Agosto 16th, 2018 Riccardo Fucile
LA REAZIONE DELL’EX PREMIER ALLE PAROLE DI DI MAIO: “PROROGA ALLE CONCESSIONI PER FINANZIARE LA CAMPAGNA ELETTORALE”
“Nello Sblocca Italia nel 2015 fu inserita di notte una leggina che prolungava la concessione a
Autostrade in barba a qualsiasi forma di concorrenza. Si è fatta per finanziare le campagne elettorali. A me la campagna non l’ha pagata Benetton e sono libero di rescindere questi contratti”.
Parole del vicepremier Luigi Di Maio a Genova che adesso potrebbe vedersi costretto in tribunale a fornire le prove di quanto affermato.
Matteo Renzi ha reagito in toni altrettanto aspri.
“Chi come Luigi Di Maio – ha scritto su Facebook – dice che il mio governo ha preso i soldi da Benetton o Autostrade è tecnicamente parlando un bugiardo. Se lo dice per motivi politici invece è uno sciacallo. In entrambi i casi la verità è più forte delle chiacchiere: il mio Governo non ha preso un centesimo da questi signori, che non hanno pagato la mia campagna elettorale, nè quella del PD, nè la Leopolda”.
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2018 Riccardo Fucile
“SE NON VINCIAMO NOI, IL PD E’ MORTO”
Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera oggi racconta in un retroscena le intenzioni di Matteo
Renzi, dopo l’annuncio che il congresso del Partito Democratico si terrà prima delle elezioni europee, fattore che potrebbe sbarrare la strada all’ex premier, il quale starebbe invece pensando di ricandidarsi alla guida del partito:
Ufficialmente Renzi nega in maniera recisa di avere questa intenzione e agli amici, per schermirsi, dice: «So bene di non essere spendibile almeno fino al…2024!».
Però poi aggiunge: «Se non vinciamo noi il Pd è morto». Perchè, come spiega un renziano d’alto rango, «Matteo è convinto che non esista un leader diverso da lui per il Pd». Per questo la dichiarazione di Martina lo ha messo in allarme. L’ex premier punta a quell’obiettivo ma vuole arrivarci secondo la sua tabella di marcia.
E perciò i renziani stanno facendo un gran pressing per convincerlo a fare il passo finale non solo dopo le europee, ma comunque.
«Se si candidasse Matteo io lo rivoterei subito», ha ammesso qualche giorno fa Maria Elena Boschi. Mentre Davide Faraone confidava: «Io spero che Renzi si candidi anche se facciamo il Congresso prima delle elezioni europee».
E Luciano Nobili, che guida l’area che sostiene l’ex segretario a Roma e nel Lazio, spiega: «Secondo me è un’ipotesi da non escludere, soprattutto se, come penso, alla fine il Congresso si terrà dopo le elezioni europee».
L’idea di Renzi infatti è che in quell’appuntamento elettorale il Pd andrà ancor peggio che alle politiche e allora si capirà che non era lui il problema:
Dice Francesco Boccia: «Non escluderei una candidatura di Renzi». E il governatore del Lazio Nicola Zingaretti avverte i suoi: «Ragazzi prepariamoci perchè Matteo si sta preparando alla candidatura».
L’ex segretario continua a non pronunciarsi formalmente, anche se nella cena coni “suoi” parlamentari i126 luglio scorso ha detto: «Se non vinciamo noi il Pd è morto». Intanto comunque prepara la Leopolda, dove lancerà la sua idea di andare oltre il Pd. Non un altro soggetto politico, piuttosto un partito più largo.
(da “NextQuotidiano“)
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Agosto 8th, 2018 Riccardo Fucile
L’EX PREMIER VUOLE ESSERE ASCOLTATO DALLA PROCURA DI ROMA: “E SE I MAGISTRATI SCOPRISSERO CHE IN ITALIA CI SONO STRUTTURE PER META’ PRIVATE E PER META’ POLITICHE CHE ATTACCANO IL PRESIDENTE CON FAKE NEWS ?”
