FAZZOLARI LO HA SPIEGATO BENE: “RISCHIAMO DI FINIRE COME UNA SALSICCIA SULLA BRACE”. UN ROSOLAMENTO LENTO FINO A FINE LEGISLATURA. ECCO PERCHE’ GIORGIA MELONI, NELLA CENA A TRE NELLA SUA VILLA AL TORRINO, HA SONDATO SALVINI E TAJANI SU UN EVENTUALE VOTO ANTICIPATO
AL LEGHISTA NON DISPIACEREBBE, COSI’ DA AZZOPPARE VANNACCI, CHE NON AVREBBE TEMPO DI ORGANIZZARSI . FAVOREVOLE ANCHE LA RUSSA CHE PERO’ AVVERTE CHE MATTARELLA POTREBBE NON SCIOGLIERE LE CAMERE E TENTARE UN GOVERNO TECNICO… IL GRANDE INCUBO DEL GOVERNO È NON CENTRARE QUOTA 3% DEL DEFICIT RISPETTO AL PIL. L’ITALIA NON USCIREBBE DALLA PROCEDURA D’INFRAZIONE. SALTEREBBE L’AUMENTO DELLE SPESE IN DIFESA, CARO A TRUMP, E IL GOVERNO, DOPO QUATTRO MANOVRE ACCORTE, NON POTREBBE VARARE UN’ULTIMA FINANZIARIA “ESPANSIVA”, CIOÈ ELETTORALE
Non è il piano A di Giorgia Meloni. Ma la tentazione del voto anticipato comincia a farsi
largo ai piani altissimi dell’esecutivo. Dentro FdI rimbalza una metafora coniata da Giovanbattista Fazzolari. Suona così: «Rischiamo di finire come una salsiccia sulla brace».
Significa rosolamento lento, da qui alle Politiche, dopo la scoppola referendaria. La premier ne ha discusso naturalmente con i due vicepremier. Prima a tu per tu, a ridosso di un cdm in cui ha strigliato i ministri, invitandoli a «ingranare le marce alte e portare risultati». Una chiacchierata vis a vis con Matteo Salvini, poi con Antonio Tajani. Con tanto di sfogo sui suoi compagni di partito che l’hanno messa nei pasticci: «Invece di aiutarmi, c’è chi mi mette i bastoni tra le ruote».
Dopo averli sondati entrambi singolarmente, Meloni ha scodellato l’argomento voto a tavola con i vice, nella cena-summit ospitata nella sua villa al Torrino, venerdì. Con un pressing agli alleati riottosi sulla legge elettorale, che invece «va approvata presto», per evitare il pantano. Non era una richiesta, quella delle urne anzitempo. Piuttosto un sondaggio: che ne pensate?
Naturalmente a Palazzo Chigi si valutano pro e contro. Tra i favorevoli ad evitare il rosolamento, ci sarebbe il presidente del Senato, Ignazio La Russa, peraltro amareggiato per una sconfitta, sulla giustizia, colpa «di una battaglia non nostra, ma di FI».
Sia dalla seconda carica dello Stato che da Fazzolari, trapela da fonti di primo piano, viene anche messo in conto uno scenario: che il presidente della Repubblica non sciolga le Camere, in caso di dimissioni della premier. Si valuta dunque l’ipotesi di un governo tecnico
Che però, è il suggerimento di chi caldeggia questa opzione, non sarebbe negativo, per le sorti di FdI.
Semmai, un balsamo. Permetterebbe alla leader di surfare sulla campagna elettorale di nuovo col vestito dell’underdog. Preoccupano i sondaggi, a via della Scrofa. Si aspettano quelli della prossima settimana. Il grande timore è il primo brusco calo dall’inizio della legislatura. «Magari di un paio di punti».
Che reazioni ha avuto la premier dagli alleati? Da FI nulla filtra, anche perché gli azzurri hanno altre grane, interne, a cui badare. Nel Carroccio invece, anche intorno a Salvini, c’è chi non è ostile alle elezioni a stretto giro. Anche perché Roberto Vannacci non avrebbe tempo di attrezzarsi
Per Meloni, come detto, non è ancora il piano A. Prima la premier intende risistemare il governo, dopo le dimissioni di Daniela Santanchè. Se terrà l’interim a lungo, verrà nominato sottosegretario Gianluca Caramanna. Ma molti vorrebbero un ministro. Opzione tecnica: la presidente Enit, Alessandra Priante. Ma, sorpresa, tra i Fratelli non escludono Luca Zaia.
Certo la navigazione non sarà facile. Anche nell’ultimo Cdm sono venute a galla tensioni. Più ministri presenti raccontano di un pressing su Giancarlo Giorgetti, perché metta sul piatto più soldi per le imprese, che con Confindustria già protestano
Alle richiete di Adolfo Urso e Gilberto Pichetto Fratin, il ministro dell’Economia avrebbe risposto così: «Quei soldi li avete promessi voi alle imprese, mica io».Il grande incubo del governo è non centrare quota 3% del deficit rispetto al Pil. L’Italia non uscirebbe dalla procedura d’infrazione. Salterebbe l’aumento delle spese in difesa, caro a Trump, di cui infatti si è discusso in Cdm. E il governo, dopo quattro manovre accorte, non potrebbe varare un’ultima finanziaria «espansiva», cioè elettorale. Anche per questo dentro FdI c’è chi ipotizza: se non siamo sotto al 3%, tutti al voto
Per la premier ci sono anche le grane di partito. Il repulisti prosegue. In Sicilia, sarà dimissionata l’assessora Elvira Amata. Mentre, senza un passo indietro, dovrebbe essere sospeso il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno. Un pezzo di partito contesterebbe perfino Giovanni Donzelli, capo dell’Organizzazione. Ma per le sorelle Meloni, Giorgia e Arianna, non è in discussione.
(da Repubblica)
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