Ottobre 27th, 2017 Riccardo Fucile
IN PLATEA LO ASCOLTANO DE LUCA E IL “RAS DELLE FRITTURE” ALFIERI
Dal predellino del treno Destinazione Italia al pulpito di una chiesa paleocristiana.
Non era previsto, anzi tutto è stato organizzato all’ultimo istante.
E nè la Diocesi nè la parrocchia ne sapevano nulla: una delle tappe del segretario del Pd Matteo Renzi, in giro per l’Italia a bordo del trenino democratico, è stata la chiesa della Ss. Annunziata di Paestum.
Una location inusuale per la sua propaganda politica, dal sapore di predica vista la scenografia. Tra altare e crocifisso, ha raccontato il suo tour sui binari italiani, aneddoti di quando era a Palazzo Chigi, ha sponsorizzato “l’ottimo” lavoro dell’ex sindaco di Salerno e oggi Governatore Vincenzo De Luca e i risultati della collaborazione tra i due quando era premier, il masterplan per il Sud, ha attaccato il Movimento 5 Stelle e la sinistra.
In altre parole, un comizio in chiesa, mancavano solo le bandiere di partito.
Nulla di dissacrante ma certamente uno sgarbo nei confronti delle istituzioni religiose.
Ad attenderlo a Paestum c’erano tutti i quadri dirigenti locali del partito e le istituzioni: il presidente della Campania quindi, e il figlio Piero membro della segreteria regionale dem, la segretaria del Pd campano Assunta Tartaglione, l’ex sindaco di Agropoli Franco Alfieri ben noto per le fritture di pesce che, secondo De Luca senior, avrebbe dovuto offrire alle persone per convincerle a votare Sì al referendum costituzionale di un anno fa.
Ecco come è andata.
La chiesa della SS. Annunziata ospita per qualche giorno un evento culturale che non ha nulla a che fare con il tour politico del segretario Pd: la Borsa Mediterranea per il turismo Archeologico. “Avevamo dato la nostra disponibilità per tre giorni ad ospitare l’evento perchè entrava in un disegno di promozione e valorizzazione archeologica della chiesa, con la collaborazione di Mibact, del Parco nazionale, Unesco, come avviene da diversi anni”.
E la visita di Renzi? “Quando abbiamo visto la polizia abbiamo chiesto, che succede?”. Racconta il parroco Johny in esclusiva all’HuffPost che non è la prima volta che la chiesa ospita eventi culturali, ma politici mai.
“Non sapevo nemmeno io che arrivava, e sono il parroco, è stato tutto organizzato dai politici locali. Renzi, nella sua predica (la definisce così, ndr), ha detto che la Regione Campania sta lavorando bene sul turismo, e che il suo governo ha investito molto su questo aspetto per evitare che i giovani vadano via da qui”.
Detta brutalmente, la chiesa si era “prestata” per un evento di carattere internazionale (tra gli ospiti, ad esempio, il presidente del Museo di Palmira distrutto dall’Isis).
Ma il blitz politico è stato deciso in tempi brevi dal partito e dagli amministratori locali. “La diocesi non sapeva nulla, se avesse saputo non avrebbe dato il permesso per la propaganda del partito. Tutti siamo benvenuti nella chiesa, il fatto di essere un politico non degrada la persona, tutt’altro”, dicono dalla parrocchia.
“Però il contesto in cui Renzi ha fatto questa visita, di propaganda con il suo treno per l’Italia, ci ha turbato e imbarazzato”.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 26th, 2017 Riccardo Fucile
PER EVITARE INSULTI E PROTESTE A OGNI FERMATA , SI CANCELLANO PROGRAMMA E DATE
È partito da una stazione, è arrivato a nasconderle tutte. 
Fischi e insulti di cittadini arrabbiati a Polignano, striscioni a Porto San Elpidio, grida e dileggi a Reggio Calabria.
Ogni tappa, una croce per il tour in treno di Matteo Renzi, partito il 17 ottobre per toccare in otto settimane le 107 province italiane.
“Destinazione Italia” voleva essere un “percorso di ascolto e confronto” ma alle prime fermate Renzi e i suoi hanno dovuto rimettere i piedi per terra: “Buffone, buffone!”, urlano a Vasto, dopo un’accoglienza non meno calorosa ad Ascoli Piceno, mentre a Reggio Calabria hanno dovuto far rientro in stazione dall’ingresso secondario.
