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ROMA, PARLA IL RESPONSABILE DELLA DITTA PIEMONTESE DEGLI SPAZZANEVE: “CI HANNO AVVERTITO VENERDI’ SERA, ABBIAMO FATTO IL POSSIBILE”

Febbraio 28th, 2018 Riccardo Fucile

“A LIBERARE LE STRADE C’ERANO SOLO I NOSTRI MEZZI”

«Unità  di crisi Roma capitale contatta PELETTO Srl per sevizio urgente di sgombero neve… CERCASI AUTISTI CON PATENTE B o. C. disponibili con partenze da Canale DOMENICA 25/02/2018 alle ore 18:00»: comincia così l’avviso pubblico su Facebook postato sabato 24 febbraio, prima della nevicata programmata per lunedì, dalla ditta che si è occupata di fornire alla città  spazzaneve e spargisale.
Senza un responsabile a tempo pieno della Protezione civile comunale (lo fa part-time il comandante dei vigili urbani) e senza investimenti sulla manutenzione dei mezzi, ricorda oggi Mauro Evangelisti sul Messaggero, il Comune si rivolge a una ditta in Piemonte, una impresa specializzata in interventi sulla neve, un anno fa era anche sulla tragedia dell’Hotel Rigopiano.
La storia raccontata ieri dal Campidoglio era leggermente diversa: «La ricerca dei mezzi disponibili sul mercato, alle condizioni più vantaggiose possibili, è partita con largo anticipo: venerdì erano già  pervenute le prime offerte di disponibilità , sabato è stato confermato l’ordine e domenica sono arrivati i primi mezzi».
«Mi hanno contattato venerdì sera e domenica, prima della nevicata sono riuscito a mandare i primi spazzaneve-spargisale, dieci, che sono serviti per sgomberare la neve. Gli altri, arrivati dopo, servivano a spargere sale. Però non è vero che i mezzi non andassero bene per liberare la neve in pianura, poi è la lama al fondo che porta via la neve. A liberare le strade c’erano solo il nostrimezzi», dice il titolare dell’impresa Stefano Peletto al Messaggero.
Così sono arrivati i potenti mezzi antineve che il Comune di Roma ha poi messo in campo con il vanto della maggioranza M5S in Campidoglio.
E i costi? Ieri il Comune ha voluto smentire le cifre circolate nei giorni parlando di 500mila euro di spesa totale.
Ma il contratto non era per 30 mezzi, con un costo di 900 mila euro più Iva? «Sì,però ora stiamo ricalcolando il costo finale — spiega Peletto — tenga conto che ci hanno chiesto di lasciare gli spazzaneve fino a giovedì, non siamo riusciti a spedirne 30, ma 18 in totale, perchè gli altri 8 sono arrivati lunedì e hanno sparso il sale sulle strade. Molti li hanno confusi per i mezzi dell’esercito, perchè sono verdi. Eravamo noi. Ripeto: rispetto ai 900 mila euro più Iva, rivedremo la cifra per i mezzi realmente utilizzati e perchè alcuni non andavano bene o, più correttamente, non hanno fatto tutto il servizio».

(da “NextQuotidiano”)

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BIZZARRIE DEL CAMPIDOGLIO: AGLI ASSENTI PER NEVE PERMESSO PAGATO

Febbraio 28th, 2018 Riccardo Fucile

MA CHI C’ERA ED E’ USCITO PRIMA DOVRA’ RECUPERARE LE ORE… A CASA UN DIPENDENTE SU QUATTRO, IL COMUNE PUNISCE CHI HA LAVORATO

