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TERREMOTO AQUILA, INTERCETTAZIONE CHOC DEL PREFETTO: “DAVANTI ALLE MACERIE E AI BIMBI RIMASTI ORFANI HO FATTO FINTA DI COMMUOVERMI”

Gennaio 18th, 2013 Riccardo Fucile

INTERCETTATA LA CONVERSAZIONE TRA L’EX PREFETTO GIOVANNA JURATO E L COLLEGA GRATTERI: ECCO IL TESTO

Poco dopo il suo insediamento nella carica di Prefetto dell’Aquila, città  sconvolta dal terremoto, Giovanna Iurato «scoppiava a ridere ricordando come si era falsamente commossa davanti alle macerie e ai bimbi rimasti orfani».
È quanto stigmatizzano i pm di Napoli commentando una telefonata del prefetto intercettata nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti per la sicurezza in cui la Iurato è indagata per turbativa d’asta.
La finta commozione.
I magistrati napoletani fanno riferimento a una telefonata fra la stessa Iurato e il prefetto Francesco Gratteri, intercettata il 28 maggio 2010.
«Commentando la sua prima giornata ufficiale – scrivono i pm – nella città  martoriata dal terremoto (definita sarcasticamente da Iurato “una città  inesistente, che non c’è”»), scoppiava a ridere, ricordando come si era (falsamente) commossa davanti alle macerie e ai bambini rimasti orfani.
Una risata non giustificabile dalle circostanze e dagli eventi tragici di quelle ore, che avrebbero imposto al rappresentante del Governo di assumere comportamenti ben diversi e non certo (a proposito di cinismo) legati alla predisposizioni di condotte e strumenti atti a prevenire e/o scongiurare indagini in corso».
L’intercettazione.
La telefonata tra la Iurato e Gratteri è citata nella richiesta di misure cautelari firmata dal procuratore aggiunto Rosario Cantelmo e dai pm della Dda Vincenzo D’Onofrio, Raffaello Falcone e Pierpaolo Filippelli. Ecco la telefonata intercettata il 28 maggio 2010:
IURATO: Allora senti…sono andata…sono arrivata, subito mio padre, che è quello che mi da i consigli, quelli più mirati…
GRATTERI: Si lo so.
IURATO: …perchè è un uomo di mondo, saggio, dice: «…appena metti piede in città  subito con una corona vai a rendere omaggio ai ragazzi della casa dello studente…».
GRATTERI: Brava
IURATO: Eh allora sono arrivata là , nonostante la mia… cosa che volevo… insomma essere compita (fonetico)… mi pigliai, mi caricai questa corona e la portai fino a…
GRATTERI: Ti mettesti a piangere…sicuramente!
IURATO:Mi misi a piangere.
GRATTERI: Ovviamente, non avevo dubbi (ride).
IURATO: Ed allora subito…subito…lì i giornali: «le lacrime del Prefetto».
GRATTERI: Non avevo dubbi (eh, eh ride).
IURATO: Ehhhhhhh (scoppia a ridere) i giornali : «le lacrime del Prefetto».
GRATTERI: Non avevo dubbi (eh, eh ride).
IURATO: Poi si sono avvicinati i giornalisti: «perchè è venuta qua?». Perchè voglio cominciare da qui, dove la città  si è fermata perchè voglio essere utile a questo territorio. Punto.
GRATTERI: Eh.
IURATO: L’indomani conferenza stampa con tutti i giornalisti.
La Iurato interdetta dai pubblici uffici.
Il giudice per le indagini preliminari di Napoli, Claudia Picciotti, ha firmato un’ordinanza di interdizione dai pubblici uffici per Nicola Izzo, ex vicecapo della Polizia, e Giovanna Iurato, ex prefetto dell’Aquila.
Le richieste erano state avanzate dalla Procura di Napoli nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti per la sicurezza. Izzo è indagato nella sua qualità  di autorità  di gestione dei fondi Pon sicurezza, mentre la Iurato è chiamata in causa nella qualità  di direttore dell’asse 1 dei fondi Pon sicurezza.
L’ex prefetto dell’Aquila è stata interrogata oggi per sette ore dal gip Claudia Picciotti che dovrà  decidere sulla richiesta di interdizione dai pubblici uffici avanzata dalla procura di Napoli. Insieme all’ex vicecapo della polizia Nicola Izzo, secondo l’accusa, la Iurato avrebbe esercitato pressioni per far assegnare l’appalto da 37 milioni di euro per la realizzazione del Cen di Napoli (il centro di elaborazione nazionale) a un raggruppamento di imprese guidato dalla Elsag Datamat, del gruppo Finmeccanica. All’interrogatorio hanno partecipato anche i pm titolari dell’inchiesta, Vincenzo D’Onofrio, Raffaello Falcone e Pierpaolo Filippelli.
A quanto si è appreso, la Iurato – chiamata in causa in qualità  di direttore dell’Asse 1 dei fondi Pon sicurezza – ha negato ogni addebito.
Assistita dagli avvocati Claudio Botti e Renato Borzone, il prefetto ha sottolineato la complessità  della procedura ed ha spiegato che se vi possono essere stati errori ma nessun illecito.
La Iurato ha evidenziato in particolare il problema dei tempi, in quanto il ritardo nell’assegnazione dell’appalto avrebbe comportato la perdita del finanziamento dei fondi europei.
Prima che iniziasse l’interrogatorio, gli avvocati Botti e Borzone hanno ribadito la questione della competenza territoriale che, secondo una pronuncia della procura della Cassazione relativa a una istanza della difesa di Izzo, sarebbe dell’autorità  giudiziaria di Roma.
Proprio per la questione della competenza territoriale il prefetto Izzo, che avrebbe dovuto essere interrogato oggi, ha deciso di non presentarsi in procura a Napoli.

