Destra di Popolo.net

L’AMICO AMERICANO CHE NON E’ POI COSI’ AMICO: IL MUTUO E’ SCADUTO

Novembre 2nd, 2013 Riccardo Fucile

L’EUROPA DEVE PRENDERE LE DISTANZE DALL’ALLEANZA ATLANTICA

Forse non tutto il male vien per nuocere.
Chissà  che il Datagate non apra finalmente gli occhi all’Europa, non le faccia capire che gli Stati Uniti, oggi, non sono più il nostro maggior alleato ma, oltre che un competitor economico sleale, un nemico e forse il principale.
Per la verità  è da tempo, da quasi un quarto di secolo, che avremmo dovuto prendere le distanze dall’“amico americano”, dal 1989 quando si dissolse l’Unione Sovietica.
Fino ad allora questa alleanza sperequata con gli Stati Uniti, simboleggiata e concretizzata dalla Nato, era stata obbligata perchè solo gli americani avevano il deterrente atomico per dissuadere “l’orso russo” dal tentare avventure militari in Europa Ovest.
Era chiaro, o almeno appariva tale, che se l’Urss avesse osato sganciare la Bomba su Berlino o su Parigi o su Roma missili sarebbero partiti dall’America in direzione di Mosca.
Per la verità  la cosa non era poi così scontata. Almeno da quando a metà  degli anni Ottanta Ronald Reagan, in un momento di brutale franchezza o di inizio di Alzheimer, si lasciò sfuggire che “l’Europa potrebbe essere teatro di una guerra atomica limitata”. Comunque sia, l’Alleanza Atlantica è stata per quasi settant’anni lo strumento con cui gli americani hanno tenuto l’Europa in stato di sudditanza, militare, politica, economica, culturale e psicologica.
Avevamo, è vero, anche un debito di riconoscenza verso di loro: ci avevano liberati dal nazifascismo.
Ma, come ha detto la Littizzetto, “quando scade il mutuo?”.
Sono passati settant’anni. Il mutuo è scaduto.
Il pericolo russo non esiste più, anzi la Russia (se si ingoia il rospo del genocidio ceceno, e non è poco) si presenta oggi come un alleato più credibile degli attuali Stati Uniti
In fondo la Russia, almeno nella sua parte al di qua degli Urali, è culturalmente (Dostoevskij, Tolstoj, Cechov, Gogol, Puskin) più vicina all’Europa dell’America.
E i nostri interessi di europei non solo non coincidono più con quelli americani, ma divergono.
Noi non possiamo avere la stessa politica aggressiva nei confronti del mondo arabo-musulmano. Se non altro perchè questa gente ce l’abbiamo sull’uscio di casa e non a diecimila chilometri di distanza.
Qualche cauto tentativo di sfilarsi dall’abbraccio dell’“amico americano” da parte di alcuni Paesi europei c’è stato.
La Germania non è andata in Iraq, la Spagna di Zapatero si è ritirata.
Noi italiani invece ci siamo andati, in “missione di pace” naturalmente e i nostri militari, credendo alle menzogne dei nostri politici, hanno piazzato il loro quartier generale quasi nel centro di Nassiriya con le tragiche conseguenze che conosciamo.
Mentre olandesi, canadesi, francesi, polacchi se ne sono andati o se ne stanno andando dall’Afghanistan, noi italiani ci restiamo.
Alleati fedeli, fedeli come solo possono esserlo i cani, ma nello stesso tempo sleali perchè non combattiamo e paghiamo i Talebani perchè non ci attacchino e persino ci proteggano. Spendendo così inutilmente 800 milioni di euro che potremmo utilizzare meglio dalle nostre parti.
Ma lasciamo perdere l’Italia, un Paese senza, svuotato di tutto, che geopoliticamente non conta più nulla perchè ha perso il suo ruolo di terra di confine fra Est e Ovest.
È l’Europa nel suo insieme che, approfittando anche del Datagate, deve prendere le distanze dall’Alleanza Atlantica.
Anzi liberarsene al più presto.
E che gli americani continuino pure a spiarci, ma almeno da nemici e non, beffardamente, da alleati.

