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L’AQUILA: L’AMORE NATO IN TENDOPOLI TRA MASSIMILIANO E SUSANNA, VOLONTARIA PARTITA DA PADOVA

Aprile 5th, 2015 Riccardo Fucile

L’ITALIA DELLA SOLIDARIETA’ DOVE I SENTIMENTI TROVANO ANCORA CITTADINANZA

Se non ci fosse stato il terremoto del 6 aprile 2009 Susanna e Massimiliano non si sarebbero conosciuti, amati, fidanzati e promessi sposi per il 18 luglio prossimo all’Aquila.
Soprattutto, oggi non sarebbero i genitori di due bellissimi bimbi: Samuele, due anni, e Martina, un mese e mezzo.
“Prima che arrivi un terzo figlio, abbiamo deciso di sposarci a luglio” spiega Massimiliano.
“Questa sera saremo alla fiaccolata per ricordare le vittime e la tragedia che è accaduta a tutti noi – prosegue -. La prospettiva la vediamo molto difficile, viviamo nella speranza che la città  possa rinascere. Per noi e per i nostri figli”.
Lei, studentessa milanese da anni a Padova per diventare psicologa; lui, aquilano, consulente del lavoro.
Si sono incontrati nel capoluogo proprio per la drammatica situazione causata dal sisma di sei anni fa: Susanna arriva nella città  devastata come volontaria dell’associazione “Psicologi per i popoli”, per prestare soccorso agli aquilani scioccati dal sisma.
Nella tendopoli della frazione aquilana di Bagno in località  “Lilletta” Massimiliano ha trovato ricovero nelle ore immediatamente successive alla tragedia.
La scintilla scatta in una festa per l’ultimo giorno in tendopoli “quando – racconta la psicologa – Massimiliano mi ha presa in braccio, un ragazzo per scherzare ci ha spinti e siamo finiti nella piscinetta piena d’acqua che era stata allestita vicino alle tende”. “Da quel momento sono cominciati i nostri incontri in giro per l’Italia. Ci siamo visti ad Ancona, Pescara, Firenze, Lucca, ovviamente Padova, dove – dice Massimiliano – la raggiungevo quasi ogni fine settimana. Viaggi e date che, per il nostro primo anniversario, ho fatto incidere su una torta gigante a forma di libro dal peso di cinque chili”.
Susanna si stabilisce all’Aquila nel 2011 quando la coppia comincia a progettare di sposarsi, ma arrivano prima Samuele, due anni e un mese e poi Martina, un mese e mezzo.
“Quando l’ho conosciuto ho pensato: ma che bel papà ! Lo vedevo sempre circondato dai bambini del campo, pensavo che ci fossero i suoi figli tra loro, solo dopo ho capito che li faceva divertire talmente tanto che gli stavano tutti attorno”.
“Io mi sono detto (è il turno di Massimiliano): ma che bella psicologa che mi è venuta a salvare!”.
“Organizzare un matrimonio a distanza e con due bimbi piccoli è una follia. Abbiamo già  sperimentato il battesimo di Samuele, organizzato da qui e fatto a Milano, ed è stato difficilissimo”.
Poi Susanna parla della sua scelta di stabilirsi all’Aquila, dopo essere vissuta a Milano e Padova.
“In Veneto ero abituata a vivere in centro, non prendevo mai la macchina e mi spostavo facilmente. Qui è diverso, viviamo in periferia e muoversi è difficile”. “Appena si potrà  – conclude Massimiliano – vorremmo comprare una casa in centro, all’Aquila, così da poterci muovere più liberamente e in modo che Susanna possa ritrovare la stessa dimensione di Padova”.

(da “Huffingtonpost“)

