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DECRETO MILLEPROROGHE: “ALLUVIONATI E TERREMOTATI SI PAGHINO GLI AIUTI DA SOLI”

Febbraio 20th, 2011 Riccardo Fucile

UNA VALANGA DI FAVORI, PRIVILEGI, AUMENTO DI ACCISE E ADDIZIONALI…LA LEGA SALVA 70 ALLEVATORI DISONESTI E RINVIA ANCORA IL PAGAMENTO DELLE QUOTE LATTE: COSTO 30 MILIONI…IN CASO DI CALAMITA’ I CITTADINI DELLA REGIONE COLPITA SI PAGHERANNO PURE UNA TASSA ADDIZIONALE…IL FONDO DELLA PROTEZIONE CIVILE FORSE SERVE SOLO A COSTRUIRE PISCINE TAROCCATE

Altro che assalto alla diligenza: il Milleproroghe come uscito dalle Commissioni Bilancio e Affari costituzionali del Senato contiene una valanga di favori, privilegi, disposizioni oscure, tutte a carico dei cittadini onesti.
Prelievi sul cinema, per le calamità  , aumenti di accise e di addizionali.
Il testo è stato varato ieri dalle commissioni e lunedì sbarcherà  in Aula.
Dove già  si preannuncia il maxiemendamento: sarà  il governo a riscrivere tutto.
Ad agitare la bandiera della vittoria è come al solito la Lega, che perentoriamente difende una settantina di allevatori disonesti, concedendo una pioggia di denaro per il rinvio delle quote latte.
Siamo al secondo rinvio di sei mesi, e – caso strano – si passa dagli originari 5 milioni stanziati addirittura a 30milioni: sei volte di più.
Senza alcuna ragione apparente.
Tanto per capire, si taglia al welfare, alle pari opportunità , al ministero dell’Economia, allo sviluppo, per pagare chi ha infranto le regole.
Uno schiaffo ai cittadini, ma anche all’antagonista ministro Giancarlo Galan (Pdl), che glissa sull’argomento.
Ancora peggio si è fatto sulle calamità  naturali e le emergenze.
Un emendamento Pdl – approvato – dispone che in caso di calamità  sarà  la Regione interessata a dover aumentare tributi, aliquote o addizionali per provvedere all’emergenza.
Se tutto ciò non dovesse bastare, si potrà  decretare l’aumento dell’accise sulla benzina fino a un massimo di5 centesimi al litro.
Solo in seconda battuta si potrà  accedere al fondo speciale della Protezione Civile, che poi dovrà  essere «corrispondentemente e obbligatoriamente rientegrato con lemaggiori entrate derivanti dall’aumento dell’accise sul gasolio» sempre in misura di massimo cinque centesimi per litro.
A questo punto ci si chiede: a che serve il fondo della Protezione civile? Forse a costruire piscine per i campionati di nuoto?
Stessa cosa vale per l’emergenza rifiuti.
Cittadini soffocati dalla spazzatura e tartassati dal fisco regionale.
Sarebbe questo il federalismo sbandierato dal centrodestra: ognuno fa per sè.
Nessuna solidarietà .
Grazie al pressing delle opposizione, passa la sospensione dei tributi per gli aquilani.
Nelle ultime ore di votazione rispunta anche il «condono mascherato » per la Campania: non si abbatteranno le abitazioni abusive.
Insorgono gli ecologisti, ma il parlamentare Nicola Cosentino definisce l’operazione «un sostegno alle famiglie».
Movimenti anche sulla Consob, dove scompare il trasferimento a Milano, ma resta una generica riorganizzazione e l’ipotesi di un trasferimento da altra amministrazione con trattamento economico adeguato all’Authority.
Altri «favori» ai traghetti inquinanti sui laghi lombardi, che restano inquinanti. E poi tre posti in più nella giunta di Roma.
Ora la palla passa a Tremonti.
Ma di palle ne abbiamo già  sentite abbastanza.

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IL GOVERNO DEI FATTI: L’AQUILA, MONTA LA RABBIA PER LA RICOSTRUZIONE CHE NON PARTE

Febbraio 4th, 2011 Riccardo Fucile

A QUASI DUE ANNI DAL TERREMOTO TANTI SONO ANCORA SENZA CASA….GLI ASSISTITI RESTANO SEMPRE 38.965… UNO SFOLLATO, SFRATTATO DALL’ALBERGO, SI INCATENA PER PROTESTA

