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CONGRESSO TAROCCO DI FLI GENOVA: ECCO COME SPARISCONO LE TESSERE DEGLI ISCRITTI

Dicembre 7th, 2011 Riccardo Fucile

LA LOCATION DEL CONGRESSO PROV. DI FUTURO E LIBERTA’ GENOVA DIVENTERA’ PALAZZO DI GIUSTIZIA?… ALTRO CHE CONGRESSO PATACCA, OCCORRE AZZERARE TUTTO E RIFARE IL TESSERAMENTO…OGGI SCADE IL TERMINE PER L’ISCRIZIONE, IN VISTA DEL CONGRESSO DEL 18 DICEMBRE: STRANAMENTE A ROMA SPARISCONO SOLO CERTE DOMANDE DI ADESIONE, PUR INCASSANDO I CORRISPETTIVI EURINI

In un anno gli iscritti a Futuro e Libertà , in Genova e provincia, avevano raggiunto faticosamente quota 450, come da tabulati visionati dal commissario, sen. Contini.
E a tale quota sono rimasti fino al momento della indizione del Congresso prov del 18 dicembre, anche perchè non sono mai stati cancellati i cosiddetti “dissidenti”, altrimenti non sarebbero neanche arrivati a 200.
Ma negli ultimi tre giorni il verbo futurista pare abbia fatto proseliti ovunque, portando il totale pare oltre quota 1000-1200.
Meglio del miracolo di San Gennaro.
Invece che   a quello del sangue del santo, qua si assiste alla liquefazione del partito.
Nessuno sa quanti siano gli iscritti che avranno diritto a votare al congresso, nessuno può verificare nulla.
Solo il giorno del congresso dal cappello a cilindro (o dalla borsa) del presidente dell’assise,   nominato dal “solito noto”, i preziosi scritti verranno resi pubblici.
E dalla loro lettura si evincerà  chi è destinato ad essere eletto.
Intanto sono in arrivo, dietro pagamento di 4.000 eurini, i 400 neo-iscritti che Gente d’Italia, compagni di merenda di Nan, ha fatto aderire a Fli garantendosi così il controllo del 50%   dell’azionariato di Fli Spa Genova.
Iscritti che entrano nei tempi supplementari, altri che spariscono strada facendo perchè non voterebbero Nan neanche morti, circoli che volano in cielo, altri, gestiti da un amico di Mamone, che vanno avanti.
Meno male che Fli doveva essere il partito della trasparenza: a Genova pare di essere in tribunale al momento della segretazione degli atti.
E che in tribunale qualcuno finirà  per essere convocato per dare spiegazioni lo dimostriamo subito con un esempio concreto.
Vediamo se indovinate di chi sono queste coordinate bancarie: IT 06   T 01010 03201 100000013063 BANCO DI NAPOLI AG.1.
Ebbene trattasi del conto bancario di Fli nazionale, dove vengono inviati i corrispettivi delle quote di iscrizione.
Ora diamo una data e un istituto di credito: 14 giugno 2011, Banca Popolare di Lodi.
Ora eccovi un importo:versato: 300 euro, corrispettivo di 30 tessere i cui nominativi sono stati inviati contestualmente a Roma.
Domanda. come mai i soldi sono stati incassati senza indicare a fronte di quali nominativi   sono stati registrati?
Semplice : essendo persone che non avrebbero votato Nan, qualche manina ha pensato bene di far sparire trenta tessere.
E i trenta iscritti sono evaporati come neve al sole.
Ma non è un problema, l’autore della bravata avrà  modo con comodo di dare spiegazioni nelle sedi competenti, davanti all’autorità  giudiziaria.
E il congresso tarocco non potrà  che essere annullato per aver impedito a trenta iscritti di esercitare il loro democratico diritto al voto.
Elementare direi, non è necessario essere nè bocconiani nè bocchiniani per comprenderlo.

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NEL 2010 MILIONI DI EURO DELLA LEGGE MANCIA A 95 ENTI RELIGIOSI: SOLO IL 7,95% FINISCE IN CARITA’ AI PAESI POVERI

