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STIPENDI PARLAMENTARI: A DECIDERE I TAGLI SARANNO LE CAMERE…I CONSIGLI PROVINCIALI DECADONO ENTRO MARZO…NIENTE LIBERALIZZAZIONE PER I TAXI

Dicembre 13th, 2011 Riccardo Fucile

MANOVRA: DOPO LE POLEMICHE PER LA MINACCIA ALL’AUTONOMIA DEL PARLAMENTO, IL GOVERNO AFFIDA L’ADEGUAMENTO ALLE AULE DEL SENATO E DI MONTECITORIO

Il governo sta presentando in queste ore alle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera i suoi emendamenti alla manovra economica.
Tra i più attesi quelli su pensioni e tassazione degli immobili, che non sono però ancora stati depositati.
Ecco invece le modifiche già  presentate.
Stipendi onorevoli.
Sarà  il Parlamento a provvedere al taglio degli stipendi di deputati e senatori adeguandoli alla media europea.
E’ quanto prevede l’emendamento del governo alla manovra.
Il testo del decreto approvato dal Consiglio dei ministri stabiliva che dovesse essere il governo, con un   decreto, ad adeguare gli stipendi dei parlamentari in base ai risultati della commissione Giovannini, al lavoro da settembre per individuare la media dei trattamenti economici dei parlamentari europei.
Poichè questa norma ha creato polemiche sul rischio sul rischio che potesse essere intaccata l’autonomia delle camere, l’emendamento del governo ora prevede che “il Parlamento e il governo, ciascuno nell’ambito delle proprie attribuzioni, assumono immediate iniziative idonee a conseguire gli obiettivi”.
La nuova norma non fissa però un termine preciso.
Abolizione province.
Altro emendamento presentato oggi dal governo pervede che gli organi in carica delle province decadranno il 31 marzo 2013 mentre slitta dal 30 aprile al 31 dicembre 2012 il termine entro il quale le funzioni delle province dovranno essere trasferite ai Comuni o alle Regioni.
Il testo stabilisce una disciplina transitoria per gli enti in scadenza anticipata, facendo doverosa salvezza delle prerogative delle province autonome.
La manovra rinviava a legge statale, senza riferimenti temporali, la determinazione del termine decorso il quale gli organi in carica delle Province decadono.
Niente liberalizzazione dei taxi.
“Il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea” viene escluso “dall’ambito di applicazione” dalle misure di liberalizzazione delle attività  economiche previste dall’articolo 34 della manovra. Lo prevede un altro emendamento del governo.
Estesa mobilità  sottoposta all’Autorità .
Anche la “mobilità  urbana collegata a stazioni, aeroporti e porti” nonchè le infrastrutture e reti “stradali e autostradali” vengono sottoposti alla vigilanza dell’Autorità .
E’ quanto prevede un emendamento del governo che cambia la norma della manovra che limitava i compiti dell’Autorità  a “garantire condizioni di accesso eque e non discriminatorie alle infrastrutture e alle reti ferroviarie, aeroportuali e portuali”.
Non erano comprese nè le autostrade nè i servizi da a per stazioni e aeroporti.
Salvi i compensi dei consigieri di circoscrizione.
I Consiglieri delle Circoscrizioni o quelli delle Comunità  montane oggi in carica manterranno il loro gettone sino a fine mandato.
Il decreto stabilisce la gratuità  delle cariche negli enti territoriali non previsti dalla Costituzione.
Tale norma, quindi, entra in vigore solo con il rinnovo delle cariche.

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PORTABORSE: I 630 DEPUTATI PRENDONO 4000 EURO AL MESE PER DOTARSI DI UN ASSISTENTE, MA SOLO 230 NE HANNO ASSUNTO UNO

Dicembre 12th, 2011 Riccardo Fucile

IL LAVORO NERO DILAGA PERCHE’ NON SONO PREVISTI RENDICONTI: PER I PORTABORSE CONTRATTO A PROGETTO A 700 EURO AL MESE…. MA MOLTI DEPUTATI SI METTONO I SOLDI IN TASCA

