Gennaio 14th, 2019 Riccardo Fucile
IN UN MONDO DI MACERIE SPIRITUALI, PER FORTUNA C’E’ CHI ANCORA INSEGUE SOGNI E IDEALI
Il fratello di un mio compagno di Università si è arruolato nelle milizie curde dell’YPG ed è
caduto combattendo per la libertà di quel popolo. Aveva 50 anni e dei figli. Perchè l’ha fatto?
Se uno legge il bel libro “Il Combattente” di Karim Franceschi o scorre le strisce di ZeroCalcare, Kobane Calling, capisce che la guerra contro l’Isis ha motivazioni profonde e dovrebbe scuotere più profondamente gli animi assopiti e ormai ottusi di noi occidentali.
I Giovani lo capiscono più di noi adulti. Un mio studente d’Informatica è andato a Erbil. Non mi ha mai detto il perchè, ma suppongo che anche lui sia andato per aiutare la causa del popolo curdo.
Eppure la giustezza della causa, non spiega fino in fondo perchè un 50-enne decida di dare un taglio alla vita comoda ed andare a combattere.
Forse la motivazione di questo gesto me l’ha data, inconsapevolmente, un mio laureato in Filosofia.
Mi ha chiesto un mio parere: deve scegliere fra un periodo di cooperazione a Curacao (Caraibi) e uno stage presso Ernst&Young e non sa che fare. Lo stage serve per trovare lavoro, il periodo di cooperazione serve per sè stessi.
È il confronto fra avere (in questo caso un lavoro) ed essere.
Se il giovane sceglierà Curacao, a 30 anni forse penserà che lo stage gli avrebbe reso l’ inserimento nel lavoro più facile.
Se il giovane sceglierà Ernst&Young, sicuramente a 60 avrà il rimpianto di non essere stato capace di “essere” giovane quando l’età glielo permetteva.
Io credo che il fratello del mio compagno di studi abbia sentito un richiamo profondo all’essere nel senso più profondo del termine.
Siamo fatti della stessa materia dei sogni, siamo fatti per seguire vertute e canoscenza… e la società attuale non offre più sogni ed ideali da seguire.
Rimangono solo macerie, materiali e spirituali.. È naturale, è umano non accettare il declino di una società decadente.
Si cerca tutti una sfida, una ragione per vivere e per non vegetare… Il mio amico ha scelto di farlo andando a combattere (e morire) per i diritti di un popolo, come un eroe di altri tempi…
Onore e la mia sincera ammirazione al mio amico.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 12th, 2019 Riccardo Fucile
IL COMMOSSO RICORDO DELLA COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO
Una folla silenziosa si è ritrovata ieri sera nella basilica di Santa Teresa d’Avila a Roma per salutare Nereo, il senzatetto investito da un pirata della strada all’alba del 7 gennaio scorso.
Fuori è buio e freddo, dentro c’è tanta luce e calore.
Tra i banchi e in piedi, sul fondo, 400 forse 500 persone: gente del quartiere e romani che vi si recano ogni mattina per lavoro, gli amici di Sant’Egidio, che da anni aiutavano Nereo e hanno organizzato la veglia di preghiera, e alcuni senzatetto suoi compagni di strada.
In chiesa c’è silenzio, commozione e stupore a ritrovarsi così in tanti. Ma anche la sensazione di un saluto ad una persona importante.
Nereo, che aveva compiuto 73 anni lo scorso novembre, aveva lavorato come carpentiere in giro per il mondo: Arabia Saudita, Germania, Iran, Libia, Russia, Somalia.
Poi, dal 1998, la vita in strada, a Roma, prima nei giardini di piazza Mazzini, poi in una tenda a Corso d’Italia con l’inseparabile cagnolina Lilla.
“La morte di Nereo è arrivata come un ladro nella notte – ha detto don Fernando Escobar della Comunità di Sant’Egidio – ci ha addolorato per la sua profonda ingiustizia, ma anche risvegliato, ammonendoci a custodire la vita di chi attorno a noi è più fragile. A Roma, dall’inizio dell’inverno, sono già morte 8 persone senza dimora”.
