Settembre 13th, 2019 Riccardo Fucile
LA VITA IN DIRETTA DELLA CUCCARINI BATTUTA DA BARBARA D’URSO… FLOP ANCHE DI UNO MATTINA E LA PROVA DEL CUOCO
Non funzionano. Perdono spettatori. La concorrenza li surclassa. 
“La sovranità appartiene al popolo”, non si stanca di ripetere Matteo Salvini, e il popolo ha deciso: di fuggire dai programmi su cui la Rai del cambiamento gialloverde aveva puntato nell’ultimo anno per sintonizzare la narrazione della tv pubblica sul nuovo potere costituito
Che però adesso è mutato. E il cda ne ha già preso atto. Avviando – alla prima riunione dopo la pausa estiva – una riflessione sul calo degli ascolti di Rai1, sollecitata dalla consigliera pd Rita Borioni, passato nello spazio di una vacanza da strenua oppositrice a paladina della maggioranza.
Magari c’entra anche il recente cambio di governo e il cono d’ombra nel quale l’ex vicepremier padano si è autorelegato, bruciando l’alleanza coi grillini sull’altare dell’azzardo personale, fatto sta che sulla rete a trazione leghista, la stagione autunnale appena incominciata rischia di replicare il flop di quella estiva appena terminata.
Un remake restituito dal deludente avvio dei programmi di punta che la direttrice Teresa De Santis, in combutta col presidente Marcello Foa, ha infarcito di autori e conduttori di provata fede per amplificare la propaganda del Capitano: Roberto Poletti, suo primo biografo, su tutti.
Piazzato fra mille polemiche sulla tolda di UnomattinaEstate, l’ex direttore di Radio Padania confermato anche per l’inverno sta trascinando verso il basso lo share del contenitore pop più seguito in quella fascia oraria.
Le prime tre puntate di UnoMattina, che ha esordito lunedì scorso, hanno registrato un calo – rispetto allo stesso periodo del 2018 – vicino ai 2 punti percentuali (1,7 per l’esattezza). E pure Elisa Isoardi rischia di perdere la sfida con sè stessa: l’anno scorso la Prova del cuoco stava sopra di tre punti e mezzo.
Anche se il podio per l’esordio più disastroso spetta di diritto a La Vita in diretta: la neo-sovranista Lorella Cuccarini, reduce dalla chiusura anticipata del suo varietà estivo conquistato a suon di endorsement pro Salvini, è stata regolarmente battuta da Barbara d’Urso su Canale5. Inchiodata al 13,9% di media, rispetto al 15,2 di dodici mesi fa.
Una crisi certificata anche dal crollo di Porta a Porta, che ha debuttato con un pesante 4,7% in meno. E neanche si può dare la colpa alla fuga dalla tv: la platea che ogni giorno accende il piccolo schermo è infatti cresciuta del 3,2%.
E a guadagnarci sono soprattutto Rete4 e La7, entrambe grazie ai talk – da Stasera Italia a Otto e mezzo, per non parlare delle maratone Mentana – che pian piano stanno rosicchiano ascolti alla corazzata dell’emittente pubblica.
È stata la consigliera Borioni, durante le sette ore di discussione in cda, a denunciare la questione. “Bisogna avviare una riflessione seria, era chiaro fin dall’inizio che le scelte fatte da Rai1 avrebbero portato a questo disastro, è tempo di correre ai ripari”. Trovando manforte nella grillina Beatrice Coletti: “Il problema è la scarsa qualità dei programmi”.
Con il rappresentante dei dipendenti Riccardo Laganà a rincarare: “Abbiamo chiamato un sacco di esterni pensando che fossero dei guru e guardate che è successo: quasi tutte le trasmissioni vanno male”.
