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CONTRORDINE, ORA L’ITALIA RIABILITA IL GENERALE HAFTAR

MOAVERO OGGI E’ ANDATO A RENDERGLI OMAGGIO PER NEGOZIARE CON TOBRUK LA TUTELA DEGLI INTERESSI ECONOMICI ITALIANI … TIPICA SOLUZIONE ITALIANA: STARE CON TUTTI

L’HuffPost lo aveva anticipato ieri. Neanche ventiquattr’ore, e arriva la conferma.
Sul campo. L’Italia e il generale Khalifa Haftar negoziano alla luce del sole. Sul futuro della “nuova Libia”, sulla Conferenza di Roma, sulla data delle elezioni.
Protagonista della svolta diplomatica è il titolare della Farnesina, Enzo Moavero Milanesi. Non è un caso, che il ministro degli Esteri fortemente voluto dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, abbia tenute per sè, e non suddivise tra la sua Vice ministra, Emanuela Del Re e i tre sottosegretari, le deleghe più spinose: Nord Africa, Afghanistan, Medio Oriente. E nel presente, la priorità  nell’agenda estera dell’Italia si chiama Libia.
E Libia, per Moavero significa lavorare per una soluzione politica quanto più inclusiva, che tenga conto di una realtà  estremamente composita e frammentata e di attori regionali e globali che hanno mire sul futuro del Paese nordafricano.
Da qui la missione a sorpresa del ministro degli Esteri a Bengasi, per incontrare l’uomo forte della Cirenaica: il generale Khalifa Haftar.
A renderlo noto è un tweet della Farnesina precisando che l’incontro è focalizzato al “dialogo politico inclusivo promosso” dall’inviato speciale Onu per la Libia, Salam, “con tutti gli interlocutori per una Libia unita e stabile”.
Roma non scarica il premier del governo di Accordo nazionale, Fayez al-Sarraj, ma sa anche che senza un coinvolgimento delle forze — milizie, tribù anche della Tripolitania, oltre che il parlamento di Tobruk — che sostengono Haftar, la stabilizzazione della Libia resterà  una illusione.
Da qui la necessità  di discutere con Haftar il senso politico della Conferenza di novembre e la necessità  di definire una realistica “road map” che inserisca le elezioni, che Haftar, col sostegno di Egitto e Francia, intende mantenere nella data definita il 29 maggio nella Conferenza di Parigi, vale a dire il 10 dicembre 2018, all’interno di un piano di “institution building” che rafforzi le istituzioni nazionali libiche.
La novità  positiva, confidano ad HuffPost fonti di Bengasi, è che l’incontro si è svolto in un clima “collaborativo” e che Haftar abbia ascoltato “con rispetto e attenzione le considerazioni del ministro degli Esteri italiano”, garantendo il proprio impegno sia sul tema della sicurezza nel Mediterraneo che, non meno importante, per ciò che concerne gli investimenti italiani in Libia (petrolio e non solo).
Il momento è di estrema delicatezza, tale da consigliare prudenza e accortezza da parte italiana. Uscire allo scoperto e incontrare Haftar è un atto politico di estrema rilevanza per l’Italia, concordano fonti diplomatiche sollecitate da HuffPost, ma questa iniziativa non deve essere vista da al-Sarraj e dalle forze che ancora lo sostengono, come un “tradimento” da parte italiana. Perchè così non è.
Al-Sarraj, sottolineano le fonti, resta il primo ministro dell’unico Governo libico riconosciuto internazionalmente, dove quel “internazionalmente” riguarda e impegna anche la Francia. E questo è il segno politico della nota italiana sull’incontro di Bengasi: “Il ministero degli Esteri, dopo il “lungo e cordiale colloquio con il maresciallo Khalifa Haftar” che “ha rilanciato lo stretto rapporto con l’Italia, in un clima di consolidata fiducia”, ha fatto sapere che “fra i due vi è stata ampia convergenza per un’intensa cooperazione e sul comune impegno per una Libia unita e stabile”.
Lo si legge in un comunicato della Farnesina: Haftar “ha espresso il suo apprezzamento per l’impegno di politica estera dell’Italia, ritenuto imprescindibile per la Libia”.
D’altro canto, Haftar ritiene di poter negoziare sulla base di rapporti di forza sempre più a lui favorevoli. In diverse occasioni, l’ex uffficiale di Gheddafi ha assicurato che l’Esercito Nazionale Libico è pronto a marciare su Tripoli e che la cattura della capitale sarà  “rapida”.