“Presto toccherà di nuovo a noi”. Matteo Renzi apprare a sorpresa in una diretta Facebook da
Palazzo Giustiniani (“l’ultima diretta prima delle vacanze”), poche ore dopo la conferenza stampa di Giuseppe Conte.
Punzecchia l’attuale premier dicendo che è “più slogan che sostanza”. Attacca la maggioranza su vaccini e decreto Dignità (lo chiama “decreto disoccupazione”).
Ma soprattutto evoca una fine rapida per il governo: “A settembre o ottobre vedrete che si sarà da divertirsi”. Parla di due inchieste giudiziarie: quella sui fondi della Lega, condannata al sequestro di 49 milioni di euro per la vicenda legata ai rimborsi elettorali.
Ma soprattutto si dilunga sull’inchiesta della procura di Roma per l’attacco troll al capo dello Stato. Un’indagine che riguarda il tweetstorm #Mattarelladimettiti, ma anche un’offensiva Facebook come raccontato oggi da Repubblica.
E a proposito dell’inchiesta romana, ricorda: “Ho chiesto al procuratore Pignatone di essere ascoltato come testimone perchè credo che su questa storia delle fake news si giochi il futuro dello Stato democratico”. Altro che “bolla di sapone. E ancora: “Occhio ragazzi! Si arriva a pensare che ci sia una influenza russa nel referendum sulla Brexit e nel referendum costituzionale del 2016. Il referendum lo avremmo perso lo stesso, non cerco altre strane ragioni. Ma è tutt’altro che una bolla di sapone e ce la ritroveremo a settembre”.
Poi pronuncia una frase sbillina: “Nella notte dello scontro tra il Presidente della Repubblica e il Movimento 5 Stelle, Di Maio decide di chiedere l’impeachment per Sergio Mattarella, per alto tradimento”, osserva.
“Una idiozia pura. In quel momento parte una campagna contro Mattarella, con un hashtag #Mattarelladimettiti, e con la creazione di profili falsi sui social. Cioè un soggetto a metà tra una società privata e un movimento politico, chissà , produce dei profili falsi. Il punto è: e se la Procura che ha aperto l’indagine scoprisse che ci son in questo Paese strutture che decidono di mettere in piedi un attacco al Presidente della Repubblica tramite profili falsi e fake news?”.
Poi torna sull’inchiesta contro la Lega: “Salvini, il lanciatore di uova, ha detto una cosa passata quasi nel silenzio: ha detto che i magistrati di Genova devono stare attenti perchè rischiano di sprecare denaro pubblico. Ma perchè ce l’ha con i magistrati di Genova? Perchè sono quelli che stanno indagando sui 49 milioni. Ma lo spreco di denaro pubblico lo ha fatto la Lega, è la Lega che deve restituire 49 milioni di denaro pubblico. C’è una sentenza della Cassazione che dice che la Lega deve restituire i soldi”.
Poi abbandona le questioni giudiziarie per attaccare il governo sull’economia, e le promesse da campagna elettorale: “Adesso siamo alla verità : vi ricordate le grande promesse elettorali? Flat tax, reddito di cittadinanza….Di che cosa stiamo parlando? Fino ad ora non è stato fatto niente. Bisogna essere credibili in Europa, bisogna essere forti. Su Le Monde – a pagina due – ci sono le proposte di Di Maio e Salvini. Se dici quelle cose è normale che sui mercati si balla”.
Di qui la conclusione: “Alla ripresa avremo tante cose da fare, le faremo col sorriso e la consapevolezza che il governo del nostro Paese è un governo che si occupa più di spot che di sostanza e che presto toccherà di nuovo a noi”.
(da agenzie)
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Luglio 7th, 2018 Riccardo Fucile
MARTINA SEGRETARIO FINO ALLA PROSSIMA PRIMAVERA, POI IL CONGRESSO PRIMA DELLE EUROPEE
Accordo raggiunto nel Pd: il congresso si farà prima delle Europee, entro il mese di febbraio.