Ogni parlamentare riceve quattromila euro al mese per le spese di comunicazione e segreteria: ma a Montecitorio in 400 non hanno nessun portavoce contrattualizzato.
Pd e Idv hanno presentato un’odg: i collaboratori siano assunti direttamente da Camera e Senato, così da non far passare i soldi dalle tasche dei politici.
Le proposte sono state bocciate.
Ma Pardi ci riprova: “Settimana prossima quando a Palazzo Madama arriverà  la manovra”
Quattromila euro finiscono ogni mese nelle tasche di ciascuno dei mille parlamentari italiani per far fronte alle spese di segreteria e comunicazione, in pratica per i famosi portaborse.
Ma da poche di quelle tasche escono per andare realmente in quelle dei collaboratori.
Alla Camera su 630 deputati solamente 230 hanno assunto un assistente, con contratti a progetto e per importi medi di 700 euro.
Il dato del Senato non si conosce: Palazzo Madama non lo ha mai comunicato, ma dei 315 senatori pochi non hanno un assistente personale.
L’unica cosa certa è che tra i mille parlamentari nessuno ha mai rinunciato a quello che un tempo si chiamava “fondo per la segreteria” e che oggi è stato ribattezzato nel molto più generico “fondo eletto-elettori”. 3690 euro affidati a ogni deputato che può farne ciò che vuole senza dover presentare giustificativi nè ricevute nè altro che dimostri l’uso che ne ha fatto.
La presidenza della Camera è al corrente del malcostume che vige tra i deputati e nel 2009, dopo un’indagine dell’ufficio del lavoro, tentò di mettere un freno al lavoro in nero che gli stessi parlamentari alimentano.
Gianfranco Fini vietò l’ingresso a Montecitorio a quanti non avevano un contratto regolare.
Il primo luglio, giorno in cui entrò in vigore la regolamentazione, ben 200 portaborse risultarono in nero: rimasero fuori dalla Camera perchè i loro budget erano stati cancellati.
I deputati per far entrare i propri assistenti trovarono facilmente un escamotage: farli accedere tra il pubblico, come visitatori.
Norma aggirata e attenzione sulla vicenda diminuita in poche settimane.
Oggi, con la manovra lacrime e sangue imposta ai cittadini, il tema è tornato più che attuale: i tanto promessi tagli alla politica in realtà  si sono tradotti in misure considerate molto blande e nel maxiemendamento, che sarà  presentato alla Camera domani, saranno ulteriormente ridotti gli interventi a scapito della Casta: nella migliore delle ipotesi tutto sarà  rimandato alla prossima legislatura.
“Fanno tutti il gioco delle parti”, dice Sandro Gozi, il deputato del Partito Democratico che da più di un anno sta cercando di presentare un ordine del giorno per rendere più trasparente “almeno la parte di fondi che viene dato ai parlamentari senza controllo, come i quattromila euro che vengono riconosciuti per i portaborse”, spiega.
Oggi Gozi si è rivolto direttamente ai presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani affinchè intervengano. “Ieri hanno negato che saranno tutelati gli interessi della cosiddetta Casta e garantito che il trattamento economico sarà  adeguato agli standard europei, allora perchè non cominciare proprio dalla gestione dei portaborse?”, si chiede Gozi. Al Parlamento europeo i collaboratori dei deputati vengono assunti e stipendiati direttamente dall’amministrazione e non dai singoli politici, a cui non viene quindi versata alcuna indennità . E così funziona in quasi tutti i paesi dell’Europa: i soldi non passano per i parlamentari.
In Germania è il Bundestag a pagare mentre in Inghilterra sono gestiti da un’agenzia indipendente.
“In Italia vengono dati a noi quattromila euro e ognuno può farne liberamente quel che vuole”, spiega Gozi.
I deputati del Pd versano “duemila euro al mese circa al gruppo del partito per far fronte alle spese di segreteria e i restanti duemila sono destinati ai collaboratori, ma nessuno deve presentare alcuna ricevuta o altro. Quindi io ho proposto di assegnare alla Camera e al Senato il compito di assumere i collaboratori e dare i soldi al partito di appartenenza e non far passare i soldi dalle mani del deputato perchè la situazione è diventata indecente”, si sfoga Gozi che ha due collaboratori regolarmente assunti.
Complessivamente, solo per quanto riguarda i fondi per i collaboratori, Camera e Senato versano oltre 24 milioni di euro all’anno senza sapere dove finiscano, come e perchè.
La proposta di Gozi, oltre a far risparmiare fondi allo Stato, “porterebbe alla luce un giro di lavoro nero e sfruttamento davvero indecente e che si protrae da anni come malcostume diffuso”. Tra i parlamentari.
Gli stessi che devono limitare il lavoro nero e portare avanti la lotta all’evasione fiscale, sono i primi, dunque, ad “alimentare un sistema totalmente privo di controlli e trasparenza”.
Ma l’odg di Gozi proprio non riesca a essere approvato. “A giugno tutto il gruppo lo aveva condiviso e presentato a unanimità , ma poi mi è stato detto che non si poteva presentare per un motivo o l’altro. Adesso mi dicono che non si può inserire come emendamento a questa manovra, così mi sono rivolto direttamente a Fini e Schifani e vediamo come si comporteranno. Io voglio trasparenza. Questi quattromila euro devono essere spesi per i collaboratori? Voglio vedere i contratti di assunzione. Oppure le ricevute per cui ogni mese si spiega dove vanno quei soldi. Siano la Camera e il Senato a dare i soldi ai collaboratori assunti regolarmente. Se c’è chi oggi se li intasca o assume regolarmente i collaboratori o rinuncerà  a quei fondi”.
In linea con Gozi anche l’Udc e l’Idv.
Pancho Pardi ha avuto più fortuna di Gozi e al Senato è riuscito a portare in aula lo scorso agosto e far votare un ordine del giorno che invitava a equiparare al sistema Europeo la gestione dei collaboratori. Ma è stato bocciato.
Non stupisce, ovviamente, che la Casta protegga se stessa.
“Ma ora i tempi sembrano cambiati”, dice Pardi. Il senatore dell’Idv annuncia che settimana prossima, quando la manovra del governo Mario Monti arriverà  per il voto a Palazzo Madama, lui ripresenterà  l’ordine del giorno, magari camuffato da emendamento ma, spiega, “il modo per portarlo in aula lo trovo sicuramente, perchè magari questa volta lo votano. Adesso sono tutti attenti e bravi, vediamo come si comportano”, dice.
“La giusta rabbia dei cittadini va fronteggiata, bisogna essere capaci noi per primi di prendere dei provvedimenti di trasparenza e sacrificio. Almeno proviamoci”, aggiunge.
Così, la questione dei portaborse “potrebbe essere un primo passo importante: invece di tagliare l’indennità  ai parlamentari si compie un’operazione di pulizia e trasparenza; le risorse vengono gestite dalle Camere, i parlamentari non vedono un euro, i collaboratori vengono pagati in base a contratti regolari”.
Ad agosto il centrodestra votò contro. E anche oggi i segnali che arrivano dal Pdl non sono dei migliori, anche perchè c’è chi, come Paniz sostiene che i soldi per i collaboratori siano pochi. “Se lo metti in regola, 3000 euro per un collaboratore non bastano. All’estero, come dimostrano tutte le statistiche serie, i parlamentari guadagnano più di quelli italiani”.
Le statistiche serie dicono il contrario: gli eletti nel Belpaese sono quelli che percepiscono il compenso maggiore.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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RUBY SI PROSTITUIVA GIA’ DA MINORE, IN AULA LA CHAT DELLA BERARDI: “SABATO DA PAPI”

Dicembre 12th, 2011 Riccardo Fucile

SENTITO IN AULA L’INVESTIGATORE CHE HA VISIONATO I SUPPORTI INFORMATICI: ESIBITE ALLA CORTE DIVERSE FOTO DI BACI SAFFICI DELLE RAGAZZE E TRAVESTIMENTI SEXY