Così, per evitare che ogni fermata del convoglio si trasformi in uno spot anti-Renzi, hanno deciso di cancellare ogni indicazione sul programma di viaggio.
Neppure l’organizzazione del Partito, abbiamo fatto la prova, sa dove il convoglio fermerà .
Alla vigilia della partenza, sul sito del Partito Democratico erano invece indicate le tappe della prima settimana: martedì Farva, Civita Castellana, Narni, Spoleto, mercoledì Fano, Osimo e così via.
Ma quella pagina (sotto lo screenshot) è scomparsa dopo le prime avvisaglie di un viaggio più faticoso del previsto, con video che raccontano il vero spirito di accoglienza che viene riservato a Renzi in giro per l’Italia.
Così il sito su cui è transitata tutta l’operazione www.treno.partitodemocratico.it non indica più alcuna tappa, neppure per sbaglio fa riferimento alla “prossima fermata”, come recitava lo slogan della prima stazione (Leopolda) da cui Renzi era partito, nel lontano 2010.
Sembra impossibile. Sette anni dopo l’entourage renziano è costretto a cancellare le fermate del leader perchè gli insulti non ne sporchino il viaggio.
Basta chiamare in Via Sant’Andrea delle Fratte per avere conferma che non si tratti di un caso o di una svista, fingendoci simpatizzanti.
Ci passano l’organizzazione. “No mi spiace ma non so dirle dove farà tappa, sinceramente noi veniamo avvertiti solo il giorno precedente ogni tappa“.
Perfino per il partito quel treno naviga a vista per l’Italia. “Ora sappiamo che è in Calabria, oggi e domani in Campania poi in concomitanza della Conferenza programmatica a Napoli, ma poi da domenica non sappiamo nulla. Se c’è un calendario qui non ce lo danno, lo avranno le Ferrovie, perchè devono ovviamente smistare i treni”.
Inutile chiamare le Fs che rimandano all’ufficio stampa del Pd, anche se il treno corre ancora sui suoi binari. O forse no, perchè è anche successo che si sia fermato di fronte all’ineluttabile.
Il quinto giorno il tour fa tappa a Matera dove — una volta arrivato sul binario morto della Linea Ferroviaria Jonica — il pezzo più antico e martoriato della rete ferroviaria nazionale, Renzi è sceso per raggiungere Reggio Calabria in aereo.
Certificando così che quel tratto non fa parte dell’Italia ma di un Medioevo dei trasporti sul quale è meglio sorvolare.
“In treno ci si arriverà per bene tra qualche anno”, ha però assicurato Renzi incontrando i rappresentanti dell’associazione che chiede la linea ferroviaria statale. Ma chi può, nel frattempo, prenda l’aereo.
Che il luminoso viaggio di Renzi proceda oggi a tentoni nel buio pone un qualche problema al leader democratico, già poco premiato dai sondaggi.
Nasceva come un tour pre-elettorale grazie al quale le buone ragioni dell’ex premier venivano portate “sui territori”, come si dice.
Renzi dichiarava di voler intercettare non chi la pensa come lui ma gli altri.
Ma è costretto a ripiegare a suon di proteste e va da sè che le federazioni provinciali, avvisate sotto traccia della tappa, faranno radunare attorno al passaggio festosi simpatizzanti di Renzi.
Così la reazione tattica al fallo di potenziali contestatori rischia di vanificare tutta l’operazione che non è proprio indolore sotto il profilo dei costi: 400mila euro, secondo stime non smentite, mentre ci sono 184 dipendenti in cassa e il bilancio è in rosso di quasi 10 milioni.
Altro paradosso: non avendo le tappe successive, il viaggio che guardava al futuro del Paese si limita a raccontare il passato, in forma di diario della fermata del giorno prima. Un diario-melassa tra foto opportunity sorridenti, comitati sempre festosi, interlocutori attenti e compiti di fronte al leader e ben edulcorato da spiacevoli, per quanto sistematici, episodi di dissenso.
“Ogni sera, a fine giornata, quando è tardi e sei anche un po’ stanco, è la pienezza e l’intensità delle emozioni che il viaggio ti ha regalato a farti desiderare che venga presto il giorno dopo”.