Dicembre 7th, 2011 Riccardo Fucile

NEL 2011 AL VATICANO OLTRE 750 MILIONI DI EURO… ANCHE OLTRETEVERE UNA CASTA COME QUELLA DEI PALAZZI DEL POTERE POLITICO?
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I negoziatori della revisione concordataria del 1984, evidentemente consapevoli del papocchio che andavano allestendo, avevano previsto la possibilità  di una revisione dell’aliquota: era stato stabilito che l’8 per mille potesse diventare, per esempio, il sette o il nove, a seconda dell’andamento del suo gettito e delle spese reali della Chiesa.
Il compito di monitorare la situazione, e introdurre ogni tre anni gli aggiustamenti eventualmente necessari, era stato affidato, come nella migliore tradizione, a una commissione bilaterale.
Fin da subito, se ne sono ovviamente perse le tracce….
Ma ci sono tanti modi di mungere lo Stato ed è sperabile — ma non è detto — che Monti riesca a introdurre qualche salutare taglio.
Il primo comma dell’articolo 6 dei Patti Lateranensi del 1929 stabilisce che l’Italia deve assicurare al Vaticano “un’adeguata dotazione d’acqua di proprietà ”.
Come puntualmente avviene da allora con i 5 milioni di metri cubi consumati annualmente all’interno delle sacre mura.
Nel frattempo, il Vaticano ha pure cominciato a smaltire le acque di scarico attraverso la rete dell’Acea, di cui ha però puntualmente ignorato gli avvisi di pagamento.
Così, quando nel 1999 la società  si è quotata in Borsa, per evitare grane con i piccoli azionisti lo Stato è intervenuto una prima volta ripianando un debito vaticano di 44 miliardi.
Cosa che ha dovuto fare nuovamente nel 2005, mettendo ancora mano al portafogli, questa volta per 25 milioni di euro.
Il Vaticano si ostina, infatti, a non considerare la bolletta dell’Acea.
Per loro è semplicemente straniera.
Così, alla fine, la pagano gli italiani, che non possono dire altrettanto.
Se qualche volta tratta e incassa in prima persona (ha conquistato uno sconto perfino sul canone Tv per gli apparecchi degli istituti religiosi), ancora più spesso il Vaticano manda avanti gli enti-satellite o le strutture locali .
Che ricevono immancabilmente un’accoglienza festosa.
Da parte dei politici di ogni sponda.
Basta vedere quali strade hanno preso nel 2010 i circa 200 milioni del Fondo per la tutela dell’ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio, istituito nel 2008 e meglio noto in Parlamento come “legge mancia”.
Una tranche (51 milioni e 575 mila euro) l’ha distribuita il 30 luglio 2010, la commissione Bilancio di Montecitorio, che ha individuato 494 soggetti meritevoli e bisognosi.
Novantacinque dei quali, guarda un po’, nel mondo della Chiesa.
Per esempio: l’Arcidiocesi di Bologna (30 mila euro per la manutenzione della curia), la Confraternita Maria S.S. Assunta nella cattedrale di Palermo (50 mila euro per la chiesa di Maria S.S. Addolorata del Cristo Morto), la Congregazione missionari della divina redenzione di Visciano (50 mila euro per il potenziamento del Villaggio del fanciullo di Torre Annunziata e altri 70 mila per il recupero del complesso S. Maria degli Angeli), la Congregazione missionari della Sacra Famiglia di Castione di Loria (50 mila euro per il recupero di un fondo agricolo con specie vegetali autoctone arcaiche) e la Congregazione suore gerardine di Sant’Antonio Abate (50 mila euro per la messa in sicurezza della casa di riposo per anziani e indigenti).
Poi: la Diocesi di Gubbio (20 mila euro per il restauro della chiesa di Cipolleto), la Fondazione Madonna dello scoglio di Santa Domenica di Placanica (200 mila euro per la sistemazione del sagrato), la Fondazione Spazio Reale della parrocchia di San Donnino di Campi Bisenzio (50 mila euro per il recupero dell’area Spazio Reale), l’Istituto Immacolata di Lourdes delle suore francescane di S. Chiara (20.000 euro per il restauro della croce dipinta), e la parrocchia Cuore immacolato di Maria di Formia (50 mila euro per la ristrutturazione dell’oratorio Villaggio Don Bosco) e via continuando. In un elenco che diventa davvero senza fine se si tiene conto anche dei provvedimenti nazionali ad hoc.
Come i 50 milioni di euro assegnati in un biennio all’Università  campus biomedico (made in Opus Dei) dalla finanziaria 2003.
I due milioni e mezzo elargiti dalla Protezione civile (e che ci azzecca, direbbe Di Pietro) per il raduno di Loreto dell’Azione cattolica (14 maggio 2004).
Fino al milione di euro regalato dalla finanziaria 2004 a Radio Maria (il cui progetto editoriale recita: “Diffondere il messaggio evangelico in comunione con la dottrina e le indicazioni pastorali della Chiesa cattolica e nella fedeltà  al Santo Padre, usando tutte le potenzialità  del mezzo radiofonico”) e Radio Padania. Spiccioli, comunque, rispetto ai 3 miliardi e 500 milioni di lire stanziati dallo Stato per il Giubileo del Duemila….
E ancora, la legge sul finanziamento agli oratori approvata dalla Regione Friuli Venezia-Giulia il 22 febbraio 2000 (e prontamente imitata, nell’ordine, da Lombardia, Piemonte, Molise, Puglia, Liguria, Campania, Calabria, Lazio e Abruzzo).
Cogliendo fior da fiore, troviamo i 3 miliardi di lire stanziati il 9 febbraio 2001 dal Veneto per gli edifici di culto “che siano testimonianza di tradizioni popolari e religiose”; il mezzo miliardo, sempre di lire, della Basilicata “per la realizzazione di opere di culto e di ministero pastorale” (1° marzo 2001); i 2 miliardi della Calabria per la disciplina urbanistica dei servizi religiosi (2 maggio 2001); i 50 milioni di euro stornati ancora in Veneto dal Fondo speciale per il disinquinamento delle acque di Venezia a favore della curia patriarcale (15 febbraio 2004).

Stralcio da: “I senza Dio”, un’inchiesta sul Vaticano del giornalista de L’Espresso Stefano Livadiotti. In libreria

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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NUOVA RICHIESTA DI ARRESTO PER COSENTINO: “E’ REFERENTE DEI CASALESI”

Dicembre 6th, 2011 Riccardo Fucile

INDAGATO ANCHE CESARO: 50 ARRESTI IN TUTTA ITALIA, COMPRESI POLITICI E BANCHIERI… IL PRIMO MANDATO DI CATTURA PER COSENTINO VENNE RIGETTATO DALLA CAMERA