Anche questa è Roma.
Chi lunedì non è potuto andare a lavorare per l’abbondante nevicata non perderà  un centesimo in busta paga. Il Campidoglio ha deciso che i propri dipendenti che sono rimasti a casa – uno su 4 ha dato forfait, secondo i sindacati – potranno usufruire di un congedo retribuito.
Tuttavia chi ha sfidato le intemperie e si è regolarmente presentato alla scrivania, ma è arrivato in ritardo o ha lasciato in anticipo l’ufficio, dovrà  recuperare le ore perse nelle prossime settimane.
Una mossa che a molti impiegati non va giù. Il Campidoglio ha fatto più di qualche pasticcio con circolari che si susseguivano e smentivano le precedenti. Inevitabile che si sia creata un po’ di maretta fra l’amministrazione Raggi e le sigle sindacali, che parlano di “disparità  di trattamento” per chi era regolarmente in ufficio.

(da “NextQuotidiano”)

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QUANDO VIRGINIA RAGGI SE LA PRENDEVA CON GLI ALBERI CADUTI PER COLPA DI MARINO

Febbraio 27th, 2018 Riccardo Fucile

DOPO LA NEVICATA A ROMA SONO CADUTI CIRCA CENTO ALBERI, ALCUNI SI SONO SCHIANTATI SULLE AUTO PARCHEGGIATE, ALTRI HANNO BLOCCATO LA CIRCOLAZIONE

A Roma oggi la neve non c’è più. La neve che è caduta copiosa nella notte tra domenica e lunedì però ha lasciato il segno, soprattutto sulle alberature della Capitale. Nella giornata di lunedì sono stati 107 gli interventi della Polizia Municipale per alberi caduti in città . I Vigili del Fuoco sono hanno effettuato 65 interventi a Roma e in provincia a causa di alberi caduti sulle macchine in sosta.
Molti anche i rami caduti a causa del peso eccessivo della neve, in Via Cristoforo Colombo, in via Giovanni Conti, in zona Montesacro, in via dei Gracchi a Prati e in via Tullio Levi Civita a San Paolo.
Il vento forte e la neve hanno causato il crollo di una quercia in viale Tito Livio, a Roma nord.
L’albero si è abbattuto su un’auto parcheggiata invadendo completamente la strada. Si potrebbe pensare che i crolli degli alberi siano dovuti alla nevicata, ma chi ha buona memoria ricorda senz’altro che si tratta di ordinaria amministrazione.
Facciamo un esempio, novembre 2017 alcuni alberi caduti per il maltempo causano l’interruzione della linea 8 del tram. Qualche settimana prima un albero era caduto su un taxi a Prati, fortunatamente senza ferire nessuno.
Ieri l’assessora all’ambiente Pinuccia Montanari parlava di “circa quindici alberi caduti e quaranta interventi attivati” spiegando che “gran parte delle operazioni di rimozione riguardano rami spezzati”.
L’assessora Montanari rendeva noto alla cittadinanza che nell’occasione “sono state attivate sei ditte incaricate del monitoraggio e la manutenzione degli alberi ad alto fusto”. L’attività  di monitoraggio degli 86mila alberi è frutto di una gara della Giunta Marino che risale al 2015.
La sindaca Virginia Raggi ha deciso di rientrare in anticipo dal Messico ma nel novembre 2014 la Raggi, all’epoca consigliera d’opposizione, attaccava il sindaco Ignazio Marino scrivendo che era inaccettabile che la verifica sulle alberature “si faccia sempre DOPO il crollo”.
E per fortuna oggi come allora non ci sono stati nè feriti nè morti. A differenza di quando la Raggi si lamentava per un pino caduto in via dei Fori Imperiali ieri a Roma ne sono caduti un centinaio.
Roma Today riferisce che sono numerose le vie invase dai tronchi d’albero. Anche le auto danneggiate o distrutte dagli alberi e dai rami non sono poche:   in via Chiovenda tre vetture parcheggiate sono state centrate da un albero.
Altre macchine in sosta sono state colpite anche in via Lutazio Caro e via Valadier nel quartiere Prati. Danni alla proprietà  privata che dovrà  essere il Comune a risarcire. Lungo la via Tiburtina, nella tratto di strada che costeggia il cimitero del Verano, sono crollati 4 grossi pini. A quanto pare le radici non hanno retto il peso della neve e gli alberi si sono schiantati al suolo bloccando la circolazione.
Patrizia Prestipino ha postato su Facebook le foto di un pino caduto in zona EUR, un grosso tronco ha colpito una macchina parcheggiata.
La situazione, come sempre a Roma, è disastrosa, ma c’è sempre chi, come il consigliere M5S Pietro Calabrese, riesce a vedere il lato positivo e ci fa sapere che “ha fatto più Virginia in 2 giorni a 10mila km di distanza che loro in 20 anni incollati alle poltrone di Roma”.
Per fortuna che ora nella Capitale c’è la sindaca che si collega in videoconferenza con il Centro operativo della Protezione Civile.
Altrimenti sai quanti alberi sarebbero caduti?

