GIORGIA MELONI SI “CUCE” LA LEGGE ELETTORALE ADDOSSO: SECONDO “YOUTREND”, CON LO “STABILICUM” PRESENTATO DALLA MAGGIORANZA IL CENTRODESTRA OTTERREBBE CIRCA 228 SEGGI ALLA CAMERA E 113 AL SENATO, PARI A CIRCA IL 57% DEL TOTALE
ESITO RADICALMENTE DIVERSO RISPETTO SE SI ANDASSE AL VOTO CON L’ATTUALE “ROSATELLUM”: CON LA LEGGE VIGENTE, NESSUNA TRA LE ATTUALI COALIZIONI RAGGIUNGEREBBE LA MAGGIORANZA
Quali sarebbero gli effetti del nuovo sistema elettorale? Le simulazioni elaborate da YouTrend, in esclusiva per Repubblica, mettono in evidenza un dato politico chiaro: in base ai sondaggi più recenti, con il Rosatellum il centrosinistra registrerebbe un leggerissimo vantaggio, ma nessuna coalizione raggiungerebbe una maggioranza netta in Parlamento; con il neonato Donzellum, ecco il ribaltamento: il centrodestra vincerebbe, prendendosi il 57% dei seggi totali.
Un abito sartoriale cucito sulle esigenze della coalizione di governo che punta al bis. Grazie a una modifica, in particolare: «Il nuovo assetto disinnesca il meccanismo dei collegi che ora, con un centrosinistra unito, sarebbe dannoso per il centrodestra», spiega Lorenzo Pregliasco, fondatore di YouTrend.
Alla Camera, il centrodestra, con il testo appena presentato, salirebbe a 228 seggi,
comodamente sopra la maggioranza di 201. Le opposizioni – senza Azione – si fermerebbero a 147. Al Senato, il bottino di FdI, Lega, FI e Noi Moderati insieme sarebbe invece di 113 seggi. Al centrosinistra ne rimarrebbero 76.
In sintesi: rispetto alle stime sul Rosatellum, un’eventuale alleanza progressista, con le regole messe a punto dalla destra, perderebbe 45 seggi a Montecitorio e 19 a Palazzo Madama. Se si votasse oggi, il pareggio sarebbe determinato da un «elemento decisivo», spiega YouTrend: il superamento delle sfide uno a uno, dove il centrosinistra «risulterebbe oggi più competitivo grazie a un campo largo più coeso che strapperebbe eletti soprattutto al Sud».
Tant’è che il centrosinistra, se rimanesse in vigore la legge attuale, alla Camera incasserebbe 79 collegi uninominali contro i 65 del centrodestra, al Senato 38 contro 33. Nel ‘22, invece, la maggioranza «aveva conquistato oltre l’80% dei collegi con circa il 44%, grazie alla divisione dell’opposizione».
(da La Repubblica)
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