Imprese lente coi lavori, cittadini che perdono l’alloggio provvisorio, una emergenza abitativa ancora irrisolta, a 22 mesi dal terremoto.
Giornate caratterizzate da una doppia protesta.
Alla Regione un cittadino si è incatenato per sollevare il caso dello sfratto dall’albergo e dell’impossibilità  di rientrare nella sua abitazione originaria.
Al Comune una famiglia rimasta intrappolata nelle maglie della burocrazia ha riconsegnato le chiavi al sindaco con tanto di polemica.
Aveva avvisato più volte i politici dello spinoso caso della sua abitazione. I lavori in ritardo, la scadenza dei termini di legge a rischio, lo spettro della perdita dell’alloggio provvisorio.
«Risolvetelo finchè siete in tempo». Nessuno ha ascoltato il suo appello, lanciato anche a nome di altre persone che si trovano nelle sue stesse condizioni.
Alla fine Renato Vitturini, fotografo collaboratore del Messaggero, ha inscenato una clamorosa protesta incatenandosi ieri mattina davanti alla sede della giunta regionale a palazzo Silone.
Il gesto eclatante è stato attuato dopo aver ricevuto l’invito, dalla struttura di gestione dell’emergenza, ad abbandonare entro 48 ore l’albergo di Lucoli, dov’è ospitato temporaneamente insieme alla madre, in quanto l’abitazione principale, situata nel condominio Filadelfia di via Caprini, zona San Giuliano, è tornata agibile.
«Il provvedimento ci coglie di sorpresa», ha dichiarato.
«Adesso dove andiamo vivere io e mia madre? Alla Sge hanno informazioni sbagliate».
Trascorso il termine di 6 mesi, per le abitazioni B, la ditta deve terminare i lavori. Le ripercussioni dei ritardi le pagano i cittadini che perdono il diritto all’assistenza abitativa.
I lavori in quel condominio, già  oggetto di furiose polemiche per una controversia infinita tra imprese, amministratori, tecnici e residenti, non sono stati completati e in tanti sono ancora fuori casa.
Vitturini, ricevuto negli uffici della Sge, ha poi deciso di sospendere la protesta a metà  mattinata dopo le rassicurazioni ricevute.
«Ho dato mandato agli uffici commissariali di trovare una soluzione normativa idonea».
Lo ha annunciato il commissario per la ricostruzione Gianni Chiodi.
«Per il caso singolo», ha aggiunto Chiodi, «e per molti casi simili segnalati, è necessario stabilire il principio secondo cui le inadempienze non dipendenti da comportamenti dei cittadini non devono avere conseguenze sugli stessi. Ed è il caso che si è presentato, con un’impresa che non ha terminato i lavori nei tempi stabiliti e un cittadino rimasto senza alcuna copertura assistenziale. Per questo stiamo lavorando affinchè, se conseguenze devono esserci, per la mancata conclusione dei lavori in tempi certi, queste devono ricadere su chi è responsabile e non sui cittadini incolpevoli».
Mattinata di agitazione anche negli uffici provvisori del Comune a Villa Gioia, dove, come aveva promesso, il critico d’arte Emidio Di Carlo, insieme alla figlia, la scrittrice Stefania, è andato di buon mattino per riconsegnare le chiavi del suo alloggio del progetto Case al sindaco
Massimo Cialente il quale gli aveva risposto che «la materia non è di mia competenza, essendo passata la gestione alla Sge».
In questo caso, il problema sollevato dai cittadini è legato al cambio di esito di agibilità  dell’abitazione occupata alla data del 6 aprile 2009.
La casa era stata riclassificata come B il 21 dicembre 2010, il che comporta, come precisato in una nota dall’avvocato Paola Giuliani, responsabile della funzione Assistenza alla popolazione, la perdita dei requisiti per mantenere l’alloggio del progetto Case.
Tuttavia la famiglia, impossibilitata a rientrarvi, è rimasta senza tetto. Anche questo caso è all’esame dei tecnici.
Sono 38965 le persone assistite nel Comune dell’Aquila e nei 56 centri del cratere sismico.
Si tratta di 715 unità  in meno rispetto al 5 gennaio scorso.
Il dato è aggiornato alla data del primo febbraio.
Lo rende noto la Struttura gestione emergenza.
Sono 14684 le persone beneficiarie del contributo di autonoma sistemazione (11714 all’Aquila e 2970 nei Comuni del cratere); 22499 le persone alloggiate tra progetto Case, Map e affitti; 1454 le persone alloggiate in strutture ricettive (di cui 1017 nell’Aquilano, le altre nelle restanti province abruzzesi e 32 fuori regione) e 328 nelle caserme della Guardia di Finanza e Campomizzi.

Enrico Nardecchia
(da “Il Centro” giornale abruzzese)

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APPALTI E CORRUZIONE: TUTTI GLI AFFARI DELLA FAMIGLIA BERTOLASO, CONSULENZE D’ORO A MOGLIE E COGNATO

Febbraio 2nd, 2011 Riccardo Fucile

DA UNA INFORMATIVA DEI RIS NUOVI DETTAGLI SUI RAPPORTI TRA BERTOLASO E IL SISTEMA ANEMONE-BALDUCCI… DALL’ANALISI DEGLI ESTRATTI CONTO DELLA MOGLIE E DEL FRATELLO DELLA DONNA EMERGE UN RITORNO ECONOMICO GRAZIE AI LEGAMI CON IL COSTRUTTORE

