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LA LETTERA DI RENZI AGLI ITALIANI ALL’ESTERO E’ PIENAMENTE LEGITTIMA, L’OPPOSIZIONE FACCIA ALTRETTANTO, DOV’E’ IL PROBLEMA?

Novembre 11th, 2016 Riccardo Fucile

LA LEGGE PERMETTE L’ACCESSO AGLI ELENCHI IN OCCASIONE DI VOTAZIONI A CHIUNQUE NE FACCIA RICHIESTA…LA LETTERA E’ PAGATA E FIRMATA DAL COMITATO DEL SI’, IL PROBLEMA NON ESISTE… CHI STRILLA SI CURI, L’OPPOSIZIONE SI FA IN ALTRO MODO

In un Paese dove miloni di famiglie sono sotto la soglia di povertà  e 4 giovani su 10 non trovano un lavoro, l’opposizione al governo probabilmente avrebbe molto di cui occuparsi, sicuramente di più serio rispetto alla becera polemica da cortile sulla lettera di Matteo Renzi agli italiani all’estero sul referendum.
Decine di deliranti dichiarazioni che fanno solo il gioco del Sì is sono susseguite sui media permettendo poi al Pd di chiudere ogni polemica da chi conosce la normativa vigente, a differenza di tante oche starnazzanti.
Il capogruppo PD alla Camera Ettore Rosato ha così buon gioco: “Invece di gridare allo scandalo e di aprire polemiche pretestuose ed infondate, Brunetta e tutti quelli che hanno accusato Renzi e il Pd di scorrettezza, per l’invio della lettera agli italiani residenti all’estero, vadano a leggersi i regolamenti sull’utilizzo di questi dati. Scopriranno che il Pd agisce, come sempre, rispettando le leggi e le regole, in questo caso pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale n. 71 del 2014. Anche stavolta invece di parlare del merito della riforma costituzionale, si tenta di polemizzare su altro. Del resto capisco il difficile mestiere di Brunetta. La riforma della costituzione l’ha condivisa con noi, in gran parte anche votata. Ora sostenere che non serve ridurre i parlamentari, superare il bicameralismo e rendere le nostre istituzioni più efficienti è veramente compito arduo”.
Perchè ha ragione:
1) Gli elenchi degli elettori italiani all’estero sono disponibili a chiunque ne faccia richiesta in occasione di consultazioni elettorali e/o referendarie.
2) Invece che lamentarsi con chi ha ritenuto di utilizzarli, quelli del No avrebbero fatto meglio a fare altrettanto, magari anche prima.
3) Renzi ovviamente avrebbe torto se avesse fatto pagare la stampa e la spedizione alla Presidenza del consiglio, se avesse scritto anche una lettera di accompagnamento su carta intestata della Presidenza per “far pesare” il suo ruolo istituzionale. Ma così non è: invio e spedizione sono stati pagati dal Comitato del Sì, il depliant è curato dal Comitato del Sì ed è firmato da Renzi a titolo personale come esponente del Comitato stesso.
Dov’è il problema?
I fautori del No stiano sul pezzo e parlino dei contenuti, se continuano a strillare senza ragione finiranno per perdere credibilità .
Perchè un conto è dare voce a costituzionalisti nel merito, altra cosa sta diventando ascoltare ogni giorno le stronzate di Brunetta e Salvini.

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REFERENDUM: LA NAVETTA DELLE LEGGI TRA I DUE RAMI DEL PARLAMENTO RALLENTA DAVVERO IL PERCORSO DELLE LEGGI?

