Gennaio 1st, 2012 Riccardo Fucile
SINDACATO DEI VIGILI DEL FUOCO DENUNCIA: ”MACCHINE PER SGOMBERO MACERIE LASCIATE INUTILIZZATE A ROMA”
“I mezzi donati dalla Fiat ai Vigili del fuoco per la rimozione macerie dal centro
dell’Aquila non sono mai arrivati nel capoluogo e giacciono inutilizzati nelle rimesse del Corpo”.
È questa la denuncia del sindacato autonomo dei Vigili del fuoco Conapo, la sigla maggiormente rappresentativa all’Aquila e in Abruzzo.
In una lettera al vetriolo indirizzata al responsabile di Case Construction Equipment, l’azienda del gruppo Fiat che ha fatto la donazione, Mario Marchisio e inviata per conoscenza a una lunga lista di autorità dei Vigili, della Protezione civile e dei massimi esponenti della governance della ricostruzione, il segretario provinciale del Conapo, Elio D’Annibale, esprime “grande rammarico” per il fatto che “le macchine operatrici che Case Italia ha così generosamente donato, e che tanto sarebbero utili ai Vigili del fuoco, non sono mai giunte nei territori colpiti dal sisma e non abbiamo, quindi, mai avuto il piacere di vederle all’opera”.
“Solo per un caso – rivela D’Annibale – ci siamo accorti che i mezzi, con tanto di scritta ‘Fiat con l’Abruzzo’, sono parcheggiati in un garage del Corpo di Roma. Se non fosse stato per un nostro vigile distaccato nella Capitale che ha visto con i suoi occhi la scena non l’avremmo mai saputo”.
“Eppure – ricorda il sindacalista – quando Fiat fece la consegna dei mezzi all’allora commissario per il terremoto, Guido Bertolaso, si disse che quelle macchine sarebbero state utilissime per gestire la gigantesca emergenza dei crolli che aveva interessato un’ampia parte del cratere sismico”.
“Intanto noi – polemizza D’Annibale – siamo costretti a lavorare con attrezzature vecchie di 20 anni, mentre mezzi che valgono quasi 900 mila euro non sono mai stati usati”.
“Speriamo che la Fiat, essendo insieme alla popolazione locale la parte lesa, faccia quello che noi non abbiamo voluto fare per motivi di opportunità : rivolgersi a qualche magistrato che disponga l’invio dei mezzi lì dove servono, cioè all’Aquila”.
IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA
Egregio dottor Marchisio,
con la presente facciamo riferimento a quanto riportato in un comunicato del maggio 2009, a firma del Vostro ufficio stampa, diramato in seguito al terremoto che ha distrutto L’Aquila e parte del suo comprensorio, che rende nota la donazione da parte di Case Construction Equipment, società del Gruppo Fiat, alla Protezione Civile, di 6 macchine movimento terra, dal valore totale di circa 860.000 euro, per supportare le operazioni di sgombero e ricostruzione.
In particolare i macchinari donati spaziano nella gamma del costruttore full-liner e sono un escavatore cingolato CX210B, un escavatore gommato WX145, un miniescavatore CX17B, una pala gommata 921E, una minipala compatta (skid) 435 e un sollevatore telescopico TX130-33, e la donazione degli stessi è stata perfezionata durante una cerimonia di firma dell’atto ufficiale tenutasi negli uffici della Protezione Civile della Caserma delle Fiamme Gialle a Coppito (AQ).
Per quanto sopra, questa Organizzazione sindacale, a nome dei Vigili del Fuoco aquilani ed abruzzesi, e di tutta la popolazione colpita dal sisma, intende esprimere a Lei ed alla Società che rappresenta, i più sinceri sentimenti di riconoscenza e gratitudine per l’alta sensibilità dimostrata nella circostanza.
Come noto le ordinanze emanate a seguito dell’evento sismico del 2009, hanno attribuito il compito di demolizione edifici e smaltimento delle macerie, operazioni che a distanza di quasi tre anni dal sisma sono appena agli inizi, al Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco che, in collaborazione con il personale dell’Esercito Italiano, provvede altresì al conferimento in discarica delle macerie derivanti dai crolli e dalle demolizioni stesse.
È altrettanto noto che il Dipartimento della Protezione Civile, responsabile del coordinamento dei soccorsi e dell’assistenza alla popolazione durante i mesi immediatamente successivi all’evento sismico del 6 aprile 2009, oltre a non essere mai stato impiegato nelle operazioni di demolizione edifici e smaltimento macerie, ha lasciato il cosiddetto “cratere sismico” a decorrere dal 1° febbraio 2010, data in cui il Presidente della Regione Abruzzo ha assunto l’incarico di Commissario delegato per la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma.
In conseguenza di ciò, ed è il nostro più grande rammarico, le macchine operatrici che Case Italia ha così generosamente donato, e che tanto sarebbero utili ai Vigili del fuoco, non sono mai giunte nei territori colpiti dal sisma e non abbiamo, quindi, mai avuto il piacere di vederle all’opera. Ci chiediamo, e probabilmente Lei starà facendo altrettanto, che fine abbiano fatto questi mezzi, in quale autorimessa sono desolatamente parcati o quale uso se ne sia fatto.
Nel ringraziarLa nuovamente per l’impegno che Case Italia ha profuso per il martoriato territorio aquilano, giungano a Lei ed a tutte le donne e gli uomini della Società che rappresenta, i più sentiti sentimenti di gratitudine del popolo abruzzese, unitamente ai più sinceri auguri di buone feste.