(da “NextQuotidiano”)

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IL COMUNE DI ROMA E IL MILIONE DI EURO SPESO PER GLI SPAZZANEVE INADEGUATI

Febbraio 27th, 2018 Riccardo Fucile

IL CAMPIDOGLIO NE HA NOLEGGIATI 30 DA UNA DITTA DI CUNEO MA SONO ADATTI PER LA NEVE AD ALTA QUOTA

Mauro Evangelista sul Messaggero di oggi racconta come il Comune di Roma si sia impegnato per la neve sulla Capitale, ma, come al solito, con qualche piccolo problemino di organizzazione:
Mezzi molto pesanti arrivati da una ditta del Piemonte, molto adatti per la neve ad alta quota, e considerati inadeguati per i dieci centimetri romani.
Roma Capitale non ha accordi con ditte locali già  organizzati per tempo in modo da avere spazzaneve e spargisale disponibili in caso di necessità . «I mezzi dedicati alla rimozione della neve e del ghiaccio sono oltre 190 (spalaneve,bobcat,spargisale e altri mezzi)» recita un comunicato stampa di Roma Capitale attorno alle 19 di ieri.
In realtà , la protezione civile comunale aveva scarsità  di mezzi e venerdì, quando si è capito che la neve stava arrivando sul serio, è stata fatta una ricerca di mercato. Ovviamente, se cerchi spazzaneve e spargisale mentre tutta l’Italia è investita dalle bufere e dunque c’è grande richiesta di questi mezzi, i prezzi salgono.
Per trenta mezzi sono stati pagati 900mila euro più Iva, una cifra molto alta perchè comunque la ditta di Cuneo che si è fatta avanti ha dovuto spostare spazzaneve e spargisale all’ultimo minuto senza il dovuto preavviso.
C’è di più: in realtà  di quei 30 sono arrivati nella notte tra domenica e lunedì solo 5, a cui se ne sono aggiunti una quindicina successivamente:
Per questo motivo, in una città  estesa come Roma, era assai difficile incrociare questi spargisale, se non sulle consolari.
Fonti interne assicurano che comunque alla fine si pagheranno solo quelli realmente utilizzati. Ma gli esperti di protezione civile spiegano che questo tipo di strategia è inappropriata: «Non ha senso — raccontano — decidere 48 ore prima di una nevicata ampiamente annunciata il noleggio dei mezzi spazzaneve e spargisale. Sia chiaro: a Roma le nevicate non sono molto frequenti, dunque non sarebbe economicamente virtuoso l’acquisto degli spazzaneve e degli spargisale. Però bisognerebbe avere già  pronti ogni anno dei contratti o degli accordi con le ditte del settore in modo da non farsi trovare impreparati».
Ad oggi i Municipi hanno solo degli accordi con alcune ditte che si occupano di questo tipo di interventi, ma alcuni sono scoperti e dunque è una coperta cortissima.