Parole pesanti, sulle quali a sorpresa sia Foa sia il leghista Igor De Blasio hanno concordato. “Beh sì, effettivamente bisogna rivedere una serie di cose”, ha ammesso il presidente. “Mi pare evidente che qualche problema ci sia”, ha aggiunto l’altro. Dando la sensazione di esser pronti a scaricare la direttrice De Santis, pur di salvare se stessi. Veloce, l’ad Salini, a cogliere l’assist: “Facciamo dare tutti i dati e parliamone al più presto”. Il nuovo corso giallo-rosso promette cambiamenti.
(da agenzie)
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Settembre 6th, 2019 Riccardo Fucile
TELEVISEGRAD FINO A IERI, CON SALVINI CHE FACEVA CAPOLINO ANCHE NEI SERVIZI DI CUCINA, IMPROVVISAMENTE VIRA VERSO IL GOVERNO
Tommaso Rodano sul Fatto Quotidiano oggi ci racconta che il Tg2 sta subendo una metamorfosi
impressionate.
Il direttore Gennaro Sangiuliano, un tempo fedele esecutore del Salvinismo a Viale Mazzini, non ha mostrato il Capitano per ben 13 minuti nell’edizione delle ore 13.
Lo spettacolo è piuttosto impressionante. Non solo non si avverte alcuna forma di ostilità verso i protagonisti dell’ “inciucio”, ma si avverte addirittura una certa benevolenza.
La cronaca dal Quirinale racconta “l’emozione e la commozione”dei ministri e si sofferma su uno struggente quadretto familiare: “La nota più carina, più tenera —racconta l’inviato al Colle —sono stati i figli, i bimbi della coppia Boccia-Di Girolamo che hanno seguito i genitori fino ai microfoni della stampa. Volevano partecipare anche loro”.
Nell’ex Televisegrad si parla così del nuovo governo: “Un esecutivo che aggancia saldamente l’Italia all’Europa, immediato interlocutore sulla manovra economica. Un governo che guarda al futuro, aveva detto Conte, per rendere la vita migliore ai cittadini”.
E poi sui 5Stelle: “Una crisi risolta, rivendica Di Maio, in modo trasparente,mettendo al centro temi e programma. E a ripartire è anche lo stesso capo politico sostenuto dal voto schiacchiante sulla piattaforma Rousseau. Non più vicepremier ma capodelegazione e soprattutto ministro degli Esteri, incarico di primo piano come chiedeva il suo Movimento”.
La situazione sta diventando francamente imbarazzante oltre che preoccupante: scompare Togliatti piazzato lì per giustificare i rubli alla Lega, non ci sono servizi sull’invasione islamica in Svezia, addirittura lo spread non sembra nemmeno più essere un complotto dei poteri forti. Solo dopo 13 minuti compare il Capitano:
Uno dopo l’altro sul Tg2 sfilano i “vincitori”. Per Andrea Orlando del Pd “è stato fatto un piccolo capolavoro”. Per Loredana De Petris di Leu è “un buon programma e una buona squadra”. Dopo di loro — e persino dopo un ritratto di Paolo Gentiloni! —arriva il servizio su Salvini.
Tuttavia, la più grossa delle differenze è quella che manca, non quella che si vede. Quando il salvinismo era al potere, una robusta pletora di signorotti quando veniva attaccata sui social network rispondeva tirando fuori orgogliosamente il suo diritto a pensarla come voleva.
Gli stessi oggi su Facebook hanno il coraggio di condividere solo oroscopi. Coincidenze?
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 4th, 2019 Riccardo Fucile
IL PUTINIANO STA CERCANDO DI OTTENERE UN’USCITA ECONOMICA DALLA PRESIDENZA RAI
Marcello Foa tratta la resa in RAI. Il Fatto Quotidiano racconta oggi che il divulgatore
degli attentati ISIS in Germania coperti dal governo tedesco starebbe cercando di ottenere un’uscita onorevole dalla poltrona di presidente di viale Mazzini per rimanere almeno consigliere d’amministrazione ora che è cambiata la maggioranza
Il presidente sovranista, anti euro, putiniano, chiamato al timone della Rai al termine di una discussa e faticosissima elezione, si sente mancare la terra sotto ai piedi.