Novembre 10th, 2016 Riccardo Fucile

I RITARDI DELLA POLITICA DIPENDONO DA QUESTO?… SOLO IL 20% DELLE LEGGI E’ COINVOLTO NELLA NAVETTA E HA IMPEGNATO SOLO IL 4% DELL’ATTIVITA’ DEL PARLAMENTO… IL PROBLEMA E’ LA SCARSA COESIONE DELLE MAGGIORANZE POLITICHE, NON LA NAVETTA

La Stampa approfondisce uno degli argomenti del referendum sulle riforme costituzionali che andrà  in scena il 4 dicembre.
I numeri servono a sfatare l’argomento elettorale della navetta tra Camera e Senato, presentato come uno dei problemi che affliggono il parlamento rallentando l’approvazione delle leggi.
Ma cos’è la navetta e qual è davvero il suo peso nei ritardi della politica?
La navetta è quel meccanismo per cui una proposta di legge, approvata da uno dei rami del Parlamento ma modificata dal secondo, deve tornare al primo per una seconda approvazione.
Approvazione che può avvenire con ulteriore modifica, facendo ripartire il meccanismo.
Quanto pesa tutto questo ce lo racconta un’analisi accurata targata Openpolis, brillante associazione che si occupa di open data legati alla politica.
Openpolis ha considerato le 252 leggi approvate in questa legislatura, scoprendo che solo il 20% è stato coinvolto dalla navetta.
Anche i tempi non sembra si siano allungati di molto: la navetta ha impegnato solo il 4% dell’attività  del Parlamento.
L’amara verità  è che non è il meccanismo a essere colpevole del rallentamento, ma la scarsa coesione (su alcuni argomenti) delle maggioranze politiche: è il dissenso politico che sfrutta la navetta per rallentare l’approvazione delle leggi.
Ma il dissenso all’interno di un partito o tra i partiti di una coalizione non si può certo eliminare con una riforma.

(da agenzie)

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DEMOCRAZIA PARTIGIANA: L’ANPI TOGLIE LA TESSERA ALLA PUPPATO PERCHE’ VOTA SI’

Novembre 10th, 2016 Riccardo Fucile

LA SEZIONE DI MONTEBELLUNA NON LE RINNOVA LA TESSERA, VA A CRESPANO SUL GRAPPA DOVE SONO FELICI DI DARGLIELA, L’ANPI DI TREVISO GLIELA RITOGLIE… QUALCUNO INSEGNI LORO COS’E’ LA DEMOCRAZIA

Laura Puppato vota sì al referendum? Niente rinnovo della tessera Anpi, da sempre contraria alla riforma voluta dal governo Renzi.
“Una cosa incomprensibile e inaudita”, ha detto la senatrice, che si è vista negare l’iscrizione dalla sezione di Montebelluna (Treviso), decisa da chi ha perso “il senso della misura, la logica dei principi fondanti della Costituzione. Qui — ha aggiunto — qualcuno è uscito fuori dal seminato e non sono io”.
E anche alcuni esponenti renziani si schierano con lei e bollano la decisione dell’Anpi a una “follia stalinista”.
Lo scrive su Twitter il senatore dem Stefano Esposito: “Ho sempre evitato qualunque commento sul no Anpi a referendum costituzionale ma espellere Laura Puppato perchè vota sì è follia stalinista”, e gli fa eco il collega Andrea Marcucci.
“Una decisione stalinista, anche in questo caso spero che Anpi nazionale intervenga. La mia solidarietà  a Laura Puppato #anpi #bastaunSi”. Quello con la Puppato è l’ennesimo scontro tra Pd e Anpi che arriva all’indomani dagli attacchi della deputata dem Alessia Morani, indignata dalla compresenza sulla stessa piazza di Forza Nuova e dei partigiani. Che, per ovvi motivi, erano però separati da agenti in borghese.
Ma la senatrice dem difende il suo diritto al rinnovo della tessera e giudica “queste posizioni” dell’Anpi “a dir poco molto discutibili. Io sono iscritta da molti anni all’Associazione che ha raccolto lo spirito dei partigiani, che fino a prova contraria hanno liberato il paese dal fascismo, e siccome questa riforma la sottoscrivo, ed anzi ho contribuito a redigerla, ne sono pure orgogliosa. Nessuno finora, e tanto meno il presidente Smuraglia, è riuscito a dimostrarmi che non andiamo a rafforzare i principi democratici su cui si fonda la Costituzione, grazie a una revisione dell’architettura istituzionale del paese”.
Poi sottolinea che la riforma “ha il pieno avvallo dei partigiani di oggi e di ieri. E in ogni caso se espellono me, dovranno espellere più di metà  dell’Anpi, come il presidente Anpi di Conegliano che ha preso posizione per il sì e che mi ha appena scritto”.
Della richiesta a Conegliano non c’è traccia, però, su La Provincia di Treviso, che ricostruisce la vicenda sentendo anche il presidente dell’Anpi di Treviso, Umberto Lorenzoni.
Puppato, in seguito all’iscrizione rigettata dalla sezione di Montebelluna, racconta di essersi rivolta “a Crespano del Grappa, dove il responsabile, Lorenzo Capovilla mi ha accolta a braccia aperte ringraziandomi”.
Un via libera respinto in toto da Lorenzoni: “Cosa? Non esiste — dice al quotidiano veneto -. Appena mi arriverà  sotto gli occhi la richiesta della Puppato la straccerò. E le ridarò i soldi dell’iscrizione“.
E prosegue: “Un conto è avere idee personali sul referendum, ci mancherebbe; un altro è essere un nostro associato e, soprattutto essendo un politico noto, fare comizi a favore della modifica della Costituzione”.
Qualcuno dovrebbe frequentare un corso di democrazia applicata: non è mai troppo tardi.