Massimo Fini
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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MA UN MINISTRO NON PUO’ AVER AMICI

Novembre 2nd, 2013 Riccardo Fucile

CASO CANCELLIERI: NON BISOGNA DARE L’IMPRESSIONE CHE ESISTANO ITALIANI DI SERIE A E ALTRI DI SERIE B

Sarà  certamente vero, come assicura la Procura di Torino, che se Giulia Maria Ligresti è stata scarcerata, non lo è stata per l’intervento del ministro Cancellieri.
Però la storia non è bella.
E soprattutto non è una di quelle storie di cui abbiamo bisogno in questo momento di – come si usa dire – «disaffezione alla politica».
I fatti sono questi. Nel luglio scorso, praticamente l’intera famiglia Ligresti finisce agli arresti nell’inchiesta sulla compagnia assicurativa Fonsai.
Agli arresti Salvatore Ligresti, il capostitite, e tre suoi figli, tra cui Giulia Maria.
Per quest’ultima ci sono parecchie preoccupazioni, perchè in passato ha sofferto di anoressia. Come potrà  reggere al carcere? Il 17 agosto Gabriella Fragni, la compagna di Salvatore Ligresti, parla al telefono con Antonino, il cognato, e dice che il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, sua vecchia amica, «potrebbe fare qualcosa per Giulia».
Il 28 agosto le porte del carcere, per Giulia, si aprono.
Grazie a un intervento dall’alto? Alcune telefonate tra la Fragni e il ministro lo fanno sospettare. Lei, Annamaria Cancellieri, viene interrogata dai magistrati torinesi e conferma di essersi interessata, di avere «sensibilizzato i due vice capi dipartimento del Dap (…) perchè facessero quanto di loro stretta competenza per la tutela della salute dei carcerati».
È stato, spiega ancora, «un intervento umanitario». E senza alcuna violazione di legge.
Certamente sarà  così, nessuna violazione della legge. Ma la storia, dicevamo, è brutta lo stesso. O almeno imbarazzante. Perchè?
Annamaria Cancellieri è una specie di incarnazione di quel che gli italiani chiedono, anzi pretendono, dopo tanti anni di malcostume politico: una figura super partes, al servizio delle istituzioni e non di una parte politica.
Così è sempre stata: ha fatto il prefetto, poi il commissario a Bologna e a Parma, amministrando (bene) i Comuni in sostituzione di giunte e di sindaci travolte da scandali.
Quando, terminato il commissariamento a Bologna, il Pdl le chiese di candidarsi a sindaco, lei rispose di no, per non perdere la sua imparzialità .
È stata ministro dell’Interno in un governo tecnico, quello di Monti; e lo è della Giustizia in uno di larghe intese. Sempre senza essere «in quota» a nessuno.
La stima che si è conquistata, Annamaria Cancellieri se l’è meritata: e non è un caso se il suo nome è a un certo punto circolato perfino per il Quirinale.
Quando è diventata Guardasigilli, ha preso subito a cuore la condizione dei carcerati, e s’è data da fare, per quanto ha potuto, per alleviarne le sofferenze.
Se dice che il suo intervento in favore di Giulia Maria Ligresti era motivato dalla preoccupazione per le condizioni di salute, c’è da crederle.
Però, c’è un però. Annamaria Cancellieri è appunto amica da decenni di Gabriella Fragni, la compagna di Salvatore Ligresti; e suo figlio, Piergiorgio Peluso, è stato dirigente della Fonsai. Così quelle telefonate e quell’intervento – per legittimo e ininfluente che possa essere stato – dà  agli italiani l’impressione che come al solito ci sono cittadini (in questo caso detenuti) di serie A ed altri di serie B, senza alcuna suocera o zio amici del ministro.
Si dirà  che le impressioni non sono fatti. È vero. Ma fino a un certo punto.
Mai come in questo periodo la politica ha bisogno che perfino la moglie di Cesare sia al di sopra di ogni sospetto: troppi scandali o scandaletti, favoritismi e raccomandazioni, troppe buone parole e dì che ti mando io hanno indotto gli italiani a pensare che sia tutto uno schifo, anche peggio di quello che è.
Per questo, anche se si è intervenuti in favore pure di altri detenuti, quando chiama un’amica bisognerebbe rispondere «agli altri sì ma a te no, proprio perchè sei mia amica».
Oggi viene richiesto, a chi è in politica, un supplemento quasi disumano di impeccabilità .