(da “Abruzzo News“)
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Dicembre 29th, 2011 Riccardo Fucile
CERTIFICATI DI AGIBILITA’ DELLE SCUOLE AUMENTATI DEL 300%…L’APPALTO PER LA RICOSTRUZIONE DELLA QUESTURA PASSATO DA 3 A 18 MILIONI DI EURO: NOVE INDAGATI PER ABUSO D’UFFICIO
Il sospettto della corruzione nel post terremoto non risparmia nemmeno le scuole. Secondo un’inchiesta della Procura dell’Aquila i costi per la semplice procedura dei “certificati di agibilità ” degli istituti (effettuati su incarico dalla Protezione Civile) sono lievitati quasi del 300 per cento.
E così, una semplice prassi burocratica che doveva essere pagata con poche migliaia di euro, è costata alle casse pubbliche ben 600 mila euro.
Con l’aggiunta, ancora una volta, di «grasse risate» come – letteralmente – si legge nei verbali.
È l’estate del 2009, quella dei cantieri-miracolo del governo Berlusconi.
In tv, gli italiani seguono il conto alla rovescia per la consegna delle case e delle scuole. Ma al telefono, pensando agli affari, l’imprenditore-ingegnere Carlo Strassil (ignaro di essere indagato) ride. «So che lì all’Aquila si procede alla grande» gli dice al telefono un interlocutore.
«Un film… « risponde lui. Ma c’è di più.
Il «complice» – rivelano le indagini – è Gianni Guglielmi, ora coinvolto in due inchieste.
Guglielmi, nel 2009, era il provveditore delle opere pubbliche per Lazio, Sardegna e Abruzzo.
Ora, invece, è provveditore per la Campania e commissario straordinario per il risanamento del fiume Sarno.
Nella ricostruzione della città devastata del terremoto si è lucrato – secondo l’accusa della procura – anche sui lavori di ristrutturazione della questura.
Un appalto lievitato da 3 milioni a 18 milioni di euro.
Anche questa è una storia di lavori affidati senza gara che aumentano stavolta del 450%. Il primo preventivo della società che aveva ricevuto l’appalto con procedura d’urgenza era, appunto, di 3 milioni di euro.
Poi in corso d’opera il conteggio è cambiato.
I numeri sono lievitati clamorosamente, fino ad arrivare a una spesa di 18 milioni.
A bloccare la super-lievitazione del prezzo è intervenuta la Corte dei Conti, che ha invitato il provveditorato alle Opere Pubbliche a revocare l’affidamento diretto e a predisporre una gara.
Per i magistrati contabili quei lavori non erano «connotati da elementi emergenziali » e quel contratto appariva come «un’originale modalità di individuazione del contraente».
I giudici contabili hanno poi inviato le carte anche alla Procura e – a conclusione delle indagini – sono arrivati gli avvisi di garanzia. Nove in tutto.
L’accusa è di abuso d’ufficio.
Tra gli indagati anche in questo caso c’è l’ex provveditore alle Opere Pubbliche Giovanni Guglielmi.
Anche la ‘ndrangheta è arrivata sullo scenario della ricostruzione dell’Aquila.
E lo avrebbe fatto con l’aiuto di un imprenditore della città , Stefano Biasini, 34 anni, pochi giorni fa arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. L’operazione della Procura distrettuale antimafia ha portato all’arresto di altre tre persone, al sequestro delle quote di quattro società , di otto automezzi, cinque immobili, 25 conti bancari, riconducibili agli indagati e alle loro attività commerciali. Il valore complessivo è di oltre un milione di euro.
Secondo la Guardia di Finanza la cosca Caridi-Zincato-Borghetto dopo aver ottenuto piccoli appalti, puntava a 13 grandi lavori nella città terremotata.
«Gli indagati – scrive il giudice Marco Billi nell’ordinanza d’arresto – si sono prestati consapevolmente per far ottenere agli affiliati fittizie intestazioni societarie allo scopo di evitare le misure di prevenzione. Con la loro alacre collaborazione e sfruttando il loro inserimento nella vita imprenditoriale aquilana hanno svolto un ruolo essenziale di raccordo tra affiliati e il territorio rappresentando un ponte di collegamento indispensabile per far espandere la cosca in Abruzzo».
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Dicembre 28th, 2011 Riccardo Fucile
PER PORTARE LA MAMMA AL RISTORANTE E’ ATTERRATO SULLA SPIAGGIA DI ANSEDONIA SENZA PERMESSO… DURANTE LA NOTTE DEL TERREMOTO RIDEVA BEATO, PREGUSTANDO I GRANDI AFFARI SULLA CARNE DEI MORTI
Ma, diciamo la verità , più ancora dello sgangherato riccastro esibizionista è la signora
mamma che offende la fantasia degli italiani, la mamma che non gli ha mollato un sonorissimo ceffone, la mamma che è salita come una diva del muto sul missile del suo guaglione pacchiano e filibustiere già messosi in pessima mostra.
Tutte le mamme italiane che conosco si sarebbero vergognate di un simile scarafone, anche a nome dei nonni e degli avi, sino alla settima generazione.
Entra dunque, questa mamma di Piscicelli, nella storia degli orrori italiani e cancella, con un solo giro d’elica, la piscina di Ceppaloni a forma di conchiglia, i furbetti del quartierino, le scarpe cucite a mano e le barche di D’Alema, “la patonza deve girare”, la casa di Scajola, il mutuo di Scilipoti…
Neppure il comico Panariello, che pure dell’antropologia del nuovo ricco ubriaco di se stesso è riuscito a fare una maschera di grande successo, era arrivato a immaginare la vecchia mamma che a 75 anni si compiace per lo shuttle del suo sbruffone parcheggiato sulla sabbia davanti al ristorante nel giorno di Santo Stefano.
E non è una faccenda di ricchezza.
Possedere un elicottero privato non è di per sè vergognoso e i soldi non sono la crusca del diavolo.
Insomma, un uomo che ha un elicottero, e dunque case e ville e spazi, non è un immorale nè un immoralista, nè – figuriamoci – un epicureo senza principi e nemmeno un capitalista alla Dickens.
