CI ERAVAMO SBAGLIATI, RUBY ERA DAVVERO LA NIPOTE DI MUBARAK
ACCOLTE LE TESI DELLA DIFESA DI COPPI: “NESSUNA PROVA DEI RAPPORTI SESSUALI E NESSUNA MINACCIA ALLA QUESTURA”
Nessuna minaccia e nessun ordine alla Questura per liberare Ruby e non esiste una prova che dimostri rapporti sessuali tra l’ex premier e la ragazza marocchina all’epoca dei fatti minorenne.
Dunque assoluzione dal reato di concussione perchè il fatto non costituisce reato e assoluzione dall’accusa di prostituzione minorile perchè il fatto non sussiste.
Erano state queste le conclusioni della difesa al processo Ruby, rappresentata dagli avvocati Franco Coppi e Filippo Dinacci.
E che, in attesa delle motivazioni della sentenza, sembra siano state fatte proprie dai giudici di corte d’Appello di Milano che hanno mandato assolto l’ex premier.
I due legali avevano basato le loro arringhe sull’assenza di prove certe e sulla logica di alcune circostanze.
In particolare, sulla questione della prostituzione minorile, l’avvocato Coppi aveva sostenuto che «pur ammettendo che ad Arcore esistesse un sistema prostitutivo», dagli atti del primo processo emerge «che in realtà in quelle serate ognuno faceva ciò che voleva. C’erano anche ragazze che, pur senza finire a letto con il padrone, ricevevano comunque dei soldi».
E questo, in assenza di prove contrarie, potrebbe essere accaduto anche a Karima El Marohug che «pur avendo raccontato diverse “panzanate” fino a spingersi a parlare della presenza di cocaina a villa San Martino, mai, nè con i pm nè durante il dibattimento, ha mai ammesso di aver avuto rapporti sessuali con Berlusconi».
Per quanto riguarda l’intervento telefonico del 28 maggio 2010, secondo l’avvocato Coppi «non si trattò di una pressione indebita. Semplicemente Berlusconi credeva davvero che fosse stata fermata in questura una ragazza che lui pensava avesse una parentela con Mubarak e si preoccupò di farla consegnare alla Minetti che in quel momento era un consigliere regionale. Quando parlo di affido non intendeva affatto parlare di una minore ma soltanto del fatto che la Minetti avrebbe potuto farsene carico».
La dimostrazione che Berlusconi agì in buona fede, secondo gli avvocati, risulta proprio dalla circostanza che parlò di una “nipote di Mubarak”.
«Sapeva che in questura stavano accertando l’identità della ragazza e dunque poteva ben immaginarsi che questa circostanza sarebbe stata presto svelata. Invece ne parlò, perchè era convinto di dire una cosa vera».
Tesi originali che oggi Coppi rafforza, appena emessa la sentenza: “Berlusconi potrebbe essere stato assolto perchè se mai avesse avuto rapporti con Ruby, almeno per un certo periodo di tempo, non ne conosceva l’età “.
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