(da agenzie)

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REFERENDUM, RESPINTI I RICORSI DI ONIDA

Novembre 10th, 2016 Riccardo Fucile

NON ESISTE ILLEGITTIMITA’ NELLA FORMULAZIONE DEL QUESITO E NEL MANCATO SPACCHETTAMENTO

Ritorna in mano alla politica la partita sul referendum costituzionale.
Domenica 4 dicembre, non c’è più alcun dubbio, i seggi saranno aperti e gli italiani potranno decidere, con un «sì» o con un «no», le sorti dell’esecutivo guidato da Matteo Renzi.
Il giudice civile di Milano Loretta Dorigo questa mattina ha sciolto la riserva, durata alcune settimane e caratterizzata da grande tensione da parte dei cronisti nei corridoi di Palazzo di Giustizia di Milano, respingendo i ricorsi presentati dal costituzionalista Valerio Onida e da un pool di legali sulla legittimità  costituzionale del quesito.
Nel provvedimento che ha depositato si legge che il giudice non ha ravvisato «nessuna manifesta lesione del diritto alla libertà  di voto degli elettori» e non c’è «difetto di omogeneità » nel quesito referendario, nonostante questo non sia stato spacchettato in più punti, ognuno per i singoli temi su cui dovranno esprimersi gli italiani.
Sipario calato dunque su tutti i possibili scenari, tutti caratterizzati da grande incognita, primo fra tutti quello su un’eventuale sospensione del referendum da parte della Consulta.
L’avvocatura dello Stato, rappresentata da Gabriella Vanadia, aveva affrontato questo nodo nella memoria depositata al tribunale di Milano proprio dopo l’udienza delle scorse settimane, sostenendo che le norme sui conflitti Stato-Regioni di fronte alla Consulta citate nel ricorso «non attribuiscono alcun potere di sospensione» nel caso in discussione.
Posizione questa contestata dall’ex presidente della Corte Onida (che proprio mentre il giudice depositava il ricorso è salito su un volo diretto all’estero e sarà  raggiungibile solo fra un paio d’ore), che in udienza ha sostenuto che proprio in base ad un’interpretazione «analogica» di norme sui conflitti tra Stato e Regioni, la Consulta avrebbe potuto “congelare” la consultazione in attesa di pronunciarsi sulla questione.

(da agenzie)

