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L’AQUILA, VENTI MESI DOPO: LA CITTA’ RISCHIA LO SPOPOLAMENTO

Dicembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile

SONO 1.300 COLORO CHE HANNO CHIESTO IL CAMBIO DI RESIDENZA, LE ISCRIZIONI ALLE SCUOLE SONO SCESE DI 800 UNITA’….DAL PRIMO GENNAIO INCUBO RESTITUZIONE DELLE TASSE ARRETRATE… I LAVORI SU 12.000 EDIFICI NON SONO MAI INIZIATI, I 14.205 OSPITI DELLE CA.S.E. DA GENNAIO DOVRANNO PAGARE UN AFFITTO…CIRCA 9.000 VIVONO NELLE CASETTE DI LEGNO, 2.246 ANCORA IN ALBERGO, 436 IN CASERMA, 26.000 IN SISTEMAZIONI PROPRIE CON UN CONTRIBUTO AFFITTO (IN RITARDO DI 8 MESI)

L’Aquila, 20 mesi dopo il terremoto, è una città  che rischia uno spopolamento inesorabile: oltre 1.300 persone hanno chiesto il cambio di residenza, le iscrizioni alle scuole sono scese di quasi 800 unità  e non ci sono dati certi su chi se n’è andato senza ufficializzarlo.
Fare scelte di vita diverse sta diventando una scelta forzata: non c’è un progetto organico per la città , mancano certezze su tempi, modalità  e risorse per la ricostruzione; sul futuro delle attività  produttive, economiche e commerciali, sulle tasse
I lavori sulle case gravemente danneggiate non sono mai iniziati.
E parliamo di 10, forse 12mila edifici, molti dei quali nei centri storici.
Non c’è nemmeno la normativa per fare i progetti perchè manca il prezzario cui attenersi per presentarli.
La Regione ne aveva stilato uno a settembre, per ottemperare a un’ordinanza di luglio. Ma è risultato da rivedere perchè aveva portato a progetti di lavorazione con un costo eccessivo, fra i 600 e i 900 euro a metro quadro.
Per quanto riguarda la ricostruzione leggera, sono stati erogati in via definitiva 9.023 contributi per le case classificate A, B e C, quelle con danni minori. Devono ancora essere erogati circa 1.400 contributi, rispetto alle domande che sono state presentate dai proprietari.
Ma per quante abitazioni, i lavori si possono definire conclusi?
La stima è fra il 50% e il 60%”.
Insomma, la ricostruzione, quella vera, è ancora in alto mare.
Allora dove vivono gli aquilani?
Secondo l’ultimo report del Commissario per la Ricostruzione, il progetto C.A.S.E. accoglie 14.205 persone (non sono mai state 30mila, come aveva dichiarato ad agosto del 2009 il premier Silvio Berlusconi) che, probabilmente, da gennaio dovranno contribuire all’ospitalità  pagando un affitto.
In che termini e con quali modalità , lo si scoprirà  entro il 31 dicembre.
Poi ci sono i Moduli Abitativi Provvisori (M.A.P.) che ospitano 6.945 persone.
A questi si sommano 804 sfollati nel “fondo immobiliare” e 1.410 che alloggiano in appartamenti in affitto concordato con la Protezione civile.
Quindi c’è il nodo non risolto che riguarda i nuclei monofamiliari o alcune coppie: 2.246 persone vivono ancora in albergo, 436 in caserma.
Sono per lo più anziani.
Per loro non si intravedono soluzioni a breve termine.
Infine, ci sono i terremotati che hanno trovato soluzioni abitative a proprio carico e che ricevono il contributo di autonoma sistemazione.
Molti di loro hanno lasciato la città , ma non esiste un dato ufficiale in merito.
I pagamenti del contributo sono in ritardo di cinque mesi, e lo sarebbero di otto, se il Comune dell’Aquila non avesse anticipato 25 milioni di euro.
Un mese fa erano oltre 26.000.
Circa le iscrizioni all’anno scolastico, diminuiscono in tutti gli ordini e gradi.
Per la precisione, 203 iscritti in meno alle scuole per l’infanzia, 267 alle elementari, 161 alle medie, 165 alle superiori.
Parliamo dunque di almeno 2.400 persone, se consideriamo una media di 3 persone per famiglia.
Per la terza volta gli aquilani hanno ottenuto un rinvio del pagamento delle tasse. Altri 6 mesi appena, ossigeno con il contagocce concesso in extremis, quando già  sembrava certa la restituzione al 100%.
Ma cosa succederà  allo scadere dell’ennesima, temporanea, proroga? “All’Aquila vogliamo un trattamento analogo a quello degli altri territori che hanno subito terremoti o calamità ”, dice Luigi Fabiani, tributarista.
Per esempio?
“In Marche e Umbria hanno avuto riduzioni degli arretrati delle tasse al 40%, ad Alessandria al 10%, in Molise la sospensione durò cinque anni e per analogia non pagarono le tasse nemmeno nella provincia di Foggia, che non era stata colpita dal terremoto”.
Quanto al lavoro, oltre all’aumento dell’800% dei cassaintegrati, il 40% delle attività  produttive è fermo.
Le altre hanno riaperto, spesso con un nuovo indebitamento, trovando a proprie spese nuove sedi, e delocalizzando, con forti punti interrogativi sulle future rendite.
Per ovviare al salto nel buio, ci vorrebbe un progetto d’insieme a lungo termine, che ai vertici non è stato ancora pensato dopo quasi venti mesi dal terremoto.