Il vice questore Giorgio Bertoli compulsa le carte, poi legge: “Sabato devo essere da Papi”.
E ancora: “Dormo da sola, non mi piace dormire con i clienti”.
Quindi rassicura: “Cambio lavoro, non lo farò in eterno”. Il dialogo è tra Iris Berardi e il suo fidanzato di allora Fabio Bongioanni. Dialogo in chat messo agli atti del Rubygate e snocciolato oggi in aula davanti ai giudici.
Tema dell’audizione: il contenuto dei supporti informatici.
Tradotto: telefonini, iPad e computer. Saltano fuori fotografie, baci saffici e travestimenti sexy. Si prosegue: “Le ragazze vanno in ferie e lui sta dando i soldini a tutti”.
Quindi il 23 novembre chiede: “Cosa fai stasera bunga bunga?”. Nessuna risposta. L’argomento, nel frattempo, è stato messo sul piatto.
Udienza al via poco dopo le nove e trenta.
E mattinata che scivola via con le ultime battute della deposizione di Marco Ciacci, capo della squadra giudiziaria della polizia di Stato.
Solo il tempo di ribadire che “Ruby si prostituiva anche da minorenne”.
Circostanza “confermata dalle intercettazioni e dalle testimonianze”.
Tra queste quelle di Katia Pasquino e Giuseppe Villa, titolare di un locale. Di più: “C’erano una serie di elementi convergenti” che dimostravano, all’epoca delle indagini, come Ruby“compisse atti sessuali a pagamento” alle serate ad Arcore.
Ma non c’è solo il bunga bunga.
C’è di nuovo e ancora la famosa notte in Questura del 27 maggio 2010.
Notte in cui Silvio Berlusconi telefonò più volte al capo di gabinetto Pietro Ostuni per liberare la marocchina e lasciarla nelle mani di Nicole Minetti.
Piccolo sunto: in quel 27 maggio Ruby viene fermata in corso Buenos Aires dopo che la Pasquino chiama la polizia denunciando di aver subito da lei un furto.
Quindi l’arrivo in via Fatebenefratelli, le telefonate dell’allora premier e l’accusa di concussione.
Da lì in poi, però, la presidenza del Consiglio, sostiene Ciacci, non ci metterà  più becco. Soprattutto dopo che il 5 giugno 2010 Ruby viene fermata per una seconda volta in seguito a un diverbio con Michel Coincecao.
Portata sempre in Questura e da qui spostata in diverse comunità . Almeno tre. L’ultima quella di Sant’Ilario a Genova.
Ma se Berlusconi, dopo la bufera del 27 magio, si disinteressa della ragazza, la palla passa a Lele Mora e figlia che da quel momento in poi iniziano a fare pressing per avviare le pratiche di adozione. Il resto della mattinata si perde, manco a dirlo, tra le tante opposizioni della difesa.
Su tutte la richiesta al tribunale di acquisire prima tutte le prove e poi iniziare a sentire i testimoni.
Da qui lo stop annunciato. Con i giudici che si prendono quasi un’ora per la stesura della seconda ordinanza in cui si dà  atto dell’acquisizione di tutte le prove.
Pronti via e si riprende. Sfilano i tre traduttori dal portoghese, dallo spagnolo e dall’arabo. Due donne e un uomo.
Si passa ai sequestri del 14 gennaio 2011.
L’agenda di Iris Berardi. La prima pagina cattura subito l’attenzione degli investigatori. Si legge: “Comprare pelliccia, macchina fotografica, andare in Brasile e comparare casa”. Sempre nello stesso libretto la polizia trova coincidenza con i riscontri.
Il 15 gennaio: “Andare a Milano da Marysthell (la più simpatica di Silvio)”.
Il 27 gennaio: “Andare da Papi”.
A marzo la Berardi annota “mettere via almeno 10mila euro”.
E ancora: “Sette marzo duemila Papi”. Il 13 marzo “Papi duemila”.
E così fino al 3 agosto. I primi riscontri, sostiene Bertoli, danno buone indicazioni. Tre date (27 febbraio, 5 e 25 aprile) mettono assieme e Ruby e Iris ad Arcore.
Quindi tocca a Nicole Minetti.
Emerge “il sistema” del consigliere regionale.
“Un foglietto — dice Bertoli — in cui sono annotate le cifre della gestione della residenza in via Olgettina 65”. In casa gli agenti trovano diversi bonifici. In parte intestati alla Friza srl, l’immobiliare che si occupa del palazzo di Segrate.
Tra le carte analizzata c’è anche il conto corrente della Minetti. Si leggono diversi bonifici. Mentre pochi giorni prima l’ex ballerina di Colorado Cafè riceve un accredito da 17mila da Silvio Berlusconi sotto forma di prestito infruttifero.
Tocca ai “supporti informatici”.
Anche perchè, fa notare il giudice al pm Antonio Sangermano, il teste è stato chiamato per questo.
E dunque inizia il carosello. Si parte con il blackberry della Visan. “Foto di lei che bacia un’altra ragazza”.
Effusioni confermate dalle testimonianze e anche da una intercettazione tra Barbara Faggioli e Nicole Minetti.
Prima foto, dunque. L’agente ha in mano la copia. Ghedini si alza, la guarda, sorride e si risiede.
Alla fine dell’udienza dirà . “Sono foto innocenti, se questo è l’impianto accusatorio spero arrivi presto una sentenza di assoluzione”.
Si prosegue: la Espinoza bacia un’altra ragazza.
Di nuovo Ghedini si alza, visiona, si risiede. Non è finita.
Ci sono i travestimenti. Barbara Guerra in versione Babbo Natale. E’ l’immagine 322. Altro scatto: sempre la Guerra con manette e abitino da poliziotto.
Conclusione: nove scatti, estrapolati dal cellulare della Guerra.
Si vede: una stanza da letto, il letto disfatto, e foto di Berlusconi.
Ora del clic le 4 e 51 del 24 ottobre 2010.
Location: Arcore.

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LE AMICIZIE INTERESSATE DI FINMECCANICA: QUEI DUE MILIONI DI EURO A GIORNALI E FONDAZIONI

Dicembre 12th, 2011 Riccardo Fucile

DECINE DI ASSOCIAZIONI, SPESSO LEGATE AI POLITICI, HANNO RICEVUTO COMPLESSIVAMENTE DA FINMECCANICA UN MILIONE E 856 MILA EURO