(da “il Centro“)

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NATALE NELLE ZONE TERREMOTATE TRA CONTAINER E PAESI FANTASMA

Dicembre 24th, 2012 Riccardo Fucile

IN EMILIA PRONTI 920 MODULI ABITATIVI PER 3.500 PERSSONE VITTIME DEL SISMA TRA TASSE NON PROROGATE E DISOCCUPAZIONE

Sette mesi dopo il terremoto anche l’Emilia festeggia l’arrivo del Natale.
Là  dove le macerie ingombravano le strade e le tende occupavano gli spazi verdi a ridosso dei palazzi storici distrutti, dove si lavora incessantemente giorno e notte per ricostruire le case, le scuole, le fabbriche, le festività  hanno, però, un significato diverso.
“Sono un’occasione per ritrovarsi come comunità ”. Una comunità  frammentata dal terremoto, vessata dalla ricostruzione, eppure decisa a lottare per riconquistare la quotidianità .
Nella bassa, tra Modena, Ferrara e Reggio Emilia, i centri storici sono ancora luoghi fantasma, le strade, recentemente riaperte al traffico, sono immerse nel silenzio e pochi sono i negozi che hanno le vetrine illuminate a Natale. Eppure tutto, dalle impalcature ai lampioni, è addobbato a festa.
Tutto è sintomo e simbolo di una terra che non vuole arrendersi. “Si spera in un futuro migliore”, dicono con convinzione gli emiliani terremotati.
Perchè se il sisma ha distrutto gli edifici, la voglia di ritrovarsi assieme, in famiglia, e condividere una festività  che, per molti, coincide anche con il tentativo di recuperare la normalità , è forte.
Ma c’è ancora molto da fare perchè quelle strade, un tempo affollate, ritornino a vivere.
“Quello che è successo si sente, e si sentirà  per tanto tempo — racconta Rudi Accorsi, sindaco di San Possidonio, 3800 abitanti, 1450 dei quali evacuati dalle proprie case — il terremoto è ancora qui, nella nostra mente.
Ma la popolazione non ha perso i suoi punti di riferimento e ognuno cerca di fare del proprio meglio per ricominciare. Il sisma ci ha unito molto come comunità  e questo si sente ancora oggi, dopo sette mesi. Dentro di noi c’è la convinzione che ne usciremo, e ne usciremo bene. E’ chiaro che solo il tempo potrà  dire se questo è vero”.
Oggi l’Emilia è un cantiere a cielo aperto, le gru si innalzano accanto ai presepi allestiti nelle piazze riconquistate dopo il terremoto, e dovunque edifici e monumenti sono puntellati in attesa di essere ricostruiti.
Ma ricostruire non è facile, servono soldi, e servono subito.
E quando si parla di denaro, si finisce per parlare anche di burocrazia. “Se dovessimo chiedere un regalo di Natale allo Stato — spiega Carlo Martini, sindaco di Concordia sulla Secchia — chiederemmo sicuramente una deroga al patto di stabilità : finalmente, almeno in parte, i soldi ci sono, il problema è che non possiamo chiederli finchè non siamo pronti a spenderli, altrimenti rischiamo che rimangano bloccati dalla legge”.
“Se dovessi esprimere un desiderio per la mia città  — racconta invece Livia Turci, sindaco di Novi di Modena — chiederei sicuramente che gli indennizzi per le prime case e per le aziende siano innalzati al 100%, perchè ne abbiamo bisogno per ricostruire. L’80% previsto oggi dalla legge è al di sotto del livello necessario, le aziende e le famiglie non ce la fanno a trovare il denaro per coprire ciò che lo Stato non risarcisce. E se il tetto di copertura non verrà  alzato, qualcuno qui rimarrà  indietro. Invece non deve rimanere indietro nessuno. Chi andrà  al governo dovrà  farsene carico”.
Anche perchè cittadini e imprese dovranno attendere ancora per ricevere risposta alle richieste di risarcimento presentate, almeno l’anno nuovo.
Si parla di gennaio 2013, “ma siamo preoccupati”, raccontano gli abitanti della bassa.
Che a Natale si trovano a dover fare i conti con le tasse, con la disoccupazione, la cassa integrazione.
“La situazione qui è ancora molto difficile — racconta Alessandro Braida di Finale Emilia — anche se la gente si dà  da fare ci sono un sacco di problemi. Quello di aver dovuto pagare tasse e Imu, acconto più saldo, tutto in una volta, ha messo in ginocchio molte famiglie. Ci ha svuotato le tasche. Ci sono tanti che, sebbene non abbiano avuto danni tali da rendere inagibile la propria abitazione, hanno speso o dovranno spendere diverse migliaia di euro di tasca propria per ricostruire, senza pensare di poter recuperare alcunchè. Senza contare poi la svalutazione che gli immobili hanno subito in seguito al sisma”.
Dei soldi se ne parla molto ma ancora dobbiamo vedere un centesimo — chiarisce Federica Battaglia, titolare di una merceria in centro a Mirandola, uno dei pochi negozi che ha potuto riaprire per le feste — gli unici che sono arrivati provengono da donazioni fatte da persone che si sono sentite toccate da quello che ci è successo.
Ma dallo Stato e dalla Regione giungono solo promesse, dicono che i fondi arriveranno ma ancora non abbiamo ricevuto nulla, solo il Comune ha dato un bonus di 1.000 euro alle attività  che hanno deciso di riaprire in centro”.
Per ora, la ricostruzione “è a carico del cittadino”.
Certo, “c’è la speranza che questi soldi arrivino e tutto si fa sulla base di questa speranza. Vedremo”.
Le promesse, del resto, “non saldano le fatture”, e molte imprese, in attesa dell’arrivo degli aiuti, sono ferme.
“Il lavoro ci sarebbe — racconta una commerciante di Mirandola — ma le aziende sono bloccate perchè se pagano il materiale necessario a riparare i capannoni, poi non ci sono più i soldi per retribuire i dipendenti”.
E il lavoro è forse il regalo più desiderato nell’Emilia post sisma.
“E’ fondamentale, anzi imprescindibile per garantire ai cittadini una vita dignitosa — sottolinea Alberto Silvestri, sindaco di San Felice sul Panaro — dobbiamo sostenere le imprese affinchè possano tornare a produrre con i ritmi presisma, è necessario per poter veramente ricominciare”.
Sotto l’albero degli Emiliani, quindi, quest’anno, più che doni, si trovano speranze. Tra le quali quella, per molti, di tornare a casa.
Per questo in quasi tutti i comuni del ‘cratere’ si lavora, giorno e notte, per montare i 920 moduli abitativi temporanei da destinare alle persone ancora sfollate. 3.500 circa, di cui 1.900 ospitate in strutture alberghiere.
San Possidonio è la prima ad aver ultimato i due quartieri di casette prefabbricate, uno al Forcello e uno in via Federzoni, previste per dare un tetto a 210 sfollati, che il 29 maggio hanno dovuto lasciare la propria abitazione.
E in queste ore le prime 73 famiglie stanno entrando ‘in casa’.
“Abbiamo fatto il possibile affinchè le soluzioni abitative fossero pronte entro Natale perchè queste famiglie, che hanno perso la casa, da sette mesi vivono in soluzioni di ripiego ed era giusto che rientrassero in città  quanto prima — racconta Accorsi — le casette sono completamente arredate, con bagno, cucina, tv, divano. Le famiglie hanno stipulato un contratto gratuito di 18 mesi, rinnovabile, e speriamo di riuscire a ricostruire le abitazioni entro i prossimi due anni”.
“Sarà  un Natale difficile, malinconico”, scrivono sul web gli abitanti del ‘cratere’ “chiediamo solo di non essere dimenticati, di poter ricostruire le nostre case, riprendere a lavorare. Ma da soli non possiamo farcela”. “Chiunque andrà  al governo deve ricordarlo”.