Michele Brambilla
(da “La Stampa”)

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“RESTO A ROMA PER LA GNOCCA”: NEL FUORIONDA IL DEPUTATO DI SCELTA CIVICA RABINO MOTIVA COSI’ IL SUO IMPEGNO POLITICO

Ottobre 29th, 2013 Riccardo Fucile

PER LA SERIE NON C’E’ LIMITE AL PEGGIO…E POI CI CHIEDIAMO IL MOTIVO DEL DISCREDITO DELLA NOSTRA CLASSE POLITICA ALL’ESTERO

Fuorionda di Mariano Rabino, deputato piemontese di Scelta Civica, a Tgcom24.
La gaffe, ripresa da “Striscia la notizia” (Canale5), immortala il parlamentare mentre, assieme all’esponente Pd Ernesto Carbone, attende il collegamento con Paolo Liguori.
E a un certo punto racconta un aneddoto: “Una signora mi ha chiesto: ‘Perchè quando vai a Roma poi non vuoi tornare più a casa?’.
Io le ho risposto: ‘Non per i privilegi, ma per due cose: la gnocca e il tempo’.
Guarda, io in cinque anni a Torino in consiglio regionale” — continua — “quando ero nel Pd, non ho visto la gnocca che ho visto qui a Roma in sei mesi“
Ora i suoi elettori saranno contenti di aver contribuito a far sì che il loro parlamentare potesse rifarsi la vista con le bellezze della capitale.
Vista la nebbia che c’è sovente a Torino (il clima è un altro fattore “sensibile” al deputato) forse le bellezze piemontesi non riusciva a vederle bene.

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“LA MIA VITA CAMBIO’ SU QUEL BARCONE PER BARI”

Ottobre 13th, 2013 Riccardo Fucile

STORIA DI ANITA

Mi chiamo Anita Likmeta, sono arrivata in Italia 16 anni fa.
Sono l’esempio perfetto di quello che accade oggi nel mondo.
Io sono una immigrata proprio come quegli egiziani, libici, somali, etiopi che stanno ammassati in centri che sembrano dei veri e propri campi di concentramento.
Io sono una delle migliaia di persone, non rifugiati politici, non profughi di guerra, non immigrati clandestini, ma persone che anni fa hanno attraversato il mare su un barcone, sperando di trovare in Europa qualcosa di meglio rispetto allo scenario di morte che lasciava.
Io vengo dall’Albania. A casa mia c’era la guerra civile, e voi per fortuna non lo sapete, non lo sapete più cosa è una guerra civile.
Non sapete più cosa vuol dire quando ci si ammazza tra fratelli, tra cugini, tra vicini di casa, tra un paese e l’altro.
Si spara a vista, a qualunque cosa si muova, si entra nelle case, si fanno i rastrellamenti, si stuprano le donne.
Ricordo lucidamente il giorno che precedeva la partenza.
Un pomeriggio pieno di nuvole di fine maggio. Non comprendevo la dimensione delle cose. L’idea di partire per l’Italia sembrava un sogno.
Nessuno dalle mie parti amava l’Italia. L’Albania è stata invasa dai fascisti, i quali non avevano certo portato la civiltà , nè il diritto, nè l’arte.
Guardavo le mani di mia nonna piene di crepe e ruvide e il suo odore che assomigliava ai legni bagnati dalla pioggia d’inverno
