Gennaio 27th, 2014 Riccardo Fucile
MAPPATURA IMPOSSIBILE, MANUTENZIONI LUMACA, SICUREZZA INESISTENTE: RENZI PROMETTE DI SPENDERE 5 MILIARDI DI SOLDI NON SUOI, I SOLITI FONDI EUROPEI CHE VENGONO DIROTTATTI A SECONDA DEL BLUFF DEL MOMENTO
Cinque miliardi. Matteo Renzi, segretario del Pd, lancia il suo affondo su uno dei più gravi e urgenti
problemi da risolvere: la sicurezza delle scuole frequentate ogni giorno da otto milioni di studenti. Intervistato dal Tg3 chiede «cinque miliardi di investimenti per ristrutturare gli edifici». Ma non solo. Precisa che «l’Europa deve accettare» che l’investimento resti «fuori del patto di stabilità ».
È la stessa strada percorsa dal governo Letta che a fine dicembre aveva annunciato di aver recuperato oltre 6 miliardi di fondi europei non spesi che correvano il rischio di perdersi.
La novità è la destinazione. Renzi chiede che cinque miliardi vadano per intero alla ristrutturazione delle scuole.
Senza dividere le somme in mille capitoli diversi, un po’ al turismo, un po’ al lavoro e così via come è sempre accaduto finora.
L’incapacità di affrontare sul serio l’emergenza è tale che da quasi venti anni il Miur lavora alla mappatura completa degli interventi urgenti da fare nelle scuole, un’altra tela di Penelope infinita a cui mancano ancora troppi dati mentre quelli che sono stati inviati con il tempo finiscono per essere superati, e quindi inutili.
Il Miur ha pubblicato soltanto una volta una parte dei dati a sua disposizione, nell’autunno del 2012 quando ministro era Francesco Profumo.
Le cifre raccontano quello che vivono ogni giorno gli studenti sulla loro pelle.
Il 4% degli edifici è stato costruito prima del 1900. E la maggior parte, il 44% delle scuole, in un periodo che va dal 1961 al 1980.
Solo il 17,7% degli edifici è in possesso del certificato di prevenzione incendi.
Il 33% non possiede un impianto idrico antincendio; un edificio su due non ha una scala interna di sicurezza; quattro su dieci non hanno la dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico. Ancora più serio è l’allarme sismico, quasi 4 edifici su 10 sono in zone ad alto rischio.
Se i dati del ministero si fermano qui, altre associazioni tentano ogni anno di restituire una fotografia ancora più dettagliata dello «scuolicidio», la distruzione lenta e costante degli istituti con indagini a campione.
Secondo il rapporto 2013 di CittadinanzAttiva in una scuola su sette ci sono lesioni strutturali evidenti, presenti in gran parte sulla facciata esterna dell’edificio, il 20% delle aule presenta distacchi di intonaco: muffe, infiltrazioni e umidità sono stati rilevati in quasi un terzo dei bagni (31%) e in un’aula e palestra su quattro. Il 39% delle scuole presenta uno stato di manutenzione del tutto inadeguato molto in aumento rispetto al 2012 quando erano il 21%.
Più della metà delle scuole non possiede il certificato di agibilità statica, oltre 6 su 10 non hanno quello di agibilità igienico sanitaria, altrettante non hanno quello di prevenzione incendi.
Solo un quarto delle scuole è in regola con tutte le certificazioni.
Temperature ed aerazione non sono adeguate nella gran parte delle aule, visto che il 51% di esse è senza tapparelle o persiane e il 28% ha le finestre rotte. Il 10% delle sedie e dei banchi è rotto e in oltre un terzo dei casi (39%) gli arredi non sono a norma, adeguati ad esempio all’altezza degli alunni.
Legambiente ha analizzato anche le disparità tra le diverse parti d’Italia.
Dal rapporto Ecosistema Scuola 2013 emerge che se Trento, Prato e Piacenza sono i primi tre capoluoghi di provincia per qualità dell’edilizia scolastica, bisogna invece arrivare alla 23esima posizione per trovare il primo capoluogo di provincia del Sud che è l’Aquila, seguito da Lecce alla 27esima posizione.
Flavia Amabile
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Novembre 21st, 2013 Riccardo Fucile
“L’ITALIA UTILIZZA CONTRATTI DI LAVORO A TERMINI CONTINUATIVI CHE DURANO ANNI E LASCIANO I DOCENTI ETERNI PRECARI”… E GLI STIPENDI VANNO ADEGUATI
L’Italia rischia una multa di minimo 10 milioni di euro dall’Europa per i precari della scuola, che
rappresentano un esercito di 130 mila persone, secondo Cgil Cisl e Uil, addirittura di 137 mila secondo l’Anief.
L’altolà è arrivato ieri da Bruxelles, dove è stata aperta una procedura di infrazione per il mancato rispetto da parte del nostro Paese della direttiva sul lavoro a tempo determinato. L’Italia, scrive la Commissione Ue nella lettera di messa in mora, utilizza i supplenti con contratti a termine «continuativi», che durano anche molti anni e li lasciano così «in condizioni precarie nonostante svolgano un lavoro permanente come gli altri».
Non solo: anche gli stipendi vanno adeguati, visto che i precari «svolgono lo stesso lavoro ma hanno un contratto diverso» rispetto agli immessi già in ruolo.
A questo punto, l’Italia ha due mesi di tempo per rispondere alla Commissione europea altrimenti la procedura verrà portata davanti alla Corte di giustizia europea che, nel caso di condanna e mancato rispetto della sentenza, può sanzionare il nostro Paese con multe che vanno da un minimo di circa 10 milioni e possono salire (da 22mila a 700mila euro) per ogni giorno di ritardo nel pagamento.
LA LINEA DI DIFESA DEL MIUR
Il ministero dell’Istruzione ha già pronta la sua linea di difesa per rispondere al monito dell’Ue: «Spiegheremo la particolarità delle mansioni svolte dal personale della scuola in considerazione delle esigenze del territorio e di funzioni specifiche come quella del sostegno — spiegano da viale Trastevere —. Sarà pure ricordato che non si può prescindere da una rigidità nell’obbligo di garantire a tutti il diritto all’istruzione imposto dalla Costituzione e neppure dalla forte variabilità della domanda dettata da una pluralità di fattori, immigrazione inclusa».