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L’AQUILA, DAI BAGNI CHIMICI AI MEGA APPALTI: COSI’ LA MAFIA HA TRASFORMATO LE MACERIE IN BUSINESS

Dicembre 8th, 2010 Riccardo Fucile

UN DOSSIER DI “LIBERA”, L’ASSOCIAZIONE DI DON CIOTTI, REGISTRA E DENUNCIA IL MALAFFARE SEGUITO AL TERREMOTO DELL’AQUILA… LA DITTATURA DELLA PROTEZIONE CIVILE, LO SBARCO DELLE CRICCHE, I LEGAMI CON LE AMMINISTRAZIONI DELLO STATO…1600 BAGNI CHIMICI PIU’ DEL RICHIESTO, BUTTATI 4 MILIONI DI EURO… ILCOSTO A MQ DELLE CASE, LE AZIENDE SOSPETTATE DI MAFIA

È un viaggio nella fossa d’Abruzzo e nella ricostruzione che non c’è, un’inchiesta completa sul business fatto sui morti e fra i palazzi di sabbia, un rapporto da brivido su appalti piccoli e grandi pilotati in nome di un’emergenza che non finisce mai.
Il dossier ha per titolo “L’Isola Felice” e descrive cosa è accaduto all’Aquila già  nella notte fra il 5 e il 6 aprile 2009, quando a poche ore dalla tragedia con i soccorsi sono arrivati anche i primi sciacalli.
Una cinquantina di pagine firmate da Angelo Venti su bagni chimici e aziende al di sotto di ogni sospetto, sul mistero delle macerie scomparse, sul giallo degli isolatori sismici non omologati, sui costi delle case promesse da Berlusconi.
“È un lavoro che abbiamo voluto tutti noi di Libera perchè, oggi più che mai, abbiamo il dovere di rompere il silenzio”, dice don Luigi Ciotti.
Il rapporto sarà  distribuito in 40mila copie la prossima settimana all’Aquila.
“La scossa delle 3.32 ha spazzato via quel velo di ipocrisia che copriva chi si ostinava a parlare ancora di questa come un’isola felice”, scrive Venti partendo subito dal primo affare: l’oro dei bagni chimici.
Quell’odore di mafie lo sentono subito in Abruzzo.
Così apre il dossier: “Il rischio delle infiltrazioni non deve attendere l’inizio della ricostruzione, anzi arriva nelle prime ore insieme con la Protezione Civile e con un appalto sul modello di gestione dei Grandi Eventi”.
Il costo sostenuto per i bagni chimici è una parte consistente delle spese della prima emergenza: quasi un quarto dei fondi per il mantenimento delle tendopoli.
Le segnalazioni raccolte dal presidio di Libera parlano di liquami smaltiti illegalmente nei fiumi, di bolle di trasporto falsificate, di ditte che subiscono sabotaggi, di contatti fra i manager di quelle aziende e funzionari della Protezione civile per gonfiare le fatture.
Molte di quelle società , da anni, collaboravano con la Protezione civile per la gestione dell’emergenza rifiuti in Campania.
Alla fine, nelle tendopoli, si conteranno circa 3.600 bagni chimici, ciascuno al prezzo di 79 euro al giorno e per una spesa di oltre 8 milioni al mese.
Da conti fatti dagli esperti i bagni trasportati nel “cratere” sarebbero stati 1.600 in più del necessario: oltre 3 milioni e 800 mila euro al mese sottratti alla ricostruzione vera.
Poi c’è l’affare oscuro delle macerie.
Scoperto il 13 aprile 2009, giorno di Pasquetta, quando i ragazzi di Libera fotografano ruspe e camion che trasportano a Piazza d’Armi, zona militare interamente recintata.
Le macerie e ogni sorta di arredi ed effetti personali vengono macinati dentro due macchine tritasassi.
Gli autisti dichiarano che provenivano dalla Casa dello studente e altri palazzi crollati in via XX settembre, un paio di giorni prima la procura – per quei palazzi – aveva annunciato l’apertura di un’inchiesta per “crolli sospetti”.
Si blocca tutto.
“Ma lo smaltimento è anche un affare da decine di milioni di euro che scatena gli appetiti di speculatori e criminalità “, scrivono quelli di Libera.
E spiegano: “Anche la vicenda della ditta che detiene la proprietà  della ex Teges (è l’unica cava dove hanno rovesciato le macerie, ndr), la T&P srl, fa sorgere altre domande. Nel giugno 2009 la T&P vede l’ingresso di un nuovo socio con legami con diverse altre società , tra cui l’aquilana Abruzzo inerti srl, partecipata a sua volta dalla romana Sicabeton spa, grossa azienda con interessi in Italia e all’estero”.
Personaggi e società  del gruppo Sicabeton sono stati indagati dai carabinieri di Palermo e figurano in un rapporto consegnato nel 1991 al giudice Falcone. La Sicabeton spa, poi, risulterebbe inserita nell’elenco delle imprese a rischio censite dalla Procura nazionale antimafia.
È tutto un intrigo di soldi e cemento.
E a gestire il cantiere più grande d’Europa è il Dipartimento di Protezione civile.
Altro capitolo, il Progetto C. a. s. e.: “È la prima volta nella storia delle catastrofi italiane che la Protezione civile si occupa di ricostruzione sostituendosi agli enti locali. Quello degli alti costi del Progetto C. a. s. e. è un capitolo aperto, non si hanno dati completi delle spese effettive e non vi è accordo sui costi reali da conteggiare”.
A giugno 2010, la Procura nazionale antimafia e la procura dell’Aquila però hanno iniziato le indagini “per accertare se i 2.700 euro a metro quadrato pagati sono rispondenti alla qualità  delle realizzazioni”.
Nel dossier si ricostruisce anche il primo caso sospetto di infiltrazione mafiosa.
È il giugno del 2009 e si scopre che fra le ditte del movimento terra a Bazzano, c’è l’Impresa Di Marco srl di Carsoli: l’amministratore unico è Dante Di Marco, lo stesso della Marsica plastica srl coinvolta due anni prima in un’inchiesta dove era finito Massimo Ciancimino con i suoi soldi. Un’inchiesta che gli investigatori definirono “il primo caso conclamato di presenza mafiosa in Abruzzo”.
Oggi sono oltre 300 le imprese siciliane, calabresi e napoletane “attenzionate” dall’antimafia.
Molte hanno sede sociale al nord, naturalmente sono intestate a figli o a nipoti, mafiosi e camorristi.