Antimafia e carabinieri in azione all’alba con un blitz in tutta Italia finalizzati all’arresto di boss, banchieri e politici ritenuti vicini al clan dei Casalesi: tra loro anche l’ex sottosegretario all’Economia e attuale coordinatore del Pdl campano Nicola Cosentino.
La magistratura di Napoli ha chiesto a Montecitorio di autorizzare l’arresto del deputato, indagato per corruzione ed altri reati.
La richiesta d’arresto è arrivata stamattina, martedì 6, in giunta per le autorizzazioni della Camera.
Fa il paio con la prima che, rigettata nel novembre 2009 dalla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, provocò le dimissioni dell’allora sottosegretario.
Il coordinatore del Pdl della Campania è definito nei capi di imputazione formulati dai pm «referente politico nazionale del clan dei Casalesi».
I provvedimenti restrittivi colpiscono in particolare elementi riconducibili alle fazioni Schiavone e Bidognetti del clan dei Casalesi.
Fra i destinatari anche esponenti politici di rilievo nazionale e locale, personaggi del mondo bancario ed imprenditoriale operanti oltre che in Campania, nel Lazio, in Toscana, nell’Emilia Romagna, in Lombardia ed in Veneto.
Tra gli indagati (ma non per camorra) c’è anche il presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro che, secondo l’accusa, accompagnò Cosentino a Roma per sollecitare i vertici di Unicredit a concedere un credito a favore del clan, peraltro garantito da una falsa fidejussione.
«Pochi giorni dopo tale intervento – è scritto in un comunicato della Procura – il finanziamento, che fino a quel momento aveva incontrato ostacoli e rallentamenti, veniva sbloccato».
Il finanziamento ammontava a 5 milioni e mezzo di euro. All’epoca Cosentino era sottosegretario all’Economia.
L’ordinanza riguarda anche un’altra cinquantina di persone,arrestati dai carabinieri con la Dia di Napoli.
I reati contestati, a vario titolo, sono associazione camorristica, riciclaggio, corruzione e falso.
Secondo quanto si apprende l’inchiesta riguarda vicende di infiltrazioni del clan dei Casalesi nella pubblica amministrazione ed in particolare tra ex amministratori di Casal di Principe, roccaforte del clan dove il Comune viene sciolto in media ogni due anni. Gli indagati sono oltre settanta.
Il gip scrive: quella tra politica e economia rappresenta «un’osmosi che genera effetti patologici nei settori più rilevanti della vita sociale e politica della provincia casertana: quello elettorale, quello economico e quello istituzionale».
Intorno a questo intreccio – prosegue il gip – si muovono enormi interessi economici del clan dei Casalesi e i politici coinvolti sono «asserviti al sodalizio camorristico.
E ciò che avviene in snodi fondamentali e sensibili dell’attività  economica: nell’apertura di centri commerciali, nelle attività  edilizie e nella fornitura del calcestruzzo.
Ed i poteri della politica e dell’ente mafioso si saldano nel momento più solenne ed importante della vita democratica: il momento elettorale».

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CONGRESSO FLI DI VARESE , FONTI ROMANE: ACCERTATE FIRME FALSE DI PERSONE CHE AVEVANO FIRMATO PER L’ALTRO CANDIDATO, INSERIMENTO DI ISCRITTI AL PDL E DI PERSONE USCITE DA FLI

Dicembre 6th, 2011 Riccardo Fucile

UN MESE FA UNA LETTERA DEL COORDINATORE REGIONALE VALDITARA DENUNCIAVA AL VERTICE DI FLI CHE MOLTI CIRCOLI LOCALI ERANO FASULLI E CHE QUALCUNO STAVA PREDISPONENDO FIRME FALSE

Pubblichiamo due contributi sul vergognoso svolgimento del congresso Fli di Varese