Ai commissari Ue sarà anche sottolineato che sulla questione si sta lavorando: «Aver trasformato le graduatorie fisse in graduatorie ad esaurimento è una scelta destinata a sgonfiare le sacche del precariato e non certo ad alimentarle – scriveranno i tecnici ministeriali a Bruxelles -. E le assunzioni in ruolo decise con il recente decreto istruzione contribuiranno a riportare a un livello fisiologico il ricorso ai precari».
Se queste spiegazioni basteranno alla Commissione, la procedura si fermerà , altrimenti passerà alla Corte di giustizia, con il rischio di condanne pesanti.
SINDACATI IN TRINCEA
I sindacati rivendicano l’intervento dell’Europa sulla vicenda precari.
«La Flc-Cgil, oltre ad essere stata protagonista delle tanti mobilitazioni, ha promosso un ricorso alla Corte di giustizia europea -ricorda il segretario Domenico Pantaleo -. Adesso il governo metta in campo un piano pluriennale che consenta la stabilizzazione dei precari andando oltre gli stessi contenuti della legge sull’istruzione recentemente approvata dal Parlamento».
Anche l’Anief l’anno scorso aveva presentato a Bruxelles e Strasburgo una denuncia, a nome di migliaia di precari, proprio per la reiterata violazione nel pubblico impiego della direttiva comunitaria 1999/70/CE.
«Dopo la messa in mora dell’Italia sul personale Ata della scuola, quello di oggi è un altro segnale importante», dice il presidente Marcello Pacifico.
Incalza pure la Uil: «Nonostante i continui richiami, la risposta data con il piano di immissioni in ruolo è —osserva il segretario Massimo Di Menna — una soluzione parziale perchè ci sono ancora posti in organico di diritto coperti con contratti annuali reiterati di anno in anno. La soluzione — ribadisce Di Menna- è nell’organico funzionale».
Stabilizzare i rapporti di lavoro, secondo la Cisl, risolverebbe anche gli aspetti economici su cui interviene la Commissione Ue: «Chi è assunto a tempo indeterminato- sottolinea il segretario Francesco Scrima — può far valere anche ai fini economici l’anzianità accumulata con il lavoro precario, come da sempre avviene quando si entra in ruolo».
Mentre l’Ugl sottolinea: «I contratti a tempo determinato dovrebbero trovare applicazione solo in caso di supplenze brevi e saltuarie.
Il monito dell’Ue -conclude il segretario Giuseppe Mascolo — non resti inascoltato».
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Settembre 22nd, 2013 Riccardo Fucile
TRA I PEGGIORI ANCHE PER GLI SCATTI DI CARRIERA… IL TOP IN LUSSEMBURGO, DATO PEGGIORE IN BULGARIA
La vita dei professori, anche finanziariamente parlando, non è la stessa in ogni Paese.
L’Europa presenta al suo interno differenze incredibili di stipendi per il corpo docente che vanno decisamente al di là dei divari del livello economico e dello stesso Pil pro capite.
E rispecchiano la differente considerazione in cui è tenuta la professione — e più in generale il mondo della scuola — in ogni Stato.
Si passa da una media per il secondario di 4.780 euro annui in Bulgaria, da sottolineare lordi, che sono una miseria pure in quel Paese, per arrivare ai massimi del Lussemburgo, dove un prof del liceo viaggia su una media di 104.049 euro, che sono tanti anche per il ricco Granducato. L’Italia si posiziona nella fascia bassa, caratterizzata tra l’altro, rispetto alla stragrande maggioranza degli altri Paesi europei, da un aumento molto ridotto e lentissimo dello stipendio durante la carriera.
I dati più affidabili nel settore provengono da uno studio di Eurydice, organismo che dipende dalla Commissione europea, che ha pubblicato nei mesi scorsi un rapporto comparativo per le remunerazioni dei docenti.
I dati sono ritornati a galla negli ultimi giorni in Francia: lì i media si stanno scatenando sul livello troppo basso degli stipendi nel Paese, addirittura più bassi, si sottolinea, rispetto all’Italia.
Lo studio di Eurydice sottolinea come in tanti Stati europei, a partire dall’anno scolastico 2009-2010, i salari nelle scuole siano stati congelati o addirittura ridotti, a causa della crisi.
Ma prima di passare in rassegna i diversi livelli di stipendio, alcune avvertenze: si tratta di dati relativi all’anno scolastico 2011-2012.
Sono cifre lorde: vanno tolte le imposte, equivalenti alla nostra Irpef, che variano da Paese a Paese.
Si tratta di statistiche espresse in Spa, lo standard di potere d’acquisto.
Quindi, filtrate rispetto al costo della vita: così si spiegano anche alcune sorprese, come il sorpasso dell’Italia rispetto alla Francia, dove il costo della vita è superiore.
Infine, si prendono in considerazione i docenti di ruolo e non quelli precari, che rappresentano un grosso problema (ma non solo) in Italia. E un vero e proprio esercito…
Ebbene, nel nostro Paese, secondo le indicazioni di Eurydice, il salario medio annuo della secondaria (superiore, alle medie si scende lievemente) si posiziona a quota 30.431 euro, ma si segnala che il livello massimo raggiunto è di 34.867 (partendo da un minimo di 23.048).
Ma i massimi di stipendio sono toccati solo dopo 34 anni di anzianità .
Per quanto riguarda la Francia, il livello minimo della secondaria è di 28.666, ma si può arrivare a 47.610 per il secondario superiore.
Anche in questo caso ci vuole tempo per raggiungere gli stipendi più alti, tra i 20 e i 30 anni, meglio comunque dell’Italia.
I Paesi europei dove ci vogliono almeno 34 anni di anzianità per raggiungere lo stipendio più alto sono, oltre all’Italia, Spagna, Ungheria, Austria, Portogallo e Romania, mentre ce ne vogliono appena dieci in Danimarca, Regno Unito ed Estonia.
Come abbiamo visto, gli insegnanti più poveri si ritrovano in Bulgaria, appena 4.780 euro annui lordi in media per il secondario.
