Dicembre 22nd, 2019 Riccardo Fucile
BRAVO, LO TENGA BEN PRESENTE NEL CASO GLI VENISSE IN MENTE DI IMITARLI
“Per me la legislatura deve andare a scadenza naturale. E deve eleggere nel 2022 il Presidente della Repubblica. Ma senza aumentare le tasse o fare norme populiste, giudiziarie o economiche. Al 2023 arriveremo con le nostre idee, non grillizzati. Non saremo mai la sesta stella di Beppe, non ci iscriveremo alla piattaforma Rousseau”.
Lo dice al quotidiano La Repubblica il leader di Italia Viva Matteo Renzi.
Riguardo ai dissidi nella maggioranza su alcune parti del Milleproroghe, il senatore spiega: “Se qualcuno vuole revocare la concessione ad Autostrade per la vicenda del ponte Morandi si presenti in Parlamento con un disegno di legge. Il Parlamento e’ sovrano: si discutera’ e la maggioranza decidera’. Ma utilizzare il Milleproroghe aprendo un potenziale caos normativo e facendo crollare la fiducia degli investitori esteri sull’Italia e’ roba da azzeccagarbugli di provincia. Torniamo all’Abc: nel mille proroghe ci vanno le proroghe, non le brillanti intuizioni di qualche demagogo”.
E il piano Innovazione era “redatto con tanto di ringraziamento a Casaleggio. Alla faccia del conflitto di interessi”, aggiunge Renzi, che critica anche la riforma Bonafede della prescrizione: “Uno scandalo, entrato in vigore solo grazie ai voti di Salvini. Un processo senza fine e’ la fine della giustizia. Vedremo quali strumenti tattici utilizzare per risolvere il problema. Ma in Parlamento su questo tema oggi Bonafede e’ in minoranza: se propone una mediazione, bene. Altrimenti, si voti in Aula e vediamo come va. Noi tra il giustizialismo e lo stato di diritto sappiamo benissimo da che parte stare. Gli altri decideranno”.
In merito al caso Gregoretti, “la sorpresa più grande è la posizione del M5S. Io ritengo che i grillini debbano vergognarsi per quello che hanno fatto al governo con Salvini e per come hanno dato giustificazione politica a quelli che tecnicamente erano sequestri di persona – sottolinea il leader di Italia Viva -. Dopodichè prima di decidere, leggiamo le carte. Siamo persone serie, noi”.
(da agenzie)
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Dicembre 1st, 2019 Riccardo Fucile
PER UNA CONFERENZA 40.000 EURO, MA VANNO BENE ANCHE 25.000
Il Fatto racconta oggi quanto costa avere Matteo Renzi come conferenziere: “Forty thousand euros. Quarenta, qu-a-tro siii-ro”, scandiscono al telefono dalla Pro Motivate, una delle agenzie che propongono online l’ex premier come speaker.
“Dovete contare anche un viaggio in business per una e a volte due persone”.
Tanto costa ingaggiare il fondatore di Italia Viva a una conferenza che —facciamo credere all’interlocutore —sarà in programma l’anno prossimo a Barcellona, titolo “Populismo e dinamiche economiche ”.
Tema su cui Renzi — ci viene garantito — saprà dire la sua. Del resto “politica globale, “affari correnti”, “finanza e tendenze future”sono solo alcuni degli argomenti elencati online di quello che è stato “il più giovane primo ministro in Italia e il più giovane leader del G7”.
Analogo curriculum sponsorizza l’agenzia Chartwell Speakers, ma per “appena ”25mila euro. C’è un però: a sentire l’agente che risponde da Dublino, Renzi non è la scelta più azzeccata. Di conferenzieri che possano parlare di populismo ce ne sono altri, pure meno esosi: con 16mila euro, per esempio, ti porti a casa Anne Applebaum, un premio Pulitzer che “in quanto giornalista, e non politico, può affrontare il tema in modo più indipendente di Renzi”.