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L’AQUILA, E’ LA NOTTE DELLA MEMORIA: MIGLIAIA DI FIACCOLE IN CENTRO

Aprile 5th, 2015 Riccardo Fucile

SEI ANNI DOPO LA CITTA’ RICORDA LE 309 VITTIME IN UN CENTRO ANCORA SPENTO E DEVASTATO

Sei anni, 2.190 giorni.
Un tempo infinito che, però, nel cuore degli aquilani, che la notte del 6 aprile 2009 hanno visto le loro vite stravolte dal sisma, non pare essere mai passato.
E oggi, quando tutta la cittadinanza si riunisce per ricordare le 309 persone morte sotto le macerie, quel dolore si sente più forte: si vede sui volti di quanti, sfidando la temperatura non ancora primaverile, hanno deciso di unirsi ai Comitati Familiari Vittime, per partecipare, come ogni anno da quella notte, alla fiaccolata del ricordo.
Si parte alle 22 da via XX Settembre, al bivio per la stazione, per arrivare in Piazza Duomo intorno a mezzanotte.
Il cuore della città , piena di cantieri, ma ancora priva di vita, si riempie di aquilani.
Ma non solo: tante persone arrivano anche da paesi vicini e da altre zone per unirsi alla commozione.
Dopo la lettura dei 309 nomi, la messa celebrata dall’arcivescovo metropolita Giuseppe Petrocchi precederà  la veglia di preghiera.
Poi, alle 3.32, ora del terremoto, la campana della chiesa di Santa Maria del Suffragio batterà  309 rintocchi.
Per chi, come noi, seguì la vicenda con decine di articoli di denuncia dei ritardi e delle inadempienze politiche, quasi unici a destra, una ulteriore occasione per ricordare con affetto il popolo aquilano, la sua sofferenza e la sua voglia di giustizia e di riscatto.

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I PARENTI DEI MORTI DELL’AQUILA DEVONO RESTITUIRE I SOLDI DEL RISARCIMENTO ALLO STATO

Aprile 4th, 2015 Riccardo Fucile

IN TOTALE SI TRATTA DI 7,8 MILIONI DI EURO… TONINO HA PERSO FIGLIE, CASA E LAVORO E ORA DEVE RIDARE 30.000 EURO

Avevano ricevuto un modesto risarcimento dopo la condanna in primo grado della Commissione Grandi Rischi, che nei giorni precedenti al terremoto dell’Aquila aveva tranquillizzato gli aquilani inducendoli a pensare che l’inferno non sarebbe accaduto.
Ora invece quella Commissione è stata assolta, e lo Stato – nelle vesti della Protezione civile – chiede ai parenti delle 309 vittime di restituire il denaro dei risarcimenti: in totale 7,8 milioni di euro.
Scrive il Messaggero:
Proprio in questo periodo, il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, invia un vero e proprio «atto di messa in mora e intimazione di pagamento» ai familiari delle vittime, due pagine in cui viene chiesta la restituzione dei soldi delle provvisionali, decise dal giudice dopo la condanna in primo grado dei sette membri della commissione Grandi Rischi per aver rassicurato la popolazione nella riunione all’Aquila del 31 marzo 2009, una settimana prima del sisma, e che, adesso, alla luce della sentenza di assoluzione della Corte d’Appello, i terremotati sono chiamati a dare indietro «senza indugio» allo Stato, con l’aggiunta delle spese di giustizia e degli interessi legali maturati al 28 febbraio 2015.
Una beffa per coloro che quel 6 aprile 2009 hanno perso un famigliare o anche una attività  economica.
Come Tonino, il cui caso è raccontato dal quotidiano La Stampa:
Nel caso di Tonino l’ordine è di restituire 30mila euro più gli interessi, la somma che il tribunale aveva considerato giusta per ricompensarlo della perdita di due figlie.
La compagna probabilmente non è stata calcolata nel risarcimento: non essendo sposati era come se non esistesse.
La casa è stata esclusa perchè Tonino aveva un reddito alto, poteva pensarci da solo a ricostruirsi un tetto.
E nemmeno il lavoro è stato preso in considerazione, sei anni e mezzo fa era il titolare di una delle principali ditte di autotrasporto del capoluogo. Aveva 30 dipendenti, clienti e merci da tutt’Italia: poteva ricominciare come se nulla fosse successo, dovevano aver pensato i giudici del tribunale.
E invece Tonino non è mai riuscito a rialzarsi dal baratro. Vive a Roma appoggiandosi a strutture caritatevoli, è un senzatetto ma è riuscito a trovare una piccola occupazione:
“Corro per andare a fare la doccia e prendere dei vestiti puliti, due ore di mezzi pubblici ogni giorno, corro per andare a procurarmi da mangiare, corro per andare a cercare un lavoro, corro per tornare in tempo in chiesa altrimenti c’è subito qualcuno pronto ad occupare il mio posto”.
Non vuole lasciarsi andare: agli incontri si presenta pulito, profumato, nessuno lo scambierebbe per un senzatetto. Nessuno sa nulla di quello che sta vivendo, nemmeno la mamma dove ha la residenza ma dove non va da mesi.
“La chiamo ogni giorno ma non ho abbastanza soldi per andarla a trovare”.
Le racconta che ha tanto da fare ma che tutto va bene.
Ora dovrà  trovare quei 30mila euro ricevuti come risarcimento e che gli erano serviti per vivere.

(da “Hufffingtonpost”)

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SCANDALO CASE DELL’AQUILA: DOV’È LA GIUSTIZIA?