Attilio Bolzoni e Carmine Saviano
(da “La Repubblica“)

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BERTOLASO, L’ULTIMA VERGOGNA: PRIMA DI ANDARSENE HA SISTEMATO 150 PERSONE ALLA PROTEZIONE CIVILE

Dicembre 6th, 2010 Riccardo Fucile

LA MOGLIE DI UN SOTTOSEGRETARIO, I FIGLI DI GIUDICI, GENERALI E BOIARDI AMICI, LA NIPOTE DI UN CARDINALE: TUTTI ASSUNTI A TEMPO INDETERMINATO UN MINUTO PRIMA DEL CAMBIO DELLA GUARDIA…CON SOLDI SOTTRATTI AI TERREMOTATI…IN NOVE ANNI DI GESTIONE BERTOLASO IL PERSONALE E’ PASSATO DA 320 A 900 SENZA CONCORSO

Questo si chiama “mettere in sicurezza”, solo che più dell’Italia sommersa dalle alluvioni la Protezione civile sembra esperta nel rendere sicure le poltrone del suo personale.
E così mentre tutto frana, Guido Bertolaso stabilizza i suoi fedelissimi: 150 precari, spesso d’alto rango, vengono assunti nel botto finale della gestione che ha alternato successi a scandali fino a diventare nel bene e nel male simbolo del modello berlusconiano di governo.
Tutto grazie a una nuova legge che prevede “l’assunzione di personale a tempo indeterminato, mediante valorizzazione delle esperienze acquisite presso il Dipartimento dal personale titolare di contratto di collaborazione coordinata e continuativa”.
Mentre la pubblica amministrazione falcia i ranghi e il precariato diventa condizione di vita, negli uffici che dipendono da Palazzo Chigi c’è un’ondata di piena di assunzioni che garantisce lo stipendio per figli di magistrati e di prefetti, per mogli di sottosegretari e nipoti di cardinali.
Tutti benedetti da una selezione su misura, alla quale ha potuto partecipare solo chi aveva già  un contratto precario con il Dipartimento.
Un esame affidato a una commissione interna, con poche domande rituali e procedure concluse entro l’estate: così gli ex cococo sono ormai a tutti gli effetti in pianta organica.
E rilette oggi, dopo i crolli di Pompei, le motivazioni che sostengono questa falange di assunzioni hanno un po’ il sapore della farsa di fine impero: il testo della deroga al blocco imposto da Tremonti sostiene la necessità  di quel personale “anche con riferimento alle complesse iniziative in atto per la tutela del patrimonio culturale”.
Ma è solo il botto finale: quando Bertolaso nel 2001 mise piede sulla tolda di comando l’organico si basava su 320 unità , passate a 590 nel 2006 e schizzate a quasi 900 alla fine del suo mandato.
Cinquecento persone in più in nove anni, con uffici lievitati emergenza dopo emergenza, sempre a colpi di ordinanza e mai in forza di un concorso.
Un vero e proprio esercito in cui spiccano gli oltre 60 autisti, distaccati dalle forze dell’ordine, per i dirigenti.
L’apoteosi di un sistema di potere nato con il Giubileo del 2000, spalancando le porte degli uffici a figli, nipoti, familiari e amici dell’establishment istituzionale.
E poi, sono arrivati i fedelissimi coltivati a Napoli nelle molteplici crisi dei rifiuti. Un posto per tutti grazie alle parentele giuste nell’esercito o nei servizi segreti, a Palazzo Chigi o in Vaticano, al Viminale o in magistratura, fino a creare una ragnatela di relazioni che sembra plasmata ad hoc per creare consenso verso le attività  del Dipartimento e per non disturbare il suo manovratore.
Le parentele scomode iniziano ovviamente da Francesco Piermarini, l’ingegnere-cognato del sottosegretario Bertolaso, mandato tra i cantieri della Maddalena.
Ma scorrendo la lista dei beneficiati si svela una rete di favori senza soluzione di continuità .
Tra i primi ad essere stabilizzati, a metà  di questo decennio, sono stati gli uomini della scorta di Francesco Rutelli in Campidoglio.
Dieci “pizzardoni” passati senza semafori dalla polizia municipale di Roma al dipartimento di Palazzo Chigi.
Dal fil rouge che lega il Giubileo alla Protezione civile spuntano anche tre supermanager del calibro di Agostino Miozzo, Marcello Fiori e Bernardo De Bernardinis.