Dalla Chartwell quasi ci convincono, spendere tutti quei soldi per Renzi non conviene. È diventato troppo caro, più dei 20mila euro di cui parlava solo un anno fa Marina Leo, responsabile per l’Italia di un’altra agenzia che vende i suoi discorsi, Celebrity Speakers.
“Sembrano tanti, ma la metà se ne va in tasse e lo speaker deve pagare le persone che mettiamo a disposizione, in quei soldi c’è pure il compenso dell’agenzia”, diceva alla stampa allora.
Oggi che con i giornali non parla più, le si strappa solo: “È un’attività privata, non ha niente a che vedere con la sua attività di leader politico perchè quando era primo ministro non poteva fare queste cose”.
(da agenzie)
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Novembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
“DUE GIUDICI STABILISCONO CHE OPEN NON E’ UNA FONDAZIONE E CAMBIANO LE REGOLE IN MODO RETROATTIVO”
“Chi decide oggi che cosa è un partito? La politica o la magistratura? Su questo punto si gioca
una sfida decisiva per la democrazia italiana”.
Con un post su Facebook, con al centro l’inchiesta sulla fondazione Open, Matteo Renzi torna all’attacco della magistratura. Per la seconda volta in poche ore. “Chiameremo in causa tutti i livelli istituzionali per sapere se i partiti sono quelli previsti dall’articolo 49 della Costituzione o quelli decisi da due magistrati fiorentini”, continua l’ex premier nel suo post.
Il leader di Italia Viva poi incalza e fa un riferimento alle perquisizioni disposte il 26 novembre dalla magistratura, in varie città d’Italia: “Perquisire a casa e in azienda, all’alba, persone non indagate che hanno dato lecitamente contributi alla fondazione Open è un atto senza precedenti nella storia del finanziamento alla politica. I finanziamenti alla fondazione sono tutti regolarmente tracciati: trasparenza totale!”. Poi torna sull’operato dei magistrati: “Due giudici fiorentini decidono che Open non è una fondazione ma un partito. E quindi cambiano le regole in modo retroattivo. Aprendo indagini per finanziamento illecito ai partiti! Ma come? Se era una fondazione, come può essere finanziamento illecito a un partito?”.
Alla fine la provocazione. Nel frattempo, scrive Renzi, “raccomando a tutte le aziende di NON finanziare Italia Viva se non vogliono rischiare: possiamo raccogliere solo microdonazioni di cittadini che non accettano questa gara al massacro contro di noi. E che al sito italiaviva.it/sostieni stanno contribuendo in queste ore, dimostrandoci solidarietà e affetto”.
(da agenzie)
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Novembre 2nd, 2019 Riccardo Fucile
DOPO IL SUO ATTACCO A CONTE SI RITROVA M5S E PD A FARE QUADRATO
I più arrabbiati sono i parlamentari di “Base riformista”. Sono gli ex renziani, ora tutti in coro contro Matteo. Il mood è “non lo sopportiamo più. Vuole solo distinguersi per avere visibilità ”.
L’ex segretario del Pd, ora leader di Italia Viva, che ogni giorno pianta bandierine e alza paletti, è riuscito a ricompattare le varie anime del mondo dem. Ma anche e soprattutto nell’impresa quasi impossibile di far esporre il Movimento 5 Stelle in maniera netta a favore del premier Giuseppe Conte. L’aggettivo, ormai trasversale, che riguarda Renzi è il seguente: “Irresponsabile”.
Base riformista, la corrente che fa capo ai due ex fedelissimi Luca Lotti e Lorenzo Guerini, considera una “bomba Molotov” quella sganciata da Renzi con l’ultima intervista rilasciata al quotidiano Il Messaggero, nella quale l’ex premier si spinge a tal punto da mettere in dubbio la permanenza di Conte a palazzo Chigi. E ad annunciare modifiche alla legge di bilancio.
Dietro questa mossa ci sarebbe la volontà , è il dubbio che circola con insistenza in queste ore, di voler colpire e quindi sostituire il capo dell’esecutivo. “Renzi pensa a Mario Draghi”, ipotizza qualcuno.
