Aprile 24th, 2018 Riccardo Fucile
LA EX M5S GRANCIO VOLEVA SEDERSI NEL POSTO IN CUI SEDEVA LA RAGGI QUANDO ERA ALL’OPPOSIZIONE, MA I GRILLINI DICONO CHE DOVE LA POSATO LE CHIAPPE VIRGINIA E’ PARAGONABILE AL N° 10 DI TOTTI E LA POLTRONA DEVE INTENDERSI RITIRATA E NON DISPONIBILE
Nei giorni scorsi la consigliera ex 5 Stelle Cristina Grancio, esclusa dal gruppo M5S in Campidoglio, aveva espresso la volontà di sedersi sullo scranno di Virginia Raggi quando era consigliera di opposizione nella scorsa consiliatura.
Oggi, prima dell’Assemblea capitolina straordinaria sulla crisi di ATAC che era stata convocata per le 13, la maggioranza ha messo ai voti e approvato con 25 favorevoli e 8 contrari una decisione presa dal M5S in conferenza dei capigruppo per vietare alla Grancio di sedersi su quello scranno, ma anche nell’intera ultima fila di poltrone della zona che nella scorsa consiliatura era riservata ai pentastellati.
Successivamente alcuni consiglieri di opposizione, tra cui Giulio Pelonzi (Pd), Svetlana Celli (Rtr) e Giorgia Meloni (Fdi), si sono alzati e hanno ‘scortato’ Grancio sullo scranno della contesa.
Il presidente dell’Aula, Marcello De Vito, è stato costretto a sospendere la seduta per diversi minuti, tra le proteste della minoranza, per ristabilire l’ordine.
“Non partecipiamo a questi giochetti indegni sulle poltrone, state ritardando il dibattito su Atac”, ha risposto il capogruppo M5S, Paolo Ferrara, nonostante sia stato il ‘promotore’ della decisione della capigruppo e aveva paragonato l’ex scranno della sindaca “alla maglia numero 10 di Totti: non si può dare a nessuno”.
Dulcis in fundo, il consigliere Angelo Diario, dopo che il M5S ha votato la decisione in Aula, ha accusato gli altri consiglieri di “battersi” sull’argomento dello scranno, cosa che aveva appena fatto il suo gruppo.
“Lei presidente De Vito continua a sottolineare che è la capigruppo che decide — ha detto la consigliera dem Valeria Baglio — ma è il M5s che decide: decide lei e il consigliere Ferrara, perchè in capigruppo avevamo espresso tutti contrarietà a questa decisione. Se ci sono scranni liberi, e un consigliere vuole sedere in quegli scranni liberi, non capiamo che problemi ci sono ad acconsentire. Voi state impedendo che la consigliera Cristina Grancio si sieda negli scranni che erano occupati dal M5s nel 2013. È una vergogna che ci costringiate a votare questa cosa. Siamo in democrazia, tutti gli eletti vanno trattati alla stessa maniera”.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 17th, 2018 Riccardo Fucile
IL 30 MAGGIO SARA’ IL GIORNO DELLA VERITA’ PER IL FUTURO DELL’ATAC CON I GIUDICI DEL TRIBUNALE FALLIMENTARE
Il servizio di trasporto pubblico di Roma Capitale è a rischio revoca. ATAC potrebbe vedersi ritirata la
concessione, come ha avvertito la Motorizzazione di Roma (in capo al ministero dei Trasporti) se non torna a essere iscritta al Registro Elettronico Nazionale entro il 30 maggio con le garanzie finanziarie necessarie.
Che oggi mancano a causa della situazione tragica dei conti e della procedura di concordato voluta dall’amministrazione di Virginia Raggi.
Per ottenere l’iscrizione al Registro servono infatti le garanzie finanziarie che al momento non si trovano nella pancia di ATAC.
In alternativa, il Campidoglio, per conto della sua controllata, dovrebbe presentare una fideiussione bancaria da 10 milioni di euro.
Finora, però, il giro presso le banche non ha prodotto alcun tipo di risposta. Anche perchè gli istituti di credito non possono prestare soldi a un’azienda che è in questo momento in tribunale perchè non riesce a restituire i soldi ai creditori.
Fonti del Mit spiegano che “se il concordato va in porto il problema dell’iscrizione al Ren è risolto”.