L’annusavo per fotografare nel mio cuore quell’istante, quel momento che non passava mai, fermo, indeciso, tiepido. Ci alzammo e rientrammo a casa.
Udii la voce di mio nonno: “Dov’è Nini? ”; trattenevo le lacrime, volevo essere più forte delle mie emozioni. Respirai profondamente. Entrai nella stanza dove lui sedeva in un angolo a fumare le solite sigarette.
In mezzo alla stanza c’era una stufa a legna e sui lati di essa dei barattoli di vetro con olio di ricino e un filo che si accendeva per illuminare l’ambiente.
Un grido, il mio, “Nonnino io me ne vado, vado ora” e mi dipinsi il volto di una espressione felice che volevo gli rimanesse per sempre di me.
Lui si alzò nonostante i suoi acciacchi, i suoi occhi erano tristi.
Mi mise una mano sul volto e mi disse: “E dove vai? ”, e io “vado in Italia nonno” e lui “brava, diventa una brava bambina italiana”.
La nonna mi prese per mano e mi portò fuori dalla stanza, ma i miei occhi rimasero fissi su di lui e mi ripetevo che sarei ritornata.
Fuori ad aspettarmi c’era mio zio con la carrozza trainata dal cavallo che mi avrebbe portato fino alla prossima città  e lì avremmo preso l’autobus per arrivare a Durazzo. Partimmo.
Vedevo da lontano la casa dei nonni rimpicciolirsi a ogni metro che facevo. A un certo punto tutti i miei amici che si erano nascosti nella collinetta uscirono urlando il mio nome e inseguendo la carrozza tutti insieme. “Ciao Nini, ciao. Anche noi verremmo. Ci vediamo presto. ”
Urlavamo, piangevamo, ridevamo contemporaneamente.
Durazzo. Dinanzi a me c’erano molti piccoli imbarcaderi, appoggiati vicino al porto che non era più controllato dalle forze dell’ordine. Anarchia totale.
Gente che tentava di salire e veniva buttata giù, gente in coda, gente che pagava, gente che tentava di mettere un bagaglio più voluminoso e gli veniva scaricato direttamente in mare, disperati vestiti nei modi più strani, soldi che passavano da una mano all’altra, spintoni, bambini attaccati alle madri che urlavano.
Si parte e io rimango seduta a poppa per guardare il mio paese scomparire lentamente. Arrivammo a Bari. Io, mia madre, mio fratello e sorella abbracciati.
Ci controllarono come se avessimo i pidocchi.
Un amico di famiglia ci portò a Pescara.
Sono passati degli anni e io sono cresciuta, ho studiato, ho frequentato l’Accademia d’Arte drammatica “Corrado Pani”, ho successivamente conseguito la laurea nella facoltà  di Lettere e Filosofia, ho lavorato con dignità .
La libertà  racchiude in sè la possibilità  di essere felici. E la possibilità  di essere felici non è altro che la possibilità  di scegliere: un vestito, la fede, un partito politico e, attenzione, un luogo dove vivere serenamente, lavorare e mettere su famiglia.
È il cardine del diritto dell’uomo, della convivenza con i suoi simili, il cardine della nostra vita per il quale molti prima di noi hanno lottato e perso la vita, per il quale oggi ancora si lotta e si muore.