L’elenco è stato consegnato da Lorenzo Borgogni ai pm napoletani Vincenzo Piscitelli ed Henry John Woodcock, che indagano su un filone diverso: la presunta corruzione internazionale all’ombra delle commesse estere del colosso della difesa.
I rumors sulla lista sono montati ancor di più dopo le dichiarazioni, rilasciate al Fatto e rilanciate recentemente in tv, di Aldo Di Biagio, un finiano eletto nel 2008 con il Pdl, che ha confidato di avere ricevuto un’offerta da parte di un collega che gli proponeva — in cambio dell’abbandono di Fini – una donazione di
Finmeccanica per una sua fondazione.
Un racconto ovviamente tutto da riscontrare.
La lista consegnata ai pm napoletani ci dice che i contributi e le sponsorizzazioni alle fondazioni dei politici esistono ma sono di importi minori e bisogna evitare le generalizzazioni.
Accanto a fondazioni e giornali sconosciuti ci sono nomi di associazioni e riviste prestigiose come l’Accademia dei Lincei, Limes e Micromega. Molte fondazioni poi vantano una missione (magari non condivisibile) e una storia decennale.
Spesso sono guidate e presiedute dagli stessi nomi illustri come Gianni Letta e Giuliano Amato o Giulio Tremonti.
Gli importi possono far sorridere rispetto al fatturato di Finmeccanica, eppure la lista è utile per disegnare la mappa delle relazioni e la lobby del gruppo.
E forse anche per dare un senso all’incredibile tenuta del duo Guarguaglini-Borgogni nonostante le inchieste.
L’elenco è composto di quattro tabelle e comprende le spese per le associazioni (per un totale di 474 mila euro); le spese promozionali per la pubblicità  sulle testate più diverse, per un totale di 668 mila euro, i progetti condivisi con la stampa per 469 mila euro e infine le sponsorizzazioni per gli eventi per 245 mila euro.
Nella prima tabella, quella dei soldi alle associazioni, non poteva mancare un contributo di 25 mila euro alla famigerata Trilateral commission, della quale fanno parte pochi italiani (da Mario Monti e Pierfrancesco Guarguaglini, da Marco Tronchetti Provera a Enrico Letta) al centro di molte teorie complottistiche.
Un altro think tank atlantico, l’Istituto per gli Affari Internazionali di Stefano Silvestri, ha ottenuto 26 mila euro; all’Aspen Institute, presieduto da Giulio Tremonti e che aveva come segretario il futuro membro del Governo Monti, Marta Dassù, sono andati 35 mila euro più 12 mila e 500 impegnati per la rivista Aspenia.
Alla prestigiosa Accademia dei Lincei sono andati solo 5 mila euro mentre l’Associazione amici del Gonfalone ha potuto contare su 20 mila euro più altri 40 mila per la pubblicità .
Chissà  se c’entra la presenza nel suo comitato direttivo di Lorenzo Borgogni, ancora oggi sul sito internet accanto all’ingegnere della Cricca: Angelo Balducci.
Civita, associazione bipartisan con presidente Antonio Maccanico e presidente onorario Gianni Letta, ha ricevuto 22 mila euro
Meno nota la Fondazione Foedus di Mario Baccini alla quale, da budget 2011, dovrebbero andare ben 25 mila euro.
Speriamo servano a rilanciare la sua attività  che — almeno stando al sito è da anni in fase di stanca. Al Comitato Leonardo che ha premiato nel 2008 Pierfrancesco Guarguaglini, l’ingrata Finmeccanica ha destinato solo 2mila e 500 euro.
Poi ci sono 20 mila euro per il Comitato Atlantico Italiano che “svolge da oltre cinquanta anni attività  di studio sui temi di politica estera… relativi all’Alleanza Atlantica” e che è presieduto da Enrico La Loggia del Pdl.
Altri 25 mila euro sono andati al Centro Studi Americani, presieduto da Giuliano Amato e la stessa cifra è andata alla Fondazione Magna Carta del vicepresidente del gruppo del Pdl al senato Gaetano Quagliarello.
Le sponsorizzazioni sono molte di meno ma più ricche.
Per il Cestudis, Centro Studi sicurezza diretto dal parlamentare del Pdl ed ex generale Luigi Ramponi, Finmeccanica ha messo a budget 40 mila euro.
Altri 70 mila sono andati al Bogheri Melody 2011, che si è tenuto questa estate nel borgo natio di Guarguaglini, Castagneto Carducci.
Tra le pubblicità  (già  oggetto di un precedente articolo del Fatto) spunta l’immancabile rivista della Fondazione presieduta da Massimo D’Alema, Italianieuropei, con un budget stanziato nell’era Borgogni-Guarguaglini pari a 50 mila euro; meno degli 83 mila euro destinati a Specchio economico e ai 110 mila euro previsti per E’Italiausa, una pubblicazione semisconosciuta fondamentale per Finmeccanica: riceve lo stanziamento più grande ed è edita dalla Italplanet di Domenico Calabria.
Alla rivista delle Formiche, fondata da Marco Follini, vanno 30 mila euro.
A Limes vanno 27 mila e a Micromega 12 mila euro.
Nella lista troviamo anche Tempi di Luigi Amicone (10 mila euro), l’andreottiano Trenta giorni (18 mila euro) e persino San Francesco Patrono d’Italia, con 50 mila euro.
Tra i progetti condivisi, a spese di Finmeccanica, si segnala invece l’Arel, che ha come segretario generale Enrico Letta, con un budget di 10 mila e 500 euro e Il Riformista, quotidiano diretto da Emanuele Macaluso e vicino al Pd, con 45 mila euro.
C’è anche Astrid, presieduta dall’ex ministro di centrosinistra Franco Bassanini con un misero stanziamento di 5mila.
Mentre più consistente (60mila euro) è la cifra impegnata a budget per il progetto comune con la società  So.Ge.Si., della moglie di Luigi Martini, presidente Enav, ex parlamentare di An, indagato nel caso Finmeccanica a Roma proprio insieme a Lorenzo Borgogni.
Per altri progetti comuni.

Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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SINDACATI-GOVERNO, INCONTRO SENZA INTESA: “MANOVRA SENZA EQUITA”, “C’E’ EMERGENZA”

Dicembre 12th, 2011 Riccardo Fucile

CGIL, CISL, UIL E UGL DELUSI DOPO L’INCONTRO   CON MONTI, CONFERMANO LO SCIOPERO GENERALE… IL GOVERNO RIBADISCE L’INTANGIBILITA’ DEL SALDI…PER LE PENSIONI SALE IL TETTO DEL CONTANTE A 980 EURO