Tanti sono venuti a rendere omaggio ad un uomo povero che ha arricchito e conquistato tanti con la sua affabilità .
“Vado d’accordo con tutti”, diceva Nereo. Infatti il senzatetto, originario di San Bonifacio in provincia di Verona, non aveva nemici.
“In questo quartiere gli volevamo bene. Era gentile e sorridente”, dice un negoziante, mentre con un fiore in mano si unisce alla processione silenziosa che dalla chiesa raggiunge il luogo dove Nereo abitava.
Ora quell’angolo di Roma si è popolato di fiori, libri – tanto amati da Nereo – e poesie, che tanti gli hanno dedicato.
Ho fatto in tempo ieri a leggere uno di questi biglietti, su cui più o meno c’è scritto così: “Da anni attraverso Roma ogni mattina per raggiungere il mio posto di lavoro. Traffico, liti per un parcheggio, piccole e grandi violenze quotidiane, grigiore… poi arrivavo qui e ti vedevo, caro Nereo. Alzavi gli occhi dal libro, mi guardavi e con il tuo sorriso risvegliavi in me l’umanità “.
Nereo ha acceso una luce nella vita di tanti. Una sola persona, umile, sconosciuta al grande pubblico – senza che ce ne accorgessimo – aveva il potere di umanizzare quell’angolo della città . Anche una Capitale indurita e assuefatta all’indifferenza può quindi ritrovare un cuore proprio. A partire da un povero. Ma se una città ritrova il cuore, cambia il suo volto, diventa più umana, ed è un vantaggio pet tutti.
In fondo Roma non è poi così grande perchè non possa cambiare. Ma forse deve accorgersi proprio di chi non considera capaci o degni. Cioè ricominciare dai poveri, che possono aiutarla più di tanti altri, più dei potenti o di chi si crede tale, a ritrovare la sua umanità .
Massimiliano Signifredi
Comunità di Sant’Egidio
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Gennaio 11th, 2019 Riccardo Fucile
LA GENTE DI CALABRIA HA RICORDATO A NOI STESSI CHI SIAMO, DA DOVE VENIAMO E PER QUALI VALORI VIVERE
Forse la realizzazione più popolare e conosciuta di Bansky è la bambina col palloncino che è
un cuore.
Ecco, Il Sud, coi suoi valori, frutto di una storia spesso fatta di sofferenze, discriminazioni, dolorose partenze ed esclusioni, è quel palloncino che non ci sfuggirà mai di mano, al quale staremo sempre attaccati, pur distanti.
Il primo sentimento nel leggere la notizia che arrivava dalla Calabria, da Torre Melissa, è stato questo, l’orgoglio.
Per una appartenenza a terre, quelle del Sud, dove, è vero, è difficile sradicare vizi e colpe, ma dove è impossibile recidere le radici che le legano a valori antichi ed eterni, primo la solidarietà
La notizia la sapete, la riassumo: arriva una barca carica di umanità , con dentro anche donne, bambini e un neonato. Sono curdi, appartenenti ad un popolo che le logiche del mondo ha inchiodato ad un percorso difficile, quasi impossibile; popolo destinato ad una ininterrotta resistenza a pretese costituite assai più potenti.
La storia probabilmente non regalerà mai pace al popolo curdo, quello stesso popolo che ha saputo schierarsi col mondo contro il terrore dell’Isis, contribuendo – donne in testa – ad una guerra di civiltà difficilissima ma forse vinta.
I curdi lo hanno fatto senza tanti grazie, anzi prendendo batoste su batoste.
Ecco, su quella barca che si arena lungo la costa calabrese c’erano curdi.
La gente è uscita da casa, sindaco in testa, ha aiutato i profughi, li ha raccolti, rifocillati, riscaldati, abbracciati.
Hanno aperto un albergo, le case, dato loro una coperta, tetto, e tanti sorrisi. Più di una lacrima di commozione sul viso delle nostre donne, a gara per aiutare chi era arrivato dal mare, a gara per far sorridere i bambini
Non è la prima volta che accade.
E’ successo qualche tempo fa lungo la costa siciliana, vicino Ragusa, vicino a quella città di Scicli che proprio in queste ore ha annunciato che accoglierà dieci della Sea Watch.