La lettera del Mit è stata inviata dopo una proroga di sei mesi dell’iscrizione di Atac al Registro elettronico nazionale. Scaduto questo periodo, il Ministero ha informato “della possibilità di presentare gli atti e i documenti necessari entro i prossimi due mesi, quindi altri 60 giorni, al fine di mantenere l’iscrizione al Registro, necessaria per l’esercizio delle imprese di trasporto. Immotivato quindi qualsiasi allarme di interruzione del servizio“, precisano dal Dicastero.
Per riannodare i fili della vicenda bisogna fare un passo indietro.
All’epoca della richiesta di concordato preventivo il Campidoglio ha prolungato il contratto di servizio di ATAC fino al 2021, dribblando la gara in programma per il dicembre 2019.
Il prolungamento del contratto di servizio era una delle condizioni necessarie (ma non sufficiente) per fornire al tribunale di Roma un piano che prevedesse un credibile soddisfacimento dei creditori, altrimenti per la municipalizzata dei trasporti romana si sarebbe presto aperta la strada del fallimento.
Il tribunale però ha dichiarato inidoneo il concordato preventivo presentato da ATAC alla fine di marzo.
Illuminanti all’epoca i giudizi del pubblico ministero: «La proposta formulata pone problemi di legalità e non dà sufficienti garanzie sulla fattibilità del piano. In particolare, l’attestazione risulta carente o del tutto insufficiente».
A pagina 3 del decreto, il tribunale fallimentare parla di profili di possibile inammissibilità riferendosi al concordato presentato dalla municipalizzata; a pagina 4 il tribunale definisce “non conforme a legge” il rimborso dei crediti postergati e quelli chirografari insieme. In questa situazione, il tribunale ha convocato per il 30 maggio l’azienda per fornire una risposta ai tanti rilievi fatti dal tribunale al concordato.
Ecco perchè la data, che è anche quella della scadenza della proroga concessa dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, diventa adesso decisiva.
Quel giorno l’azienda dovrà convincere i giudici del tribunale fallimentare che la loro proposta di concordato ha superato tutte le problematiche indicate nel provvedimento della sezione fallimentare.
Se ci riuscirà , sarà poi facile risolvere il problema della fidejussione: già si pensa a una garanzia temporanea che potrebbero presentare le Assicurazioni di Roma, di proprietà del Campidoglio. Ma ci sono anche altre strade da percorrere per uscire dall’impasse.
La municipalizzata ha chiuso il 2016 con ricavi pari a 827 milioni di euro e un valore della produzione totale di 932 milioni.
Rispetto a questo dato, garantito per la quasi totalità dal contratto di servizio del Comune (i ricavi dalla vendita di titoli di viaggio valgono appena 379 milioni di euro), i costi del personale hanno raggiunto i 538 milioni di euro, e il risultato operativo è in perdita di 201 milioni.
Il tribunale ha respinto la prima proposta di concordato definendo il programma di risanamento «delineato solo nei contorni, senza alcun concreto riferimento alla effettiva modalità del suo compimento, ovvero senza alcun elemento cui riferirsi per un accertamento logico prognostico della validità dello strumento indicato».
La parte più amaramente umoristica della vicenda è che il Campidoglio ha dato l’ok a un piano approntato dai consulenti chiamati da Paolo Simioni, amministratore unico di ATAC, e dalla Giunta Raggi, remunerati con compensi che, fatti tutti i conti, arrivano alla incredibile cifra di dodici milioni di euro.
Il tutto per farsi alla fine bocciare il piano con richiami proprio all’attestazione di crediti e debiti, considerata dai giudici malfatta quando non addirittura tecnicamente carente.
L’unica possibilità di rinascita per l’azienda, spiega oggi Repubblica Roma, è legata alla disponibilità politica di continuare a immettere soldi nelle sue tasche.
Non potrebbe essere altrimenti rispetto a un debito accumulato di 1,3 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto ai ricavi, all’interno del quale il debito nei confronti degli istituti di credito ha raggiunto i 182 milioni.
Nel frattempo, con una delibera di giunta il Campidoglio ha approvato la proroga dell’affidamento del servizio in house dal 2019 al 2021. Senza la proroga ATAC non sarebbe mai stata ammessa al concordato.
Ora il destino dell’azienda è in mano ai giudici. Che sono già stati molto chiari nel decreto sul ricorso riguardo la domanda ex art. 161 sul concordato preventivo.