Ed è per questo che inizia la corsa alla blindatura di Conte. Inaspettatamente il Movimento 5 Stelle si espone in maniera secca: “Se qualcuno ha strane intenzioni sappia che l’alternativa è il voto”.
E anche il capo della delegazione Pd, Dario Franceschini, parla dell’esecutivo Conte come l’ultimo di questa legislatura. Insomma, niente scossoni e ribaltoni, soprattutto in sessione di bilancio.
Anche per gli ex fedelissimi di Renzi la misura è colma. “Se stai in maggioranza ci devi stare, non puoi fare l’opposizione. E poi, quando in Cdm si è approvata la manovra i tuoi dov’erano?”.
È il ragionamento che rimbalza nelle varie chat in queste ore. Proprio perchè il leader di Italia Viva, che ad agosto scorso era stato lo sponsor principale del governo giallorosso, ora mina la sua sopravvivenza. Pochi giorni fa aveva puntato il dito contro Quota 100 e adesso sposta l’attenzione su quelli che definisce “i tre principali errori da eliminare dalla manovra: le tasse su
zucchero, plastica e soprattutto auto aziendali che sono una inspiegabile mazzata alla classe media”. E quindi, nel giro di poche ore, partono in batteria una raffica di comunicati contro l’ex premier, pur non nominandolo.
“Gualtieri ha fatto un mezzo miracolo dopo la fuga di Salvini dalle sue responsabilità . Il problema è che oggi chi vota i provvedimenti in consiglio dei ministri dopo 12 ore fa lo gnorri e fa partire il fuoco amico. Quanto può durare questo giochino?”, twitta sibillina Alessia Morani, sottosegretaria al Mise. La collega al governo Simona Malpezzi è sulla stessa linea: “Il ministro Gualtieri ha fatto un miracolo. Se si governa insieme, si fa squadra. Altrimenti non è contributo ma fuoco amico”.
E ancora Piero De Luca, un tempo fedelissimo di Maria Elena Boschi: “La manovra varata dal governo è positiva. Tutto è migliorabile in Parlamento. Ma si lavora meglio in maggioranza senza rincorrersi o giocare al rialzo ogni giorno”.
Il portavoce di Base riformista, Andrea Romano, fa nomi e cognomi e lancia un’accusa che punta a far male. “Che senso ha picconare ogni giorno il governo di cui si fa parte? Italia Viva partito di lotta e di governo, stile Turigliatto?”, scrive su Twitter, rievocando il caso del senatore del PdCI che contribuì, con la sua astensione sulla mozione dell’allora ministro degli Esteri Massimo D’Alema sulla politica estera, alla caduta del Governo Prodi II. Per il responsabile organizzazione Dem Stefano Vaccari
“Renzi oggi sembra indossare i panni del Matteo sbagliato”.
No tax significa niente ospedali, niente scuola e niente servizi ai cittadini. Il Pd lo ricorda a Matteo Renzi con una nota in cui viene spiegato: “C’è qualcosa che sfugge a Matteo Renzi che, in linea con un certo populismo fiscale che da tempo contagia una certa politica, continua a rivendicare la sua presunta crociata contro le tasse.
“No Tax – scrive il membro della segreteria Nicola Oddati -vuol dire no ospedali pubblici, no istruzione pubblica, no trasporti, no servizi sociali, no case popolari, no sostegno ai comuni. Ovvero minare alle fondamenta dello stato sociale repubblicano. Un grave errore metterla su questo piano per chi è stato segretario di un partito di centrosinistra”.