Quel giorno, lungo la costa ragusana, la gente fece quel che si è fatto oggi in Calabria: è corsa in spiaggia a salvare i profughi.
Anche in quel caso, in Sicilia, una gara a chi più ne portava a riva.
Ci regalarono immagini straordinarie, con donne a porgere bottiglie d’acqua a ragazzi di un altro colore stremati dalla traversata
Oggi è toccato alla gente di Calabria spezzare quella lunga catena di cattiveria e di odio che si sta riversando sul nostro Paese e sui nostri giorni.
Ricordando a noi stessi chi siamo, da dove veniamo e per cosa vale vivere. Mandando un messaggio chiaro e forte a chi vorrebbe omologare il Paese intero al proprio cinismo
A chi vorrebbe scipparci dalle mani quel palloncino a forma di cuore, a chi vorrebbe farlo scoppiare con uno spillo.
Non ci riuscirà , troverà la resistenza di uomini e donne come quelli di Torre Melissa. Difficile piegarla.
(da Globalist)
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Gennaio 10th, 2019 Riccardo Fucile
A BORDO DEL VELIERO ANCHE 4 BAMBINI, LA POPOLAZIONE SI MOBILITA PER SALVARVI… C’E’ ANCHE UN’ALTRA ITALIA CIVILE, NON SOLO RIFIUTI DELL’UMANITA’
Cinquantuno migranti di nazionalità curda sono stati soccorsi lungo la costa nella frazione Torre del Comune di Melissa, nel Crotonese, dove sono giunti all’alba a bordo di una imbarcazione a vela.
La barca si è incagliata a pochi metri dalla spiaggia nei pressi di un hotel.
Le urla dei migranti hanno svegliato alcuni dei residenti della zona.
Il sindaco di Melissa Gino Murgi e diversi cittadini si sono immediatamente prodigati per trarre in salvo le persone.
È stata anche utilizzata l’imbarcazione di salvataggio in dotazione all’hotel per il periodo estivo per portare al sicuro le sei donne ed i quattro bambini, tra i quali un neonato, che erano a bordo.
L’hotel ha poi messo a disposizione la sua struttura per soccorrere le persone e permettere loro di potersi asciugare e cambiarsi usando stufe, phon e coperte.
Sul posto sono giunte le forze di polizia per gli adempimenti di rito. I migranti saranno trasferiti al Centro di accoglienza di Sant’Anna per le procedure di identificazione.
Fra i primi a raggiungere il posto il sindaco di Melissa, Gino Murgi, che si è attivato con alcuni cittadini nei soccorsi: “I cittadini sono stati stupendi – ha raccontato a Radio Capital – in pochi minuti sono arrivate coperte, vestiti, cose calde. Non c’è stata indifferenza”. Il primo cittadino si commuove: “Come si fa, del resto, a rimanere indifferenti davanti a una mamma con un bimbo di tre mesi in braccio che ti implora aiuto? Ho pensato a mio figlio, ai figli dei miei compaesani, alle loro mogli”.
(da agenzie)
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Dicembre 24th, 2018 Riccardo Fucile
A QUELLI CHE NON SI NASCONDONO DIETRO UN ACCOUNT, MA RISCHIANO IN PRIMA PERSONA
Come ogni Natale, anche quest’anno i miei auguri vanno a chi è in prima linea sul tema delle
migrazioni, lo era prima delle Feste e lo sarà anche dopo.
A chi resiste nonostante lo tsunami quotidiano di odio, sul web e fuori e a quelli che sull’odio hanno costruito una carriera politica, in Italia e all’estero.
Resiste e ha resistito chi è a bordo della Sea Watch in queste ore a salvare vite e va avanti nonostante il “porti chiusi” di Matteo Salvini, scritto tra il selfie con un piatto di tortellini e quello con una frittura di pesce.
Resistono quelli del Baobab che domenica 23 hanno ricordato al comune di Roma e al ministro la differenza tra spostare un problema e affrontare un problema
Resistono gli attivisti di We Gaan Ze Halen (Andiamo a prenderli, in olandese) che da giorni sono in viaggio per l’Europa a bordo di decine di auto e con destinazione Atene, per pretendere il rispetto degli accordi di ricollocamento.