Anita Likmeta

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LA MILITANZA NON ESISTE PIU’, ORA L’IMPEGNO E’ OCCASIONALE

Ottobre 9th, 2013 Riccardo Fucile

LA POLITICA E’ FREQUENTATA SOLO DAL 35,6% DEGLI ITALIANI E SOLO PER SINGOLE INIZIATIVE

Le iniziative culturali, del «loisir» e sportive sono gli ambiti cui più volentieri partecipano gli italiani.
Tuttavia non disdegnano di impegnarsi anche nelle problematiche relative al territorio in cui vivono, piuttosto che nel volontariato sociale
Meno frequentate, invece, le attività  legate alla politica, alla protesta o ai temi della Pace.
Prendono parte maggiormente a queste attività , in generale, la componente maschile, i più giovani (fino a 34 anni) e i più adulti (oltre 55 anni), chi risiede nel Nord Est, chi fa un lavoro in proprio, i pensionati e gli studenti.
Soprattutto, il nucleo dei cosiddetti «militanti» che si dedica esclusivamente alle attività  di un’associazione è una quota marginale (0,8%), mentre numericamente più consistenti sono coloro che partecipano non in modo esclusivo (interessati: 21,6%) o solo saltuariamente (occasionali: 68,5%)
È questa la mappa sull’impegno sociale e il profilo di chi partecipa alle loro attività , secondo la ricerca Community Media Research — Questlab per La Stampa.
La graduatoria
Un primo aspetto d’interesse proviene dagli ambiti tematici della partecipazione.
Le manifestazioni culturali (59,3%) assieme a quelle dello sport (52,1%) risultano collocarsi in cima alle preferenze degli italiani.
Se questo secondo ambito d’attività  è tradizionalmente quello più frequentato, è interessante sottolineare come il variegato mondo delle iniziative culturali costituisca un polo di attrazione assolutamente significativo.
Evidentemente, esiste una domanda diffusa — in senso ampio — di cultura, di approfondimento o anche solo estetica che richiede nuovi percorsi e nuovi approcci. Basti solo rinviare ai successi crescenti delle mostre, o al moltiplicarsi delle occasioni dei festival su diversi argomenti.
Non molto distanti, incontriamo poi la partecipazione alle iniziative legate ai problemi dell’ambiente e della salute (49,2%), ai mondi del volontariato sociale (49,1%), al territorio o alle città  in cui si vive (40,9%): dunque, ambiti d’impegno legati alla valorizzazione o alla difesa del proprio ambiente, alla costruzione di reti di solidarietà .
Seppure di altra modalità , tuttavia è interessante osservare come una quota rilevante di cittadini si impegni attivamente in iniziative come le sagre o le feste paesane (44,3%). Attività  che negli anni recenti si sono assai diffuse sul territorio e, seppure con valenze diverse, non per questo risultano meno importanti nella costruzione del capitale sociale. Più spesso, infatti, si tratta di iniziative volte a raccogliere fondi per le comunità  locali, fino a quelle di rievocazione storico e di recupero delle tradizioni.
Se escludiamo quanti partecipano ad associazioni di carattere professionale o di categoria (30,4%), l’ambito della politica in senso generale è quello meno frequentato, benchè circa un terzo (35,6%) degli interpellati abbia partecipato a iniziative promosse da partiti o movimenti politici.
Ciò non significa che siano militanti: si tratta di cittadini che per interesse personale hanno assistito ad alcune di queste occasioni.
Lo fanno 9 su 10
Solo un decimo degli intervistati (9,1%) dichiara di non aver partecipato ad alcuna iniziativa nell’arco dell’ultimo anno.
Quanti restano ai margini di quest’aspetto della vita sociale sono soprattutto la componente femminile (12,5%), le fasce d’età  più attive sul lavoro (da 35 a 44 anni: 15,0%; da 45 a 54 anni: 12,8%), i dirigenti e i tecnici (19,4%) e le casalinghe (16,2%)
Quindi, le fasce centrali della popolazione più impegnate sul lavoro, le donne e le casalinghe hanno minori occasioni di sperimentare una partecipazione attiva.
Se una quota analoga (11,3%) è entrato in contatto con una sola iniziativa, è interessante osservare come siamo in presenza di un fenomeno di partecipazione diffusa e, di conseguenza, meno continuativa nel tempo.
Si partecipa molto, ma si aderisce poco. In altri termini, esiste un fenomeno di pendolarismo associativo, dove una parte rilevante della popolazione transita in più luoghi, non necessariamente vicini tematicamente, sulla base di specifiche istanze o interessi
Così, nell’ultimo anno il 32,4% ha frequentato da due a quattro iniziative e ben il 47,1% più di cinque.
Da un lato, la molteplicità  dell’offerta associativa e di occasioni spinge le persone a scegliere di volta in volta ciò che attrae o interessa maggiormente.
Dall’altro, diventa più difficile catturare l’attenzione e un impegno per lungo tempo, perchè le progettualità  individuali oggi si fanno più corte e più orientate pragmaticamente.
I profili di chi si mobilita Il fenomeno del pendolarismo associativo, si rispecchia anche nel profilo dei partecipanti.
Come già  detto, circa un decimo degli intervistati non partecipa ad alcun ambito associativo («Assenti»: 9,7%).
La quota prevalente (68,5%) ha una partecipazione «occasionale», ovvero circa una volta l’anno.
Gli «interessati» (partecipano almeno 2-3 volte l’anno) rappresentano il 21,6%. Infine, i «militanti» (partecipano tutti i mesi) costituiscono una quota largamente marginale (0,8%)
Dunque, le associazioni possono contare su bacini sempre più ristretti di persone che stabilmente prestano la loro opera.
Per converso, cresce il noverodi persone aggregabili su azioni specifiche o su iniziative particolari, sia sotto il profilo tematico chedel tempo
Sono questi i tratti principali delle nuove forme di partecipazione. Il livello di identificazione e di appartenenza esclusivo a una sola associazione (militanti) tende a ridursi, mentre cresce la quota di quanti partecipano attivamente, ma non in modo continuativo (interessati).
Più ampio è, poi, il numero di persone che si mobilita, ma sporadicamente (occasionali) e su un numero plurale di occasioni associative.
Quindi, la cifra della partecipazione è caratterizzata da una minore appartenenza esclusiva, ma per converso da una partecipazione plurale e con identificazioni parziali.