Annalisa Dall’Oca
(da “il Fatto Quotidiano“)

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FINALE EMILIA: A SETTE MESI DAL TERREMOTO IL PAESE RINASCE

Dicembre 16th, 2012 Riccardo Fucile

UN PICCOLO MIRACOLO: NON C’E’ PIU’ NESSUNO SOTTO LE TENDE

Sette mesi dal terremoto che ne aveva fatto un comune-simbolo perchè fra i più colpiti dalle scosse, Finale Emilia diventa invece il simbolo della rinascita.
LA BUONA NOTIZIA
E’ sotto gli occhi di tutti un piccolo miracolo. Da 2200 persone sistemate nelle tendopoli della prima ora oggi, 14 dicembre, siamo al punto zero.
Cioè: niente più campi e quindi nessuna famiglia sotto le tende. Di più: non c’è nessun nucleo familiare nei moduli abitativi. Nessuno. S
oltanto 38 famiglie sono ancora provvisoriamente in albergo ma per tutte loro sono già  stati individuati e presto saranno assegnati gli alloggi (veri, non moduli).
LA CATTIVA NOTIZIA
Fin qui la buona notizia. Ma ce n’è anche una cattiva.
Il fuoristrada dei volontari del Gruppo comunale della Protezione Civile, una vecchia Tata indiana avuta grazie ai finanziamenti di una fondazione locale, è praticamente fuori uso.
Non va più, anche per l’utilizzo intenso che ne è stato fatto nei mesi post-terremoto.
«E’ diventata troppo vecchia e ogni volta che si pianta per strada il meccanico ci costa 1000-1500 euro che non possiamo permetterci. Purtroppo dobbiamo rottamarla» spiega Marco Cestari, coordinatore del Centro operativo comunale della Protezione Civile.
L’APPELLO
Il fatto è che i volontari (già  non pagati) non hanno un centesimo da investire e però non possono rimanere senza un mezzo fuoristrada.
Anche perchè ci sono le cosiddette e riconosciute “criticità  idrauliche” in tutte le aree terremotate per le quali è indispensabile, semmai servisse un intervento (per esempio a seguito di un alluvione), avere un mezzo come la Tata o qualunque altro fuoristrada a disposizione.
«Ci serve una macchina che possa trainare le autopompe nel caso di un allagamento controllato» spiega Cestari.
«Non importa che sia vecchio e non ci interessa lo stato dell’abitacolo o gli optional. A noi serve solo che funzioni e magari c’è qualcuno che ci può aiutare. Un aiuto sarebbe un magnifico regalo di Natale…».

(da “il Corriere della Sera“)

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NEW YORK TIMES: “L’AQUILA, ESEMPIO DA NON SEGUIRE DOPO L’URAGANO SANDY”

Dicembre 1st, 2012 Riccardo Fucile

“LE PROMESSE NON MANTENUTE IN ITALIA DEVONO ESSERE UN MONITO PER LA RICOSTRUZIONE DOPO L’URAGANO”