Il suo nome è il più esposto, il più divisivo, il più sacrificabile. Foa studia una via d’uscita. In queste ore si è letteralmente barricato dentro il suo ufficio, gli unici che l’hanno incontrato sono i legali di Viale Mazzini.
Sul capo del presidente pende ancora una controversia: secondo il Pd la sua elezione è illegittima, da oltre un anno il renziano
Michele Anzaldi chiede il riconteggio delle schede; almeno due — sostengono i dem —andrebbero annullate, erano state segnate per renderle riconoscibili (forse pure tra i gialloverdi qualcuno era sensibile ai vecchi “trucchi”della Prima Repubblica).
Foa — si racconta nei piani alti dell’azienda —sarebbe disposto ad accettare un’uscita onorevole e incruenta: potrebbe accettare l’addio alla presidenza pur di evitare la decadenza del consiglio e conservare il suo posto in Cda.
Al suo posto —è la soluzione naturale —andrebbe Rita Borioni, consigliera di minoranza, in passato stretta collaboratrice del dem Matteo Orfini.
Ma l’umore di Foa è mobile come quello di un animale braccato, diviso tra le ultime orgogliose fughe in avanti e la consapevolezza di un destino segnato
Domenica pomeriggio, quando sembrava che la trattativa tra Pd e M5S potesse davvero fallire, il presidente della Rai aveva convocato una riunione per dire ai suoi che si poteva ancora andare avanti, che non sarebbe cambiato nulla.
Poi la realtà ha preso il sopravvento, ed è di nuovo calato lo sconforto.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 4th, 2019 Riccardo Fucile
IL TG SOVRANISTA CI RIPENSA: “IL MERCATI TIFANO SOLO PER LA STABILITA'”… BANDERUOLE COME CAMBIA IL VENTO
«I mercati non tifano ma chiedono solo stabilità , lo dimostra l’andamento dello spread dall’inizio della crisi ad oggi». Alla fine se ne è accorto anche il Tg2 sovranista che quello dello spread non è un complotto internazionale dei poteri forti. Non che ci volesse molto. Lo aveva scritto il Ministero dell’Economia nella bozza del DEF quando spiegava che «i rendimenti a cui lo Stato si indebita sono un termometro della fiducia nel Paese e nelle sue finanze pubbliche. Inoltre, essi giocano un ruolo cruciale nel determinare le condizioni di finanziamento per le banche e le aziende italiane».
Adesso, con il cambio di maggioranza e la rapida discesa di Salvini all’opposizione, anche il telegiornale della seconda rete RAI si adegua alla realtà dei fatti.
Ad esempio ieri nel servizio di Alessandra Orlando andato in onda durante l’edizione delle 20:30 il Tg2 informava gli spettatori che il 9 agosto dopo lo scontro sulla TAV tra 5 Stelle e Lega lo spread che «schizza» a 241 punti base.
Le tensioni nella maggioranza gialloverde avevano innervosito gli investitori, ci dicono dal Tg2 «ma la calma è tornata con la prospettiva di una nuova coalizione» con lo spread che il 29 agosto era già sceso a 172 dopo l’incarico a Conte un livello, chiosa la giornalista, «che non si vedeva dal maggio del 2018».
Guarda caso proprio da prima della nascita del primo governo Conte, quello con dentro leghisti e no-euro.
Ma non finisce qui, perchè il Tg2 ci tiene a spiegarci che «il calo dello spread ha abbassato anche il costo del nostro debito pubblico, un beneficio per le banche che detengono 353 miliardi di euro di titoli di Stato».
E in un impeto di onestà economica il telegiornale ci informa che di questo calo dello spread potranno beneficiare un po’ tutti, mica solo le banche: «tassi d’interesse più bassi rafforzano i loro bilanci e aprono la strada a mutui più convenienti per famiglie e imprese». Cose che al di fuori della ridotta salviniana si dicono da più di un anno, e pensate lo dice pure Bankitalia
Ma che fine ha fatto l’orgoglio sovranista del Tg di Gennaro Sangiuliano?