Se tutto andrà bene, torneranno in Olanda con un centinaio di migranti intrappolati in Grecia dal 2016 e in attesa di essere ospitati da chi aveva dato disponibilità a farlo.
E resistono, a Bruxelles, gli attivisti della Plateforme Citoyenne de soutien aux refugies (piattaforme cittadina di sostegno ai rifugiati) per anni perseguitati dal Salvini fiammingo Theo Francken.
Quelle nominate sono realtà che ho avuto modo di conoscere, ma in giro per l’Europa sono decine, centinaia, forse migliaia i gruppi spontanei e le associazioni che non si arrendono.
A differenza dei seguaci di Salvini, Orbà¡n, Francken, Le Pen, Wilders, quelli non si nascondono dietro un account, una faccina incazzata di Facebook o un commento delirante rischiano in prima persona, mettono a disposizione il loro tempo e il loro denaro, vanno avanti anche se la corsa a ostacoli sembra già persa.
Per fortuna che i visionari esistono; qualche speranza l’abbiamo ancora grazie a loro. Altrimenti rimarremmo tutti in balia del Salvini medio, il dottor Jekyll e Mr. Hyde che al termine dell’ennesima, ordinaria, giornata di odio sul web cambia maschera, spegne lo smartphone e si gode il candore commerciale del Natale e l’ipocrisia dei buoni sentimenti selettivi.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 20th, 2018 Riccardo Fucile
AD ACCOMPAGNARE IL FERETRO LE NOTE DELL’INNO ALLA GIOIA… ASSENTI I LEADER DEL SOVRANISMO PATACCA
Trento è listata a lutto nel giorno dei funerali di Antonio Megalizzi. 
La comunità , ancora incredula, si preparano a dare l’ultimo saluto al giovane giornalista radiofonico morto dopo essere stato ferito gravemente nell’attentato di Strasburgo dell’11 dicembre.
Il Duomo della città è gremito: un grande applauso ha accolto il feretro all’ingresso della chiesa.
È arrivato nel Duomo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ad accoglierlo il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta e il presidente della Provincia autonoma, Maurizio Fugatti.
Giunto anche il presidente del Consiglio Conte, subito dopo sono arrivati il ministro per i rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, il sottosegretario Vincenzo Spadafora e il presidente del consiglio europeo, Antonio Tajani.
Le note dell’Inno alla Gioia, l’inno dell’Unione europea, le canzoni dei Coldplay e di Robbie Williams accompagneranno le esequie.
A cantare i brani preferiti di Antonio sarà una sua amica, Mia De Luca, arrivata dagli Stati Uniti per partecipare al funerale.
Sulle pareti del palazzo Pretorio, nella piazza centrale di Trento, è stata proiettata per tutta la notte la vignetta di Mauro Biani: ritrae il giovane giornalista di profilo, con il registratore in mano. L’immagine è accompagnata da poche parole, forse le più significative: “Antonio, l’europeo”.
(da agenzie)
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Dicembre 13th, 2018 Riccardo Fucile
“SONO POVERO CON MOGLIE E TRE FIGLI, FACCIO LE PULIZIE DA VOLONTARIO, SE POTETE AIUTARMI ANCHE CON 50 CENTESIMI, GRAZIE”…IL WEB SI MOBILITA PER AIUTARLO
«Sono povero, straniero e senza lavoro nella tua città : chiedo solo un aiuto, ho moglie e tre figli. Grazie».
Un giovane immigrate ha ripulito gratis le strade del centro storico di Torre del Greco: armato di guanti, scope e palette, il ragazzo di origine africana ha tirato a lucido la zona tra corso Vittorio Emanuele e via Roma, rimuovendo tutti i rifiuti abbandonati dagli incivili.
In cambio chiede un aiuto: il suo appello, scritto in italiano maccheronico su un cartoncino, ha già commosso la città .
«Faccio le pulizie da volontario – il messaggio dell’immigrato-spazzino – Sono povero, straniero, sono senza lavoro e non ho niente da fare nella tua città : chiedo solo un aiuto».