Bassi i salari dello stesso ciclo di studi anche in altri Paesi dell’Europa centro-orientale: Romania (5.078), Lettonia (9.216), Ungheria (9.448), Estonia (9.520) e Slovacchia (9.605).
Niente rispetto ai 104.049 del Lussemburgo…
A seguire, nei primi posti, ci sono la la Danimarca (70.097) e l’Austria (57.779).
E poi la Finlandia (49.200), che per il parametro Pisa, che a livello dei Paesi Ocse, i più industrializzati, misura la qualità formativa degli studenti, figura sempre al primo posto a livello mondiale.
Seguono: Belgio (48.955), Regno Unito (44.937), Svezia (35.948).
Tutti meglio dell’Italia. Due casi a parte sono la Germania e la Spagna, dove gli stipendi, oltre che per l’anzianità , differiscono molto anche secondo la regione.
In Germania, ad esempio, i salari sono ancora decisamente più bassi nell’Est e a Berlino rispetto all’Ovest.
A livello nazionale per il liceo si passa da un minimo a inizio carriera di 45.400 euro fino ad arrivare a 64.000.
In Spagna, invece, si passa da 33.000 a 46.000, comunque decisamente al di sopra dell’Italia. Pur trattandosi di un Paese i generale con un Pil pro capite e stipendi in media inferiori ai nostri. E afflitto (pure lui) da una crisi terribile.
Leonardo Martinelli
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Settembre 9th, 2013 Riccardo Fucile
APPROVATO L’ATTESO DECRETO LEGGE SULLA SCUOLA PUBBLICA: ATTENZIONE AGLI INSEGNANTI DI SOSTEGNO (26.000 POSTI), PROVVEDIMENTI ANCHE IN MATERIA DI LIBRI DI TESTO, EDILIZIA SCOLASTICA, WIRELESS… OPERAZIONE DA 400 MILIONI DI EURO FINANZIATA DALL’ACCISE SUGLI ALCOLICI
Un nuovo piano triennale di assunzioni da 69mila posti, con particolare attenzione per gli insegnanti
di sostegno. Interventi sull’edilizia e il dimensionamento scolastico, con 15 milioni di euro per la connettività wireless delle aule.
E ancora: provvedimenti sul carolibri, borse di studio, immediata abolizione del bonus maturità e estensione del permesso di soggiorno per periodi di studio.
Sono questi alcuni dei punti contenuti dall’atteso decreto legge sulla scuola, approvato oggi dal Consiglio dei ministri e presentato in conferenza stampa dal premier Enrico Letta.
Un’operazione da 400 milioni di euro complessivi, come annunciato dal ministro della Pubblica Istruzione, Maria Chiara Carrozza, che ha anche spiegato che la copertura verrà dall’accisa sugli alcolici.
Nuovo piano di assunzioni da 69mila posti
Il passaggio fondamentale, e più atteso, è quello che riguarda il nuovo piano triennale di assunzioni all’interno della scuola.
Il decreto prevede immissioni in ruolo per gli anni 2014-2016 da circa 69mila posti per i docenti, e e 16mila posti per gli ausiliari tecnici e amministrativi (Ata).
Numeri insufficienti a risolvere l’emergenza precariato, ma comunque superiori a quelli degli ultimi anni.
Particolare attenzione viene riservata agli insegnanti di sostegno, cui spetteranno 26mila nuove immissioni in ruolo nei prossimi tre anni.
Il Ministero — del resto — aveva già anticipato al fattoquotidiano.it di voler puntare molto sui docenti di sostegno nei prossimi anni, anche per dare un’ulteriore possibilità di sbocco ai tanti precari che affollano graduatorie e concorsi.
Ad agosto Carrozza aveva anche annunciato l’imminente partenza di un nuovo corso di specializzazione sul sostegno.
Il premier Letta ha anche annunciato “l’inizio della soluzione” del problema delle immissioni in ruolo del personale Ata, bloccate dal declassamento dei docenti inidonei.
Misure per famiglie e studenti
La prima parte del decreto legge recante “misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca” è dedicata alle famiglie e agli studenti.
Carrozza afferma che “gli studenti potranno utilizzare liberamente libri di testo delle edizioni precedenti”.
E il Ministero assegna ai dirigenti scolastici il compito di vigilare sul rispetto dei tetti di spesa imposti per l’elenco dei volumi da adottare.
Annunciata anche la creazione di una rete interscolastica per il comodato d’uso, una misura che affiancherà le borse di studio già previste in base al reddito: il Ministero assegnerà direttamente alle scuole la somma di 2,7 milioni di euro nel 2013 e 5,3 milioni nel 2014 per l’acquisto, anche tra reti di scuole, di libri adottati dal collegio dei docenti, ovvero dispositivi per la lettura di contenuti digitali, da concedere in comodato d’uso ad alunni individuati sulla base dell’indicatore Isee.
A partire dal 2014, inoltre, verrà consolidato il Fondo per le borse di studio per gli studenti universitari. In più, vengono stanziati 15 milioni per il 2014 per garantire “ai capaci e meritevoli ma privi di mezzi il raggiungimento dei più alti livelli di istruzione”.
I fondi, ha spiegato Carrozza, saranno assegnati sulla base di graduatorie regionali e serviranno per coprire le spese di trasporto e ristorazione. Potranno accedere alle erogazioni gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado.
Edilizia e dimensionamento
Il decreto contiene anche provvedimenti sull’edilizia scolastica: per favorire interventi straordinari di ristrutturazione e messa in sicurezza di istituti scolastici, nonchè per favorire la costruzione di nuove scuole, le Regioni possono stipulare mutui trentennali con la Bei, la banca di sviluppo del consiglio d’Europa e la Cassa Depositi e prestiti. Sono stanziati contributi pluriennali per 40 milioni di euro annui per la durata dell’ammortamento del mutuo, a partire dal 2014.
Ci sono norme anche sul dimensionamento delle scuole, per ottemperare alle recenti sentenze della Corte costituzionale e venire incontro alle richieste delle Regioni. Stanziati anche 15 milioni di euro per la connettività wireless delle aule; altri fondi saranno destinati all’apertura pomeridiana delle scuole.
