COTA ORA DIFENDE UN TUNISINO ACCUSATO DI RICETTAZIONE
L’EX PRESIDENTE LEGHISTA DEL PIEMONTE, CADUTO IN DISGRAZIA, E’ TORNATO A FARE L’AVVOCATO: “IL LAVORO E’ LAVORO”
Da presidente leghista del Piemonte e soprattutto, fino a qualche settimana fa , numero uno del Carroccio in Piemonte, tuonava contro gli immigrati extracomunitari. Nella nuova veste di avvocato (professione che è tornato a fare dopo il primo scandalo sulle firme false alle elezioni piemontesi), Roberto Cota in un’aula di tribunale di Verbania difende un tunisino accusato di ricettazione di una bicicletta.
Uno di quegli stranieri contro i quali tuonava nel periodo in cui veniva immortalato a tenere il posacenere a Umberto Bossi.
Una pesante disavventura d’immagine.
“E’ successo per caso – spiega – il tunisino regolare in Italia era difeso da un collega che mi ha chiesto di sostituirlo nella causa perchè aveva un altro impegno. Ho accettato senza battere ciglio. La politica non c’entra: i clienti sono clienti”.
L’avvocato novarese, 47 anni, è tornato a indossare la toga dopo che la sentenza del Consiglio di Stato nel febbraio 2014, per le false firme a sostegno della lista «Pensionati per Cota», ha annullato il risultato delle elezioni che nel 2010 lo avevano chiamato al governo del Piemonte.
Riprendere l’attività legale per Cota, già capogruppo dei deputati di Lega Nord nel quarto governo Berlusconi, è stato tornare sui propri passi e allo studio di famiglia, avviato dal padre Michele arrivato a Novara dalla Puglia.
Udienze in tribunale, ricevimento dei clienti in ufficio, ore dedicate a preparare le attività di difesa.
«Oggi – racconta Cota – lavoro in tutto il Piemonte e la Lombardia. Ho processi a Novara, Torino, Casale, anche a Milano. Mi occupo soprattutto di penale e, nel civile, di materia sanitaria, che mi appassiona molto. Tutti clienti di fiducia. Clandestini? No, difficile senza essere difensori d’ufficio. Magari in futuro, vedremo. Al momento ho ripreso a seguire anche i clienti storici dello studio legale, che avevo prima di iniziare la mia carriera politica.
(da “La Stampa”)
Leave a Reply