URLA, INSULTI   E MINACCE A CHI NON ACCETTA LA VOTAZIONE TAROCCATA, FINO ALL’INTERVENTO DELLLA DIGOS

Caro Riccardo, mi chiedi di Varese, del Congresso Provinciale.
Ti racconterò il mio vissuto, con una breve premessa: avevo detto al Presidente Fini, in un incontro ai primi di novembre, che il “clima”da queste parti aveva provocato l’esodo di tante belle persone, quelle entrate piene di entusiasmo agli albori di questa avventura, quelle che approcciavano la politica per la prima volta, quelle che se ne erano allontanate da anni perchè delusi dai Partiti, dalla loro gestione della cosa pubblica, dalla loro autoreferenzialità , indignate da quei personaggi che brulicano intorno a questo mondo attratti solo dal miraggio di un facile guadagno senza bisogno di avere competenze specifiche, professionalità , valori e principi.
Ecco, questo era il popolo che per primo aveva accolto il richiamo di un gruppo di coraggiosi che volevano dare un calcio a quella politica, per regalare al Paese quello che merita, cioè una classe dirigente seria, onesta, capace, che sente nel profondo l’onore di essere rappresentante della sovranità  popolare.
Al Presidente ho detto che per non disperdere le sinergie create in quest’ultimo anno con tanti di loro, sarei stata defilata da Fli ed avrei ripreso l’attività  con le associazioni con le quali in questi anni ho collaborato.
Ho spiegato che l’impatto con certi atteggiamenti, certe dinamiche “vecchie”, avrebbe lentamente corroso anche i nostri rapporti personali ed avrebbe reso impossibile anche l’ipotesi di un appoggio in eventuali future campagne elettorali.
Ha afferrato subito la situazione, un breve accenno al tipo di associazioni in cui sono attiva e mi sono congedata.
Rientrata a casa dopo lunga assenza da Varese mi dicono che a breve c’è il Congresso; un conoscente, avvocato e docente universitario ha deciso di candidarsi e mi chiede una mano: gran bella persona, lo appoggio, mi è sempre piaciuto il confronto, il dialogo; ci sto.
Il Congresso inizia male, tensioni per i nomi nell’uffficio di Presidenza, urla dalla saletta interna; alla fine prende in mano la situazione l’on. Conte che con autorità  si impone e trova una soluzione.
Iniziano gli interventi..ovvio, parlo anche io, mi ero scritta al volo il giorno prima un pò di spunti, ed anche di critiche.
Certo, critico un modo di far politica che non condivido, critico anche i toni alti troppe volte usati, toni minacciosi, usati contro me e contro altri, gli insulti facili, le crisi di lesa maestà  quando si è contraddetti.
Partono fischi ed insulti, mi viene da sorridere, mi stanno dando ragione..poi altri interventi, anche quelli dell’avv. Garavaglia, anche lui attaccato..poi quello dell’on Conte, che riprende questi comportamenti e viene contestato anche lui.
Poi improvvisamente confusione, dall’ufficio verifiche sui nomi dei sostenitori toni alterati, qualcuno va a vedere cosa succede e poi torna chiedendo la sospensione del Congresso, tra i sostenitori del Coord. uscente sarebbe stato rinvenuto almeno un nome falso, e i 2 membri dell’ufficio in quota del candidato”sfidante” dichiarano che nei loro confronti sono stati usati toni intimidatori.
Scoppia la gazzarra, urla, insulti..il candidato “incriminato” scatta verso chi chiede la sospensione del Congresso e viene bloccato da un uomo ,ispettore digos fuori servizio – fortunatamente nei pressi -mentre stava per dare una capocciata in faccia al poverino..un altro appartenente alle forze dell’ordine in borghese blocca e riduce a più miti consigli un altro e insieme all’on. Conte riescono a quasi calmare gli uomini.
Dichiarano aperto il voto, mi viene da vomitare, chiamo i ragazzi in pizzeria e dico loro di non venire, farsi spaccare la faccia da un poveraccio che non riesce a controllare i propri nervi è l’ultima cosa che posso pretendere da qualcuno; avviso Garavaglia che mi conferma che anche lui ha deciso di chiamare i suoi amici che si stavano riunendo nella sede della loro associazione e dire anche a loro che non se ne faceva nulla, il clima era tale che si rischiava di far partire una rissa.
Abbiamo annunciato che proporremo il ricorso e ce ne siamo andati.
Ecco Riccardo, questo è un resoconto che invio a te, un amico che in questo momento sta facendo una coraggiosa battaglia per la legalità  e la trasparenza.
Quanto accaduto a Varese in confronto sono quisquilie, ma solo persone che hanno condiviso il nostro passato possono intendere fino in fondo la rabbia e la rivolta che salgono quando sei costretto a vivere e vedere la bruttura e lo squallore di questi piccoli squallidi momenti di nonpolitica.
Laura Caruso

CONGRESSO TAROCCO DI FLI A VARESE: LA LETTERA DI UN PRESIDENTE DI CIRCOLO

Sono stato presente al Congresso in qualità  di presidente di circolo e componente del coordinamento provinciale uscente e contesto la ricostruzione fatta da certa stampa a proposito delle 130 iscrizioni che non sono state fatte on-line all’ultimo momento, ma presentate alle segreterie regionali e nazionale nei tempi stabiliti dai regolamenti del partito.
Dichiaro che la candidatura del prof. Garavaglia, giurista ed accademico di chiara fama, è stata da tempo condivisa ed appoggiata da numerosi circoli della provincia, tra i quali quelli presieduti da chi è in Futuro e Libertà  da ben prima del sig. Ferrazzi e dei suoi accoliti.
Rilevo che sulla stampa non viene fatta menzione dell’esposto/ricorso da me presentato a proposito della regolarità  dell’indizione del congresso, attualmente al vaglio della commissione preposta del partito.
Non viene nemmeno fatta menzione dell’aggressione vile perpetrata dal sig. Ferrazzi nei confronti di un sostenitore del prof. Garavaglia, “colpevole” di aver rilevato almeno una firma falsa tra   quelle a sostegno del sig. Ferrazzi e di volerlo fare presente al Presidente del congresso.
L’aggressione è stata , per fortuna, bloccata da un ispettore della Digos presente altrimenti avrebbe avuto ben più gravi conseguenze.
Faccio notare che il plebiscito ottenuto dal sig. Ferrazzi è stato del 98%, ma solo dei votanti, che quindi ha raggiunto l’iperbolica cifra di 96 voti a suo favore.
Uno squallore per chi si accredita di una pluridecennale militanza politica e che afferma di governare 970 iscritti in 36 circoli con ben 26 consiglieri comunali e 2 provinciali.
E’ mai possibile che nessuno si sia domandato dove fosse tutta questa gente e perchè mai il sig. Ferrazzi raccatti ad un congresso provinciale un “plebiscito” di ben 96 voti?
Per quanto riguarda il non voto a favore del prof. Garavaglia, è motivato dal fatto che non si è voluto legittimare quel congresso-farsa nemmeno con la partecipazione al voto.
Tutto questo alla faccia della completezza e della correttezza dell’informazione.
Desidero sottolineare il comportamento esemplare dell’on. Conte che ha saputo condurre da par suo   una situazione resa difficile dai comportamenti dei soliti facinorosi e soprattutto da gravi scorrettezze che saranno valutate dagli organi centrali del partito.