Un’informativa del Ros dei carabinieri di Firenze del 13 novembre 2010 svela nuovi, cruciali dettagli sui rapporti tra l’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso e il Sistema Anemone-Balducci.
Le 15 pagine del rapporto – contenute nei sessanta faldoni di atti istruttori depositati dalla Procura di Perugia a conclusione delle indagini preliminari sui Grandi Appalti (G8 della Maddalena, Grandi Eventi, Celebrazioni per i 150 anni dell’Unità  d’Italia) – documentano attraverso l’analisi degli estratti conto bancari di Gloria Piermarini, moglie di Bertolaso, e di suo fratello Francesco Piermarini, il “ritorno” economico di cui entrambi, nel tempo, hanno goduto nei loro rapporti ora con società  riconducibili al cartello di Anemone, ora con la grande committenza pubblica.
“La signora Gloria Piermarini – annotano i carabinieri – è titolare del conto corrente (…) presso la filiale Bnl di Roma (…) e già  dall’esame dell’estratto possono essere rilevate operazioni di interesse investigativo”.
Almeno quattro, tra l’ottobre del 2004 e l’aprile del 2007, per un totale di oltre 100mila euro. “Il 15 ottobre 2004, 25.650 euro da “Italferr spa”. Il 30 maggio 2005, 27.750 ancora da “Italferr”.
Il 22 settembre 2006, 36.400 euro dalla “Sac”, Società  appalti costruzioni di Emiliano Cerasi. Il 5 aprile 2007, 24.750 euro dalla “Redim” del Gruppo Anemone”.
Delle quattro operazioni, una sola era sin qui nota (e per altro era stata a suo tempo “giustificata” dallo stesso Guido Bertolaso): i 24mila euro ricevuti da Anemone nell’aprile 2007.
La signora, infatti, di mestiere è paesaggista e quel bonifico, segnala il Ros, “risulta corrisposto dal Gruppo Anemone quale compenso per la progettazione preliminare relativa alla sistemazione degli spazi verdi e dei parcheggi del Centro “Salaria Sport Village””.
Più difficile, a quanto pare, trovare una ragione per le altre tre operazioni. Dagli estratti conto non emergono infatti “giustificativi” intelligibili per spiegare gli oltre 50 mila euro ricevuti dalla signora da una società  del Gruppo Ferrovie dello Stato.
Ma, soprattutto, agli occhi degli inquirenti, appare significativo il compenso ottenuto dalla “Sac”.
La “Società  appalti costruzioni” di Emiliano Cerasi non è infatti un’azienda qualunque.
Scrive il Ros: “Il 25 maggio del 2007, la “Sac” figura in associazione temporanea di imprese con il “Conscoop Consorzio Cooperative Forlì”, cui aderisce la cooperativa “L’Internazionale Coop” di Altamura (Bari), riferibile all’imprenditore Vito Matteo Barozzi, in stretti rapporti le imprese del gruppo Anenome. E questo gruppo di imprese si aggiudica i lavori di restauro del teatro Petruzzelli di Bari per l’importo di 24 milioni 303mila 812 euro”. Ebbene, “in quell’appalto, Angelo Balducci, su proposta dell’allora Capo del dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso, è stato nominato Commissario delegato alla ricostruzione del Teatro di Bari”.
Nè Bari, sembra un caso. “Il 28 dicembre 2007 – annotano ancora i carabinieri – la “Sac”, in associazione temporanea di imprese con la “Igit spa”, riferibile all’imprenditore Bruno Noni, in stretti rapporti con Diego Anemone, si aggiudica i lavori di realizzazione del Nuovo Teatro di Firenze (parte del programma di Celebrazioni per i 150 anni dell’Unità  d’Italia) per un importo di 69 milioni e 820 mila euro”.
E, guarda caso, “entrambe le gare di appalto (Bari e Firenze) hanno uno stesso presidente di gara: Salvo Nastasi”, direttore generale del ministero dei Beni Culturali ed intimo di Guido Bertolaso.
Più di una sorpresa arriva anche dall’analisi degli estratti conto di Francesco Piermarini, il cognato di Guido Bertolaso.
Il professionista di 52 anni, cui molti si riferiscono come ingegnere (ma che da una verifica del Ros ingegnere non risulta essere), fino all’aprile del 2004, attraverso la società  “Le Grand Bleu”, sembra occuparsi di produzioni cinematografiche.
Sappiamo già  – e l’informativa del Ros lo documenta – che l’avventura si limita a una sola pellicola – “Il Servo ungherese” – finanziata con il sostegno dei Beni Culturali e sostenuta dalla “Medusa” del Gruppo Fininvest: “Il 24 settembre 2003 risulta a favore di Piermarini Francesco su conto Bnl (…) un bonifico di 120mila euro per “diritti film”. Il 25 novembre dello stesso anno, un bonifico di 50mila euro, “per anticipo fattura””.
E sappiamo anche che Francesco Piermarini lavorerà  nei cantieri del G8 della Maddalena.
Quel che non sapevamo e che scoprono il Ros e la Guardia di Finanza è che, nel 2005, il cognato del potente capo della Protezione civile viene tirato dentro da Diego Anemone (con cui i rapporti sono di tale familiarità  che, nel 2009, da lui acquista una Bmw usata) nei lavori di ristrutturazione della ex caserma Zignani, individuata dal Sisde come nuova sede del suo reparto “Roc”.
“Il 26 ottobre 2005 – annota infatti il Ros – la “Anemone Costruzioni” incarica con apposita lettera di conferimento di incarico professionale, Francesco Piermarini di provvedere alla “supervisione e revisione della contabilità ” dei lavori di ristrutturazione della Caserma Zignani per un compenso convenuto di 35mila euro, corrisposto, a fronte di fattura, con due assegni bancari, di 12mila e 23mila 920″.
Sembra tutto regolare. Sembra.
Perchè – si legge ancora nell’informativa – di fronte alle spiegazioni sul lavoro svolto offerte dal cognato di Bertolaso (“Mi sono adoperato a contattare vari istituti di credito per reperire le migliori condizioni per l’eventuale finanziamento delle commessa”), la conclusione investigativa suona tranchant: “Le prestazioni rese da Piermarini non appaiono idoneamente documentate”.
Al contrario della sua consulenza fiorita, tra il 2008 e il 2009, all’ombra di una delle tante emergenze italiane: 67mila euro (anche questa sin qui ignota) per lavorare con il “Commissario Delegato per l’emergenza nella Laguna di Marano Lagunare e Grado” (Friuli).
Un’avventura in cui figura anche (ma forse è solo una coincidenza), anche Gianfranco Mascazzini, quale presidente del Comitato Scientifico di supporto al Commissario delegato.
Quello stesso Mascazzini arrestato nei giorni scorsi a Napoli nell’ultima inchiesta sulla monnezza napoletana.