È questo il punto cruciale dell’ordine del giorno unitario che l’Assemblea del Pd dovrebbe votare dopo la mediazione trovata ieri in una lunga riunione dei dirigenti al Nazareno. L’Odg dovrebbe anche specificare che i congressi regionali si terranno entro dicembre.
A prendere per primo la parola all’assemblea nazionale è il segretario uscente, Matteo Renzi, che alla fine del suo discorso sferza la platea dicendo: “Smettiamola di considerare nemici quelli accanto a noi. Ci rivedremo al congresso, riperderete il congresso e il giorno dopo tornerete ad attaccare chi ha vinto”.
Una replica ad alcuni esponenti della minoranza che lo attaccano. “Adoro stare sui contenuti e ragionare, per chi è in grado di ragionare mica per tutti…”, insiste. E poi ai suoi: “Vi suggerisco di non cadere nelle provocazioni”.
Il discorso di Renzi. L’assemblea si apre con l’inno di Mameli. Subito dopo inizia l’intervento del segretario uscente Matteo Renzi. Il “senatore” – così lo introduce Matteo Orfini – viene accolto da un caldo applauso, soprattutto di una parte della platea. “Forse perchè non ho ancora parlato…”, scherza Renzi.
Quanto allo svolgimento dell’assemblea, è il presidente Matteo Orfini a spiegare le procedure: “Riprendiamo da dove avevamo interrotto all’ultima assemblea. Questa assemblea serve ad assumere una decisione importante: se eleggere il segretario o aprire le procedure congressuali. Ora c’è un’ora di tempo per raccogliere le firme per eventuali candidature alla segreteria”.
“È necessaria un’analisi di quello che è successo – afferma Renzi -, ma è superficiale il giudizio di chi dice che le abbiamo perse tutte”. Il segretario uscente aggiunge: “Vorrei scusarmi per non aver preso la parola la volta scorsa, so che ha amareggiato alcuni. Mi limiterò a dire in che condizioni siamo, come ci siamo arrivati – le cause della sconfitta – e che tipo di contributo personale intendo dare nei prossimi anni”.
Renzi spiega: Nessun partito ha avuto il potere di quello che abbiamo avuto noi. Siamo stati establishment. Noi abbiamo perso alle elezioni ma per quattro anni siamo stati argine del populismo in Italia”.
E aggiunge: “Chi in questi quattro anni ha cercato di demolire il Pd ha distrutto la possibilità di una alternativa al populismo, ha picchiato dentro l’argine, dentro il partito con delle divisioni assurde. L’alternativa al Pd non erano i compagni di Leu ma la destra che è una tra le più pericolose in Europa. La ripartenza non può essere ricostruire un simil-Ds”.
“L’obiettivo di questo governo non è il cambiamento ma l’egemonia – continua -. Ora abbassiamo i toni delle tifoserie e facciamo una riflessione. In politica paga uno per tutti, io mi assumo le responsabilità . Ci siamo fatti imporre l’agenda da altri”.
L’ex premier aggiunge: “Ho combattuto come un leone per evitare un accordo coi Cinque stelle: la prima ragione è che chi vince le elezioni deve governare; la seconda è che provo rispetto verso chi dice che il Movimento cinque stelle è la nuova sinistra, ma io penso il contrario: per come sono organizzati, per ciò che dicono, per come manganellano sul web io trovo che il M5s non sia la nuova sinistra, è la vecchia destra, su questo non ho dubbi. Sono una corrente della Lega”.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 25th, 2018 Riccardo Fucile
I RISULTATI SONO MODESTI, TRA IL 4% E IL 7%… TROPPO POCO PER TENTARE L’IMPRESA ISOLATA
Matteo Renzi avrebbe commissionato un sondaggio segreto per sapere quanto peserebbe
elettoralmente un suo partito nel caso in ci abbandonasse il Partito Democratico.
I risultati non sono stati esaltanti:
Solo che su questo progetto si è abbattuta una doccia fredda che lo ha per il momento gelato in culla: i numeri. Diverse settimane fa, mentre il Pd si attorcigliava nello scontro post-voto e l’Assemblea nazionale decideva di non decidere nulla per evitare rotture, Renzi ha fatto testare la sua idea da due istituti di sondaggi, Swg e Emg di Fabrizio Masia.