Facevano parte dell’unità  di staff del Giubileo e, grazie al decreto rifiuti del 2008, entrano nel Gotha dei dirigenti generali della presidenza del Consiglio con norma ad personam, e un contratto da 180 mila euro l’anno.
Ma sono stati ingaggiati anche ottuagenari che arrotondano la pensione grazie ai munifici gettoni delle emergenze: è il caso dell’83enne Domenico Rivelli, chiamato come “collaboratore per le problematiche amministrativo-contabili per i rifiuti a Napoli”.
Storie vecchie, mentre con la stabilizzazione di fine mandato arriva Barbara Altomonte, moglie del sottosegretario Francesco Giro, docente di scuola superiore ed ora dirigente del Dipartimento.
E non è certo un caso che in questa ondata la parte del leone la facciano uomini e donne legati a doppio filo con la Corte dei conti, ossia la
magistratura che deve vigilare anche sulle spese della Protezione civile.
Proprio nella “sezione di controllo” della Corte un magistrato e due funzionari possono vantare le assunzioni dei propri figli al Dipartimento: si tratta del giudice Rocco Colicchio, di Carmen Iannacone, addetta al controllo degli atti della presidenza del Consiglio, e della segretaria generale Gabriella Palmieri. Spazio anche a Marco Conti, figlio di un altro giudice contabile.
Invece Giovanna Andreozzi è stata chiamata dopo il sisma dell’Aquila con l’incarico di direttore generale per vigilare sugli appalti: proviene dalla sezione campana della Corte, presieduta da Mario Sancetta, magistrato sfiorato da più di un sospetto nell’inchiesta sulla Cricca per le relazioni con Angelo Balducci, l’ex numero uno delle opere pubbliche.
Tra l’altro, per la Andreozzi è stato attivato un servizio di navetta ad personam tra Roma Termini e gli uffici del Dipartimento.
Quanto alla magistratura, tra gli assunti c’è anche Giovanni De Siervo, figlio del vicepresidente della Consulta Ugo: era entrato come precario con l’ordinanza per l’esondazione del Sarno ora è fisso al reparto “relazioni con gli organismi internazionali”.
Con l’ultima chiamata per i fedelissimi di Bertolaso, arriva il posto definitivo per Carola Angioni, figlia del pluridecorato generale Franco, capo della missione italiana in Libano ed ex parlamentare Pd. Carola Angioni è entrata come collaboratrice per l’emergenza traffico di Napoli e, dopo essersi occupata di smog, è passata ordinanza dopo ordinanza ai temporali del Veneto, dedicandosi, nel frattempo a qualche puntata in Croazia come ambasciatrice del dipartimento.
La legge offre certezza occupazionale anche a Marta Sica, figlia del vicesegretario generale di palazzo Chigi; alla nipote del cardinale Achille Silvestrini; alla figlia del prefetto Anna Maria D’Ascenzo, (ex capo del dipartimento dei vigili del fuoco) e a quella del colonnello Roberto Babusci (una volta responsabile del centro operativo aereo della Protezione civile).
A loro, infine vanno aggiunti altri parenti illustri, legati all’ex presidente Rai Ettore Bernabei, al sindacalista della presidenza del Consiglio Mario Ferrazzano e a Giuseppina Perozzi, capo del personale di palazzo Chigi.
Una manifestazione di potere assoluto cui si oppongono i sindacati, con un ricorso contro i metodi selettivi di quest’ultima raffica di assunzioni che verrà  discusso a febbraio prossimo di fronte al Tar del Lazio.
Anche perchè l’ultima ondata dei Bertolaso boys costerà  ben otto milioni di euro, in gran parte sottratti ai fondi per l’Abruzzo terremotato.

Marco Guzzetta
(da “L’Espresso“)

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LA PROTESTA DELL’AQUILA, OGGI IN PIAZZA PER NON DIMENTICARE: SOS L’AQUILA CHIAMA ITALIA

Novembre 20th, 2010 Riccardo Fucile

DAL SISMA E’ TRASCORSO UN ANNO E MEZZO E LA CITTA’ E’ ANCORA UN FANTASMA…ORA I TERREMOTATI DOVRANNO PAGARE PURE LE TASSE ARRETRATE, MENTRE RIMANGONO LE MACERIE E LA RICOSTRUZIONE E’ FERMA