Carlo Bonini
(da “La Repubblica“)

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SESSO E SOLDI A BERTOLASO IN CAMBIO DEGLI APPALTI AL G8

Gennaio 27th, 2011 Riccardo Fucile

CHIUSA L’INCHIESTA A PERUGIA, COINVOLTE 22 PERSONE: AD ANEMONE IN TRE ANNI LAVORI PER 75 MILIONI… ECCO COME LA CRICCA SI SPARTIVA GLI AFFARI

Sono affari milionari quelli che la «cricca» è riuscita a chiudere quando al vertice della Protezione Civile e alla gestione dei Grandi Eventi c’era Guido Bertolaso.
Perchè in appena tre anni alle imprese di Diego Anemone sono stati concessi appalti per oltre 75 milioni di euro.
Era favorito il giovane costruttore, ma sapeva evidentemente ricompensare chi lo agevolava.
E proprio a Bertolaso avrebbe dato «50.000 euro in contanti consegnati brevi manu il 23 settembre 2008, la disponibilità  presso il Salaria Sport Village di una donna di nome Monica allo scopo di fornire massaggi operati presso le stesso centro da tale Francesca, la disponibilità  di un appartamento in via Giulia a Roma dal gennaio 2003 all’aprile 2007».
Sesso e soldi anche per l’alto funzionario Fabio De Santis, ma grande riconoscenza l’avrebbe mostrata nei confronti del provveditore ai Lavori Pubblici Angelo Balducci, beneficiato con appartamenti, viaggi, domestici assunti e lavori di ristrutturazione delle numerose dimore delle quali poteva godere.
La Procura di Perugia chiude la prima parte dell’inchiesta sui lavori assegnati per il G8 de La Maddalena e le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità  d’Italia notificando l’avviso a 22 persone.
E nell’elenco dei lavori «truccati» inserisce anche la caserma Zignani a Roma, diventata una delle sedi degli 007 del Sisde.
A 15 di loro contesta il reato di associazione a delinquere e poi ci sono la corruzione, l’abuso d’ufficio, le rivelazioni del segreto d’ufficio e il favoreggiamento.
Accuse pesanti anche all’ex procuratore aggiunto della capitale Achille Toro, che avrebbe ottenuto favori per sè e per i suoi figli in cambio delle informazioni sulle indagini in corso a Roma.
Oltre ai funzionari Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola, l’elenco comprende la funzionaria del Dipartimento «Ferratella» Maria Pia Forleo; la segretaria di Anemone Alida Lucci che tra l’altro gestiva decine di conti correnti; il commissario per i Mondiali di Nuoto Claudio Rinaldi; l’architetto che gestiva l’acquisto di case per i potenti Angelo Zampolini.
Ma c’è anche l’ex senatore del Pd Francesco Alberto Covello «vicepresidente dell’Istituto per il Credito Sportivo che ha erogato mutui a totale carico dello Stato, che compiva atti del proprio ufficio adoperandosi affinchè Anemone accedesse a tale finanziamento, così facendo conseguire l’attribuzione di un credito pari a 18 milioni di euro per la ristrutturazione del centro sportivo, di fatto non fruito per il mancato verificarsi delle condizioni imposte e in cambio ha ottenuto la fornitura di mobili presso la propria abitazione».
I pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi parlano di un «sodalizio stabile che attraverso la messa a disposizione della funzione pubblica dei funzionari a favore degli imprenditori, in particolare Diego Anemone e le sue imprese, consentiva una gestione pilotata e contraria alle regole di imparzialità  ed efficienza della pubblica amministrazione delle aggiudicazioni e della attuazione degli appalti inerenti i Grandi Eventi gestiti dal Dipartimento per lo sviluppo e la competitività  del turismo della presidenza del Consiglio».
Avevano ruoli e compiti diversi i funzionari pubblici ma, dice l’accusa, «operavano al servizio del privato e compivano scelte economicamente svantaggiose per la pubblica amministrazione».
E così a Balducci viene contestato di essere «capo e promotore» dell’associazione a delinquere.
Scrivono i magistrati: «L’indagato era capace di esercitare tutta la sua influenza per promuovere la fortuna commerciale di Anemone a lui legato da una comunanza di interessi economici assimilabile a una vera e propria società  di fatto».
E ancora: «Balducci operava illegittimamente affinchè le imprese facenti capo ad Anemone (da sole o con altre facenti parte del medesimo gruppo) risultassero aggiudicatarie degli appalti e consentiva, anche mediante l’approvazione di atti aggiuntivi successivi, che il costo dell’appalto a carico della Pubblica Amministrazione aumentasse considerevolmente rispetto a quello del bando, anche a fronte di spese incongrue o meramente eccessive, al solo scopo di favorire stabilmente il privato imprenditore».
Identiche contestazioni a Bertolaso e a De Santis.
Il capo della Protezione Civile ha sempre negato di aver goduto dei favori sessuali delle ragazze dello Sport Village e soprattutto di aver preso soldi, ma i magistrati ritengono di avere le prove sufficiente per sollecitarne il rinvio a giudizio.
E individuano il canale della «mazzetta» da 50 mila euro in don Evaldo Biasini, l’economo della Congregazione del preziosissimo sangue che custodiva nella cassaforte del suo ufficio i contanti per l’amico imprenditore. Riscontri vengono elencati anche per le donne che sarebbero state «concesse» a De Santis presso due alberghi di Venezia dove era in missione proprio per la struttura che gestiva i Grandi Eventi.
Al procuratore aggiunto che si è dimesso dalla magistratura dopo essere stato indagato, l’accusa contesta di aver «ricevuto da Angelo Balducci e dall’avvocato Edgardo Azzopardi utilità  non dovute per i suoi figli Stefano e Camillo per compiere atti contrari ai suoi doveri d’ufficio al fine di favorire Anemone e lo stesso Balducci».
Nel capo d’imputazione di Toro si legge: «Asserviva le sue funzioni agli interessi di Balducci e violava il segreto d’ufficio e comunque il dovere di riservatezza fornendo le informazioni sul procedimento penale di Roma e di Firenze, notizie delle quali era a conoscenza sia per la funzione di coordinatore del gruppo di lavoro, sia per l’attività  di coordinamento investigativo tra i due uffici. Interveniva sui suoi sostituti Assunta Cocomello e Sergio Colaiocco alterando l’iter di sviluppo delle indagini, inducendoli a compiere atti contrari ai doveri d’ufficio e in particolare a non chiedere l’autorizzazione di intercettazioni telefoniche pur in presenza delle necessità  investigative».
Un comportamento che gli avrebbe consentito di ottenere numerosi vantaggi. E infatti «l’avvocato Camillo Toro otteneva l’incarico di esperto presso la struttura di missione dal 18 gennaio 2010 al 31 dicembre 2010, un contratto con il capo di gabinetto del ministero delle Infrastrutture e Trasporti per un corrispettivo netto di 25 mila euro».
L’avvocato Stefano Toro firmava invece «un contratto di collaborazione professionale del luglio 2009 per gli aspetti attinenti le attività  legali-amministrative per il 150 anniversario dell’Unità  d’Italia»; veniva designato rappresentante del Dipartimento per l’Istituzione della commissione per l’emergenza idrica dei comuni serviti dall’Acquedotto del Simbrivio e veniva liquidata in suo favore la somma di 30 mila e 600 euro».
Ora gli accertamenti vanno avanti per definire le altre posizioni, compresa quella degli ex ministri Pietro Lunardi e Claudio Scajola, del cardinale Crescenzio Sepe.

