ERAVAMO VECCHI AMICI
I RAPPORTI DI TRUMP CON L’EUROPA
Immaginate di avere dei vecchi amici ai quali, per ragioni che a voi sono note ma a loro no, all’improvviso rivolgete insulti, rimbrotti, parole di disprezzo. Li chiamate parassiti, scrocconi, viziati, li trattate con manifesta arroganza, usate la vostra posizione di potere per nuocere alla loro condizione economica, riuscite a guastare i rapporti con tutti loro ma in modo particolare con quelli, tra loro, che prendono atto della vostra sorprendente inimicizia ma decidono di non dolersene più di tanto, e si dimostrano serenamente rassegnati a fare a meno di voi.
Anche se hanno ben presente che il tratto di strada percorso insieme era fatto di prossimità culturale e comuni interessi — era, insomma, un’amicizia vera — si fanno una ragione della vostra repentina decisione di interromperla. Pazienza, faremo a meno di te. La vita continua, e l’amicizia, come l’amore, non sempre regge agli urti della vita.
A un tratto vi mettete nei guai (capita, nella vita) e vi accorgete che quegli ex amici potrebbero farvi ancora comodo. E pretendete che vi aiutino, nonostante il guaio sia solo vostro, e sorvolando sull’ostilità ringhiosa che gli avete rovesciato addosso negli ultimi tempi. Vi offendete del mancato aiuto: ma che razza di amici siete, se nel momento del bisogno non venite in mio soccorso?
Questa, per sommi capi, è la storia recente dei rapporti tra Trump e i governi europei. Sembra una favola morale, alla Fedro, alla Esopo, l’infedele che pretende fedeltà, l’incoerente che pretende coerenza. Il finale è ancora da scrivere. Ma in genere, nelle favole morali, chi tira troppo la corda non fa una bella fine.
(da repubblica.it)
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