La gestione di un’emergenza che sembra non finire mai e il sentimento, che diventerà  certezza il primo gennaio del 2011, quando gli abitanti del “cratere” cominceranno a pagare le tasse arretrate, di essere dei terremotati di serie B.
“Sos, L’Aquila chiama Italia” sarà  lo slogan della manifestazione di oggi nel capoluogo abruzzese, un caschetto giallo, “per proteggersi dalle macerie della democrazia”, il simbolo.
E l’Italia, quella delle associazioni no profit, dell’arte e della cultura, ma anche delle realtà  imprenditoriali sta rispondendo alla richiesta di attivismo, allungando ogni giorno la lista di adesioni.
Già  30 i pulmann prenotati da tutta la penisola, 15-20 mila persone attese a piazza d’Armi, da dove prenderà  il via il corteo.
Corteo che poi salirà  verso il centro storico, attraverso via XX settembre, passando davanti alla voragine che ricorda il disastro della Casa dello studente per finire in piazza Duomo, dove sui due palchi allestiti si avvicenderanno Ottavia Piccolo, Fiorella Mannoia e Andrea Rivera, per citarne alcuni.
Alle loro si aggiungeranno le voci delle associazioni nazionali e locali, degli amministratori e i sindaci del territorio.
Poi prenderà  la parola la gente comune, cassintegrati, residenti in case distrutte, pensionati e studenti: le voci de L’Aquila che vogliono farsi ascoltare.
È la rabbia che esplode, di nuovo.
A febbraio e marzo il “popolo delle carriole” aveva varcato per la prima volta gli sbarramenti del centro storico della città  per protestare contro lo stallo nelle operazioni di rimozione delle macerie.
Poi a giugno il corteo pacifico degli aquilani, in testa i sindaci di destra e sinistra delle zone terremotate, aveva bloccato la A24, l’autostrada che porta a Roma.
E a luglio ancora gli aquilani erano scesi in piazza nella capitale, accolti dai cordoni e dalle manganellate della polizia in piazza Venezia e via del Corso.
Questa volta però L’Aquila chiama tutta l’Italia e, come nelle altre occasioni, nessuno metterà  il cappello sulla mobilitazione.
“Niente bandiere o simboli di partito”, spiega Ettore di Cesare, del presidio di piazza Duomo – “nessun politico, tranne i sindaci dei comuni colpiti dal terremoto, salirà  sul palco e le uniche bandiere saranno quelle verde-nero, i colori simbolo de L’Aquila”.
I motivi della manifestazione stanno tutti in un documento, una legge di iniziativa popolare per la quale, proprio il 20 novembre, comincerà  la raccolta delle 50 mila firme necessarie per essere portata all’esame del Parlamento.
Una legge scritta dagli aquilani stessi, attraverso un percorso partito da i numerosi gruppi nati su Facebook, su spinta dei comitati e del Presidio, poi confluita su una piattaforma wiki e assemblata attraverso proposte, suggerimenti e consulenze da ogni parte d’Italia.
In primo luogo le tasse: “Chiediamo un trattamento uguale a quello utilizzato per gli altri terremoti”, spiega ancora Di Cesare, “cioè la sospensione delle tasse per due anni e la restituzione di quelle non pagate dal 2020 in misura del 40 per cento”.
Lo stesso modello era stato usato per il sisma del Molise del 2002 e dell’Umbria del 1997.
Gli abruzzesi invece, che già  hanno ricominciato a pagare Irpef, contributi e i mutui sulle case, da gennaio 2011 dovranno corrispondere anche le rate dei tributi sospesi dal 6 aprile 2009.
Poi c’è la gestione di un territorio che è ancora formalmente in stato di emergenza, il cui timone è ancora nelle mani di un commissario, Gianni Chiodi, e una “struttura di missione”, senza una partecipazione popolare.
È di qualche giorno fa il primo piano per la ricostruzione del centro storico de L’Aquila, presentato da Chiodi e dalla struttura di missione in concerto con la Curia aquilana.
Un piano redatto senza consultare Comune e cittadini.
La legge scritta dagli aquilani prevede che siano invece delegazioni delle amministrazioni locali e dei cittadini a gestire la prossima fase di ricostruzione, con fondi certi, delle abitazioni e del tessuto economico.

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ALL’AQUILA SEQUESTRATO IL NUOVO CAMPUS UNIVERSITARIO: REALIZZATO CON PROCEDURE D’URGENZA A 50 METRI DAL FIUME

Novembre 1st, 2010 Riccardo Fucile

IL CAMPUS PRIVATO, COSTATO 20 MILIONI DI EURO PER 139 APPARTAMENTI,   E’ STATO REALIZZATO SU UN TERRENO ACQUITRINOSO,   VIOLANDO IL VINCOLO PAESAGGISTICO E DIVERSE NORME URBANISTICHE… DIECI INDAGATI, COMPRESO IL SINDACO DI PIZZOLI…UTILIZZATE PROCEDURA D’URGENZA E ORDINANZE DELLA PROTEZIONE CIVILE

L’avventura del nuovo campus universitario privato dell’Aquila è già  finita ancor prima di diventare operativo.
Costruito dopo il terremoto   a tempo di record, è quasi pronto, ma c’è un piccolo dettaglio: è stato realizzato a meno di 50 metri dal fiume, su un terreno agricolo “acquitrinoso”, violando il vincolo paesaggistico e diverse norme urbanistiche.
Per questa ragione la Procura della Repubblica ha sequestrato la struttura: un affare da 20 milioni di euro per i 139 appartamenti, realizzato in gran fretta utilizzando la procedura d’urgenza con ordinanze della protezione civile.
Come se non bastasse, l’imprenditore autore del campus, realizzato nel comune di Pizzolo, e finito sotto inchiesta è pure il padre di una studentessa di ingegneria, vittima del terremoto del 6 aprile scorso.
Il nome dell’imprenditore è ora iscritto nel registro degli indagati, assieme ad altre 10 persone.
Tra gli altri il sindaco di Pizzolo che ha messo la propria firma sulla concessione dei terreni per i lavori.
Altri avvisi di garanzia sono stati notificati agli otto proprietari dei lotti, al legale rappresentante della ditta che ha eseguito i lavori, al progettista e al direttore dei lavori, il responsabile dell’ufficio tecnico del comune.
Per quanto riguarda la situazione dei terremotati, a un anno e mezzo dal sisma, restano ancora fuori casa, alloggiate quindi altrove, circa 47.000 persone.
Circa 35.000 sono i terremotati che si sono trovati un alloggio per conto proprio con un aiuto economico pubblico che però attualmente è in ritardo di tre mesi.
Per quanto riguarda la ricostruzione è sempre tutto fermo, in attesa delle famose linee di indirizzo che mancano .
Fa specie che una dell poche strutture autorizzate, come il campus privato di cui abbiamo parlato, risulti alla fine abusivo.
Come per una beffa del destino .