Nicola Zingaretti ufficialmente non commenta e osserva un partito che si compatta attorno al segretario, grazie al “nemico” esterno, grazie a colui che nel settembre scorso ha voluto spaccare il Pd. E il premier Conte fa lo stesso. Anche Luigi Di Maio non si espone direttamente, ma una nota firmata Movimento 5 Stelle prende la distanza da Renzi e frena qualsiasi altra ipotesi oltre il quadro attuale.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 31st, 2019 Riccardo Fucile
L’INDAGINE DELL’ISTITUTO CATTANEO SUI PARTECIPANTI ALLA LEOPOLDA RIVELA IL LORO IDENTIKIT: LAUREATI, LIBERALI ED EUROPEISTI
Italia viva, il nuovo partito lanciato da Matteo Renzi con la scissione dal Pd somiglia molto a
una “Scelta Civica 2.0”, cioè il soggetto politico fondato da Mario Monti nel 2013.
Un partito “che ambisce, con risultati a due cifre, a proporsi come perno di una coalizione di moderati di centrosinistra e centrodestra”.
È la conclusione a cui giunge una indagine dell’Istituto Cattaneo sui partecipanti all’ultima Leopolda, dalla quale emerge anche con nettezza un no ad ogni alleanza stabile con 5 Stelle, una collocazione non definitiva nel centrosinistra, ma anche una divisione, generazionale, tra renziani più convinti e più incerti.
Dopo aver ricordato come lo stesso Renzi abbia “evocato come modello di riferimento il partito e la strategia seguita da Emmanuel Macron”, la ricerca coordinata da Salvatore Vassallo sottolinea che in effetti la composizione sociale della Leopolda “ha alcuni caratteri simili a quelli rilevati tra gli aderenti a En Marche”.
Ad esempio: il 60% degli intervistati ha una laurea, il 45% ha lavorato come dirigente, libero professioni o imprenditore. I partecipanti alla convention fiorentina sono per lo più ex iscritti al Pd e in quanto tali si definiscono “di centrosinistra”.
Ma approfondendo le opinioni su temi e alleanze prevalgono “le posizioni liberali, libertarie e fortemente favorevoli al rafforzamento dell’Unione europea” e l’idea che Italia viva debba avere “una strategia centrista”.
Dall’indagine emerge una divisione della platea della Leopolda tra partecipanti più giovani (under 45) e “già convinti” della proposta renziana e quelli “ancora incerti” e più maturi (over 45). Una netta maggioranza dei primi, di fronte alla alternativa “libertà -eguaglianza” (“i valori che secondo Norberto Bobbio sono propri, rispettivamente, della destra e della sinistra”) pensa che sia più importante la libertà . Tra gli incerti invece prevale leggermente l’eguaglianza.
L”aggettivo con cui si identificano di più i renziani convinti è liberale, anti-comunista, anti-sovranista e cattolico, mentre gli incerti si definiscono più socialdemocratici.
Questa differenza risalta anche nel giudizio sui governo precedenti: quello di Renzi è molto apprezzato tra i più convinti, quello di Gentiloni riscuote più successo tra gli indecisi. Lo stesso accade con i leader politici: Renzi è ovviamente apprezzatissimo, ma “i giudizi su Calenda, Zingaretti e Conte sono più favorevoli da parte degli indecisi”.
In tema di alleanze tutti escludono la possibilità di un accordo stabile con i 5 Stelle. E sorprende il fatto che solo una quota minoritaria, meno di un quarto, dei militanti vedono Italia viva stabilmente ancorata al centrosinistra. Ma qui si ripropongono con forza le differenze. Perchè pensa di restare nel centrosinistra meno del 10% dei “convinti giovani”, ma quasi il 40% degli incerti over 45. Così due terzi dei renziani convinti giovani vedono il nuovo partito come “cerniera di una coalizione ta centrodestra e centrosinistra”, ma la pensa così solo un terzo degli incerti over 45.
Questa linea di divisione che attraversa i militanti di Italia viva – sostiene il Cattaneo – “è un indizio del fatto che Renzi potrebbe prima o poi trovarsi a dover scegliere tra la componente liberale e centrista e quelli che lo osservano da posizioni più egualitarie”. In altre parole dovrà “convincere il segmento di elettori più legati alla tradizione socialdemocratica senza perdere il consenso dei suoi sostenitori più giovani e radicali. Inoltre “rimane aperto il quesito se l’ambizione di porsi come ago della bilancia tra destra e sinistra, non si traduca nella riproposizione della strada già tentata senza particolare successo da vari partiti, dall’Udc a Scelta civica”.