«L’Aquila è lontana da Staten Island o Rockaways, le aree dello Stato di New York più colpite dall’uragano Sandy, ma le difficoltà  del capoluogo abruzzese dopo il devastante terremoto dell’aprile 2009 possono essere un monito per New York nella ricostruzione delle zone danneggiate dal passaggio della recente calamità  naturale».
A sostenerlo è Michael Kimmelman, giornalista e massimo esperto d’arte del New York Times, che ha visitato varie volte l’Aquila dopo il sisma. Kimmelman ricorda la costruzione delle «new towns» lanciate dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e i «tristi, isolati, minuscoli e costosi appartamenti di cui lo stesso Berlusconi si vantò di avere ordinato per gli abitanti della città », rimasti senza un tetto dopo il sisma e collocati «nella periferia della città , tagliati fuori dai trasporti di massa e dalla vita civile». Ma il centro storico dell’Aquila è rimasto deserto, un cumulo di rovine oggetto di «turismo pornografico».
LA RICOSTRUZIONE
La morale, secondo il giornalista, è che sarebbe meglio ricostruire in modo diverso: le case antisismiche in legno costerebbero meno e l’Aquila ricomincerebbe a vivere, anche senza gli edifici in pietra della sua tradizione. E questa è la lezione che anche New York dovrebbe apprendere: «Per diversi motivi L’Aquila è diversa da New York», scrive il quotidiano americano, «ma i suoi ultimi anni suggeriscono che un disastro non distrugge solo case e vite. È un test per l’immaginazione e la capacità  di cambiare di una città  e di una nazione».
PROMESSE NON MANTENUTE
«Dal giorno del terremoto – prosegue il critico d’arte – le autorità  italiane hanno continuato a promettere di restaurare la città  al suo antico aspetto, ma meno di una dozzina di edifici sono stati riparati delle centinaia che sono stati danneggiati nel centro della città  che è una sorta di città  fantasma».
IL SEGNO POSITIVO
«Un segno positivo è arrivato a ottobre – continua Kimmelman – quando il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è arrivato nella città  abruzzese per l’apertura del nuovo auditorium progettato da Renzo Piano», promosso come «una delle poche iniziative urbane intraprese» nella città  dopo il sisma.
In quell’occasione, «Napolitano criticò le “nuove città ” dicendo che avevano sottratto attenzione e risorse» alle sfide più importanti da intraprendere per rimettere in vita il centro cittadino.
Bisogna, secondo il giornalista, abbandonare il «pensiero magico» e la speranza di ricostruire tutto com’era.
«L’Aquila ha bellissimi edifici, fra cui chiese barocche e palazzi di uffici razionalisti del primo ventesimo secolo. Potrebbero essere riaperti. Ma quel che rende speciale la città  sono gli spazi pubblici, le strade e le piazze».
LA LEZIONE PER NEW YORK
«La lezione che anche New York dovrebbe apprendere dunque eccola: bisogna pensare all’urbanismo e non fissarsi sulle costruzioni».
Anche nello Stato americano «i funzionari pubblici hanno seguito l’esempio italiano», promettendo a persone distrutte dall’uragano la ricostruzione di interi quartieri, senza ammettere che una politica di ricollocazione è «impossibile».
In molti – cittadini e politici – sembrano aperti a grandi idee, conclude il quotidiano, sostenendo che «una calamità  può anche essere un’opportunità  per politici ambiziosi e non di meno per un presidente al suo secondo termine (Barack Obama), dunque libero da pensieri con ottiche decennali».

(da “il Corriere della Sera“)

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TERREMOTO, CINQUE PAESI UE BLOCCANO I FONDI AI TERREMOTATI: “C’E’ CRISI, RIDUCIAMO LE SPESE”

Novembre 10th, 2012 Riccardo Fucile

GRAN BRETAGNA, GERMANIA, OLANDA, FRANCIA E SVEZIA SI METTONO DI TRAVERSO E CONGELANO I 670 MILIONI DI EURO DEL FONDO DI SOLIDARIETA’

Gran Bretagna, Germania, Olanda, Finlandia e Svezia bloccano gli aiuti della comunità  europea all’Emilia Romagna per il terremoto.
E’ quanto riferiscono fonti Ue a margine del vertice Ecofin del bilancio.
Se tutti i 27 paesi membri hanno riconosciuto che l’Italia ha diritto ai finanziamenti del Fondo di solidarietà  Ue, e hanno negli scorsi giorni formalmente approvato la decisione, Germania, Olanda, Finlandia, Gran Bretagna e Svezia non vogliono pero “pagare il conto” di 670 milioni di euro.
I 27 sono riuniti oggi per decidere anche sul bilancio rettificativo Ue 2012, per cui la Commissione ha chiesto in più la cifra record di 9 miliardi, e anche sul bilancio 2013, per cui sempre la Commissione ha chiesto un aumento del 7% rispetto a quello dello scorso anno.
I cinque paesi risultano contrari a queste richieste dell’esecutivo comunitario, adducendo al fatto che data la crisi bisogna ridurre le spese.
I soldi che la Commissione chiede, però, sono quelli già  stanziati per i progetti del bilancio 2007-2013, che essendo ora giunto al termine deve saldare i conti e pagare le fatture dovute agli stessi stati membri.
“Ora sono arrivate le ‘bollette’ da pagare: cosa dovrei farne, ignorarle e buttarle nel cestino della spazzatura?”, ha detto il commissario Ue al bilancio Janusz Lewandowski ai ministri riuniti a Bruxelles. I negoziati tra Commissione, Consiglio e Parlamento per cercare di arrivare a un’intesa complessiva si prevedere che dureranno tutta la notte.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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L’AQUILA, LA TRUFFA DELLE “CASE A MOLLA”: “IN CASO DI SISMA RISCHIANO DI CROLLARE”

Novembre 2nd, 2012 Riccardo Fucile

LA SUPERPERIZIA ATTESTA: FRODE SULLA COSTRUZIONE DELLE NEW TOWN VOLUTE DA BERLUSCONI.. ALMENO 200 PEZZI ANOMALI… 185 EDIFICI COSTATI 7 MILIONI DI EURO