Ma un elicottero che atterra sulla spiaggia è una cafoneria esibita per abbagliare, tanto più in tempi di crisi, di privilegi, di tagli e di tasse. Insomma gli italiani non ce l’hanno contro i ricchi e dunque nella reazione della gente che ad Ansedonia ha chiamato i carabinieri c’è innanzitutto lo spavento e la meraviglia perchè simili scene si giustificano solo con l’emergenza: una malattia, un incidente, un organo da trasportare per un trapianto.
Ed è ovvio che, quando invece si è capito che l’elicottero era lì per il pesce al sale, sia subentrata l’indignazione contro i cafoni, contro una mutazione antropologica del brubru classico che abbraccia tutta la pienezza dell’attuale vita italiana, un malcostume che non si inscrive in nessuno dei vecchi codici conosciuti della volgarità nazionale, neppure in quello dei criminali incalliti che trasportano in elicottero partite di droga o diamanti e solo per sberleffo atterrebbero sulla spiaggia di fronte a un ristorante.
Nell’elicottero di Piscicelli si sintetizza invece la giostra degli energumeni della nuova Italia malata che diventa cricca durante un terremoto per avventarsi sulle aree edificabili, si fa faccendiera nei governi per lucrare case e donne, si organizza in lobby nelle anticamere dei palazzi per trafficare in nomine, si mostra sguaiata in una giornata di relax natalizio ed è già pronta ad indossare nuove maschere, non nella delinquenza ma nell’arraffo e nell’ostentazione.
Ecco perchè qui non ci può essere l’invidia sociale, perchè nessuna persona normale sogna di andare al ristorante in elicottero con la vecchia amata mamma.
Tanto più che il nome Piscicelli, napoletano di antica famiglia, rimanda a quel precedente turpe, a quella intercettazione nella notte dell’Aquila: “Io ridevo stamattina alle 3 e mezza davanti a quella “roba” del terremoto”.
C’è insomma un rapporto concreto tra il terremoto e l’elicottero ovviamente visto, a torto o a ragione, come il bottino, come il frutto dello sciacallaggio. I terremoti infatti fanno parte della storia del nostro Paese e tutti sappiamo che ogni terremoto ha i suoi sciacalli che, come fece appunto Piscicelli per l’Aquila, si fregano le mani prima di avventarsi sulle disgrazie. In passato predavano anelli e denti d’oro, oggi i soldi dello Stato e gli appalti per la ricostruzione.
Quell’elicottero dunque è atterrato ad Ansedonia come un terremoto.
Ed è stato prima accolto come una violenza e poi decifrato per rileggere il codice della cricca, il linguaggio del potere corrotto e degradato anche nei simboli, nelle apparenze eccessive, negli appagamenti abbaglianti, nella volgarità che ormai in Italia è come un chiodo, come una vite che ad ogni nuovo movimento fa un giro in più.
E su questo sciacallaggio e su questa pacchianeria, su questo elicottero, è volata, come dicevamo all’inizio, la degradazione della devozione filiale, la complicità della mamma, della vecchia signora che non ha saputo dire al figlio: “Non farmi vergognare di averti messo al mondo”.
C’è insomma il ribaltamento del più italiano dei comandamenti, il solo inappellabile: non più onora, ma disonora il padre e la madre.
Francesco Merlo
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 25th, 2011 Riccardo Fucile
CENTO CITTADINI AQUILANI PROPONGONO UNA ALLEANZA DI LISTE CIVICHE ALLE AMMINISTRATIVE DI PRIMAVERA: “LA RICOSTRUZINE SIA PARTECIPATA”…LO SDEGNO PER LE PROMESSE NON MANTENUTE E I SIPARIETTI MEDIATICI…ECCO TUTTI I DATI SULLA SITUAZIONE REALE A DUE ANNI E MEZZO DAL SISMA: LE PALLE MEDIATICHE DEL GOVERNO
Cento cittadini aquilani lanciano un’appello sul web: «La ricostruzione sia partecipata». 
E propongono una coalizione di liste civiche alle amministrative della prossima primavera
Il teatro dei bagni folla e poi dello sdegno e dell’indignazione.
A L’Aquila, dopo il sisma del 6 aprile 2009, è andata in scena l’ascesa e caduta di Berlusconi. I siparietti mediatici, prima.
Poi, la mobilitazione della popolazione contro il governo e le sue promesse mancate: le migliaia di cittadini con le carriole in mano, per pulire il centro dalle macerie, le manifestazioni con migliaia di persone, e le firme (oltre 50mila) per chiedere una legge che ristabilisca democrazia e legalità nell’area dell’emergenza.
Ora molti dei protagonisti di quelle battaglie promuovono un appello per lanciare la loro sfida: partecipare alle elezioni amministrative con una coalizione di liste civiche.
Si ispirano alla rivoluzione gentile di Milano e Napoli. Ma sono ancor più netti e decisi: «Dei partiti non ci fidiamo più», dicono chiaro e tondo.
Nè di quelli al governo, che nella città del sisma ha mandato solo commissari ed esercito e non hanno mai ascoltato la voce dei cittadini.
Nè di quelli che siedono al Comune, retto dal Pd Massimo Cialente, accusato di essere «ambiguo e inconcludente», di alternare roboanti accuse a intensi flirt con Bertolaso prima, con l’abruzzese Gianni Letta, oggi.
A non andare giù a molti cittadini è stato il via libera del Comune al Progetto Case, le new town di Berlusconi, che hanno fatto di L’Aquila una infinita, invivibile, periferia (mentre la ricostruzione vera, a partire dal centro, è rimandata a non si sa quando).