Febbraio 12th, 2015 Riccardo Fucile

IL PROCESSO SUI RILEVATORI DIFETTOSI DELLE NEW TOWN NON PARTE MAI E DOPO 5 ANNI DI RINVII ARRIVERA’ LA PRESCRIZIONE

Cinque anni e non parte mai: l’ipotesi che il processo per gli isolatori a rischio delle C.a.s.e. «antisismiche» de L’Aquila, di rinvio in rinvio, finisca in prescrizione sta diventando un incubo. Quanti vivono in quelle abitazioni e gli italiani che pagarono cifre spropositate per la «ricostruzione modello» (sic…) hanno diritto a sapere: gli imputati sono innocenti?
Vadano assolti. Ma se sono colpevoli devono pagarla. E pagarla cara.
Un passo indietro.
Venti giorni dopo il terremoto del 6 aprile 2009 il governo Berlusconi vara il progetto C.a.s.e. per costruire 19 «new town» per un totale di 4.600 appartamenti antisismici.
Per capirci: moderne palafitte su innumerevoli pilastri che in alto, dove il «capitello» regge la piastra di cemento del pavimento, sono dotate di un meccanismo di acciaio in grado di attenuare con l’elasticità  l’impatto delle scosse. Una soluzione giusta.
Purchè sia tutto scientificamente in regola.
Sei mesi dopo, un’inchiesta di Ezio Cerasi e Claudio Borrelli su Rainews24 denuncia invece molti dubbi sulla affidabilità  di una parte dei 7.368 «isolatori a pendolo scorrevoli» approvati dalla Protezione civile. Gianmario Benzoni, un ingegnere italiano che insegna da anni alla Università  di San Diego, dove dirige il laboratorio di test antisismici della Caltrans, laboratorio all’avanguardia mondiale data l’attenzione dedicata dalla California all’ipotesi del «Big One», spiega infatti che «la serie di test deve essere molto più estesa di quelle effettuate all’Eucentre di Pavia, perchè l’isolatore a pendolo o funziona perfettamente o non funziona affatto».
Salta fuori così che soltanto uno dei due fornitori degli isolatori, la Fip di Padova, ha ottenuto il «bollino» Eta (European technical approval) dopo aver superato i test di laboratorio che sollecitano le strutture simulando strappi tellurici in tre direzioni, come nei terremoti veri.
E che i laboratori Eucentre di Pavia dove sono stati testati gli isolatori Alga, messi sotto accusa, hanno come referente lo stesso Gian Michele Calvi che ha la supervisione di tutto il progetto C.a.s.e. aquilano.
Nell’aprile 2010 la magistratura rompe gli indugi, acquisisce il servizio giornalistico e apre un’inchiesta ipotizzando una turbativa d’asta e una frode in pubbliche forniture.
Il tempo che le indagini mettano a fuoco le responsabilità  e l’avvocato dell’azienda milanese Stefano Rossi, ricorda un’Ansa, riconosce implicitamente che qualcosa non è andato per il verso giusto tanto che «parla di “oltre 2.000 dispositivi” che la stessa Alga intende sostituire prima dell’esito dell’incidente probatorio previsto ad ottobre».
La perizia, scritta dai docenti Alessandro De Stefano e Bernardino Chiaia del Politecnico di Torino, è netta: gli isolatori forniti dalla Alga di Milano «presentano materiali diversi da quelli forniti in gara», l’acciaio non è come previsto di 2,5 millimetri ma solo di 2, esistono «criticità  ai fini del funzionamento e della sicurezza» e altro ancora.
I dispositivi, infatti, «hanno mostrato maggiore criticità , legata soprattutto al fenomeno “stick-slip”».
Per banalizzare: sotto l’urto di un terremoto il meccanismo, se non è perfetto, può «ingripparsi». E a quel punto non serve a niente: «La campagna di test sul dispositivo Alga Assergi 1610 ha indotto un grave danneggiamento del dispositivo stesso spiegabile come conseguenza del fenomeno stick-slip».