(da agenzie)
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Ottobre 28th, 2019 Riccardo Fucile
RENZI: “LA SCONFITTA IN UMBRIA E’ FIGLIA DI UN ACCORDO SBAGLIATO, LA FOTO DI GRUPPO UNA GENIALATA”
“Una sconfitta scritta figlia di un accordo sbagliato nei tempi e nei modi. Lo avevo detto, anche privatamente, a tutti i protagonisti. E non a caso Italia Viva è stata fuori dalla partita. In Umbria è stato un errore allearsi in fretta e furia, senza un’idea condivisa, tra Cinque Stelle e Pd. E non ho capito la ‘genialata’ di fare una foto di gruppo all’ultimo minuto portando il premier in campagna elettorale per le Regionali”. Con queste parole Matteo Renzi commenta la sconfitta dell’alleanza Pd-M5s alle regionali in Umbria.
“Nello staff di Chigi – sostiene ancora l’ex premier – evidentemente c’è qualcuno che pensa che Conte possa fare i miracoli, intervenendo in campagna elettorale e cambiando i risultati: ignorano, questi signori, che i sondaggi sulla fiducia nei leader non si traducono mai in voti. La percentuale di gradimento ti dice quanto sei simpatico, non quanto sei votabile. E non sempre le due cose coincidono. Nella storia repubblicana leader con un altissimo livello di fiducia personale non sono riusciti a trasformarli in consensi elettorali. Perchè è quella che si chiama “fiducia istituzionale”: gratifica l’ego, ma non indice alle elezioni”.
Poi un riferimento ai giorni della formazione del Conte bis: “Se avessi dato ascolto a Zingaretti e Gentiloni, il risultato delle politiche sarebbe stato lo stesso che in Umbria: un trionfo dei sovranisti di destra. L’Italia sarebbe stata un’Umbria più grande, e per cinque anni Salvini avrebbe dominato ovunque. Anzichè attaccarmi mi dovrebbero ringraziare”
(da agenzie)
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Ottobre 27th, 2019 Riccardo Fucile
CAVALLARI E’ IL SECONDO CONSIGLIERE CHE ADERISCE AL PARTITO DI RENZI IN LAZIO
Da un Matteo all’altro. Dopo Marietta Tidei un altro consigliere regionale del Lazio è pronto a saltare sul carro di Italia Viva.
Si tratta di Enrico Cavallari e la cosa curiosa è la sua provenienza: arriva dalla Lega. Racconta oggi Il Messaggero:
In sintesi: Matteo Renzi entra nel consiglio regionale del Lazio e lo fa diventando determinante perchè Zingaretti, come è noto, è un’anatra zoppa, ha vinto senza avere dalle urne la maggioranza dei consiglieri.
Anche Italia Viva, quindi Marietta Tidei, è decisiva. Non solo. In queste ore uscirà allo scoperto il secondo consigliere regionale, Enrico Cavallari, protagonista del passaggio da un Matteo all’altro, da Salvini a Renzi.
In sintesi: Cavallari era stato eletto in consiglio regionale con la Lega, è passato al gruppo misto, ha siglato il «patto d’aula» che di fatto ha dato a Zingaretti quel voto che gli mancava, di recente ha annunciato il suo approdo in maggioranza.
E ora, salvo ripensamenti, dovrebbe aderire a Italia Viva. Per formare il gruppo, in realtà , servono tre consiglieri, ma la voce che la terza potrebbe essere la forzista Laura Cartaginese, per ora è smentita. «Io mi auguro che anche altri consiglieri decidano di venire in Italia Viva. Ma noi siamo in maggioranza, l’ho spiegato a Zingaretti. È scorretto affermare che sarà indebolito da questa operazione», assicura la Tidei.