È andata «piuttosto male», come ha detto lo stesso Renzi ai suoi: una delle due analisi collocava il potenziale partito renzian-macroniano al 4%, appena sopra il quorum, l’altra dava qualche punto in più, ma poca roba.
Il problema, hanno spiegato gli analisti, è che un eventuale «partito di Renzi», in questa fase, sconta pesantemente la crisi di fiducia che investe l’ex premier sconfitto: nell’ultima rilevazione di Nando Pagnoncelli sui leader, pochi giorni fa, Matteo Renzi si colloca all’ottavo posto, con il 12,3% di voti positivi. Prima di lui c’è Silvio Berlusconi(14,8%) e persino Maurizio Martina (15,2%), mentre Paolo Gentiloni svetta in testa alla classifica Pd con il 34,8%.
Il marchio della sconfitta, che grava su Renzi dall’ormai lontano 4 dicembre 2017, quando i No travolsero nel referendum il progetto di innovazione costituzionale su cui aveva investito il proprio patrimonio politico, si ripercuoterebbe su una nuova impresa politica che venisse individuata come renziana.
Così, per ora, ogni progetto resta nel cassetto e Renzi è tornato ad occuparsi del Pd. Che per ora è sospeso nel limbo,senza un leader riconosciuto.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 17th, 2018 Riccardo Fucile
“UN MILIONE DI LIKE NON VALE UNA VITA”… PECCATO CHE SIA STATO ZITTO QUANDO MINNITI HA GETTATO LE BASI DI UNA POLITICA CRIMINALE
«Salvini ha fatto il bullo con 629 disgraziati. E’ una colossale operazione di successo a livello mediatico, ma le cose non cambiano». Parole di Matteo Renzi, senatore del Partito democratico, intervistato da Lucia Annunziata a in «Mezz’ora in più», su Raitre.
Nel giorno dell’arrivo della nave Aquarius a Valencia, Renzi cita i messaggi sui social del viceministro leghista e incalza: «Un milione di like non vale una vita». Aggiunge: «Quello dell’Aquarius è solo uno spot».
Intanto, «Salvini ha concentrato tutto sui migranti e non si parla più di legge Fornero e flat tax: così aumentano il costo del gasolio e tagliano bonus cultura, bel governo del cambiamento. Dopo 105 giorni non sono state fatte le commissioni perchè non sono d’accordo sulle presidenze, non è mai successo in 70 anni di storia repubblicana».
Oggi i migranti, domani saranno le pistole per tutti, prevede Matteo Renzi a proposito del nuovo governo del cambiamento.
Poi le domande sull’inchiesta sullo stadio di Roma: «Io sono garantista, aspetto le sentenze – – sostiene Renzi -. Ma noi non urliamo “onestà ”, anche se dovremmo gridare “ma ‘ndo sta”?, visto che è ancora coinvolto l’uomo forte del sindaco». L’attacco al nuovo governo è totale: «Vorrei dare un abbraccio affettuoso a quel popolo di intellettuali, attori, cantanti, filosofi che l’anno scorso dicevano che noi del Pd non eravamo di sinistra, che l’M5S era la sinistra. I 5 Stelle ora sono complici di Salvini, una corrente a rimorchio della Lega».
Approfittando poi di un lapsus di Lucia Annunciata – che anzichè dire «Matteo Renzi» dice «Matteo Salvini» – ribatte: «Sbagliare Matteo? È capitato anche alla sinistra del mio partito che ha attaccato il Matteo sbagliato per anni…».
(da agenzie)
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Maggio 29th, 2018 Riccardo Fucile
L’EX PREMIER MOSTRA IN TV IL CARTEGGIO CON L’ALLORA PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Un carteggio, storico. Quello del 2014 tra l’allora premier incaricato Matteo Renzi e l’allora
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
E’ quanto ha in tasca il segretario dimissionario del Pd mentre si avvia per gli studi di ‘Otto e mezzo’ su La7.