E il 30 maggio hanno dato l’ennesimo ultimatum all’azienda e al Comune. Se le controdeduzioni di ATAC non dovessero soddisfare il tribunale l’azienda si avvierebbe verso il fallimento.
A meno che un governo amico, nel frattempo arrivato a Palazzo Chigi, non intervenga d’urgenza per salvare tutti. Compresa la Giunta Raggi.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 17th, 2018 Riccardo Fucile
“ORA PRESEGUO NEL MIO COMPITO NEL GRUPPO MISTO”… AVEVA DENUNCIATO GLI INTERESSI DIETRO LA COSTRUZIONE DELLO STADIO
«Espulsa da un Movimento 5 stelle avvelenato dal potere». Così, con un durissimo post su Facebook, la consigliera capitolina Cristina Grancio annuncia il suo addio al gruppo dei Cinque stelle in Campidoglio.
Una storia, quella di Grancio, «che ci racconta due cose — si sfoga la consigliera – La prima è che il M5S deve ancora imparare tutto in tema di democrazia e rispetto per le persone che manifestano correttamente idee anche diverse, ma collaborative. La seconda cosa vale per me e ne sono fiera: ho sempre tenuto la schiena dritta e ho mantenuto fede alle promesse e ai patti con i cittadini romani. Ora proseguo il mio compito nel gruppo Misto».
La spaccatura che porta all’addio di oggi si apre nella primavera del 2016 intorno alla costruzione dello stadio della Roma a Tor di Valle.
«Nominata vicepresidente della commissione Urbanistica – ricorda Grancio – esprimo perplessità sulla proprietà dei terreni ed altro ancora, e non partecipo alla votazione in commissione e in consiglio, proprio per non assumere una posizione politica contraria al mio gruppo. Per questa mia posizione di suggerimento alla prudenza e all’approfondimento dei fatti, immediatamente dopo la riunione in commissione vengo sospesa. Il M5S giudica “grave il mio comportamento” e motiva la sospensione con implausibili ipotesi (espresse peraltro tutte con verbi al condizionale)».
Lo sfogo di Grancio continua ripercorrendo le tappe fondamentali che portano al suo allontanamento.
Nel mese di luglio, scrive la consigliera capitolina, «decido di difendermi da quella che reputo una grave ingiustizia nella sede più opportuna: il tribunale civile», difesa dall’avvocato Lorenzo Borrè.
«Vengo materialmente isolata dal gruppo M5S con l’estromissione dalle chat e subisco quello che di fatto viene definito “mobbing”».
Poi, prosegue Grancio, il 3 agosto 2017 «il gruppo consiliare M5S firma per chiedere al Segretario Generale la mia estromissione dalla carica di consigliera, oppure “farmi passare” al gruppo misto.
La risposta del Segretario fu che non era una sua competenza».
A ottobre 2017, però, il Movimento è costretto a ritirare la sospensione di fronte al giudice, perchè “mal impostata”».
Di fatto, però, dopo il ricorso intentato contro il Movimento «non solo non vengo più reinserita – accusa Grancio – ma anzi si aggravano la volontà e i comportamenti del gruppo per emarginarmi e impedirmi qualsiasi confronto, impedendomi di lavorare».
Dal Campidoglio, il Movimento guidato da Virginia Raggi risponde sottolineando «la reiterata condotta contraria alla linea del gruppo della consigliera».
Motivo per cui «il 12 aprile scorso il gruppo si è riunito e ha ritenuto di espellerla». Un addio, questo, maturato a lungo ma comunque doloroso. E che crea maggiori difficoltà , rispetto ai tanti allontanamenti di assessori nel corso degli ultimi anni, per una questione puramente di forma più che politica: Grancio non è rimpiazzabile e la maggioranza perde un pezzo in assemblea.
Un voto in meno che, visti i presupposti, rischia di finire tra le braccia delle opposizioni.
(da “La Stampa”)
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Aprile 12th, 2018 Riccardo Fucile
STIME NON REALISTICHE, COMPENSI AI COMMISSARI TROPPO ALTI
La procura di Roma ha dato parere negativo sul concordato di Atac, l’azienda dei trasporti capitolina, famosa per essere tra le più grandi d’Europa, perchè la proposta così formulata pone «problemi di legalità » e soprattutto «non da garanzie sulla fattibilità del piano» che risulta «carente, o del tutto insufficiente, su alcuni punti essenziali».