Per carità , aggiunge il perito, «nonostante ciò il dispositivo danneggiato si è rivelato sufficientemente robusto da giungere positivamente alla conclusione dell’intero programma del protocollo di “Serie 2”».
Ma «la positiva performance di un isolatore danneggiato pone, in ogni caso, un interrogativo sull’affidabilità ». Tanto più che le normative nazionali o europee vigenti «non sempre possono essere sufficientemente rappresentative e cautelative» perchè «non includono componenti a frequenza relativamente elevata come quelle presenti nei terremoti reali».
Le foto a pagina 98 della perizia, che pubblichiamo, dicono tutto: sotto sforzo nei laboratori californiani di San Diego, il meccanismo si è rotto.
Nell’ottobre 2013 il tribunale aquilano scagiona la seconda azienda coinvolta nelle forniture e condanna a un anno di carcere (rito abbreviato) l’ex braccio destro di Guido Bertolaso e responsabile della realizzazione del progetto C.a.s.e. Mauro Dolce.
Parallelamente, il gip rinvia a giudizio i due protagonisti principali, cioè il direttore dei lavori Gian Michele Calvi (già  tirato in ballo per il contestatissimo disinquinamento alla Maddalena) e Agostino Marioni, l’amministratore di quella Alga Spa che fornì 4.899 degli isolatori finiti sotto inchiesta.
Da quel momento, un tormentone.
Convocazioni di testimoni e periti («andiamo avanti e indietro senza che ci facciano la grazia di avvertirci», accusa il sismologo Alessandro Martelli, dell’International Seismic Safety Organization, uno dei primi a esprimere dubbi), richieste di aggiornamento per «mancata notifica», eccezioni procedurali, cavilli, rinvii…
E non c’è verso che il dibattimento entri finalmente nel vivo.
Essere pessimisti è il minimo: il processo per l’incendio di una grande pineta vicino alla città  scoppiato nel 2007 a causa degli errori e della superficialità  degli addetti di un cantiere autostradale, spiega sconfortato l’avvocato Lorenzo Cappa, che tutela i terremotati del «Comitato 3 e 32», non è ancora arrivato all’udienza preliminare.
Dopo quasi otto anni. Va da sè che il rischio che anche lo scandalo degli isolatori evapori nel nulla è sempre più alto: la legge prevede che il reato si prescriva entro un termine pari alla pena massima stabilita per il fatto, 5 anni nel caso dell’accusa di frode nelle pubbliche forniture di questo processo, sostengono gli ambientalisti.
E sulle date si annuncia un braccio di ferro. Certo, spiega l’avvocato Cappa, possibili «eventi interruttivi» potrebbero portare a un allungamento fino a 7 anni e mezzo. Cassazione compresa, però. E per quella data, secondo AbruzzoWeb, «sarà  già  tanto se l’attuale giudice sarà  riuscito a emettere la sentenza di primo grado…».
Il punto è che non di parla di un processo qualunque.
Per quanto fossero sfacciate le spese per altre «emergenze» aquilane, come le 45 ciotoline d’argento di Bulgari da 500 euro l’una o le penne stilografiche da 433 euro l’una per gli ospiti del G8, i soldi spesi per gli investimenti sugli isolatori antisismici sono molto più importanti.
Dal loro funzionamento, dalla loro qualità , dalla loro manutenzione dipende la pelle stessa dei terremotati ai quali era stata garantita (oltre allo champagne nel frigo…) una sicurezza pressochè assoluta.
Lo Stato deve mettere la faccia, in questo processo.
E guai se, per sciatteria o per distrazione, la dovesse perdere…