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L’AQUILA DIMENTICATA, IL PARROCO DI TEMPERA: “NON CI DICONO LA VERITA'”

Ottobre 25th, 2010 Riccardo Fucile

SUL “CORRIERE DELLA SERA” ON LINE UN VIDEO E UN REPORTAGE SU L’AQUILA PER CAPIRE A CHE PUNTO SIAMO…MACERIE MAI RIMOSSE, RICOSTRUZIONE FERMA, EFFETTI DEVASTANTI SULLA PSICHE, UN DRAMMA UMANO CHE SI VUOLE NASCONDERE PER INTERESSI POLITICI

Domenico ti fulmina con lo sguardo mentre cammina sul cumulo di macerie in cui un tempo c’era Tempera, il suo paese.
Non si è ancora rassegnato, ma l’esperienza di questi ultimi diciotto mesi gli ha fatto perdere ogni fiducia nello stato italiano.
Don Giovanni Gatto, parroco di Tempera, mentre racconta come sia riuscito a salvarsi per miracolo, indica con tristezza la montagna di pietre ed erbacce che ha presso il posto della sua chiesa.
Lungo le statali che avvolgono l’Aquila, i cartelli con i nomi di paesi e borghi fantasmi sono tanti.
Basta abbandonare l’asfalto e inoltrarsi lungo strade sterrate per assistere ad uno spettacolo agghiacciante, diventato ormai normale.
Poltrone, televisori, resti di bagni e cucine, spuntano tra i detriti per raccontare come un tempo in questi luoghi c’era la vita.
Il signor Maurizi, orgoglioso proprietario del albergo ristorante “La cabina” di Castelnuovo, si è dovuto costruire a spese sue una baracca di legno sul bordo della strada.
Il nuovo e precario bar si chiama «La cabina 2» e dista pochi passi dai resti della struttura precedente. Ora Maurizi tira a campare immerso nei debiti: il sisma ha raso al suolo i sacrifici di tre generazioni d’emigranti in America e in Germania.
Benvenuti ad un Aquila di cui tanto si è parlato e poco si è visto, diventata drammatico bottino della politica.
Nel centro storico della città  abruzzese, ci si aspetta di vedere o sentire l’assordante rumore di ruspe o il movimento di camion e gru.
Invece niente, un silenzio innaturale ti accompagna mentre cammini nei vicoli di quello che rimane del bellissimo centro storico.
Le new town, piccoli quartieri di case nuove, costruite a peso d’oro, stonano con il paesaggio circostante.
Chi ha avuto la fortuna di finire in questi quartieri inizia a intuire che ci dovrà  rimanere, se tutto va bene, almeno 30 anni.
Le case consegnate personalmente dal premier Berlusconi, appena ci si entra, appaiono molto diverse da come le abbiamo viste in televisione.
Sono piccole e di mura sottili.
Come spiega un terremotato «dopo mesi in tenda pure una baracca ti sarebbe sembrata una regia».
L’Aquila appare molto diversa da quella mostrata fin ora.
Le macerie non sono state rimosse, la gente vive in un clima d’angoscia crescente.
Il numero dei morti, dei suicidi, dei divorzi e dell’uso di psicofarmaci è aumentato nel silenzio generale.
Il dottor Alessandro Sirolli, direttore del centro psichiatrico diurno dell’Asl 1 dell’Aquila non ha dubbi: «Ci nascondono le cifre del disastro umano» racconta.
Gli effetti distruttivi sulla psiche umana, dopo il sisma e lo stato di crisi, sono stati devastanti.
Di ricostruzione non se ne parla più nè in consiglio regionale nè tra la gente. La speranza è ridotta al lumicino mentre un secondo inverno è alle porte.
Un dramma umano che si svolge lontano anni luce dalle aule parlamentari e dalle sedi dei partiti.
La sensazione è che l’Aquila, questo pezzo d’Italia, sia stata rimossa dall’immaginario collettivo e che il cartello posto all’ingresso di una delle centinaia di baracche di legno in cui trascorrere quel poco di vita sociale che ancora rimane – dove si legge «questa è l’Italia del si salvi chi può» – non sia frutto del qualunquismo quanto piuttosto la fotografia di una realtà  con cui dovremmo fare i conti per molti decenni.

