“CIRINO POMICINO SEMBRAVA INVINCIBILE. QUANTE VOLTE STAVA PER MORIRE, POI SI RIPRENDEVA”: CLEMENTE MASTELLA COMMOSSO PER LA SCOMPARSA DELL’AMICO E COMPAGNO DI TANTE BATTAGLIE: “AVEVA UNA PASSIONE TOTALE PER LA POLITICA, SEMPRE PRONTO A METTERSI IN GIOCO”
“ABBIAMO DIFESO LA GLORIOSA STORIA DC. VOLEVAMO SCRIVERE ASSIEME UN ARTICOLO PER SOSTENERE IL NO AL REFERENDUM”… “I POLITICI DI ALLORA ERANO SUPERIORI AGLI ATTUALI. NOI ‘SECONDE FILE’ OGGI FORSE SAREMMO STATE PRIME. VIVIAMO UNA CRISI VALORIALE IN POLITICA, NELLA CHIESA, NELLE FAMIGLIE. CONTINUIAMO A SCENDERE SCALINI”
Clemente Mastella è scosso: «Se ne sta andando una generazione». Dopo Umberto Bossi, la morte
di Paolo Cirino Pomicino lo colpisce come un fulmine: «L’ho sentito poco tempo fa, era affaticato… Ma quante volte sembrava stesse per morire, poi si riprendeva. La tempra nel fare politica lo faceva sembrare invincibile».
E ora che sta per compiere 50 anni nelle istituzioni — fu eletto deputato a 28 anni — il sindaco di Benevento confessa: «Se per Bossi mi sono commosso, per Paolo ho pianto.
Ho dovuto rileggere la notizia. Non volevo crederci».
«Lui era così: aveva una passione totale per la politica, sempre pronto a mettersi in gioco. Mi ripeteva: “Clemè, dobbiamo rimetterci insieme per fare il centro”. Fu eletto anche con la mia Udeur, poi lasciò perché lui era più bravo a ideare che a tenere in piedi le costruzioni. Ma tra noi c’è sempre stato affetto».
Siete stati i referenti di due enormi leader della Dc.
«Io ero portavoce di De Mita, lui era fedelissimo di Andreotti. Erano le due correnti che, alla fine degli anni ‘80, avevano la maggioranza nella Dc. E al governo c’era Ciriaco. I due leader avevano caratteri non facili, noi spesso mediavamo per l’uno e per l’altro. Tanto che fu proprio Paolo ad avvertirmi di una cosa».
Quale?
«De Mita era capo della Dc e premier, e questo veniva contestato dalle correnti avversarie. Ci fu una riunione nella villa di Pomicino sull’Appia: […] partecipò anche Gava che di De Mita era ministro dell’Interno e amico. Paolo mi avvertì: “Guarda che pure Gava è contro De Mita…”. Io lo dissi a Ciriaco, che davanti a me chiamò Gava che smentì tutto. E De Mita mi rimproverò […]».
Come finì?
«Poco dopo si riunirono ancora, e Paolo me lo ridisse: “Guarda che Gava è il più duro contro De Mita… ”. Andò proprio così. […] Ci frequentavamo. Dopo l’operazione al cuore, a Pavia, lo andai a trovare: c’era anche Di Pietro».
Il Pm di Tangentopoli?
«Paolo sapeva farsi volere bene. Era simpatico, intelligente, stabiliva rapporti con tutti. Anche con Di Pietro, in nome di quella meridionalità che crea un sentimento».
Come visse Tangentopoli?
«Non negava che la politica usasse certi mezzi, ma contestualizzava come Craxi nel famoso discorso in Aula. Ma seppe anche andare oltre. Abbiamo difeso la gloriosa storia Dc. Pensi, volevamo scrivere assieme un articolo per sostenere il No al referendum»
I politici di allora erano superiori agli attuali?
«Sì, da una parte e dall’altra. Noi “seconde file” oggi forse saremmo state prime. Viviamo una crisi valoriale in politica, nella Chiesa, nelle famiglie. Continuiamo a scendere scalini…».
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