Università : più borse di studio, via il bonus maturità
Per quel che riguarda le università — oltre al consolidamento delle borse di studio (per cui sono state stanziati 100 milioni di euro) — spicca l’immediata abolizione del contestato bonus maturità .
Nella tornata di test d’ingresso alle facoltà a numero chiuso in corso in questi giorni non si terrà dunque conto del voto conseguito all’esame di Stato, come inizialmente sarebbe dovuto essere.
Secondo il decreto ministeriale firmato lo scorso giugno, un 100 e lode sarebbe valso fino a 10 punti di chi è andato sotto l’80, ma il Ministero ha deciso di fare marcia indietro e abolire il bonus.
“Una misura che aveva creato solo sperequazioni”, ha detto il ministro Carrozza. Che ha però aggiunto che nei prossimi tempi si penserà “a valorizzare in qualche maniera il curriculum scolastico, magari con borse di studio”.
Sulla questione di una possibile eliminazione del numero chiuso nelle università il ministro Carrozza si mantiene invece prudente: ”Il tema del numero programmato è un tema complessivo, ma necessita di una riflessione e sicuramente il decreto non è la sede adatta”.
Novità anche per i medici specializzandi: l’importo dei loro contratti sarà determinato a cadenza triennale e non più annuale a partire dall’anno accademico 2013/2014.
Mentre l’ammissione alle scuole di specializzazione “avverrà sulla base di una graduatoria nazionale”.
Nuovo concorso per dirigenti scolastici
Cambia la procedura di assunzione dei dirigenti scolastici: saranno selezionati annualmente attraverso un “corso-concorso di formazione della Scuola nazionale dell’Amministrazione”.
“Nel frattempo — si legge nel documento del Miur — le Regioni in cui i precedenti concorsi per dirigenti scolastici non si sono ancora conclusi, per garantire il regolare avvio dell’anno scolastico, saranno assegnati incarichi temporanei di presidenza a reggenti, assistiti da docenti incaricati”.
Altri provvedimenti
Tra gli altri provvedimenti del decreto, ci sono anche l’ingresso gratuito ai musei per i docenti (per implementare la loro formazione); la reintroduzione della geografia negli istituti tecnici e professionali; l’estensione dell’orientamente al penultima anno di scuola secondaria, e anche alle scuole medie; borse di studio da sei milioni di euro per l’alta formazione coreutica; estensione del permesso di soggiorno per tutta la durata dei periodi di studio (“una misura molto importante per aumentare l’attrattività formativa dell’Italia”, ha detto il premier Letta); divieto dell’uso della sigaretta elettronica nei locali chiusi e aperti delle scuole; un investimento di 15 milioni per la lotta alla dispersione scolastica; un’infornata di 200 ricercatori, tecnologi e personale di supporto alla ricerca all’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
Premier e ministro hanno salutato con soddisfazione l’approvazione del decreto.
Ma nel testo, come previsto nei giorni scorsi, mancano alcune questioni che restano irrisolte: non dovrebbe ancora essere stata trovata una soluzione per i cosiddetti “quota 96“, i pensionandi bloccati dalla riforma Fornero.
In sospeso anche il nodo della riapertura delle graduatorie d’istituto per le supplenze in favore dei nuovi abilitati dal Tirocinio Formativo Attivo (Tfa), su cui dal ministro sono arrivati cenni d’apertura negli ultimi giorni.
Da verificare in che termini il decreto intervenga sulla cancellazione del blocco quinquennale per i contenuti dei libri di testo e sull’introduzione dei libri digitali; e come sia stata risolta la grana delle assunzioni del personale Ata, bloccate dal declassamento dei docenti inidonei, per cui il premier Letta ha annunciato “l’inizio della soluzione”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 9th, 2013 Riccardo Fucile
STAGE PRE-MATURITA’, STOP A BONUS… L’ITALIA NON DOVRA’ PIU’ SFORNARE UN LAUREATO CHE NON HA MAI LAVORATO: DAL 2014 I TIROCINI FORMATIVI DA 400 EURO IN AZIENDA… I PRECARI VERRANNO STABILIZZATI, ABBASSARE I COSTI PER GLI STUDENTI
Maria Chiara Carrozza, ministro dell’Istruzione, scende dal palco della Festa nazionale del Pd e
dice: “Con il prossimo Consiglio dei ministri aboliremo il bonus maturità , i dieci punti che l’esame di Stato regala a ogni studente promosso bene. Si sa, servono per la valutazione di un test d’accesso universitario che ne vale cento”.
“L’abbiamo guardato da tutte le parti, ho insediato una commissione tecnica apposta, abbiamo capito che è difficile introdurre un premio che garantisca giustizia. Sono giunta alla conclusione che sia impossibile. Abbiamo provato a cambiare il bonus a giugno, a renderlo più equo, adesso è l’ora di fermarci. Per i test del 2014 il bonus maturità non ci sarà . La commissione ministeriale, in un secondo momento, ci dirà qual è il modo migliore per premiare gli studenti più efficaci delle scuole superiori”.
Ministro, il bonus maturità è solo una parte dei sempre più contestati test d’accesso alle facoltà a numero chiuso. Quando affronterà la questione?
“Ho chiesto spiegazioni sulle segnalazioni. Sui test d’ingresso ci vuole una valutazione seria e ponderata. Oggi registro che una selezione esiste in molti paesi europei, dovremo parlarne”.
Lunedì ci sarà il primo Consiglio dei ministri del governo Letta dedicato interamente alla scuola, all’università , alla ricerca. Che novità registreremo?
“Sono sempre dell’idea che i risultati prima si portano a casa e poi si annunciano. Siamo in una fase politica delicata. Diciamo che i tre temi sono: abbassare il costo dell’istruzione per gli studenti…”.
Il prezzo dei libri è salito ancora del sei per cento, prevedete un nuovo calmiere?
“Ci stiamo lavorando, come stiamo lavorando a un pacchetto trasporti, bus e treni, per gli studenti. Iniziamo a introdurre un welfare scolastico”.
Il secondo punto, immaginiamo, sono gli insegnanti. La Cgil ha detto che non accetterà scambi tra un aumento salariale e un innalzamento delle ore lavorate. Vuol dire che un po’ di soldi per gli insegnanti ci sono?
