ERMAL META ALL’ATTACCO NELLA CONFERENZA STAMPA DI SANREMO. L’ARTISTA È IN GARA CON UN CHE RIPORTA AL CENTRO DELLA SCENA I BAMBINI UCCISI A GAZA
“OGGI NON SI PUÒ DIRE GAZA, PALESTINA. LA VERA BESTEMMIA È CHE VENGANO CANCELLATE”… DOPO I COMPLIMENTI DELL’ACCADEMIA DELLA CRUSCA AL TESTO, IL CANTANTE IRONIZZA: “A MATTEO SALVINI VERRÀ UN EMBOLO”
Nel corso di una conferenza stampa per Sanremo 2026, Ermal Meta ha spiegato il senso di
“Stella stellina”, dedicata a una bambina uccisa a Gaza e ha parlato del paradosso di una musica che sembra leggera mentre il testo costringe a fermarsi, come nello scrolling che rende tutto uguale. Poi arriva l’accusa: “Non si può dire Palestina”.
Dopo la seconda serata di Sanremo 2026, Ermal Meta è intervenuto in conferenza stampa all’Ariston tornando sul tema della guerra e delle vittime civili a Gaza.
Il cantautore, in gara con “Stella stellina”, ha legato il senso del brano a una riflessione sul linguaggio e su ciò che, a suo avviso, fatica a trovare spazio nel dibattito pubblico.
“Oggi gli adulti fanno molto più rumore dei bambini e questa è la cosa che io trovo preoccupante”, ha detto, aggiungendo che spesso è “un silenzio che ci autoinfliggiamo”.
Nel suo ragionamento ha poi insistito sul peso delle parole che, a suo avviso, diventano difficili da pronunciare nello spazio pubblico: “Non si possono usare certe parole, non si può dire Gaza, non si può dire Palestina, come se fosse una bestemmia”
La conferenza stampa di Ermal Meta
Alla domanda su quanto questi temi rischino di passare sotto traccia, Meta ha risposto tornando sul concetto di “grande tema del mondo di oggi”: il silenzio.
Il cantante ha descritto la sua canzone come costruita su un paradosso voluto: se “non ascolti il testo magari avresti anche voglia di ballare”, ma quando “ascolti il testo” qualcosa “ti frena per un attimo”, poi “dimentichi il testo e riprendi a ballare”.
Meta ha paragonato questo meccanismo allo scorrimento continuo delle notizie sui telefoni: tra “gattini, feste, palestra” compaiono “bambini che muoiono” e poi di nuovo altro, “diventa tutto uguale, tutto insieme. Non c’è veramente qualcosa che ci metta in pausa”
Secondo il cantante, la “vera bestemmia è il fatto che vengano cancellate” questi discorsi dal dibattito pubblico, spiegando di aver letto critiche e apprezzamenti sulla canzone, ma di voler comunque parlare e restare fedele al proprio impegno di cantautore.
Nella sua analisi sui brani presentati a Sanremo 2026, il professor Lorenzo Coveri dell’Accademia della Crusca ha parlato di “Festival della medietà”, e chiarendo: “Mai una volta che, leggendo un verso, abbia sobbalzato sulla sedia. Mai”.
Parlando però della canzone di Ermal Meta, il professore lo ha definito “l’unico che esce dalla bolla”, aggiungendo che la sua canzone è “una ninna nanna rivolta a una bambina di Gaza, pur senza mai renderlo esplicito – e anche per questo è – uno dei migliori del lotto“.
Ermal Meta, commentando in conferenza stampa i complimenti di Coveri, ha detto: “Se il testo migliore è quello di un immigrato, questo dovrebbe far pensare a come il livello linguistico italiano si stia abbassando. Soprattutto, ma non solo, a causa dell’intelligenza artificiale”.
Il cantante ha poi chiosato: “A Matteo Salvini verrà un embolo“
(da agenzie)
Leave a Reply