Fiorenza Sarzanini
(da “Il Corriere della Sera“)

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LETTERA DI UNA TERREMOTATA DELL’AQUILA AL LEGHISTA BORGHEZIO

Gennaio 12th, 2011 Riccardo Fucile

L’EUROPARLAMENTARE AVEVA INVITATO I TERREMOTATI AD ARRANGIARSI DA SOLI, INVECE CHE GRAVARE SULLO STATO ED ESSERE “UN PESO MORTO”

Non so se non riesco a perdonare lei o me stessa, perchè sto sprecando tempo a scriverle.
In molti qui si chiedono se lei sia mai stato a L’Aquila e la invitano a visitarci.
Io, invece, la prego, non venga, mai.
Non riuscirebbe a capire come noi, pesi morti, riusciamo a far vivere una città  che non c’è, come noi riusciamo persino a pagare le tasse, quelle stesse che le permettono di avere uno stipendio.
Non venga Borghezio, è meglio.
Potrebbe scoprire che quei pochi che non hanno perduto il lavoro, lavorano il triplo, oppure dedicano il loro tempo a scrivere una legge che li tuteli, o ancora fanno Masterplan e, pensi un po’, anche la raccolta differenziata.
Non venga, Borghezio, a sentire i nostri adolescenti che parlano e creano, le potrebbe far male, e non oso immaginare come la sua mente potrebbe essere sconvolta dal vedere che riusciamo persino a riunirci in assemblea, oppure a divertirci, pensi un po’.
Non venga Borghezio, non perchè siamo menti labili che potrebbero commettere qualche azione violenta, non venga, non capirebbe mai.
La mia intelligenza mi permette di capire molte cose, ma se anche un centesimo delle mie tasse va nel suo stipendio no, questo non lo capisco.
Le auguro di rimanere nella sua ignoranza, capire potrebbe esserle fatale!

Giusi Pitari

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L’AQUILA: INDAGATI I VERTICI DELLA PROTEZIONE CIVILE PER FRODE

Gennaio 11th, 2011 Riccardo Fucile

LA PROCURA HA CONTESTATO IL REATO DI FRODE NELLE PUBBLICHE FORNITURE: ILLEGALI I SISTEMI ANTISISMICI DELLE NUOVE C.A.S.E. DI BERLUSCONI… APPALTO “ORIENTATO” PER FAVORIRE TECNOLOGIE NON OMOLOGATE…NEI GUAI IL PADRE DEL PROGETTO C.A.S.E. E IL CAPO DELL’UFFICIO SISMICO

I settemila isolatori sismici installati nelle 185 palazzine post-terremoto realizzate dal Governo Berlusconi sono illegali.
E la Protezione Civile – che ha gestito a L’Aquila il più grande cantiere d’Europa degli ultimi anni – è sotto inchiesta.
Due esponenti al vertice del Dipartimento sono stati iscritti nel registro degli indagati della Procura aquilana con l’accusa di «frode nelle pubbliche forniture».
Si tratta di Gian Michele Calvi, il “padre” del Progetto C.a.s.e. – che attraverso un consorzio creato ad hoc dalla Protezione Civile ha gestito direttamente tutti gli appalti – e di Mauro Dolce, capo dell’ufficio rischio sismico del dipartimento.
Ad accusarli, un dossier del Gico (Gruppo di Investigazioni sulla Criminalità  Organizzata della Guardia di Finanza) de L’Aquila, con all’interno decine di documenti sequestrati sia presso il dipartimento delle Opere Pubbliche del ministero delle Infrastrutture, sia presso la sede della Protezione Civile, sia in alcune aziende coinvolte nella vicenda.
Ma al centro dell’indagine c’è soprattutto una lettera.
Una lettera d’accusa (datata luglio 2009) inviata alla presidenza del Consiglio dei Ministri da una società  che ha partecipato alla gara d’appalto per gli isolatori sismici (la Tis spa).
«Il prezzo di gara è stato orientato in modo da condizionare la fornitura solo sulla scelta del friction pendulum (fornito in Italia solo da due società  Alga e Fip aggiudicatarie poi dell’appalto per 13 milioni di euro) – è scritto nella lettera – e ci riesce veramente difficile credere che ciò sia stato fatto senza cognizione di causa. Ciò sta a palesare una precisa volontà  a forzare una tecnologia “nuova” per imporla sul mercato come unica soluzione possibile. Ci sembra dunque davvero avventato affidare l’intera iniziativa per L’Aquila ad una tecnologia che ha evidenti limiti».
La lettera continua con un elenco dettagliato di questi limiti.
«È stata data pari dignità  formale a tecnologie con esperienze sul campo enormemente diversa. L’isolamento in gomma è stato collocato in perfetta similitudine prestazionale con il cosiddetto friction pendulum. Ma se l’isolamento in gomma ha una validità  consolidata e testata negli anni, l’isolamento con il friction pendulum è invece di recentissima acquisizione, ha una pressochè nulla sperimentazione».
È stata così utilizzata «tecnologia non sperimentata» eludendo «l’interesse della collettività ».
E conclude così: «Prendiamo atto della consueta logica che muove le cose in questo Paese».
Una tecnologia omologata in Italia solo dopo la realizzazione delle case del Governo post-sisma.
Non c’erano al momento della installazione nel progetto C.a.s.e. nemmeno le prove e i test di laboratorio che ne certificassero il funzionamento e le reazioni davanti a una simulazione di terremoto.
L’Aquila, quindi, sarebbe stata usata come “cavia”, accusa la Procura.