Paolo Rigi

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LE SALME DEI POLITICI E L’UOMO FRANCESCO

Settembre 20th, 2013 Riccardo Fucile

DA UN PARTE UN VECCHIO CAPACE DI CRITICARE I PROPRI DIFETTI E APRIRE NUOVE STRADE ALLA CHIESA, DALL’ALTRA UN VECCHIO GONFIO DI REATI, INCAPACE DI ASSUMERSI LE PROPRIE RESPONSABILITA’

Per l’italiano che guarda la tv è una ferita nel petto.
Di là  una Mummia egolatrica, che con voce impostata proclama di avere sempre avuto ragione, schiuma di rabbia verso gli avversari, mente a ogni respiro, alza la mano ancora umida di cosce velate da paramenti religiosi e invoca la “tradizione cristiana”.
Di qua un Uomo che guarda negli occhi i suoi simili senza inganno, che si rivolge ai lontani, che ha il desiderio di piegarsi sulle ferite degli uomini e delle donne affaticati e ammaccati dalle crisi materiali ed esistenziali.
Di qua un vecchio capace di criticare se stesso e i propri difetti e contemporaneamente di aprire nuove strade alla Chiesa.
Di là  un vecchio gonfio di reati, incapace di assumersi le proprie responsabilità , drogato dalla ripetizione di antiche promesse mai mantenute.
Guardiamo le immagini.
La tonaca bianca con le vecchie scarpe nere e il volto solcato da rughe parlano ai giovani molto più del doppiopetto irrigidito che fa da basamento a un viso stirato dalla cosmesi.
Chi ascolta sa subito da dove viene la speranza e da dove la noia.
Sono giorni amari per gli italiani.
Plasticamente le due B. di questa storia — il Papa e l’ex premier — riflettono l’impotenza in cui è precipitato il Paese.
Un consesso di anziani cardinali, il conclave di marzo, ha avuto la lungimiranza e il coraggio di aprire la prospettiva di una svolta epocale.
Da noi un Parlamento di impotenti maestri di intrighi si è accartocciato nella rimasticatura del vecchio.
Il Tevere è diventato molto, molto largo.
Oltre il fiume, l’intervista di Francesco porta impetuosamente un vento nuovo alla Chiesa universale.
Sulla riva nostra, le reti unificate hanno trasmesso il disco rotto di Berlusconi.
Questo ci tocca.
E il nuovo che avanza si sbaciucchia con Signorini e Briatore.

Marco Politi

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MIGRANTE SIRIANA MUORE SUL BARCONE, I SUOI ORGANI SALVANO TRE PAZIENTI

Settembre 4th, 2013 Riccardo Fucile

LA DONNA IN PATRIA LAVORAVA COME INFERMIERA, IL MARITO ERA IMPRENDITORE… DALLA SICILIA AVREBBERO PROSEGUITO PER LA SVEZIA DOVE VIVE IL FIGLIO MAGGIORE…. IL GRAZIE DEL MINISTRO LORENZIN

In fuga da Damasco alla ricerca di un futuro migliore, ha trovato la morte sull’imbarcazione della speranza.
Ma il suo dramma oggi salverà  tre pazienti, due siciliani e uno calabrese.
E’ la toccante storia – della quale dà  conto il Centro regionale trapianti siciliano – della donazione di organi da parte di una donna siriana di 49 anni trovata in fin di vita sull’imbarcazione soccorsa dalla Guardia costiera il 28 agosto scorso, al largo di Siracusa.
La profuga, che viaggiava con il marito e i due figli, era stata trasferita all’ospedale Umberto I di Siracusa per un arresto cardiocircolatorio. Ma, purtroppo, i disperati tentativi dei medici di salvarle la vita sono stati vani.
I rianimatori hanno quindi chiesto al marito l’assenso alla donazione degli organi. Alle 7.30 di questa mattina sono terminate le operazioni di prelievo di fegato e reni: il fegato è stato trapianto all’Ismett su un uomo di 66 anni, siciliano ma residente in Calabria; un rene è stato trapiantato al Policlinico di Catania su una donna calabrese di 60 anni in urgenza clinica regionale; l’altro rene è stato assegnato all’Ismett per un uomo di 41 anni di Ragusa.
“E’ stata un’esperienza toccante – racconta Maurilio Carpinteri, il medico rianimatore che ha assistito la donna – che insegna cosa è la vera solidarietà . Il marito e i due figli adolescenti – prosegue il medico – hanno superato ogni istintiva diffidenza e si sono completamente affidati. In un momento di grande disperazione ci hanno regalato tutto quello che avevano con una dignità  davvero esemplare”.
La signora in patria lavorava come infermiera, il marito invece aveva un’attività  imprenditoriale. Siracusa, nelle loro intenzioni, era solo la prima tappa europea: dalla Sicilia avrebbero proseguito per la Svezia dove vive e lavora il figlio maggiore. La donna sarà  sepolta a Malta, dove vivono la madre e due fratelli.
“Commovente”.
Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, definisce così la decisione della famiglia siriana. Il ministro ringrazia e, in una nota, sottolinea che questa storia “è l’esempio che anche in situazioni drammatiche di estremo bisogno, come sono quelle dei profughi che arrivano sulle nostre coste, ci sono persone che riescono a compiere gesti d’amore verso il prossimo che vanno silenziosamente a beneficio di altri”.
Al marito e ai figli della donna “desidero inviare un profondo ringraziamento”, conclude Lorenzin, “e comunicare tutta la mia vicinanza alla famiglia siriana per aver consentito con il loro generoso dono di prenderci cura di pazienti in lista d’attesa.