Ma mentre il Tg2 scopre che con il calo dello spread calano anche i rendimenti dei titoli di Stato e quindi finanziare il nostro debito pubblico costa un po’ meno (ah, se lo sapesse Salvini) sembrano davvero passati i tempi gloriosi in cui il telegiornale della seconda rete RAI ci deliziava con servizi in cui dichiarava guerra alla Francia come quello dove la giornalista Milena Pagliaro elencava crimini dei cugini transalpini «senza rivendicare Nizza o Savoia, la Gioconda oppure le spoglie di Napoleone, l’Italia chiede rispetto» ricordandoci di quella volta che “prendemmo” la testata di Zidane ai mondiali (e poi gli abbiamo alzato la coppa in faccia popopopopo).
Il rapporto conflittuale dei sovranisti del Tg2 con i francesi si è palesato anche con un duro j’accuse ai metodi e ai toni dell’intervista di Fabio Fazio al Presidente francese Macron.
Ma niente paura, ci siamo fatti notare pure in Svezia per la caratura dei giornalisti del servizio pubblico. Mentre i rapporto a volte drammatico con la realtà dei fatti (ovvero la materia grezza dalla quale dovrebbe iniziare il lavoro giornalistico) si è evidenziato quando il telegiornale del Direttore Sangiuliano ci ha raccontato della strepitosa vittoria dei sovranisti alle elezioni europee magnificando il risultato record (che non lo era) della Lega di Salvini.
Altri favori alla Lega? Il buco preso quando il Tg2 ha dimenticato di parlare dell’affaire Savoini e dei soldi russi alla Lega.
Errore corretto rapidamente con un servizio esilarante in cui per minimizzare il problema dei leghisti tirava fuori i soldi dati dai sovietici a Togliatti e perfino i finanziamenti della massoneria all’impresa di Garibaldi e perfino le accuse di Demostene agli ateniesi finanziati da Filippo il macedone.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
I SERVI COMINCIANO A CACARSI ADDOSSO
In RAI la stanno prendendo bene: la possibile nascita del governo M5S-PD sta facendo passare i classici cinque minuti di terrore ai tanti lavoratori di viale Mazzini che si erano schierati con la Lega e Salvini per rimediare qualcosa o per mantenerla.
Tanto che il Fatto Quotidiano oggi racconta un aneddoto esilarante:
Così in questi giorni circola un aneddoto esilarante: un giornalista del Tg1 non più di primissimo pelo ha chiesto a una collega come si facesse a cancellare la cronologia dei “like”sui social network (elargiti con un po’troppa disinvoltura a un Capitano in disgrazia). Dal Tg2 invece fanno notare che alcune clamorose sbavature andate in onda nei mesi passati — come il servizio sulla sharia a Stoccolma, gli attacchi a Fazio e Macron, le aperture di scaletta con il Capitano in ruspa —nelle ultime settimane non si sono viste: la linea rimane quella filoleghista del direttore Gennaro Sangiuliano, ma ora c’è un po’più di prudenza
Ma va detto, come racconta il Fatto, che nella nidiata sovranista —va detto —c’è pure chi non abbandona la nave del Capitano.
Come Auro Bulbarelli, direttore di Rai Sport, che continua a inondare di “mi piace” gli slogan di Salvini sui social. O come Paola Bacchiddu, ex sinistra radicale, giornalista di Rai1 ora intransigente con gli ex compagni
E poi l’eterna Lorella Cuccarini, tornata in auge insieme alle sparate contro l’Ue, oppure Monica Setta, un tempo filorenziana, oggi sovranista e preoccupatissima (“Per il bene dell’economia, servono elezioni subito”, sostiene, pensosa, in un’intervista su Libero).
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 31st, 2019 Riccardo Fucile
CALO PER I TG DI REGIME, FA PIU’ INFORMAZIONE LIBERA MENTANA CON LA LA7
La Rai sovranista perde ascolti. E l’agosto del nostro scontento, quando Salvini ha aperto la crisi e la tv pubblica ha deciso di appaltare l’informazione su una questione molto sentita a La7 quasi fino alla fine, ha visto un’emorragia di audience.