Gian Antonio Stella
(da “il Corriere della Sera”)

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L’AQUILA, SIGILLI AI BALCONI: A PEZZI IL MIRACOLO DI BERLUSCONI

Ottobre 7th, 2014 Riccardo Fucile

IL TRIBUNALE VIETA DI AFFACCIARSI DAI TERRAZZINI IN 5 NEW TOWN SU 19… LA PARABOLA DEGLI ALLOGGI REALIZZATI DOPO IL SISMA DEL 6 APRILE 2009

Il 3 settembre scorso ci aveva pensato il sindaco de L’Aquila a vietare ai cittadini di affacciarsi dai balconi.
Ieri invece è intervenuta la magistratura che ha avviato l’operazione “sigilli” che interessa 800 terrazzine in cinque New Town sulle 19 realizzate dopo il sisma del 6 aprile del 2009.
Si tratta di una serie di alloggi — fatti costruire dall’ex premier Silvio Berlusconi, per gli sfollati che rimasero senza abitazione a seguito del sisma adesso non potranno neanche affacciarsi alla finestra: sono stati montanti anche i tubi innocenti alle finestre del piano terra per impedire fisicamente il passaggio al balcone in modo da evitare il rischio di rimanere colpiti dal crollo di quelli del piano superiore.
L’operazione “sigilli” è stata avviata dopo il maxi sequestro delle 800 strutture esterne disposto dal gip del Tribunale de L’Aquila nell’ambito dell’inchiesta aperta a seguito del crollo di un balcone in legno del 2 settembre scorso.
In quel caso il balcone posto al secondo piano della palazzina, è crollato, schiantandosi su quello sottostante, per fortuna senza ferire nessuno.
Dopo l’apertura dell’inchiesta per crollo colposo e frode in pubbliche forniture (per ora ancora contro ignoti) era intervenuto il sindaco del capoluogo abruzzese Massimo Cialente, che, per precauzione, con un’ordinanza aveva vietato di affacciarsi dai balconi di 22 palazzine.
Da ieri però sono state avviate anche le operazioni della forestale, che si concluderanno l’11 ottobre.     Condizioni particolarmente preoccupanti sono state ritrovate a Cese di Preturo dove una trentina di famiglie sono state evacuate.
Ma andando casa per casa, gli agenti si sono ritrovati davanti anche altre irregolarità  che non riguardano i balconi ma la gestione degli appartamenti del Progetto Case: ci sono infatti affitti fittizi, nel senso che alcune persone non abitano le case pur mantenendone la titolarità , ci sono famiglie che mancano da mesi, ci sono inquilini che sono all’estero, e non mancano casi di subaffitto.
Anomalie che finiranno in una relazione al vaglio degli inquirenti.
Ieri sull’operazione in corso è intervenuto anche il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli che ha anche annunciato che il suo dipartimento si costituirà  parte civile di un procedimento penale “qualora venisse accertata la frode nelle pubbliche forniture”.
Il riferimento è alla vicenda che riguarda una fornitura in legno fasulla destinata proprio del balconecrollato a Preturo, riscontrata dalla procura di Piacenza mentre indagava sul crac di una ditta e che ha inviato gli atti ai colleghi de L’Aquila.
“Come al solito arriviamo sempre un po’ prima — ha affermato il capo della Protezione civile — Ci siamo presentati parte civile nel procedimento penale instaurato a Piacenza perchè, al di là  delle contingenze, i procedimenti penali si possono sviluppare sul piano del tempo anche in altri territori”.
Intanto il prossimo 10 ottobre comincerà  anche il processo di appello a carico degli ex componenti della Commissione Grandi rischi, organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio dei ministri.
Gli imputati sono sette e sono già  stati condannati in primo grado a sei anni di carcere per omicidio colposo e lesioni: l’accusa è quella di aver dato false rassicurazioni agli aquilani al termine della riunione dell’organismo del 31 marzo 2009, che si tenne nel capoluogo a cinque giorni dal terremoto.
Altre inchieste, stesse vittime: gli abitanti de L’Aquila che dal 2009 subiscono ancora le conseguenze del terremoto.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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L’AQUILA, LE CASE DI BERLUSCONI: “LEGNO SCADENTE”, LA PROCURA SEQUESTRA 800 BALCONI

Ottobre 3rd, 2014 Riccardo Fucile

“IL LEGNO UTILIZZATO IN 23 MODULI ERA SCADENTE ED ERA STATO INCOLLATO E NON BULLONATO”

Il 2 settembre un balcone di una delle casette della new town berlusconiana era crollato.
Un problema che non riguarderebbe un singolo appartamento.
E così la Procura de L’Aquila — secondo La Repubblica — ha ordinato il sequestro di ottocento balconi perchè il legno utilizzato in 23 dei moduli del progetto CASE era “scadente” ed era stato “incollato” e non “bullonato”.
Gli uomini del Corpo forestale sono arrivati alle stesse conclusioni degli uomini delle Fiamme Gialle di Piacenza.
Gli inquirenti emiliano hanno chiuso le indagini su un’azienda che ha fornito il legno per realizzare un insediamento del progetto case all’Aquila.
La ditta in questione è la Safwood, sul cui crack ha posto l’attenzione la Guardia di Finanza di Piacenza: nell’ambito di quella indagine sarebbe venuta fuori una fornitura di legno di 11 milioni in subappalto che secondo gli investigatori sarebbe “fasulla” al raggruppamento temporaneo d’impresa Rti costituito dalle azienda napoletane Iter Gestione e Appalti Spa, Sled Spa e Vitale Costruzioni Spa.
La Rti si è aggiudicata una parte del bando pubblico della protezione civile nazionale per la realizzazione in 19 news town di circa 4500 alloggi prefabbricati antisismici dove sono stati ricoverati oltre 16mila aquilani rimasti senza casa dopo il terremoto del 6 aprile 2009.
Sulla Rti, tra l’altro, aveva acceso un faro anche la Dda di Napoli per presunti collegamenti con la camorra.
Queste aziende, per problemi finanziari, successivamente sono state acquisite da altre imprese, tanto è vero che il Comune dell’Aquila nel contenzioso avviato dopo il crollo del balcone, ha come controparte l’assicurazione con la quale la Rti ha stipulato la polizia fideiussoria.
Dopo il crollo del balcone dal secondo al primo piano, per il quale solo per caso non si è verificata una tragedia, il Comune dell’Aquila ha attivato controlli negli altri insediamenti, circa 500 alloggi, realizzati dalla Rti vietando comunque l’utilizzo delle terrazze.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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L’AQUILA, NELLE CASE DI CARTAPESTA È VIETATO ANDARE SUI BALCONI

