“CHI UTILIZZA I SETTANTA IMMOBILI DELLA FONDAZIONE AN? SONO IN STATO DI ABBANDONO? SONO SEDI POLITICHE ATTIVE? CHI LE USA?”
GASPARRI: “SONO MESI CHE LO CHIEDO E NESSUNO MI RISPONDE”…C’E’ QUALCOSA DA NASCONDERE?
Una «task force» per risolvere il nodo del patrimonio immobiliare della Fondazione Alleanza Nazionale.
È la prima iniziativa messa in campo dalla Fondazione stessa per affrontare un problema, quello degli edifici appartenuti al defunto partito di via della Scrofa, che con il passare del tempo si è complicato sempre più e che all’ente nato sulle ceneri di An costa sia in termini di imposizioni fiscali che di svalutazione del valore di mercato.
Meno di un anno fa la Fondazione aveva deciso di emettere un bando per permettere, a titolo oneroso agevolato, l’utilizzo degli immobili «da parte di soggetti di area». Successivamente, però, l’approvazione della riforma sul finanziamento ai partiti aveva consigliato un «congelamento» del bando e la situazione era rimasta invariata.
Al punto che il vicepresidente del Senato e membro del CdA della Fondazione, Maurizio Gasparri, aveva scritto agli altri consiglieri per sollecitare una soluzione che permettesse di mettere a reddito gli immobili: una settantina.
Alla lettera di Gasparri ha risposto due giorni fa il presidente della Fondazione Franco Mugnai. «Non vi è dubbio che la gestione del nostro patrimonio immobiliare sia questione delicata ed urgente» ha ammesso Mugnai.
Comunicando, però, che nel corso dell’ultimo CdA, tenutosi il 12 giugno, è stata creata una «squadra» che avrà il compito di «approfondire, con la massima sollecitudine, le complesse problematiche fiscali, tributarie etc, afferenti l’eventuale scioglimento/assorbimento delle società (immobiliari, ndr) con conferimento sostanziale dei beni alla Fondazione, destinando peraltro uno specifico budget di 50.000,00 a tale operazione».
In pratica, la Fondazione vorrebbe «cancellare» le società che detengono ufficialmente gli edifici: l’Italimmobili Srl e l’Immobiliare Nuova Mancini srl.
Inoltre il «team» – che sarà composto dallo stesso presidente Mugnai, dal segretario generale Antonio Giordano, dai consiglieri Antonino Caruso e Maurizio Leo e dai presidenti delle due società immobiliari – dovrà «elaborare possibili soluzioni inerenti la complessiva gestione del patrimonio da sottoporre al Consiglio»
Un impegno che Gasparri, che ha sollevato la vicenda, sembra apprezzare, ma che non giudica sufficiente.
Lo stesso giorno, infatti, il vicepresidente del Senato ha scritto una nuova lettera ai consiglieri: «Caro Franco, resta il fatto – ha sottolineato – che passano i mesi e non si sa se e da chi vengano utilizzati gli immobili ex An».
«Ho chiesto e chiedo – ha continuato Gasparri – prima ancora di diverse soluzioni organizzative per la gestione del patrimonio, di rendere noti gli eventuali utilizzatori di questi immobili. Sono tutti in abbandono? Sono sedi politiche attive? Utilizzate da chi? A questa semplice domanda si può e si deve rispondere subito e credo che chi presiede le società proprietarie degli immobili debba fornirti, e poi tu a noi, ogni notizia disponibile. Anche, spero di no, di non sapere nulla di quel che accade. Però così non si può andare avanti».
Il caso non finisce qui.
(da “il Tempo”)
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