CHI COMANDA IN IRAN? DI MOJTABA KHAMENEI, ELETTO GUIDA SUPREMA LO SCORSO 8 MARZO, ANCORA NON C’E’ TRACCIA. A CAUSA DEL VUOTO DI POTERE, SI SCONTRANO LE “COLOMBE” GHALIBAF E ARAGHCHI, CHE LAVORANO PER UN ACCORDO CON GLI USA, CON I PASDARAN, CHE LI ACCUSANO DI “TRADIMENTO”
ALLA FACCIA DI CHI SPERAVA DI UNA SOLLEVAZIONE POPOLARE CONTRO LA DITTATURA, A TEHERAN LE PIAZZE SI RIEMPIONO DI SOSTENITORI DEL REGIME CHE URLANO SLOGAN CONTRO IL NEGOZIATO … QUANDO HA ANNUNCIATO CHE LO STRETTO DI HORMUZ SAREBBE STATO RIAPERTO, ARAGHCHI È STATO BERSAGLIATO DAI PASDARAN, CHE LO ACCUSAVANO DI AVER MOSTRATO DEBOLEZZA
È dovuto andare in tv, Mohammed Ghalibaf, per spiegare che il negoziato con gli
americani non è «un tradimento», ma la continuazione della guerra con altri mezzi per difendere le conquiste realizzate «sul campo di battaglia».
A dire, anche, che con l’America bisogna parlare perché è non è pensabile sconfiggere una superpotenza con la sola forza. L’intervista serviva a fermare l’ondata di attacchi che ha travolto lui e il suo vice-negoziatore, il ministro degli esteri Abbas Araghchi, dopo il primo round di trattative a Islamabad e la successiva riapertura di Hormuz, subito rinnegata dai Pasdaran.
Ghalibaf e Araghchi sono finiti nel mirino dei più intransigenti che considerano qualsiasi negoziato con gli Stati Uniti un cedimento. Questa tensione ai vertici del potere in Iran contribuisce a spiegare la difficoltà di arrivare a un accordo, da par
iraniana, e anche di decidere se partecipare o meno a nuovi negoziati: chi comanda davvero a Teheran?
Dopo il primo round di colloqui, nelle piazze che ormai da sette settimane si riempiono di sostenitori del regime, donne in nero avvolte nel chador e uomini armati urlavano slogan contro il negoziato. Quando ha annunciato che lo stretto sarebbe stato riaperto «completamente», Araghchi è stato bersagliato dalle agenzie di stampa legate ai Pasdaran, come Tasnim, che lo accusavano di aver mostrato debolezza.
L’uccisione della Guida suprema Ali Khamenei ha fatto emergere una nuova generazione di politici e comandanti militari in Iran, ma anche scavato nuove divisioni tra pragmatici e fondamentalisti, tra chi considera necessario un negoziato per liberare l’Iran dall’isolamento economico in cui è costretto e chi invece punta all’autarchia e alla cosiddetta “economia di resistenza”.
Il figlio Mojtaba, ferito, debilitato, sembra incapace di imporre una linea unica. Senza una leadership centrale forte, le divergenze sono esplose al punto che durante i negoziati in Pakistan i mediatori sono dovuti intervenire per placare le liti. «Le loro discussioni erano così feroci che i mediatori pachistani hanno trascorso tanto tempo a fare da arbitri tra gli iraniani quanto a trattare con gli americani», racconta l’Economist.
Anche se è improbabile che si sia mosso senza la benedizione dei comandi militari, Araghchi appartiene all’ala dei pragmatici come il suo vice, Majid Takht-Ravanchi, il presidente Pezeshkian o l’ex presidente Rouhani, inclini al dialogo diversamente dagli ultraradicali di cui fanno parte il capo dei Pasdaran, Ahmed Vahidi, il segretario del consiglio supremo, Mohammad Bagher Zolghadr, e personaggi meno in vista come l’ex ministro dell’intelligence dell’Ircg, Hossein Taeb, e Mohammad Ali Jafari.
(da Repubblica)
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