Racconta oggi Emanuele Lauria su Repubblica:
Rispetto allo stesso mese del 2018, il prime time di Rai1 ha visto una flessione di oltre tre punti e mezzo mentre l’audience media dell’intera giornata è scesa di quasi il 2,4. Numeri che parlano da soli e che preoccupano ancor di più, perchè si trascinano da mesi: il segno meno caratterizza gli ascolti sin dall’inizio dell’estate.
E ciò accade contro ogni logica previsione: il confronto con il 2018 avrebbe dovuto portare un vantaggio alla prima rete Rai, visto che fra giugno e luglio dell’anno scorso Mediaset fu favorita dall’esclusiva sui mondiali di calcio in Russia.
Anche la media calcolata da gennaio conferma il trend sconfortante: Rai1, nel 2019, ha perso lo 0,49 per cento in prime time e lo 0,37 per cento degli ascolti lungo l’arco della giornata.
A risentire della crisi anche il Tg1: l’edizione delle 13,30, ad agosto, è scesa dal 24,22 al 22,17 per cento di share (-2,05) mentre quella delle 20 è passata, nel confronto con lo stesso mese del 2018, dal 26,44 al 22,37 per cento.
Questa ridda di numeri nasconde un’emorragia di spettatori, più o meno marcata, di quasi tutte le trasmissioni: dal flop di “Grand Tour”, il programma della showgirl di dichiarate simpatie sovraniste Lorella Cuccarini, al rallentamento del quiz show “Reazione a Catena”.
Sono in calo pure Unomattina Estate, “Io e Te” affidato a Pierluigi Diaco e più nettamente la “Vita in diretta Estate”.
L’eco degli insuccessi giunge in un settimo piano di via Mazzini svuotato dalla trasferta dei dirigenti a Venezia: con il presidente Marcello Foa e l’ad Fabrizio Salini, al Festival del Cinema sono andati il direttore generale Alberto Matassino, il capo staff Roberto Ferrara e il responsabile della comunicazione Marcello Giannotti.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 30th, 2019 Riccardo Fucile
SERVIZI DA CINE LUCE PER IL PREMIER INCARICATO, MANCA SOLO LA SANTIFICAZIONE
«È Giuseppe Conte il perno sul quale si sta costruendo il nuovo esecutivo», così Ilaria Capitani in un servizio dedicato al premier incaricato andato in onda durante l’edizione delle 13 del Tg2 del 28 agosto.
Un servizio che segna forse la svolta di un Tg2 (e di una rete) fino ad oggi talmente filo-sovranista e salviniano da toccare vette estreme di ridicolo.
Ma con la caduta di Salvini le cose devono per forza cambiare anche in Rai, e il vento del cambiamento parte da queste parole «Giuseppe Conte sempre più protagonista della trattativa tra PD e 5 Stelle ma il suo ruolo è nel tempo cresciuto anche a livello internazionale».
È la scelta delle parole che dà la misura del riposizionamento «da avvocato, professore di diritto privato prestato alla politica ne coglie i tempi, lo fa al G7 di Biarritz, entra nel dibattito in modo attivo, trasforma le sfide globali in possibili punti programmatici per un governo giallorosso».
Manca solo la trasformazione dell’acqua in vino e la santificazione del permier del Governo del Cambiamento è completa. Ma per il resto Conte «smina il campo» smentendo l’ipotesi di Di Maio al Viminale «e la trattativa riparte». È Conte l’eroe del momento che «smussa, accorcia le distanze e raccoglie consensi».
C’è già la consacrazione del «bagno di folla» in un negozio del centro di Roma. E poi via con l’elenco dei pregi del premier che per 14 mesi ha lasciato che Salvini facesse tutto, pure mandare a gambe all’aria il suo governo.