(da “NextQuotidiano”)

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PAOLO FERRARA E I POTENTI MEZZI ANTINEVE DEL COMUNE DI ROMA

Febbraio 26th, 2018 Riccardo Fucile

QUALCUNO LO AVVISI CHE IL SALE SI SPARGE PRIMA CHE CADA LA NEVE O DOPO IL PASSAGGIO DEGLI SPAZZANEVE

«Operativi al 100%». Al Comune di Roma vogliono evitare la figuraccia dell’amministrazione guidata da Gianni Alemanno. E per questo si erano presi per tempo: scuole chiuse, sindaca in Messico e mezzi spargisale in azione.
La precipitazione nevosa era stata ampiamente annunciata, quindi volendo ci sarebbe stato tutto il tempo per spargere il sale prima che iniziasse a cadere la neve. Evidentemente si è preferito fare diversamente.
Il consigliere comunale Paolo Ferrara, da sempre portavoce dei piccoli e grandi successi dell’amministrazione pentastellata, ha postato sui suoi canali social un video dove due eroici operai del Comune sono impegnati in un’impresa tanto faticosa quanto inutile.
Con già  una decina di centimetri di neve a terra due uomini del servizio Lavori Pubblici sono dentro il cassone di un camioncino mentre spargono (o meglio lanciano) sale con la pala sulla strada.
Ferrara rivendica con orgoglio l’operato del Comune e ringrazia il lavoro di tutti coloro che “da questa notte lavorano per alleviare i disagi ai cittadini romani”.
Non serve essere nati in montagna o nel profondo Nord per sapere che quando ormai la neve si è posata è assolutamente inutile spargere il sale.
Materiale che non ha alcuna proprietà  magica e che è utile se sparso per strada prima che inizi a nevicare. Il sale serve a ridurre la temperatura di congelamento di circa 5°, dunque grazie al sale il ghiaccio non si forma più a zero gradi, ma a temperature inferiori a -5°.
Con la strada già  innevata spargere il sale è quasi del tutto inutile. A Roma evidentemente però non lo sanno e fanno uscire i mezzi “spargisale” operati a braccia quando ormai la neve si è posata copiosa.
Anche il metodo utilizzato non sembra poi così efficace. Buttare il sale con la pala non garantisce una distribuzione uniforme del sale su tutta la carreggiata ma solo in alcuni “spot”. Ammesso e non concesso che finisca effettivamente tutto sul manto stradale e non fuori dal ciglio della strada.
Altrove si utilizzano mezzi spargisale automatizzati che garantiscono minor fatica e un minor spreco di sale.
Probabilmente però la Capitale non si è dotata di mezzi del genere.
Ma il punto è che nella situazione inquadrata da Ferrara sarebbe stato più opportuno mandare fuori i mezzi spazzaneve per pulire davvero le strade invece che sperare nel sale magico sparso a forza di braccia.
Successivamente al passaggio dei mezzi spazzaneve è possibile passare a spargere il sale per evitare la formazione di ghiaccio sul manto stradale.

(da “NextQuotidiano”)

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“VIRGINIA, PRENDITI QUALCUNO NELLO STAFF CHE CONOSCA L’ARITMETICA, E’ UTILE PER GESTIRE LA CAPITALE D’ITALIA”