Lo sciopero generale è confermato.
Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e Giovanni Centrella lo hanno annunciato alla conclusione dell’incontro con il presidente del Consiglio Mario Monti   a Palazzo Chigi.
Un incontro informale ottenuto in extremis dai segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl,   che hanno giudicato la manovra varata dal Governo come “iniqua” e “ingiusta”, in particolare per quanto riguarda le nuove norme sulle pensioni e la reintroduzione dell’Ici.
Valutazioni respinte da Monti, che in un comunicato parla invece di “ascolto” da parte del governo, contesta la mancanza di equità , ma soprattutto ribadisce “l’estrema emergenza” in cui si trova l’Italia e blocca qualunque ipotesi di alterare i saldi di bilancio.
Giudizio negatico, invece, quello dei leader sindacali.
Secca la segretaria della Cgil Camusso: “L’incontro si è concluso con un impegno un po’ generico a tener conto di quanto chiesto dal Parlamento e dai sindacati”, ha detto.
Aggiungendo che “nessuna risposta è arrivata nel merito”.
Stessi toni da Bonanni che insiste sulla mancanza di equità : “Monti ci ha detto che la condizione che vive il Paese è molto grave e bisogna agire rapidamente. Noi ne siamo convinti, ma le posizioni restano distanti perchè bisogna trovare soluzioni con senso di equità . Ci vuole ancora più equità “.
E Angeletti taglia secco: “Incontro del tutto insoddisfacente”.
Lo sciopero generale – tre ore a fine turno, ad esclusione del personale dei trasporti pubblici e dei servizi essenziali che protesteranno lunedì prossimo – dunque ci sarà .
Ma lasciano aperte successive polemiche i toni con i quali i vertici dei sindacati hanno commentato l’incontro.
Sostanzialmente hanno spiegato di non aver ricevuto alcuna risposta.
E Bonanni avverte: “Se si fa saltare la concertazione, si crea un grave danno al paese”.
“Se sarà  un percorso di guerra nei prossimi mesi – aggiunge – voglio capire chi dovrà  provvedere alla coesione sociale nel paese, a stringere le persone, quelle che lavorano, intorno a un paese che ha bisogno di essere sostenuto. La politica sarà  in difficoltà  e dovrà  ricorrere al voto di fiducia”.
Ma Palazzo Chigi nel comunicato sembra contestare i rilievi dei sindacati.
“Il governo, si legge, ha fornito precisazioni e chiarimenti nell’intendimento di rappresentare dettagliatamente gli elementi di equità  presenti nel decreto.
La presentazione del governo ha preso le mosse dalla situazione di estrema emergenza finanziaria ed economica che ha investito il nostro paese all’interno della più vasta crisi europea.
E’ stato ricordato che il decreto include solo i provvedimenti più urgenti, ma ad essi seguiranno altre misure per completare il processo delle riforme avviato”.
E conclude che “il presidente del Consiglio ha osservato come il governo in questi giorni abbia ascoltato attivamente il Parlamento e questa sera i rappresentanti sindacali. Alla luce delle opinioni raccolte, il governo renderà  note le sue determinazioni nel più breve tempo possibile”.

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FINI E SCHIFANI: “DECIDERE PRESTO SUI TAGLI AGLI STIPENDI DEI PARLAMENTARI”. E LA LEGA SI SCHIERA CON LA CASTA

Dicembre 11th, 2011 Riccardo Fucile

IL LEGHISTA STIFFONI: “TAGLI AGLI EMOLUMENTI? I MASSONI VOGLIONO PARLAMENTARI SCIATTONI”…FORSE PREFERISCE QUELLI SCIATTAI? …FINI E SCHIFANI CHIEDONO “ATTI ESEMPLARI”, IN SINTONIA CON I SACRIFICI RICHIESTI AGLI ITALIANI”, MA MOLTI DEPUTATI, DA CROSETTO A GIRO, DALLA MUSSOLINI A LUPI, FANNO LA FRONDA

La Lega si schiera con la Casta. Il senatore Piergiorgio Stiffoni paventa un parlamento di “sciattoni” se dovessero passare ulteriori tagli agli emolumenti di deputati e senatori: ”E’ stato approvato, tutti concordi, che i nostri emolumenti siano nella media europea”, afferma Stiffoni, “se non altro la figura del parlamentare nazionale sia commisurata nella sua totalità  alla media delle nazioni europee”.
E’ una questione di “decoro”, secondo il parlamentare trevigiano: “Se vogliono una classe politica di sciattoni, è una scelta che si può fare, ma mi sembra che un certo decoro ci debba essere anche di chi lavora in Parlamento”.
La sua filippica si scaglia contro la stampa e certi articoli “emozionali” e “pieni di rancore”. Che seguirebbero “i vari Rizzo e Stella (Sergio Rizzo e Gianantonio Stella, giornalisti del Corriere della Sera e autori del celebre libro “La Casta”, ndr) che evidentemente sono i portatori d’acqua di certa antipolitica, che non è quella dei grillini, ma è un’antipolitica ben più pericolosa che viene da certe lobby europee, alle quali interessano poco parlamenti nazionali e democrazia, allora sì che sono problemi”.
Da qui il passo è breve per evocare le ”potenze massoniche europee, legate a certi grandi quotidiani”, alle quali “interessa tanto avere propri omologhi al vertice decisionale dei paesi per poter imporre le loro regole”.
Quello degli stipendi dei parlamentari è un tema caldo della giornata politica, insieme all’incontro di Monti con i sindacati, allo sciopero di questi ultimi annunciato per domani e l’Ici sugli immobili della Chiesa.
Mentre sui giornali, sul web e nella società  civile monta la protesta contro l’autoconservazione dei privilegi della casta, i diretti interessati cercano di gettare acqua sul fuoco.
“Non corrisponde al vero quanto ipotizzato da alcuni organi di informazione circa la presunta volontà  del Parlamento di non assumere comportamenti in sintonia con il rigore che la grave crisi economica-finanziaria impone a tutti”.
E’ quanto hanno dichiarato i presidenti di Senato e Camera a proposito della polemica sulle voci di un mancato taglio degli stipendi dei parlamentari.
In tal senso, Renato Schifani e Gianfranco Fini hanno sollecitato il presidente Istat, Enrico Giovannini, “a concludere nel più breve tempo possibile i lavori della commissione” incaricata di studiare le indennità  parlamentari in Europa “per poter subito procedere” al taglio delle indennità  in Italia.
“Come dimostrano anche le recenti decisioni autonomamente assunte dagli Uffici di Presidenza di Senato e Camera sulla nuova disciplina dei cosiddetti vitalizi — hanno scritto Schifani e Fini in una nota — il Parlamento è pienamente consapevole dell’esigenza di dar vita ad atti esemplari e quindi anche di adeguare l’indennità  dei propri membri agli standard europei, secondo quanto già  votato in Aula nei mesi scorsi sia a Palazzo Madama che a Montecitorio“.
Nella polemica interviene anche Guido Crosetto del Pdl, parlando di un “clima di odio” fomentato dalla stampa: “I giornali titolano e polemizzamo sul nulla. Non è più tollerabile per le persone oneste che hanno accettato di dedicarsi alla politica, uscire di casa, acquistare il giornale e sentirsi, in questo caso senza alcun motivo reale, insultati ed additati come bersaglio di un odio ormai irreversibile”.
Anche Francesco Giro, ex sottosegretario ai Beni culturali, lancia una stoccata ai giornalisti definendoli “gazzettieri dell’antipolitica” e provocatoriamente suggerisce “di tagliare ai parlamentari, oltre agli stipendi, anche la testa”.
Insomma l’argomento tagli ha scatenato un putiferio tra i banchi delle Aule: alcuni parlamentari (da Alessandra Mussolini a Lamberto Dini) si lamentano della proposta a prescindere, altri pongono la questione della “norma scritta male”.
Mentre Michele Ventura (Pd), non vuole “difendere la casta”, ma parla di “polverone sollevato ad arte” perchè un decreto che provveda all’equiparazione non si può fare e “il governo l’ha riconosciuto”.
Irritato anche il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi, sempre del Pdl: “Se ridurre i costi della politica significa rinunciare al parlamento non va bene, questa sarebbe dittatura”.