Ma il Tg2 perdona il passato, ci stende un velo pietoso e preferisce magnificare la «tenuta psicologica, eleganza nei modi, toni pacati, capacità di mediazione».
Tutte qualità che — ci tengono a sottolineare — non sono riconosciute solamente nei palazzi della politica ma anche in Europa e sulla scena internazionale con l’endorsement di Donald Trump che si augura che Conte rimanga premier ancora a lungo.
«Se così sarà — conclude la Capitani — avrà ancora tempo per alimentare uno dei pochi tratti che racconta di se stesso “sono molto ambizioso”».
Il servizio del Tg2 fa rosicare Davide Di Stefano (di Casapound) che ha subito notato come la Rai sovranista si sia già riallineata per accogliere a braccia aperte il governo giallorosso. Il Tg2 ha compiuto il primo passo, resta da vedere che fine faranno tutti quelli che in questi mesi hanno incensato Salvini e il governo gialloverde. Chissà se il Presidente della RAI Marcello Foa rimarrà al suo posto ora che anche suo figlio ha fatto gli scatoloni. Di buone ragioni per cambiare l’aria in RAI ce ne sono tante: a partire dagli ascolti che grazie alla svolta sovranista e a certe trasmissioni non proprio azzeccate sono piuttosto deludenti.
(da agenzie)
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Agosto 17th, 2019 Riccardo Fucile
BATTUTA DALLA ENNESIMA REPLICA DEL POLPETTONE PILCHER
Matteo Salvini, annoiato dalla crisi di governo, potrà sicuramente rilassarsi con un po’ di tv, visto che c’era lo show di Lorella Cuccarini.
La ballerina sovranista che in diretta tv ci ha rivelato che l’Italia non votava da dieci anni quando finalmente lo ha fatto consentendo il trionfo di Matteo, arrivato addirittura terzo.
E chi c’era proprio ieri in televisione? Ma proprio lei, Lorella Cuccarini. Che presentava il suo Grand Tour con Angelo Mellone, il quale anni fa veniva etichettato in quota Gianfranco (Fini) all’epoca del suo approdo in tv.
E com’è andata con gli ascolti?
Il film tv della serie Rosamunde Pilcher ‘Un piacevole imprevisto’ incassa la prima serata per Canale 5 grazie a 1 milione 844mila spettatori pari al 12% di share.
Continua poi il ‘Grand Tour’ italiano di Lorella Cuccarini e Angelo Mellone seguito ieri, nella prima serata di Rai1, da 1 milione 491mila telespettatori con il 9,8% di share.
Su Rai2 prima serata in giallo con il film ‘Tutta la verità su mia madre’ che ha totalizzato 1 milione 32mila telespettatori, pari al 6,8%.
Da segnalare nella giornata la diretta del Palio delle Contrade da Siena che su Rai2 ha ottenuto 1 milione 27mila telespettatori con il 9,9% di share.
Rai1 al vertice del preserale con ‘Reazione a Catena’ che ha registrato il 23% di share, pari a 2 milioni 897mila telespettatori, e dell’access prime time con ‘Techetechetè’ che ha totalizzato il 18,2% di share grazie a 2 milioni 985mila telespettatori.
Le reti Rai si sono aggiudicate le 24 ore con una media di 2 milioni 644mila telespettatori e il 34,36% di share. Alle reti Mediaset prima e seconda serata con, rispettivamente, 5 milioni 466mila e 2 milioni 451mila spettatori.
Sì, avete letto bene: il miliardesimo polpettone della Pilcher mandato per l’ennesima volta in tv ieri ha battuto la Rai sovranista. E in una situazione del genere non è strano che Heather Parisi arrivi a gettare sale sulle ferite.