Cade l’ennesima quinta del teatro di cartapesta costruito sulle macerie del terremoto dell’Aquila dalla macchina dei miracoli e del consenso di Guido Bertolaso.
Almeno duecento degli isolatori sismici a pendolo montati sui pilastri che sostengono i 185 edifici del progetto “C. a. s. e.” (Complessi antisismici eco-compatibili) sono destinati a sbriciolarsi se mai la terra dovesse tornare a tremare come quel 6 aprile di sei anni fa.
E quel che è peggio, nessuno è in grado di dire oggi – nemmeno la ditta che li ha prodotti e montati, la società  “Alga” – quali strutture esattamente appoggino su quei pezzi fallati.
Meglio, costruiti “in frode” alle specifiche che erano state indicate dal bando di gara per l’assegnazione dell’appalto.
Una commessa da 7 milioni di euro che vide vincitrici la società  Alga (4.900 gli isolatori forniti) e la Fip (2.400).
Finanziata in parte dal Fondo europeo di solidarietà .
Utile a trasformare una catastrofe in scintillante passerella per un assolo dell’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, accompagnato da Bruno Vespa in una memorabile puntata di Porta a Porta, in cui vennero squadernate al Paese le meraviglie, tecnologiche e di comfort, di quelle che sarebbero state ribattezzate “le case a molla”, nuova dimora per 20 mila senzatetto.
Nella meraviglia si nascondeva appunto l’inganno. Ancora più odioso perchè consumato su chi aveva perduto tutto e potenzialmente devastante sul futuro sviluppo di una tecnologia antisismica (quella degli isolatori) considerata tra quelle all’avanguardia nel mondo.
Per scoprirlo è stata necessaria l’ostinazione del pubblico ministero Fabio Picuti e del gip Marco Billi (gli stessi due magistrati crocefissi la scorsa settimana per la sentenza di condanna dei membri della Commissione Nazionale Grandi Rischi), nonchè il lavoro di un anno dei docenti di ingegneria Alessandro De Stefano e Bruno Chiaia, i due periti di ufficio incaricati di verificare se, appunto, i “pendoli” sistemati sotto i 185 edifici antisismici rispondessero effettivamente ai requisiti fissati dal bando di gara e, soprattutto, se fossero efficienti.
Ebbene, le conclusioni della loro perizia di 160 pagine, illustrata ieri all’Aquila nel corso dell’incidente probatorio del procedimento dove le società  produttrici dei pendoli sono indagate appunto per frode in forniture pubbliche, usa la certezza dell’indicativo.
Se è vero infatti – scrivono i periti – che “la totalità  degli isolatori forniti dalla Fip sono risultati funzionanti e perfettamente idonei allo scopo per il quale sono stati installati”, non altrettanto può essere detto per quelli dell’Alga.
Almeno 200 dei 4.900 pezzi prodotti da questa società  “non solo presentano disomogeneità  rispetto a quanto dichiarato nella fornitura, non solo non sono stati sottoposti a prove di qualificazione e accettazione da un laboratorio terzo e ufficiale, ma uno di essi, testato presso il laboratorio di Ingegneria strutturale dell’Università  di san Diego, in California, non ha superato le prove, rompendosi macroscopicamente durante una di esse”.
Cedono di schianto, dunque.
E la ragione – provando a semplificare la complessità  degli argomenti tecnici illustrati dalla perizia – è appunto nella frode utilizzata per assemblarli.
Gli isolatori sismici a pendolo sono sostanzialmente costituiti da 3 elementi d’acciaio sovrapposti: una base concava; una rotula centrale, convessa; un terzo elemento che si accoppia con la rotula, consentendo le rotazioni.
Ebbene, per controllare l’attrito negli isolatori vengono utilizzati opportuni materiali termoplastici. E la loro qualità  è decisiva per consentire che l’edificio, durante un evento sismico, dondoli più dolcemente rispetto al movimento del terreno.
All’Aquila, gli isolatori dovevano essere di materiale termoplastico omogeneo, detto Hotslide, riconoscibile per il suo colore verde.
Al contrario, nei 200 pezzi “anomali” prodotti dall’Alga quel materiale omogeneo non è, risultando una combinazione di Hotslide e Xlide (il colore in questo caso è nero).
Ora, come è stato possibile che nessuno in fase di realizzazione si sia accorto della frode?
È un fatto, accertato dalle indagini della Procura, che l’azienda figurasse tra gli sponsor dell’Eucentre di Pavia, il centro di ricerca antisismica diretto dal professor Gianmichele Calvi, uomo di Bertolaso, padre del progetto C. a. s. e., condannato lo scorso 22 ottobre quale componente della Commissione nazionale grandi rischi e, ora, indagato con Agostino Marioni, proprietario dell’Alga, per frode.
Ma è pur vero che all’Eucentre l’Alga fece testare esemplari di isolatori che non presentavano quella disomogeneità  di materiali.
È un fatto che nessuno, nè Marioni, nè Calvi sappiano oggi non solo quanti isolatori anomali siano stati montati, nè sotto quali edifici.
E che i periti scrivano come “ai fini della sicurezza globale degli edifici sia necessario intervenire per la sostituzione degli isolatori anomali”.

Carlo Bonini e Giuseppe Caporale
(da “La Repubblica“)

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“ALL’AQUILA POSSIBILI FORTI SCOSSE”: ECCO L’ALLARME CENSURATO DA BERTOLASO

Ottobre 26th, 2012 Riccardo Fucile

“LA SEQUENZA IN CORSO PUO’ EVOLVERSI CON SUCCESSIVE SCOSSE DI TERREMOTO”… IL DOCUMENTO OCCULTATO DALL’ALLORA CAPO DELLA PROTEZIONE CIVILE