Il carteggio lo mostrerà : a difesa delle prerogative del presidente della Repubblica, proprio nei giorni in cui Sergio Mattarella è sotto il fuoco di Lega e M5s per il suo veto su Paolo Savona al ministero dell’Economia.
“Napolitano mi ha cambiato due ministri su 16, ci sono andato due volte al Colle per formare il governo”, racconta Renzi.
“Questo per dire che il presidente può e deve intervenire sulla formazione del governo: lo dice la Costituzione e anche i precedenti. Il mio, in questo caso”.
(da agenzie)
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Maggio 8th, 2018 Riccardo Fucile
RENZI GLI TELEFONA: “MA DAVVERO NON RIUSCITE A CONVINCERE BERLUSCONI A FARE UN PASSO INDIETRO?”… L’EX PREMIER TEME NON TANTO LE ELEZIONI, MA CHE CAMBINO I PARLAMENTARI PD, VISTO CHE STAVOLTA LE LISTE NON LE GESTIREBBE LUI
Quando tutto stava per precipitare, mentre il presidente della Repubblica affinava le frasi per spiegare con linguaggio felpato ai partiti e agli italiani quali sono i rischi di un voto tra luglio e ottobre, c’è stato un colloquio tra due insospettabili per tentare una soluzione in extremis, almeno nelle intenzioni di uno dei due.
Matteo Renzi ha telefonato a Matteo Salvini, perchè non poteva credere che davvero Lega e Movimento Cinque Stelle non avessero trovato l’accordo per formare un governo.
Era quello il vaticinio dell’ex segretario Pd.
Lo ha ripetuto per settimane: “Le forze che hanno vinto devono governare, tocca a loro”.
E ci credeva, evidentemente, che sarebbe finita davvero così se lunedì — racconta il Corriere della Sera — a un certo punto ha ripescato il numero del leader leghista, già contattato nei giorni passati per sondare la possibilità di un esecutivo tecnico, e gli ha chiesto: “Scusa Matteo, davvero non riuscite a convincere Berlusconi a fare un passo indietro?”.
“No Matteo”, ha risposto dall’altra parte Salvini. Aggiungendo, racconta il Corriere: “Ma visto che ci vai d’accordo molto più di me, prova a convincerlo tu“.
La mossa in zona Cesarini, alla quale non si sa se Renzi abbia dato seguito, è stata questa.
Anche qualora la causa salviniana fosse stata davvero perorata dall’ex segretario i risultati sono stati minimi, se non nulli.
Perchè Silvio Berlusconi ha rifiutato di sganciarsi in cambio di tre ministeri da assegnare a persone vicine a Forza Italia e resta accanto a Salvini con l’unico distinguo, almeno per il momento, della preferenza sulla data del voto: “No luglio, sì in autunno”, ha spiegato il partito dopo la strigliata di Mattarella.
Così ora anche il Pd che Renzi ha voluto “orgogliosamente” isolare nei dialoghi per la formazione di un governo politico adesso ha pochi mesi per riorganizzarsi e prepararsi a un’altra sfida elettorale.
Con il rischio di un voto polarizzato, il vuoto di leadership e l’impossibilità di sfruttare l’opposizione per recuperare terreno, le urne sono uno scenario preoccupante per l’ex segretario, che non sarà più il plenipotenziario durante la formazione delle liste.
Un’arma usata lo scorso febbraio contro le minoranze più riottose che rischia di trasformarsi in un boomerang.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 3rd, 2018 Riccardo Fucile
L’EX SEGRETARIO SICURO DI AVERE LA MAGGIORANZA… SE MARTINA CHIEDE LA FIDUCIA FINO AL CONGRESSO, SARA’ ROTTURA
L’hanno ribattezzata “linea Fazio”, nella war room renziana.