Settembre 5th, 2014 Riccardo Fucile

GLI APPARTAMENTI COSTRUITI DAL GOVERNO BERLUSCONI DOPO IL SISMA NON SONO AFFATTO SICURI…. DOPO IL CROLLO DI TRE GIORNI FA, IL SINDACO HA EMANATO UN’ORDINANZA DI DIVIETO

A Preturo, a soli undici chilometri da L’Aquila, una delle frazioni devastate dal sisma del 2009, di finanziamenti pubblici ne sono arrivati molti per l’aeroporto, dove sono sbarcati i Grandi della Terra, oggi di aerei che decollano e atterrano neppure l’ombra.
Mentre, anche per mancanza di manutenzione, crollano, come fossero di carta pesta, i balconi delle C.a.s.e. costruite per dare un tetto agli sfollati.
“Abbiamo sentito un boato e la prima cosa a cui abbiamo pensato è stato il terremoto e siamo usciti in strada” raccontano i condomini di via Volontè, una delle 19 new town volute dall’allora premier Silvio Berlusconi, che ospitano oltre 16 mila famiglie.
Molte di loro, da ieri, come recita l’ordinanza emessa dal sindaco, non potranno più affacciarsi sui balconi finchè non terminerà  il sopralluogo che ne dovrà  constatare la non pericolosità .
La causa? “Tutta da accertare” ci spiega il Procuratore capo Fausto Cardella che ha assegnato il fascicolo dell’indagine appena aperta alla dottoressa Roberta D’Avolio.
Reato ipotizzato: crollo colposo di costruzioni.
Nel frattempo che vengano accertate le responsabilità  penali, il sindaco Massimo Cialente punta il dito sulla mancanza di risorse per la manutenzione delle C.a.s.e. realizzate con 500 milioni di finanziamento dell’Unione europea che dallo Stato sono passate di proprietà  del Comune.
A realizzare i 23 palazzi dislocati tra Preturo, Collebrincioni, Sassa e Arischia era stato un raggruppamento di imprese su bando indetto dalla Protezione civile allora capeggiata da Bertolaso.
Ma “la ditta che ha realizzato la palazzina dove è avvenuto il crollo del balcone è fallita” come fa notare il sindaco.
Tra i condomini c’è chi ancora ricorda quel 19 agosto 2009 quando Silvio Berlusconi con le braccia aperte rivolte alla folla al di là  delle transenne “benedì” il cantiere incassando un fiume di applausi.
“Eravamo disperati e lui ci restituiva una casa, dovevamo fischiarlo? Ma se tornasse oggi la musica sarebbe diversa”.
Erano quelli i tempi della distribuzione delle dentiere e dello spumante sul tavolo della cucina da stappare appena varcata la soglia della nuova vita offerta dal governo Berlusconi.
L’importante è fare e il “come” lo vede chi si trova di nuovo senza una casa.
Monica spinge il passeggino della sua piccola Cristina, nata tre anni dopo il terremoto.
È giovane ma i suoi occhi sono tristi nel guardare il palazzo dove è venuto giù il balcone a pochi metri da quello dove abita lei.
Occhi che la morte l’hanno vista troppo da vicino, sotto le macerie ha perduto la sua più cara amica, per poterla dimenticare: “Sono indignata e allo stesso tempo stanca di indignarmi”.
Rabbia e rassegnazione due sentimenti che si respingono e si mescolano fino a togliere la forza per sperare ancora in una vita dignitosa e soprattutto sicura.
Ne sa qualcosa il signor Leonardis, 88 anni, che dorme nella camera che dà  sul balcone su cui si è schiantato quello del piano di sopra.
“Era appena mezzogiorno quando sono rientrata in casa e poco dopo un boato ci ha riportato indietro di cinque anni” racconta la figlia Luciana Leonardis proprietaria di un noto ristorante.
“Mio padre è vivo per miracolo, era stato sul balcone fino a qualche minuto prima come fa ogni giorno per annaffiare le piante. Questo è quello che dobbiamo continuare a sopportare, un’angoscia senza fine”.
Due famiglie di nuovo sfollate e molte altre costrette a vivere con la paura finchè tutti i sopralluoghi disposti non accerteranno che non vi è pericolo di altri crolli.
E dire che sono state realizzate senza guardare a spese visto che le C.a.s.e., acronimo di antisismiche, sostenibili, ecocompatibili, sono costate 2.800 euro al metro quadrato.
Case dove vengono giù i balconi, dove anche le caldaie non sono a norma, dove volano via pezzi di tetto, dove gli isolatori antisismici (cilindri posti alla base delle case per rafforzare l’effetto antisismico) sono difettosi come ha dimostrato l’inchiesta sui Grandi Rischi.
A Sassa , altra frazione terremotata, ne sono state evacuate 30 perchè ritenute inagibili. Un dono della Protezione civile di Guido Bertolaso, costruite attraverso un bando di 500 milioni di euro finanziato dall’Unione europea.
È una furia l’assessore al bilancio Lelio De Santis: “Il crollo conferma quello che in tanti avevano detto sul progetto C.a.s.e.: costi pesanti, realizzazioni superficiali e fatte con i piedi, sicurezza poco e nulla e affari per le imprese” che pensa a come mettere in sicurezza le persone prima che vengano giù altri balconi visto che la pioggia continua a cadere e le previsioni non sono benevoli.
E infine si rivolge al governo, reo di non aver stanziato risorse per la manutenzione: “Noi abbiamo messo in bilancio un milione di euro, ma c’è bisogno di fondi straordinari. Poi dobbiamo accelerare le procedure per il soggetto che deve gestire per una manutenzione seria altrimenti il patrimonio cadrà  a pezzi”.
Manutenzione ordinaria che il Comune aveva affidato alla società  Manutencoop e che richiede almeno nove milioni.
Mentre il tempo continua a dimostrare che il terremoto non è stata la sola disgrazia che si è abbattuta su L’Aquila.