E poi il comunicato di Cialente in difesa di Bertolaso dopo lo scoppio dello scandalo della cricca (l’ex sottosegretario è stato rinviato a giudizio per gli appalti del G8 della Maddalena). Troppe concessioni a un governo che lascia ancora a terra 4 milioni di tonnellate di macerie, e senza casa 35mila persone, di cui solo 14mila ospitate nelle new town.
Quindi — annunciano gli aquilani — faremo da soli: «Una coalizione di liste civiche», per vincere le elezioni di primavera.
Il candidato sindaco? «Lo sceglieremo tutti insieme».
Il programma? «Partiamo da idee comuni, ma vogliamo scriverlo strada facendo».
Al posto della campagna elettorale, un progetto di partecipazione aperto a tutta la città : workshop tematici da realizzare non in sale convegno, ma a contatto con la città vera, nell’immensa periferia delle new town.
«Portiamo avanti una diversa concezione della delega. Non crediamo alle primarie, nè basta un voto ogni 5 anni. Vogliamo una democrazia continua, nella quale i cittadini possano esercitare sempre controllo e partecipazione. Solo così potremo ricostruire la città , che per noi è un bene comune», spiega Ettore Di Cesare, uno dei promotori dell’appello, che ha raccolto oltre 100 firme di cittadini, esponenti della società civile, dell’economia, della cultura aquilana.
Docenti universitari, come il prorettore dell’ateneo Aquilano Giusi Pitari, la docente di ingegneria Laura Tarantino, e Antonello Ciccozzi, della facoltà di lettere, promotore di un progetto di “microzonazione del danno” per avvicinare l’assistenza ai bisogni dei cittadini: «Per il commissariato di governo chi ha un mutuo sulla casa distrutta e ha perso il lavoro e un familiare riceve la stessa assistenza di chi magari lavora nelle costruzioni e ha raddoppiato il suo fatturato», spiega Ciccozzi.
Numerose le firme di commercianti, che col centro storico ancora chiuso non riescono a riaprire l’attività .
E poi ingegneri, architetti, tecnici, impegnati direttamente nella ricostruzione, resa impossibile da norme spesso contraddittorie:
«La sicurezza della ricostruzione viene sottoposta a parametri economici, e c’è ancora troppa confusione su tempi e modalità per iniziare i lavori. Gli ordini professionali avrebbero dovuto bloccare tutto all’inizio, per chiedere regole certe, qualità e sicurezza», spiega l’ingegnere Piero De Santis, uno tra i tecnici “critici” che ha firmato l’appello.
Tra i firmatari anche molti lavoratori del distretto dell’hitech aquilano, aziende come Alenia Thales e Technolabs, che provano una difficile rinascita, tra ammortizzatori sociali e problemi logistici (oggi a L’Aquila i cassintegrati sono oltre duemila, i disoccupati 4mila).
E poi molti giovani e donne. «La politica deve cambiare genere e generazione», spiega Anna Lucia Bonanni. «Basti pensare che in Comune su 40 rappresentanti c’è solo una donna. E venti diversi gruppi consiliari. Ognuno è portavoce solo di se stesso».
Il tema della democrazia e della partecipazione è centrale, per gli aquilani che vogliono sparigliare le carte: «L’Aquila è un laboratorio sia di autoritarismo che di partecipazione», spiega Antonietta Centofanti, firmataria dell’appello e presidente dell’Associazione dei parenti delle vittime della casa dello studente, dove sotto le macerie rimasero 8 giovanissimi.
E l’Aquila è anche la città della rivolta: «Dopo il sisma tanta gente è tornata ad impegnarsi in prima persona, e non può farlo nei partiti che ormai hanno perso ogni rapporto con la società . Il Consiglio comunale, il sindaco, l’opposizione, avrebbero dovuto fare da scudo, difenderci da quelli che la notte del 6 aprile ridevano, pregustando gli appalti», spiega Centofanti.
«Per fortuna siamo riusciti ad ascoltare quelle intercettazioni e questo ci ha permesso di metterci in moto. La ribellione è stata salvifica. E ora dobbiamo andare avanti. L’unica speranza è mettere in moto meccanismi di rivolta».
Per la rivolta, però, gli aquilani non aspetteranno le amministrative.
Già da questo mese sono pronti a scendere in piazza.
Su di loro pende, infatti, il fardello del pagamento delle tasse non versate nei primi 14 mesi di emergenza: secondo il governo dovranno restituire tutti gli arretrati, fino all’ultimo euro, a partire da novembre (molte buste paga potrebbero essere quasi azzerate).
In Parlamento, inoltre, sta per iniziare la discussione sulla legge di iniziativa popolare che chiede risorse certe e una ricostruzione trasparente.
Per sostenerla gli aquilani sono pronti a tornare a invadere la strade di Roma, con le loro bandiere neroverdi.
L’Aquila, i numeri dell’emergenza
La popolazione assistita a settembre 2011: 35.238
Di cui: 13.376 nelle new town del piano C.a.s.e.
12.192 ricevono il contributo di autonoma sistemazione
639 in strutture ricettive (alberghi)
177 nella Caserma della guardia di Finanza di L’Aquila
La crisi
352mila ore di cassa integrazione a luglio 2011, equivalenti a 2mila lavoratori in cassa
1.300 lavoratori in mobilit�
4.000 ricevono l’indennità di disoccupazione
7.000 disoccupati hanno smesso di cercare lavoro
I commissari
I compensi della struttura commissariale:
Vicecommissario Antonio Cicchetti: 232mila euro l’annoCapo della struttura tecnica di missione arch. Gaetano Fontana: 100mila euro l’anno
Il salasso
100milioni di euro di tasse non pagate durante l’emergenza dagli aquilani dovranno essere restituiti da novembre
Manuele Bonaccorsi
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Ottobre 8th, 2011 Riccardo Fucile
SI TRATTA DI CITTADINI CHE FINO A DUE ANNI E MEZZO FA NON NECESSITAVANO DI SOSTEGNI PARTICOLARI….OGGI COSTRETTI A CHIEDERE ALLOGGI POPOLARI, SUSSIDI ED ESENZIONI…L’EFFETTO DOMINO CAUSATO DAL TERREMOTO
Sono più di duemila i “nuovi poveri” aquilani secondo i dati forniti dall’Assessorato alle
politiche sociali del capoluogo abruzzese al sito di informazione aquilano www.abruzzo24ore.tv.