Alessandro Vinci

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LA MANOVRA COSTERA’ 635 EURO A FAMIGLIA

Dicembre 5th, 2011 Riccardo Fucile

STUDIO DELLA CGIA DI MESTRE: INCLUDENDO LE MISURE PRESE DAL GOVERNO BERLUSCONI L’ESBORSO E’ DI 6.402 EURO IN QUATTRO ANNI

Avevano detto che la medicina sarebbe stata amara.
Adesso ne conosciamo anche il prezzo: 635 euro a famiglia.
«La manovra “salva-Italia” peserà  sulle famiglie italiane con un importo medio pari a 635 euro.
Se teniamo conto anche delle manovre estive elaborate dal precedente governo Berlusconi, l’importo complessivo che graverà  sulle famiglie italiane, raggiungerà , nel quadriennio 2011-2014, i 6.400 euro» ha detto il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, dopo aver stimato, assieme al suo Ufficio studi, gli effetti economici che la manovra Monti – e quelle d’estate redatte dal governo Berlusconi – avranno sui bilanci delle famiglie italiane.
Per quanto concerne la manovra «Salva-Italia», sottolineano dalla Cgia, l’importo è pari a 30 miliardi di euro lordi.
Se a questa cifra si sottraggono i 10 miliardi che saranno destinati allo sviluppo e si rimuovono anche i 4 miliardi che andranno ad evitare il taglio delle agevolazioni nel 2012, l’effetto complessivo della manovra sulle famiglie sarà  pari a 16 miliardi di euro.
Pertanto, questa entità  inciderà  mediamente su ciascuno dei 25 milioni di nuclei familiari italiani per un importo pari a 635 euro nel triennio 2012-2014.
Se a questa misura si aggiungono gli effetti delle manovre d’estate stilate dal Governo Berlusconi, il carico complessivo sulle famiglie salirà  a 6.402 euro.
«Complessivamente – conclude Bortolussi – queste 3 manovre avranno un effetto complessivo nel quadriennio 2011-2014 pari a 161,1 miliardi di euro. Una vera e propria stangata che, probabilmente, riuscirà  a far quadrare i conti ma rischia di mettere in ginocchio l’economia del Paese».

(da “Il Corriere della Sera“)

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ANCHE A VARESE E’ ANDATO IN ONDA UN CONGRESSO FARSA DI FUTURO E LIBERTA’ DI TAROCCO

Dicembre 5th, 2011 Riccardo Fucile

E’ STATO NECESSARIO PERSINO L’INTERVENTO DELLA DIGOS PER PLACARE GLI ANIMI… SU 1.000 PRESUNTI ISCRITTI NON SI PRESENTA NEANCHE IL 33%, E’ STATO INUTILE MOBILITARE I VECCHIETTI DELLE CASE DI RIPOSO… RICORSO DI GARAVAGLIA CONTRO FERRAZZI: LA DECISIONE AVVERRA’ A ROMA

Nella giornata di ieri di buon mattino ho deciso di recarmi come semplice osservatore a Varese, dove si teneva il Congresso Provinciale di FLI.
Nella notte, qualcuno ha imbrattato muri con scritte del tono di “Fini Boia”, si suppone siano stati militanti di Forza Nuova ma, visto che non c’erano scritti nomi e cognomi e visto lo svolgimento della giornata congressuale, potrebbe essere stato chiunque.
Già  alle 9 del mattino, si poteva tagliare la tensione con una motosega, era così tanta che l’ha percepita anche il radar di terra dell’aeroporto della Malpensa.
Le persone arrivano alla spicciolata, dopo aver fatto una rapida conta, dei posti a sedere, circa centoventi, le poltrone libere sono poco più di una sessantina.
Alcuni giovani di Generazione Futuro, sono in piedi sul lato destro della Sala Montanari, quindi, presenti in sala non più di ottanta persone in riciclo continuo, tra quelli dentro e quelli fuori a fumare (come dicevo la tensione, era tanta).
Diamo quindi come numero massimo di partecipanti non più di novanta persone (i numeri della votazione diranno di più ma in seguito capirete il perchè).
Alcuni tesserati chiedono che nelle commissioni siano inseriti altri nomi di persone che fanno parte del gruppo che appoggia Garavaglia e il Presidente On. Giorgio Conte, acconsente perchè questo fa parte di un “sano confronto politico”.
La tensione però comincia a diventare sempre più dura (a questo punto ci voleva una circolare con lama al tungsteno per tagliarla).
Strano e oserei inopportuno, sentire voci di richieste di ritiro di Garavaglia.
Ma ancor più strano e ancor più inopportuno, sentir minacciare che “… se mi salta il congresso, faccio saltare il congresso di Milano…”.
Poi un nugolo di persone che in mezzo al piazzale controllano liste di nomi, mentre all’interno, vanno al termine gli interventi degli iscritti, fino al momento in cui il Presidente del Congresso On. Giorgio Conte dà  il via alle votazioni.
La Commissione di controllo nel frattempo non ha ancora terminato il suo lavoro di controllo degli aventi diritto al voto.
Nel mentre che le votazioni vanno avanti, nell’atrio della sala Montanari si scatena il putiferio incivile creato da chi non ha alcuna intenzione di mollare l’osso e di perdere l’incarico per qualsivoglia ragione.
Volano insulti, si arriva quasi alle mani, in ricordo di una vecchia scuola politica che di buono non ha portato nulla, anzi.
L’intervento di alcuni agenti della Digos presenti in sala, in borghese e fuori servizio, calmano gli animi aggressivi.
Nel frattempo il candidato Garavaglia, ritira i suoi ormai pronti al voto, circa una novantina di persone, senza però ritirare la candidatura e annuncia il ricorso per gravi irregolarità , non accettando alcun compromesso con l’avversario Ferrazzi.
Pertanto, nonostante Ferrazzi abbia scomodato uno stock di vecchietti dalle loro case di riposo per avere più voti (veramente triste vedere tutto ciò… fortuna che FLI dovrebbe essere un partito giovane come “urlato” da Politi in corso d’intervento tutto contro Garavaglia), nonostante neanche Ferrazzi abbia votato per se stesso, ma soprattutto per la completa mancanza di quel 33% degli iscritti necessario ad essere eletto (Varese conta oltre 1000 iscritti), il “sano confronto politico” tanto invocato dall’On. Giorgio Conte non c’è stato e per Varese, saranno le Commissioni Romane a decidere la validità  di questo Congresso e il relativo Coordinatore Provinciale.
Pensavo ormai che di Varese ne avrei sentito parlare più avanti, ma al mio ritorno a Milano, mi ritrovo sul profilo di Facebook un articolo pubblicato su Varese News,   che non corrisponde affatto a quello che ho visto e sentito per tutta la giornata se non parzialmente.
Mi lancio quindi alla ricerca di altri articoli in merito, ne trovo tre, il più sincero è della Provincia di Varese.
A me cominciano a sorgere una serie di atroci dubbi… qualcuno sta giocando con le nostre idee e la nostra necessità  di una politica pulita, qualcuno sta scambiando favori per salvarsi culo e carriera…
Quindi, il passato non ha insegnato nulla a questi signori che, rimangono ben radicati in un passato d’intrallazzo che vogliono traghettare nel nostro futuro.
Ero un semplice osservatore, come tale rimango e, tale rimarrò.