Così scriveva Renzi alla fine del terzo giorno. Non un accenno alle proteste. Niente detrattori, critici e cittadini comuni arrabbiati. Disturbano il macchinista.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 20th, 2017 Riccardo Fucile
L’SMS DEL PD E I DUE EURO PER NON FARLO DERAGLIARE
I costi complessivi, spiegano dal Nazareno, saranno chiari solo alla fine.
Ma per sostenere l’iniziativa del treno Pd a bordo del quale Matteo Renzi girerà per due mesi l’Italia, è attivo sul sito dell’iniziativa un fundraising, con la possibilità di fare donazioni da 5 a 50 euro.
“Dai energia al treno!”, si legge sul sito dell’iniziativa.
È attivo anche un numero per sostenere “Destinazione Italia” con sms o donazioni via telefono.
Ma anche a bordo del convoglio, all’ultima carrozza, è istituito uno “shop”, un negozio per l’acquisto di gadget, dalle magliette alle tazze, ma anche riviste Dem e l’ultimo libro di Matteo Renzi, “Avanti”.
Su Twitter però l’iniziativa non ha scatenato tanti entusiasmi.
Il treno insomma è partito, ora si chiede aghli iscritti di non farlo deragliare.
(da agenzie)
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Ottobre 19th, 2017 Riccardo Fucile
IL GIORNALISTA CONTRO IL SEGRETARIO DEL PD DOPO IL BLITZ CONTRO VISCO
Renzi ha problemi di isteria. A dirlo nel suo editoriale è il fondatore di Repubblica
Eugenio Scalfari.
Nel suo articolo il fondatore, partendo da casi meno recenti di attacchi politici nei confronti dei precedenti governatori della Banca d’Italia, da Carlo Azeglio Ciampi a Guido Carli per finire con Paolo Baffi, si sofferma sul caso di questi giorni: il blitz del Pd guidato da Matteo Renzi in Parlamento per provare a sfiduciare l’attuale inquilino di Palazzo Koch, Ignazio Visco. Visco, scrive Scalfari, “ha subito l’altro ieri un attacco inatteso e immotivato da Matteo Renzi e dal suo ‘cerchio magico’ del Pd”.
“La sua carica (di Visco, ndr) scade a fine mese e sarà certamente rinnovata perchè il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, cui spetta di firmare il decreto di nomina del governatore, ha già deciso che Visco mantenga la sua carica attuale.”
Scalfari scrive che dopo la festa per i 10 anni del Pd che si è tenuta sabato scorso al Teatro Eliseo di Roma ha creduto al “rinnovamento” del partito, al fatto che “il ‘ Sono uno e comando da solo’ che finora era stata la pessima realtà del Pd renziano era stata dunque superata”.
“E invece no. Renzi è sempre lo stesso, per di più su un argomento che ha alcuni risvolti delicati per il leader di un partito che dovrebbe essere il perno politico e culturale dell’Italia e perfino dell’Europa. C’è un sentimento isterico nel carattere di Renzi che talvolta lui domina, ma più spesso ne è dominato. Speriamo che riesca a guarire dall’isterismo. Altrimenti deve mettersi nelle mani d’un neurologo che tenti di curarlo. Faccio voti affinchè avvenga.”
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 17th, 2017 Riccardo Fucile
PARTE “DESTINAZIONE ITALIA”, TAPPE DI 90 MINUTI PER “RECUPERARE IL DIALOGO CON L’ITALIA PROFONDA”… A BORDO MILLENNIALS, DIRIGENTI E OSPITI
Matteo Renzi, segretario del Partito Democratico, abbandonato il camper da rottamatore
con cui ha girato l’Italia nel 2012, questa volta andrà “avanti” a bordo di un intercity, preso in affitto da Trenitalia.
Martedì a Roma, dalla stazione Tiburtina, alle 9 e 55 partirà il treno che per 8 settimane toccherà 107 province italiane.
Il giro si chiama “Destinazione Italia” e il personale a bordo sarà composto principalmente da Millennials, giovani volontari del Pd, nati tutti dopo il 1999, definiti dai democratici il “cuore pulsante” del tour
Rimasto fermo nel deposito del parco Prenestino, dopo i rinvii della partenza, inizialmente prevista per il 25 settembre, è stato allestito per ospitare militanti, rappresentanti delle istituzioni e amministratori dei territori.