“Le zone adiacenti all’area epicentrale hanno una probabilità  non trascurabile di essere interessate da attività  sismica. In particolare la zona sud-orientale potrebbe essere sede di futuri terremoti di magnitudo moderata o forte”.
Quelli del sismologo Enzo Boschi (presidente dell’Ingv) e Franco Barberi (presidente vicario della commissione) furono però tentativi inutili di far conoscere all’opinione pubblica gli ulteriori rischi che correva l’Abruzzo. Bertolaso bloccò infatti la conferenza stampa e il comunicato.
NESSUN VERBALE
Ma questa è solo l’ultima delle azioni tese a anestetizzare la paura per lo sciame sismico.
Perchè era “la verità  che non si deve dire”, di cui Bertolaso il 9 aprile parlava nella telefonata con Boschi, intercettata dai Ros di Firenze che indagavano sulla cricca del G8 e che finirà  agli atti del secondo filone d’inchiesta sulla commissione Grandi Rischi.
I sette membri della commissione sono stati condannati lunedì scorso a sei anni di reclusione e all’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici per omicidio colposo, proprio a causa della riunione del 31 marzo 2009, quando Bertolaso li “mandò” all’Aquila per smentire l’allarme lanciato da Giampaolo Giuliani, il tecnico di laboratorio che attraverso il sistema di rilevazione del gas radon annunciava da giorni l’arrivo di una tremenda scossa a Sulmona.
E per eseguire l’ordine del capo del dipartimento   –   che pretese quel giorno dagli scienziati una conferenza stampa   –   gli stessi sismologi finirono con il tranquillizzare la popolazione.
Ma non fu vera riunione: convocata da Bertolaso, che non aveva titolo per farlo, si tenne (prima e unica volta) fuori dalla sede ufficiale del dipartimento, quella di via Ulpiano a Roma.
E durò appena 45 minuti.
Al termine non fu redatto nemmeno il verbale: verrà  confezionato in gran fretta dagli uomini del dipartimento e firmato dagli scienziati il 6 aprile 2009 (ma datato 31 marzo).
Quando la città  era già  in macerie.
Perchè doveva essere solo “un’operazione mediatica”, come ammette lo stesso Bertolaso al telefono con Daniela Stati, allora assessore regionale alla Protezione Civile dell’Abruzzo.
QUELLO SCEMO DI GIULIANI
12 marzo 2009, ore 21,46.
Fabrizio Curcio, collaboratore di Bertolaso, chiama il suo capo.
Curcio: “Volevo avvertirla che in Abruzzo, all’Aquila in particolare… C’è di nuovo quello scemo che ha iniziato a dire che stanotte ci sarà  il terremoto devastante”. Bertolaso: “Eh”. Curcio: “Noi stiamo cercando con Mauro (Dolce, capo ufficio rischio sismico della Protezione Civile, ndr) di far fare un comunicato all’Ingv… In modo che siano loro a definire questa cosa, perchè all’Aquila si è sviluppata un’ansia bestiale. C’è insomma parecchio movimento, telegiornali e quant’altro”.
Bertolaso: “Ma chi è questo?”.
Curcio: “È un tal Giuliani che ogni tanto se ne esce con queste dichiarazioni… “. Bertolaso: “Fai fare un comunicato dove annunciamo che verrà  denunciato per procurato allarme e saranno denunciati con lui quegli organi di stampa che riportano notizie che sono notoriamente false. Okay?”.
Curcio: “Okay, grazie”.
Nei giorni seguenti Bertolaso denuncerà  Giuliani, ma il tribunale di Sulmona, dopo il sisma, archivierà  il fascicolo.
“È UNA SITUAZIONE NORMALE”
30 marzo 2009, ore 15.38.
All’Aquila c’è l’ennesima scossa, questa volta di magnitudo più intensa (4.1). La città  è nel caos.
Migliaia di persone escono dalle case e dagli uffici e corrono in strada. Persino i ragazzi della Casa dello Studente   –   che poi crollerà    –   evacuano l’edificio e chiedono un’ispezione al responsabile della struttura.
Ma gli studenti vengono rassicurati e fatti rientrare.
Intorno alle 19 il capo della Protezione Civile chiama Daniela Stati, assessore regionale. “Sono Guido Bertolaso”. Stati: “Che onore”.
Bertolaso: “Ti chiamerà  De Bernardinis il mio vice, gli ho detto di fare una riunione all’Aquila domani, su questa vicenda di questo sciame sismico che continua, in modo da zittire subito qualsiasi imbecille, placare illazioni, preoccupazioni… Io non vengo, ma vengono Zamberletti (l’unico che poi non parteciperà , ndr), Barberi, Boschi, i luminari del terremoto in Italia. Li faccio venire all’Aquila, da te o in prefettura. In modo che è più un’operazione mediatica, hai capito? Così loro, che sono i massimi esperti di terremoti, diranno: è una situazione normale. Sono fenomeni che si verificano… Meglio che ci siano cento scosse di quattro scala Richter piuttosto che il silenzio, perchè cento scosse servono a liberare energia e non ci sarà  mai la scossa quella che fa male… Hai capito? (…) Tu parla con De Bernardinis e decidete dove fare questa riunione domani, poi fatelo sapere (alla stampa, ndr) che ci sarà  questa riunione. E che non è perchè siamo spaventati e preoccupati, ma è perchè vogliamo tranquillizzare la gente. E invece di parlare io e te, facciamo parlare i massimi scienziati nel campo della sismologia”.
Stati: “Va benissimo”.
NASCONDERE LA VERITà€
9 aprile 2009, ultimo giorno di intercettazioni sulle utenze di Bertolaso, che fa due telefonate importanti: a Boschi, per impartire l’ordine di nascondere la verità  sulle nuove scosse, e all’allora sottosegretario Gianni Letta, al quale chiede di “zittire i giornali” sulle polemiche intorno alla Grandi Rischi.

Giuseppe Caporale e Elena Dusi
(da “La Repubblica“)

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“LA VERITA’ NON SI DICE”. L’ORDINE DI BERTOLASO DOPO IL TERREMOTO DELL’AQUILA

Ottobre 25th, 2012 Riccardo Fucile

SPUNTANO NUOVE INTERCETTAZIONI TRA BERTOLASO E BOSCHI: “NON TI PREOCCUPARE, SIAMO COLLABORATIVI”