Andrà meglio la prossima volta.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 27th, 2019 Riccardo Fucile
UN MOMENTO ALTISSIMO DI TELEVISIONE RUSSA: IL POLITICO INTERVISTATO DAL SUO EX PORTAVOCE… LA FICCANTE DOMANDA DI POLETTI: “LA MUSICA E’ CAMBIATA CON LEI, SIGNOR MINISTRO”
Ieri mattina alle 10 e 20 finalmente a Unomattina si è verificato un momento di altissima televisione che si attendeva da qualche tempo: Matteo Salvini si è fatto intervistare dal suo ex portavoce Roberto Poletti. Poletti, che ha anche scritto una biografia di Salvini, ha interrotto come una breaking views la collega che parlava dell’omicidio di Mario Cerciello Rega per introdurre il ministro dell’Interno, al quale ha fatto subito una cattivissima domanda a bruciapelo: “Signor ministro, lei ha usato parole molto dure. Le vuole ribadire qui stamattina?“.
Salvini, evidentemente spiazzato dall’aggressività ficcante della domanda dell’interlocutore, ha cominciato a parlare così a ruota libera prima chiedendo una preghiera per il carabiniere ucciso, poi ha fatto sapere che ad ucciderlo “sono stati due stranieri, che strano…” e infine ha detto di sperare che i due assassini (anche se ad essere accusato di omicidio per ora è solo Elder Lee) “passino il resto della loro vita in carcere lavorando”, ma senza parlare di lavori forzati anche se ha voluto virare il discorso parlando di forme di lavoro obbligatorio in carcere che vuole introdurre addirittura “a livello europeo”.
Poi ha parlato della pistola elettrica che farà introdurre a breve e ha concluso definendo gli assassini “due bastardi”. A quel punto l’altra conduttrice Valentina Bistri ha interrotto l’idillio ricordando che Rega era sposato da solo 43 giorni e che ha sacrificato la sua vita.
Salvini ha ricominciato illustrando per sommi capi la ricostruzione dell’omicidio — peraltro con molte differenze rispetto a quella trapelata dalla procura — e Poletti ha ripreso la parola mostrando l’immagine del matrimonio di Rega, un’altra domanda ficcante per Salvini.
Il quale, in chiara difficoltà per parare il colpo, ha cominciato a dire che “ne hanno fatti arrivare troppi, centinaia di migliaia, quelli che vediamo nelle città che non fanno niente bisogna rispedirli a casa” (ovviamente parlando di immigrati).
È importante qui segnalare che il ministro ha continuato a parlare di immigrazione e delinquenza collegandola ai fatti di via Pietro Cossa. Dodici ore dopo era ormai chiaro che a uccidere il carabiniere fossero stati due turisti americani che l’indomani avevano l’aereo prenotato per tornare in California. Poletti annuiva e annuiva.
Poi piazzava il colpo da maestro tipico del grande intervistatore che non ha nessun timore reverenziale nei confronti dei potenti: “Lei sta dicendo ai cittadini che ci ascoltano, a quelli che sono preoccupati per la loro sicurezza — perchè ricordiamo che l’assassino e il suo complice sono liberi in questo momento…“.
Salvini, in chiara difficoltà , l’ha interrotto per raccontare quanti poliziotti ha assunto e quante telecamere ha fatto installare. Ma ha anche sottolineato che ci vuole la paura, perchè i giudici alla fine fanno uscire troppo poco: “I delinquenti devono tornare ad aver paura”.
E qui il conduttore di Unomattina non poteva esimersi dall’attacco frontale: “Lei, ministro, ci sta dicendo che la musica è cambiata“. E Salvini ha vacillato, ormai sull’orlo del k.o. tecnico, messo alle strette dall’intervistatore in quello che ricorderemo come un momento di alta televisione, altro che Santoro al telefono con Berlusconi.
“Ma guardate noi ci stiam mettendo l’anima, entreranno in servizio nuovi poliziotti, anche carabinieri e vigili del fuoco, poi è chiaro che la giustizia va riformata, per lo spaccio di droga ci vuole la galera certa ma ora sono vicino ai familiari del carabiniere ucciso”.
Era disperato, Poletti l’aveva distrutto, non aveva proprio altro da dire.
Grazie RAI, è per queste sceneggiate che vale la pena pagare il canone.
(da agenzie)
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