GENOVA, SPESE PAZZE, NEI GUAI ALTRI 15 EX CONSIGLIERI, TRA CUI L’ATTUALE VICESINDACO DI FDI INDAGATO PER TRUFFA AGGRAVATA CHE SI AVVALE DELLA FACOLTA’ DI NON RISPONDERE
ACCUSATO DI RIMBORSI TELEFONICI GONFIATI A FAVORE DEL SUO STUDIO PROFESSIONALE .. INDAGATO PER TRUFFA ANCHE PIANA (LEGA) E PER PECULATO LAURO (FORZA ITALIA)
Le cifre non sono certo quelle dei colleghi della Regione, che hanno portato allo scandalo
“spese pazze”. Ma gli inquirenti fanno sul serio, e la dimostrazione sono gli interrogatori avvenuti nelle ultime due settimane nella caserma del nucleo di polizia tributaria della guardia di Finanza, seguite a un primo report dalla corte dei Conti.
I 15 ex consiglieri comunali sono tutti indagati, per reati che vanno dalla truffa al peculato. Talvolta per cifre più consistenti, altre per acquisti minimali. Di cui ora dovranno chiarire la natura.
Il vicesindaco Stefano Balleari (FdI) assistito dal suo avvocato Alessandro Vaccaro ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.
E davanti ai finanzieri, che gli contestavano la truffa aggravata ai danni dello Stato per i rimborsi telefonici “gonfiati” a favore del suo studio professionale, ha ribadito di voler essere sentito nei prossimi giorni direttamente dal pubblico ministero Massimo Terrile. Una richiesta motivata dalla necessità di reperire la documentazione per difendersi.
Lo scorso 1 luglio è stata la volta del presidente del consiglio comunale Alessio Piana (Lega), anche lui accusato di truffa (difeso da Andrea Vernazza): ha risposto per più di un’ora alle domande dei militari.
Più delicata la posizione di Lilli Lauro (che sarà ascoltata nei prossimi giorni), consigliere regionale e comunale di Forza Italia, indagata per peculato. Le contestazioni nei suoi confronti (è assistita dall’avvocato Giuseppe Sciacchitano) ruotano intorno alle bollette telefoniche e alla riparazione di un tablet mai riconsegnato.
La truffa è contestata a chi ha ottenuto illecitamente rimborsi telefonici, il peculato a chi si è appropriato o non ha riconsegnato, oggetti acquistati con denaro pubblico: apparecchi elettronici, libri, pendrive o altro. Il danno economico è piuttosto basso, si parla tra tutto di poco più di diecimila euro, ma l’invito a comparire riguarda anche violazioni per poche decine di euro. Come precisa un inquirente: «Si tratta di reati procedibili a querela e la restituzione della somma non cancella le accuse».
Tutti i consiglieri avranno tempo fino al prossimo 19 luglio per rispondere all’invito a comparire.
(da agenzie)
Leave a Reply