“Questo lo vedremo alla fine. Dico solo che il nostro ministero è l’unico che non ha subito tagli legati alla compensazione per togliere l’Imu, e questo dice dell’attenzione del governo per scuola e università . Dico anche che vogliamo introdurre un numero consistente di insegnanti di sostegno, visto l’aumento del numero degli studenti disabili o comunque bisognosi di un’attenzione speciale”.
Le prime bozze del futuro decreto parlavano di 27 mila insegnanti di sostegno da assumere e 44 mila in totale.
“In generale stabilizzeremo i precari cercando di avvicinare l’organico di diritto della scuola all’organico di fatto. Chi ha insegnato a lungo deve poter essere assunto”.
Questo ragionamento ribalta l’impostazione del suo predecessore Profumo, che voleva un ingresso di insegnanti giovani. Che ne sarà del concorsone pubblico?
“Non bandirò più un concorso pubblico per assumere docenti in queste condizioni. In Toscana e Lazio le commissioni non hanno concluso il lavoro, altrove mancavano classi di concorso, mancavano discipline. Prima di pensare a nuovi concorsi dobbiamo ridare certezza a chi già nella scuola lavora”.
È vero che vuole cambiare l’esame di maturità ?
“Vorrei cambiare l’approccio all’esame di maturità , la filosofia degli ultimi due anni di studi superiori. Introdurremo l’orientamento universitario già dal quarto anno di superiori, alla fine del quarto anno uno studente dovrà essere già entrato in un ateneo e aver fatto stage in aziende, società , enti pubblici. Priorità per gli studenti di istituti tecnici e professionali. Oggi un diciannovenne arriva all’estate della maturità e non sa nulla del suo futuro, delle sue reali attitudini. Anche per questo ho confermato ad aprile, prima della maturità , il test di ammissione alle facoltà universitarie”.
Vuole un’alleanza scuola-lavoro già ai 17 anni. E per l’universita?
“L’Italia non dovrà mai più sfornare un laureato che a 25 anni non ha mai fatto un lavoro, neppure il cameriere. Le multinazionali oggi assumono laureati su tre criteri: primo, chi ha chiuso l’università in tempo. Secondo, chi ha fatto l’Erasmus. Terzo, chi ha fatto stage o lavori. Con il decreto del Fare abbiamo già introdotto i tirocini formativi da 400 euro al mese in azienda. Metà li paga lo Stato, metà il privato. Inizieremo nel 2014”.
Il terzo punto in Consiglio dei ministri sarà la programmazione. Che oggi vuol dire avere scuole sicure e moderne
“L’edilizia scolastica è un argomento che sta a cuore al presidente Napolitano, l’ho appena incontrato. Abbiamo messo a bilancio, insieme all’Inail, 450 milioni, e tutte le regioni hanno preparato i loro piani. In Sicilia gli enti locali lasceranno gli edifici in cui pagano un affitto per spostare le attività in strutture completamente nuove”.
In questa nuova attenzione al rapporto scuola-lavoro, prevede novità per gli istituti professionali?
“Voglio reintrodurre la geografia, tagliata per motivi di bilancio. In particolare la geografia economica”.
In questa estate ha detto solo cose di sinistra, ministro: le bocciature devono essere pochissime, i compiti per l’estate non servono granchè. Non è che vuole rimettere sulla targa del ministero dell’Istruzione la parola “pubblica”?
“Pubblica è un aggettivo bellissimo, che sento molto mio. Io sono il ministro della Pubblica istruzione”.
Corrado Zunino
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Settembre 6th, 2013 Riccardo Fucile
IL LIMITE E’ SOLO SULLA CARTA… TESTI “CONSIGLIATI” DI FATTO OBBLIGATORI
Il caro libri non dovrebbe esserci perchè il ministero ha preso tutte le misure idonee affinchè
il fenomeno non si verifichi.
Anzi, ha addirittura bloccato i tetti di spesa. Eppure se vi disponete a comprare i libri per i vostri figli, vi accorgete che la batosta è dietro l’angolo e il mercato non sta a sentire prediche di sorta.
Cominciamo la storia dall’inizio.
Il ministero ha introdotto dei tetti di spesa per l’acquisto dei libri scolastici fin dal 1999, tempi del ministro Luigi Berlinguer: tabelle rigorose fissano le colonne d’Ercole della spesa per tutte le classi, dalla prima media fino all’ultimo anno delle superiori con un margine di tolleranza del 10%.
Il tetto può essere adeguato ogni anno all’aumento dell’inflazione, ma il ministro Maria Chiara Carrozza quest’anno l’ha tenuto sui livelli dell’anno scorso.
Eppure i prezzi aumentano, perchè lo sforamento del tetto è all’ordine del giorno: in parte dovuto ad un sotterfugio, quello dei libri «consigliati» che di fatto diventano obbligatori perchè fanno al differenza tra chi ce l’ha e chi no.
Ma soprattutto si sfora perchè le leggi (molte leggi) sono come le grida manzoniane contro i bravi: ci sono ma nessuno le rispetta, tanto non succede nulla.
Il sito Skuola.net ha provato a indagare e ha spulciato nelle liste delle adozioni dei testi. Intanto ha rilevato che mentre per tutto il sistema scolastico esiste un ampio open data (gli iscritti, le scuole, i docenti, la spesa, eccetera), accedere ai dati sulle adozioni è complicato: ogni quattro tentativi il sistema ti butta fuori.
Vuoi fare una indagine?
Armati di pazienza e rientra ogni volta che ti espellono.
«E così – dice Daniele Grassucci direttore del sito – siamo riusciti con grande fatica a monitorare 100 scuole in 10 città e abbiamo rilevato che il 20% ha sforato il tetto, impunemente, e il 30% non è andato oltre il limite tollerato del 10% ma comunque oltre la cifra base prevista».
Possibile? Il ministero fa sapere che le direzione scolastiche regionali sono obbligate a monitorare il fenomeno e stanno lì come il Minosse dantesco che «giudica e manda secondo che avvinghia», ma poi non hanno strumenti sanzionatori, e tanti saluti a chi ha innalzato tetti e cupole (ma non sarebbero più del 5-10% secondo il ministero).
