E ROBERTO LO SKIPPER SCOPERCHIO’ LA PENTOLA: COCAINA, VIP E ULTRA’
IL RACCONTO AL PM DI GRILLI, TRAFFICANTE PENTITO: ”LA PORTAVO A UN MINISTRO E A VOLTI NOTI DELLA TV”
È il novembre 2012 e il pm Giuseppe Cascini rovescia sulla scrivania centinaia di fotografie.
Ogni foto è numerata e tocca a Giuseppe Grilli sciogliere l’arcano: “Il numero 66 è per caso Luigi Ciavardini ingrassato? Ma gli anni non sono stati clementi… è ingrassato parecchio!”.
Il numero 66 in effetti è proprio Ciavardini Luigi, classe 1962, ex esponente dei Nar. “Se lei mi benda e mi fa incontra’ la gente”, dice Grilli a Cascini, “li conosco tutti, ma li conosco veramente tutti, non è una cosa per darmi importanza, io a Roma conosco tutti… negli anni ho frequentato gli ultrà , gli spacciatori, tutte le famiglie di Roma, tutti gli zingari…”.
Grilli è un uomo di 48 anni che sin da ragazzino ha avuto le idee chiare: “Era l’inizio degli anni Ottanta, erano finiti i soldi di famiglia, ho iniziato a muovermi nei miei ambienti… buona parte dei miei conoscenti consumano cocaina… ho iniziato intravedere quello che poteva essere un business…”.
Il business lo porta in carcere nel settembre 2011: il suo yacht Kololo II, a cinque miglia dalla costa di Alghero, viene fermato con 500 chili di cocaina a bordo.
L’affare poteva fruttargli oltre 200 milioni di euro, invece finisce in carcere e decide di far fruttare la memoria: 30 anni di spaccio e malavita, la sua biografia da borderline, finisce nel fascicolo sulla Mafia Capitale: “Non mi pregio di essere dell’ambiente criminale”, dice Grilli a Cascini, “ma alla fine, anche se sempre borderline, in realtà ho molte conoscenze…”.
E tra le sue conoscenze c’è anche Massimo Carminati.
I capi delle curve di Lazio e Roma parlavano soltanto di droga
Grilli è un’ottima sponda per le indagini che incastreranno il Cecato, che ha sbagliato a fidarsi di lui, parlandogli per esempio di Iannilli e del modo di investire i soldi all’estero.
Grilli vuole garanzie: “Se è possibile formalizzare lo status di collaboratore…”, chiede nel marzo 2012, “io posso definire come vengono gestite le cose a livello romano…”.
E i suoi ricordi sono utili, secondo i pm che, infatti, annotano: “Le informazioni rese da Grilli, nel corso dei citati interrogatori, con particolare riguardo alle indicazioni che lo stesso ha fornito su alcuni dei componenti, apparentemente, appartenenti a diverse organizzazioni, hanno trovato riscontro nel corso degli accertamenti effettuati dalla polizia giudiziaria e dall’attività di intercettazione in atto …”.
E ancora: “Nell’ottica di una progressiva collaborazione, inerente vicende anche non strettamente collegate alle importazioni di stupefacente, Grilli ha fornito indicazioni circa alcune amicizie caratterizzate dalla comune militanza politica di destra, tra le quali Massimiliano Colagrande, Francesco Mastromarino, Roberto Pocetta e Giorgio Alfieri, attivi nel traffico di sostanze stupefacenti…”.
Centinaia di pagine di verbale, nelle quali racconta un anche pezzo di storia cittadina, inutile per le indagini, ma imbarazzante per i vip romani che dagli anni Novanta, in particolare a Fregene, Grilli sostiene di aver rifornito di coca, incluso un ministro scomparso da tempo, al quale, con un amico, portava “due etti a settimana, pace all’anima sua che è morto…”.
Mette la sua parola sul clan Fasciani che spadroneggia a Ostia, sul Litorale romano, ricordando che fu proprio Fasciani a presentargli il cassiere della Banda della Magliana, Enrico Nicoletti.
Ma tra i suoi clienti ci sono attori, uomini di spettacolo, conduttori tv.
E Grilli spazia dalle agenzie di bodyguard alle curve ultrà , ricordando, per esempio, quella che volta pranzò con alcuni leader della curva giallorossa e di quella biancazzurra, che sebbene fossero “amici”, avevano fissato un appuntamento per “fare la pace”, e invece “parlavano sempre e soltanto di droga”.
La stazione di servizio che funziona come una banca
È la cocaina che tiene in piedi ogni pagina del suo racconto. Anche quando parla del braccio destro di Carminati, Riccardo Brugia, che è “uno che quando lo vedi, ci parli, già comunque come si presenta, non è che si presenta come un lord… in più so che ha sempre pippato… ”.
È l’inizio dei racconti sul Cecato e la mafia romana.
Grilli racconta del distributore di benzina sulla via Flaminia Vecchia che funziona come un bancomat, anzi, come una vera e propria banca: “Riccardo mi disse che avrei potuto affidare a loro i miei soldi e mi avrebbero riconosciuto un interesse del 7 per cento mensile”.
Su Carminati, però, dice che con la droga non ha mai avuto a che fare: ha uno stile di vita “monastico”, spiega, “torna a casa e pensa ai suoi cani e ai suoi gatti”.
Carminati però fa un errore. Quando Grilli gli chiede come può investire i soldi guadagnati negli anni, il Cecato gli presenta il commercialista Marco Iannilli. “Iannilli — dice Grilli — mi spiegò che pagando un 4 o 5 per cento a un autotrasportatore potevano prendere dei soldi cash a Roma… chiaramente sopra i 100 mila euro in su… e portarla a San Marino o in Svizzera… dove poi poterli far sparire”.
Quando Iannilli fu arrestato, però, Carminati gli diede un consiglio: “Non è il momento di investire soldi, fai una bella cosa, prendi un box, affitti una cantina, apri, smuri, butti le cose sotto, ci metti una cosa di cemento, li lasci, fra tre anni ne parliamo…”.
Antonio Massari
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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