Dove la Direzione è preparata come una battaglia campale per il controllo del Pd: “Vogliono il confronto con i Cinque Stelle? — è il ragionamento che trapela dai piani alti del Nazareno — Bene, ma in streaming. Il punto fermo è mai Di Maio a Palazzo Chigi. E no a Salvini. Noi siamo per un Governo delle regole”.
Parole accompagnate dai numeri squadernati sul tavolo, dopo un ultimo giro di telefonate notturne e mattutine.
Ci sono 119 parlamentari su 160 che hanno detto “mai a un governo con Di Maio”.
E c’è il pallottoliere della Direzione. L’ultimo aggiornamento dice che 120 sono blindati: “Ma se vogliono la conta, presentiamo il nostro documento e finisce 130 a 70”.
Numeri. Calcoli. Strategie e spifferi, nell’ora della grande conta nel Pd.
Pare che ogni punto di mediazione, al momento, sia saltato.
Da un lato c’è l’ex segretario, in questo suo ritorno in campo per non perdere il controllo del partito, dall’altro tutti i big storici del Partito Democratico.
A poche ore dall’inizio della Direzione la loro richiesta, a quel che si capisce, è di accordare la fiducia a Martina fino al congresso.
Se così fosse, si andrebbe incontro a una clamorosa rottura. Col presidente del partito, Matteo Orfini, pronto ad alzarsi e a leggere lo statuto secondo cui il reggente può riceverla fino all’assemblea, ma non fino al congresso.
Perchè solo un nuovo segretario, non un reggente, può condurre il partito al congresso. E a quel punto ci si conta, per poi contarsi nuovamente in assemblea.
Se invece Martina chiederà “fiducia” solo fino all’assemblea, allora via libera anche dagli uomini dell’ex segretario, che eviterebbero volentieri la conta perchè comunque attesta che i numeri di Renzi in Direzione non sono più quelli di una volta.
Voi capite che quando un partito arriva a lacerarsi su queste questioni, siamo a un passo dalle sedie che volano, come accadeva in indimenticabili direzioni dei partiti della prima Repubblica.
Normalmente accadeva prima delle scissioni. Parlando un po’ di politica, tutto questo cosa significa, oltre la fotografia di un partito che ha perso il contatto con la realtà ? Significa che, tra l’intervista a Fazio e il documento sottoscritto dalla maggioranza di parlamentari, Renzi ha fatto saltare la linea dell’accordo con i Cinque stelle.
In tre giorni, ha picconato un accordo che equivaleva a un renzicidio sul terreno del governo, e ha messo nero su bianco i numeri i numeri della sua maggioranza tra i gruppi parlamentari e in direzione, di ciò che resta del Pd.
Si può condividere o no, può piacere o no.
Può essere vista come una “linea” o come una “cieca vendetta”, ma il comunicato in cui il Quirinale convoca le consultazioni senza neanche attendere la direzione del Pd (perchè non c’è nulla da attendere) certifica un suo successo tattico: Di Maio Palazzo Chigi non lo vedrà mai, neanche col binocolo.
Prospettiva che invece domenica mattina era ancora in vista finchè il dialogo con i Cinque Stelle era nelle mani di Martina. In fondo era prevedibile perchè il Pd è diventato (e non da oggi) il Pdr, nel senso di partito di Renzi.
Nè andrà a Palazzo Chigi Salvini, perchè non ha i numeri per chiedere un incarico. All’ordine del giorno c’è il governo del Presidente, che nasce come governo di tutti e magari si realizza come governo di chi ci sta.
Non è un terreno distante dal governo delle regole proposto dall’ex segretario. Dipende dal nome che sceglierà Mattarella, dal profilo dei ministri, dalla mission complessiva, ma è un terreno su cui il Pd può scendere dall’Aventino e giocare a fare politica.
E a meno di clamorose novità sui numeri il dominus della nuova fase è lo stesso della precedente e di quella prima ancora.
Accade così nei partiti, come viene spiegato nei manuali. Il ricambio è possibile finchè i partiti non mutano geneticamente. Poi diventa impossibile, perchè i critici diventano ospiti in casa altrui.
(da “Huffingtonpost”)
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