E, in ogni caso – dicono sempre da Roma – esistono i fondi per il diritto allo studio affidati dal governo alle Regioni, per venire incontro alle famiglie che non ce la fanno a comprare i libri e questo fondo è stato incrementato (il decreto è in via di pubblicazione) di 69 milioni. Se c’è il problema, dunque, c’è anche l’aiuto pubblico.
Esiste poi, da tempi immemorabili, l’antico sistema di rivolgersi all’usato. Ma da qualche anno anche quest’arma è spuntata.
Nel 2009, infatti, la riforma Gelmini ha cambiato la fisionomia della scuola italiana ed è del tutto logico che ciò che andava bene prima non è più andato bene poi.
Il ministro Gelmini si è premurata di porre rimedio imponendo che un libro adottato tale dovesse rimanere per 5 anni (scuola media) o addirittura 6 (scuola superiore) e che dal 2012 sarebbe arrivato il libro digitale a sovvertire tutto il mercato, con sgravi importanti per le famiglie.
Francesco Profumo, subentratole al ministero, ha rivisto questa norma: ha rimosso il blocco dei 5 e 6 anni ma ha introdotto l’obbligo – sia pur spostato all’anno scolastico 2014/15 – di libri solo digitali a iniziare dalle prime classi dei vari ordini di scuola (prima media, prima superiore).
L’idea era quella di dare prodotti più evoluti e molto meno cari, ma la norma di Profumo è stata impugnata al Tar dagli editori ed è ancora nel Limbo.
Non è certo, tuttavia, che possa produrre un abbassamento della spesa, perchè se il libro digitale non ha il costo della carta, ha quello dei diritti d’autore dei contenuti digitali e l’Iva che dal 4 passa al 21 per cento. In tutto questo una cosa è certa fin da ora: l’usato potrà tranquillamente andare al macero.
Raffaello Masci
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Settembre 3rd, 2013 Riccardo Fucile
I PREZZI DI COPERTINA CONTINUANO A SALIRE, AUMENTA ANCHE IL CORREDO TRA DIARI E CANCELLERIA… E NEL 2014 VERRA’ ABOLITO L’OBBLIGO DI ADOTTARE SOLO TESTI CHE MANTENGONO IL CONTENUTO INVARIATO PER 5 ANNI
Il ministro Maria Chiara Carrozza lo ha annunciato su Twitter: “Abbiamo deciso di non
emanare il decreto sulla rimodulazione dei tetti di spesa sui libri di testo scolastici all’inflazione”.
Che significa: nessun aumento del limite entro cui devono rientrare tutti i volumi obbligatori (non quelli ‘consigliati’, però) da acquistare per l’anno scolastico.
Un provvedimento importante, che è stato accolto con soddisfazione anche dal movimento studentesco Studicentro: ”E’ una scelta che condividiamo e che va nella giusta direzione”.
Eppure, i costi per l’educazione continuano a salire. I docenti per stilare gli elenchi attuali si sono riuniti a maggio, e lo hanno fatto in base ai tetti dell’anno scorso (poi confermati). In conto, però, hanno messo un aumento pari al tasso di inflazione programmata (1,5%), per “salvaguardare i diritti patrimoniale dell’autore e dell’editore” (come recita il decreto ministeriale del 2 luglio).
“Peccato che gli stipendi degli statali siano bloccati ormai da tre anni”, commenta Rosalba Di Placido, responsabile nazionale Scuola del Codacons.
Così l’aumento c’è stato, anche superiore alle aspettative.
Secondo Federconsumatori, nel 2013 mediamente per libri e dizionari si spenderanno 521,00 euro per ogni ragazzo, il 2,8% in più rispetto allo scorso anno.
Per alcune classi, però — specifica la nota -, gli aumenti sono più marcati, e raggiungono anche il 5-6%.
E’ quanto si riscontra anche con una prova empirica: basta confrontare gli elenchi dei libri di testo appena pubblicati con quelli dell’anno scorso, prendendo a campione classi e scuole diverse in giro per l’Italia.
Per quel che riguarda l’istruzione secondaria, confrontando tre licei classici, scientifici e tecnici a Milano, Roma e Palermo si scopre un incremento medio di circa 13 euro, equivalente al 4,5%.
La situazione non cambia per l’istruzione secondaria di primo grado: qui in tre scuole medie fra Bologna, Firenze e Bari l’aumento medio risulta essere di 8,50 euro (ovvero del 5,5%).
Dati in linea anche con le stime fornite dal Codacons, che parla di un incremento medio del 5% per i libri. E conclude: “Purtroppo non ci si può far nulla”.
In realtà , la legge prevede che la delibera collegiale sulla dotazione libraria sia soggetta a successivo controllo amministrativo: se l’elenco sfora il tetto previsto ci si può appellare ai revisori dei conti. Ma è consentita una ‘tolleranza’ del 10%.
Dunque il ricorso è utile solo nei casi più eclatanti (“abbiamo ricevuto qualche segnalazione dal nord Italia di aumenti anche del 40%”, fa sapere il Codacons); ma “non per tutti questi incrementi diffusi, minori in termini di percentuale ma ugualmente incidenti“.
Poi ci sono i costi accessori. Anche qui Federconsumatori ha fatto i conti: quest’anno il ‘corredo’ scolastico costerà il 2,4% in più, passando in media da 488 a 499,50 euro. Ad aumentare sono soprattutto astucci, diari e zaini di marca, il cui prezzo sale anche del 4% nei supermercati (che però si mantengono comunque più competitivi rispetto alle cartolerie).
Per il 2013/2014, dunque, il prezzo dell’educazione si annunciano più cari. Ma il peggio deve ancora venire.
E’ noto, infatti, che — al di là di tetti e prezzi di copertina -, il segreto per ridurre le spese è ricorrere ai libri usati, magari da passarsi di fratello in fratello, o da acquistare presso gli appositi ‘mercatini’. In questo senso, si è rivelata molto utile una norma varata dall’ex ministro Gelmini, che — con l’articolo 5 del dl 137/2008, poi trasformato in legge — sanciva l’obbligo di adottare libri che mantengono invariato il proprio contenuto per 5 anni.