A metterlo nero su bianco il procuratore aggiunto di Roma, Rodolfo Sabelli e il pm Stefano Rocco Fava, che hanno analizzato minuziosamente i documenti del Tribunale Fallimentare e quell’enorme debito da 1,4 miliardi di euro che rischia di affossare nel giro di pochissimo la Capitale.
In particolare i pm romani rilevano che i valori di stima dei beni di Atac sono stati «calcolati in maniera apodittica e approssimativa».
«La attestazione – si legge nel parere della procura – rivela tutta la sua carenza laddove recepisce i valori indicati senza alcuna ulteriore verifica degli stessi ne annotazioni critiche limitandosi a scegliere il dato del valore degli immobili nel loro stato attuale».
In pratica in base a tali stime non è possibile valutare se i beni debbono essere considerati «non più strumentali all’attività economica in cui erano inseriti» e se possono «realmente essere appetibili ad un ipotetico acquirente».
L’idea di Atac di ripianare in parte il suo passivo alienando beni di proprietà appare dunque non praticabile.
Inoltre emergono costi di svolgimento della procedura concorsuale che ai giudici appaiono «sproporzionate» rispetto all’oggetto dell’incarico conferito ai commissari. Si tratta dei 12 milioni 800 mila euro dei quali circa 10 destinati al compenso dei commissari giudiziali, a fronte di un passivo di 1 miliardo 615 milioni e un attivo di 720 milioni.
(da agenzie)
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Aprile 4th, 2018 Riccardo Fucile
LA CORRADO ATTACCA ROBERTA LOMBARDI: “MI HA FATTO MANCARE I VOTI PER L’ELEZIONE A CONSIGLIERE SEGRETARIO”
Valentina Corrado contro Roberta Lombardi.
La sfida delle Regionarie nel MoVimento 5 Stelle del Lazio, stravinta all’epoca dalla Faraona, si è riproposta oggi in via della Pisana a causa di una poltrona.
La Corrado ha sfiorato l’elezione a consigliere segretario raggranellando 10 voti come Daniele Giannini, che però è stato eletto ai sensi dello Statuto perchè più anziano d’età .
Prima David Porrello era stato eletto vicepresidente dell’assemblea.
La Corrado ha accusato la Lombardi: “La capogruppo non ha avuto per il segretariato lo stesso impegno che ha messo per la vicepresidenza. Si è dimostrata ancora una volta divisiva. Non escludo di presentare un ricorso dopo avere fatto delle verifiche giurisprudenziali: c’è una sola donna in ufficio di presidenza. È vero che ce n’era una sola anche nella passata legislatura, ma è altrettanto vero che oggi le donne elette sono molte di più”.
La Corrado ha detto anche che “Bastava un voto, non cinque” per essere eletta e poi si è allontanata dai cronisti.
La Lombardi, raggiunta nei corridoi della Pisana, ha replicato: “Sono dichiarazioni a cui non rispondo. Se la consigliera Corrado ha detto questo si assumerà la responsabilità delle sue azioni“.
Successivamente, la Lombardi in una nota si è rallegrata con Porrello: “Siamo molto soddisfatti del risultato di oggi che ha portato alla vice presidenza del Consiglio il consigliere rieletto, Devid Porrello, stimato anche da tanti colleghi delle altre forze politiche. Una nomina che premia soprattutto la serietà di tutto il gruppo consiliare del MoVimento 5 Stelle e garantisce una rappresentanza adeguata ai tanti cittadini che ci hanno votato, portandoci ad essere la prima forza politica nel Lazio e in Italia”.
(da “NextQuotidiano“)
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Aprile 1st, 2018 Riccardo Fucile
GLI ULTIMI RISPARMI CERTIFICATI RISALGONO AL COMMISSARIO TRONCA
Centocinquanta milioni di tagli non certificati nell’attuazione del piano di rientro concordato tra
Palazzo Chigi e l’ex sindaco Ignazio Marino nel 2014.
Che ora mettono a rischio i fondi al Comune di Roma per una cifra che si aggira intorno ai 110 milioni di euro.
A lanciare l’allarme è la relazione sul «monitoraggio del piano di rientro per Roma Capitale» che sta preparando Paola De Micheli, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri.