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CAPITALI E FAMIGLIE IN FUGA: UN PEZZO D’ITALIA SCEGLIE LA SVIZZERA

Dicembre 11th, 2011 Riccardo Fucile

SONO IMPRENDITORI E PROFESSIONISTI TRA I 40 E I 50 ANNI, TEMONO L’INCERTEZZA POLITICA ED ECONOMICA, UNA STRETTA FISCALE E SONO IN CERCA DI UN INVESTIMENTO IMMOBILIARE SICURO

Una discreta transumanza di capitali, ma anche di persone.
Durante l’agonia del governo Berlusconi, intimoriti dalla giostra dello spread, più recentemente dal rigore del governo Monti, molti italiani benestanti hanno deciso di trasferire i loro soldi, in alcuni casi anche i loro cari, in Svizzera.
“Quelli che hanno grossi capitali, intere famiglie, stanno cercando di piazzare i propri beni in posti sicuri e in qualcosa che duri nel tempo”, ha confermato, in un’intervista alla radio pubblica elvetica, la presidente della federazione di fiduciari del Canton Ticino, Cristina Maderni.
“Noi fiduciari siamo stati interpellati, per valutare se c’è la possibilità  di un trasferimento totale di alcune famiglie”, ha aggiunto.
Per poi spiegare che “il   fenomeno è sempre esistito ma è vero che, in questi ultimi mesi, abbiamo assistito a un’accelerazione delle richieste di questo tipo”.
Quindi la presidente dei fiduciari ticinesi rileva, pure, che quello che sta avvenendo assomiglia a una vera e propria fuga, dal belpaese. “Ci sono, ad esempio – dice – persone e gruppi famigliari, con consistenti patrimoni, che chiudono la loro attività  imprenditoriale, per trasferirsi in Svizzera”.
Dove, in molti casi, chi lascia l’Italia e i suoi problemi, ha già  sovente una residenza e, magari, un cospicuo gruzzoletto.
“Il più delle volte si tratta di 40-50 enni, in prevalenza lavoratori autonomi e imprenditori”, ci conferma Giancarlo Cervino, del Centre for International Fiscal Studies di Lugano, secondo il quale il fenomeno è in corso da circa un anno e mezzo.
Tutta questa gente, come ha avuto modo di constatare Cristina Maderni “è angosciata dall’insicurezza esistente, oggi, in Italia e nel resto dell’Europa” e, quindi, cerca posti come la Svizzera “dove   la stabilità  economica e politica e la forza della moneta sono tali, da trasformarsi in una sorta di polizza sulla vita”.
Anche se, di questi tempi, di approdi sicuri ce ne sono sempre meno.
Nella Confederazione, ad esempio, i prezzi di vendita, al metro quadro, degli immobili di un certo livello, vanno dai 10 mila euro in su di Lugano e dell’Engadina, ai circa 40 mila di Zurigo, tanto da far temere l’esplosione di una bolla immobiliare.
Va detto, poi, che in caso di definitivo deragliamento dell’Ue e della moneta unica, la Svizzera ne soffrirebbe, pesantemente, le conseguenze.
Già  adesso, in presenza della crisi nell’eurozona, la crescita del prodotto interno lordo elvetico è continuamente rivista al ribasso tanto che, l’anno prossimo, non dovrebbe superare   lo 0,5 per cento.
Anche nella Confederazione, inoltre, pur con uno Stato che, quest’anno, ha chiuso i conti in attivo, la pressione fiscale sta aumentando.
Dal prossimo anno, ad esempio, potrebbe venire introdotta un’imposta di successione del 20 per cento, sui beni superiori ai due milioni di franchi, la qual cosa ha indotto molti benestanti a una corsa frenetica negli studi notarili, per trasferire i propri patrimoni agli eredi ed evitare, così, la stangata.
“Ma la paura di un epilogo italiano alla greca, con manifestazioni di piazza e attentati anarchici, unito al timore di un default delle banche, è tale da indurre chi se lo può permettere ad andarsene”, constata il fiscalista Cervino.
“Sicuramente – conclude – in nessuna città  svizzera metteranno mai una bomba davanti all’Agenzia delle Entrate, come è capitato a Roma”.