Febbraio 16th, 2018 Riccardo Fucile

CALENDA FA LE PULCI AL M5S SUI NUMERI

“Virginia a proposito di concretezza: 1) rispondi nel merito dei punti sollevati 2) prenditi qualcuno nello staff che conosca l’artimetica. Ti giuro che è utile per gestire la capitale d’Italia. Ad maiora”. Firmato Carlo Calenda (con un tweet) ed ultima puntata dello scontro fra il ministro e il sindaco.
La frattura definitiva, tra Carlo Calenda e Virginia Raggi si consuma a poco più di due settimane dal voto.
Il ministro dello Sviluppo Economico, promotore del Tavolo per Roma, ieri ha scritto una lettera al Campidoglio puntando il dito contro “l’immobilismo” dell’ amministrazione che precluderebbe la possibilità  di “utilizzare risorse già  stanziate”.
Raggi risponde seccamente: “A due settimane dal voto si torna a promettere un miliardo per Roma, dopo cinque anni in cui il Governo si è dimenticato della Capitale”.
Parole a cui fa seguito la controreplica del ministro che paventa la chiusura del tavolo e un infuocato post della prima cittadina che punta il dito contro un “bluff-preelettorale” da parte del responsabile del Mise.
Il Tavolo per Roma, lanciato da Carlo Calenda lo scorso autunno con l’obiettivo di risollevare le sorti economiche della Capitale, sin dall’inizio si è caratterizzato per le frizioni tra il ministro del Governo Gentiloni e la sindaca a Cinque Stelle. Le riunioni sono andate avanti tra accuse di assenteismo, da una parte, e di un impegno solo a “parole” dall’altra.
Le polemiche che si trascinano da mesi, però, ormai sfociano in una vera e propria rottura. “La sindaca conferma che l’unica strada per evitare di continuare a sprecare tempo e risorse è quella di chiudere il tavolo. Evidentemente ritiene di non aver bisogno di aiuto – attacca Calenda -. Siamo di fronte a un combinato disposto di incompetenza e arroganza che non avevo mai sperimentato”.
L’inquilina del Campidoglio risponde a tono, battendo sul tasto delle risorse: “È bastato chiedere contezza del miliardo annunciato e mai stanziato dal Mise per scoprire che quello di Calenda è soltanto un bluff pre-elettorale. È scorretto prendere in giro con false promesse i cittadini e le aziende soltanto per qualche titolo di giornale. Chi realmente vuole impegnarsi, lavora in silenzio. Il Comune – ricorda – ha partecipato a più di 60 incontri con il Mise senza fare tanta pubblicità . Nel corso delle ultime settimane il Mise è passato con estrema disinvoltura dall’annunciare di voler assegnare tre miliardi di euro a Roma, poi è sceso a due; questa mattina ne ha promesso uno e nel pomeriggio, indispettito, ha deciso di toglierli tutti. Fondi che, alla prova dei fatti, sembrano non esistere”.
Da Empoli, quindi, l’aut aut del titolare dello Sviluppo Economico: “La sindaca non risponde alle chiamate e dice che non le va bene niente. Se vuole chiudere il tavolo su Roma, allora chiudiamolo”.
Ma dal Campidoglio, Raggi non sembra intenzionata a fare passi indietro: “Per Roma il Tavolo va avanti. Tutti siamo utili, nessuno è indispensabile, far finta di non capirlo è la vera arroganza”.
L’aspro botta e risposta trova eco nelle dichiarazioni di esponenti del Pd e del M5S, in difesa dell’uno o dell’altra.
Adesso, con il nuovo tweet di Calenda che suggerisce allo staff della Raggi di ripassare l’artimetica, una nuova puntata della saga.

(da agenzie)

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AMORE A CINQUESTELLE: E COSI’ ELENA FATTORI TAGLIO’ IL NOME DELLA LOMBARDI DALLE LOCANDINE