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“L’ABRUZZO E’ UN PESO MORTO COME TUTTO IL SUD”: IL LEGHISTA BORGHEZIO SPARA LE SOLITE INFAMITA’, TANTO HA L’IMMUNITA’

Gennaio 11th, 2011 Riccardo Fucile

DOPO AVER ABBANDONATO I TERREMOTATI AL LORO DESTINO, LA FETECCHIA PADAGNA HA ANCORA IL CORAGGIO DI PARLARE DI “SANO REALISMO PADANO: GLI ABRUZZESI ABBIANO DIGNITA’ E SI AIUTINO DA SOLI, COME HANNO FATTO IN VENETO CON L’ALLUVIONE”…. QUESTA SPECIE DI UOMO FA FINTA DI NON SAPERE CHE AL VENETO SONO STATI DATI 300 MILIONI, IL 30% DEI DANNI SUBITI

“Questa parte del Paese non cambia mai, l’Abruzzo è un peso morto per noi come tutto il Sud. C’è bisogno di uno scatto di dignità  degli abruzzesi. E’ sano realismo padano”.
Il leghista Mario Borghezio consegna al programma KlausCondicio, in onda su YouTube, la sua ennesima uscita provocatoria.
Lo fa attaccando la gente d’Abruzzo e la loro presunta passività  per uscire dall’emergenza seguìta al sisma che ha provocato più di 300 vittime.
“Il comportamento di molte parti delle zone terremotate dell’Abruzzo è stato singolare, abbiamo assistito per mesi a lamentele e sceneggiate. Eccezioni ci sono dappertutto, ma complessivamente è stata un po’ una riedizione rivista e corretta dell’Irpinia: prevale sempre l’attesa degli aiuti, non ci sono importanti iniziative autonome di ripresa. Si attende sempre che arrivi qualcosa dall’alto, nonostante dall’alto arrivi molto. Mi domando quale sarebbe stata la reazione degli abruzzesi nei confronti di un comportamento ‘risparmiosò da parte dello Stato, con l’invio di aiuti a gocce come è per i veneti; questo fa solo aumentare il senso di disaffezione dei veneti verso lo Stato centralista, credo che siamo ormai giunti ad un punto di rottura”.
“Mi rifiuto di rispondere a tale affermazione che un esponente di un partito di governo, moralmente, non avrebbe mai dovuto fare”. Lo ha detto il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente. “Borghezio — ha aggiunto — all’interno del suo partito ha la licenza di spararle sempre più grosse e a volte disgustose. Inevitabilmente lo scopo è elettoralistico”.
Alle parole dell’esponente del Carroccio risponde Leoluca Orlando, dell’Idv. ”Borghezio chieda scusa immediatamente ai terremotati dell’Abruzzo perchè ha offeso la sofferenza dei vivi e il ricordo dei morti. Un peso morto per lo Stato e per gli italiani non sono gli abruzzesi, ma è Borghezio e i leghisti come lui”.
Orlando aggiunge: “Il Carroccio si dissoci dalle inqualificabili parole dell’europarlamentare e chieda scusa ai poveri cittadini abruzzesi che, oltre alla grave tragedia subita e alle mille promesse non mantenute da questo governo, ora si devono anche sentire gli oltraggi di persone come Borghezio”. “Si domandi — conclude il deputato dipietrista — come mai Berlusconi ha cessato le passerelle mediatiche a L’Aquila e perchè le macerie sono ancora nel centro storico dove non è mai iniziata la ricostruzione”.
Più tardi Borghezio ha precisato che intendeva dire che “non bisogna far prevalere le tradizionali, eterne aspettative nei confronti dello Stato centrale, anzichè rimboccarsi le maniche come hanno dimostrato di saper e voler fare, ad esempio, le popolazioni venete, anche di recente”.
Peccato che sia bugiardo e in malafede: il Veneto ha avuto dallo Stato uno stanziamento di 300 milioni su 1 miliardo di danni accertati per la recente alluvione, quindi mente sapendo di mentire.
Nello stesso periodo per i danni da alluvione a Genova sono stati promessi (e mai arrivati) solo 10 milioni su 120 di danni accertati.
Quindi il Veneto ha avuto il 30% dei danni subiti, Genova neanche l’8% di quelli promessi.