Ogni giorno il giovane straniero spazza le strade e chiede in cambio qualche spicciolo: «50 centesimi, ho moglie e 3 figli e dobbiamo vivere con questi soldi. Grazie».
In molti si stanno attivando per aiutarlo: «Cerca onestamente un impiego e vuole contribuire a mantenere pulita Torre del Greco, sarebbe bellissimo se qualcuno li assumesse. Se avete un lavoro per questo ragazzo, contattateci su Facebook».
(da “Il Mattino”)
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Dicembre 10th, 2018 Riccardo Fucile
IN UN’INTERVISTA ALL’AVVENIRE IL PRESIDENTE DELLA CEI CHIEDE ATTIVISMO “PER L’ITALIA E PER UN FUTURO SOLIDALE ED EUROPEO”
Il Presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti esce allo
scoperto oggi con un’intervista all’Avvenire.
E lancia “una grande rete per l’Italia e per un futuro solidale ed europeo”.
Una rete civica di laici, impegnati per il bene comune. Una rete, dunque, ma non telematica e virtuale: una rete concreta, fatta di persone, gruppi connessi tra loro, dal basso.
“La Chiesa – ha precisato Bassetti – non è un partito politico, non può stare all’opposizione di alcun governo. Ma oggi come ieri resta voce critica”.
Insomma, il presidente della Cei, dopo mesi e mesi di ribollire di iniziative, ha tratto il dado del rinnovato impegno dei cattolici in politica.
Dove questo dado si fermerà (a cominciare dalle elezioni europee) e con che numeri è presto per dirlo, ma sicuramente l’uscita del cardinale ( uno degli uomini più vicini a Papa Francesco) è segno di una preoccupazione ecclesiastica, sempre più forte negli ultimi mesi.
Non tanto per il sovranismo della compagine del governo gialloverde, ma perchè il successo delle posizioni più oltranziste (sull’immigrazione, l’accoglienza, il clima, la tutela del lavoro, l’Europa) sta a dimostrare che le prese di posizione del Pontefice e della Chiesa italiana non costituiscono più metro di giudizio per i cattolici quando si parla di solidarietà e di convivenza sociale e politica, e che prevale una visione umana atomizzata alla rincorsa di un particolare immediato e senza orizzonte. In un clima complessivamente incattivito.
I cattolici “non possono sottrarsi all’impegno sociale e politico”, se “vogliono essere fedeli al Vangelo”, aveva detto a fine novembre il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, rinnovando l’appello per un maggiore impegno in politica in un messaggio indirizzato all’arcivescovo Mario Delpini di Milano in occasione di un incontro dedicato a “Economia e società per il bene comune. La lezione di Giuseppe Toniolo”, che si è tenuto all’Università Cattolica di Milano per ricordare la figura del beato, protagonista del movimento cattolico italiano tra il XIX e l’inizio del XX secolo.
Un evento promosso dal Comitato per il Centenario del beato Giuseppe Toniolo, organismo composto, tra gli altri, dall’Azione cattolica, dall’Università cattolica del Sacro Cuore, dall’Istituto Sturzo, dalle diocesi di Pisa, Treviso e Vittorio Veneto.
A ottobre, il cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione dei Santi, ricordando Paolo VI – alla vigilia della canonizzazione – ha sottolineato che Papa Montini aveva esaltato tantissimo l’impegno dei cattolici in politica.
E, parlando dell’attuale situazione, ha aggiunto: “In effetti è impressione comune che i cattolici non siano più protagonisti come un tempo nella gestione pubblica del Paese. Restano sì posizioni individuali, anche apprezzabili, ma si deve riconoscere che manca un contributo organico. Con questo non voglio affatto parlare della riesumazione di un partito unico – ha continuato Becciu – ma della necessità che si propongano come gruppo fiero di un patrimonio di tutto rispetto di idee, di cultura, di dottrina sociale da mettere a servizio del Paese. Abbiamo bisogno di uomini coraggiosi che sappiano coniugare i valori evangelici in cui credono con i valori democratici e costituzionali. Non dimentichino la frase di Paolo VI: la politica è la forma più alta della carità ».