In realtà Cavallari votava per la maggioranza in Regione già da prima ma il 27 si vota l’ennesima sfiducia a Zingaretti.
(da agenzie)
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Ottobre 21st, 2019 Riccardo Fucile
QUANDO TROVA UNO CHE GLI TIENE TESTA E SMONTA LE SUE CAZZATE ARRETRA O SCAPPA… IL CASO DICIOTTI: DA “NON VEDO L’ORA DI FARMI PROCESSARE” A “NON PROCESSATEMI, PER CARITA’”
A Che tempo che fa ieri Matteo Renzi ha definito con precisione l’atteggiamento politico principale di Matteo Salvini, che nelle sue apparizioni televisive in solitaria fa degli splendidi monologhi ma va in improvvisa difficoltà quando si trova davanti un competitor.
Gli è successo con Laura Boldrini a Otto e Mezzo durante la campagna elettorale del 2018 e, di nuovo, a Porta a Porta durante il confronto con il leader di Italia Viva: “Dopo il dibattito televisivo con Vespa, Salvini ha scoperto cos’è il coraggio: con me si è presentato tutto zitto, buono, un agnellino, poi in piazza ha detto che Renzi è un ladro di democrazia, Renzi è un pallone gonfiato… mi piacerebbe fare le discussioni con persone che ti guardano negli occhi, non con chi è un codardo: le cose me le dici in faccia…”.
Va detto che più che un codardo Salvini è il tipico Coniglio Mannaro come Arnaldo Forlani, leader DC del secolo scorso: è aggressivo soltanto con chi si trova in una posizione di svantaggio rispetto a lui; quando l’altro si dimostra in grado di tenergli testa tende ad “arretrare”.
Che poi la sua non sia una semplice strategia per i dibattiti televisivi ma la cifra del suo essere politico lo dimostra la faccenda della Diciotti, con la famosa giravolta da “non vedo l’ora di farmi processare” a “non processatemi, per carità ”.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 20th, 2019 Riccardo Fucile
ELOGIO AL “MODELLO BERLUSCONI” E OPA AGLI SCONTENTI DI FORZA ITALIA E AL PD… IL MACRONISMO ALL’ITALIANA CHE SA DI RESTAURAZIONE IN CHIAVE PERSONALISTICA
Il gran finale di questo “nuovo inizio” ha il sapore stantio dell’elogio a Silvio Berlusconi, e, udite
udite, a quel che ha rappresentato in questo paese, senza tanti se e tanti ma. Proprio un elogio, che lo colloca di diritto nel Pantheon di questa novella “Forza Italia Viva”. Sentitelo Renzi, sul palco della Leopolda, che ne parla come di un “modello” per un quarto di secolo, in quanto “destra europea, popolare e liberale” in Italia, modello tradito solo oggi dalla partecipazione del Cavaliere alla manifestazione di San Giovanni. E dunque l’invito, a quanti ci hanno creduto, a “venire con noi”.
Proprio così. Basterebbe, se proprio uno avesse smarrito la memoria, una telefonata alla Merkel o a Sarkozy, o a uno dei tanti leader della destra europea, per ricordare ciò che il berlusconismo è stato, ovvero l’anomalia italiana nella destra europea: moderato o estremista, a seconda degli interessi politici, economici o giudiziari del momento.
Il “modello” è colui che, negli ultimi dieci anni, compie la scelta moderata di Monti, per poi scaricarlo come “servo della Merkel”, che rielegge Napolitano per poi urlare ai colpi di Stato, che vorrebbe la grazia per poi marciare sulla procura di Milano, che, altra amnesia, fa il “patto del Nazareno” tranne poi risuscitare l’alleanza con la Lega sovranista, tanto per ricordare gli anni in cui il nostro lo ha visto da vicino.
E che, in questi anni, si è pressochè estinto perchè abbandonato dal ceto medio piegato dalla crisi, perchè in Italia, come in tutto il mondo, i moderati si sono “arrabbiati” e rivoltati contro l’establishment.