Febbraio 8th, 2018 Riccardo Fucile

LA CANDIDATA GOVERNATRICE NON SOPPORTA LA FATTORI PER LE SUE POSIZIONI SUI VACCINI E TEME POSSA FARLE PERDERE CONSENSI

Nel MoVimento 5 Stelle, come sapete, vige, oltre che la massima democrazia, anche l’amore indiscusso tra i suoi partecipanti.
Ad esempio Roberta Lombardi, che nel giro di 48 ore si è rimangiata buona parte di quello che aveva affermato su vaccini e obbligo, nei suoi interventi non ha detto nemmeno una parola sulla mail che ha inviato a Luigi Di Maio per pretendere l’esclusione della senatrice Elena Fattori, rea di ingiustificato vaccinismo, dalla sua campagna elettorale.
«Le posizioni politiche della sig.ra Fattori in tema di salute e vaccini sono individualistiche e fuori dalla linea politica nazionale. Non intendo pertanto correre il rischio che vengano minimamente confuse con le linee politiche della sottoscritta», ha detto infatti la Lombardi nella mail a Di Maio salvo accorgersi il giorno dopo che era lei ad essere fuori linea.
Ma se Lombardi non ha smentito nulla sulla sua ostilità  a Fattori, un motivo c’è. Ovvero che è tutto vero.
E infatti avevamo fatto notare che sulla pagina Facebook della senatrice Elena Fattori campeggiava l’annuncio di un incontro elettorale da svolgersi giovedì 8 febbraio alla sala consiliare di Ciampino in cui avrebbero dovuto essere presenti, oltre a lei, la consigliera regionale uscente Valentina Corrado, il ricercatore candidato con il M5S Marco Bella e la candidata presidente della Regione Lazio Roberta Lombardi.. Ebbene, nel frattempo la Fattori ha pubblicato un’altra locandina sull’incontro di Ciampino, stavolta purgandola del nome — ed evidentemente anche della presenza — della candidata presidente alla Regione Lazio Roberta Lombardi.
Dalla locandina dell’incontro è scomparso anche il timbro RL (Roberta Lombardi — Regione Lazio) che certificava l’incontro come ufficiale.
D’altra parte nel M5S vige sicuramente il massimo accordo su ogni tema e sono tutti compatti come un sol uomo/donna.

(da “NextQuotidiano”)

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LO SCARICABARILE DEL COMUNE DI ROMA SUGLI SGOMBERI DELLE CASE OCCUPATE

Febbraio 8th, 2018 Riccardo Fucile

I GRILLINI NON SANNO COME GESTIRE GLI SGOMBERATI E LITIGANO TRA LORO… SULLO SFONDO L’ETERNA LOTTA TRA RAGGI E LOMBARDI

Monica Lozzi e Roberta Della Casa sono presidenti rispettivamente del VII e del IV Municipio a Roma, zone in cui si trovano molti stabili occupati.
E, racconta oggi il Messaggero, sono ormai arrivate sull’orlo dello scontro con l’assessorato alla Casa gestito da Rosalba Castiglione. Il motivo? Gli sgomberi.
Il Comune vorrebbe infatti sgomberare al più presto possibile due stabili.
Quello del “Salaam Palace”, alla Romanina, è il caso più complicato: 800 occupanti, a quanto pare nessuno in regola. E poi ci sono tutti gli ex stabili industriali sulla Tiburtina   e le palazzine del Comune, a San Basilio, occupate da famiglie italiane.
E spesso gestite dal racket dei clan locali.
Castiglione, in linea con i desideri del Comune e della sindaca Virginia Raggi, vuole che le case siano assegnate soltanto a chi ne ha diritto.
Lozzi concorda su questa linea ma aggiunge un altro pezzo di ragionamento: occorre prevedere delle «situazioni ponte» per chi viene mandato via dagli stabili occupati e ha i requisiti per entrare nelle graduatorie.
Altrimenti, fa capire la grillina, si ritrova tutti per strada. «Si potrebbe pensare alle case confiscate alla mafia, per esempio».
Secondo Lozzi, l’assessore Castiglione non ne vuol sentir parlare. «Lei dice che si occupa solo delle occupazioni nei palazzi comunali, il resto secondo lei sono affari dell’assessorato ai Servizi sociali: si sbaglia».
Anche Roberta Della Casa ha lo stesso problema al Tiburtino: .«Qui il mio problema è un altro — spiega la grillina — queste persone avrebbero diritto agli alloggi Erp sulla carta, ma dal momento che entrano negli appartamenti illegalmente perdono tutti i requisiti, appena li sgomberiamo ci scoppia il caso. Dove li mettiamo? Ecco, l’assessore Castiglione dovrebbero aiutarci a risolvere questo problema. La mia non è nè una critica nè una stoccata: siamo tutti in linea con Virginia Raggi e la sua voglia di legalità , ma queste faccende sono molto complesse»
La questione si interseca con quella della linea politica della Capitale e nell’eterna lotta (soprattutto di chiacchiere) tra Roberta Lombardi e Virginia Raggi.
La prima sarebbe più vicina alle presidenti dei municipi e cercherebbe una soluzione politica per gli sgomberati; la seconda vorrebbe innanzitutto che si rispettasse la legalità .
Probabilmente perchè il Comune, se non effettua gli sgomberi, rischia di ritrovarsi a sua volta nei guai con la legge.
Ma la legge prevede anche che per chi viene sgomberato l’ente locale trovi una nuova e dignitosa sistemazione in attesa della risoluzione dei problemi.
Gli sgomberi, decisi dal tavolo metropolitano che ha sede in Prefettura, sono fermi. La Castiglione dice che del problema delle nuove sistemazioni si deve occupare l’assessorato alle politiche sociali e non il suo. In mezzo le presidenti di municipio che cercano di mediare. In attesa di una soluzione che non sia uno scaricabarile.