“L’unico precedente a questa sentenza è Galileo”. Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini torna sul processo dell’Aquila, in cui 7 membri della Commissione Grandi Rischi sono stati condannati a 6 anni per omicidio colposo plurimo.
“Se il motivo è che non hanno fatto una previsione esatta del terremoto, questo è assurdo. Spero che l’appello ribalti tutto, chiederò agli scienziati di ritirare le dimissioni”.
Al ministro replica il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Rodolfo Sabelli: “Agli imputati è stata contestata l’errata analisi dei rischi, che ha comportato un’informazione non corretta”.
E che le riunioni della Commissione Grandi Rischi, in quel marzo 2009 in cui L’Aquila era investita da uno sfibrante sciame sismico, fossero “un’operazione mediatica” non è suggerito solo dalle famigerate parole dette da Guido Bertolaso una settimana prima della grande scossa del 6 aprile.
Anche dopo il sisma, infatti, l’allora direttore della Protezione Civile continuò a chiedere alla Commissione dichiarazioni che avessero lo scopo precipuo di tranquillizzare la popolazione.
“Mi hanno chiesto: ma ci saranno nuove scosse?” dice in una telefonata del 9 aprile al sismologo Enzo Boschi.
Proprio quel giorno la Commissione si sarebbe riunita nella sede dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia a Roma.
Prima dell’incontro Bertolaso spiega al suo interlocutore: “La riunione di oggi è finalizzata a questo, quindi è vero che la verità  non la si dice”.
E ancora: “Alla fine fate il vostro comunicato stampa con le solite cose che si possono dire su questo argomento delle possibili repliche e non si parla della vera ragione della riunione. Va bene?”
Quali siano le vere ragioni della riunione e l’innominabile verità  non è chiaro. Neanche Boschi sembra capirlo.
Ma in quei giorni c’era molta preoccupazione sulla tenuta della diga di Campotosto in caso di una nuova forte scossa. “Quando avete finito mi chiami e mi dici quello che vi siete detti. Eh?” prosegue Bertolaso, il cui telefono era stato messo sotto controllo precedentemente dalla procura di Firenze nell’ambito dell’inchiesta G8.
Per queste frasi l’ex capo della Protezione Civile è attualmente indagato all’Aquila, nel secondo capitolo del processo per il sisma.
Boschi il 9 aprile, per nulla scandalizzato dal tono del suo interlocutore, risponde ossequioso: “Non ti preoccupare, sai che il nostro è un atteggiamento estremamente collaborativo. Facciamo un comunicato stampa che prima sottoponiamo alla tua attenzione”.
Già  prima del sisma del 6 aprile, d’altronde, Bertolaso si era dato da fare per tranquillizzare una popolazione con i nervi a fior di pelle per via dei mesi di piccole scosse e degli annunci di Giampaolo Giuliani, secondo cui un forte terremoto avrebbe colpito Sulmona. Bertolaso il 30 marzo aveva chiesto ai “luminari del terremoto” di riunirsi il giorno dopo all’Aquila per “zittire subito qualsiasi imbecille”, per “tranquillizzare la gente” e per dire che “cento scosse servono a liberare energia e non ci sarà  mai la scossa quella che fa male. Capito?”.
I “luminari” capiscono.
E si adeguano, sia prima che dopo il terremoto.

Giuseppe Caporale e Elena Dusi
(da “La Repubblica“)

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“ANDATE E TRANQUILLIZZATE GLI AQUILANI”: L’ORDINE POLITICO CHE INGUAIA I SISMOLOGI

Ottobre 23rd, 2012 Riccardo Fucile

LE CARTE DIMOSTRANO CHE FURONO MANDATI DA BERTOLASO IN ABRUZZO PER MINIMIZZARE L’ALLARME, NESSUNO LI ACCUSA DI NON AVER PREVISTO IL TERREMOTO…LA TELEFONATA DI BERTOLASO: “DEVONO DIRE CHE LA SCOSSA NON CI SARA’”.