DA “LA PROVINCIA DI VARESE”: CONGRESSO-RISSA DEL FLI: URLA, SPINTONI, INSULTI ….FLI ELEGGE FERRAZZI MA E’ UN CAOS

Luca Ferrazzi nuovo coordinatrice provinciale di Fli.
Ma l’elezione ieri è arrivata al termine di un congresso, all’ex Rivoli, a dir poco caotico. Urla, insulti, qualche spintone e l’ordine riportato dalla Digos.
Il clou della tensione è stato in ogni caso raggiunto quando ha preso forma un vero e proprio blitz per il controllo del partito in alternativa a Ferrazzi e al gruppo dirigente uscente.
Un blitz con 130 iscritti, che in gran parte si sono iscritti al partito on line nella notte.
Tra loro anche pure un candidato alla segreteria, il bustocco Piero Garavaglia, avvocato e docente all’università  di Torino, senza alcuna esperienza politica alle spalle, ma in affinità  col progetto di Fini.
Quello cioè di costruire un partito che prescinda dal gruppo degli ex An.
Il gruppo di Garavaglia ha trovato il sostegno della corrente guidata da Laura Caruso, presidente dei circoli Fli, che per prima durante gli interventi aveva chiesto il commissariamento del partito a Varese.
«A cui contesto la mancanza di chiarezza – ha detto la Caruso -, e ho dubbi sull’elenco degli iscritti anche a causa della possibilità  di aderire on line. Comunque resto nel partito. Proseguirò il mio lavoro, anche grazie al sostegno da Roma degli esponenti dell’associazione Arcipelago Nazionale».
Il culmine della tensione è stato raggiunto al momento delle elezioni.
Alcuni militanti sono arrivati addirittura alle mani e c’è voluto l’intervento di due agenti della Digos per riportare i congressisti alla calma.
Dopo mille polemiche i frondisti di Garavaglia hanno deciso di non partecipare al voto annunciando però un ricorso agli organismi di garanzia del partito.
Scontato, quindi, l’esito del voto a favore di Ferrazzi (98% dei consensi). Ma restano tante polemiche e il giallo delle iscrizioni in massa poche ore prima del congresso.
«Ci sono state delle stranezze, su cui valuterà  la commissione nazionale – ha detto il parlamentare Giorgio Conte, chiamato a presiedere l’assemblea – ma non c’è stata alcuna irregolarità . Auspico che Ferrazzi sappia lavorare per sanare le divisioni che si sono palesate».

Valentina Fumagalli
(da “La Provincia di Varese”)

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THYSSEN, A SETTE MESI DALLA CONDANNA ANCORA NESSUN RISARCIMENTO ALLE FAMIGLIE DELLE VITTIME

Dicembre 3rd, 2011 Riccardo Fucile

SI TRATTA DEI PAGAMENTI PROVVISIONALI, OVVERO GLI ANTICIPI DISPOSTI DALLA SENTENZA CON LA QUALE SONO STATI CONDANNATI HARALD ESPENHAHN E ALTRI CINQUE DIRIGENTI DELL’ACCIAIERIA TEDESCA