Accenti preoccupati sulla situazione interna italiana si sono sentiti all’inaugurazione delle celebrazioni per il centenario dell’appello di don Sturzo “Ai liberi e ai forti” ( che ricorrerà il 18 gennaio 2019) proprio all’Istituto Sturzo, il 29 novembre, da parte del padre Francesco Occhetta, scrittore della Civiltà cattolica, e “politologo” della Compagnia di Gesù.
Nella sua intervista ad Avvenire, Bassetti ha anche detto che compito della Chiesa è solo quello di annunciare Gesù Cristo, ma che è ” auspicabile un impegno concreto e responsabile dei cattolici in politica (…) è un impegno che spetta senza dubbio ai laici. Laici che, però, non solo devono essere adeguatamente formati nella fede, ma sono chiamati ad assumere come bussola dei loro comportamenti quella ‘visione martiriale’ della politica evocata da papa Francesco. La politica per i cristiani non è il luogo per fare soldi o per avere il potere. È all’opposto il luogo del servizio, di chi non si lascia corrompere e del martirio quotidiano. Come pastore ho il dovere di ricordare e suggerire ai laici di servirsi di quel tesoro prezioso che è la Dottrina sociale della Chiesa. Un tesoro a disposizione dell’umanità intera, ma che non è ancora stato compreso appieno”.
Dove finirà il dado cattolico? Becciu ( che per sette anni ne era stato un po’ l’omologo, come “ministro dell’Interno” vaticano) ha partecipato il 6 novembre alla presentazione del libro “Sicurezza e Libertà ” di Marco Minniti che adesso però si è però ritirato dalla corsa alla segreteria del Pd. Mentre Martina rilancia Gentiloni (cattolico) come premier.
Il vice premier Salvini che pure oggi a Mezz’ora in più, ha voluto correggere l’analisi di alcuni commentatori di una svolta moderata della Lega, ha parlato di “buonsenso e concretezza”. Dopo aver citato De Gasperi, a piazza del Popolo, ha cioè usato la “parola”-brand di Giulio Andreotti.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 9th, 2018 Riccardo Fucile
LA SOCIETA’ AD ESCLUDENDUM: VOLEMOSE BENE, MA SOLO NOI …MEGLIO LA SOLITUDINE RAPPRESENTATIVA CHE IL TROPPO AFFETTO
Il partito della Nazione…
Sarebbe questa l’idea alla base della manifestazione consumatasi ieri a Piazza del Popolo. Già , la Nazione…
Quella nella quale i “sudisti” accurano i “nordisti” di averli derubati
Quella nella quale il Nord accusa il Sud di farsi mantenere: “tutti incapaci; tutti ignoranti; tutti sfaticati”!
Quella che si richiama ai valori del Cristianesimo salvo “buttare la croce addosso” a chi ne vive l’essenza anche al di la del dettato propugnato “dall’Istituzione” espressione del relativo “potere Temporale”.
Quella del “volemose bene”, ma solo noi: “gli stranieri “’anna muri’”.
Ogni tanto, insomma, facciamo finta che il nord ed il sud non esistano e che sia tutto un “grande pantano”; che, se siamo in maniche di mutande, se la sicurezza nelle nostre strade vacilla, se si praticano tagli alla spesa pubblica, sempre più consumata “ad cappocchiam”, sia (soltanto) colpa dello straniero; che non ci sia bisogno di visioni ardite e di sane spinte verso la libertà , di mercato soprattutto, ma solo di “paroloni roboanti” e di hashtag all’ultimo grido.
Quella che non ha ancora capito se vuole liberarsi dall’eccessiva presenza del “Leviatano”, dove non serve (e dove, anzi, fa ovvero realmente rischia di fare ancora più danni), per chiederne una presenza massiccia laddove servirebbe, invece (scuola, sanità , amministrazione della giustizia – senza escludere “l’iniziativa privata”, però – e “welfare intelligente e veramente solidale”, ogni “pagnottismo” e voto di scambio, escluso).
Dai, “volemose bene!” Anzi, facciamo na’ cosa: “vogliatevi bene”.
E fatelo rigorosamente tra voi: in certi casi, meglio la “solitudine rappresentativa” che il “troppo affetto!”
Salvatore Castello
Right Blu – La Destra Liberale
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