“GLI ISRAELIANI DICONO CHE È STATO UN ERRORE COLPIRE LA CHIESA. ANCHE SE TUTTI QUI CREDONO CHE NON SIA COSÌ” : IL CARDINALE PIZZABALLA, PATRIARCA DI GERUSALEMME DEI LATINI, FA CAPIRE AL GOVERNO NETANYAHU DI NON ABBOCCARE ALLE CAZZATE SUL BOMBARDAMENTO DELLA CHIESA CRISTIANA A GAZA DESCRITTO COME “ERRORE TECNICO”
“ERA UN AVVERTIMENTO? NOI DA QUI NON CE ANDIAMO, QUALUNQUE COSA ACCADA. CONTINUEREMO A OCCUPARCI DELLA GENTE. C’È TANTA FAME, MANCANO GLI OSPEDALI, C’È POCA ACQUA. QUESTA GUERRA ASSURDA VA FERMATA”
La telefonata dopo gli spari, i crolli, le urla, lo choc, le notizie sui feriti e subito dopo sulle prime vittime, la preoccupazione per il parroco padre Gabriel Romanelli e la valanga di chiamate di solidarietà, a partire da quella di papa Leone XIV. Non è stata una mattina facile quella del Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini.
Voce autorevole che si è levata alta contro l’orrore del massacro dei civili a Gaza. Ieri incrinata dall’amarezza: «Siamo molto preoccupati per i feriti, ce ne sono ancora alcuni gravi e gli ospedali non possono fare molto», dice. Prima di lanciare un appello: «È ora di fermare questa guerra che è sempre stata assurda e ora è ancora più insensata. Oggi hanno colpito i cristiani, ma ogni giorno muoiono ancora decine di persone nella Striscia»
Nel cortile della Chiesa della Sacra Famiglia un cecchino aveva ucciso due donne più di un anno fa. Ma mai nessuno aveva colpito l’unica parrocchia cattolica della Striscia. Un luogo sacro, divenuto punto di riferimento per i civili in cerca di cibo, acqua, riparo dalle bombe. In 500 vivevano all’interno. […]
Cardinal Pizzaballa, non siete terroristi, non avete mai fatto differenze sui civili soccorsi, è universale il riconoscimento del grande compito umanitario svolto dalla Chiesta della Sacra Famiglia. Perché siete diventati improvvisamente obiettivo?
«Non siamo un obiettivo. Loro dicono che è stato un errore. Anche se tutti qui credono che non sia così».
Non si può non pensare al fatto che tre giorni fa c’era stato un ordine di sgombero israeliano della zona.
«Sì, ma era un ordine generale, per tutta la zona. Non era rivolto alla nostra comunità, non c’è mai stato detto. La Chiesa non è un “target”».
Pensate che l’attacco alla Sacra Famiglia sia stato un avvertimento? Un invito, brutale, a lasciare Gaza?
«Non lo so. Noi continueremo ancora a occuparci della situazione drammatica della gente. A portare gli aiuti necessari al sostentamento».
Non avete pensato neanche un istante: è ora di andar via?
«Assolutamente no. Noi rimaniamo. Qualsiasi cosa accada».
Come è cambiata la situazione dall’inizio dell’occupazione israeliana della Striscia di Gaza?
«La situazione è peggiorata molto, distruzione delle case e delle cose. Ma soprattutto per via della fame. Ce n’è tanta. Mancano gli ospedali. C’è anche poca acqua».
La comunità internazionale cosa può fare per fermare questo massacro quotidiano di innocenti?
«Cercare di andare oltre le dichiarazioni. Questo stillicidio continuo non è umanamente e moralmente più sostenibile».
In Italia c’è chi chiede di sospendere il trattato di cooperazione con Israele. secondo lei sono iniziative politiche che possono aiutare?
«Non lo so. Io sono un frate. Occorre fare le pressioni necessarie affinché si arrivi alla fine della guerra».
È ottimista?
«Dovrei esserlo. Sono un uomo di fede. Ho la speranza».
(da agenzie)
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