Si tratta di cittadini che fino a due anni e mezzo fa non necessitavano di alcun sostegno particolare da parte delle istituzioni e che invece oggi chiedono un alloggio popolare, un sussidio o l’esenzione dal pagamento del servizio mensa a scuola per i propri figli.
Il terremoto, per queste persone, ha causato la perdita del lavoro oltre che della casa e, in una logico effetto domino, la caduta di tutta la macroeconomia familiare tanto da costringerli a chiedere aiuto.
I dati raccontano una situazione drammatica: 299 sono le domande presentate per la graduatoria delle case di edilizia residenziale per il bando 2010 riservato a famiglie con reddito fino a 12 mila euro. 120 sono i nuclei richiedenti appartamenti del Fondo immobiliare riservato alle famiglie in condizioni di particolare disagio sociale ed abitativo (peccato che il comune disponga ad oggi solo di 20 alloggi, tutti assegnati).
Per l’esenzione servizio mense scolastico, cui hanno diritto famiglie con reddito Isee inferiore ai 6 mila euro annui, nel 2010 sono state presentate 209 domande; 43 quelle per l’esenzione servizio scuolabus; 271 le richieste di rimborso spesa borse di studio (ne hanno diritto le famiglie con un reddito ISEE inferiore a 10mila euro) e 408 quelle per il rimborso testi scolastici sempre per famiglie con reddito Isee inferiore a 10 mila euro.
Tali cifre, come spiega Abruzzo24ore.tv “scaturiscono da una serie di rilevazioni, di incrocio di dati effettuati in base alle richieste di varia natura assistenziale monitorate dal Settore delle Politiche sociali”.
“L’emergenza sociale è gravissima. Ma non riceve la giusta attenzione” ha affermato l’assessore Stefania Pezzopane, titolare delle Politiche sociali aquilane, commentando i dati. “Il Comune – spiega – nonostante i tagli e le risorse economiche scarse ha ritenuto di dover affrontare l’emergenza con misure e provvedimenti specifici inseriti in bilancio.
Si dovrebbero vergognare invece quelle istituzioni che riducono e continuano a ridurre i fondi.
Uno dei tagli più macroscopici è quello effettuato dalla Regione sull’inclusione sociale.
È paradossale – ha ancora aggiunto l’assessore – che questa misura prima del terremoto venisse finanziata, mentre adesso che la soglia di povertà aumenta, anche in conseguenza dei nuovi ‘poveri’ dovuti all’emergenza post teremoto, è azzerata.
Vanno studiate misure ad hoc, come il reddito minimo d’inserimento introdotto dall’ex Ministro Livia Turco.
Oggi che andrebbero riconfermate questo tipo di risposte siamo costretti a subire i tagli, o i silenzi della regione o le furbizie di chi cerca di speculare anche sulle povertà “.
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Settembre 25th, 2011 Riccardo Fucile
IL VESCOVO RACCOMANDAVA I PROGETTI DELLA ONLUS “SOLIDARIETA’ E SVILUPPO” CHE AVREBBE TRUFFATO 12 MILIONI DESTINATI AL DOPO SISMA DAL SOTTOSEGRETARIO GIOVANARDI…IL GIP CHIEDE DUE ARRESTI
Il vescovo ausiliare dell’Aquila Giovanni D’Ercole si raccomandava al sottosegretario Carlo
Giovanardi per ottenere i fondi del terremoto.
Anzi, per farli ottenere ad una onlus (“Solidarietà e Sviluppo”) fondata dalla stessa diocesi dell’Aquila, dietro la quale, secondo la Procura si nascondeva una truffa.
Una truffa per sottrarre 12 milioni di euro dal bancomat miliardario della ricostruzione dell’Aquila.
Una truffa per la quale ieri sono state arrestate due persone (tra cui il segretario generale della Onlus, Fabrizio Traversi nominato proprio dai vertici della diocesi) e indagate altre tre (compreso il sindaco di San Demetrio dei Vestini, Silvano Cappellini).
L’obiettivo era quello di ottenere i “fondi Giovanardi”, quelli che il sottosegretario era riuscito ad accantonare nel “decreto Abruzzo” per la ricostruzione.
Fondi destinati a progetti “per la famiglia e per il sociale” sui quali ci fu uno scontro con il Comune dell’Aquila.
Il sindaco Massimo Cialente riteneva che dovessero essere destinati in parte (circa tre) per ristrutturare un centro anziani (al quale, poi, vennero effettivamente assegnati) e a un’altra ristrutturazione (per nove milioni) di un complesso nel centro storico.
Su questa fetta, invece, si erano accentrate le mire della fondazione di origine curiale “Solidarietà e Sviluppo” i cui progetti, però, risultarono non conformi alla normativa.
Cialente lo disse pubblicamente e attaccò anche Giovanardi quando, nel luglio del 2010, sembrava che la onlus stesse riuscendo nei suoi intenti truffaldini.
Proprio dalle affermazioni del sindaco è partita l’inchiesta.
Giovanardi risulta coinvolto in quanto i progetti della Onlus facevano riferimento al suo dipartimento della famiglia.
Lo stesso senatore si lamentava pubblicamente del fatto che questi soldi non venivano spesi. E il secondo arrestato, Gianfranco Cavaliere, è proprio un politico legato a Giovanardi.