(da “NextQuotidiano”)

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I TROPPI MISTERI DEL CONCORDATO ATAC

Gennaio 23rd, 2018 Riccardo Fucile

I TECNICI HANNO MOLTI DUBBI SUI PROVVEDIMENTI DELL’AZIENDA…E NON SI TROVA NESSUNO CHE FIRMI GLI ATTI

Arriva oggi in Assemblea Capitolina la delibera inerente al piano economico e finanziario (PEF) di ATAC in relazione alla procedura di concordato preventivo in continuità .
Il consiglio comunale si riunirà  oggi, martedì 23 gennaio, con orario 19-23 e domani, mercoledì 24 gennaio, con orario 10-14.
Un piano che, in nome della #trasparenzaquannocepare, rimane un indovinello avvolto in un mistero all’interno di un enigma: «Materialmente ci sono stati consegnati nella riunione di oggi la delibera con le linee guida, e solo dopo ripetuta richiesta, i pareri degli uffici della ragioneria e del Segretariato sul documento approvato oggi dalla Giunta. Ma non il PEF, che è il documento più importante sui numeri e il piano con cui si intende salvare Atac, secretato per “motivi di riservatezza e opportunità ” come ci hanno riferito», ha fatto sapere ieri l’opposizione.
Il primo mistero del concordato ATAC, insomma, è il concordato stesso.
Il guaio è che, grazie alle indiscrezioni pubblicate oggi dai giornali romani, non è mica l’unico.
Il secondo mistero lo fa notare Giovanna Vitale su Repubblica Roma di oggi:   la “Relazione per procedura concordataria” inviata a novembre in Campidoglio da Paolo Simioni, attuale presidente e dg di ATAC, spiega e afferma che il risanamento dell’azienda è cominciato già  nel 2010 e ha registrato un picco nel 2015 con l’apertura della Metro C, che ha incrementato i chilometri percorsi e dunque i ricavi.
Un percorso che in sette anni ha consentito alla muncipalizzata di ridurre «l’indebitamento verso le banche, nel quale si segnala in particolare un azzeramento della componente a breve termine»; di stabilizzare «il volume del debito commerciale verso fornitori»; di mantenere sempre «in positivo» il margine operativo lordo (MOL).
Ma se ATAC è all’interno di un percorso di risanamento da sette anni, perchè la sindaca Virginia Raggi, l’assessora ai trasporti Linda Meleo e il presidente della commissione mobilità  Enrico Stefà no sostengono da anni ormai l’esatto contrario, parlando di disastro ereditato dalle amministrazioni precedenti?
E non è tutto.   La situazione sarebbe potuta essere addirittura migliore, incalza Simioni, «se fossero state realizzate, anche in parte, le dismissioni degli immobili non strumentali stabilite dalla delibera 39 del 2011». Rimaste invece sulla carta non solo per le giunte Alemanno e Marino, ma pure per quella 5 Stelle.
Ora, attenzione.
Chi parlò per l’ultima volta prima di lasciare l’azienda di dismissione degli immobili come soluzione per trovare liquidità ? La risposta è semplice: Marco Rettighieri, il DG che alla fine ha lasciato sbattendo la porta.