Franco Zantonelli
(da “La Repubblica”)

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PUBBLICO’ LE FOTO DELL’HAREM DI BERLUSCONI: “QUEGLI SCATTI FECERO TREMARE L’ITALIA”

Dicembre 11th, 2011 Riccardo Fucile

PARLA L’EX DIRETTORE DEL SETTIMANALE “OGGI”, PINO BELLERI, CHE MANDO’ IN EDICOLA LE IMMAGINI DI ZAPPADU DALL’INTERNO DI VILLA CERTOSA: “LO SCOOP PIU’ CARO DELLA MIA VITA: HO PAGATO IN TUTTI I SENSI”…”L’EX PREMIER E BONAIUTI DISSERO MOLTE BUGIE, NESSUNO RIPRESE LA NOTIZIA”

 “Fu il servizio più caro della mia vita. Quanto lo pagai? Tanto, in tutti i sensi. Non voglio fare il martire, ma gli scatti di Zappadu fecero tremare poltrone, consigli di amministrazione e famiglie. Che si ripercuotessero su di me, alla fine, era quasi inevitabile”.
Aprile 2007. Santa Pasqua. Villa Certosa. Berlusconi è in compagnia di 5 ragazze.
Angela Sozio, Barbara Pedrotti e altre tre di cui non si conoscerà  mai l’identità .
Prima di Ruby, D’Addario e Noemi Letizia arrivò la copertina di Oggi. Pino Belleri, direttore di allora (adesso consulente Rcs) titolò “L’harem di Berlusconi” e ironizzò sulle bagattelle.
Per quei fotogrammi, con l’accusa di violazione della privacy, è a giudizio.
Berlusconi ha deposto l’altro ieri a Milano.
Dell’anatomia del suo scoop: “Il più rilevante degli ultimi 4 decenni, al livello di Lady Diana. I Berlusconi sono stati la famiglia reale degli ultimi 20 anni”, Belleri ricorda tutto.
Il prima e il dopo. Il volo e la caduta.
Cosa rimane oggi?
Il tempo rende tutto inutile. Sbiadisce il quadro. Lo relativizza.
Berlusconi si arrabbiò.
Moltissimo. Il materiale incrinò definitivamente un matrimonio già  propenso al naufragio e giunse a neanche 2 mesi dalla lettera di sua moglie Veronica Lario a Repubblica. L’animatore del Family day, al centro di una sacra festa cattolica, impegnato a manipolare tette e a frugare tra le cosce non lasciò indifferenti.
Chi le portò le foto?
Zappadu. Saltai sulla sedia. Mi consultai con l’editore e poi decisi di procedere. Berlusconi e Bonaiuti inventarono balle incredibili. Dissero e fecero scrivere che ero il disgraziato direttore di un ‘pornosettimanale’ e a Villa Certosa era in corso solo un raduno di Forza Italia con i fidanzati delle delegate presenti.
Invece?
Se si esclude la sicurezza, non c’era l’ombra di un uomo. E Berlusconi non accompagnava le sue ospiti. Faceva altro. So di cosa parlo. Vidi tutti e 400 gli scatti, anche quelli di cui il garante della privacy, con nordcoreana rapidità , impedì in soli tre giorni la futura pubblicazione.
Subì pressioni.
Ci furono. A livello di direttori della mia azienda e per così dire, trasversali. L’azione fu violenta e io che sono rimasto un provinciale, calcolai male l’impatto. Credevo ne avrebbero parlato tutti. Invece il Corriere quasi nascose la notizia. Repubblica, dopo uno sciopero di due giorni si adeguò e l’unica a riprenderla fu Striscia la Notizia per dire che Berlusconi era un simpatico mandrillo.
Chi c’era a Villa Certosa?
Mai saputo. Se si scoprissero nomi e occupazioni passate e presenti dei partecipanti alla riunione del 2007 si spiegherebbero molte cose. Curiosamente, Berlusconi ha dimenticato i nomi di chi fu ospite della sua dimora.
Berlusconi sostiene che Zappadu potè fotografare dall’interno.
I difensori di Berlusconi usarono il satellite. Fecero un sopralluogo di parte dieci giorni dopo e senza altri testimoni. Parlarono di rami secchi. Lasciamo perdere.
Perchè gli altri giornali ignorarono la notizia?
Non lo so. So solo che per sinergia mi precipitai al Corriere a informare il dottor Mieli. Lui convocò caporedattori e vice. Uscii da via Solferino e percorsi 400 metri. Mi chiamò un collega di Oggi. Era preoccupato. ‘Ha chiamato Belpietro. Dice che devi essere impazzito’.
Chi avvertì Belpietro?
Lo ignoro. Così come non sono mai riuscito a capire chi avesse informato Maria Latella che mi aiutò e a cui mi rivolsi per avvertire Veronica Lario della pubblicazione delle foto.
Cosa le disse?
Era alla Scala. ‘Ho già  saputo, Pino’. Noi, anche per calcolo, provammo comunque a essere delicati. Il lettorato di Oggi, cattolico e conservatore in gran parte votava Pdl e le foto di B. in estasi, con l’occhio strabuzzante erano già  abbastanza volgari. A Mediaset, gli alti dirigenti mi chiamarono per manifestare ‘pena’.
Foto innocenti?
Devastanti. Una volta Corona mi disse che le ragazze del sultano giravano per Milano guidando le Mini. ‘Leggende metropolitane’ pensai. Invece le foto di Villa Certosa mi spalancarono l’orizzonte. Non erano solo la certificazione di una menzogna detta alla moglie e agli italiani. Erano di più. L’harem e il Berlusconi priapico esistevano. Non potevo ancora immaginare il bunga-bunga intorno alla lap dance, le 30 olgettine e il resto. Ma ci saremmo arrivati.
Cosa è stato per noi Berlusconi?
Un po’ Casanova, un po’ D’Annunzio, un po’ Alvaro Vitali. Un pezzo di storia. Un italiano. Ma non ne parli al passato. Non mi stupirei se tramontato il noiosissimo governo Monti, Berlusconi tornasse e rivincesse le elezioni.
Un anno e mezzo dopo lei fu destituito. Fu Villa Certosa a farle perdere il posto?
Non ho elementi per dire che l’avvicendamento fosse consequenziale, ma neanche per sostenere il contrario. So che vendevo 600 mila copie e oggi, nonostante certi rotocalchi Rcs vadano a rotoli, i loro direttori sono solidissimi.
A proposito. Lei tenne nel cassetto le foto di Sircana.
Feci un atto di lealtà  verso Rcs che volle acquistare e poi non pubblicare e un gesto di compassione verso suo figlio. Un ragazzino che se avesse visto il padre vicino a un trans, avrebbe avuto seri problemi a scuola.
Tutto qui?
Per Sircana mi hanno impalato. Intervenne anche Cossiga e al presidente, rispondere era impossibile. Una carriera bruciata in 10 secondi. La mia. Nascosi le foto, ma non ero uno scemo e non mi vergogno. Ero e resto un professionista.
Fu un errore?
Sbagliai un rigore, ma questo, me lo concederà , capitava anche a Maradona. Belpietro mi pugnalò e poi disse: ‘Belleri ha agito in nome di interessi superiori’. Dovevano averlo ben relazionato.
Rifarebbe lo stesso?
Oggi lo gestirei diversamente, ricordandomi della regola aurea: ai concorrenti non si lascia niente. Accadde con Zappadu che minacciò: ‘Prendere o lasciare, altrimenti vado all’Espresso’ e avrebbe dovuto valere anche per Sircana. Indietro, non si può tornare.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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CHI NON PAGA L’ICI IN ITALIA: NON SOLO GLI IMMOBILI DELLA CHIESA, MA ANCHE ASSOCIAZIONI, AMBASCIATE, CIRCOLI, ONLUS.