Questo vincolo, però, è stato eliminato dalla legge 221/2012 del governo Monti: il provvedimento rientrava nell’ottica dell’introduzione dei testi digitali nel 2014/2015, e che avrebbe dovuto garantire un risparmio notevole (fino al 30%). Il Ministro Carrozza, però, ha bloccato tutto: le scuole non sono pronte, non se ne parlerà prima del 2015/2016.
Ma intanto la norma sullo ‘sbloccamento’ dei libri di testo resta: entrerà in vigore il primo settembre (almeno per quest’anno, dunque, il rischio è scongiurato).
E sarà “un enorme favore agli editori, che potranno cambiare i loro testi, e — con modifiche anche piccole e poco significative — alzare ulteriormente i prezzi e soprattutto costringere all’acquisto di volumi originali. Così il mercato dell’usato verrà praticamente azzerato“, conclude Di Placido.
La vera stangata per le famiglie italiane, insomma, sarà questa.
Salvo nuovi interventi da parte del Ministero: nelle prossime settimane il decreto sulla scuola dovrebbe finalmente arrivare in Consiglio dei ministri (si parla del 9 settembre).
E nel testo si dovrebbe parlare anche di libri di testo e digitale.
Lorenzo Vendemiale
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Settembre 2nd, 2013 Riccardo Fucile
UN ISPETTORE OGNI 13 SCUOLE IN GRAN BRETAGNA, UNO OGNI 22 IN FRANCIA, UNO OGNI 2.076 NEL LAZIO
Un ispettore ogni 13 scuole in Gran Bretagna, uno ogni 22 scuole in Francia, uno ogni 2.076 scuole nel Lazio.
Bastano tre numeri per capire quanto il nostro sistema scolastico sia fuori controllo e come l’autonomia sia stata vissuta come «tana libera tutti».
Lo denuncia un dossier di Tuttoscuola . Che lancia sei idee per cambiare tutto.
A partire dalla rottura del vecchio patto scellerato «ti pago poco, ti chiedo poco» per passare a un altro: «ti do di più, ti chiedo di più».
Che l’autonomia sia una cosa seria non si discute. Anzi, gli esperti concordano nel ritenere che proprio un’ampia autonomia dovrebbe spingere le scuole a assumersi più responsabilità .
Fino a essere costrette a migliorare la loro offerta agli studenti e alle famiglie per poter essere «competitive» in un mondo in cui il «pezzo di carta» di per sè è sempre meno importante
Il guaio è che la concessione di un’autonomia sempre più larga a partire da 2000 col riconoscimento anche della parità alle «non statali», denuncia Tuttoscuola, doveva essere parallela a un aumento dei controlli. È successo il contrario.
«Prima» c’erano in organico 695 «ispettori», oggi 301.
Solo sulla carta, però. In realtà , a causa di circa 200 vuoti, sono solo un centinaio: «In intere regioni, con centinaia di istituzioni scolastiche e migliaia di insegnanti, opera a volte un solo ispettore».
Come nel Lazio, appunto, dove il poveretto, contando non solo gli istituti centrali ma anche le «dependance», dovrebbe vigilare su 4.603 scuole.
E poi ci sono due ispettori a disposizione dell’ufficio scolastico regionale in Piemonte, uno in Liguria, uno nelle Marche, neppure uno in Toscana. Zero carbonella.
C’è chi dirà che si possono sempre inviare per un’ispezione dei dirigenti scolastici investiti volta per volta del ruolo.
Sarà ..
Restano i buchi, però. Aggravati dai tempi biblici con cui è stato avviato il rammendo: «Il concorso per reclutare nuovi dirigenti tecnici (con funzioni ispettive) è stato bandito quasi sei anni fa per coprire 144 posti vacanti, ma si è concluso solo nella primavera di quest’anno con circa 70 vincitori, che però non sono stati ancora nominati. Si parla della prossima primavera…
E nel frattempo sono diventati vacanti per pensionamento altre decine di posti». Non bastasse, quel concorso ha avuto una grandinata di ricorsi per il sospetto che abbiano vinto «amici degli amici». Auguri.
Una domanda emerge angosciante dalla lettura del dossier, che ricorda storture inaccettabili sui deficit di qualità e di equità («come spiegare che a Milano solo un maturando su 381 è valutato meritevole di lode, e a Crotone uno ogni 35?») e la necessità di una dura lotta all’abbandono scolastico.
Quanto potremo resistere tra i Grandi con il 65% degli italiani tra i 16 e i 65 anni con livelli di «competenze funzionali effettive» valutate «fragili» o addirittura «debolissime»
Mentre sta rimettendosi a girare il pianeta scolastico, al quale Corriere.it dedicherà un «Canale Scuola» quotidiano, la rivista di Giovanni Vinciguerra lancia, accanto alle denunce, sei idee «un po’ rivoluzionarie» per cambiare «una scuola dove si è sballottati da una sede a un’altra, dove è riservato lo stesso trattamento a chi lavora duro e con passione e a chi ha la testa altrove, dove si guadagna tutti una miseria» e «dove la carta igienica e quella per le fotocopie le portano i genitori».
Primo: basta con le scuole «chiuse agli studenti per molte ore al giorno durante i periodi di lezione e per mesi interi al di fuori».
È uno «spreco enorme». Gli spazi scolastici potrebbero restare aperti al pomeriggio e anche fino a fine luglio per offrire agli studenti «servizi aggiuntivi» che oggi le famiglie pagano ai privati: dalle lezioni di musica ai «summer camp», dai corsi di lingue alla ginnastica artistica.
Organizzandoli in proprio, grazie ai dipendenti che ne ricaverebbero più soldi in busta paga, o affidandoli a privati dietro precise garanzie.
Certo, occorrono elasticità e fantasia, ma non solo le scuole potrebbero ricavarne fondi da reinvestire ma «si sbroglierebbe anche l’inaccettabile matassa dei precari».
Secondo: per recuperare risorse servono tagli «chirurgici».
Esempio? Ci sono 10mila «microscuole» primarie con meno di 50 alunni, «che costano in termini di personale il doppio delle altre (fino a 8 mila euro per alunno, contro i 3.500 euro di una scuola standard con 100 alunni)».