E così, dalle intercettazioni si scopre che mentre pubblicamente Giovanardi si lamentava dei ritardi della ricostruzione e dell’assegnazione dei fondi, al telefono invece si dava da fare per farli ottenere alla onlus della Curia.
Come si evince da una intercettazione tra lo stesso vescovo D’Ercole e Giovanardi.
” Volevo soltanto dirti questo: siccome è ovvio che con questo nostro progetto probabilmente daremo fastidio a qualcuno, faranno un po’ di questioni. Mi raccomando: tieni la barra ferma…” chiede D’Ercole.
“Ma ti immagini! Ma io ho solo bisogno che voi… cioè, che chi mi può dare il disco verde che è il commissario di governo mi dica “spendi” e io vengo lì con i soldi cash…” risponde Giovanardi.
E D’Ercole “Noi.. noi in settimana ti diamo tutti i progetti nostri, pronti”.
Giovanardi: “e certo.. bravo.. altro che carriole o non carriole.. scusami, altro che popolo delle carriole. Ce l’ho qua i soldi… che alla fine… veramente una cosa incredibile. Comunque, io aspetto ancora un po’, poi risollecito il commissario, se magari tramite Cavaliere (uno degli arrestati, ndr) che è qua e poi dico “amico, io ho polemizzato con il sindaco, ma a me non mi fa mica (..) lo schieramento politico, eh! Se devo polemizzare con uno del Pdl ci penso due secondi, ma proprio non me ne può fregare di meno”.
Da notare che proprio D’Ercole si farà fotografare con il popolo della carriole all’interno del centro storico, mentre con la pala cerca di rimuovere le macerie.
E Giovanardi a nome del dipartimento alla famiglia, nello stesso periodo, firmava anche una lettera di “congruità ” per i progetti della Fondazione.
Sollecitava poi anche il presidente della Provincia Antonio Del Corvo, affinchè intervenisse. Ma l’appoggio del sottosegretario non era sufficiente, occorreva quello del commissario alla ricostruzione Gianni Chiodi – che seppure del Pdl – alla fine non appoggerà mai l’iniziativa. E la truffa così non andrà in porto.
Eppure, i due arrestati avevano tentato in tutti i modi di raggiungere il loro obiettivo.
Cavaliere al telefono parlava anche di come utilizzare i fondi del terremoto per la politica: “perchè l’associazione Democratici Cristiani è un’associazione per gestire i 5 milioni di euro, parte dei 5 milioni di euro che Carlo (Giovanardi, ndr) c’ha sulla Fondazione”.
Scrive il giudice per le indagini preliminari Marco Billi nell’ordinanza di custodia cautelare: “il senatore Giovanardi, da quanto risulta al momento, è stato sostanzialmente “utilizzato” dagli indagati, i quali hanno saputo fare leva sulla evidente volontà dello stesso di utilizzare i fondi, strumentalizzandone gli interventi di carattere politico nel tentativo di convogliare tutti o parte dei fondi sulla loro fondazione.
Si è visto come al sottosegretario venissero fornite informazioni sull’evolversi della vicenda sapientemente filtrate e distorte, per spronarlo ad assumere atteggiamenti utili per il conseguimento dell’illecito fine prefissato.
Si può in proposito ritenere che proprio lo stretto collegamento di Cavaliere con Giovanardi (dovuto alla medesima matrice politica di riferimento) abbia fornito concrete possibilità operative agli indagati”.
Molto più dure le considerazioni del Gip sul ruolo della Curia e sui due vescovi dell’Aquila: “Si ritiene, in ogni caso, che il ruolo dell’arcidiocesi (ed il particolare dei vescovi Molinari e D’Ercole) debba essere ulteriormente approfondito nell’ulteriore corso delle indagini preliminari, al fine di accertare il livello di consapevolezza che gli stessi hanno avuto degli effettivi propositi degli indagati. Sotto tale profilo, infatti, è da rilevare che tanto l’associazione Aquila Città Territorio quanto la Fondazione hanno la propria sede presso la Curia arcivescovile aquilana, che l’arcivescovo Molinari ha partecipato al la Fondazione fin dall’atto costitutivo e che Molinari e D’Ercole hanno partecipato personalmente all’incontro di Palazzo Chigi del 17.6.10 con il sottosegretario Giovanardi, Chiodi (commissario alla ricostruzione, ndr) De Matteis (vice presidente del consiglio regionale abruzzese, ndr) e Cialente (sindaco dell’Aquila, ndr)”.
Quindi, seppure allo stato i due vescovi non sono indagati, il Gip sul loro ruolo nella vicenda chiede indagini più approfondite.
Laconiche le considerazioni finali sul ruolo della stessa onlus della Curia da parte del giudice: “In nessuna di tali conversazioni si è potuto evidenziare un passaggio, un apprezzamento, una considerazione, una valutazione in ordine al merito dei progetti. I diversi progetti appaiono, infatti, considerati esclusivamente sulla base del relativo referente politico nonchè sul grado di priorità che può essere loro riconosciuto in considerazione del possibile tornaconto economico e politico personale degli indagati. Manca, all’evidenza, una seppure generica e formale attenzione alle finalità concrete dei progetti, all’utilità per la popolazione, all’esigenza di creare una ragionata e consapevole scala di priorità delle esigenze, per utilizzare nel migliore modo possibile i fondi in esame. I diversi organi istituzionali coinvolti non sembrano operare in accordo tra loro nè risulta esistente una struttura di raccordo tra gli stessi che possa comporre eventuali contrasti ed armonizzare le rispettive esigenze. Al contrario è evidente che tali organi operino in competizione tra loro ed il riferimento alla “guerra”, seppure considerata politicamente, non appare troppo lontano dalla realtà ”
Giuseppe Caporale
(da “La Repubblica”)
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Settembre 20th, 2011 Riccardo Fucile
LA MODERNIZZAZIONE DI ISORADIO PERO’ ALLA FINE SI LIMITERA’ ALL’ABRUZZO E, NONOSTANTE L’INTERESSAMENTO DEL PREMIER, L’AFFARE DA 100 MILIONI SALTA
Francesco Maria Piscicelli non era l’unico a “gioire” per il terremoto che all’alba del 9 aprile 2009 ha devastato L’Aquila.