A tale scopo, Haftar ha rivelato di essere in contatto diretto con alcune milizie presenti nelle città  di Misurata e Zentan. Durante luna diretta televisiva, Haftar ha annunciato che alcune milizie presenti a Tripoli sarebbero pronte a prendere d’assalto la città .
“Gli scontri degli ultimi giorni stanno cambiando la geografia della presenza delle milizie nella capitale”, ha sentenziato. “Non lasceremo cadere Tripoli, lì il popolo libico dovrà  vivere in sicurezza”.
Per quanto riguarda la Costituzione, Haftar ha detto che il progetto deve essere posticipato fino a dopo le elezioni e non prima. “Altrimenti, il popolo libico rifiuterà  la nuova Costituzione” L’incontro di Bengasi tra Moavero e Haftar ha anche il segno dell’inizio di un percorso di riavvicinamento tra Italia e gli altri due player cruciali nella partita libica: il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e il suo omologo francese Emmanuel Macron.
Nei giorni scorsi a Cernobbio, Moavero aveva ribadito che il governo al-Sarraj è il governo legittimamente riconosciuto in una situazione complessa come quella dello scenario libico. Lo scopo, nella visione del ministro, è arrivare ad un processo politico pacifico e inclusivo nella prospettiva delle elezioni nel Paese africano per le quali per non ancora stata fissata una data.
Con il generale Haftar, che tre giorni fa si era detto pronto a far saltare le consultazioni se non avrà  la garanzia della loro “trasparenza”, Moavero punta a condividere obiettivi e finalità  della Conferenza internazionale che si terrà  in novembre in Italia.
Una conferenza, aveva sottolineato il ministro a Cernobbio, che “intende percorrere la strada della stabilità , della pacificazione ma soprattutto la strada della sensibilizzazione di tutti gli attori interni ed esterni alla Libia che sono interessati a favorire un’evoluzione positiva di questo Paese verso una maggiore stabilizzazione e consenta al popolo libico di esprimersi al meglio come tutti i popoli hanno diritto di fare”. Concetti che il capo della diplomazia italiana ha ribadito nella sua audizione alle commissioni congiunte Esteri e Difesa di Camera e Senato.
“La nostra posizione è che quando fare le elezioni lo devono stabilire i libici e le loro istituzioni. Noi non fissiamo date”, aveva ribadito in quella sede Moavero, aggiungendo che: “Su questa questione esiste una dialettica, dentro e fuori l’Italia. Ma è curioso che le date siano stabilite dall’esterno”..
Ma il titolare della Farnesina non è un uomo dedito alle bordate, e, pur ribadendo la posizione italiana sul voto, prova a non rinfocolare polemiche con l’Eliseo. “C’è un nemico di tutti in Libia ed è d’estremismo, il fondamentalismo. Non è questione solo di bisticci, competizione con questo o quell’altro Paese europeo”, ha avvertito il capo della diplomazia italiana., ricordando che “con la Francia abbiamo fatto una dichiarazione appena due giorni fa, anche l’1 settembre. Mi riconosco nelle dichiarazioni del presidente Macron sulla necessità  di dialogare con tutti e sostenere lo sforzo dell’Onu”.
Moavero non viene meno alla necessità  del dialogo convinto che “l’approccio inclusivo del dialogo con tutti gli attori – comporta che noi già  da tempo stiamo dialogando con tutti, nessuno escluso”.
Il che significa che il governo italiano intende lavorare “con tutti gli Stati, sia quelli che condividono le nostre visioni, sia con quelli che non le condividono, sia con quelli che sono animati da una certa competitività  nei nostri confronti”. Includere significa rilanciare la carta politica in una situazione segnata dal caos. Un caos armato. Nello stesso giorno della missione di Moavero a Bengasi, un attacco al quartier generale della la compagnia petrolifera libica (Noc) a Tripoli fa vacillare la fragile tregua tra le milizie nella capitale. A sferrare l’offensiva è stato un commando di almeno sei uomini armati, che sono stati tutti uccisi dopo aver causato la morte di due guardie di sicurezza e una decina di feriti.

(da “Huffingtonpost“)

This entry was posted on lunedì, Settembre 10th, 2018 at 21:18 and is filed under Esteri. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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