Ecco, il modello (Berlusconi) è un leader che ha fallito.
E il nuovo inizio di Renzi è un disegno vecchio e già fallito, quando l’abolizione dell’Imu e le promesse di fare il Ponte sullo Stretto o le critiche ai magistrati, non portarono un solo voto da destra, mentre si scavava un baratro con il popolo della sinistra.
Disegno che viene riproposto con la speranza di raccattare un po’ di ceto politico in cerca di sopravvivenza dal berlusconismo morente. E di prendersi i voti di ciò che resta del suo blocco sociale, lisciando il pelo all’Italia dei bottegai che vogliono alta la soglia del contante e a quell’Italia dell’evasione diffusa che si sente meno minacciata dalle “patenti fiscali” a punti più che dall’inasprimento delle pene.
La “renzinomics” in fondo è questo, il tentativo di conquista di un elettorato “moderato” che non vuole la rimodulazione dell’Iva, che preferisce gli sgravi sulle famiglie al cuneo, più sensibile al “meno tasse” che alla “tassazione progressiva”.
Parliamoci chiaro, questo discorso, con l’elogio a Silvio più enfatico del solito, è la definitiva fuoriuscita dal campo del centrosinistra tradizionale.
E del definitivo rifiuto di costruirne uno nuovo, organico, trasformando l’attuale maggioranza di governo in un’alleanza politica stabile. Ciò che viene chiamato futuro e pomposamente presentato come il “macronismo” all’italiana è, semplicemente, il passato, sia pur in salsa populista.
L’Italia del proporzionale, dove il principale avversario è il partito più vicino, dove si esaltano le differenze e il governo diventa il campo di battaglia per rosicchiare consenso piantando ogni giorno una bandierina, senza mai metterlo in discussione perchè la volontà popolare in fondo fa paura.
C’è solo questo, nell’appello ai delusi di Forza Italia e, contestualmente, a chi non vuole un’alleanza stabile tra Pd e Cinque stelle. Si dirà , è una doppia Opa che, presentata così, sembra anche suonare bene. Oggi però, perchè poi le chiacchiere si misurano sui fatti. Perchè poi bisogna vedere chi arriva, se chi ha votato che Ruby era la nipote di Mubarak o qualcuno dal Pd.
Altro che Macron, che vinse in quanto novità .
L’unico disegno di questa operazione è la riproposizione di sè, nell’ennesimo partito personale senza radici e senza storia, anzi con una storia che è una sequenza di sconfitte del suo protagonista.
E, attenzione, la fragilità è proprio nel messaggio politico, al netto delle parole d’ordine e dell’effetto scenico. Non è un caso che Renzi ha accuratamente evitato di prendere di petto il tema immigrazione, come se fosse un problema che si risolve ignorandolo o non parlandone, perchè è proprio la questione che potenzialmente rompe la favola bella del “prendo un po’ di voti a destra e un po’ a sinistra”. È la più divisiva, la più “identitaria” di questo tempo, su cui la nuova destra ha costruito una sua egemonia culturale.
Insomma, in questa Leopolda si è capito che il governo non rischia (per ora) perchè Renzi non è pronto per il voto — e non è il solo — e perchè, in questo Parlamento, vuole condizionare l’elezione del prossimo capo dello Stato, come ha candidamente spiegato nel suo discorso, che sarà suonato, per parecchi, come il sinistro annuncio dei “nuovi 101” per i candidati a lui sgraditi (il cui elenco è già lungo).
Ma proprio questa ricerca di visibilità e centralità politica rende il governo più fragile, come si è visto in questi giorni di protagonismo renziano.
Il problema è che tutti, al momento, sono costretti a convivere in questo litigioso condominio, perchè anche la minaccia fatta filtrare dal Pd di “andare al voto con Conte” è solo spin, con una manovra aperta e un disegno di riforma costituzionale che deve consumare il suo iter.
(da “Huffingtonpost”)
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