Mentre “lo sciacallo”, al telefono con il cognato Pierfrancesco Gagliardi, alle 3.32 di mattina “rideva nel letto” per le opportunità di guadagno che sarebbero derivate dalla gestione dell’emergenza, Gianpaolo Tarantini vedeva nella tragedia abruzzese l’occasione per far sbloccare gli interessi (suoi e del comitato d’affari da lui creato) in ballo con Finmeccanica.
Il mezzo è sempre il telefono, la cronologia l’unica differenza sostanziale.
E’ il 6 maggio, infatti, quando il faccendiere barese chiama Domenico Lunanuova, dirigente del colosso statale.
L’argomento? Il dramma avvenuto un mese prima in Abruzzo potrebbe far accelerare l’iter di un’appalto su cui il comitato d’affari pugliese punta tantissimo: la modernizzazione di Isoradio.
“Diciamo una cosa mo vabbè… diciamo che siamo pure fortunati sui tempi, perchè in linea di massima domani quello dovrebbe firmare no?” dice Tarantini.
Lunanuova risponde, ma smorza i toni trionfalistici di Gianpi: “No, domani pomeriggio, speriamo… però è una conquista che sono riuscito a fare io senza l’aiuto di nessuno, no? Ma per culo, per culo tra virgolette perchè là è successo il terremoto e hanno bisogno di questa cosa”.
L’affare è grosso, la procedura per averlo molto complicata.
Con il sisma, però, arrivano a pioggia milioni di euro.
Tarantini fiuta la preda, anche perchè il manager di Finmeccanica Salvatore “Rino” Metrangolo lo ha avvisato che l’intero progetto Isoradio sta per partire.
Gianpi si affretta per comprendere come fare a metterci le mani addosso.
L’asso nella manica è sempre lo stesso: Silvio Berlusconi.
E infatti si fa aiutare dal Cavaliere, che deve intercedere per far incontrare l’amministratore delegato di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini con Enrico Intini, sodale di Gianpi nel comitato in salsa pugliese.
L’incontro avviene, ma è un autogol, perchè la Protezione civile vuole dare via libera al progetto Isoradio solo per l’Abruzzo e non per tutto il territorio nazionale, come invece sperava il faccendiere barese e i suoi compagni di speculazione.
Alla fine, l’affare da cento milioni di euro (50 secretati e l’altrà metà per Isoradio) non verrà mai concluso.
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Settembre 4th, 2011 Riccardo Fucile
ZERO GLI SGRAVI FISCALI, 3,4 MILIARDI DI EURO LE SPESE SOSTENUTE, 4 MILIONI LE TONNELLATE DI MACERIE DA RIMUOVERE, 1,2 MILIARDI DI TASSE ARRETRATE DA PAGARE, 13.000 I CANTIERI PER LE CASE ANCORA FERMI
Tornerete presto nelle vostre case. Non pagherete tasse. La ricostruzione sarà veloce. Trasparenza assoluta nella gestione. Vareremo incentivi ed esenzioni fiscali per attirare investimenti delle imprese.
Tra impegni solenni e chiacchiere a vuoto, per due anni il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sul terremoto de L’Aquila del 6 aprile 2009 ha spesso straparlato, dando quasi i numeri.
E, numeri per numeri, ecco quelli che più degli altri documentano le sue false promesse, gli impegni assunti con gli aquilani e non mantenuti, il fallimento del modello di ricostruzione imposto alla città .
37.731 sono gli sfollati che ancora attendono di rientrare nella propria casa. Troppi, dopo due anni.
Di essi, 13.856 sono alloggiati nei 185 edifici del Progetto Case, i Complessi asismici ed ecocompatibili, dislocati in 19 aree intorno alla città ; 7.099 sono sistemati nei Map, Moduli abitativi provvisori, sparsi nelle 21 frazioni dell’Aquila e degli altri Comuni del cratere; 844 utilizzano abitazioni acquistate dal Fondo immobiliare Aquila e concesse in affitto; 1.126 godono degli affitti concordati con la Protezione civile in tutte le località danneggiate dal sisma; 62 si trovano in altre strutture comunali.
Ci sono poi 13.416 persone che beneficiano del contributo di autonoma sistemazione (600 euro mensili per ogni nucleo familiare), 1.077 sfollati ospitati in diverse strutture ricettive in Abruzzo e fuori e 251 persone alloggiate in caserme.
3.401.000.000 di euro è quanto è stato speso sinora per il terremoto, tra emergenza, assistenza alla popolazione e primi lavori di ricostruzione.
Una cifra colossale, anche se il ritorno alla normalità appare lontanissimo. Con un’ombra pesante sulla trasparenza dell’operazione.
4.000.000 sono le tonnellate di macerie prodotte dai crolli.
Il problema è che vengono smaltite al ritmo di 300 tonnellate al giorno.
Si continuasse così ci vorranno 444 mesi, oltre 36 anni per liberarsene.
Un disastro, lasciato in eredità dalla Protezione civile di Bertolaso che ha lasciato la città un anno fa senza mettere mano al problema.
90.000.000: si tratta dello stanziamento per l’istituzione di una zona franca per l’Aquila che attraverso facilitazioni fiscali e altri incentivi avrebbe dovuto invogliare imprenditori italiani e stranieri ad investire nel territorio devastato dal sisma.
L’allora presidente della provincia Stefania Pezzopane e il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente la proposero a Berlusconi e Gianni Letta l’8 aprile 2009, due giorni dopo il terremoto.
