino, dal luglio 2010 presidente della Corte dei conti. Che non vede, innanzitutto, “un vero, reale, profondo, sostanziale rivolgimento morale” rispetto alla “mala amministrazione”.
La sua esperienza al vertice della Corte, ma prima ancora all’Authority dei Lavori pubblici, la rende un testimone prezioso sul fronte della corruzione. Se oggi dovesse dare un voto all’Italia sulla lotta al fenomeno quanto le darebbe?
“Meno della sufficienza, perchè si è proseguito sostanzialmente con un’azione, peraltro episodica, soltanto repressiva. La lotta alla corruzione dev’essere invece di sistema. Essa deve iniziare dalla selezione qualitativa e di merito degli operatori, sia pubblici che privati. Proseguire con il controllo e la vigilanza sul loro operato. Concludersi valutando i risultati. Tutto ciò che fuoriesce da questo schema genera mal’amministrazione e corruzione: anzi, è esso stesso mal’amministrazione e corruzione”.
In questi anni cos’è successo? La corruzione è aumentata, è diminuita, è rimasta stabile?

“à‰ una domanda alla quale non si può rispondere, con apprezzabile precisione in via quantitativa. L’impressione è che sia rimasta stabile, soprattutto perchè non si avverte un reale, profondo, sostanziale rivolgimento morale; l’onestà , in ogni rapporto anche privato; la valenza del merito; l’etica pubblica; il rispetto del denaro pubblico e di tutte le risorse pubbliche, che sono i beni coattivamente sottratti ai privati e dei quali si deve dar conto”.
Ha avvertito nella pubblica amministrazione e nelle imprese da una parte, nei governi dall’altra, un cambio di sensibilità ?
“La pubblica amministrazione, anche a seguito della crisi economica, sembra che miri ad avere maggiore consapevolezza della situazione di privilegio in cui talvolta si trova. Quanto alle sue funzioni, ancora non si è realizzata una più rigorosa selezione nella provvista e la garanzia di vagliate e consolidate professionalità , che sono tra i primi antidoti contro la corruzione nei pubblici apparati. Le imprese sembrano avere maggiore consapevolezza della portata disastrosa della corruzione per l’economia in generale, e di conseguenza per esse stesse. Non va dimenticato che la corruzione fa prevalere quelle peggiori, inquina la concorrenza, peggiora, se non distrugge, il mercato”.
Gli articoli che puniscono corruzione e concussione, ma anche il falso in bilancio e i reati connessi, sono adeguati o andrebbero rivisitati?
“Andrebbero rivisitati, avendo a parametri non tanto il bene e il prestigio della pubblica amministrazione, ma i valori costituzionali, in particolare gli articoli 97 (buona amministrazione, ndr.) e 41 (libertà  d’impresa, ndr.). Indicazioni giunte, per la verità , dalla stessa dottrina penalistica fin dagli anni ’70, ma rimaste per buona parte inattuate nella riforma dei reati della pubblica amministrazione. In particolare, la fattispecie del falso in bilancio andrebbe ripristinata in tutta la sua portata di tutela di beni fondamentali dell’economia e di sanzioni di comportamenti che ledono”.
Dall’Europa viene spesso la raccomandazione a modificare la prescrizione, i cui termini sono troppo stretti per perseguire reati complessi e “nascosti” come la corruzione. Lo trova un allarme necessario?
“à‰ senza dubbio giusto”.
La Ue e l’Onu hanno approvato convenzioni internazionali che l’Italia tarda a ratificare. Se ne può fare a meno?
“à‰ un grave errore, soprattutto perchè da lì arrivano modelli vincenti di lotta alla corruzione. Non misure solo repressive, ma accorgimenti organizzativi delle strutture pubbliche e delle imprese private, come nel caso del decreto legislativo 231 del 2007 sulla responsabilità  amministrativa delle imprese, emanato proprio per attuare una convenzione internazionale. Ma è soprattutto con i rimedi organizzativi interni alla pubblica amministrazione che occorre agire. Ciò che, per la verità , già  in parte persegue il disegno di legge sull’anticorruzione, ora in discussione alla Camera”.
Non trova anomalo che quel ddl, dopo due anni, non sia stato ancora approvato?
“Senza dubbio è un ritardo da lamentare e in più di un’occasione, nelle mie audizioni in Parlamento, me ne sono lamentato”.
Il contenuto della legge è sufficiente?
“Non lo ritengo tale nell’ultima versione frutto dei lavori in commissione. Occorre una rigenerazione fondata sul merito e sulla professionalità  delle pubbliche amministrazioni. Serve un’effettiva, indefettibile, concorrenza, nel mercato. Ci vogliono una generale trasparenza, un’estesa dotazione di banche dati, una seria vigilanza ed efficaci controlli”.
Il neo ministro della Giustizia Paola Severino propone di introdurre la corruzione tra privati all’interno dell’impresa. Utile o superfluo, visto che le leggi già  esistenti vengono aggirate
“Sono d’accordo col Guardasigilli, dal momento che le imprese devono essere chiamate, con le loro responsabilità , a ovviare ai grandi fenomeni corruttivi”.
Che ne pensa dell’Authority anticorruzione proposta da Francesco Greco
“Dovrebbe essere oggetto di attenta meditazione. Le Autorità , per essere efficaci, hanno bisogno di una riflessione ordinamentale e di efficaci poteri d’intervento e di sanzioni. La corruzione è un male che pervade tutto il sistema e quindi, solo con il concorso di tutte le Istituzioni, può essere combattuta”.
Fu negativo abolire l’Alto commissariato? Serviva, o era solo un carrozzone?
“Vorrei astenermi dall’esprimere un giudizio sulla sua utilità . C’è, innanzitutto, la pubblica amministrazione che deve essere richiamata ai suoi alti compiti e alla sua vera essenza. C’è la Corte dei conti, nella sua struttura centrale e in quella ramificata in ogni Regione, che deve essere modernizzata e potenziata. C’è il giudice penale, con le sue estreme sanzioni che avrebbero bisogno, però, di un processo che le rendesse realmente efficaci”.
Un ultimo quesito. L’Italia affronta un drastica manovra economica. Era necessario inserirci un duro capitolo sull’evasione fiscale?
“La manovra, in tutte e tre le scansioni succedutesi quest’anno, è molto fondata sulle entrate e su un rilevante aumento della pressione fiscale. La lotta all’evasione rientra in una tale strategia, anche se non va dimenticato che quanto più viene elevata la pressione fiscale, tanto più vi è pericolo d’evasione. à‰ necessario pertanto spostare l’attenzione anche su altri fattori della struttura economica. Il problema strutturale rimane quello della spesa pubblica e di una riduzione qualitativa della stessa. Una “dura” lotta all’evasione fiscale presuppone sempre, come contro partita, una severa attenzione su come si spendono i soldi pubblici e la certezza che vi sia un’eguale osservanza di tutti gli altri obblighi costituzionali che contornano, se non addirittura sono il presupposto, di quello previsto dall’articolo 53 della Costituzione, l’obbligo per tutti di concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità  contributiva”.

Liana Milella
(da “La Repubblica”)

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