È il dossier finale, elaborato insieme ai tecnici della Ragioneria generale, che il sottosegretario con la delega sui conti di Roma consegnerà a giorni al premier Paolo Gentiloni e che passerà al nuovo governo. Spiega oggi Il Messaggero in un articolo a firma di Lorenzo De Cicco:
Il rapporto mette in luce una sfilza di lacune, formali e sostanziali, nell’attuazione del piano di rientro concordato tra Palazzo Chigi e l’ex sindaco Ignazio Marino nel 2014. Un programma di tagli da quasi mezzo miliardo di euro (440 milioni),che avrebbe dovuto essere spalmato su tre anni, per concludersi al termine del 2016.
Invece, gli ultimi risparmi «certificati», quelli che hanno ottenuto il bollino della Ragioneria, risalgono al mandato del commissario straordinario Francesco Paolo Tronca, il prefetto rimasto a Palazzo Senatorio dal novembre 2015 al giugno 2016, dopo la crisi della giunta Pd.
L’amministrazione di Virginia Raggi, finora, ha presentato solo alcuni documenti generici, una sorta di “auto-certificazione” sui risparmi ottenuti.
Lettere piuttosto sommarie, che non hanno superato il vaglio degli uffici del Ministero dell’Economia.
Il motivo? Non sarebbe stato possibile controllare voce per voce se la sforbiciata alle spese del Comune di Roma sia andata effettivamente a segno oppure no. In questa zona grigia “ballano” circa 150 milioni di euro di tagli promessi.
Tagli fantasma, al momento.
Va completato anche il riassetto delle società partecipate, ancora a metà strada, senza considerare che il piano di razionalizzazione approvato dal M5S a settembre ha “salvato” alcune aziende che la giunta Marino avrebbe voluto mettere in liquidazione: le “Assicurazioni di Roma” dovrebbero restare in vita almeno fino al 2020; Farmacap, l’azienda che gestisce le farmacie comunali, sopravvive sotto commissariamento.
Anche la questione del salario accessorio rimane sul tavolo, perchè i premi distribuiti a pioggia dal Campidoglio rimangono illegittimi secondo l’Ispettorato generale di Finanza.
Per recuperarli il ministero ha chiesto all’amministrazione M5S un piano di tagli che secondo la Giunta Raggi sarebbero quelli già ottenuti con il piano di rientro del 2014. Dovrebbero essere recuperati in più tranche.
Il debito storico del Campidoglio, accumulato prima del 2008, ammonta a 12 miliardi di euro; altre perdite per 1,2 miliardi si sono registrate nell’ultimo decennio, 2,5 miliardi se si prendono in considerazione anche le società partecipate dal Comune.
Il nuovo governo prenderà la decisione finale.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 29th, 2018 Riccardo Fucile
PRENDERA’ IL POSTO DI MELONI IN GIUNTA… SI DIMISE DA CONSIGLIERE MUNICIPALE ACCUSANDO IL MOVIMENTO
Sarà Carlo Cafarotti a prendere il posto di Adriano Meloni, assessore al commercio dimissionario
della Giunta Raggi per la gioia di Andrea Coia.
Non un profilo tecnico ma un attivista, quindi, come auspicava Paolo Ferrara, capogruppo M5S in Campidoglio, qualche tempo fa.
Cafarotti è l’attuale delegato della prima cittadina al municipio VIII oltre che uno dei pentastellati più vicini all’assessore Frongia.
Allo stesso tempo, funzionario della Banca d’Italia ed ex capogruppo cinquestelle alla Garbatella, è la figura più politica che tecnica richiesta a gran voce dai 5S capitolini.
Cafarotti è di sicuro un 5 Stelle di grande personalità .
Nella lettera in cui annunciava le sue dimissioni infatti i romani del M5S: «il Movimento nasce come il collettore verso le istituzioni, il soggetto più aperto e disponibile all’ascolto dell’intera Repubblica, lo strumento della vera partecipazione dal basso. Invece spesso è stato una Arena, un luogo di conflitto, di scontri tra fazioni difficilmente prevedibili a priori, con gioia immensa dei nostri avversari, e anche con un po’ di delusione di chi ci ha votati. Non è così che deve andare».