A più di sette mesi dalla condanna e a quattro anni dalla tragedia di Torino, la ThyssenKrupp non ha ancora rimborsato gli ex operai e alcuni familiari delle vittime come imposto dai giudici.
Si tratta dei pagamenti provvisionali, cioè gli anticipi sui rimborsi disposti dalla sentenza del 15 aprile scorso, con cui sono stati condannati l’ad Harald Espenhahn e altri cinque dirigenti dell’acciaieria tedesca.
Oltre all’accusa di omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, i pm Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso hanno recriminato al primo i reati di omicidio e incendio volontari con colpa cosciente; e per gli altri omicidio e incendio colposo.
Queste ipotesi della procura sono state riconosciute dai giudici della Corte d’assise di Torino, i quali hanno stabilito che gli imputati devono versare dai 50mila euro in su per gli ex lavoratori e tra i 30 e 40mila euro per i parenti dei deceduti.
Gli avvocati degli ex operai, costituiti parte civile al processo, avevano anche chiesto che il pagamento fosse “immediatamente esecutivo” per via delle condizioni economiche precarie in cui si sono ritrovati dopo la chiusura anticipata dello stabilimento e per i gravi danni fisici e psicologici subiti per colpa della tragedia.
La corte ha ammesso la legittimità  delle richieste: in base alle testimonianza di cinque addetti di turno tra il 5 e il 6 dicembre 2007 — è scritto nelle motivazioni — emerge “il dramma sconvolgente da loro vissuto quella notte, da cui deriva la fondatezza (peraltro riscontrata dalle perizie mediche) del danno non patrimoniale, costituito dal danno morale e dal danno alla salute da loro lamentato e di cui chiedono il ristoro economico”.
L’azienda e i condannati devono quindi pagare.
Gli importi della provvisionale potevano essere versati dal momento della decisione del tribunale (giorno da cui comincia il calcolo degli interessi) e sono diventati obbligatori dalla pubblicazione della sentenza, ma a 20 giorni dalle motivazioni non sono ancora avvenuti.
Lo segnala l’avvocato Sergio Bonetto, rappresentante di nove operai costituitisi parti civile: “Ho provato in tutte le maniere, sollecitando a voce il pagamento agli avvocati degli imputati, e anche per iscritto, ma ancora non è avvenuto niente — spiega -. Se l’attesa continuasse potremmo avviare le procedure per l’invio di ufficiali giudiziari per i pignoramenti”.
Antonio Boccuzzi, ex operaio sopravvissuto al rogo e ora deputato del Pd, afferma: “Stiamo tutti aspettando. La Thyssen avrebbe dovuto pagare immediatamente. Nessuno ha ricevuto un euro e non abbiamo notizie, se non voci su prossimi pagamenti”.
Il problema è che molti suoi ex colleghi “sono ancora senza un lavoro e a maggior ragione è importante che i soldi siano versati”.
Questo ritardo per lui è una conferma: “È l’atteggiamento dello stile Thyssen: anche dopo la sentenza Torino resta l’ultimo dei pensieri e dei doveri”.
I difensori degli imputati affermano che il ritardo è dovuto alla trattativa in corso tra la ThyssenKrupp, i dirigenti condannati e le parti civili: “Siamo obbligati a fare i pagamenti — premette l’avvocato Cesare Zaccone, difensore dell’azienda -. Si tratta di ritardi dovuti alle modalità  di esecuzione, ma è anche un problema che riguarda le compagnie assicurative. I pagamenti devono avvenire al più presto”.

Andrea Giambartolomei
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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DUELLO IN TRIBUNALE TRA EURODEPUTATE : TRA SONIA ALFANO E LICIA RONZULLI LA PAROLA AI GIUDICI

Dicembre 2nd, 2011 Riccardo Fucile

L’ESPONENTE DELL’IDV AVECA DEFINITO QUELLA DEL PDL “PROCACCIATRICE DI ARCORINE, CERTOSINE E GRAZIOLININE” IN MERITO ALLE FESTE PRIVATE DI BERLUSCONI

Finisce alla Procura di Palermo la lite tra le due eurodeputate dell’Italia dei Valori, Sonia Alfano, e del Pdl, Licia Ronzulli, che non ha gradito l’appellativo di «procacciatrice di arcorine, certosine e grazioline» con cui la collega dell’Idv l’ha definita, facendo riferimento al suo presunto ruolo di reclutatrice di ragazze per le feste dell’ex premier Silvio Berlusconi.
Ronzulli si è rivolta alla magistratura querelando per diffamazione Sonia Alfano e chiedendo l’oscuramento del blog della parlamentare e quello del partito in cui le frasi «infamanti» erano state riportate.
Il pm di Palermo Geri Ferrara, competente in quanto l’eurodeputata dell’Idv risiede nel capoluogo siciliano, si è opposto alla richiesta facendo riferimento alle prerogative costituzionalmente tutelate del parlamentare per le opinioni espresse nell’esercizio delle funzioni. Ma il gip ha dato ragione alla querelante e ha oscurato il blog.
Un duello a colpi di istanze giudiziarie risolta dal tribunale del riesame che ha accolto la tesi della Procura e ha riattivato sito e blog.
La questione tra le due litiganti, però, non finirà  così perchè davanti al magistrato sfileranno, per essere interrogate, le frequentatrici dei festini con l’ex premier Berlusconi.
Il pm, infatti, che deve indagare sulla presunta diffamazione dovrà  accertare se quanto scritto da Alfano sia vero: insomma, se la Ronzulli ha realmente procacciato donne al premier e se i festini hard ci furono.

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ECCO LE CARTE CHE ACCUSANO MINZOLINI: DA CAPRI A CORTINA, 1.500 EURO IN 5 GIORNI

Novembre 30th, 2011 Riccardo Fucile

IL RAPPORTO DELLA G.D.F. ALLA BASE DELL’ACCUSA DI PECULATO CONTRO IL DIRETTORE DEL TG1 SU CUI DECIDERA’ IL GUP…PER 12 VOLTE NEGLI HOTEL PIU’ LUSSUOSI IL GIORNALISTA HA PAGATO PER DUE PERSONE CON LA CARTA DI CREDITO DELLA RAI