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MUSSOLINI, BERLUSCONI, L’IMU E IL GASLINI: CHE FINE AVREBBE FATTO IL CAVALIERE DURANTE IL VENTENNIO

Agosto 28th, 2013 Riccardo Fucile

DEDICATO ALLE MACCHIETTE DI OGGI CHE   PARLANO DI VALORI IDENTITARI, SALVO INDOSSARE LA LIVREA DA MAGGIORDOMO ALLA CORTE DI UN PREGIUDICATO

L’immagine della destra farlocca berlusconiana è tutta nella tragicomica farsa che sta andando in scena da giorni: il Cavaliere pareggia le elezioni promettendo di restituire l’Imu del 2012 e di eliminare la tassa per il 2013.
Otto milioni di italiani si fidano e lo votano: non vedranno mai la somma versata per il 2012, nonostante la promessa “piuttosto ve la restituisco di tasca mia”, e per ora non hanno pagato solo la prima rata del 2013.
La media pro-capite della tassa è di circa 200 euro a testa, basterà  aumentare l’accise sul tabacco o sugli alcolici, oppure inglobare l’Imu nella nuova Tarsu e la somma risparmiata da una parte gli sarà  fottuta dall’altra.
Contenti loro, contenti tutti?
Manca un piccolo dettaglio identitario della destra farlocca: la battaglia dei 72.000.
Di che si tratta?
In soldoni il governo propone di eliminare l’Imu, salvo a chi possiede case di lusso, in pratica l’85% sarebbe esente, il 15% pagherebbe.
Giustamente qualcuno a sinistra si ricorda per una volta le proprie origini e si chiede per quale motivo uno che ha un mega-attico in centro non dovrebbe pagare l’Imu.
E sapete quante sono, secondo i dati ufficiali comunicati dal ministro Dal Rio, le case di lusso in Italia? Appena 72.000, appunto.
La destra farlocca che ha preso 8 milioni di voti (come la sinistra patacca) invece che considerare equa la soluzione che fa?
Dice no perchè deve tutelare i 72.000 milionari, alla faccia dei poveracci che l’hanno votata.
E chi rappresenta questa destra farlocca meglio di un frodatore del fisco condannato in via definitiva a 4 anni di galera?
Facciamo un salto nel passato, primi anni del fascismo, siamo a Genova dove opera Gerolamo Gaslini, il re degli oli vegetali, il cui nome è legato alla costruzione dell’ospedale pediatrico intitolato alla figlia Giannina, morta undicenne nel 1917.
La storia è poco nota ai non genovesi: dal 1927 al 1942 Gaslini dichiara al fisco 37 milioni di utili in totale.
Poco più di due milioni l’anno nei primi dieci anni.
Quando Mussolini seppe che un controllo fiscale aveva accertato una enorme evasione fiscale da parte dell’imprenditore, lo convocò e gli offrì una sola alternativa.
Costruire a sue spese un ospedale per bambini all’avanguardia nel mondo per curare i piccoli senza distinzione di fede, razza (meditate, razzistelli, meditate…) e classe sociale (riflettete pseudo-fascistelli da bar…), per fare ricerca scientifica e formare medici e infermieri a quel compito particolare.
Il tutto al “modico” costo di 64 milioni dell’epoca, il doppio degli utili dichiarati (non delle tasse pagate) in 16 anni da Gaslini, cifra che dovette cacciare sul’unghia.
E la struttura venne inaugurata nel 1938 (non come gli ospedali che il Cavaliere da dieci anni ci racconta di voler costruire in Africa, tanto per capirci).
Ah già , dimenticavamo:   Mussolini, primo in Europa, costruiva le case popolari, non tassava i poveri per esentare i ricchi.
Forse la differenza sta qua.