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L’AQUILA, L’ULTIMA BEFFA: IN UNA CITTA’ PIENA DI MACERIE E DI EDIFICI PERICOLANTI, IL GOVERNO MANDA VIA ANCHE I VIGILI DEL FUOCO

Dicembre 30th, 2010 Riccardo Fucile

DAL 1 GENNAIO, LE 125 UNITA’ ESTERNE DEGLI “ANGELI DEL TERREMOTO”   SARANNO RIMANDATE A CASA… “GIA’ NON BASTANO IL PERSONALE E I MEZZI CHE CI SONO ORA” DENUNCIANO I VIGILI DEL FUOCO…DI QUESTO PASSO SOLO PER RIMUOVERE LE MACERIE OCCORRERANNO 70 ANNI….IN UN ANNO AI VIGILI DEL FUOCO NON SONO MAI STATI PAGATI GLI STRAORDINARI

La notte del 6 aprile 2009, quando lo scossone ha devastato L’Aquila, in città  erano di servizio 13 vigili del fuoco: dieci in pattuglia e tre alla base.
Del tutto insufficienti, com’è ovvio, per far fronte alla catastrofe.
Poi però arrivarono pattuglie da tutta Italia per estrarre dalle macerie decine di superstiti sepolti sotto tonnellate di cemento e mattoni. E i morti, 308.
A L’Aquila ora li chiamano “gli angeli del terremoto”. Sì, perchè in un anno e mezzo sono stati il braccio operativo più flessibile e più vicino alla gente.
Dal puntellamento degli edifici pericolanti alla rimozione delle macerie.
Hanno scortato nelle case inagibili i residenti per recuperare mobili e oggetti utili o cari.
Il rosso delle vetture, il verde e il giallo delle divise per gli aquilani sono sinonimo di assistenza, cortesia, sicurezza. Una gentilezza molto meno presente in altri uomini mandati in Abruzzo dalle istituzioni.
Adesso, però, i Vigili del fuoco se ne devono andare: se non ci saranno proroghe al decreto del commissario per la ricostruzione Gianni Chiodi, infatti, da gennaio tutte le unità  non aquilane ora di stanza nella zona colpita dal terremoto, torneranno nelle zone di provenienza, lasciando l’emergenza in mano al solo comando abruzzese.
Una metà  delle 125 unità  di appoggio ora presenti nel cratere ha già  fatto le valigie. Entro la fine del mese se ne andranno tutti.
Come se in Abruzzo ormai fosse tutto a posto.
«Già  non bastano il personale e i mezzi che ci sono ora», spiega un vigile del fuoco aquilano che accetta di spiegare la situazione a patto di mantenere l’anonimato , «perchè siamo gli unici autorizzati a rimuovere e trasportare le macerie assieme all’esercito.
Inutile dire che va molto a rilento. Se se ne vanno le unità  esterne come si fa? Rimarremmo 88 per tutto il cratere, divisi in quattro turni».
Nonostante il piano presentato a marzo dal ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo per liberare i comuni dalle macerie, L’Aquila e i centri storici del cratere sismico attendono ancora.
Oltre due milioni di tonnellate di materiale da selezionare, dividere, smaltire. Ma questa è purtroppo la stima più rassicurante.
Legambiente, in un dossier redatto proprio su una valutazione di Vdf e Cnr, a ottobre ha azzardato 70 anni, il tempo che ci vorrà  per liberare il territorio. «All’inizio si andava spediti, ma era solo un’operazione di facciata. Ora conferiamo in discarica meno della metà  del materiale rispetto alla scorsa primavera».
Solo i pochi mezzi disponibili dell’esercito e dei Vigili del fuoco sono autorizzati a scaricare materiali nell’unico sito disponibile, una cava dismessa in via di saturazione.
E allora chi rimarrà  per liberare L’Aquila dalle macerie, primo passo per avviare la ricostruzione? «Non so», risponde il pompiere mentre mostra una pila di fogli «ma io ho qui una montagna di ordini di esecuzione che non ho idea di come evadere».
Così i Vigili del fuoco in Abruzzo sono in subbuglio.
Quando se ne ne andranno i colleghi, sarà  un caos infernale, per la popolazione e ovviamente per loro.
In un comunicato sindacale lamentano «la totale incertezza in cui è lasciato tutto il personale e, soprattutto a causa del senso di abbandono che lo pervade». Aggiungono: «Nulla, infatti ci è dato sapere su cosa accadrà  dal 1° gennaio 2011 per quanto concerne il dispositivo di soccorso della struttura emergenziale».
Tra le rivendicazioni avanzate al Comando nazionale di Roma (accusato in una lettera alla cittadinanza di fare solamente passerella) e al governo c’è anche un altro problemuccio: ìn un anno di straordinari arretrati mai pagati.
Ma questa è solo l’ultima “carineria”.
Nel corso dell’emergenza Abruzzo ne hanno viste di tutti i colori a cominciare dal sito del comando a L’Aquila, posizionato sopra una discarica tossica: «A giugno di quest’anno la stessa storia, ci hanno lasciati appesi fino all’ultimo, senza informarci di quello che sarebbe stato il futuro. Sembra abbiano paura di noi, in occasione della cerimonia di conferimento delle onorificenze i Vigili del fuoco che hanno lavorato qui non hanno avuto nemmeno un posto riservato, si sono portati dietro delle comparse da Roma».
E poi la beffa delle medaglie.
La benemerenza meritata per il coraggio la competenza e l’abnegazione.
Solo che il kit medaglia, fornito da una società  privata, era a pagamento: 140 euro. «Le abbiamo lasciate tutte dove stavano», spiega un pompiere.
Pagare per un attestato, anche nell’Italia berlusconiana, è un po’ troppo.
L’intento malcelato, per ora, sembra essere quello di evitare la brutta figura di far partire tutti quanti insieme come una fuga.
Nell’incontro di oggi a Roma tra le sigle sindacali dei Vigili del fuoco e i vertici del dipartimento, la parola d’ordine è stata “salviamo la faccia”.
Si sono espressi più o meno così il prefetto Francesco Paolo Tronca, capo dipartimento, e il suo vice Alfio Pini, stando a quanto racconta Tonino Jiritano della UsbRdb: “Si è parlato solo di salvare l’immagine del corpo nazionale — spiega — e sulla considerazione che l’emergenza è ormai conclusa e bisogna lasciare il compito di rimozione e messa i sicurezza ai privati, perchè Chiodi di soldi non ne ha, anche se ha detto che proverà  a trovarli”.
Cgil, Cisl e Uil, presenti all’incontro, hanno dato il loro parere positivo a questa risoluzione.
Un po’ come con la questione delle tasse, Chiodi proverà  a mendicare fondi a Roma.
Intanto dunque si va avanti a spizzichi e bocconi “fino a che la pressione dei giornali non sarà  allentata”.
Solo a gennaio il dipartimento continuerà  a inviare tecnici specialisti per la messa in sicurezza degli edifici, poi tutti a casa.