Augusto Minzolini e Mauro Masi la chiamano “incomprensione amministrativa”.
Un innocuo pasticcio da 74.636,90 euro sperperati in un anno dal “direttorissimo”usando la carta di credito aziendale della Rai.
Non ci siamo capiti e finiamola lì.
Ma il procuratore aggiunto di Roma Alberto Caperna lo chiama peculato e il Nucleo di polizia tributaria della Capitale addirittura truffa aggravata (reato punibile con la reclusione da 1 a 5 anni).
Il quadro probatorio sembra non lasciare scampo a Minzolini. All'”incomprensione amministrativa” è legata la sua sorte di direttore del Tg1.
Martedì il giudice delle indagini preliminari decide sulla richiesta di rinvio a giudizio.
Se dà  il via libera al processo, Minzolini ha le ore contate.
In 77 pagine di informativa la Guardia di Finanza ricostruisce dettaglio per dettaglio la vicenda della carta di credito aziendale usata indebitamente dal direttore del Tg1.
Un lavoro certosino, che scava nella vita privata del giornalista quando questa è stata foraggiata dai soldi pubblici della Rai. Incrocio di ricevute sequestrate a Roma e Torino, verbali di interrogatorio, corrispondenza interna: su queste basi la procura ha messo sotto indagine Minzolini per peculato escludendo la truffa.
Il 6 dicembre sarà  un’impresa far passare un vorticoso e invidiabile elenco di località  di vacanza, spese allegre, misteriosi informatori, ristoranti e alberghi di extra lusso con i quali si potrebbe scrivere una breve guida Michelin, come un piccolo equivoco senza importanza.
Nel dossier si ritrovano molti particolari già  conosciuti.
Le mete delle trasferte del direttorissimo: week end a Capri, Barcellona, Ischia, Cortina, Cannes, Sanremo, Venezia, Marrakech, Dubai, Londra, Palma de Majorca, Amburgo, Monaco, Saturnia, Il Cairo.
Il totale speso per questi viaggi e addebitato sulla carta di credito aziendale: 74.636,90 euro in poco più di un anno, dal 28 luglio 2009 al 30 novembre 2010, quando scoppia lo scandalo e la Rai ritira la carta a Minzolini.
Di questa cifra il giornalista ha restituito 65.341,33 euro in 5 tranche: 2000 trattenuti sullo stipendio di febbraio 2011, 63.330,76 con tre assegni da marzo a maggio dello stesso anno, 1134 versati nel giugno scorso.
Ma, precisa la polizia tributaria, ai fini del reato “è irrilevante la successiva avvenuta restituzione in cassa della somma”.
Il pasticcio dunque si complica.
La lettura delle carte offre infatti altri particolari inediti.
Le Fiamme gialle segnalano l’ipotesi di truffa aggravata per alcuni casi in cui Minzolini ha ottenuto un doppio rimborso: quello registrato per la carta di credito e quello a forfait, “richiesto e ottenuto dallo stesso Minzolini, per un importo complessivo di 1637,16 euro”.
In pratica, il direttore pagava il ristorante con il denaro aziendale attraverso la carta ma chiedeva anche il rimborso della diaria.
Negli alberghi più belli e nelle località  più lussuose, in 12 occasioni Minzolini “ha fruito di pernottamenti per 2 persone” e dieci volte è stato giustificato dall’azienda.
Il direttore si portava il lavoro a letto. Ma sull’informatore o l’informatrice che Minzolini ospitava nella sua stanza c’è il buio pesto.
Nemmeno la Finanza è riuscita a saperne di più.
Le “schede alloggiati”, come si chiamano in gergo i verbali delle Questure che registrano le presenze in hotel sulla base dei documenti presentati alla reception, non hanno fornito alcuna risposta.
L’identità  della Mata Hari è destinata a rimanere un mistero.
Per legittimi motivi di riservatezza, Minzolini non rivela i nomi degli ospiti dei suoi pranzi o dei suoi aperitivi.
Fa una sola eccezione e in questo modo risparmia 3166,50 euro dalla somma restituita a Viale Mazzini.
La cifra, si giustifica il giornalista, è riferita a pasti con il vicedirettore di Libero Franco Bechis. “L’analisi delle spese   –   scrivono le Fiamme gialle   –   ha consentito di evidenziare un uso quasi quotidiano della carta di credito in esame”.
La usava anche quando non lavorava? Dal 28 luglio 2009 al 30 novembre 2010 Minzolini risulta “assente dal servizio” solo 5 giorni: il 29 e 30/8/2009, il 2 giugno, 29 giugno e 1 novembre 2010.
In queste giornate spende 1527,70 euro pasteggiando nei ristoranti di Roma La Vecchia pineta, Mirabelle, Flame, Cesare, Harry’s Bar, Gallura, Palazzo Manfredi, Girarrosto Fiorentino. “Senza autorizzazione” pranza al ristorante di Fiumicino “Bastianelli al Molo” 14 volte in un anno per una spesa di 2351,70 euro. Paga la Rai.
I numeri sono un incubo per il direttorissimo.
Quelli del Tg1 in caduta libera di spettatori. E quelli delle note spese.
Ma nel giro del mondo di Minzolini colpiscono anche gli indirizzi.
Un concetrato della migliore tradizione alberghiera planetaria.
A Venezia cambia e prova diversi alberghi: Gritti Palace, Bauer il Palazzo, Boscolo. Poi c’è il Cap d’Antibes beach (Cannes), il Carlo IV (Praga), il Four Season (Firenze), il Capri Tiberio Palace, il Principe di Savoia (Milano), Baglioni Hotel (Londra), Atlantis (Dubai), Vier Jahreszeiten Kempinski (Monaco).
Dodici volte la carta di credito lo segnala in un luogo di vacanza, ma lui risulta in servizio.
Il sistema registra. Dopo le prime notizie sull’inchiesta, “Minzolini rettifica la sua posizione considerandosi a riposo”.
Tutto questo è solo un pasticcio interno?
Incomprensione amministrativa è una formula studiata da Masi e Minzolini con il contributo degli avvocati per tirarsi fuori dai guai.
Eppure Minzolini, nello scambio burocratico di lettere, non rinuncia a uno strappo. Scrive il 19 marzo 2011 (e la Finanza annota): “Di questo cortocircuito l’azienda avrebbe potuto avvertirmi prima e non aspettare 18 mesi…”.
A Masi girano le scatole, si capisce dalla replica: “P. S.: un’amichevole precisazione.
“E’ più che evidente che la tua affermazione è sicuramente una semplificazione giornalistica e come tale la intendo”.
Schermaglie ininfluenti sulla decisione finale.

Goffredo De Marchis
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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