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L’INTESA CON CUPERLO SPIAZZA LA MINORANZA PD

Novembre 6th, 2016 Riccardo Fucile

BERSANI: “I CONTI A DICEMBRE”… IL PD SULL’ORLO DELLA SCISSIONE

«Volevano farci fuori, questo ormai è chiaro. Cercavano una scusa, un alibi. Adesso questo alibi è svanito».
Sul prato d’erbetta sintetica del palco della Leopolda va in frantumi quel che resta dei vecchi equilibri del Pd.
Si spacca la minoranza, si allarga il solco tra la sinistra interna e il segretario. Per paradosso, osserva Matteo Renzi, il colpo di grazia arriva da Gianni Cuperlo, lontano mille miglia dall’ex stazione fiorentina.
«La sua è una scelta seria e coraggiosa — detta la linea il premier — Ha reso evidente il piano di chi ha scelto il No per inseguire obiettivi che non hanno nulla a che vedere con il merito della riforma».
Il leader punta il dito contro le manovre di chi mira a bocciare la riforma costituzionale per far cadere l’esecutivo, con l’idea di dar vita subito dopo a un governo senza Renzi a Palazzo Chigi.
«E invece ho bisogno di poter contare anche su un pezzo di sinistra al mio fianco — spiega in privato — in modo da bloccare questi tentativi»
Lo scontro investe già  adesso il Pd, la scissione è ormai a un passo, ma è chiaro che il risiko si combatterà  la mattina del 5 dicembre, a urne chiuse.
Renzi ha fiutato le manovre dei suoi avversari interni e ripete che soltanto con un Pd compatto potrò restare in partita, minacciando anche il ricorso a urne anticipate.
La sensazione, insomma, è di essere già  di fronte a un punto di non ritorno.
«Questo testo — suona la carica con i suoi Pierluigi Bersani – è totalmente insufficiente. Cuperlo ha deciso di andare avanti da solo, ma l’accordo era che avrebbe dovuto rappresentare tutti noi. La sua scelta mi amareggia ».
Tutto cambia in un pomeriggio. Fino a ieri i bersaniani consideravano impossibile lo strappo di Cuperlo.
E invece la frattura arriva, dopo una telefonata di fuoco con Bersani. La minoranza va in frantumi.
Roberto Speranza fatica a contenere la rabbia: «Matteo cerca solo un alibi, comunque i conti si fanno dopo il 4 dicembre. Gianni? Ha cambiato idea e non so perchè. Siamo di fronte a un fatto enorme, che non sottovaluto».
Non lo sottovaluta neanche Renzi. Anzi, è pronto a cavalcarlo fin da oggi, chiudendo la Leopolda 7 e guidando il contrattacco. «Mi sembra chiaro che il clima è cambiato, e che questa è una delle migliori edizioni di sempre per contenuti, entusiasmo e partecipazione »
C’è il timore del baratro e la speranza di riscossa, attorno al palco leopoldino. Renzismo spinto e voglia di mettere all’angolo la sinistra divisa. Il presidente del Consiglio ritiene di poter ribaltare i sondaggi negativi.
«Io penso che a questo punto Bersani si è cacciato in un vicolo cieco », si sbilancia Alessia Morani. «Adesso Matteo potrà  dire che il Pd è compatto — fa eco l’ultrarenziano Davide Ermini — sfruttando questo argomento in campagna elettorale e mettendo in banca un patrimonio da spendere dopo il referendum».
Fuoco e fiamme, questo promette invece la sinistra interna ferita. Proprio l’ex segretario alzerà  già  domani da Siracusa il livello dello scontro.
Nel frattempo mastica amaro: «Non è pensabile di risolvere il problema con quattro righe su un foglietto. Non c’è proporzione tra la forza usata per approvare l’Italicum con la fiducia in Parlamento e questo documentino. Sarebbe servito semmai un passaggio vero in Parlamento».
Sarà  corpo a corpo, da qui al referendum.
«La scelta di Cuperlo trasforma lo scenario — ragiona il capogruppo Ettore Rosato – ed è chiaro che adesso Bersani e Speranza hanno un problema. L’hanno mandato a trattare, lui ha ottenuto tutto quello che chiedeva e adesso loro dicono comunque no? Ma dai…».
In effetti il meccanismo ipotizzato dai “saggi” dem va incontro a molte delle richieste della minoranza.
Accontenta anche Silvio Berlusconi, che Renzi considera interlocutore indispensabile per ritoccare la legge.
«Infatti il nostro è un messaggio all’elettorato moderato di Forza Italia — è l’opinione del capo del governo — perchè in questo modo li rassicuriamo che faremo una riforma assieme»
Il vero scoglio, però, sarà  quello di tenere assieme il partito dopo il 4 dicembre.
In questo senso, lo strappo di Cuperlo è più prezioso del platino, perchè difficilmente la frattura nella minoranza si ricomporrà .
Forse è per questo che a sera il premier ritrova la voglia di scherzare. Con i suoi non risparmia la battuta: «Adesso a dire No restano soltanto Bersani, Speranza e altri quattro amici…».

Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)

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INTERVISTA A CUPERLO: “ORA VOTERO’ SI’, ABBIAMO OTTENUTO QUEL CHE VOLEVAMO”

Novembre 6th, 2016 Riccardo Fucile

“INCORENTE E’ CHI PARLA DI TRADIMENTO”

 «Ho riscritto io la bozza perchè la prima, quella di giovedì dopo la riunione al Nazareno, non andava bene…».
Poi sono stati dilemmi e contatti: «Ho sentito Roberto Speranza, mentre Bersani l’ho cercato ma non l’ho trovato».
La reazione di Cuperlo pochi minuti dopo la firma al documento di accordo sull’Italicum bis, è di «sollievo», come di chi ha superato il guado.
Gianni, il triestino, il leader del Pd che ha imparato a fare politica nella Fgci, seguace della realpolitik di D’Alema per alcuni anni – ma con un certo distacco fino all’allontanamento definitivo – lo sfidante di Renzi alle primarie, quindi ha deciso: «Sono un uomo di dubbi, però poi mi assumo la responsabilità ».
Sa bene che la frattura e il rischio scissione nel Pd restano, che Bersani e i bersaniani accusano ora lui di incoerenza, di avere semplicemente spaccato la sinistra, e già  fanno campagna per il No al referendum.
Gianni si difende e contrattacca: «Non sono io l’incoerente. Evidente che non si può essere completamente soddisfatti, ma abbiamo ottenuto quello che come minoranza abbiamo chiesto per mesi. Quindi da parte mia firmare un documento su queste modifiche all’Italicum – i collegi per eleggere i deputati, il no al ballottaggio, il premio di governabilità , oltre all’elezione diretta dei nuovi senatori – è stato un atto di coerenza».
Coerentemente come voterà  al referendum costituzionale?
«Voterò Sì»
Bersani ha detto che non si risolvono le cose con un foglietto di carta che vale un impegno generico. Anzi, peggio: equivale a quell’“Enrico stai sereno”, diventato ormai il promemoria dell’inaffidabilità  di Renzi. Enrico era Letta e, dopo le rassicurazioni il segretario Renzi lo sfiduciò sostituendolo a Palazzo Chigi. Non può funzionare allo stesso modo anche per il documento Italicum?
Cuperlo non ci sta: «Il documento è firmato dai capigruppo Rosato e Zanda, dal presidente del partito Orfini e vidimato dallo stesso Renzi. Se decidiamo che questo non vale nulla, per carità … ma allora diventa difficile pensarsi nella comunità  del Pd».
Il convitato di pietra della scissione è sempre più presente. Anche se Cuperlo parla di «unità », di «lealtà , la cui prova spetta a Renzi», e di «dispiacere» per la frattura a sinistra.
Questi i sentimenti che lo accompagnano in queste ore. Fedele al ruolo di mediatore, non vorrebbe polemizzare con i bersaniani.
Ma alla fine lancia l’affondo: «Se stiamo sul piano della coerenza, allora potrei ricordare le battaglie che abbiamo fatto in commissione e in aula per migliorare la riforma… ».
La riforma costituzionale è stata votata da tutto il Pd, minoranza inclusa. L’Italicum invece ha provocato la vera grande rottura: Speranza si dimise da capogruppo, la minoranza dem non votò la fiducia messa dal governo sulla legge elettorale.
Cuperlo non teme ora di essere accusato di renzismo: «La mia storia parla per me…». Ritiene di avere condotto in porto la mission e di avere gettato le basi perchè il centrosinistra rinasca, che è la scommessa politica.
Da presidente del Pd si dimise per coerenza in conflitto con Renzi. Ma che non avrebbe accettato lo strappo del No al referendum si era capito sabato scorso quando, a sorpresa, si presentò alla manifestazione del Sì