Cento posti a sedere, cinque carrozze e un vagone dedicato agli incontri che si terranno durante gli spostamenti da una tappa all’altra.
Sulla livrea del treno nessuna scritta in rosso e blu con il nome di Renzi, solo paesaggi italiani, alpini e marittimi.
Per iniziare la campagna elettorale sono stati scelti i luoghi segnati dal terremoto che versano in maggiore difficoltà , dove la destra negli ultimi anni ha guadagnato terreno. Il primo giorno l’intercity farà tappa in provincia di Rieti per poi proseguire nelle Marche con una sosta ad Arquata del Tronto, e in Abruzzo.
Quella che dai democratici è definita una “sede itinerante” del partito ha l’obiettivo di “dialogare con l’Italia profonda, il famoso Paese reale che non cattura l’attenzione di giornali e tv”.
Il treno arriverà poi in Puglia, feudo del governatore dem dissidente Michele Emiliano bacino elettorale del rivale Massimo D’Alema, con una sosta a Taranto per poi ripartire diretto a Napoli.
Qui dal 27 al 29 ottobre, al Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa si terrà la Conferenza programmatica nazionale del partito.
Alla vigilia della partenza, un messaggio a Renzi è arrivato dal primo segretario del partito Walter Veltroni, uno dei triumviri salito sul palco del teatro Eliseo di Roma insieme a Renzi e Gentiloni per il decennale del Pd. “Mi auguro che si ritrovi il più possibile il dialogo con quella parte della sinistra che è molto grande nel Paese” ha commentato l’ex sindaco di Roma, all’indomani dell’ulteriore strappo con Articolo
1-Mdp sulla legge elettorale e con il Campo Progressista di Giuliano Pisapia, non disposto a fare da “maggiordomo” alla coalizione di centrosinistra disegnata da Renzi. “Mi auguro che sul treno ci siano ago e filo a sufficienza per una ricucitura” ha concluso Veltroni.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 12th, 2017 Riccardo Fucile
“QUESTA LEGGE ELETTORALE NON HA NESSUNA LOGICA SE NON QUELLA DI COLPIRE IL M5S”
“Caro Renzi, fai un miracolo in segreto e ordina al tuo partito di bocciare il Rosatellum”. È la richiesta avanzata da Michele Santoro in un editoriale apparso sul sito di Servizio Pubblico.
Il giornalista chiede al leader del Pd di ordinare “ai tuoi cooptati che non radunano nemmeno i parenti stretti in una Festa dell’Unità di bocciare questa legge con l’ultimo voto. Tu sei capace di queste decisioni repentine. E lasciaci liberi di scegliere se non i nostri veri rappresentanti almeno il partito che sentiamo meno lontano da noi”.
Scrive Santoro:
“La legge che si vuole approvare non ha nessuna logica, se non quella di cercare di sottrarre ai grillini qualche decina di deputati e di regalarne altrettanti al Cavaliere che, a urne appena chiuse, dovrebbe sbattere la porta della sua coalizione, mandando a quel paese Salvini e Meloni, per sedersi al tavolo di una nuova maggioranza col PD”.
Inoltre, con questa legge elettorale, commenta Santoro, “si regala al Movimento Cinque Stelle una spinta pazzesca per presentarsi come vittima in campagna elettorale e gli si offre su un piatto d’argento l’obbligo di votare sia nel proporzionale (scegliendo il partito che ci piace di più) sia nel maggioritario (scegliendo il candidato che ci piace di più) nella stessa identica maniera. In poche parole non solo dovremo votare su liste bloccate i candidati che ci propone il partito nel proporzionale, ma anche il candidato dello stesso partito nel collegio maggioritario, senza poter scegliere un candidato di un partito diverso. Fedeli alla linea. Una fede, un voto e finte coalizioni che si scioglieranno al primo caldo”.
Il giornalista ricorda poi l’evoluzione della campagna referendaria sulla riforma costituzionale bocciata il 4 dicembre.
Secondo Santoro “il segretario del PD, che si candida a scavalcare D’Alema nella speciale classifica del perdente di maggiore successo nella Storia del nostro paese, ha dato vita a una campagna referendaria dove non era importante scegliere la soluzione migliore o, comunque, il male minore ma se Matteo meritasse o no il titolo di Mister Universo. Così la risposta è stata ovviamente No e i grilli maturi e parlanti come me, assai diversi da quelli piccolini, sono stati presi a martellate”.