Sandra Amurri
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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CINQUE ANNI E LE NEW TOWN DE L’AQUILA CROLLANO: CADE UN BALCONE

Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile

SONO STATE IL FIORE ALL’OCCHIELLO DELLA RICOSTRUZIONE VOLUTA DA BERLUSCONI DOPO IL TERREMOTO

Si è staccato di netto.
Ed è crollato sul balcone di sotto.
Il terrazzino al secondo piano di una palazzina prefabbricata delle “new town” costruite dal governo Berlusconi dopo il terremoto del 6 aprile 2009 a L’Aquila non ha resistito al quinto anno di vita: per fortuna in quel momento non c’erano persone in nessuno dei due balconi, altrimenti si sarebbe rischiata la tragedia.
È successo a Cese di Preturo in una dei 19 quartieri costruii dopo il sisma, costituito da circa 4500 alloggi per dare un tetto a circa 16mila aquilani rimasti senza casa.
Sul posto i vigili del Fuoco.
Il sindaco, Massimo Cialente, che si è recato sul posto, ha spiegato che bisogna verificare se c’è “un problema strutturale” e ha chiesto una perizia per chiarire l’accaduto.
Sulle “new town” (il progetto C.a.s.e.) sono ancora in corso mille polemiche polemiche, a partire da quella del costo (realizzati attraverso un bando coperto da un finanziamento dell’Ue di circa 500 milioni di euro), e ora si aggiunge quella sulla loro sicurezza.

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L’AQUILA, TANGENTI PER RICOSTRUIRE LE CHIESE DISTRUTTE DAL SISMA: “ABBIAMO FATTO BINGO”

Giugno 18th, 2014 Riccardo Fucile

NELLA CRICCA ANCHE UN VICE DI BERTOLASO E UNA FUNZIONARIA DEI BENE CULTURALI… COME AVEVANO INFILATO UN EMENDAMENTO NELLA LEGGE DEL GOVERNO