C’è persino chi tira in ballo Giordano Bruno e Galileo Galilei per commentare la sentenza contro i membri della Commissione grandi rischi per l’ormai famosa riunione indetta pochi giorni prima del terremoto in Abruzzo.
Lo fa il presidente della Toscana Enrico Rossi, che parla di una sentenza che “lascia sconcertati”, perchè la scienza “non si processa in tribunale”.
E agli esperti condannati a sei anni di reclusione arriva la solidarietà  della comunità  scientifica internazionale, in difesa dei colleghi colpevoli “di non aver previsto il terremoto”.
Accusa che giustamente appare assurda alla stragrande maggioranza dei sismologi, tutti concordi nel dire che allo stato attuale delle conoscenze fissare sul calendario la data anche approssimativa di un sisma è semplicemente impossibile.
Peccato che le cose non stiano affatto così, e probabilmente chi ha diffuso appelli per la libertà  della ricerca non ha letto le carte dell’inchiesta.
A partire dalla memoria del pm dell’Aquila Fabio Picuti, depositata il 13 luglio 2010 e quindi ben nota, dove si legge: “L’intento non è quello di muovere agli imputati un giudizio di rimprovero per non aver previsto la scossa distruttiva del 6 aprile 2009 o per non aver lanciato allarmi di forti scosse imminenti o per non aver ordinato l’evacuazione della città ”.
Proprio perchè, è lo stesso sostituto procuratore a scriverlo, “la scienza non dispone attualmente di conoscenze e strumenti per la previsione deterministica dei terremoti”.
A inguaiare gli esperti capitanati dal presidente dell’Ingv Enzo Boschi non è stato il presunto oscurantismo dei giudici, ma l’esigenza tutta politica di “rassicurare” gli abitanti del capoluogo abruzzese, allarmati da una lunga sequenza di scosse e dai primi danneggiamenti di edifici, a partire da una scuola.
LE TESTIMONIANZE: “MORTE PERCHE’ RASSICURATE DA QUELLA RIUNIONE”
L’accusa è opposta a quella evocata negli appelli a difesa degli imputati: da quella riunione sono filtrati messaggi tranquillizzanti, tesi a escludere una scossa devastante.
Agli atti dell’inchiesta ci sono le testimonianze che raccontano come la vulgata mediatica di quella riunione abbia convinto molte future vittime a metter da parte ogni preoccupazione.
“Placentino Ilaria, deceduta nel crollo dell’abitazione di Via Cola dell’Amatrice n.17, e Rambaldi Ilaria, deceduta nel crollo dell’abitazione di Via Campo di Fossa n.6/B”, secondo le testimonianze dei parenti, “erano studentesse universitarie fuori sede che all’indomani del 31 marzo 2009 avevano scelto di rimanere a L’Aquila e di restare in casa la notte tra il 5 e il 6 aprile facendo affidamento sulle conclusioni della riunione della Commissione grandi rischi”.
La Commissione grandi rischi si riunisce a L’Aquila (scelta irrituale, dirà  poi Boschi, visto che di solito gli incontri avvenivano a Roma) alle 18,30 del 30 marzo 2009, una settimana prima del terremoto notturno che avrebbe provocato più di 300 morti, devastando la città  e diversi centri della provincia. Oltre al presidente dell’Ingv arrivano diversi pezzi grossi della Protezione civile e della sismologia nazionale, tra i quali Franco Barberi, presidente vicario della Commissione grandi rischi, Gian Michele Calvi, presidente dell’Eucentre di Pavia, anche loro condannati per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose.
LA TELEFONATA DI BERTOLASO: “DEVONO DIRE CHE LA SCOSSA NON CI SARA’”.
La ragione di quel vertice lo racconta Guido Bertolaso, allora capo della Protezione civile, dipartimento della presidenza del consiglio, con Palazzo Chigi occupato al tempo da Silvio Berlusconi:
“Ti chiamerà  De Bernardinis, il mio vice, al quale ho detto di fare una riunione lì all’Aquila domani su questa vicenda di questo sciame sismico che continua, in modo da zittire subito qualsiasi imbecille, placare illazioni, preoccupazioni, eccetera”, spiega Bertolaso a Daniela Stati, assessore regionale abruzzese alla Protezione civile, in una telefonata intercettata per un’altra inchiesta (quella sugli appalti del G8).
Si tratta soprattutto di rintuzzare gli allarmi lanciati da Giampaolo Giuliani, un ricercatore che si diceva in grado di prevedere ulteriori scosse sulla base dell’analisi del gas radon, metodo noto ai sismologi, ma giudicato inaffidabile. “Io non vengo, ma vengono Zamberletti, Barberi, Boschi, quindi i luminari del terremoto d’Italia”, continuava Bertolaso.
“Li faccio venire all’Aquila o da te o in prefettura, decidete voi, a me non frega niente, di modo che è più un’operazione mediatica, hai capito? Così loro, che sono i massimi esperti di terremoti diranno: è una situazione normale, sono fenomeni che si verificano, meglio che ci siano 100 scosse di 4 scala Richter piuttosto che il silenzio perchè 100 scosse servono a liberare energia e non ci sarà  mai la scossa, quella che fa male”.
Quindi la conclusione: “Parla con De Bernardinis e decidete dove fare questa riunione domani, che non è perchè siamo spaventati e preoccupati, ma è perchè vogliamo tranquillizzare la gente“.
L’operazione mediatica per “tranquillizzare la gente” ha successo.
Sono presenti amministratori locali, a partire dal sindaco Massimo Cialente, e molti giornalisti attendono fuori dalla porta.
“La mattina del primo aprile incontrai in Piazza palazzo il sindaco”, spiega ai pm l’allora presidente della Provincia Stefania Pezzopane.
“Mi confermò che secondo la Commissione la situazione era sotto controllo e che sostanzialmente non c’erano pericoli imminenti. Tant’è vero che già  dal primo aprile decidemmo di riaprire le scuole che erano state chiuse precauzionalmente un paio di giorni”.
Tra le tante dichiarazioni rasserenanti rilasciate dopo la riunione, i magistrati ricordano in particolare quella di Bernardo De Bernardinis, vicecapo settore tecnico operativo della Protezione Civile.
Intervistato da Tv Uno, parla di “una situazione favorevole“, dato lo “scarico di energia continuo”.
BOSCHI E IL VERBALE POSTDATATO.
Il risultato della riunione del 30 marzo è riassunto in uno stringato verbale, nel quale Boschi definisce “improbabile una scossa come quella del 1703″, pur rimarcando che “non si può escludere”.
Dal testo si deduce che i massimi sismologi italiani si riuniscono a L’Aquila per dirsi   quel che per loro ovvio, e cioè che i terremoti non si possono prevedere.
Ma l’imprinting di Bertolaso ottiene il suo effetto, se all’opinione pubblica passa un messaggio rasserenante.
Ma c’è di più. Il 16 settembre Boschi denuncerà  in una lettera che quel verbale è stato redatto e firmato non la sera dell’incontro, ma in una nuova riunione convocata a L’Aquila il 6 aprile, subito dopo il sisma.
E’ Mauro Dolce, capo dell’Ufficio rischio sismico della Protezione civile, anche lui condannato al processo, a mostrargli “un testo che riporta in maniera confusa cose dette nella riunione del 31 marzo”.
Qualcuno, continua Boschi, “corregge il testo alla meno peggio e Dolce ce lo fa firmare per ‘ragioni interne’”.
In quel momento il presidente dell’Ingv apprende anche che il 30 marzo e il primo aprile “dalla Protezione civile sono stati diramati due comunicati (recanti anche il mio nome) ‘tranquillizzanti’ di cui non sapevo niente”.
I successivi gradi di giudizio diranno se i condannati in primo grado sono davvero colpevoli di quei reati e se i sei anni di reclusione sono proporzionati ai fatti attribuiti a ciascuno.
Ma a trascinarli in tribunale è stato il pasticcio politico-mediatico di quella riunione, non certo il presunto attacco alla libertà  scientifica da più parti evocato.
E’ la dolorosa consapevolezza espressa dopo la sentenza da Giustino Parisse, il caporedattore del Centro che alle 3.32 del 6 aprile 2009 ha perso due figli: “Sono io la causa prima della morte di Domenico e Maria Paola e non me lo perdonerò mai”, scrive sul suo blog.
“Certo fra le tante colpe che ho c’è anche quella di essermi fidato della commissione Grandi rischi credendo a una scienza che in quella riunione del 31 marzo del 2009 rinunciò a essere scienza”.

Mario Portanova
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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