Per questo motivo rivolge un appello a Renzi: “Vorrei rivolgermi direttamente a te, perchè non penso che l’Italia abbia a guadagnarne da una tua scomparsa dalla scena politica. Dopo l’esito del Referendum mi aspettavo un’apertura, una chiamata a raccolta, un appello alla società civile, per Roma prima di tutto e per la Sicilia. Mi trovo ad assistere impotente a una via crucis delle mie idee, mentre il centrosinistra affoga tra i tuoi rottami, aspettando che sia addirittura Berlusconi a gettargli un salvagente”.
Dunque, visto che hai perso anche Rignano, fermati a riflettere, comportati da leader, fai un miracolo in segreto visto che in pubblico non ti riesce. Ordina ai tuoi cooptati che non radunano nemmeno i parenti stretti in una Festa dell’Unità di bocciare questa legge con l’ultimo voto. Tu sei capace di queste decisioni repentine. E lasciaci liberi di scegliere se non i nostri veri rappresentanti almeno il partito che sentiamo meno lontano da noi. Col proporzionale, perchè altro seriamente non si può fare. Altrimenti amen, bye bye Partito Democratico e un ciaone a te. Mio malgrado.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 8th, 2017 Riccardo Fucile
UN APPARTAMENTO GRANDE IN PIENO CENTRO A FIRENZE, MA LA PROPRIETA’ NON E’ LA SUA, E’ DI UN IMPRENDITORE AMICO DI LUCA LOTTI
A cento passi da Palazzo Vecchio.
La nuova abitazione di Matteo Renzi a Firenze è in una via centralissima a breve distanza da uno dei simboli della città , di cui il segretario Pd è stato sindaco. Non è un acquisto a sei zeri, la proprietà non è sua, ma di un amico.
La casa in cui si è trasferito Renzi da Pontassieve, anche per l’incarico di insegnamento ricevuto nel capoluogo toscano dalla moglie Agnese, scrive oggi La Verità …
“appartiene ad Andrea Bartolozzi, imprenditore nel settore del vetro artistico e immobiliarista di Montelupo Fiorentino, il Paese di Luca Lotti, ministro dello Sport e fedelissimo dioscuro di Matteo […] “I Bartolozzi sono stati presentati a Matteo da Andrea Bacci, amico collaboratore e ristrutturatore di case della famiglia Renzi”.
Dopo la mansarda di Palazzo Malenchini e l’attico di Via degli Alfani, per Renzi il trasloco in una via centralissima e molto bella di Firenze, dove per qualche anno ha abitato Giancarlo Antognoni, gloria calcistica viola (e non solo), in una casa ampia per vivere con Agnese e i tre figli.
Famiglia che torna in mostra sulle pagine di Chi, il settimanale di gossip più letto d’Italia, edito da Mondadori. Matteo Renzi “casa e chiesa”, “leader della porta accanto”, fotografato con moglie e figli, non pixelati malgrado la minore età .
(da “Huffingtonpost“)
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Settembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
IL PARTITO HA UN BUCO DA 9,5 MILIONI DI EURO E 184 DIPENDENTI IN CASSA INTEGRAZIONE
Il Partito democratico ha i conti in rosso, ma il treno di Matteo Renzi che vuole toccare tutte le province italiane costa 400mila euro. Lo riporta un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano.
In pieno stile renziano, pure stavolta si fa tutto all’ultimo momento. Oltre ai problemi organizzativi e strategici, la prima questione da affrontare sono i soldi, visto che il Pd ha 184 dipendenti in cassa integrazione e un bilancio in rosso di 9,5 milioni di euro, buco lasciato dalla campagna per il Sì al refernedum costituzionale di dicembre.
Ma come sarà il treno di Renzi?
Per adesso, si sa che il treno (arrivato a Roma nei giorni scorsi) sarà composto da 5 vagoni, tra cui uno adibito a sala stampa e uno come sala riunioni. E che non si tratterà di carrozze speciali, ma di quelle di un intercity appositamente riadattate per utilizzi charter.