Poi Cafarotti sosteneva che dopo che c’è chi è stato «cacciato dopo una pesante attività di denigrazione» i carnefici di oggi diventeranno vittime domani. E poi profetizzava:
Sicuramente siamo diversi dagli altri: le capacità dei nostri portavoce, la nostra buona fede, il tutto rafforzato dalla nostra fedina penale intonsa, ci rende dei marziani al confronto del Pd+-L con il loro Mose, L’Expo, MafiaCapitale, etc. — insomma una Manipulite perpetua -; ma la mancata indulgenza, le forme di intransigenza interna, il fondamentalismo più ottuso ci rendono a volte più simili all’ISIS che non allo strumento di democrazia che sognamo. Non è così che deve andare. Dobbiamo ripensare il nostro rapporto con gli altri, e ripensarci come organizzazione interna.
Abbiamo anche confuso la centralità della rete, sacrosanto dogma da noi sposato, con la centralità del sito www.beppegrillo.it. Questo è un errore tattico che diventa persino strategico: abbiamo demandato ad un sito soltanto, quel che fino a poco prima delle elezioni facevano centinaia di siti e meetup, diminuendo la nostra potenza di fuoco. Ci siamo legati le braccia da soli, e per chi sta sul territorio come sono stato io, per chi lavora in cambusa, per dirlo alla marinara, è un pò come legarsi le mani: con cosa le peli le patate? Non è così che deve andare. Anche gli strumenti, non ultimo quelli di sondaggio su realtà locali, devono essere molto più diffusi e capillari, anche fluidi, come fluida è la rete stessa, come fluidi ci siamo pensati sin dall’inizio.
Cafarotti aveva già presentato le dimissioni davanti all’assemblea degli attivisti dopo aver invitato a parlare in assemblea due componenti di Occupypalco all’indomani dell’espulsione comminata dal blog di Beppe Grillo.
Le dimissioni erano state respinte quasi all’unanimità .
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 28th, 2018 Riccardo Fucile
VERREBBE SOTTRATTO UN MILIONE DI EURO ALLA CARITAS CHE LI DESTINA PER AIUTARE I SENZATETTO E I BISOGNOSI
Il Comune di Roma vuole prendersi le monetine che vengono ogni giorno gettate dai turisti nella
Fontana di Trevi. Lo riporta un articolo del Corriere della sera.
Soldi che finora sono andati alla Caritas romana per aiutare i senzatetto e i più bisognosi
Ma dal primo aprile tutto potrebbe cambiare: secondo la memoria della giunta capitolina firmata lo scorso ottobre da Luca Bergamo, vicesindaco, e Laura Baldassarre, assessore alla Comunità solidale e Scuola, i soldi dei turisti dovrebbero finire al Comune per finanziare vagamente “progetti di assistenza e solidarietà “.
Una rivoluzione epocale che la Caritas per ora preferisce non commentare, “almeno finchè non ci nsaranno comunicazioni ufficiali”.
Anche perchè potrebbero essere in corso accordi fra l’ente fondato da don Luigi Di Liegro e il Campidoglio per far avere ai poveri della Capitale, attraverso la Caritas, almeno parte dei proventi della Fontana più famosa del mondo.
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2018 Riccardo Fucile
AVEVA ACCUSATO IL CONSIGLIERE COIA DI ESSERE VICINO AI TREDICINE
Era nell’aria da tempo e oggi c’è l’ufficialità : in un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa DIRE l’assessore al Commercio Adriano Meloni annuncia che lascerà a breve la Giunta Raggi.
L’assessore, in rampa di lancio da molti mesi, aveva accusato il consigliere Coia, presidente della Commissione Commercio, di essere troppo vicino ai Tredicine coniando il neologismo “Coidicine” e successivamente si era scusato
Nell’intervista rilasciata alla DIRE Meloni conferma quanto anticipato oggi dal Messaggero, ovvero che potrebbe rimanere come delegato al Turismo nella Giunta Raggi.
Sulla data, però, Meloni smentisce di essere pronto ad andare via ad aprile: «Non c’è ancora una data, si tratta di stabilire un percorso e di portare a compimento alcuni temi del commercio che voglio concludere, tra cui il Tavolo per il decoro, il Regolamento per la Città storica, il Prip e anche le delocalizzazioni. Questi sono i grossi temi che stiamo portando avanti».
Meloni ha anche fatto sapere che non sarà Leonardo Costanzo il suo successore in Giunta. Ma ha anche detto di non sapere chi sarà il suo successore.
Secondo il Messaggero anche Alessandro Gennaro, l’assessore alle partecipate protagonista del caso Roma Multiservizi, sarebbe in rampa di lancio.
(da “NextQuotidiano”)
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