Dicembre 11th, 2011 Riccardo Fucile

IL VATICANO, CON 115.000 CASE E 9.000 SCUOLE FA LA PARTE DEL LEONE, MA LA LISTA DEGLI ESENTATI E’ LUNGA…. DENTRO LA ZONA GRIGIA DELL’USO NON COMMERCIALE, SI INFILANO MIGLIAIA DI ATTIVITA’ SANITARIE, DIDATTICHE E RICETTIVE

Chiesa ma non solo. L’ombrello della norma Taglia-Ici non ripara solo gli immobili (quelli ad uso “non esclusivamente commerciale”) del Vaticano. Certo il mattone di Dio   –   115mila case, 9mila scuole, 4mila tra ospedali e centri sanitari   –   fa la parte del leone. Ma la platea dei beneficiari dell’esenzione dall’imposta è molto più ampia.
Non pagano tutte le altre confessioni religiose. Zero tasse per le associazioni non profit, le ong, le ambasciate, le Fondazioni liriche, i palazzi intestati a Stati esteri.
Niente Ici nemmeno per edicole, cappelle nei cimiteri, musei e per le proprietà  di Comuni, Province e Regioni utilizzate a fini istituzionali.
La legge prevede l’esenzione per gli immobili di enti senza fine di lucro “destinati allo svolgimento di attività  assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive”.
Come succede per il patrimonio della Santa Sede, però, anche qui esiste una ampia area grigia dove l’uso “non commerciale” dei beni è difficile da certificare.
Ci sono ospedali controllati da pseudo-Onlus (e accreditati con il servizio sanitario nazionale) che fatturano centinaia di milioni.
Fondazioni che affittano case e palazzi di lusso incassando fior di quattrini ogni anno senza dover pagare un centesimo di imposta.
Circoli sportivi e dopo-lavoro trasformati in piccoli   –   e ricchissimi – villaggi Valtur del tutto esentasse.
Ecco l’elenco degli “utilizzatori finali” più importanti della norma Taglia-Ici.
E quello delle realtà  sociali più vicine al mondo dell’assistenza sociale che in realtà    –   malgrado di solito si pensi il contrario – sono costretti a pagarla.

RELIGIONI
Musulmani e buddisti salvi come i cattolici
Tutti i luoghi di culto non pagano l’Ici. Vale per parrocchie, moschee, sinagoghe, anche per l’unico edificio in mano all’Unione Buddista Italiana.
Per tutti vale l’esenzione dei beni utilizzati a fini “non esclusivamente commerciali”. Con i Comuni incaricati di valutare eventuali abusi.
Una recente sentenza della Commissione tributaria provinciale di Lecco, per dire, ha esentato dall’imposta un ex-opificio trasformato in “luogo di culto dalla locale comunità  mussulmana”.

CIRCOLI
Biliardini e ristoranti sfuggono alla gabella
I circoli ricreativi che fanno capo a organizzazioni non a fine di lucro non pagano l’Ici.
Vale ad esempio per i 5.500 circoli e sodalizi Arci, anche se l’associazione — conferma il presidente Paolo Beni — paga l’imposta sulle parti di edificio legate ad attività  commerciali come ristoranti.
È forse una delle partite più delicate, visto che in molte di queste realtà  operano attività  di ristorazione.

ONLUS
Molte cause in tribunale per gli immobili affitati
Tutte le Onlus e le Ong sono esentate dal pagamento dell’Ici, almeno per gli edifici che usano come sedi proprie e non a fine di lucro.
Non paga Emergency, non paga Medici senza frontiere, non paga l’Associazione per la ricerca sul cancro e la Lega per il filo d’oro.
Chi invece dispone di un patrimonio di immobili messi a reddito (cioè affittati) è costretto   –   almeno in teoria   –   a onorare con il fisco il pagamento dell’imposta, anche se la materia è ancor oggi oggetto di confronto giuridico.

SCUOLE
Niente tassa agli istituti legati agli enti no-profit
Un altro tema delicato è quello delle strutture sanitarie e scolastiche. Le cliniche private (convenzionate o meno con sistema sanitario nazionale) devono pagare l’Ici.
Gli enti non commerciali convenzionati con la sanità  pubblica   –   tra cui diverse istituzioni religiose o Onlus   –   invece no, almeno sui reparti ospedalieri mentre sul patrimonio immobiliare a reddito si paga tutto.
Zero Ici anche per le scuole private che fanno capo a enti non a fine di lucro indipendentemente dal livello delle loro rette.

PARTITI
Pagano tutta l’imposta sulle abitazioni ereditate.
I partiti politici non beneficiano di alcuna esenzione Ici. “Noi per la sede di Torre Argentina sborsiamo 2-3mila euro l’anno” mette i puntini sulle “i” Mario Staderini, segretario dei Radicali.
Paga il Pd, pagano le fondazioni degli ex-Ds cui è stato dirottato il patrimonio di case (5.800 immobili) girato dai militanti.
Fanno la loro parte   –   perchè obbligati dalla legge   –   pure gli eredi della vecchia Democrazia Cristiana. A
nche se durante i burrascosi anni di Tangentopoli e della diaspora della Balena bianca è svanita nel nulla una dote di qualche centinaio di edifici di pregio.

SINDACATI
Patrimonio milionario, non ricevono sconti
I sindacati (come Confindustria) pagano l’Ici.
Sia per le loro sedi istituzionali che per gli altri immobili destinati a reddito. Si tratta di un patrimonio importante.
Solo la Cgil ha oltre 3mila tra uffici e delegazioni lungo tutta la Penisola. La Cisl ne ha addirittura 5mila.
Il mattone nel portafoglio della Uil ha un valore stimato di circa 35 milioni.
Un “tesoretto” accumulato grazie a lasciti, donazioni e investimenti nel corso degli anni e cresciuto sullo zoccolo duro dei beni ereditati (esentasse) per legge dalle vecchie rappresentanze sindacali dell’era fascista.

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