Il Pd lo prenderà in affitto da Trenitalia a prezzo di mercato. E dunque, per il calcolo dei costi complessivi il riferimento è proprio il listino della società . Per il quale il costo dell’affitto varia tra i 20 e i 44 euro a chilometro e dipende da una serie di parametri che concorrono a determinare il valore complessivo tra cui ad esempio: la tipologia di materiale rotabile, l’infrastruttura utilizzata (rete Alta velocità o convenzionale), la qualità dei servizi richiesti a bordo e in stazione, il numero di persone impiegato (…) Facendo un conto a spanne su una percorrenza media di 150 chilometri al giorno – a un prezzo intermedio (facciamo per comodità 33 euro a chilometro) per i 45 giorni del tour (durata minima ma potrebbe arrivare a 2 mesi) – si parte da poco meno di 250mila euro, prezzo che può lievitare facilmente se i chilometri percorsi e i giorni del tour aumentano (…) E i costi aumentano e possono arrivare facilmente a 400mila euro o anche più su.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 5th, 2017 Riccardo Fucile
MPD E SINISTRA ITALIANA APPOGGIANO FAVA
Un’ora e mezza di colloquio al Nazareno scioglie i nodi del Pd sulle regionali in Sicilia. Matteo Renzi
riceve il governatore uscente Rosario Crocetta e ne esce col sorriso. “Rosario, se insisti con le primarie le fai da solo, visto che non c’è più tempo…”, gli fa per scherzare, ma non troppo. “Però io sono uno che riconosce il lavoro della tua amministrazione: ora dacci una mano”. E Crocetta dice sì.
Domani a Palermo ne parlerà con i suoi ma sostanzialmente dà il via libera alla candidatura di Fabrizio Micari, rettore dell’Università di Palermo, voluto in pista dal sindaco palermitano Leoluca Orlando.
Ora Renzi aspetta al varco lui: il primo cittadino che ha ri-vinto le amministrative con il sostegno di un centrosinistra largo, che flirta con gli ex Pd e che su Micari ha promesso l’appoggio di Mdp e Pisapia e anche di Sinistra Italiana.
“Non voglio passare per chi sfascia, ma per il primo ex Pci che ha vinto in Sicilia e che ora lavora per la vittoria”, ci dice al telefono Crocetta dopo l’incontro con il segretario del Pd.
Domani la direzione regionale dei Dem siciliani ufficializzerà la candidatura di Micari, che dovrebbe avere anche il sostegno di Ap.
Crocetta promette a Renzi di presentare una sua lista in appoggio per le regionali del 5 novembre. Ma la presenterà anche alle politiche di primavera per il Senato. Per ora c’è questo.
Per Renzi la corsa del Megafono alle regionali sarà un modo per testare la forza del movimento di Crocetta in Sicilia, in vista delle politiche di primavera.
Sia il governatore che i collaboratori del segretario Dem giurano che non c’è alcun ticket con assessori uscenti della giunta Crocetta. “Micari corre da solo”, dice il segretario regionale del Pd Fausto Raciti.
Resta l’incognita Pisapia. “Orlando aveva promesso il sostegno di Mdp, Sinistra Italiana e dell’ex sindaco di Milano: almeno uno su tre riuscirà a portarlo o no? Micari è un nome suo, l’ha fatto lui. Noi siamo riusciti a convincere Crocetta”, è l’insofferenza che trapela dal Nazareno.
Perchè il sindaco Orlando era con Pisapia in piazza Santi Apostoli a Roma a luglio, al battesimo della nuova forza politica a sinistra del Pd. Al quartier generale renziano lo ritengono il garante dell’unità del centro-sinistra in Sicilia, almeno per questa tornata elettorale. E invece finora Mdp e Sinistra Italiana hanno ufficializzato la candidatura di Claudio Fava.
Resta Pisapia che ancora sta soppesando la scelta, muto come una sfinge lui e i suoi.
I renziani sperano si convinca su Micari: “Come non potrebbe? La scelta di Fava è minoritaria, mentre Pisapia è un ex sindaco che ha vinto con un campo largo di centrosinistra…”.
I colleghi di Mdp invece sono certi che alla fine Pisapia appoggerà Fava. “Il peso di Pisapia in Sicilia è infinitesimale — dicono dal Nazareno forse per consolarsi — ma certo resta il valore simbolico nazionale”.
E sono ancora lì che aspettano: Giuliano e Leoluca.
(da “Huffingtonpost”)
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