Il Cavaliere si impegnò solennemente, ma due anni sono passati e la zona franca nessuna l’ha vista, mentre il tasso di disoccupazione a l’Aquila e dintorni continua a salire secondo alcune rilevazione oltre l’11 per cento.
1.200.000.000 di euro sono le tasse arretrate che gli aquilani devono al fisco. Berlusconi aveva lasciato sperare in una totale esenzione.
Poi si è capito che era una semplice sospensione.
Solo che è durata fino a giugno 2010, tre mesi in meno del periodo concesso ai terremotati dell’Umbria.
E non basta: dopo avere ripreso a pagare dal luglio scorso le tasse correnti, gli aquilani hanno appurato che la restituzione degli arretrati dovrà avvenire in 5 anni e per il 100 per cento degli importi, mentre Umbria e Marche hanno cominciato a saldare le imposte sospese dopo 12 anni e solo per il 40 per cento del dovuto.
13.000 sono i cantieri per le case E, le più danneggiate, che devono ancora partire sia nel centro storico che nel resto della città .
Il ritardo è dovuto alla mancanza del prezzario delle opere e delle procedure per il finanziamento delle stesse, strumenti indispensabili che il commissario straordinario, il presidente della Regione Gianni Chiodi, è riuscito a varare solo alla fine di marzo.
Un intoppo che sta rimandando alle calende greche il ritorno alla normalità .
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Luglio 29th, 2011 Riccardo Fucile
IPOTESI DI ABUSO D’UFFICIO: I COSTI DI RISTRUTTURAZIONE DELL’EDIFICIO SALITI DA 3 A 18 MILIONI
C’è un pastrocchio tutto italiano nella storia della ricostruzione della Questura
dell’Aquila.
Un pastrocchio scritto nelle carte della Procura della Repubblica che ieri ha notificato gli avvisi di garanzia a dirigenti pubblici – tra cui l’ex provveditore alle Opere pubbliche di Lazio, Abruzzo e Sardegna, Giovanni Guglielmi.
Una storia di appalti affidati senza gara – che lievitano del 450% – e poi finiscono nelle mani di aziende legate alla politica.
I lavori per il palazzo della Polizia gravemente lesionato dal terremoto, almeno all’inizio, dovevano costare 3 milioni di euro.
Come da preventivo della società Inteco spa – la stessa che aveva ricevuto, con procedura d’urgenza, anche l’affidamento del puntellamento della struttura appena dopo il sisma.
Senza gara, ma con affidamento diretto da parte dello Stato, vista “l’urgenza” della ricostruzione post-sisma.
Poi però la Inteco ha presentato via via un conto diverso. I numeri sono lievitati clamorosamente, fino ad arrivare a un preventivo di spesa di 18 milioni di euro.
A bloccare la super lievitazione del prezzo è intervenuta la Corte dei Conti – sezione Controllo lavori pubblici – che ha segnalato l’anomalia della procedura, invitato il provveditorato a revocare l’affidamento diretto e a procedere con gara d’appalto.
La Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti ha rilevato che l’incremento dei costi denota una modifica sostanziale dell’oggetto contrattuale, con una procedura in deroga “omissiva di qualsiasi competizione concorrenziale”.
Mettendo in evidenza che i nuovi lavori senza pubblicazione del bando e gara non sono “connotati da elementi emergenziali”, visto che si tratta della ricostruzione in toto di un’opera pubblica, il nuovo contratto appariva come “un’originale modalità di individuazione del contraente”.
Non solo, i giudici contabili hanno poi inviato le carte anche alla Procura della Repubblica. Il pm Stefano Gallo ha aperto un’indagine coadiuvato dagli uomini della Guardia di Finanza dell’Aquila.
E ieri – a conclusione delle indagini – sono arrivati gli avvisi di garanzia. Nove in tutto. L’accusa, per tutti, è di abuso d’ufficio.
Gli indagati sono Giuliano Genitti, Lorenzo De Feo, ingegneri, Carlo Clementi, dirigente pubblico, attualmente in servizio nel capoluogo; Giovanni Guglielmi, ex provveditore; con loro, quattro esponenti interni ed esterni del comitato tecnico amministrativo, tutti provenienti da Roma; infine, il rappresentante legale della ditta Inteco Spa, che aveva ricevuto inizialmente l’affidamento diretto dei lavori, poi ritirato.
E la questura?
La gara pubblica che si è – regolarmente – svolta alcuni mesi fa è stata vinta dalla società Nicando srl (amministrata da Giuseppina Patriciello, sorella dell’europarlamentare del Pdl Aldo Patriciello).
Gara vinta con un ribasso del 47%. Base d’asta quasi dieci milioni, offerta della Nicando di 4 milioni e 600 mila euro circa. Quindi da 3 milioni – poi arrivati a 18 – ora ricostruire la Questura dell’Aquila costerà quasi 5 milioni.
Se tutto procederà per il verso giusto i lavori saranno terminati entro un anno.
Ma la famiglia Patriciello – ora affidataria dei lavori – con le costruzioni ha già un procedimento penale in corso per “cemento scadente”.
Il 24 febbraio del 2011 Aldo Patriciello, Europarlamentare del Pdl, è stato rinviato a giudizio dal gup di Isernia con l’accusa di falso ideologico, truffa e frode in pubbliche forniture.
Secondo gli inquirenti molisani, Patriciello assieme al fratello Gaetano nel 2004 avrebbe fornito all’impresa Aldani di Bologna (titolare dell’appalto per la costruzione del primo lotto dell’autostrada San Vittore-Termoli) calcestruzzo scadente da utilizzare per la costruzione dei pilastri di un viadotto.
L’inchiesta venne ribattezzata “Piedi d’Argilla”.
Giuseppe Caporale
(da “La Repubblica“)
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