L’ultima cricca scoperta a L’Aquila era negli uffici regionali del ministero dei Beni culturali.
E non prendeva solo mazzette (180 mila euro per un appalto da 19 milioni per la chiesa delle Anime Sante): era arrivata al punto di scrivere un emendamento a un’ordinanza della presidenza del consiglio sulle regole della ricostruzione.
La correzione dell’articolo 2 – poi consegnata agli uffici dell’allora premier Enrico Letta – avrebbe reso la Curia aquilana stazione appaltante di 500 milioni di euro di lavori pubblici (per la ricostruzione di 195 chiese) senza dover rispettare il codice degli appalti.
Luciano Marchetti, ex vicecommissario alla ricostruzione, Alessandra Mancinelli, funzionaria del Mibac, Giuseppe Di Girolamo, dirigente ministeriale, e gli imprenditori Massimo Vinci e Patrizio Cricchi erano quasi riusciti nell’intento attivando quella che uno di loro chiama «massoneria cattolica» – come emerge da una intercettazione effettuata dalla squadra mobile dell’Aquila – e soprattutto strumentalizzando tutti i vescovi dell’Abruzzo e del Molise, con un ruolo da protagonista per monsignor Giovanni D’Ercole, oggi vescovo di Ascoli e fino a poche settimane fa vescovo ausiliare dell’Aquila.
Se dal punto di vista normativo, sei mesi fa, l’ufficio legislativo del Governo ha bloccato l’emendamento, ieri il giudice per le indagini preliminari del capoluogo abruzzese, Giuseppe Romano Gargarella, ha fatto scattare cinque arresti e undici avvisi di garanzia per funzionari, imprenditori e professionisti.
«ABBIAMO FATTO BINGO”
«Se la Curia gestisce gli appalti per noi è fatta » si raccontavano al telefono la Mancinelli (ora in carcere) e Marchetti (ai domiciliari).
«A te Luciano andranno tutti gli incarichi vedrai », dice la funzionaria. Ma non erano solo loro a spingere per l’emendamento acchiappa- appalti degli immobili della Chiesa aquilana.
Dietro si muovevano gli imprenditori. «Letta firmerà … E se Palazzo Chigi fa sta cosa abbiamo fatto bingo! Abbiamo vinto!», esultava in una intercettazione ambientale il costruttore Vinci, che già  pagava alla cricca le mazzette per ottenere l’appalto della chiesa di Santa Maria del Suffragio (detta delle Anime Sante).
Affare che sarebbe presto lievitato a «30 milioni di euro come minimo», aveva assicurato agli imprenditori lo stesso Marchetti.
E Vinci arrivava a falsificare la firma del parroco — malato e incapace di intendere e di volere — nei documenti per l’appalto
«LA MASSONERIA CATTOLICA»
Per la vicenda dell’emendamento un ruolo centrale l’ha avuto Antonello Antonellis, sindaco di San Donato Val di Comino, nel Frusinate, che si è presentato alla cricca del Mibac come grande amico di Enrico Letta. «Io ed Enrico siamo come fratelli, tu lo sai», diceva al telefono alla Mancinelli.
Ed è sempre Antonellis a suggerire la strada per Palazzo Chigi, quella che lui chiama della «massoneria cattolica». «Ad Enrico gli diciamo che questa cosa è venuta direttamente dalla Cei… è chiaro, no!?» dice Antonellis.
«È per questo che D’Ercole… – risponde al Mancinelli – mi ha detto: lo voglio far uscire il documento con la firma dalla Conferenza episcopale! Capito?».
E Antonellis spiega la strategia: D’Ercole chiama Piva (Amedeo Piva, funzionario delle Ferrovie e dirigente del Pd, ndr) e gli dice: la conferenza episcopale delibera questa cosa che la mandiamo a Letta; gli dà  il testo… in modo che mercoledì, quando andiamo non tanto da Letta, ma da Ferrara che è il… vice segretario generale… spingeranno anche loro sui lavori per qualche impresa amica». E poi Antonellis si spiega meglio: «Tu hai capito che Piva è l’uomo del Vaticano, no? È lui che rappresenta… come dire… quella massoneria cattolica… eh… che comanda! Eh… se viene da lì… da Amedeo… significa che… il Vaticano… Così anche se qualche ministro vuole fare lo stronzo, quando gli dice che viene dalla Cei non può dire nulla».
Antonellis non è indagato nell’inchiesta, ma per i pm David Mancini e Antonietta Picardi rappresenta il collegamento con il livello romano.
LA TANGENTE AL RISTORANTE
Ma ci sono anche le mazzette: una tangente da 10 mila euro (acconto di 180 mila) che la Finanza dell’Aquila segue e filma.
La consegna avviene in un ristorante di Carsoli. Ed è l’imprenditore Vinci a dare la busta alla Mancinelli sotto gli occhi dell’imprenditore Cricchi e dell’ex commissario Marchetti.
La Mancinelli si era anche fatta regalare un divano e pagare i lavori idraulici in casa
GIANNI LETTA SPINGE PER L’APPALTO
Nelle carte spunta anche il nome di Gianni Letta, ex sottosegretario alla presidenza del consiglio del governo Berlusconi. La lettera dei vescovi con allegato l’emendamento già  pronto, oltre che sul tavolo dell’allora premier Enrico, arriva anche su quello dello zio. È sempre monsignor d’Ercole ad inviargliela.
Ed è invece Marchetti in una intercettazione ambientale a rivelare che Letta senior avrebbe fatto pressioni per far ottenere dei lavori a una ditta a lui vicina.

Giuseppe Caporale
(da “La Repubblica“)

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