Matteo Marini
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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L’AQUILA, LE PROMESSE NON MANTENUTE DAL GOVERNO…ALTRO CHE MIRACOLO

Dicembre 25th, 2010 Riccardo Fucile


ALL’ AQUILA ESPLODE LA RABBIA: LE C.A.S.E DI BERLUSCONI PERDONO PEZZI, PROBLEMI   DI RISCALDAMENTO, INFRASTRUTTURE E ALTI COSTI DI MANUTENZIONE… LE TASSE VENGONO SOLO PROROGATE PER SEI MESI… NEL TERREMOTO DELL’UMBRIA LA RESTITUZIONE DEGLI ARRETRATI FU BLOCCATO PER 12 ANNI E LA RESTITUZIONE AVVENNE IN 60 RATE CON LO SCONTO DEL 40%

Dopo l’occupazione del palazzo della Regione per protestare contro l’ennesima beffa dell’esecutivo sulle tasse, il governo annuncia la proroga di sei mesi della sospensione della restituzione degli arretrati sulle imposte
A poche ore dal Natale all’Aquila esplode la rabbia.
Il 23 dicembre, centinaia di cittadini aquilani hanno occupato il Palazzo dell’Emiciclo della Regione, forzando i cancelli d’ingresso per protestare nei confronti dell’ennesima beffa sul fronte delle tasse: nonostante le promesse di Berlusconi, nel decreto milleproroghe non c’è la sospensione della restituzione degli arretrati.
Nel piazzale del Palazzo, anche consiglieri regionali, come il capogruppo Pdl Gianfranco Giuliante e i consiglieri Giuseppe Di Pangrazio e Giovanni D’Amico.
Mentre l’azione era in corso, giungeva la notizia che il Governo — impegnato in una trattativa dell’ultimo momento con una delegazione composta dal Presidente della Regione Gianni Chiodi, dal vicepresidente Giorgio De Matteis, dal presidente della Provincia Antonio Del Corvo e dal sindaco dell’Aquila Massimo Cialente —, si impegna a prorogare di altri 6 mesi.
Fino a ieri, non si era trovata la copertura finanziaria.
In ogni caso, l’assemblea cittadina ha proclamato lo stato di agitazione permanente. L’ennesima proroga a tempo, infatti non soddisfa gli aquilani, perchè avviene nuovamente mediante ordinanza: non si esce dalla logica dell’emergenza e dei commissariamenti.
E all’Aquila i cittadini sono stanchi delle elemosine.
Lo spiega bene il giornalista Giustino Parisse, che scrive su il Centro, quotidiano locale: «Quella di ieri è stata la giornata più brutta per L’Aquila dopo il 6 aprile del 2009. Il Sovrano e i suoi ministri dopo una giornata di suppliche hanno gettato dalla finestra di Palazzo Chigi le molliche avanzate dalla loro tavola imbandita»
Si tratta della terza proroga, dal 6 aprile 2009, giorno del terremoto.
Ed è da dicembre dello scorso anno che gli aquilani protestano sul tema tasse perchè le proroghe, centellinate, da un lato rivelano che manca un progetto complessivo per la ripresa economica della città .
Dall’altro, impediscono ai cittadini una progettazione a lungo termine.
Nel terremoto di Marche e Umbria la sospensione della restituzione degli arretrati venne annunciata da subito per 12 anni e la restituzione riprese in 60 rate al 40%.
Il che ha consentito ai terremotati una pianificazione del futuro.
Da tempo, gli aquilani — che dal primo luglio di quest’anno hanno ricominciato a pagare le tasse — chiedono un trattamento analogo sugli arretrati.
Non solo: lo chiedono con una legge organica.
E l’hanno anche scritta, una legge di iniziativa popolare, per la quale si raccolgono le firme dallo scorso 20 novembre 2010, giorno della manifestazione nazionale.
Ne sono state raccolte già  20mila.
La serata che si è conclusa con l’occupazione del Palazzo dopo un’assemblea cittadina, giunge al termine di un 2010 fatto di promesse mancate e numeri gonfiati: la tensione sociale, all’Aquila, è altissima.
E nel frattempo, le nuove case del Progetto C.A.S.E. hanno problemi di ogni genere (dal riscaldamento alle infrastrutture) e hanno costi di manutenzione troppo alta per il comune. Così gli sfollati che le abitano, dal 2011, dovranno anche pagare l’affitto.
Non solo: dal 31 dicembre cesserà  anche l’accoglienza per coloro che sono rimasti in alberghi e caserme.
E così, il miracolo aquilano raccontato da Berlusconi perde altri pezzi per strada.
Per nascondere la realtà , le proroghe non bastano.

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