CURARE I PIEDI DEI MIGRANTI DELLA ROTTA BALCANICA PER LA POLIZIA DI TRIESTE E’ “FAVORIRE L’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA”
“IN ITALIA REGALARE SCARPE, VESTITI E CIBO A DEI POVERI E’ CONSIDERATO UN REATO”
Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi a Trieste li conoscono tutti. Sono due attivisti per i diritti umani,
due volontari che ogni fine settimana arrivano davanti alla stazione Trieste, armati di garze e forbici, per curare i piedi dei migranti della rotta balcanica devastati da migliaia di chilometri.
Lei, 68 anni, psicoterapeuta. Lui, 84, professore di Filosofia in pensione.
Insieme, offrono cibo, vestiti, medicine, scarpe, sacchi a pelo a migranti, spesso minori, che scappano da miseria, fame, torture. E, in mezzo, sono stati 20 volte in Bosnia per missioni umanitarie, l’ultima appena poche settimane fa.
Eppure, all’alba di ieri, Fornasir e Gian Andrea si sono risvegliati con un’irruzione della polizia nella loro casa — che è anche la sede dell’associazione umanitaria Linea d’ombra ODV da loro fondata.
Nel corso del blitz sono stati sequestrati telefoni personali, pc, libri contabili e diversi altri oggetti. Gli agenti erano lì per un motivo preciso: trovare indizi e prove a sostegno di un’accusa pesantissima: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Un’imputazione che Fornasir e Bianchi rifiutano in modo categorico poichè — hanno scritto in un comunicato — “viene utilizzata in modo strumentale per colpire la solidarietà ”.
A prescindere da ogni valutazione nel merito, un blitz del genere, nei confronti di persone che nella loro vita hanno fatto e continuano a fare solo del bene, che negli ultimi vent’anni hanno curato, salvato e assistito, a livello pratico, materiale ed economico (attraverso donazioni) migliaia di migranti, spesso minori non accompagnati, è la dimostrazione lampante di un clima di fondo diffuso nel nostro Paese, da Riace in avanti, con cui la solidarietà è diventata un bersaglio, l’umanità un reato.
Proprio nelle ultime settimane Lorena Fornasir e Gian Andrea Bianchi erano stati al confine tra Bosnia e Croazia per dare una mano ai migranti, dopo l’ultimo drammatico incendio che ha colpito il campo profughi di Lipa.
“Quando arrivano sono il fantasma di se stessi — ha raccontato qualche tempo fa Lorena Fornasir a “Redattore Sociale” — vediamo tante ferite sui loro corpi, spesso sono in condizioni terribili, esausti. Non mangiano da giorni, patiti di fame e di sete, perchè hanno bevuto acqua solo da pozzanghere a terra. Oggi la terra di confine è sempre più pericolosa. A Trieste vediamo quelli che riescono ad arrivare, poi ci sono quelli che la polizia rintraccia e che vengono rimandati indietro, per una politica di deportazioni spietata”.
La nota dell’associazione è fermissima nel condannare quella che giudicano un’accusa priva di ogni fondamento.
“Siamo indignati e sconcertati nel constatare che la solidarietà sia vista come un reato dalle forze dell’ordine. Condanniamo le azioni repressive nei confronti di chi è solidale, chiediamo giustizia e rispetto di quei valori di libertà , dignità ed uguaglianza, scritti nella costituzione, che invece lo Stato tende a dimenticare. Chiediamo la solidarietà di tutta la società civile, per tutte le persone attaccate perchè solidali. Sarà nostra premura comunicare informazioni più precise appena ne entreremo in possesso”
(da Globalist)
Leave a Reply