Nella sua conferenza stampa d’addio Rettighieri aveva detto proprio questo: «Per avere liquidità , bastava sbloccare il piano di dismissione degli immobili non strumentali». Un’operazione che avrebbe potuto portare nelle casse dell’azienda fino a «160 milioni di euro», come si leggeva nella relazione del 24 giugno 2016: Solo attraverso l’alienazione di cinque immobili dismessi, prevista dal piano industriale 2015-2019, sarebbero arrivati 98,2 milioni, secondo gli ex manager.
Ma la giunta M5S all’epoca bloccò tutto.
Ecco quindi che c’è un ulteriore elemento di (ri)valutazione del management che se ne è andato dopo essere arrivato rapidamente ai ferri corti con la classe dirigente a 5 Stelle del Campidoglio.
E nella relazione si dice anche che se non si è arrivati ad approvare un piano industriale votato al rilancio di ATAC è a causa dei troppi cambi al vertice dell’azienda. Un’attività  a cui anche i 5 Stelle, volenti o nolenti, non sono stati estranei.
A margine della vicenda c’è anche un curioso aneddoto raccontato oggi da Simone Canettieri sul Messaggero.
A causa di una doppia malattia ieri mancava il dirigente del segretariato che firmasse materialmente la delibera di Atac (e che ne seguisse l’iter in Aula), fondamentale per presentare la richiesta di concordato venerdì prossimo al Tribunale.
Serviva il timbro tecnico e burocratico del Campidoglio sul Piano economico finanziario della municipalizzata dei trasporti. A parte le malattie, però, nella bozza finale del provvedimento è spuntata una clausola anomala: la giunta potrà  cambiare il piano concordatario in corso d’opera, «sollecitando l’Atac ad effettuare tutte le migliorie opportune».
E questo a causa di un motivo ben preciso:
Per i tecnici l’operazione-concordato è un rischio per i conti del Comune. La Ragioneria annota che «determinerà  un disavanzo di amministrazione», perchè il maxi-credito che il Campidoglio vanta nei confronti della sua controllata verrà  pagato in vent’anni, solo a partire dal 2026.
Insomma, ci saranno «consistenti riflessi diretti e indiretti sul bilancio e sul patrimonio di Roma Capitale» e «l’amministrazione potrebbe essere chiamata a sostenere maggiori oneri». Tanto che all’Atac il Segretariato detta una condizione: rinunciare al contenzioso nei confronti del Comune, «al fine di contenere l’esborso finanziario» di Palazzo Senatorio.
L’aumento della produttività  suggerito nel piano (da 37 a 39 ore di lavoro settimanali come prevede il contratto di categoria) è considerato insufficiente a riportare l’azienda in bonis. E non solo:
I dipartimenti del Comune annotano «particolare perplessità » sulla scelta di ripagare i creditori non solo con una quota del 31% cash, ma anche con obbligazioni a media e lunga scadenza (per coprire rispettivamente il 30% e il 39% del restante credito). Titoli che verrebbero pagati dopo il 2022, quando sarebbe «intervenuta la cessazione della proroga biennale appena concessa» del contratto di servizio. Ecco perchè emergono dubbi «sotto il profilo della percorribilità  tecnica e della sostenibilità  economica».
Ce n’è abbastanza, insomma, per capire che ci sarà  ancora molto da discutere.
E da chiarire.

(da “NextQuotidiano”)

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