GIORGIA MELONI E’ FINITA IN UN CUL DE SAC, ATTANAGLIATA DALL’AMLETICO DUBBIO: METTERCI O NON METTERCI LA FACCIA? DAVANTI ALLA CRESCENTE RIMONTA DEL “NO”, LA DUCETTA TEME IL CONTRACCOLPO
SE L’ELETTORATO MODERATO, CHE HA GONFIATO DI VOTI FDI FINO AL 30%, NON PARE GRADIRE PER NIENTE LA RISSA INSCENATA DAI NORDIO E APPLAUDE LA SAGGEZZA DEL CAPO DELLO STATO, SERGIO MATTARELLA, LA DESTRA EX MISSINA STA CON I MAGISTRATI… COMUNQUE VADA, IL RAPPORTO DELL’ARMATA BRANCA-MELONI CON I MAGISTRATI SARA’ PER SEMPRE COMPROMESSO
Maledetto il giorno che è stato promosso ‘sto cazzo di referendum sulla riforma della
giustizia! Doveva essere un successo clamoroso, è diventato uno stillicidio rischiosissimo per gli equilibri dell’Armata Branca-Meloni.
Quel che è certo, è che il referendum del 22/23 marzo è lo snodo attorno a cui ruotano tutti gli equilibri e le questioni più delicate: la resa dei conti interna alla Lega? Rimandata al 24 marzo, così come le beghe in Forza Italia la Famiglia Berlusconi e i tajanei.
Ad avere tutto da perdere, però, è Giorgia Meloni. La Ducetta dei due mondi (Colle Oppio e Garbatella), dopo averci sbomballato con la litania del fatto che quello del 22-23 marzo “non è un voto politico” e “non è un referendum su di me”.
Dopo l’ultima rilevazione di Ixè, che registra un vantaggio del “No” di ben sei punti, con la fiducia nei magistrati che sarebbe il quadruplo di quella nei partiti, i contrari alla riforma della giustizia salgono al 53%, contro il 47% di favorevoli.
Tutti gli istituti hanno certificato una clamorosa rimonta: se qualche mese fa chi si schierava con il Governo era avanti di venti punti, ora i contrari se la giocano.
E già questo conferma quanto sia stata mal giocata la partita della comunicazione, con lo scivolone da matita blu del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che ha parlato di “sistema paramafioso” al CSM.
Un altro dato evidenziato da tutti i sondaggisti è che solo un’affluenza alta favorirebbe la vittoria del “Sì”.
Ed ora la premier, dopo averlo politicizzato attaccando al muro un giorno sì e l’altro pure la magistratura, preso atto della possibile sconfitta, sarà costretta a metterci la faccia, personalizzando il referendum salendo su un palco e urlando a squarciagola “Vota Giorgia!”: è convinta di essere l’unica a poter trascinare al voto gli indecisi, con la sua abilità oratoria da “So’ una der popolo”.
Di contro, e per questo la premier è sull’orlo di una crisi di nervi, potrebbe esserci un effetto non desiderato. Se è vero che la Meloni sarebbe in grado di mobilitare i suoi Fratelli d’Italia, è altresì vero che l’elettorato moderato che ha gonfiato Fratelli d’Italia dal 4-10% fino al 30%, non pare gradire per niente la rissa inscenata dai Nordio mentre applaude la saggezza democristiana del Capo dello Stato, Sergio Mattarella.
Come spiega Roberto Weber, patron di Ixè, a Daniele Cristofani sul “Centro”, a giocare un ruolo nella rimonta del “No” sarebbero molti “astensionisti che hanno deciso di tornare alle urne. In questo gruppo, sostiene Weber, “Per uno che vota Sì,
ce ne sono due che votano No”: “Sono quelli che non si sentono né di destra né di sinistra, circa il 25% di quelli che andranno a votare. È una parte minoritaria ma decisiva, perché gli altri due schieramenti sono più o meno in equilibrio”.
Soprattutto, c’è a detta di Weber “una maggiore compattezza del fronte del No rispetto a quello del Sì, dove vediamo più frammentazione e una maggiore propensione a rimanere a casa nei giorni del voto. Soprattutto nella parte di elettorato che vota Forza Italia e Noi moderati.
L’effetto Meloni? Più che altro, è l’effetto paura per l’instabilità politica dell’Italia, dell’Europa e del pianeta, che alimenta la diffidenza verso una riforma che tocca un argomento serio come la giustizia”
Ai moderati che si preoccupano per il possibile caos all’orizzonte va poi aggiunto lo zoccolo duro della destra: gli ex missini, passati poi in Alleanza nazionale e traghettati infine a Fratelli d’Itaila sono, tradizionalmente, per Dna, giustizialisti.
Erano gli ex missini, che rivendicavano la propria diversità morale da chi aveva sempre gestito il potere. a vedere nei magistrati una mano santa per un repulisti delle élites corrotte della Prima Repubblica.
Poi il corpaccione molle di Fratelli d’Italia, una volta arrivato al potere, ha scoperto il garantismo. Ma la destra storica resta agganciata a “Legge e ordine”, a favore dei magistrati e forze di polizia.
Potrebbe vincere il “Sì”, potrebbe vincere il “No”, ma conterà anche la misura della vittoria: 40%?, 50%, 60%?.
Morale della fava: comunque vada, il rapporto dell’Armata Branca-Meloni con la casta dei magistrati sarà per sempre compromesso. Nordio e Mantovano possono inventarsi tutte le separazioni delle carriere e i Csm a sorteggio che vogliono, ma finché sarà in vigore l’art. 112 della Costituzione, che impone l’obbligatorietà dell’azione penale, sarà impossibile mettere la giustizia sotto il tallone della politica.
Del resta, un tipino che la sa lunga, il navigatissimo Ignazio La Russa, non avendo nessunissima voglia di schierarsi contro i magistrati (anzi!), ha preso una netta distanza dall’Armata Branca-Meloni: “E’ giusta la separazione, ma forse il gioco non valeva la candela…”
(da Dagoreport)
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