(da “il Corriere della Sera“)

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MONTORIO, GLI SFOLLATI IN ALBERGO, VUOTI 19 MODULI ABITATIVI PROVVISORI

Ottobre 18th, 2010 Riccardo Fucile

INUTILIZZATE 19 CASETTE COSTRUITE PER ALLOGGIARE I TERREMOTATI… A MAGGIO IL TAGLIO DEL NASTRO, HANNO MOBILI E CONFORT PER OSPITARE 80 PERSONE, MA NESSUNO CI ABITA… E GLI SFOLLATI SONO ANCORA IN ALBERGO A CARICO DELL STATO

Diciannove moduli abitati provvisori (Map), inaugurati lo scorso 22 maggio, sono ancora vuoti, mentre cinque famiglie di Montorio ad un anno e mezzo dal terremoto sono ancora in albergo.
Ecco gli sprechi del terremoto.
Il caso Montorio è stato denunciato dal quotidiano locale “Centro” prima dell’estate, ma non è cambiato nulla.
Lo spreco di soldi pubblici continua
Dei 57 Map realizzati nel comune alle porte del Parco, costati quanto una casa in muratura e cioè oltre 1000 euro al metro quadrato, contando gli oneri di urbanizzazione, gli allacci delle utenze domestiche e l’arredo completo, ne resta un terzo inoccupato.
Eppure cinque famiglie montoriesi, per un totale di dodici persone, vivono ancora in albergo e costano allo Stato circa 50 euro pro capite al giorno. Potrebbero usufruire di quei map vuoti, ma la burocrazia li fa restare in hotel.
Sono famiglie che rientrano nei casi di tipologie di danno classificate come “B” e”C”, ovvero la loro abitazione è temporaneamente inagibile o parzialmente inagibile, per cui non possono occupare i moduli, secondo quanto spiegato dal sindaco di Montorio.
I Map vuoti sono così tornati nelle “mani” della Protezione Civile prima e poi in quelle del commissario per la ricostruzione Gianni Chiodi, e sono a disposizione di chi ne facesse richiesta.
Ma il bando per l’assegnazione, scaduto lo scorso maggio, è andato quasi deserto.
Nessun terremotato dell’Aquila si è voluto spostare nella cittadina dell’entroterra teramano, se non due famiglie residenti nel comune di Crognaleto.
«Ho sollecitato più volte gli organi competenti sulla questione», ha detto il sindaco Di Giambattista, «e ho anche proposto di spostare gli sfollati, che vivono ancora negli alberghi, nelle casette. Ma allo stato attuale delle cose, mi è stato risposto che ciò non è possibile. Attualmente i map vuoti non sono più nella disposizione del nostro Comune».
Ma il primo cittadino non si arrende: «Spero», aggiunge, «che questa situazione possa sbloccarsi al più presto come da noi prospettato».
Secondo quanto dichiarato dagli uffici comunali occorre un ulteriore decreto per poter assegnare i Map a chi ha danni minori, poichè i moduli sarebbero destinati a chi abitava in edifici catalogati totalmente inagibili (tipologie “E” ed “F”).
Così, per un intoppo burocratico, le diciannove casette con giardino e posto auto, dotate di cucina, salotto, camere da letto, bagni arredati, televisore e tendaggi restano vuote mentre lo Stato continua a pagare gli alberghi, a chi è ormai stanco di vivere in spazi angusti.

(da il Centro)

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LA VERITA’ SUI TERREMOTATI: SOLO 21.005 NELLE C.A.S.E., 36.105 SENZA CASA ASSISTITI, 3.000 IN ALBERGO, 457 IN CASERMA, 2.195 IN AFFITTO

Ottobre 16th, 2010 Riccardo Fucile

BERTOLASO PARLA DI 14 MILIARDI PER LA RICOSTRUZIONE, MA IL GOVERNO   PER ORA HA PREVISTO UNA TRANCHE DI 714 MILIONI, DI CUI SOLO 80,5 A BREVE… ALLA FINE FORSE NE ARRIVERANNO 42, QUANDO SOLO PER PAGARE GLI ALBERGATORI NE SERVIREBBERO 60

“Prima il governo ci ha promesso il miracolo, dicendo che la città  sarebbe rinata in un attimo. Poi, siccome la ricostruzione è ferma e non hanno fatto uno straccio di legge quadro, abbiamo osato protestare e ci hanno subito dato degli ingrati e dei piagnoni, oltre a qualche manganellata. Adesso siamo in balia di chi ha un credito da incassare”.
E’ solo uno degli amari sfoghi dei tanti terremotati sistemati negli alberghi della provincia dell’Aquila, soggetti alle rimostranze degli albergatori che li ospitano, da una vita in attesa che lo Stato saldi il conto delle camere.
Dopo aver minacciato di non provvedere più alla ristorazione e ai servizi connessi, i titolari degli alberghi si sono anche quasi sentiti insultare dal Commissario straordinario, nonchè presidente della Regione Abruzzo, Chiodi, in quanto “metterebbero sulla strada” i terremotati.
Facile fare la carità  coi soldi degli altri, verrebbe da rispondere a Chiodi, visto che solo ora promette di pagare le camere e badate bene “fino a febbraio 2010”.
Ovvero gli ultimi otto mesi restrerebbero fuori.
Viene da porsi la domanda: chi è il vero straccione?
L’albergatore che fa credito da una vita o una Repubblica delle banane che non salda neanche i conti degli alberghi?
Dove sono finite le promesse, le passerelle dei vip, le sceneggiate padane della consegna di una “casa per tutti”?
I dati ufficiali, aggiornati a pochi giorni fa, parlano chiaro: nelle Ca.s.e. e nei M.a.p hanno trovato sistemazione solo 21.005 persone.
Gli altri sono a spasso: 36.105 terremotati si sono dovuti arrangiare da soli e percepiscono circa 500 euro di aiuto (perennemente in arretrato di tre mesi almeno), ben 3.000 sono ancora in albergo, 457 nelle caserme, 2.195 in affitto.
In pratica i due terzi non hanno affatto usufruito dei moduli abitativi tanto promessi per tutti.
Andiamo avanti: pochi giorni fa, Bertolaso continua a parlare di 14 miliardi stanziati ( senza dire in 15–20 anni).
In realtà  il governo ha stanziato (in teoria) solo 714 milioni, ma a breve sarebbero appena 80,5 .
Non solo: alla fine   sono realmente disponibili solo 42 milioni che dovrebbero servire per il rimborso parziale a chi trova una sistemazione da solo, per i puntellamenti delle case, per le attività  amministrative, per pagare gli alberghi e per   mille altre cose.
Quando solo per pagare gli albergatori occorrerebbero 60 milioni.
E lo Stato ne manda (forse) 42 per tutti.
Ma chi vogliamo prendere per il culo?
Non solo : la Protezione civile ha pure informato chi sta in albergo che entro l’8 dicembre dovranno sloggiare: e dove vanno?
Nel piedaterre di Bertolaso a Roma o a Palazzo Grazioli dal premier?