(da “La Repubblica“)

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SENATORI E COLLEGI: ECCO COSA PUO’ CAMBIARE DOPO LE MODIFICHE CONCORDATE TRA RENZI E CUPERLO

Novembre 6th, 2016 Riccardo Fucile

SAREBBE ELIMINATO IL BALLOTTAGGIO E L’ELEZIONE DEI DEPUTATI NEI COLLEGI, MA MOLTE COSE RESTANO NEL VAGO

Il superamento del ballottaggio e l’elezione dei deputati nei collegi.
Sono i due aspetti dell’Italicum che potrebbero cambiare dopo il referendum costituzionale.
Le modifiche sono infatti indicate nel documento approvato da una commissione Pd formata dai vertici del partito (Lorenzo Guerini, Ettore Rosato, Luigi Zanda, Matteo Orfini) e dal deputato della minoranza Gianni Cuperlo.
Il testo non assume invece nessun impegno sulla possibilità  di assegnare il premio di maggioranza non alla lista, come previsto ora, ma alla coalizione, come chiedono a gran voce i piccoli partiti.
I principi di base del sistema elettorale, viene spiegato nel documento, restano «governabilità  e rappresentanza»: se le modifiche proposte divenissero legge cambierebbe il modo di ottenerli.
Il documento sarà  inviato ad Assemblea, Direzione e gruppi parlamentari Pd, ma il Parlamento inizierà  a occuparsi del tema non prima del referendum costituzionale del 4 dicembre, anche perchè dalle consultazioni svolte informalmente dalla commissione è emerso che la maggioranza degli altri partiti non è disposta ad affrontare il tema prima del voto.
Ma come cambierebbe l’Italicum secondo le modifiche indicate dalla commissione Pd?
L’attuale è un sistema proporzionale con sbarramento al 3% e premio di maggioranza (340 seggi su 630) alla lista che supera il 40%: se nessuno lo raggiunge, si decide il vincitore in un ballottaggio tra i due partiti più votati.
Il documento indica invece la possibilità  che con un premio che assicuri la governabilità , si possa archiviare il ballottaggio dell’Italicum. Ma non viene indicata l’entità  del premio nè se sarà  assegnato alla lista o alla coalizione.
Il secondo aspetto è quello del metodo di selezione dei deputati: la legge elettorale in vigore prevede che si votino liste con capolista bloccato e la contesa tra gli altri con le preferenze.
La commissione Dem indica invece la «preferenza» per la scelta di un «sistema di collegi».
Ma, nota il bersaniano Federico Fornaro, che critica il documento, non si indica «se i collegi siano uninominali maggioritari (candidato di coalizione) oppure uninominali proporzionali (candidato di partito)».
Sinistra riformista, l’area Pd che fa capo a Roberto Speranza e Pier Luigi Bersani, ha bocciato l’accordo perchè contiene impegni troppo vaghi e soprattutto «è una dichiarazione di intenti e non una proposta di legge».
Quanto alle altre forze politiche, l’abolizione del ballottaggio appare un cambiamento largamente condiviso.
Per il resto, restano agli atti le richieste da loro avanzate in questi mesi di discussione. I piccoli partiti – Ncd su tutti – chiedono di assegnare il premio di maggioranza non alla lista ma alla coalizione.
Silvio Berlusconi ha espresso una preferenza per un sistema proporzionale, che lascerebbe anche la possibilità  di larghe intese dopo il voto.
I Cinque stelle hanno una proposta di legge proporzionale (lo hanno chiamato «Democratellum»), con collegi intermedi, soglie di sbarramento e preferenze, sia positive che negative.

