ECCO A COSA SERVE IL GIORNALISMO LIBERO: L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI ROMA CHE VEDE INDAGATI PER CORRUZIONE E PECULATO I MEMBRI DEL COLLEGIO DEL GARANTE DELLA PRIVACY ARRIVA DOPO LE INCHIESTE DI “REPORT” ED È L’ULTIMO SVILUPPO DI UN LUNGO SCONTRO TRA LA TRASMISSIONE DI SIGFRIDO RANUCCI E L’AUTORITÀ, CHE HA COINVOLTO LA POLITICA
TUTTE LE TAPPE DELLA VICENDA, DALLA VISITA DI GHIGLIA NELLA SEDE DI FDI, FINO ALLE DIMISSIONI DEL SEGRETARIO GENERALE DEL GARANTE, ANGELO FANIZZA
Le perquisizioni di oggi, con la notizia dell’indagine avviata del collegio del Garante della
Privacy, sono l’ultimo sviluppo di uno scontro tra Report e l’Autorità che ha accesso il dibattito negli ultimi mesi.
La miccia si è accesa il 23 ottobre scorso con la notifica di una sanzione di 150 mila euro alla Rai per la diffusione da parte di Report dell’audio tra Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini, in merito alla vicenda con protagonista l’ex ministro e Maria Rosaria Boccia.
“Qualcuno sta armando il Garante della Privacy per punire Report e dare un segnale esemplare a altre trasmissioni”, ha attaccato il conduttore Sigfrido Ranucci, in collegamento con una conferenza stampa organizzata al Parlamento europeo di Strasburgo.
Da lì il livello dello scontro si è alzato. Report ha trasmesso immagini che immortalavano il membro dell’Autorità Garante per la privacy Agostino Ghiglia, indicato da Fratelli d’Italia, nella sede del partito il giorno prima della sanzione inflitta al programma di Rai 3. La trasmissione ha ipotizzato, in sostanza, che potesse aver preso ordini, ma lui ha negato, sostenendo di essersi recato lì per altre ragioni.
Poi Report ha rincarato la dose, sostenendo che nell’ottobre del 2024 “l’ex ministro Sangiuliano ha inoltrato per messaggio ad Agostino Ghiglia i ricorsi presentati da lui e dalla moglie sulla vicenda Boccia.
Ghiglia ha coinvolto d’urgenza un componente della sua segreteria, Cristiana Luciani, moglie di Luca Sbardella, deputato di FdI in commissione di Vigilanza Rai. I due reclami sono stati inseriti tra le attività urgenti da trattare”.
Ghiglia ha ammesso di aver ricevuto il messaggio da Sangiuliano, ma ha negato di aver esercitato pressioni. Quindi ha diffidato il programma dal mandare in onda il servizio e accusato la trasmissione di aver violato la sua corrispondenza.
Report non si è fermata e, in una puntata successiva, ha denunciato che nel 2021, in piena pandemia da Covid, il componente dell’Autorità contattò Giorgia Meloni per avvisarla dell’avvertimento all’esecutivo, allora guidato da Mario Draghi, sull’uso del green pass.
Poi sono arrivati i presunti conflitti di interesse dei componenti dell’Autorità, compreso il presidente Pasquale Stanzione, in particolare per i rapporti con la famiglia Sica dei legali di Sangiuliano, ma anche con la Link Campus University, coinvolta in un ricorso “per il quale votò per il semplice ammonimento: è
la prova – ha accusato Ranucci – che la mano del Garante è ‘dual use’, di piuma con gli amici, di piombo con i nemici degli amici e anche dei partiti di riferimento”.
Poi ancora il caso della sanzione meramente formale, nonostante le irregolarità riscontrate nella tenuta della comunicazione relativa al trattamento dei dati, irrogata alla Ita Airways, nella quale il responsabile della protezione dei dati era un avvocato membro dello studio legale fondato da Guido Scorza, altro componente del Collegio ora indagato, del quale tutt’ora risulta partner la moglie di quest’ultimo.
Nel mirino della trasmissione anche i costi dell’Autorità, gli stipendi, i viaggi in business, le spese, i rimborsi “anche per le spese fitness e lavanderia”. E il caso del sito sessista Phica.net: nonostante le segnalazioni di 17 donne, “il Garante – ha rilevato Ranucci – ha ritardato nel capire che si trattava di un sito sessista: non sono mai intervenuti né per bloccare né per segnalare il sito”. Spazio poi alla vicenda delle irregolarità riscontrate sugli smart glasses di Meta e all’incontro tra Ghiglia e il responsabile istituzionale di Meta in Italia.
“Una multa ipotizzata dagli stessi dipartimenti tecnici che era di 44 milioni – ha spiegato Ranucci -, diventò di 12,5 milioni, poi di 1 milione cadendo pure in prescrizione”. Ghiglia parlò ancora una volta di mistificazioni. Dopo il rifiuto di lasciare l’incarico da parte dei componenti del collegio a seguito delle richieste di dimissioni arrivate da più parti all’indomani dell’inchiesta di Report, a fare un passo indietro è stato poi, quasi due mesi fa, la figura al vertice della macchina amministrativa dell’Autorità, il segretario generale Angelo Fanizza.
E la motivazione risiedeva proprio in un tentativo di violazione della privacy, evidentemente finalizzata alla ricerca della talpa che permesso la diffusione delle informazioni e della corrispondenza interna. La prova in un documento riservato in cui Fanizza chiedeva al dirigente del dipartimento informatico di provvedere urgentemente all’estrazione della posta elettronica dei dipendenti.
(da agenzie)
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