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LA SANTANCHE’ INCASSA: LA REGIONE SARDEGNA E’ IN ROSSO, MA FA PUBBLICITA’ SU “IL GIORNALE”

Agosto 24th, 2013 Riccardo Fucile

LA GIUNTA PDL STANZIA 136.000 EURO PER SETTE INSERTI PUBBLICITARI: DESTINAZIONE LA CONCESSIONARIA DELLA SANTANCHE’, COMPAGNA DEL DIRETTORE SALLUSTI

Stesso mare, stessa stagione. E stesso finanziamento, alla società  di Daniela Santanchè.
Ugo Cappellacci, governatore della Sardegna dal 2009 per il Pdl, non lesina sulla comunicazione.
Con delibera dell’8 agosto scorso, approvata nell’ultima riunione di giunta prima delle vacanze, ha stanziato 136mila euro (Iva esclusa) per “sette inserti interamente dedicati alla Sardegna” su Il Giornale.
Soldi pubblici che andranno “a favore della Società  Visibilia srl”, come recita il documento.
Ovvero, alla concessionaria di pubblicità  “responsabile del progetto editoriale”, che ha come amministratore unico e proprietaria la Santanchè, compagna del direttore del Giornale, Alessandro Sallusti.
Sempre nei pensieri di Cappellacci.
Già  l’estate scorsa, il governatore aveva destinato 141mila e 200 euro(Iva inclusa, quella volta) alla Visibilia per 6 inserti.
Ovviamente, sul quotidiano di Sallusti. Insomma, passano gli anni, ma il governatore non si dimentica della regina dei “falchi” del suo partito.
O meglio, delle iniziative editoriali per promuovere la sua Regione.
Quest’ anno gli inserti saranno sette, di 4 pagine ciascuno.
Informa la delibera: “Il progetto editoriale è dedicato alle azioni che hanno connotato l’attività  istituzionale della Regione nei diversi settori strategici. Nell’ambito degli inserti saranno sviluppati i temi del turismo, dell’ambiente, dei trasporti, dell’economia, della sanità , dell’innovazione tecnologica, dell’agricoltura e della zona franca”.
Interessante l’ultima voce, relativa al progetto di rendere la Sardegna “un paradiso fiscale, una sorta di Montecarlo estesa”, come afferma il sito www.zonafrancasardegna.com.
Un’idea pressochè irrealizzabile, norme alla mano. Ma Cappellacci la sta cavalcando, in vista della Regionali del prossimo anno.
Quindi, quattro pagine a tema con i soldini regionali.
Ma quando usciranno i sette inserti? La delibera non riporta date.
Il portavoce del governatore, Alessandro Serra, afferma: “Saranno in edicola tra settembre e ottobre”.
Incerta la data, sicure le polemiche.
Le opposizioni pungono: “Quale ricaduta dovrebbe portare la pubblicazione sul Giornale di questi inserti di propaganda, quali effetti concreti sul turismo o sul lavoro? E perchè proprio sul giornale della famiglia Berlusconi? Pubblicare un inserto sul turismo dopo l’estate non è un controsenso?
“Noi vogliamo ampliare la stagione turistica della Sardegna”. Certo è che sulle spese per la “pubblicità  istituzionale” Cappellacci proprio non si tira indietro.
L’estate scorsa stanziò senza bando 796mila euro, versati a trenta tra emittenti e società , tra cui appunto la Visibilia della Santanchè.
Michela Murgia, scrittrice e neo candidata alla Regione, protestò: “La giunta decide spese che sono un elenco di indecenze: eppure ha appena tagliato del 20 per cento le risorse per le manifestazioni culturali e tolto 94mila euro ai fondi per la tutela dei beni librai”.
L’anno prima, nel 2011, fu bufera per la crescita esponenziale delle spese pubblicitarie.
Il consigliere regionale Paolo Maninchedda (Gruppo Misto) denunciò: “Per il 2011 erano già  stati stanziati 3 milioni e 865mila euro: nel corso dell’anno i fondi per la pubblicità  istituzionale sono schizzati a 6 milioni e 470mila euro”.
Bel lusso, per una Regione con un tasso di disoccupazione al 18,5 per cento (quello nazionale è del 12,1), e che nel solo 2012 ha perso 43mila occupati, stando ai dati dell’Agenzia regionale per il lavoro.
Cifre da emergenza, per la Sardegna che finirà  sugli inserti: ma in autunno.

Luca De Caroli
(da “il Fatto Quotidiano“)

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