(da “La Stampa”)

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SONDAGGIO IXE’: IL SI’ RIMONTA, ORA E’ A UN SOLO PUNTO DAL NO, 38% A 39%

Novembre 4th, 2016 Riccardo Fucile

AUMENTA L’AFFLUENZA E SI RIDUCE IL DISTACCO, GLI INDECISI SON ANCORA AL 23%, TUTTO E’ POSSIBILE… UN ELETTORE SU QUATTRO DELLA LEGA VOTA SI’

Il No rallenta e, dopo quella che sembrava una piccola fuga, a un mese esatto dal referendum costituzionale la cosa certa è che sarà  un testa a testa.
Questo dice il sondaggio settimanale del venerdì condotto da Ixè per Agorà  (Rai3). Tra No e Sì in questo momento c’è un solo punto: i contrari al 39, i sostenitori delle riforme al 38.
La scorsa settimana il No era al 40 e il Sì al 37, quindi c’è stato il travaso di un punto percentuale.
A pesare verosimilmente l’aumento di coloro che dicono che andranno sicuramente a votare che passa dal 56 al 58 per cento in sette giorni, quota destinata a salire perchè il 12 per cento dice che ancora deve decidere se presentarsi alle urne.
Resta da capire quanto peseranno due incognite.
La prima: il 23 per cento si dice ancora indeciso tra Sì e No, cioè dice che andrà  a votare ma non sa cosa.
La seconda: bisognerà  vedere se questa tendenza avrà  una continuità  e in quel caso significherà  che il movimento di “espansione” del No ha raggiunto il suo massimo.
Come si comportano gli elettori dei vari partiti?
A essere più motivati alla partecipazione al voto, secondo l’istituto diretto da Roberto Weber, sono quelli del Partito Democratico e di Forza Italia (con quote di partecipazione del 68 e del 69 per cento), leggermente più indietro quelli del M5s (65) e della Lega Nord (59).
Il senso d’appartenenza al partito, invece, comincia a ridurre le quote di “dissidenti” tra gli elettori dei partiti.
Nelle settimane scorse, infatti, molti sondaggi hanno messo in luce che all’interno di ogni partito una fetta considerevole di elettori “tradivano” le indicazioni di voto delle rispettive forze politiche, tanto che nel Pd un quarto degli elettori un quarto rispondeva di voler votare No, circa un quarto degli elettori M5s rispondeva di votare Sì e addirittura tra i simpatizzanti di Forza Italia si arrivava fino a 4 elettori su 10 che si dicevano favorevoli alla riforma (mentre Fi fa campagna per il No).
Ora le parti di “dissidenti” interni agli elettorati sta calando non di poco: nel Pd dice che voterà  No “solo” il 15 per cento, tra gli elettori M5s i favorevoli scendono al 21 e tra quelli di Forza Italia al 14.
Resta invece notevole (24 per cento) la parte di elettori della Lega Nord che vorrebbero votare Sì.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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RICORSO ONIDA, RINVIO SUL RINVIO: IL TRIBUNALE DI MILANO DECIDERA’ NON PRIMA DI DIECI GIORNI

Novembre 3rd, 2016 Riccardo Fucile

LA DECISIONE ERA ATTESA IN QUESTE ORE, MA SONO NECESSARI “APPROFONDIMENTI”

Di rinvio in rinvio. La decisione del tribunale civile di Milano sui ricorsi presentati da Valerio Onida e da un pool di avvocati in relazione al quesito del referendum costituzionale del 4 dicembre verrà  presa “non prima di dieci giorni”.
Lo ha spiegato ai cronisti il presidente della Prima sezione civile Gandolfi.
La decisione era attesa in queste ore.
Luciano Violante, in prima linea nella campagna per il Sì al referendum, ha detto questa mattina a Radio Anch’io che la pronuncia del tribunale di Milano era attesa per oggi: “Credo che oggi pomeriggio uscirà  la sentenza del tribunale di Milano sul ricorso di Onida”.
E’ stata la presidenza della prima sezione civile del Tribunale di Milano a confermare che la decisione sui ricorsi presentati che lamentano la presunta incostituzionalità  del quesito referendario non sarà  imminente, come da più parti ipotizzato, ma richiederà  ancora diversi giorni di analisi e valutazione.
Sia il ricorso di Onida che quello discusso da un gruppo di legali chiedono, in sintesi, di investire la Consulta del problema legato a più temi trattati in un unico quesito referendario che, a giudizio dei ricorrenti, lede la libertà  dei cittadini.

(da “Huffingtonpost”)

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