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GLI ALBERGATORI SOSPENDONO I SERVIZI PER I TERREMOTATI: “SIAMO STANCHI DI NON ESSERE PAGATI”

Ottobre 15th, 2010 Riccardo Fucile

SCADE OGGI L’ULTIMATUM DI FEDERALBERGHI: “NONOSTANTE TANTE PROMESSE E RASSICURAZIONI, NON ABBIAMO RICEVUTO I PAGAMENTI”…IL COMMISSARIO CHIODI: “UNA PARTE DEI FONDI PER L’EMERGENZA LI DIROTTEREMO AGLI HOTEL”: MA NON AVEVA DETTO DI AVERE 1 MILIARDO A DISPOSIZIONE CHE NESSUNO GLI CHIEDE?

I soldi per i servizi erogati ai terremotati dopo il sisma del 6 aprile 2009 non sono arrivati e gli albergatori, esasperati da una situazione che ritengono sia divenuta insostenibile, sospendono “pulizia, cambio biancheria e ristorazione agli ospiti aquilani”.
Con una nota, la vicepresidente di Federalberghi L’Aquila, Mara Quaianni, ha ribadito stamani l’ultimatum lanciato dagli albergatori che hanno minacciato di sospendere l’erogazione dei servizi: “Preso atto che, nonostante le rassicurazioni ricevute dal commissario Chiodi, a oggi non risultano ancora pervenuti i pagamenti delle nostre spettanze, ci vediamo costretti, nostro malgrado, a sospendere, come concordato in assemblea, i servizi agli ospiti aquilani”.
Federalberghi L’Aquila ha sottolineato il fatto di trovarsi di fronte alla difficile condizione di mettere in ulteriore difficoltà  cittadini già  pesantemente provati dal sisma, ma di non avere altra possibilità  per far valere le proprie ragioni: “Siamo dispiaciuti del fatto che a subire le conseguenze di tale incresciosa situazione saranno i nostri concittadini già  come noi fortemente colpiti dal terremoto, ma non abbiamo purtroppo altri mezzi per sostenere le nostre ragioni che sono evidenti”.
“Ovviamente – si legge ancora – appena riceveremo quanto dovuto, riattiveremo i servizi che abbiamo assicurato, con grandi sacrifici e difficoltà  finanziarie, sin dall’inizio del post-sisma”.
Al fianco degli albergatori, che protestano da tempo, si erano schierati alcuni giorni fa anche gli sfollati loro ospiti. “La ricostruzione della nostra amata città  – aveva scritto un gruppo di sfollati in una lettera aperta – non passa solo attraverso la ristrutturazione delle case, ma anche attraverso l’economia locale. Oltre ad ospitarci, i gestori degli alberghi danno lavoro a numerose persone che trovano così un reddito”.
“Anche i proprietari degli hotel della città  dell’Aquila – si leggeva ancora – sono degli sfollati e che hanno le loro giuste esigenze”.
Di qui l’appello alle istituzioni: “A nome dell’autentico impegno profuso dagli albergatori nei nostri confronti – scrivono gli sfollati – ci sentiamo in dovere di esprimere solidarietà  e dare il nostro sincero appoggio alla loro protesta. Ci auguriamo   che chi di competenza onori gli impegni economici tanto propagandati a favore delle strutture ricettive”.
Il commissario straordinario per la ricostruzione e presidente della Regione, Gianni Chiodi ha risposto che “parte degli 80,5 milioni disponibili per il pagamento delle spese per l’emergenza-Abruzzo saranno utilizzate anche per il pagamento degli hotel che hanno ospitato e che ospitano gli sfollati”.
Augurandoci che provveda entro 24 ore, viene spontaneo chiedersi come mai non abbia provveduto fino ad oggi e abbia dovuto trovarsi di fronte ad un aut aut degli albergatori per dimostrare di essere vivo.
Anche perchè lo stesso Chiodi qualche settimana fa lamentava di avere 1 miliardo a disposizione, a fronte di nessuna richiesta da parte di chi vuole ricostruire.
Ora prendiamo atto che non si trattava di 1 miliardo, ma di 80 milioni e che dovrebbero pure servire a molteplici emergenze.
Non è detto che gli albergatori avranno il saldo di quanto dovuto, forse un anticipo.
Considerazione finale sul governo: quando avrete finito di raccontarci palle sull’Aquila avvisateci.

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