Guai a toccare quelle in montagna e nelle piccole isole: sono sacre, anche a costo di rimetterci. Ma tantissime «sono lì spesso per motivi di campanile». I risparmi sarebbero «reinvestiti in spesa “buona”, a partire da edilizia, banda larga, laboratori, palestre».
Terzo: occorre «liberare e premiare le energie degli insegnanti. Sono loro che “fanno” la scuola. Certo, guadagnano poco. Il 10-15% in meno della media dei colleghi europei.
Ma riallineare la retribuzione per tutti costerebbe oltre 3 miliardi di euro l’anno. Troppo per l’Italia di questi anni». Ma «allora concentriamo le risorse e gli sforzi per premiare chi vuole dare di più» rompendo con «la carriera dei docenti legata solo all’anzianità di servizio».
Quarto: guerra agli abbandoni con «corsi di recupero obbligatori e sistemi di incentivi e disincentivi d’intesa con le famiglie.
Per esempio: se non hai concluso l’obbligo scolastico non puoi comprare/guidare il motorino o partecipare a programmi sportivi del Coni».
Perchè non possiamo più permetterci di avere «il 20% dei nostri 18-24enni in possesso al massimo della licenza media».
Quinto: più autonomia, ma anche più controlli, più trasparenza nei conti e «una rigorosa valutazione dei risultati» che premino le scuole virtuose e si spingano con quelle che non raggiungono determinati standard «fino alla chiusura», come accade in America.
Sesto: «digitalizzazione delle scuole (per tutti)».
Non è accettabile che l’Italia abbia in totale solo 14 scuole statali «2.0», cioè digitalizzate, su oltre 9.000. Nè che ci siano soltanto, citiamo il Rapporto «Review of the Italian Strategy for Digital Schools» voluto da Francesco Profumo, 6 Pc ogni 100 studenti contro i 16 europei e il 6% delle scuole altamente digitalizzate contro il 37% del resto d’Europa. Insomma, «la scuola digitale può offrire un grande contributo al cambiamento del Paese, ed è un treno che non può essere perso».
(da “il Corriere della Sera“)
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Maggio 27th, 2013 Riccardo Fucile
PD, PDL, CURIA, LEGA, PRODI, CL NON SONO BASTATI… SCARSA L’AFFLUENZA ALLE URNE, IL 29%
Alla fine è la sinistra che ha votato contro la sinistra. Spaccata a metà , vince il no al finanziamento alle scuole private.
Con un’affluenza è stata del 28,7%, 85.934 persone, che vuol dire uno su tre degli aventi diritto.
Ma comunque sia Bologna si sveglia con un sapore che non sarà mai più lo stesso: la città che fu papalina e poi comunista, oggi è alla ricerca di un’identità che ha perso per strada.
Per questo, quello di ieri non era solo un referendum (non vincolante) sul mantenimento dei finanziamenti alle scuole private. Non è un milione di euro che fanno la differenza.
à‰ come ha detto Francesco Guccini, il principio. à‰ il diritto all’istruzione.
E soprattutto è un laboratorio, quello di Bologna, che potrebbe traghettare il sistema scolastico altrove, in mezzo a paludi fino a oggi sconosciute.
Eppure in questo ginepraio la sinistra ufficiale, quella del Pd, ci si è tuffata con tutto l’autolesionismo possibile.
Quasi in maniera sconsiderata, perchè il referendum era evitabile. E invece è stato fatto. Non ha valore giuridico, ma ne ha uno simbolico che supera tutto il resto.
E soprattutto disegna molto bene quelli che sono gli equilibri politici: da una parte il Pd, il Pdl, la Lega, la Curia insieme a Comunione e Liberazione, dall’altra Sel, il Movimento 5 stelle, il Comitato articolo 33 e quella che si chiama società civile, dove dentro è finito di tutto: da Stefano Rodotà a Isabella Ferrari, da Corrado Augias a Riccardo Scamarcio, da Gino Strada a Valerio Golino.
Un pezzo di Paese che mastica male le larghe intese. Ma soprattutto che si batte perchè le larghe intese non producano effetti distanti dalla sinistra, da quello che la sinistra ha sempre detto in questo Paese, talvolta ottenuto.
Romano Prodi, già presidente dell’Ulivo, ormai un esodato del Pd, ha votato alle 17.30.
à‰ arrivato a Bologna da Addis Abeba. Ha votato per il mantenimento del finanziamento alle scuole private, in linea con quello che ormai fu il suo partito. “Non sono le elezioni politiche, non mi aspettavo una grandissima affluenza. Ma attenzione: bisogna distinguere i referendum generali da quelli particolari come questo. Se la persona non si interessa di politica e non ha figli a scuola è ovvio che non sia motivata nel votare”.
Quando i giornalisti gli chiedono della spaccatura nel centrosinistra prodotta dal referendum e, soprattutto, se è paragonabile alla sua mancata elezione al Quirinale, Prodi sorride.
Non risponde, ma nella sua espressione c’è molto di più di una parola. Gli occhi oggi sono puntati sul sindaco di Bologna, Virginio Merola, che insieme all’arcivescovo Carlo Caffarra ha chiamato a raduno tutto e tutti perchè avesse una speranza di vittoria. Il sindaco e l’arcivescovo.
Chi abita distante dalla città forse potrebbe anche non capire, ma è la prima volta, dal dopoguerra a oggi, che le due forze più potenti si schierano con tanta trasparenza in una consultazione che è politica.
à‰ vero che hanno sempre e comunque dialogato, non sarebbe stato possibile altrimenti.
Lo sa bene Renato Zangheri, uno dei sindaci storici della città che vide sfumare la segreteria del Partito comunista per un soffio dopo la morte di Berlinguer. Zangheri parlava nelle sedi opportune con la Curia, faceva il politico, ma da uomo rigidissimo, per tutti i 13 anni di governo, non si fece mai, neppure una sola volta, fotografare con l’arcivescovo della città . Altri tempi, ovvio.
Ma da qui a scoprire che la destra e la Curia per il Pd sono gli alleati più solidi ce ne passa. “Fummo laboratorio, resteremo tali”, dice Pietro Sarti, comunista passato per la Bolognina.
“Ma oggi, a 83 anni suonati, ho perso la casa: non me l’ha tolta Equitalia, me l’ha tolta il partito”.
Emiliano Liuzzi
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